19.5: si vota sulla ripresa automatica del diritto UE

Il Diktat disarmista di Bruxelles non è un tema di nicchia, ma ci riguarda tutti

 

Archiviate queste elezioni cantonali, i cittadini ticinesi dovranno tornare alle urne tra poche settimane per la votazione del 19 maggio. All’ordine del giorno ci sarà il recepimento della direttiva disarmista dell’UE. I cittadini svizzeri dovranno insomma decidere se calare le braghe davanti al  Diktat di Bruxelles, gettando nel water le nostre leggi, le nostre tradizioni, perfino la nostra volontà popolare – poiché le misure che i funzionarietti dell’UE bramano ora d’imporci sono state respinte dal popolo nel febbraio del 2011 – o se dimostrare di essere padroni in casa propria. Fermo restando che se, magari credendo all’isterico quanto farlocco ricatto della casta su “Schengen in pericolo”, ci si china a 90 gradi adesso, vuol dire che la strada sarà segnata anche per il futuro.

Questo è il succo della questione; questo è il vero tema su cui si vota. Il 19 marzo si tratta di dire di Sì o di No alla svendita della Svizzera a Bruxelles.

Argomenti penosi

Come sappiamo, sotto le cupole federali la partitocrazia cameriera dell’UE (PLR-PPD-P$) ha approvato la calata di braghe davanti alla direttiva disarmista di Bruxelles. Usando argomenti a dir poco penosi.

Per il suo obiettivo ufficiale, ovvero la lotta al terrorismo islamico, il Diktat di Bruxelles è del tutto inutile: i seguaci dell’Isis – come pure i delinquenti in generale – per i loro crimini non utilizzano di certo armi legalmente dichiarate. Questo è riconosciuto da tutti;  è emerso anche nel dibattito alle Camere federali. La nuova ministra di giustizia, la liblab Karin Keller Sutter (KKS), davanti all’evidenza, si è dovuta inventare l’astrusa teoria secondo cui la calata di braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles non sarebbe una misura di “lotta al terrorismo”, bensì di “lotta agli abusi”. Di quali “abusi” si tratterebbe, non è dato sapere.

La linea ora assunta dalla casta per infinocchiare i cittadini è adesso quella negazionista: sostenere che, anche adottando la nuova direttiva, “non cambia niente”. Questa è una balla clamorosa. Se con la direttiva non cambia niente, come mai ci sono degli Stati membri UE che la rifiutano? Se non cambia niente, perché dovremmo calare le braghe? Siamo già in regola così…

Cambia tutto

E’ invece evidente che le cose, se il Diktat disarmista dovesse passare, cambieranno eccome. Ed infatti, la norma prevede – secondo la notoria tattica del salame – un inasprimento a ritmo quinquennale.  Quindi: si comincia con cambiamenti (relativamente) circoscritti. Poi arriva la pillola. Ed arriva in automatico. Senza che il cittadino possa emettere un cip.

E’ chiaro che la posta in gioco il prossimo 19 maggio non sono solo le armi in possesso dei cittadini onesti, dei tiratori, dei cacciatori, dei collezionisti, eccetera. Non si tratta di andare a disquisire su caricatori di dieci o venti colpi; questioni di cui il “comune cittadino” non ha peraltro la più pallida idea.

I sostenitori dell’ennesima calata di braghe tentano di contrabbandare l’oggetto in votazione per un tema di nicchia, che tocca solo alcune categorie di cittadini, mentre per la grande maggioranza non cambierebbe nulla.

Ebbene, non è affatto così: gettare nel water la volontà popolare, cancellare le nostre tradizioni e le nostre leggi, farci schiacciare gli ordini da Bruxelles, è un cambiamento radicale e catastrofico. Oggi è la direttiva UE sulle armi. Domani sarà quella sulla cittadinanza, sui TIR da 60 tonnellate, sulle misure accompagnatorie, eccetera. Se il Diktat disarmista UE dovesse venire accolto, il popolo elvetico spalancherebbe porte e finestre alla ripresa automatica del diritto comunitario. E questa sarebbe una vera catastrofe. Per tutti i cittadini svizzeri. E per la nostra democrazia diretta.

“Salvare Schengen”?

Quanto alla fregnaccia di “Schengen in pericolo” se non caliamo le braghe anche questa volta: non se la beve nessuno!

Punto primo: i balivi di Bruxelles, dalla permanenza della Svizzera nello spazio Schengen, ci guadagnano dei bei soldoni, oltre che informazioni affidabili. Non hanno alcun interesse ad escludere la Confederella, costi quel che costi.

Punto secondo:l’importanza delle banche dati Schengen – anche a causa della scarsa qualità delle informazioni inserite da taluni Stati – è ampiamente sopravvalutata. Questo accade per evidenti ragioni politiche. Fa comodo far credere che Schengen sia indispensabile. Ebbene, non lo è. Del resto, la Svizzera ha deciso di aderirvi solo nel 2005.

Il prossimo 19 maggio, asfaltiamo il Diktat disarmista dell’UE!

In gioco non ci sono “solo” le armi dei cittadini onesti. In gioco ci sono la nostra indipendenza, la nostra sovranità, i nostri diritti popolari. E questi non sono temi di nicchia. Sono temi che ci riguardano tutti!

Fino a quando?

Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha appena votato la marchetta da 1.3 miliardi all’UE, vuole lo sconcio accordo istituzionale che ci trasformerà in un baliaggio di Bruxelles, adesso anche la direttiva disarmista. Fino a quando permetteremo che questi politicanti svendano la Svizzera?

