Naturalizzazioni: giusto introdurre il voto segreto

La concessione del passaporto rosso è una cosa seria, e deve avvenire senza pressioni

 

E ti pareva! A larga maggioranza, il Consiglio comunale di Locarno nella sua ultima seduta ha deciso di respingere, malgrado il parere commissionale favorevole, la mozione del leghista Aron D’Errico che chiedeva il voto segreto sulle domande d’attinenza comunale. Lo chiedeva per meglio permettere ai consiglieri comunali di votare “secondo coscienza” e per metterli al riparo da possibili ritorsioni da parte di aspiranti svizzeri respinti.

Uno scandalo?

Quella del voto segreto sulle naturalizzazioni (del resto il voto popolare è segreto, quindi dove sarebbe lo scandalo?) è una battaglia di lunga data della Lega. Alla quale la partitocrazia, ed in particolare – c’era forse da dubitarne? – i naturalizzatori seriali della gauche-caviar, si è sempre opposta. Raccontando la storiella che “chi è eletto in Consiglio comunale sa quali sono le proprie responsabilità” e blablabla. Balle di fra’ Luca. Punto primo: stiamo parlando di Consiglieri comunali; almeno nei piccoli comuni, cara grazia trovare qualcuno che si mette a disposizione, praticamente a titolo di volontariato, per la cosa pubblica. Pretendere che chi lo fa sia anche pronto ad esporsi a rappresaglie, è chiedere un po’ tanto.

Punto secondo: è evidente che i kompagni vogliono, fortissimamente vogliono, il voto palese proprio per inibire i no alle naturalizzazioni. Il consigliere comunale che vuole rifiutare la concessione di un’attinenza comunale, oltre che alle rappresaglie, va incontro pure al pubblico ludibrio in quanto “spregevole razzista”. Il pensiero unico politikamente korretto impone infatti che 1) devono entrare tutti 2) devono restare tutti e 3) tutti devono diventare svizzeri.

Chi ci campa

Il P$ (Partito degli Stranieri) sulle naturalizzazioni facili ci campa. In questo modo spera di fabbricarsi l’elettorato. A Lugano ad esempio la locale sezione $ocialista si distinse nel recente passato per un invio mirato di volantini di propaganda elettorale ai neo-cittadini svizzeri (e non tutti l’hanno presa bene). Il target evidentemente è quello. Addirittura nella lista P$$ per il Gran Consiglio in un cantone tedescofono non c’era un candidato che avesse un nome anche solo vagamente elvetico: tutti di evidente origine turca, balcanica o araba.

Fabbrica-svizzeri

Per restare a Lugano, nella sessione del Consiglio comunale appena conclusa il triciclo è riuscito a far passare qualcosa come un centinaio di attinenze comunali (un paio sono state respinte), suddivise in due serate. Una vera e propria fabbrica di svizzeri, ad ennesima dimostrazione di come le naturalizzazioni facili siano una realtà. Un realtà, beninteso, che serve tra l’altro a taroccare le statistiche sugli stranieri: basta dotarli di passaporto rosso, ed il gioco è fatto. E non è mica un caso isolato. Nella precedente seduta, la maggioranza della partitocrazia nel legislativo luganese è riuscita a naturalizzare una candidata che aveva cumulato un debito con lo stato sociale elvetico di oltre mezzo milione di franchi. E questo malgrado il municipio avesse dato preavviso negativo.

Un pezzo di carta?

Per gli spalancatori di frontiere, il passaporto svizzero è solo un pezzo di carta e andrebbe distribuito a tutti. Così come il benessere faticosamente costruito in questo paese nel corso di generazioni va sperperato distribuendolo ai troppi furbetti che, in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani, hanno trovato in casa nostra il Paese del Bengodi. Costoro hanno tutti i diritti ma, spesso e volentieri, nessun dovere o quasi.

No alle furbate

Intendiamoci. Ci sono aspiranti cittadini svizzeri degnissimi, integrati sotto ogni aspetto – culturale, sociale, economico –  e certamente meritevoli di ottenere il passaporto elvetico. Anzi, rilanciamo e diciamo che tra loro ce ne sono anche di quelli che al passaporto rosso danno più valore di certi svizzeri. Per altri aspiranti cittadini elvetici, invece, la naturalizzazione è una scelta di comodo. O addirittura una furbata per avere la certezza di non dover lasciare il paese; qualsiasi cosa si faccia.

In conclusione

Il consigliere comunale deve essere messo nella condizione di esprimere liberamente le proprie convinzioni sui candidati alla naturalizzazione, senza sentirsi esposto a pressioni di alcun tipo. La concessione della nazionalità svizzera è una cosa seria. Quindi sì al voto segreto. Su questo fronte la Lega continuerà ad essere attiva.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Ma la Simonetta si lagna con l’UE: “devono entrare tutti!”

In Europa il vento sui finti rifugiati sta cambiando. Ma a Berna la kompagna Sommaruga…

 

Certo che siamo proprio messi bene! Mentre sempre più Stati a noi vicini, a cominciare dal Belpaese, stanno cambiando marcia a proposito dei finti rifugiati con lo smartphone, e mentre il vento giocoforza anche a Bruxelles dovrà cambiare, ecco che salta su – ovviamente non richiesta – la kompagna Simonetta Sommaruga. La quale non trova di meglio che lanciare farneticanti appelli all’UE affinché i migranti economici “vengano fatti entrare tutti”.

A che titolo parla la Simonetta, non eletta da nessuno ma nominata in base ad inciuci parlamentari? Evidentemente costei NON ha alcun titolo per esprimersi a nome dei cittadini svizzeri. Ed infatti la Simonetta al massimo può parlare per i  $inistrati spalancatori di frontiere. Quelli che con il business dell’asilo si fanno gli zebedej di platino. E per gruppi d’interesse pro-saccoccia che stanno dietro all’immigrazione clandestina.

Dietro il businness dell’asilo non c’è solo chi ci lucra direttamente gestendo l’accoglienza. C’è anche chi lo fa in modo indiretto. Ovvero, chi ha tutto l’interesse a promuovere l’invasione dell’Europa. Obiettivo: trasformare, un domani, i finti rifugiati con lo smartphone in forza lavoro a basso costo. Con cui ovviamente sostituire quella residente. Dopo la devastante libera circolazione delle persone a livello europeo, la catastrofica libera circolazione a livello mondiale. E’ una delle facce (di palta) della globalizzazione. E dalla globalizzazione, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, ci guadagnano le multinazionali; i poteri forti. Mentre la gente comune ha solo da perderci.

La macchina del fango

Gli spalancatori di frontiere pro-sacoccia ed i loro isterici soldatini denigrano e criminalizzano chi si oppone all’invasione e protegge la sovranità ed i confini nazionali. Senza vergogna, i buonisti-coglionisti ricattano moralmente l’opinione pubblica servendosi perfino dei bambini morti.

E allora deve essere chiara una cosa: la responsabilità per bambini morti ce l’ha chi fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi si sforza di impedirle.

La responsabilità per i bambini morti la porta chi li imbarca in viaggi ad alto rischio sulle carrette del mare. E chi questi viaggi ad alto rischio li provoca. A partire dalle  navi delle ONG che – foraggiate con  i soldi degli autocertificati “filantropi” della globalizzazione  – si aggirano nelle acque nordafricane offrendo il loro servizio taxi verso l’Europa.Perché queste navi non “salvano”; queste navi “trasportano” verso il vecchio continente il “materiale umano” per l’invasione pianificata. Negli anni trenta del secolo scorso il Piano Kalergi teorizzava l’immigrazione incontrollata dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa per sostituirne la popolazione. Curiosamente, lo stesso Kalergi, un filosofo ed aristocratico boemo morto nel 1972 (Richard Niklaus conte di Coudenhove-Kalergi) era giapponese da parte di madre. Ed il Giappone è un paese dove l’immigrazione è praticamente inesistente: 2% di stranieri, mentre gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano.

Chi favorisce i passatori?

La kompagna Simonetta Sommaruga con i suoi scriteriati appelli a Bruxelles affinché “si facciano entrare tutti” aiuta i passatori nel mantenere e sviluppare i loro affari criminali. Procura loro la clientela. Il messaggio che invia agli aspiranti finti rifugiati è chiaro:  “Noi vi vogliamo!”.  E allora, tutti sul barcone per raggiungere gli svizzerotti fessi!

La Simonetta, ovviamente, non si limita agli appelli (unica fortuna: a livello internazionale la signora conta meno del due di briscola). Costruisce anche nuovi centri per finti rifugiati. L’abbiamo vista di recente mentre a Zurigo, in compagnia della locale cricca gauche-caviar, posava, giuliva, la prima pietra per un nuovo centro asilanti.

Le due cose vanno di pari passo. Visto che si costruiscono i nuovi centri d’accoglienza– che bisognerebbe più correttamente chiamare “poli d’attrazione” – bisogna anche riempirli. Sicché  “devono entrare tutti”.

Rimpatriare

E poi, ovviamente, una volta arrivati da noi, i finti rifugiati non vanno rimandati nei paesi d’origine. Ed infatti il Consiglio federale non si straccia certo le vesti per ottenere accordi di riammissione con questi Stati, magari vincolando il versamento degli aiuti allo sviluppo alla firma di tali accordi. Per contro, vuole spendere 132 milioni di Fr all’anno (soldi del contribuente) per  integrare professionalmente  in Svizzera (flop annunciato; ma intanto qualche servizio ro$$o lavorerà e fatturerà) i migranti economici. Integrazione  che, è chiaro, può avvenire solo a scapito dei disoccupati residenti. Dal canto suo la SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, si inventa gli algoritmi del piffero per meglio spalmare i finti rifugiati tra i Cantoni. E’ evidente: Berna  non sta affatto lavorando sui rimpatri, ma solo sull’assorbimento dei flussi migratori.

Nessun nuovo centro

Di conseguenza, anche a seguito del voto popolare chiaramente negativo sulla riapertura dell’ex caserma di Losone come centro per migranti economici, occorre opporsi alla creazione di qualsiasi nuovo centro asilanti in Ticino (vedi quello annunciato in zona Pasture). No all’aumento della capacità d’accoglienza: sia in Ticino che in Svizzera.Queste iniziative incoraggiano le partenze dal Nordafrica. Che invece vanno disincentivate. Solo impendendo le partenze si combattono i passatori e si combattono le morti in mare.

Chi usa i bambini morti a scopo di ricatto morale per ottenere l’apertura di porti e frontiere e per ottenere la realizzazione di nuovi centri asilanti, si vergogni. Perché, di queste morti, che tenta squallidamente di imputare ad altri (agli odiati “nemici”, che vanno denigrati e criminalizzati), ne porta la responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

La libera circolazione ciurla nel manico. Soldatini in tilt

La SECO insiste con i tentativi di lavaggio del cervello, ma non ci casca più nessuno

 

La scellerata politica delle frontiere spalancate, con l’avanzare dei “sovranisti”, ciurla nel manico. L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone ha raccolto 125mila firme in meno di sei mesi (c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne centomila). E a Berna, ai camerieri di Bruxelles ed ai loro soldatini sta diventando fredda la camicia.

Così i tamberla della SECO se ne sono usciti con l’ennesima fregnaccia. Ovvero, il nuovo bilancio della libera circolazione.

“Nessuna penalizzazione”

Secondo costoro, infatti, i residenti in Svizzera non sarebbero penalizzati dalla libera circolazione delle persone. Inoltre, non esisterebbe né sostituzione né dumping salariale. “Sono solo percezioni”, come garantiva lo studio dell’ IRE sul frontalierato eseguito dal ricercatore frontaliere o ex frontaliere. Il quale, ma guarda un po’, viene sistematicamente interpellato dal Corriere del Ticino per commentare le notizie sui permessi G.

