Catastrofismo climatico: basta con le “gretinate”!

Il populismo rossoverde imperversa, e si sa chi saranno i primi ad andarci di mezzo

Il populismo climatico, lo abbiamo ben visto, va per la maggiore. Le manifestazioni “a tema” anche. Specie quando hanno il gradito effetto collaterale di permettere di bigiare la scuola. Del resto la 16enne svedese Greta Thunberg, icona del momento (?), è semplicemente una ragazzina che bigia le lezioni per andare in giro per il mondo (chi paga?) a raccontare cose su cui non ha alcuna preparazione: non è mica una scienziata. Dietro di lei, a sfruttarla strumentalizzandone anche la malattia, una potente macchina propagandistica e finanziaria. E gli interessi che questa potente macchina serve, stiamone pur certi, non sono quelli dell’aria pulita.  Se questi sono gli esempi che si vogliono dare ai giovani…

Da notare poi che, da quando è iniziata la protesta sul presunto surriscaldamento, fa un freddo cane.

Politica a scuola

E di certo nella scuola ticinese c’è chi simili esempi li dà eccome. Lo scorso marzo è circolata una lettera sottoscritta da 40 docenti dei licei  di Mendrisio, di Lugano 1 e di Bellinzona in cui, con toni esaltati, i firmatari esortavano i colleghi a non ostacolare la partecipazione allo “sciopero studentesco mondiale per il clima”.

Un esempio davvero clamoroso di politica a scuola. Ma a tal proposito naturalmente il DECS targato P$ non ha avuto nulla da dire. Chiaro: si tratta di politica del partito “giusto”. Si fosse trattato di uno sciopero contro l’asservimento della Svizzera all’UE (tanto per fare un esempio), vogliamo proprio vedere se un appello ad agevolare la partecipazione degli allievi, ad opera di un nutrito gruppo di insegnanti, non avrebbe suscitato pesanti reazioni; dal Dipartimento in primis, ma anche dai moralisti a senso unico che sono soliti infesciare le pagine di “spazio aperto” dei giornali.

Certo che, se il tema dell’ambiente nelle scuole si pensa di affrontarlo con simile isterismo ideologico, butta proprio male!

Le emergenze in Ticino

Adesso c’è chi pretenderebbe che il Ticino dichiarasse l’emergenza climatica. Quale beneficio potrebbe portare a livello globale – perché il clima è evidentemente un fenomeno globale – una simile pensata, non è dato di sapere.

Chi sono primi bersagli del populismo climatico, invece, l’ha capito anche il Gigi di Viganello. E quindi diciamolo forte e chiaro: “basta con le gretinate”!

E’ evidente che di vessare ancora di più gli automobilisti o i proprietari di una casetta con riscaldamento a nafta tramite ulteriori tasse, balzelli e divieti non se ne parla nemmeno. Tanto più che ci becchiamo comunque tutto l’inquinamento in arrivo dalla Lombardia.
In Ticino c’è semmai un’emergenza occupazionale, provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta anche dai compagni rossoverdi. Da questa emergenza, ecco che i citati compagni, che ne sono corresponsabili, cercano di distogliere l’attenzione tramite il populismo climatico a buon mercato. 
E mentre distolgono l’attenzione dalla vera emergenza, la gauche-caviar climaticamente corrette la peggiora ancora di più. I sinistrati vogliono infatti lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, che porterà all’abolizione delle misure accompagnatorie ed all’applicazione in Svizzera della direttiva europea sulla cittadinanza. E ci obbligherà pure a pagare la disoccupazione ai frontalieri. Una vera catastrofe per il mercato del lavoro ticinese. Peggio di così…
Due piccioni con una fava

Comunque, prendere due piccioni con una fava è possibile. Basta far saltare la libera circolazione e chiudere le frontiere. In questo modo si migliorerebbe sia la situazione occupazionale che quella ambientale.Perché i manifestanti climaticamente korretti non avanzano anche questa richiesta?

Lorenzo Quadri