Cassis: l’establishment salta scompostamente sul carro

Lega coerente sul nuovo ministro: ha fatto quello che ha promesso. Altri invece…

 

Non ci voleva il mago Otelma per prevedere che KrankenCassis sarebbe stato eletto Consigliere federale. Semmai si sarebbe potuto scommettere sul numero dei turni. Pensavamo che si sarebbe arrivati almeno a tre. Invece il circo elettorale si è consumato in due sole votazioni. Con grande disappunto della RSI che ha letteralmente invaso il palazzo federale (si vede che le risorse sia umane che finanziarie abbondano) per scoprire che nel giro di una mezz’oretta era già tutto finito.

L’esito era prevedibile in mancanza di una vera alternativa a Cassis. Le candidature romande erano più velleitarie che di sostanza. Del resto, tre seggi romandi su sette costituiscono chiaramente una sproporzione.

Il voto leghista

I due rappresentanti leghisti a Berna avevano annunciato che avrebbero votato scheda bianca, ritenendo che nessuno dei tre candidati fosse convincente.  Così è stato detto, e così è stato fatto. Diversamente da chi, per compiacere l’uno o l’altro, ha fatto pubbliche dichiarazioni di voto ma poi, al momento di venire al dunque, è stato colpito da amnesia selettiva. Ne sa qualcosa la “povera” Isabelle Moret, brutalmente scaricata dai kompagni già al secondo turno, dopo settimane di profferte quasi amorose. Vatti a fidare dei $ocialisti!

Inoltre: siamo poi sicuri che, a parte le due schede bianche leghiste, il resto della Deputazione ticinese abbia votato compatta per KrankenCassis? Il dubbio è lecito. Perché quello che infili nell’urna, ma guarda un po’, non lo vedono né i giornali, né i portali online.

No ai ricattini

Comunque, la storiella del “sostegno al candidato ticinese che deve essere compatto” è solo l’ennesima bufala messa in giro dai galoppini del neo-consigliere federale (galoppini per interessi della propria bottega partitica, spacciati per interessi del Ticino quando in realtà sono qualcosa di ben diverso).

Da nessun Cantone si è mai preteso il sostegno – bulgaro ed acritico – a propri eventuali candidati al Consiglio federale. E nemmeno è mai arrivato. Per dire: mica tutti i deputati ginevrini hanno sostenuto Maudet. Quelli che si riempiono la bocca con la “coesione”, la pretendono solo dal Ticino. E dietro ci sta il pensiero seguente: i ticinesi figli della serva devono farsi andar bene qualsiasi aspirante sventoli bandierina rossoblù, e “cara grazia”. Indipendentemente da tutto il resto: dalle posizioni politiche, dalla professione di lobbysta dei cassamalatari, dalla binazionalità. Per la serie: o mangi questa minestra, o salti dalla finestra. Questo è un ricatto, ed è pure umiliante. Noi non ci stiamo.

L’establishment salta su carro

Come detto, auguriamo buon lavoro ad Ignazio Cassis. Se ci sorprenderà in positivo, non avremo problemi ad ammetterlo. Ma al momento la nostra posizione rimane quella che avevamo prima della sua elezione. Non potrebbe essere diversamente, visto che la sua attività in Consiglio federale non è ancora cominciata!

Per contro l’establishment, anche quella parte che nelle scorse settimane non lesinava critiche, commenti e battute sul candidato, da mercoledì sta scompostamente saltando sul carro del vincitore. Più che una corsa a saltare sul carro, sembra ormai un vero e proprio assalto alla diligenza. KrankenCassis è stato eletto: sicché, santo subito! Imbarazzante e poco decoroso.

Del resto e per l’ennesima volta, mentre l’establishment slinguazza giulivo, e si prepara ad ingozzarsi di tartine e champagne (pagati dal contribuente) ai festeggiamenti ufficiali di giovedì, una parte (maggioritaria?)  del popolo ticinese – quello che, per citare il neo Consigliere federale, “si alza la mattina, va a lavorare, ha dei buoni valori (?)” – non necessariamente è altrettanto entusiasta.

Il tasto “reset”

Venerdì l’assegnazione dei Dipartimenti non ha portato alcuna sorpresa. Al nuovo arrivato è andato il DFAE, liberato dal suo predecessore Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr. Del resto, mai e poi mai gli Esteri sarebbero stati lasciati in mano ad un UDC.
Vedremo presto se Cassis schiaccerà davvero il tasto “reset” sulle devastanti politiche euroturbo del suo predecessore, o se invece lo schiaccerà sulle sue promesse pre-elezione.
Burkhaltèèèr si è già premurato di precisare che in politica estera il tasto “reset” non esiste. Per le dichiarazioni da campagna elettorale, invece, il tasto in questione esiste eccome.

Da parte sua, il mago Otelma prevede che sul fronte dei rapporti con il Belpaese in tema frontalieri, Cassis o non Cassis cambierà ben poco, visto che il grosso delle trattative le conduce un altro dipartimento.

Buon lavoro

In ogni caso, e ancora una volta, auguri di buon lavoro al neo ministro degli Esteri. Ne avrà bisogno. Il sipario sui festeggiamenti calerà presto. Poi sulla scena irromperà la realtà. E il gruppo parlamentare dell’UDC, che a larga maggioranza ha accordato il proprio sostegno a Cassis, non tarderà a chiamarlo alla cassa.

Del resto l’appoggio è stato graziosamente concesso al buon Ignazio non certo perché ticinese, e nemmeno perché i vertici UDC lo considerino un grande statista. E’ stato accordato perché, assai più prosaicamente, il maggiore partito svizzero si aspetta da Cassis che cambi le maggioranze in Consiglio federale, facendole pendere in direzione centro-destra per quattro a tre: ovvero, da una parte i due liblab ed i due UDC, e dall’altra i due $ocialisti e la PPD. Se questa legittima aspettativa non dovesse venire soddisfatta, l’imbottita poltrona del neo-eletto si farà ben presto bollente.

Lorenzo Quadri