Un bel “vaffa!”

Ai burocrati federali della SECO con i piedi al caldo, lautamente foraggiati con i nostri soldi, dedichiamo un corale “vaffa”!

Ricordiamo che costoro sono quelli che, oltre a produrre statistiche taroccate per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, hanno deciso – su ordine di chi? Del loro capodipartimento, il decotto ministro PLR “Leider” Ammann? Oppure hanno fatto tutto di propria iniziativa? – che anche i frontalieri devono (?) avere diritto al guadagno intermedio. E sono pure favorevoli, i burocrati della SECO, al disastroso Diktat con cui l’UE pretende di far pagare al paese di lavoro (ovvero: a noi) la disoccupazione dei frontalieri. Una novità che, nella malaugurata ipotesi in cui dovesse diventare realtà, avrebbe conseguenze deleterie:

  • ci costerebbe centinaia di milioni di Fr all’anno;
  • farebbe esplodere gli abusi;
  • genererebbe un’impennata di iscrizioni agli uffici regionali di collocamento (URC), ed il potenziamento degli URC ticinesi lo pagherebbe il solito sfigato contribuente cantonale;
  • azzererebbe del tutto la ciofeca denominata “preferenza indigena light”, con cui la partitocrazia finge di favorire i disoccupati iscritti agli URC. Se tutti i frontalieri si iscrivono, di quale “preferenza” beneficerebbero i residenti?
  • Costituirebbe l’ennesimo privilegio ingiustificato dei frontalieri (che già sono dei privilegiati fiscali) rispetto agli italiani che lavorano in Italia. Ed infatti, quando sui media del Belpaese si è sparsa la voce infondata (in realtà nulla è stato ancora deciso) ma purtroppo verosimile, che gli svizzerotti avrebbero pagato la disoccupazione dei frontalieri, la gioia dei permessi G è esplosa sui social.

Chiudere la SECO

Il  nuovo bilancio taroccato sulla libera circolazione propinato dalla SECO è l’ennesima dimostrazione che questo ufficio della Confederella serve ormai solo a divulgare “fake news” per fare propaganda di regime alle frontiere spalancate volute dall’élite. Quindi, la SECO va CHIUSA; così tra l’altro si risparmiano ogni anno 100 milioni di franchetti, che non sono noccioline!

Immigrazione sotto controllo?

Da notare che, nel loro rapporto farlocco, gli scienziati della SECO blaterano che nel 2017 il saldo migratorio dai paesi UE verso la Svizzera sarebbe sceso a 31’250 persone, ovvero l’11% in meno rispetto all’anno precedente. E allora?

  • Prima della votazione sui Bilaterali, il Consiglio federale aveva promesso un saldo migratorio di al massimo 8-10mila persone all’anno: la cifra che adesso la SECO tenta di spacciare per irrisoria è quasi il QUADRUPLO di quella promessa!
  • Grazie alla scellerata libera circolazione, siamo arrivati per anni ad avere ben oltre 60mila migranti UE. Ma naturalmente i soldatini della SECO… citus mutus!
  • I flussi migratori in alcuni periodi aumentano, in altri diminuiscono.
  • Visto che la barca è piena, un calo dell’immigrazione testimonierebbe solo che il disastro è ormai compiuto. Ed infatti in Ticino i giovani, per avere un futuro, devono tornare ad emigrare. Un balzo indietro di cento anni!

La boiata regina

Ma la fregnaccia del mese è quella di tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui, malgrado la libera circolazione, “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? La tua bestialità sulla sostituzione che non esiste, valla a raccontare a tutti i ticinesi che sono finiti in disoccupazione ed in assistenza perché al loro posto sono stati assunti dei frontalieri. Valla a raccontare a tutti i giovani che non trovano un lavoro perché il mercato è intasato da permessi G. Poi ne riparliamo. Perché questi tronfi soggetti non vengono mai licenziati e rimpiazzati da stranieri a basso costo, così finalmente si rendono conto della situazione?

Lorenzo Quadri

La “casta” scende in campo a favore dei giudici stranieri

I magistrati della gauche-caviar contro l’iniziativa per l’autodeterminazione

In prima linea nel comitato contro l’iniziativa figura il magistrato dei minorenni Reto Medici (PS). E’ normale che un giudice in carica faccia campagne politiche? Separazione dei poteri? Cosa ne pensa il (dormiente) consiglio della Magistratura?

Sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”) si voterà solo il prossimo 25 novembre. Ma la casta eurolecchina e spalancatrice di frontiere, conscia dell’importanza della posta in gioco, sta già scaldando i motori. Sicché ha cominciato col mandare avanti a mettere fuori la faccia i magistrati gauche-caviar dell’ associazione “Uniti dal diritto” (e questi da dove spuntano?).

In prima fila di tanto comitato, assieme all’ex presidenta del Consiglio nazionale Chiara Simoneschi Cortesi (PPD), troviamo infatti gli ex PP Bruno Balestra e John Noseda, nonché il magistrato dei minorenni Reto Medici.

Prima le nostre leggi

Cosa vuole l’iniziativa “per l’autodeterminazione”  che l’establishment combatte con accanimento? Vuole che la Costituzione svizzera – e quindi anche gli articoli della medesima che sono frutto di votazioni popolari, vedi il famoso 121 a, quello del 9 febbraio – abbiano la precedenza su trattati internazionali del piffero. I quali, se entrano in urto con la Costituzione, vanno adattati o, qualora ciò non fosse possibile, disdetti. Più chiaro di così. Del resto,  tutti i paesi del mondo danno alla propria Costituzione nazionale la priorità sui trattati internazionali. In Germania il principio è stato ribadito ancora di recente. “Prima la nostra Costituzione”. Sono solo gli svizzerotti fessi che…

La storiella della CEDU

La gauche-caviar racconta che l’iniziativa per l’autodeterminazione metterebbe in pericolo i diritti fondamentali dei cittadini e si sciacqua la bocca con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Che  – a suo dire! – sarebbe in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa contro i giudici stranieri. A parte che la Svizzera non ha lezioni da prendere in materia di rispetto dei diritti fondamentali ma semmai ne ha da dare: questi sono già contemplati nella Costituzione, senza bisogno della CEDU.

Il vero motivo

Tanti fumogeni blabla da legulei servono  a mascherare il vero motivo per cui la casta vuole l’iniziativa per l’autodeterminazione come vorrebbe il colera.  Perché i trattati internazionali ed i giudici stranieri le servono a cancellare l’esito delle votazioni popolari sgradite all’establishment. Lo vediamo con il 9 febbraio, lo vediamo con “Prima i nostri”, lo vediamo con la (non) espulsione dei delinquenti stranieri. Gli accordi internazionali ed i giudici stranieri sono i migliori alleati della casta che vuole ROTTAMARE i diritti popolari. Perché li vuole rottamare? Perché il popolazzo becero “vota sbagliato”. E’ il nemico. Quindi non deve avere alcun potere. Decide la casta!

Del resto, se la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-PS ed i legulei dei tribunali rispettassero l’esito delle votazioni popolari, non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di lanciare l’iniziativa per l’autodeterminazione. La quale è, semplicemente, il risultato dei reiterati soprusi dell’élite spalancatrice di frontierenei confronti dei cittadini.

Votare in massa

L’agitarsi dell’establishment contro l’iniziativa per l’autodeterminazione è dunque la conferma che essa va votata “a piene mani”.

Infatti, con l’iniziativa per l’autodeterminazione in vigore, la preferenza indigena sarebbe realtà ed i delinquenti stranieri verrebbero espulsi. Invece adesso ci becchiamo quella boiata della “preferenza indigena light” (grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!), che non serve assolutamente ad un tubo, ed anzi finirà con l’avvantaggiare i frontalieri (altro che “Prima i nostri”!) , e ci teniamo in casa perfino i terroristi islamici.

Il giudice che fa politica

Una cosa nella composizione citata in apertura del comitato contro i diritti popolari (perché di questo si tratta) salta all’occhio: Noseda e Balestra sono ex magistrati. Reto Medici è tutt’ora in carica. E’ normale che un giudice in carica faccia campagne politiche? Separazione dei poteri? Ah già: ma i giudici sono nominati dalla partitocrazia (il metodo, come noto, è quello del mercato del bestiame) proprio per fare politica tramite le loro sentenze. Le maschere cominciano a cadere. Poi ci si chiede come mai la fiducia della popolazione nella magistratura è in caduta libera.

Lorenzo Quadri

 

ASF e doppi passaporti: ecco la censura politikamente korretta

Calciatori binazionali: contrordine compagni! La pavida retromarcia della Federazione

 

Tutto rientra nei binari della normalità! Il presidente della Federazione svizzera di calcio (ASF) Peter Gilliéron è corso a scusarsi per la dichiarazione del segretario generale dell’ASF Alex Miescher, il quale aveva osato sollevare dei dubbi sui calciatori con il doppio passaporto.

L’episodio, come noto, si iscrive nel tormentone dei due giocatori di origine kosovara della nazionale svizzera (oddìo, “svizzera”…) che esultano con le aquile (e non era un riferimento alla frazione del comune di Blenio).

Non stiamo evidentemente a ripetere le “puntate precedenti” della nota telenovela estiva.

Certo è che la dichiarazione politicamente scorretta di Miescher sui calciatori “parzialmente elvetici” ha lasciato schiere di benpensanti con il naso in mezzo alla faccia. E, come c’era da aspettarsi, è arrivato il contrordine compagni. Del resto, attendersi una presa di posizione coraggiosa su un tema “sensibile” come i passaporti plurimi da parte dell’ASF era decisamente pretendere troppo. I suoi alti papaveri con i piedi al caldo mica potevano correre il rischio di farsi etichettare dai moralisti a senso unico – e quindi dalla stragrande maggioranza dei media, da essi colonizzati  –  come beceri populisti e razzisti!

Sconfessato l’ “eretico”

Sicché l’eretico Miescher è stato presto sconfessato dai suoi “capi”. Anche se ha ragione, certe cose mica si possono dire! Di sicuro non in forma ufficiale: al massimo è tollerato sussurrarle al bar!

Sul segretario generale dell’ASF si è dunque abbattuta la censura politikamente korretta, con il presidente Gilliéron che, patetico, si cosparge il capo di cenere e si scusa con tafazzismo degno di miglior causa: “Ci dispiace molto che le cittadine ed i cittadini con doppia nazionalità si siano sentiti discreditati e rinnegati(addirittura!) dopo un’intervista del nostro segretario generale”, blatera il signor presidente. Hai capito i soldatini del pensiero unico? Di doppi passaporti non si può nemmeno parlare, poiché ciò significa “discreditare e rinnegare”! Gilliéron, ma vai a scopare il mare!

E visto che  non si fanno le cose a metà, il presidente ASF ha pure lasciato ad intendere che lo  scriteriato segretario generale che ha osato contraddire il pensiero unico multikulti verrà retrocesso, sanzionato e fustigato in pubblica piazza.

Non è un diritto acquisito

Eppure, piaccia o non piaccia al presidente pallonaro, il doppio passaporto – non solo dei calciatori, ma ovviamente di tutti – rimane un tema di discussione. Perché esso non è affatto un diritto acquisito.

