Cassa malati: tentano di fregarci ancora una volta! Noi al “machete” sulle franchigie

Ecco servita l’ultima trovata bernese in materia di premi di cassa malati: il taglio drastico ai risparmi possibili tramite le franchigie alte. La proposta del dipartimento del kompagno Berset ha portato ad una levata di scudi su larga scala. E lo crediamo bene.

Le briciole
Facciamo un passo indietro. Invece di restituire quanto i ticinesi hanno pagato di troppo dal 1996 ad oggi tramite premi gonfiati, si ridanno le briciole. Non solo, ma una ventina di casse malati pretende addirittura di far finanziare i risarcimenti a chi dovrebbe invece beneficiarne. Una presa per i fondelli che manda in frantumi ogni elementare senso di decenza. Le briciole della restituzione si trasformano nelle briciole delle briciole.
Non ancora contenti, adesso si pretende di tagliare su una delle poche possibilità di risparmiare qualche franchetto di cui ancora dispongono gli assicurati del ceto medio, in particolare quelli che hanno la fortuna di godere di buona salute: le franchigie alte, appunto (le altre opzioni sono il cambio di cassa malati e la scelta di formule assicurative particolari).

Circolo vizioso
Non ci vuole la sfera di cristallo per capire che in questo modo si genera un circolo vizioso. Le franchigie alte hanno un effetto responsabilizzante. Dovendo pagare le cure mediche di tasca propria, l’assicurato evita i trattamenti inutili. Così contribuisce a contenere la spesa sanitaria. Ma, se la tanto invocata “responsabilità” non viene più premiata, è evidente che essa finirà con lo sparire. Il meccanismo che si instaura è evidente: “visto che devo comunque pagare, e per di più cifre fuori di cranio, allora non mi faccio alcuno scrupolo a consumare. E quindi vado dal medico per ogni raffreddore. Soprattutto se mi è stata tolta una possibilità di risparmio. Soprattutto se non mi viene restituito ciò che ho pagato in eccesso nel corso degli anni. O devo essere sempre io l’unico pirla…?”. Ecco il genere di ragionamenti che vengono incoraggiati dal dipartimento del kompagno Berset.
E’ davvero il colmo che da un lato si invochi la responsabilizzazione dell’assicurato con l’obiettivo di contenere la crescita dei costi sanitari e dall’altro si decurtino gli incentivi al comportamento responsabile. La contraddizione è manifesta. Ma chi le pensa queste strategie?

Situazioni aberranti
Forse sarebbe invece ora di cominciare a risparmiare dove si può. A partire dall’industria del sociale che fornisce prestazioni a go-go, riconosciute dagli assicuratori malattia, ad ogni genere di migranti economici. Ma anche su situazioni aberranti come quella balzata agli onori (onori si fa per dire) della cronaca nei giorni scorsi. Trattasi della vicenda del copilota dell’Ethiopian Airlines che nel febbraio 2014 dirottò un aereo su Ginevra. L’Etiopia aveva chiesto l’estradizione dell’uomo; ma Berna l’ha rifiutata. Sempre meglio: qui ci sono Stati esteri che chiedono l’estradizione di loro concittadini che commettono reati, e la Svizzera li rifiuta!
Ma il bello deve ancora venire: gli esperti (?) elvetici hanno stabilito che, al momento del dirottamento, il copilota etiope si trovava in paranoia e dunque, già da oltre un anno, hanno ordinato la terapia in un luogo chiuso. La terapia andrà avanti ad oltranza; verosimilmente all’infinito. E con costi stratosferici. A carico del sistema sanitario elvetico. Quindi nostro. Questo perché Berna ha negato l’estradizione.
Mentre succedono cose del genere si pretende di decurtare ai cittadini onesti le possibilità di risparmio sui premi di cassa malati intervenendo col machete sulle franchigie? Qui c’è qualcuno che non ha capito da che parte sorge il sole!
Lorenzo Quadri