Casinò di Campione: e “nümm a pagum” le assunzioni politiche

I lavoratori svizzeri devono farsi carico del crack della casa da gioco? Ma anche no

La decisione della SECO – Dipartimento del  PLR “Leider” Ammann –  di versare la disoccupazione ai dipendenti del casinò di Campione  che risiedono in Svizzera sta suscitando in Ticino ampio “fastidio”; per usare un eufemismo. Questo perché i dipendenti del Casinò non hanno mai versato contributi all’Assicurazione contro la disoccupazione (AD) elvetica. E perché agli svizzeri, che i contributi li hanno invece sempre pagati, negli anni scorsi le rendite di disoccupazione sono state decurtate alla grande tramite revisione di legge  (la Lega era contraria). Col risultato che sempre più lavoratori ticinesi sono stati scaricati sull’assistenza o sull’AI. Naturalmente all’origine dei tagli c’erano le solite presunte esigenze di risparmio. Ah ecco. Sui disoccupati svizzeri si risparmia, mentre su quelli del Casinò di Campione…? Inoltre: Campione non è in Svizzera. Dov’è lo Stato italiano? Risposta: latita. E intanto gli svizzerotti pagano? Non ci siamo proprio! E come la mettiamo con gli svariati milioni di “puff” che il Comune di Campione ha cumulato nei confronti di enti pubblici e privati ticinesi? Il buco lo ripianano i burocrati di “Leider” Ammann?

Anche i permessi B farlocchi

La disoccupazione svizzera, secondo quanto deciso sotto le cupole federali, pagherà per i dipendenti del Casinò di Campione residenti in Svizzera. A quanto ci consta, circa 2/3 di loro sono permessi B. E tra questi permessi B ce ne sono anche di farlocchi, ovvero ottenuti tramite residenza fittizia. Ah bene. Quindi non solo i contributi di disoccupazione di lavoratori e datori di lavoro svizzeri vengono utilizzati per pagare le rendite a permessi B, ma anche a permessi B taroccati. Non è chiaro peraltro di quanti milioni verranno “alleggerite” le casse dell’AD dalla discutibile operazione. Si attendono risposte da Berna.

Organico gonfiato

Come se non bastasse il Casinò di Campione è (era) una cattedrale nel deserto. E’ il più grande d’Europa, costato il doppio di quanto preventivato, mentre il vecchio stabile è stato abbattuto con un ribasso d’asta del 60%. Solo nel 2001 sono state effettuate 90 assunzioni. E c’è come il vago sospetto che a guidare certe scelte non fossero criteri di idoneità. Tant’è che lo stesso sindaco Salmoiraghi ha pubblicamente dichiarato di aver “trovato delle soluzioni lavorative per i protetti di politici”che gli tiravano la giacchetta. Ah bene!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, le “aderenze politiche” di vari dipendenti e dirigenti della casa da gioco sono palesi. Ad esempio, il capo della sicurezza (prima licenziato e poi riassunto) faceva l’autista di un ministro degli Interni.

E’ forse colpa nostra?

In tutte queste operazioni, che hanno portato a gonfiare l’organico del Casinò con criteri “discutibili”, la Svizzera non aveva – è ovvio – alcuna voce in capitolo. Però adesso che il castello di carte è crollato il conto arriva sul nostro groppone, mentre lo Stato italiano si defila alla chetichella? Scusate ma non è così che funziona.

Spiace ovviamente per chi perde il lavoro: non vogliamo minimizzarne il dramma. Ma abbiamo forse una qualche colpa nel  “grounding” della casa da gioco dell’enclave? No di certo! E allora non ci sta bene venire indebitamente chiamati alla cassa. Siamo stufi di fare la mucca da mungere di tutti – inclusi, come abbiamo visto, i permessi B farlocchi – e questo grazie ai soliti burocrati federali del dipartimento del PLR “Leider” Ammann. C’è chi dice che, senza la rendita di disoccupazione, gli (ex) dipendenti del Casinò di Campione residenti in Ticino andrebbero in assistenza. Ma è come paragonare le pere con gli ananas. L’assistenza non la ricevono tutti. Ed inoltre le rendite sono di tenore ben diverso.

E’ chiaro che la vicenda non finisce qui. Perché ne abbiamo piene le scuffie di essere in balia di funzionari che fanno regali internazionali con i nostri soldi in base al principio del “soldi di tutti, soldi di nessuno”. Poi però a noi vengono a dire che dobbiamo tirare la cinghia!

Lorenzo Quadri