Negli ultimi 8 anni i doppi passaporti sono aumentati del 40%. In Consiglio nazionale, il solito triciclo PLR-PPD-P$$ è riuscito a decidere che perfino i politici a livello federale, “ministri” compresi, possono avere due o tre o più cittadinanze: non c’è problema! Poi ci chiediamo come mai la Confederella viene quotidianamente svenduta. Se perfino chi la rappresenta nelle massime istituzioni è svizzero part-time, e magari tiene in casa la bandiera di altre nazioni…

Se si tornasse a prima del 1992…

I passaporti non sono un bene da accumulare per ottenere più vantaggi, all’insegna del “più ce n’è meglio è”, per poter mostrare il documento d’identità più conveniente a seconda dell’esigenza del momento (vedi servizio militare, ma non solo). L’acquisizione della cittadinanza elvetica presuppone una scelta di vita. Se qualcuno non si sente abbastanza svizzero per lasciare il passaporto originario, forse non è il caso che si naturalizzi. E questo vale, a maggior ragione, per chi fa politica.
Poco ma sicuro che, se la naturalizzazione comportasse, come prima del 1992, la rinuncia alla cittadinanza d’origine, le domande crollerebbero.

Ma si sa che le naturalizzazioni seriali, a catena di montaggio, (vedi l’ultimo Consiglio comunale di Lugano con 101 richieste di attinenza comunale all’ordine del giorno) sono nell’interesse della casta spalancatrice di frontiere e multikulti. Sono politikamente korrettissime: “bisogna aprirsi”! Ed oltretutto servono anche a taroccare le statistiche sugli stranieri; e quindi sugli stranieri che delinquono, su quelli a carico dello Stato sociale, eccetera. A pieno vantaggio della politica del “devono entrare tutti”. Per cui, meglio di così…

Lorenzo Quadri

Sommaruga femminista? Da riderle in faccia

Alla kompagna ministra sta bene che l’ospite iraniano non le dia la mano perché donna

 

Ad inizio luglio il presidente iraniano Rohani è stato in visita in Svizzera. Nei giorni scorsi si è saputo che anche in questa occasione il governicchio federale è riuscito a fare sfoggio di calabraghismo compulsivo. Ed infatti il protocollo è stato modificato apposta per inginocchiarsi davanti all’ospite islamista. Tanto per cominciare, gli scienziati bernesi hanno avuto la bella idea di far coprire diversi quadri e sculture di nudo che si trovavano all’albergo Bellevue a Berna. Chiaro: l’islamista di turno arriva in Svizzera e i sette tamberla fanno coprire quadri e sculture per non “urtare la sua sensibilità”. Rivestono le sculture, ma nel contempo calano le braghe. Urtando così, e alla grande, la sensibilità dei cittadini svizzeri!

Ad adeguarsi…

Non  è finita. Rohani ha infatti dato la mano solo a Berset, ma non alla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. E questo ovviamente per motivi religiosi.

E’ il colmo. Gli svizzerotti vanno nei peaesi islamici e – giustamente – si adeguano alle regole vigenti in quelle amene contrade. Arrivano dei musulmani in casa nostra, ma ad adeguarsi sono sempre ancora gli svizzerotti. Mica gli islamisti! Grazie multikulti! Anzi, è già tanto che  la kompagna Simonetta non si sia anche messa in testa  lo straccio dei piatti, già che c’era… Come fece a suo tempo Calmy-Rey in visita in Iran.

Poi ci chiediamo come mai…

E con simili (s)governanti noi dovremmo difendere le nostre prerogative? Ma figuriamoci! Poi ci chiediamo come mai ci sono dirigenti scolastici decerebrati che proibiscono agli scolari svizzeri di portare i cervelat alla grigliata di fine anno per rispetto (?) degli alunni musulmani.

E se invece si cominciasse finalmente ad imporre (non a chiedere; ad imporre) agli ospiti musulmani, spesso e volentieri ospiti non invitati (migranti economici a carico del solito sfigato contribuente) di rispettare le nostre regole e le  nostre usanze? E se non gli sta bene, far fagotto e tornare da dove sono venuti?

Le sedicenti femministe…

Che la kompagna Sommaruga, una che spesso e volentieri ama sciacquarsi la bocca con i diritti delle donne, abbia accettato che Rohani non le desse la mano perché donna, è penoso. Ennesima dimostrazione di quanto valgono i bolliti residui del femminismo gauche-caviar. Altro che diritti delle donne. PRIMA, molto PRIMA, vengono le pretese degli immigrati; perché “bisogna essere aperti e multikulti”!

Ed infatti sono proprio queste signore sedicenti femministe a mettere in pericolo le donne facendo entrare, senza alcun limite, finti rifugiati con lo smartphone che poi “si scopre” (ma che sorpresa!)  essere misogini, molestatori, eccetera. E poi magari vanno a dire alle vittime delle molestie che la colpa è loro, perché la gonna era troppo corta e “devono capire che nelle culture di questi migranti”… ma va a ciapà i ratt!

Riderle in faccia

Comunque, dopo la bella iniziativa di accettare il rifiuto di Rohani di darle la mano, aspettiamo (e non bisognerà attendere molto) che la kompagna ministra Sommaruga se ne esca con la prossima boutade pseudofemminista: e allora si spera che tutte le donne le rideranno in faccia.

Lorenzo Quadri

L’Italia sposta i frontalieri dalla ferrovia alla strada

I vicini a sud mandano al collasso la viabilità ticinese. E noi paghiamo i ristorni

 Intanto ci piacerebbe sapere quante targhe azzurre ha tolto dalle nostre strade ed autostrade il trenino Stabio-Arcisate costato 200 milioni al contribuente svizzerotto. Anzi, forse è meglio non saperlo

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ecco la notizia rimbalzata sui portali online nei giorni scorsi:

“Dal 2 settembre  le linee S10 e S40 non faranno più capolinea ad Albate Camerlata, ma a Como San Giovanni. Qual è il problema? Da Como partono circa 800 frontalieri e tra Albate e le altre stazioni se ne contano altri 1’500. Ma a Como mancano i parcheggi. Prendere il treno fino a Como e poi cambiare non è invece una soluzione praticabile a causa dei ritardi troppo frequenti che scoraggiano chi deve raggiungere il posto di lavoro”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di capire che senza i parcheggi il concetto di Park&Rail non può esistere. Ergo, i frontalieri che arrivano in treno dalla zona di Como, grazie a questa nuova geniale pensata dello spostamento del capolinea (ennesima emulazione della corazzata Potemkin di fantozziana memoria) torneranno sulle loro vetture.Naturalmente uno per macchina.

Avanti, infesciamo le strade degli svizzerotti, che tanto sono fessi e non si accorgono di niente!

Dal Varesotto…

Sicché: l’arrivo di frontalieri via treno dal Comasco viene ostacolato dagli strusi delle ferrovie del Belpaese.

Per quelli che  provengono dal Varesotto,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   invece, gli svizzerotti hanno pagato 200 milioni di franchetti (tra contributi cantonali e federali) per finanziare il nuovo trenino dei puffi Mendrisio-Varese. Questo nell’illusione di togliere qualche targa tricolore dalle strade e autostrade di questo sfigatissimo Cantone, portate al collasso dall’invasione da sud voluta dalla casta.

E’ pacifico che, senza invasione da sud, non ci sarebbe stato bisogno di alcun nuovo trenino Mendrisio-Varese. Quindi 200 milioni di franchetti del contribuente risparmiati. Eh già: non solo i ticinesotti devono subire la devastazione del proprio mercato del lavoro causa l’assalto alla diligenza da parte dei permessi G. Devono pure pagare somme stratosferiche per metterli sul trenino! E nel frattempo i soldatini della casta tentano di fare ai ticinesi il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate,  sempre con i soldi pubblici, all’insegna del: non esiste né soppiantamento né dumping salariale, ci sono le statistiche – farlocche – a dimostrarlo, “sono solo percezioni”.

Meglio non saperlo…

Senonché la ferrovia Mendrisio-Varese ha totalizzato il record planetario dei disservizi, dei ritardi e dei contrattempi. Grazie a chi? Ma guarda un po’, grazie al partner d’oltreconfine. A ciò si aggiunge che 1) anche per questa tratta vale la carenza di posteggi alle stazioni di partenza dei frontalieri e 2) mica tutti i frontalieri lavorano in prossimità di una stazione ferroviaria.

Morale della favola, ci piacerebbe proprio sapere quante auto con targa tricolore (rigorosamente con un solo occupante per veicolo) ha tolto dalle nostre strade il nuovo convoglio pagato a peso d’oro per fornire un servizio la cui qualità farebbe gridare allo scandalo anche nel Burundi. Anzi, forse è meglio non saperlo.

Grazie al triciclo…

Spostando il capolinea di S10 ed S40, il Belpaese fa un nuovo regalo al nostro Cantone: un ulteriore incremento delle auto di frontalieri sulle strade ticinesi. Adesso aspettiamo solo che qualche $inistrato ro$$overde, fautore della devastante libera circolazione e quindi dell’invasione da sud, se ne esca con qualche proposta del piffero per penalizzare gli automobilisti ticinesi, così poi ci divertiamo…

E intanto che i vicini a sud continuano, imperterriti, ad essere inadempienti su tutto ed in particolare sulle misure infrastrutturali di interesse comune – come appunto quelle che servono a togliere un po’ di frontalieri dalle strade per metterli su rotaia – noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a versare 80 milioni all’anno di ristorni. Senza fare un cip e senza nemmeno porre condizioni. Ormai non c’è limite al peggio.  I vicini a sud, da parte loro, incassano i ristorni ridendosela a bocca larga. E vanno avanti come sempre: “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente!”.

Lorenzo Quadri

Altro che “ticinesi razzisti”! Moralisti multikulti asfaltati

Studio dell’Ustat conferma: la paura è quella di venire soppiantati da frontalieri

 

Quando si dice “la scoperta dell’acqua calda“! Anche se, viste le temperature, magari sarebbe stato meglio scoprire quella fresca…

L’ultimo studio pubblicato dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) indica che il 35% dei ticinesi  vede “lo straniero come una minaccia per il posto di lavoro”, mentre la percentuale a livello nazionale è del 20%. La differenza è notevole: la cifra ticinese è quasi doppia di quella svizzera. Quale conclusione trarre da questi dati? Che i ticinesi, come ama ripetere la casta spalancatrice di frontiere, sono “chiusi e gretti”, “razzisti e xenofobi” e quindi (?) bisogna fargli il lavaggio del cervello affinché si ravvedano?

Paura per il posto di lavoro

No: la conclusione è che i ticinesi hanno paura di perdere il lavoro e di venire soppiantati da frontalieri. Ecco dunque asfaltata, senza appello, la fregnaccia del  “razzismo” su cui la casta fa leva per ricattare moralmente i cittadini nell’intento di indurli a votare secondo i  desiderata pro-saccoccia dell’establishment. Altro che razzismo: è semplice – e necessaria, e naturale – autodifesa.

L’asfaltatura arriva direttamente da un ufficio cantonale. Quello dell’Ustat è uno studio che la partitocrazia ed i suoi galoppini mediatici – in primis quelli della Pravda di Comano foraggiati col canone più caro d’Europa – mai avrebbero voluto vedere.

Del resto, in Ticino c’è il 30% di popolazione straniera. E, se si conteggiassero anche i beneficiari di naturalizzazioni facili, meglio non pensare a dove si arriverebbe. I soli frontalieri sono quasi un terzo della forza lavoro. I lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ evidente che venire a farneticare di “paese razzista” con questi numeri significa essere caduti dal seggiolone da piccoli. Idem blaterare sulla necessità di “aprirsi”. Questo sfigatissimo Cantone si trova nella palta proprio perché è stato costretto, contro la volontà dei suoi abitanti, ad “aprirsi” senza alcuna protezione. L’invasione da sud era scontata. Con tutto quel che ne consegue.

Chi ha voluto l’assalto alla diligenza?

E’ infatti chiaro anche al Gigi di Viganello che la differenza abissale nelle percentuali di chi si sente insidiato sul posto di lavoro dagli stranieri tra Ticino e Svizzera interna è la diretta conseguenza della differenza abissale del numero di frontalieri presenti nelle aree di riferimento. In Ticino i frontalieri sono quasi un terzo dei lavoratori. La media nazionale, per contro, è di uno striminzito 6.2%.

Chi ha voluto l’invasione di frontalieri provocando in questo modo l’alto tasso di “diffidenza”? Chiaro: l’élite spalancatrice di frontiere. Partitocrazia PLR-PPD-P$ in testa. La stessa che poi – tramite i suoi soldatini – s’inventa inesistenti problemi di razzismo!

SECO da rottamare

Il sondaggio dell’Ustat dà anche il benservito agli scienziati liblab della SECO (Consigliere federale di riferimento: Johann “Leider” Ammann, PLR) e dell’IRE. Quelli delle statistiche taroccate sull’occupazione. Quelli dei regali ai frontalieri. (A proposito: aspettiamo di vedere cosa accadrà con l’ennesimo vergognoso Diktat con cui gli eurofalliti  vorrebbero far pagare al paese di lavoro – ovvero: a noi – la disoccupazione dei frontalieri). Quelli che pensano di poterci prendere per scemi raccontando la fregnaccia che il soppiantamento di ticinesi con frontalieri non  esiste: “sono solo percezioni”! Una boiata ribadita senza vergogna nei giorni scorsi da tale Roland A. (?) Müller, segretario dell’Unione svizzera degli imprenditori (in sostanza un leccapiedi della grande economia che si ingrassa con la manodopera straniera a basso costo). Questo figuro, in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto farlocco della SECO sulla libera circolazione (leggi: propaganda di regime pro-immigrazione incontrollata) dichiarava spocchioso: “La sostituzione? Non esiste! Nemmeno in Ticino!”

Adesso questi tamberla al soldo dell’immigrazione incontrollata si trovano in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz: loro ripetono che in Ticino il soppiantamento di lavoratori residenti con permessi G non esiste. Eppure  il 35% dei ticinesi lo teme. Tutti pazzi visionari, questi ticinesotti? Oppure sono i soldatini di cui sopra, completamente ignoranti della realtà del nostro Cantone, a raccontare balle solenni? SECO e casta spalancatrice di frontiere: come fumarsi gli ultimi residui di credibilità!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Chiusura dei valichi secondari: lettera del governo a Berna

Il CdS non si faccia infinocchiare! Le dogane vanno chiuse, piaccia o no ai vicini a Sud

 

Dopo l’improponibile calata di braghe sul regalo di 1.3 miliardi all’UE, a cui il Consiglio di Stato, in consultazione, si è inspiegabilmente dichiarato favorevole senza riserve e con argomenti servili e farlocchi, si sarebbe potuto temere il peggio anche a proposito della chiusura notturna dei valichi secondari.

Come noto il Consiglio federale, impipandosene alla grande dell’adozione della mozione Pantani da parte delle due Camere, ha deciso che i valichi secondari con il Belpaese devono rimare spalancati anche di notte. Questo perché? Ma ovviamente perché all’Italia la chiusura notturna non era piaciuta (si ricorderanno gli strilli isterici dei politicanti del Belpaese e della loro stampa di servizio quando, lo scorso primo aprile, era partita la sperimentazione in prova per 6 mesi su tre valichi). E i camerieri bernesi dell’UE davanti alla Penisola come sempre calano le braghe. Per costoro, la sicurezza del Ticino (Mendrisiotto, ma non solo) conta meno, molto meno, dei capricci d’Oltreramina! Ma non si vergognano?

I bernesi spalancano

Il Consiglio federale ha deciso a metà giugno di lasciare spalancate le frontiere secondarie con la vicina Repubblica proponendo di munirle di “barriere da abbassare in caso di necessità”: ovvero, l’ennesima presa per i fondelli. Finalmente ad un mese di distanza (meglio tardi che mai) il Consiglio di Stato ha scritto al governicchio federale ritendendo che l’analisi effettuata dai burocrati bernesi sui benefici della chiusura notturna dei valichi sia lacunosa in quanto “limitata all’ambito delle rapine nelle stazioni di benzina, mentre la questione è più articolata”.Quanto all’efficacia “della vostra controproposta di installare delle barriere ai valichi di confine secondari, è per noi assolutamente invalutabile”.  Tanto più (aggiunta nostra) che anche il Gigi di Viganello ha capito che le barriere ipotizzate sarebbero destinate a restare sempre aperte…

Di conseguenza, il CdS ha chiesto ai camerieri bernesi dell’UE di trasmettere a Bellinzona il “rapporto integrale sul quale hanno basato la loro decisione” di non chiusura, concludendo che “a causa della sua collocazione geografica,  il Canton Ticino ha dovuto sostenere compiti che sono andati a beneficio della Confederazione e degli altri Cantoni, il cui riconoscimento non è sempre stato immediato né scontato”.  

Opporsi all’ennesima boiata

Almeno questa volta in Consiglio di Stato si è trovata una maggioranza pronta ad opporsi all’ennesima boiata federale (c’è infatti da dubitare che la decisione sia stata presa all’unanimità, ma non si sa mai…).

Del resto, le valutazioni fatte da Berna sulle questioni ticinesi spesso e volentieri sono farlocche e non valgono una cicca. Non solo in campo di disoccupazione e di frontalierato (vedi le statistiche taroccate della SECO). Anche in altri ambiti. Ricordiamo ad esempio – eccome che lo ricordiamo! –  che i burocrati federali tentavano addirittura di convincerci che chiedere il casellario giudiziale prima del rilascio di permessi B e G fosse inutile! Invece, grazie a questa misura introdotta dal leghista Norman Gobbi, è stato possibile impedire a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino. Ma è chiaro: a Berna l’unica priorità è calare le braghe. A costo di opporsi alle decisioni del parlamento. Che, evidentemente, contano solo a geometria variabile. E quindi, per pararsi il lato B, i burocrati federali si fanno allestire i rapporti compiacenti: quelli che dicono ciò che il committente vuole sentirsi dire.

Chiusura da attuare

Non ci facciamo illusioni sull’esito della letterina del CdS al Consiglio federale. Ma per lo meno il governo (o una maggioranza del medesimo) ha dimostrato di non voler lasciar cadere la questione dalla chiusura notturna dei valichi secondari. Lo scritto a Berna deve essere solo un primo passo.  La chiusura notturna è stata decisa e va dunque attuata.Altro che le inutili soluzioni di ripiego per far contenti i vicini a Sud!

A proposito: non è perché il nuovo ministro degli Interni italico Matteo Salvini sta facendo un ottimo lavoro sugli sbarchi dei finti rifugiati che abbiamo cambiato idea sui confini con il Belpaese: vanno chiusi.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati eritrei: sotto con i rimpatri di massa!

Il TAF ribadisce: “sono migranti economici”! Ma intanto l’accordo di riammissione…

 Ohibò, perfino il Tribunale amministrativo federale (TAF) – quindi non propriamente un covo di beceri leghisti populisti e razzisti –  nei mesi scorsi ha dato più di un giro di vite alla politica dell’accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati eritrei. In più occasioni il TAF ha stabilito che costoro non sono dei profughi, bensì dei migranti economici. Di conseguenza, devono ritornare al natìo paesello. Nell’ultima sentenza  il TAF ha decretato che il rischio, per i clandestini eritrei, di essere arruolati nell’esercito in caso di ritorno nel paese d’origine, non è motivo sufficiente per evitare il rinvio. L’equiparazione del servizio militare eritreo ai lavori forzati, dunque, non sta in piedi.

Nell’agosto del 2017, sempre il TAF aveva stabilito che i disertori che vengono rimandati in Eritrea non rischiano dei trattamenti disumani.

Oltretutto, proprio nel corrente mese è stata annunciata ufficialmente la fine della guerra tra Eritrea ed Etiopia: viene così a cadere un altro argomento usato dai migranti economici di quei paesi per rimanere nella Confederella a spese del solito sfigato contribuente rossocrociato. Salvo poi tornare, come noto, a trascorrere le vacanze in patria perché “lì è più bello”.

L’accordo mancante

Di conseguenza, a seguito delle recenti sentenze del TAF, si dovrebbe assistere ad un rimpatrio di massa dei clandestini eritrei. Invece non solo questo non accade, ma ne arrivano sempre di nuovi. Perché non accade? Perché, ma guarda un po’, la Confederazione non può (“sa po’ mia!”) effettuare rinvii forzati verso l’Eritrea. Infatti tra i due Stati non esiste un accordo di riammissione.

Questo vuol dire che le belle sentenze del TAF rischiano di rimanere lettera morta. E gli uccellini cinguettano che l’accordo di riammissione con Asmara gli svizzerotti lo potranno aspettare per un bel pezzo.

La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga non ha infatti alcun interesse a che venga sottoscritto. Perché provocherebbe una perdita secca di introiti ai kompagni che sui finti rifugiati ci lucrano in grande stile (businness ro$$o dell’asilo). Sicché Madame Simonetta preferisce andare ai vertici dei ministri degli Interni UE a cianciare di “soluzioni europee” per il caos asilo (ma come suona bene, ma come suona politikamente korretto!). Soluzioni che, evidentemente, non si troveranno mai. E nel frattempo? Nel frattempo, è ovvio, secondo la kompagna Sommaruga “bisogna far entrare tutti”!

Previsione facile

Quanto al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), è troppo impegnato a calare le braghe con Bruxelles per giungere, costi quel che costi, alla conclusione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE (accordo-capestro che ci trasformerebbe definitivamente in una colonia di Bruxelles) nonché a fare campagna elettorale all’ex partitone in vista delle prossime elezioni, spuntando come il prezzemolo ad ogni sorta di eventi in Ticino, compresi i più irrilevanti, specie se organizzati dai liblab. Accordo di riammissione con l’Eritrea? Chissenefrega! Nel frattempo all’Eritrea continuiamo pure ad inviare generosi aiuti… E chi chiede di sospenderli finché l’accordo di riammissione sarà sottoscritto? Per la partitocrazia è “un becero razzista che deve vergognarsi”!

Previsione del Mago Otelma: grazie all’accoppiata Cassis-Sommaruga, quindi PLR-P$$, gli svizzerotti fessi continueranno a mantenere migranti economici eritrei “da qui all’eternità”. Malgrado perfino il Tribunale amministrativo federale abbia stabilito che sono finti rifugiati. Allegria!

Lorenzo Quadri

La casta ci riprova: ecco il “libro bianco” dei soldatini

Avenir Suisse lancia l’ennesima operazione propagandistica pro Accordo quadro con l’UE

Arieccoli! I soldatini di Avenir Suisse – un sedicente “serbatoio di pensiero” (Think Tank) di area liblab – tornano alla carica.

Questi  galoppini al soldo dell’élite spalancatrice di frontiere hanno infatti di recente presentato un “libro bianco” (ci ricorda qualcosa) contenente sei scenari sul futuro  delle relazioni tra Svizzera ed UE.

Obiettivo dichiarato di Avenir Suisse: “stimolare un confronto onesto”. Obiettivo non dichiarato ma evidente anche a quello che mena il gesso: fare il lavaggio del cervello a sostegno dell’europeismo, della devastante libera circolazione, dello sconcio accordo quadro istituzionale (quello che metterebbe la pietra tombale sulla nostra democrazia diretta).

Del resto i soldatini di Avenir Suisse sono gli stessi che vogliono rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Ad esempio aumentando il numero di firme necessarie  alla riuscita di iniziative e referendum. Chiaro: il popolazzo becero non deve votare, perché sennò poi sconfessa la casta. Quindi va ridotto al silenzio. Ma i soldatini PLR di Avenir Suisse non si vergognano ad uscirsene con simili boiate? Altro che “serbatoio  di pensiero”: serbatoio di minchiate!

Bufale a go-go

Avenir Suisse fa dunque propaganda a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Naturalmente per far credere che la sua sottoscrizione sarebbe l’ipotesi ottimale. Allo scopo racconta una barca di balle (“fake news”, per i più trendy). La BaslerZeitung (BaZ) ha pubblicato  un interessante servizio sul tema.

Per cominicare: il “libro bianco” di Avenir Suisse sostiene la madre di tutte le panzane. Ossia che la devastante libera circolazione delle persone sarebbe “particolarmente vantaggiosa” (sic!) per la Svizzera! Ma questi signori di Avenir Suisse, ci sono o ci fanno? Il bello è che, a sostegno della loro tesi, costoro citano uno studio di Economiesuisse: ovvero dell’associazione “sorella” liblab pro frontiere spalancate.

Hai capito il trucchetto? I vari soldatini realizzano studi farlocchi a scopo propagandistico e poi li usano per citarsi a vicenda!

Peccato che, come osserva la BaZ, lo studio di Economiesuisse non sia per nulla significativo.  E,  naturalmente, per una strana dimenticanza, non considera i COSTI generati dall’immigrazione scriteriata! Costi sociali, occupazionali, infrastrutturali, ambientali, eccetera! Un po’ che i camerieri dell’UE in Consiglio federale che hanno pubblicato l’ennesimo rapporto farlocco dal quale emergerebbe che per la Svizzera uscire da Schengen comporterebbe una fattura “miliardaria” (??), senza naturalmente fare un cip su quanto ci costa – e non solo in soldoni – rimanere associati a questo scellerato accordo.

Esportazioni

Già la bufala della “libera circolazione particolarmente vantaggiosa” meriterebbe di far finire il “libro bianco” di Avenir Suisse nel posto ad esso più congeniale: il cestino della carta straccia.

Ma naturalmente questo è solo il punto di partenza. Perché il documento omette di proposito di citare fatti rilevanti, ma sgraditi ai committenti.

Ad esempio, si continua a menarla con le esportazioni. Dimenticandosi di dire che per esportare non c’è affatto bisogno della libera circolazione delle persone. La Svizzera esportava già prima dei Bilaterali. Anche più di adesso.

In generale: per concludere accordi commerciali vantaggiosi, non c’è per nulla bisogno di spalancare le frontiere. I balivi di Bruxelles lo sanno benissimo. Non a caso l’UE in tempi recenti ha firmato trattati commerciali con gli USA, con la Cina e col Canada: nei quali di libera circolazione non si parla proprio!

Naturalmente i galoppini di Avenir Suisse non citano neppure la Brexit. Ma l’UE dovrà concludere con la Gran Bretagna dei nuovi accordi commerciali, che però non tocchino la sovranità inglese in materia di immigrazione. E’ evidente che una simile soluzione potrebbe fungere da modello per i futuri rapporti tra Svizzera ed eurofalliti.

E i diritti popolari?

Avenir Suisse, poi, slinguazza l’ Accordo quadro istituzionale sostenendo che esso favorirebbe la crescita economica della Svizzera, ma senza ovviamente spiegare per quale motivo dovrebbe favorirla. E a proposito delle conseguenze deleterie di detto accordo sulla nostra sovranità nazionale e sui nostri diritti popolari, chiaramente, nemmeno un cip. Ovvio: Avenir Suisse, come abbiamo visto, la nostra democrazia diretta la vorrebbe rottamare, poiché essa rompe le uova nel paniere alla casta.

La casta si agita

Il “libro bianco” di Avenir Suisse, da mandare al macero, è una testimonianza dell’agitazione, per non dire della fifa, della casta. L’élite vede che la situazione le sta scappando di mano. La vittoria elettorale in Italia dei partiti “populisti” contro l’establishment è solo l’ultimo di una lunga serie di campanelli d’allarme. Da qui il tentativo di correre ai ripari con campagne di propaganda ad ampio raggio. Non caschiamoci e firmiamo l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

CF: attaccati ai loro “Niet” come le cozze allo scoglio

Piegati a 90 gradi: i camerieri bernesi dell’UE contro il divieto di burqa nazionale

 

E ti pareva se il Consiglio federale non riusciva per l’ennesima volta a fare incetta di punti “minus”!

I camerieri bernesi dell’UE, ed in particolare la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (titolare del dossier) non ne vuole sapere di un divieto di dissimulazione del viso (volgarmente detto “divieto di burqa”) su scala nazionale.

“Gliela facciamo vedere noi”

Ed infatti, il Consiglio federale strilla il proprio njet all’iniziativa popolare che propone di vietare simili strofinacci integrali in tutta la Svizzera. Propone invece un controprogetto all’insegna del politikamente korretto: in sostanza i soliti compromessi-ciofeca che non servono ad un tubo.

Del resto, nessuna sorpresa. La ministra del “devono entrare tutti” sognava di affossare anche l’esito del voto ticinese (iniziativa del Guastafeste, appoggiata da Lega e Udc) sulla dissimulazione del viso. Nel senso che, con la massima goduria, già immaginava di non concedere la garanzia federale alla modifica costituzionale antiburqa: così “gliela facciamo vedere noi” ai ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato.

Il brutto tiro

Purtroppo per la Simonetta, la Corte europea dei diritti dell’uomo ai tempi le giocò un brutto tiro (proprio vero che: “on n’est jamais trahi que par le siens”), dichiarando che il divieto di burqa in vigore in Francia, su cui è modellato quello ticinese, era perfettamente compatibile con i diritti fondamentali (e ci sarebbe mancato che decidesse diversamente). Con le pive nel sacco e digrignando i denti, i sette scienziati dovettero quindi proporre al parlamento di concedere la garanzia federale al divieto ticinese. Ma naturalmente non persero l’occasione per “deplorare” (uhhh, che pagüüüraaa!)  il voto del 65% dei ticinesi, reiterando le solite fregnacce su aperture, multikulturalità, “devono entrare tutti” e via blaterando.

 Tappeti ro$$i

La musica, insomma, è sempre la stessa: no (scandalizzato e stizzito) a qualsiasi limitazione nei confronti degli islamisti. A costoro si spiana la strada perché “non bisogna discriminare”: ma si può essere più tamberla di così?

Il njet al divieto di burqa è infatti solo l’ultimo esempio di una lunga serie di aberranti decisioni analoghe. Vedi l’isterica opposizione al divieto di finanziamenti esteri per le moschee. Vedi la pletora di “sa po’ mia!” che viene opposta ad ogni ipotesi di messa fuori legge di associazioni islamiste.

Sicurezza a rischio

Intanto che gli svizzerotti fessi, in nome del multikulti, si inchinano a 90 gradi davanti agli estremisti islamici, mettendo in questo modo in pericolo la sicurezza interna (ma l’importante, secondo la Simonetta e la partitocrazia spalancatrice di frontiere, è non rischiare di venire accusati di “discriminare”; di tutto il resto chissenefrega) l’Austria chiude le moschee ed espelle decine di Imam. Il paragone tra i due governi è devastante.

Beccati!

Tornando al divieto di burqa: da notare che, quando si trattava di concedere la garanzia federale al divieto ticinese, la Simonetta ed i $inistrati venivano a raccontare che non è logico avere regole diverse nei vari Cantoni. Quindi semmai si sarebbe dovuto pensare ad una norma su scala nazionale. Adesso che arriva la proposta di divieto federale, contrordine compagni! Devono decidere i Cantoni! Ma nemmeno all’asilo Mariuccia si fanno “catar via” così…

Il mago Otelma prevede…

E mentre sempre più parlamenti e governi europei (vedi Danimarca, Olanda,…) introducono divieti di burqa spontaneamente,il Consiglio federale, confrontato con un’iniziativa popolare, rimane attaccato come una cozza allo scoglio ai propri njet politikamente korretti. Per non parlare di tutte le misure contro l’islamizzazione che NON vengono prese: guai! Coerenti come sempre nel dimostrare di non valere una sverza.

Comunque, il mago Otelma prevede che i politicanti multikulti contrari al divieto  nazionale di burqa rimedieranno l’ennesima asfaltatura in votazione popolare.

Lorenzo Quadri

 

Grazie partitocrazia! Tappeto rosso agli estremisti islamici

Triciclo PLR-PPD-P$ e Simonetta, sveglia! Di buonismo-coglionismo si può anche morire

Svizzera paese del Bengodi per radicalizzatori: il messaggio sta diventando internazionale

Le posizioni scellerate della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, così come della grande maggioranza del Consiglio degli Stati – compresi i rappresentati ticinesi –in materia di estremismo islamico si stanno diffondendo a livello internazionale.

Sommaruga e la partitocrazia alla Camera dei Cantoni stanno infatti trasformando la Svizzera nel Paese del Bengodi per gli estremisti islamici. I politicanti del triciclo, imbesuiti dal multikulti, lo lasciano dilagare senza far nulla. I tapini blaterano di “non discriminazione”. E al proposito il “think tank” Gatestone institute ha commentato: “E’ come se il Consiglio federale esponesse un cartello con scritto: radicalizzazione benvenuta!”.

Fingere di non vedere

Qual è la notizia che si sta diffondendo a livello internazionale? Che i politicanti del Consiglio degli Stati, compresi i due rappresentanti ticinesi (tenere a mente per le prossime elezioni) hanno avuto la bella idea di seguire la posizione dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, e di affossare la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e di imporre agli imam di predicare nella lingua del luogo(così da un lato tutti possono capire quel che viene detto, dall’altro gli imam sono obbligati ad impararla, la lingua, ciò che implica almeno un minimo di integrazione). Apriti cielo! “Non bisogna discriminare, non si può (sa po’ mia!) porre sotto sospetto generale”si sono messi a farneticare in coro la Simonetta ed i politicanti del Consiglio degli Stati, reggendosi la coda a vicenda.

E proprio mentre i buonisti-coglionisti a Berna davano la propria benedizione alla diffusione impunita dell’estremismo islamico in Svizzera, l’Austria– che non risulta essere una dittatura nazifascista ma uno Stato membro dell’UE – chiudeva sette moschee e decretava l’espulsione di decine di imam rei di radicalizzare.

Come sempre: tutti gli altri “possono”. Solo gli svizzerotti fessi non possono mai fare nulla.

Idiozia politikamente korretta

La decisione del Consiglio degli Stati a proposito dei finanziamenti esteri alle moschee, che contrasta con quella del Consiglio nazionale (la camera del Popolo aveva infatti accettato, seppur a maggioranza risicata, il divieto), costituisce un’ incredibile dimostrazione di idiozia politikamente korretta.

In Svizzera ci sono circa 250 moschee, per non parlare dei sedicenti centri culturali islamici. Con la sua decisione, la partitocrazia  multikulti si rifiuta, di proposito, di sapere chi li finanzia. Chiude gli occhi per non vedere.

La premiata attivista per i diritti umani Saïda Keller Messahli, quindi non una becera leghista populista e razzista, ha dichiarato che ingenti somme di denaro provenienti dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dal Qatar, dal Kuwait e dalla Turchia fluiscono nelle moschee svizzere e che la Lega Musulmana mondiale sta dietro “ad una rete di moschee radicalizzate in Svizzera (…) con la chiara intenzione di diffondere il pensiero salafita”.

Sempre peggio

Come se non fossimo messi già abbastanza male, politicanti di Sciaffusa, non si sa in preda a quale raptus, hanno avuto la bella idea di autorizzare la costruzione di una “grande moschea turca”. Con imam nominati dal governo turco. E con tanto di asilo d’infanzia. Così le nuove generazioni di turchi residenti in Svizzera vengono radicalizzate già dalla più tenera età.

Ciliegina sulla torta: gli islamisti Blancho e Illi, esponenti “di punta” del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS), organizzazione salafita, sono stati inopinatamente assolti dall’accusa di propaganda jihadista dal Tribunale penale federale di Bellinzona. Intanto, fuori dall’aula, si radunavano i gruppi di supporter che urlavano “Allah Akbar”. Lo stesso TPF, con decisione incomprensibile,  aveva procrastinato l’emissione della sentenza nei confronti dei due islamisti e di alcuni loro compagni di merende alla metà di giugno, “in considerazione del Ramadan”. Eh già, perché adesso in Svizzera si festeggia il Ramadan!

Ora Blancho e soci, “benedetti” dal Tribunale penale federale, dalle Simonette e dai politicanti del Consiglio degli Stati, se la ridono a bocca larga. E con loro tutti gli estremisti islamici che ci ritroviamo in Svizzera grazie alla politica del “devono entrare tutti”.

Vale anche la pena ricordare che, se il CCIS ed i suoi pagliacci (pagliacci pericolosi, sia chiaro) come Blancho ed Illi beneficiano di larga “audience”, è soprattutto grazie all’emittente di regime SSR che ha sempre dato ampia visibilità a questa foffa. Avanti così: paghiamo il canone più caro d’Europa per offrire vetrine pubblicitarie agli islamisti!

L’importante…

Sta di fatto che il Consiglio federale e la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti, con le proprie scelte sconsiderate all’insegna del politikamente korretto, hanno lanciato un messaggio chiarissimo agli islamisti di tutto il mondo: “venite pure in Svizzera a radicalizzare, il triciclo PLR-PPD-P$$ ve lo lascia fare! E se qualcuno tenta di mettersi per traverso, ci pensa il triciclo a denigrarlo e delegittimarlo come becero razzista, fascista ed islamofobo!”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di rendersi conto delle conseguenze di un simile approccio. Ovvero, la messa in pericolo di tutti coloro che vivono in Svizzera, indipendentemente dal passaporto e dalla religione. Machissenefrega: l’importante è appunto “non discriminare”! Rischiare di dare ragione agli odiati “populisti”? Non sia mai! Piuttosto si muore. Di buonismo-coglionismo.

Lorenzo Quadri

Quando il delirio multikulti si abbatte anche sul cervelat

Bandito dalla grigliata scolastica di fine anno per non offendere i bambini islamici

 

Sulla sua pagina di faccialibro (Facebook) il consigliere nazionale argoviese Andreas Glarner ha denunciato nei giorni scorsi l’ennesimo delirio multikulti. Una mamma l’ha informato che, in un piccolo comune argoviese, in occasione di una grigliata di fine anno scolastico, ai bambini è stato proibito di portare i tradizionali cervelat. Perché? Perché c’erano anche degli alunni musulmani. E quindi? Qualcuno voleva forse obbligare questi ultimi a mangiare i cervelat? No; ma la sola presenza del blasfemo insaccato a base di carne suina sulla stessa griglia su cui vengono cotti gli alimenti islam-compatibili avrebbe impedito ai bimbi “in arrivo da altre culture” di toccare alcunché a causa della contaminazione.

Post virale

Il post di Glarner, come si immaginerà, è rapidamente diventato virale. Per fortuna: in questo paese rintronato dal pensiero unico spalancatore di frontiere e xenofilo – in base al quale, tanto per fare un esempio, la partitocrazia, imbesuita dal multikulti, addirittura rifiuta il divieto di finanziamenti esteri alle moschee – c’è ancora qualcuno in grado di indignarsi per scellerate iniziative con il bando dei cervelat.  Che è una di quelle trovate fuori di cranio mirate alla demolizione della nostra cultura, delle nostre tradizioni, della nostra identità (anche alimentare), per calare le braghe davanti ai migranti. Perché, secondo le nullità politikamente korrette, non sono i migranti che devono adattarsi al nostro paese. E’ il paese che deve adattarsi a loro.

Mentre la polemica sul cervelat proibito infiammava la rete, si è scoperto che il “fattaccio” è avvenuto  alla scuola elementare di Oberwil-Lieli, comune di cui Glarner è stato sindaco, e che è balzato agli onori della cronaca per il rifiuto di accogliere finti rifugiati (grande!).

La quale scuola ha subito tentato di relativizzare, dicendo di non aver imposto un divieto, ma solo “invitato alla comprensione”. Se questo sia vero non sappiamo. Se lo fosse, comunque, sarebbe quasi peggio. Per la serie: non proibiamo agli svizzerotti, chiusi e gretti, di portare il cervelat alla grigliata. Però li ricattiamo moralmente: chi lo fa verrà additato come insensibile e spregevole razzista!

Indottrinamenti

Il tentativo di indottrinamento è demenziale. In una scuola elementare si insegna che, per non essere dei beceri xenofobi, i bimbi svizzeri (ed i loro genitori) devono rinunciare alla componente chiave delle grigliate (soprattutto Oltregottardo).

Siamo al livello di quei dirigenti scolastici che hanno proibito agli studenti di indossare la camicia con le Edelweiss. O di quelli che accettavano che degli alunni musulmani – in predicato di ottenere la cittadinanza svizzera! Ma come: le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? – non dessero la mano alla docente perché donna. Evidentemente in giro per la Svizzera c’è un numero, e c’è da sospettare nemmeno tanto piccolo, di dirigenti scolastici che non sono al loro posto.

Provate ad andare in Giappone a dire di rinunciare al sushi per rispetto di persone in arrivo da altre culture. Il Giappone, che ha il 2% di popolazione straniera e dove gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano, ci può insegnare molte cose.

O provate ad andare nei paesi d’origine di quelli che hanno il tabù del maiale a raccontare che, “per riguardo degli immigrati”,  devono cominciare a strafogarsi  di  prosciutti, cotechini e zamponi come se non ci fosse un domani. Provateci, e vedrete la risposta.

Tra i vari commenti “social” generati dal delirante bando del cervelat, ne segnaliamo uno che suonava più o meno così: “ai vegetariani si dice che si devono arrangiare. Quando si tratta di musulmani, invece, sono sempre gli altri che si devono arrangiare”.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro istituzionale È già lavaggio del cervello!

La casta spalancatrice di frontiere mobilita i soldatini e pubblica sondaggi taroccati

 

La casta spalancatrice di frontiere insiste: bisogna calare le braghe con l’UE e firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale! Occorre  svendere la Svizzera perché  tale è l’interesse delle nostre saccocce! Sovranità nazionale? Diritti popolari? Autodeterminazione? E soprattutto: tutela dei lavoratori? Chissenefrega! Conta solo il nostro borsello! Sì all’immigrazione sfrenata per sostituire gli svizzeri con stranieri a basso costo!

Telecomandati da Bruxelles

Ricordiamo per l’ennesima volta: con l’accordo quadro, la Svizzera sarebbe costretta a farsi dettare legge dagli eurobalivi in svariati ambiti importanti. Prima vittima sarebbero le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione: a Bruxelles infatti le vedono come il fumo negli occhi. Non solo i funzionarietti di Bruxelles ci calerebbero dall’alto le loro leggi, ma ci imporrebbero pure i giudici stranieri. E dire che  il Patto del Grütli è nato anche e soprattutto contro i giudici stranieri… qui si sta svendendo l’essenza stessa della Svizzera.

Già a livelli di guardia

Il lavaggio del cervello messo in atto dalla casta a sostegno dell’accordo quadro sta raggiungendo i livelli di guardia. Ed il peggio deve ancora arrivare. Solo in questi giorni abbiamo visto:

  • “Fake news” a tutto spiano sulle “linee rosse”: prima i camerieri bernesi dell’UE si inventano sussulti d’orgoglio sulle presunte barriere invalicabili; sulle cosiddette “linee rosse” appunto. Nel cui ambito rientrerebbero le famose misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Poi, arriva il contrordine compagni: in realtà si può trattare. In seguito, nuova smentita: no, non si tratta. Però chiediamo ai partner sociali ed ai Cantoni se si potrebbe trattare. E’ quindi evidente che a) non esiste nessuna “linea rossa”, poiché quelle indicate come tali in realtà sono negoziabili; e nella pratica bernese “negoziabile” equivale a “svendibile” e b) le braghe elvetiche si abbassano sempre di più.
  • Le grandi imprese che lucrano sulle frontiere spalancate e sulla manodopera straniera a basso costo, rappresentate da Economiesuisse, sono favorevoli all’accordo quadro. Chiaro: qui c’è gente dalle saccocce ringonfie che, non avendone mai abbastanza, vorrebbe farcirle ancora di più. E che della Svizzera e degli svizzeri – alla faccia di quel “suisse” inserito come specchietto per le allodole nel nome dell’associazione mantello – se ne impipa. Si tratta degli ambienti della destra economica targata A tali ambienti si aggancia anche il famigerato Think Tank (“serbatoio di pensiero) AvenirSuisse. Quello che vorrebbe rottamare i diritti popolari perché il popolazzo becero vota sbagliato, e quindi non deve poter decidere. Quindi questa è semplice propaganda pro-frontiere spalancate della casta.
  • Sondaggio farlocco secondo cui il “gradimento” dell’accordo quadro istituzionale sarebbe in aumento tra la popolazione. Certo, come no! Questi sondaggi hanno lo stesso valore delle statistiche della SECO sulla disoccupazione. Ossia nessuno. Sono taroccati ad arte per farsi dire quello che il committente vuole sentirsi dire. In questo caso il committente è il gruppo Tamedia. Quindi stiamo parlando, ancora una volta, dei “poteri forti”. Della casta di cui al punto precedente. Quella che vuole la manodopera straniera a basso costo per “massimizzare i propri profitti” sulle spalle dei lavoratori. Il gruppo Tamedia è peraltro quello che sta chiudendo testate e licenziando dipendenti a go-go. E questi vorrebbero venirci a raccontare che lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe nell’interesse della gente svizzera? Scusate ma ci scappa da ridere!
  • La gauche-caviar sbrodola per l’accordo quadro. Chiaro: costoro vorrebbero l’adesione all’UE, figuriamoci se non gli va bene di sottoscrivere l’ennesimo trattato-capestro che mira esplicitamente a trasformarci in una colonia di Bruxelles. Poi però i $inistrati con i piedi al caldo hanno ancora il coraggio di blaterare di “protezione dei salari e dei lavoratori”. Quei salari e quei lavoratori che loro stessi hanno distrutto. Perché “bisogna aprirsi” e perché più invasione di frontalieri c’è, e più caos si genera sul mercato del  lavoro, più i $indakati ro$$i che tengono in ostaggio il P$$ s’ingrassano.
  • Incredibili pippe mentali sulla “certezza del diritto”. Qui è proprio il mondo che gira al contrario. I balivi UE vorrebbero imporci le loro leggi. Il che significa rottamare le nostre, ivi comprese quelle che nascono da votazioni popolari. E i camerieri dell’UE vengono a blaterare di “certezza del diritto”? L’accordo quadro istituzionale porta proprio il contrario della certezza del diritto. L’unica certezza che fornisce, è quella della sudditanza da Bruxelles.

Ci stanno ancora ricattando

Morale della favola: è ora di piantarla di raccontare fregnacce per giustificare l’ingiustificabile. La realtà è che, con l’accordo quadro, gli eurobalivi ci stanno di nuovo ricattando. Ricattano noi, perché sanno che gli svizzerotti fessi calano le braghe terrorizzati all’idea che una qualsiasi resistenza possa nuocere ai “sacri ed intoccabili” accordi bilaterali. E, non contenti di ricattarci, i funzionarietti dell’UE pretendono pure che gli regaliamo 1,3 miliardi di Fr di contributo di coesione. E noi stiamo ancora a dargli retta? Ma finiamola una buona volta con questa politica dell’inchino perpetuo a 90 gradi!

NO all’accordo quadro istituzionale – alla faccia dell’establishment, dei suoi tentativi di lavaggio del cervello, e dei suoi sondaggi farlocchi – e avanti con lo SWISSEXIT! Traduzione: invece di sottoscrivere nuovi trattati con l’UE cominciamo a disdire qualcuno di quelli esistenti.

Lorenzo Quadri

 

Il Gigi di Viganello, il club Pincopallo e la Nazionale

Intanto anche l’ASF si interroga sui calciatori con doppio passaporto: dopo 50 fette…

Il Gigi di Viganello, che di calcio capisce poco (gioca solo al “footballino”), dopo aver visto la composizione della nazionale svizzera e di quella svedese (nomi e cognomi dei calciatori), trae la seguente, banale conclusione:
– La Svezia manda in campo i “suoi” e vince;
– La Svizzera manda in campo quelli in arrivo da “altre culture” (quelli che esultano con l’aquila, quelli che portano la bandiera kosovara sulle scarpe, quelli che non sanno l’inno, quelli che… quanto si sentono svizzeri? Quanto sono legati alla maglia che indossano?) e ciononostante perde lo stesso.
NB: popolazione Svizzera (2016): 8,4 mio
Popolazione Svezia (2016): 9.9 mio. La differenza delle dimensioni del “bacino” da cui attingere non è propriamente abissale”.

Questo il mio post,  pubblicato dopo la sconfitta della Svizzera contro la Svezia. Poche righe che hanno fatto surriscaldare (?) la rete e non solo.

A parte i soliti $inistrati del partito dell’odio, che comunque nessuno si fila, perfino il direttore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia si è scomodato per deplorare l’inqualificabile “Gigi di Viganello”, dedicandogli addirittura l’editoriale di giovedì (troppo onore) con cui propina ai suoi lettori brodaglia politikamente korretta. Prima di lui anche il caporedattore sport della medesima testata aveva preso posizione via social.

Non è il club Pincopallo

Evidentemente il “Gigi di Viganello” non intendeva sfornare un’analisi sulle capacità sportive dell’uno o dell’altro giocatore: non ne ha le competenze. Il punto è un altro. Ossia che la nazionale svizzera non è un qualsiasi club Pincopallo che si ritrova per caso una bandiera rossocrociata sulla maglia.La nazionale svizzera rappresenta il Paese. Nella nazionale svizzera le esultanze con le aquile, le scarpe con le bandiere del Kosovo (o di qualsiasi altro Stato estero) non devono e non possono avere spazio. Perché non c’entrano niente con la Svizzera. E nemmeno ci deve andar bene l’ignoranza dell’inno nazionale e quindi l’indifferenza nei confronti del simbolo della patria.  Altrimenti l’asticella si sposta sempre più in là, e tra un po’ chiuderemo un occhio anche davanti  a calciatori  che sputano sulla bandiera: basta che segnino qualche gol e poi “l’è tüt a posct”. Non è così che funziona.

Mercenariato?

La maglia della nazionale non è una semplice fonte di profitto. Se uno non si sente abbastanza svizzero per indossarla, vuol dire che la nazionale non è il suo posto. Se uno si sente più legato ad un altro paese che a quello di cui indossa la maglia, vuol dire che milita nella nazionale sbagliata.

Vestire la maglia della nazionale non significa solo scendere in campo e cercare di far bene per onorare un obbligo contrattuale, come se si stesse giocando per – appunto – il club Pincopallo di turno. Giocare per una nazionale implica una motivazione ed una convinzione assai più profonde. Altrimenti è semplice mercenariato. Che esiste da secoli e noi svizzeri ne sappiamo qualcosa. Ma si abbia la decenza di ammetterlo, invece di starnazzare  se qualcuno si permette di farlo notare.

Stop fregnacce

E soprattutto, che la si pianti una buona volta di  tirar fuori fregnacce sulla nazionale che “deve” essere multikulti per promuovere l’integrazione degli immigrati e blablabla. Punto primo: il problema non sono i giocatori naturalizzati “tout court”. Sono i giocatori naturalizzati che vestono la maglia svizzera solo per convenienza, senza sentirsi svizzeri. Punto secondo: allora, per far sentire più integrati i cittadini “con passato migratorio”, perché non mettiamo anche una bella mezzaluna islamica sulla maglia della nazionale a fianco – o meglio ancora: al posto – della croce bianca?

Anche l’ASF…

Interessante notare che anche i signori dell’Associazione svizzera di Football (ASF), dopo aver minimizzato e tollerato ad oltranza gli episodi antisvizzeri delle aquile, delle bandiere straniere sulle scarpe, eccetera, adesso, dopo averne mangiate cinquanta fette, si accorgono che era polenta, e si interrogano sui calciatori con il doppio passaporto.  Il passaporto rossocrociato non è solo un pezzo di carta da tirar fuori quando conviene. E questo principio vale per tutti. Quindi anche per i calciatori. Non c’è motivo per cui questi ultimi dovrebbero beneficiare, in virtù della loro attività, della licenza di essere meno svizzeri degli altri. Di privilegi ne hanno già a sufficienza.

Si vinca o si perda…

Mi spiace poi deludere Pontiggia ed altri, ma le considerazioni di cui sopra valgono sia che la nazionale elvetica vinca, sia che perda. Se perde ha l’aggravante di fare la figura dell’atleta dopato che ciononostante si fa bagnare il naso. Meglio uno sportivo che arriva meno lontano con le proprie forze che uno che ottiene qualche risultato in più ma servendosi di “trucchetti”. Non è forse questa una regola fondamentale dello sport?

Per finire ringrazio tutti quelli che, in forma più o meno privata, mi hanno comunicato di essere d’accordo con il Gigi di Viganello “… ma non posso espormi troppo”. Ho la fortuna – e sono ben consapevole che si tratta di una grande fortuna –  di poter esprimere le mie posizioni (che ovviamente nessuno è obbligato a condividere) fregandomene nella maniera più totale delle stercorarie campagne d’odio organizzate dai soldatini della morale a senso unico (quelli che si sciacquano la bocca con il “rispetto” e poi…). E’ pacifico che continuerò a farlo.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Regalo miliardario all’UE: governicchio favorevole!

Improponibile presa di posizione del CdS sul contributo di coesione agli eurofalliti

 

Il popolo ticinese, che nel 2006 aveva rifiutato ad ampia maggioranza il primo contributo di coesione, di nuovo preso a pesci in faccia

La Svizzera ha già versato all’UE un miliardo di coesione: nel 2006 la maggioranza dei cittadini elvetici, ma non dei ticinesi, accettò, sotto il ricatto del terrorismo di regime, di pagare la spropositata mazzetta.

Adesso lo scenario rischia di ripetersi. E addirittura in peggio. Il contributo è infatti lievitato a 1.3 miliardi.

Questi 1.3 miliardi di franchetti (nostri, non di KrankenCassis, di “Leider” Ammann o della kompagna Simonetta) sono un regalo a Bruxelles. Ma i regali si fanno agli amici. Gli eurobalivi non sono nostri amici. Ci discriminano (vedi ad esempio l’equivalenza delle borse) e nel contempo pretendono di comandare in casa nostra. Ultima trovata a tale scopo: lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un accordo coloniale, con cui i funzionarietti UE  vogliono dettarci legge ed imporci pure i giudici stranieri.

Perfino il triciclo…

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno promesso lo scorso novembre a “Grappino” Juncker che gli svizzerotti fessi avrebbero pagato il pizzo da 1,3 miliardi senza un cip. Visto però che l’UE continua a trattarci come pezze da piedi, perfino la partitocrazia ora sente  il bisogno di abbozzare una – seppur minima – resistenza: non fosse altro che per salvarsi la faccia (di palta) davanti agli elettori (già sapendo che li tradirà per l’ennesima volta).

Il copione è già noto

Ed infatti dalla consultazione federale appena conclusa emergono da parte dei partiti delle resistenze al dono miliardario. Motivate in particolare con l’equivalenza della borsa svizzera, che Bruxelles riconosce solo fino a fine anno.  Sarà  anche un tema importante. Ce ne sono però di più importanti: come la sovranità nazionale ed i diritti popolari minacciati dall’UE. Il triciclo però non li cita. Evidentemente se ne impipa.

Intendiamoci:  nessuno si fa fare fesso da questi “moti d’orgoglio” dell’ultim’ora. Quando si tratterà di venire al dunque, ovvero di votare alle Camere federali gli 1.3 miliardi di contributo di coesione, i deputati del triciclo si produrranno in tanti blablabla critici sperando di fari riprendere dai media; poi, da bravi soldatini, tutti a schiacciare il tasto verde.E, va da sé, la partitocrazia farà tutto quello che potrà affinché il popolazzo non possa votare sul regalo da 1.3 miliardi all’UE (attualmente la procedura non prevede la chiamata alla urne).

CdS fuori a sbalzo

Purtroppo non c’è limite al peggio. Se infatti nella consultazione sugli 1.3 miliardi di coesione la partitocrazia ha sollevato qualche eccezione, ilgovernicchio cantonale, invece, non ne ha sollevata nessuna.Si è dichiarato favorevole, senza condizioni, a pagare il contributo di coesione. Questo il messaggio inviato a Berna: “Salutiamo favorevolmente il sostegno posto in consultazione, preso atto delle ricadute positive che il primo contributo (deciso nel 2007) ha avuto – direttamente o indirettamente – sull’economia svizzera e di quelle, altrettanto positive, prospettate per il (secondo) contributo in oggetto (cfr. Rapporto ad 3.3), e considerato lo scopo di promuovere e consolidare un quadro istituzionale stabile all’interno dell’Unione europea, che favorisca i mercati e agevoli i rapporti e gli scambi commerciali”.

Fantozzi direbbe: “Una ca_ata pazzesca”. Noi rimaniamo senza parole davanti ad un simile concentrato di baggianate politikamente korrette. Che è  farina del sacco di chi? Del Dipartimento PLR o del cancelliere PLR?

Schiaffo ai ticinesi

Piccolo promemoria. Nel 2006, quando si trattò di votare sul primo miliardo di coesione,  il 63% dei ticinesi lo bocciò sonoramente.Se sul nuovo regalo all’UE, ingiustificato e senza uno straccio di contropartita,  il popolo potrà decidere (e sarebbe il minimo…) poco ma sicuro che i ticinesi lo affosseranno con l’80% di NO. Ciò significa che il Consiglio di Stato verrebbe letteralmente asfaltato. Ma il governicchio ci tiene così tanto a farsi male da solo?

Unica “consolazione”: all’atto pratico queste consultazioni contano come il due di briscola. Ma è evidente che il sì del CdS a Berna verrà utilizzato contro il Ticino. Pori nümm…

La nostra posizione è chiara: all’UE nemmeno un centesimo, gli 1.3 miliardi sciaguratamente promessi rimangono in Svizzera a beneficio dei cittadini elvetici, nessun accordo quadro istituzionale e disdetta della libera circolazione. SWISSEXIT!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Esplodono i doppi passaporti: aumento del 40% in otto anni!

Ma come, le naturalizzazioni facili non erano tutta una balla populista e razzista?

Ohibò, perfino la blasonata NZZ  (Neue Zürcher Zeitung) si è resa conto dell’esplosione dei doppi passaporti in Svizzera. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

Nei giorni scorsi infatti la testata zurighese, ma guarda un po’, ha dovuto constatare che negli ultimi anni c’è stata una vera impennata dei doppi passaporti. Il loro numero è aumentato del 40% in 8 anni. Gli svizzeri (?) con nazionalità plurima sarebbero infatti 1.5 milioni. Se poi aggiungiamo che nel nostro paese un quarto della popolazione è straniera, una qualche domandina nasce spontanea. A maggior ragione in Ticino, dove gli stranieri sono un terzo degli abitanti e dove entrano ogni giorno oltre 65’500 frontalieri e svariate migliaia di padroncini e  distaccati.

Tirando le somme, è quindi evidente che i ticinesi sono già minoranza in casa loro. In questo sfigatissimo Cantone ci sono infatti più lavoratori stranieri che ticinesi. E se aggiungiamo i neo-svizzeri…

Lo sbaglio

E’ evidente che l’errore è stato quello di autorizzare la doppia cittadinanza nel 1992. Il che, assieme alle naturalizzazioni facili sotto la pressione del ricatto morale – se un legislativo osa rifiutare il passaporto rosso ad un candidato, i soldatini del pensiero unico spalancatore di frontiere e multikulti iniziano subito a strillare istericamente al “razzismo” –  ha portato alla concessione della cittadinanza elvetica ad una valanga di stranieri dall’integrazione dubbia e dalla motivazione ancora più dubbia. Basti pensare che anche i ragazzotti musulmani che rifiutavano di dare la mano alla docente perché donna erano in predicato di ottenere il passaporto rosso. E più vicino a noi, a Lugano, la maggioranza del Consiglio comunale è di recente riuscita ad approvare la concessione dell’attinenza comunale ad una candidata con un debito di mezzo milione nei confronti dello Stato sociale. E questo malgrado il preavviso negativo del Municipio (il mondo che gira al contrario).

Pezzo di carta?

E’ evidente che la possibilità della doppia (o tripla, o multipla…) cittadinanza trasforma il passaporto rosso in un semplice pezzo di carta. Un nuovo documento da aggiungere a quello (o quelli) che già si possiedono, così da tirar fuori ora l’uno ora l’altro a seconda della convenienza del momento. Sarebbe poi interessante sapere quante domande di rendite d’invalidità vengono “improvvisamente” depositate da persone naturalizzate di fresco con motivazioni fumogene e difficilmente verificabili  (mal di schiena, problemi psichici…). Qui si potrebbe aprire un lungo capitolo sui medici compiacenti; oppure sui medici che vengono minacciati affinché emettano il certificato voluto. Si ricorderà inoltre che qualche anno fa la ditta incaricata di verificare le rendite AI svizzere di taluni cittadini balcanici – non si sa se naturalizzati o meno – tornati nella Patria natìa dovette rinunciare al mandato a seguito delle minacce ricevute.

Politici federali con il piede in più scarpe

Che perfino dei politici a livello federale abbiano più passaporti è a dir poco scandaloso. Eppure ce ne sono. E nemmeno pochi. Ma sappiamo che per la partitocrazia va bene così: il triciclo PLR-PPD-P$$ ha infatti bocciato la mozione di chi scrive che chiedeva che i deputati alle Camere federali, ed i Consiglieri federali, avessero un solo passaporto. Hai capito i soldatini del pensiero unico? Perfino i Consiglieri federali con più nazionalità andrebbero bene!

Rendere l’abbandono della nazionalità originaria presupposto per ottenere quella elvetica certamente non risolverebbe tutti i problemi di integrazione. Però almeno imporrebbe ai candidati di rinunciare a qualcosa. Ci sarebbe già un primo indicatore della reale motivazione degli aspiranti cittadini svizzeri. E, chissà come mai, c’è come il vago sospetto che, qualora i doppi (o tripli) passaporti non fossero più autorizzati, il numero delle richieste di naturalizzazione diminuirebbe drasticamente. Ciò che, tra l’altro, fornirebbe anche delle cifre più attendibili di quelle attuali sulla reale percentuale di popolazione straniera in Svizzera. Le naturalizzazioni facili servono alla casta anche per taroccare i dati dell’immigrazione.

Il cambiamento è possibile

Cambiare l’andazzo attuale non solo è necessario, ma è doveroso. Se si regalano passaporti rossi a chi della Svizzera se ne impipa alla grande, poi non meravigliamoci se il paese viene quotidianamente svenduto. Il problema, è evidente, va ben oltre la nazionale di calcio di cui parecchio si parla in questi giorni…

Ricordiamoci inoltre che il Giappone ha il 2% di stranieri. E certamente non a seguito delle naturalizzazioni facili. Noi naturalizziamo a tutto spiano e ciononostante abbiamo ancora il 25% di popolazione estera. Anche il Paese del Sol Levante ha un problema di invecchiamento demografico. Ma non per questo spalanca le frontiere! Ulteriore dimostrazione che cambiare si può e si deve.

 

 

La SECO continua a prenderci per i fondelli: chiudiamola!

Nuovo documento farlocco per farci il lavaggio del cervello pro-libera circolazione

I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate a scopo di lavaggio del cervello pro-libera circolazione, ci regalano l’ennesima perla! Ossia, il nuovo bilancio sulla libera circolazione, presentato pubblicamente nei giorni scorsi. E cosa dice questo ulteriore documento propagandistico? Esatto, dice che l’è tüt a posct! La libera circolazione è una figata pazzesca! Effetti negativi? Nemmeno l’ombra!

Anzi, i burocrati della SECO pretendono addirittura di raccontarci che i flussi migratori dalla fallita UE sarebbero diminuiti del 10% (uella!) nel 2017 rispetto all’anno precedente! A parte che l’andamento di questi flussi è ciclico, punto primo il saldo migratorio rimane comunque un multiplo di quello promesso dal Consiglio federale prima della votazione sui bilaterali, e punto secondo, visto che la barca è piena, una diminuzione è tutt’altro che sorprendente!

Roland, ma va a ciapà i ratt!

Come se non bastasse, assieme ai soldatini della SECO a pontificare in conferenza stampa a favore della devastante libera circolazione c’era anche tale Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori. Secondo costui “non c’è alcuna sostituzione della manodopera indigena, nemmeno in Romandia ed in Ticino”. Certo, come no! O Roland, ma ci sei o ci fai? Il Ticino l’hai visto solo in cartolina? E poi il triciclo spalancatore di frontiere ha ancora il coraggio di propinare simili bestialità per informazioni oggettive? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Ciurlano nel manico

L’ennesimo florilegio di boiate pro-frontiere spalancate dei burocrati della SECO si spiega facilmente. La libera circolazione, voluta dalla casta, ciurla nel manico. E a qualcuno (malgrado il caldo) comincia a diventar fredda la camicia. La macchina per il lavaggio del cervello è dunque  già in azione. Il fatto che l’iniziativa popolare per la disdetta della libera circolazione delle persone sia riuscita in tempo di record – 125 mila firme raccolte in sei mesi, quando c’era a disposizione un anno e mezzo per raccoglierne 100mila – è un segnale chiaro: sempre più svizzeri ne hanno piene le scuffie. E più passa il tempo, più il numero di questi svizzeri aumenta. Quindi, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale mobilitano i loro soldatini. A partire dalla SECO. Quest’ultima, inquadrata nel dipartimento del buon Johann “Leider” Ammann – grazie PLR! – ci costa 100 milioni di Fr all’anno (!) per produrre statistiche farlocche e per prendere decisioni demenziali: sempre contro gli interessi dei cittadini elvetici e sempre all’insegna delle braghe calate davanti agli eurobalivi. Ricordiamo che la SECO ha avuto la geniale idea di decidere (?), senza che nessuno avesse chiesto alcunché, di estendere la disoccupazione parziale (il “guadagno intermedio”) ai frontalieri. Perché? Così!

E corre addirittura voce che sempre la SECO sia favorevole all’accettazione del nuovo demenziale Diktat UE: quello che pretenderebbe di far pagare agli svizzerotti fessi la disoccupazione dei frontalieri (i quali già stanno esultando).

La domanda è sempre la stessa: perché mai dovremmo continuare a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare dei burocrati che ci giocano contro e fanno solo danni? Ma chiudiamo la SECO che è ora!

Lorenzo Quadri

Divieto di burqa: i lacchè di Bruxelles dicono Njet!

Figuriamoci se i “sette” si sognano di opporsi all’islamizzazione della Svizzera

 

Come da copione, il Consiglio federale dice “Njet” all’introduzione del divieto di burqa su scala nazionale. Tale è infatti la presa di posizione sull’iniziativa popolare che chiede di estendere il divieto plebiscitato dal popolo ticinese a tutta la Svizzera. Sul tema dovranno ancora esprimersi le Camere federali. Comunque e soprattutto, visto che stiamo parlando di un’iniziativa popolare, l’ultima parola l’avranno i votanti. In sostanza, dunque, si sta disquisendo solo sull’indicazione di voto che verrà pubblicata sul “libretto” ufficiale. Un’indicazione che conta sempre meno.

Constatazioni desolanti

E’ desolante constatare che, mentre vari governi e parlamenti europei introducono spontaneamente il divieto di velo integrale, in Svizzera la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti tenta ancora di fare muro davanti alle iniziative popolari in tal senso. Non solo niente divieto di burqa, ma anche niente divieto di finanziamenti esteri alle moschee, niente messa fuori legge di gruppi islamisti, niente condanne penali ai medesimi (il Ministero pubblico della Confederazione “canna” gli atti d’accusa), niente divieti di distribuzione del Corano a scopo di radicalizzazione… insomma, niente di niente. Nemmeno l’espulsione dalla Svizzera dei terroristi islamici è certa. Infatti si trova sempre il giudice di turno disposto a sostenere che questa foffa non può essere espulsa (“sa po’ mia!”) in quanto nel paese d’origine rischierebbe di trovarsi “in pericolo”. Sicché rimane qui a mettere in pericolo tutti quelli che vivono in Svizzera; e questo indipendentemente da nazionalità e religione. E dire che nella Costituzione federale è contemplata l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma naturalmente la partitocrazia è riuscita a sabotare la volontà popolare anche a questo proposito, varando l’ennesima legge-ciofeca. Ed infatti, Consiglio federale e “triciclo” hanno preso per i fondelli i cittadini raccontando che, grazie alle nuove norme “restrittive” (come no!) sarebbero stati espulsi in media dal paese 4000 delinquenti stranieri all’anno. Invece le espulsioni annuali sono 400: ovvero un decimo!

Totale inattività

La decisione del Consiglio federale contraria al divieto di burqa su scala nazionale – presa di posizione che, per fortuna, all’atto pratico conta come il due di briscola – non costituisce un “caso isolato”. Si iscrive, al contrario, nella linea di totale inattività nella lotta agli islamisti. Ai quali in Svizzera “deve” essere concesso di farsi allegramente i propri comodi.

Il divieto di burqa serve ad affermare i valori occidentali e cristiani a fronte di quelli dell’islam politico, che sono incompatibili con i nostri. Evidentemente il Consiglio federale non ne vuole sapere. Del resto, la ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga, titolare del dossier, non solo è esponente di un partito, il P$$, che vorrebbe rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, ma si inventa i piani per tenere in Svizzera il maggior numero possibile di finti rifugiati (la stragrande maggioranza dei quali musulmani). Piani che prevedono di spendere oltre 130 milioni all’anno nel tentativo – destinato al fallimento – di integrare i migranti economici nel tessuto lavorativo svizzero. Evidentemente a scapito dei senza lavoro elvetici, per i quali Sommaruga e colleghi non muovono paglia: sarebbe “discriminatorio” nei confronti degli stranieri!

Comunque, non ci vogliono doti di veggente per prevedere che, sul divieto nazionale di burqa, il Consiglio federale verrà asfaltatoin votazione popolare.

Lorenzo Quadri