Lorenzo Quadri

I salari si difendono solo stando alla larga dall’UE

Se il voto di protesta per le disparità sociali premia gli spalancatori di frontiere…

Come detto in più occasioni, la battaglia determinante per il futuro della Svizzera è quella sui rapporti con la fallita UE. I funzionarietti di Bruxelles, come ben sappiamo, vogliono comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello sostenuto dalla partitocrazia, dalla stampa di regime e da Economiesuisse. Questi ultimi sono poi i soldatini dei manager STRANIERI delle multinazionali. I quali manager vogliono il mercato aperto per ingrassarsi le saccocce; e se ne impipano della Svizzera e degli svizzeri.

Si cederà su tutto

La partitocrazia PLR-PPD-P$$, sullo sconcio accordo quadro, ha calato le braghe ad altezza caviglia. Perché non esiste alcun “Sì, ma”. Se si dirà Sì, poi sarà piegamento a 90 gradi. Su tutto e senza condizioni. Altro che venire a raccontare, pensando di fare fesso il popolazzo, storielle del tipo: “Sì all’accordo quadro, ma le espulsioni degli stranieri che delinquono non sono in discussione”; oppure: “sì all’accordo quadro, ma non vogliamo mantenere tutti i migranti economici con passaporto UE”; o ancora: “sì all’accordo quadro, ma le misure accompagnatorie non si toccano”. Queste sono solo emerite FREGNACCE: una volta sottoscritto il trattato coloniale, il triciclo PLR-PPD-P$$ in men che non si dica capitolerà sulla protezione dei salari, sull’espulsione dei criminali stranieri, sul transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate, e su tutto il resto. Ai cittadini verrà propinata la solita fanfaluca che “bisogna salvare i rapporti con l’UE”. Il tutto condito con gli ormai abituali sondaggi farlocchi. Come quello recente, che va ben oltre il limite della barzelletta,  secondo cui il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole all’ accordo quadro. Certo, come no!

Basta con il mantra

E’ ora di piantarla di utilizzare il mantra dei “rapporti con l’UE da salvare” per contrabbandare qualsiasi oscenità. E bisogna essere consapevoli che non si sta cedendo su questioni di dettaglio, o di “nicchia”. Quella in atto è nientemeno che  la svendita della Svizzera. A parole il triciclo nega scandalizzato di volere l’adesione del nostro paese all’UE. Nei fatti, invece, ci sta portando nella fallita Disunione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta). E lo sconcio accordo quadro costituisce una bella fettona.

Solo poche settimane fa il triciclo PLR-PPD-P$$ ha deciso di versare la marchetta da 1.3 miliardi di Fr all’UE. Quella che, secondo l’eurosenatore Pippone Lombardi ed il presidente liblab Bixio Caprara, sarebbe servita “per oliare”. Ed infatti, è servita così tanto che, a distanza di pochi giorni, Bruxelles ha sparato zero sulle misure accompagnatorie, pretendendone l’eliminazione.

Protezione dei salari?

Al proposito è stata plateale la giravolta dei $inistrati. Altro che “protezione dei salari”. La “linea rossa” è stata spazzata via, eppure loro ancora vogliono l’accordo quadro. Perché, a $inistra, la smania di Europa la fa da padrona. Altro che difendere i lavoratori! I lavoratori ed in salari, mettiamocelo bene in zucca, si difendono solo combattendo la sudditanza della Svizzera all’UE!

Ed in questo senso, specie in Ticino, è preoccupante che – a quanto pare: perché poi la verità rivelata non l’ha in tasca nessuno… – il 7 aprile una parte del voto di protesta sia andato a partitini a $inistra della $inistra; ma comunque sempre spalancatori di frontiere.

Il colmo

Non serve essere dei politologi per capire che il voto di protesta è legato alle crescenti disparità sociali: si sta “lasciando indietro” troppa gente. La principale causa è lo sfascio del mercato del lavoro generato dall’invasione da sud. Le cifre – non stiamo qui a ripeterle per l’ennesima volta – non permettono dubbi. Le cifre vere, ovviamente; non i dati taroccati della SECO.

Che il voto di protesta per le disparità sociali vada a chi ne ha sempre sostenuto ad oltranza, e con isteriche accuse di razzismo agli oppositori, la prima causa, ovvero la libera circolazione, è davvero il colmo. Gli akkulturati parlerebbero di sindrome di Stoccolma. Un tema su cui riflettere.

Lorenzo Quadri

Picchiatore tedesco espulso lieto fine oppure tranello?

L’esito finale è quello dovuto, ma la sentenza dei legulei del Tribunale federale…

 

Tutto è bene quel che finisce bene? Dipende. In molti ricorderanno il caso, anche perché aveva fatto parecchio discutere, del 27enne picchiatore tedesco (ma come: i giovani stranieri violenti non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista?) che la Corte d’appello zurighese aveva rifiutato di espellere dalla Svizzera, smentendo la sentenza dell’istanza precedente. E questo malgrado i reati di cui il bellimbusto si è reso colpevole siano di quelli che prevedono, per legge, l’espulsione obbligatoria.

“Sa po’ mia”?

Perché i legulei della Corte d’appello zurighese hanno deciso che rispedire a casa propria il picchiatore tedesco “sa po’ mia”? E questo alla faccia della legge svizzera – e dell’iniziativa popolare per l’espulsione degli stranieri che delinquono – che al proposito parla chiarissimo?  Stranamente, non blaterando di “misura sproporzionata”. Non, quindi, ricorrendo alla solita arrampicata sui vetri con cui i magistrati politicizzati, piazzati sulla cadrega dalla casta spalancatrice di frontiere, gettano nel water la volontà popolare quando si tratta di espellere delinquenti stranieri. Bensì con una motivazione ancora più sfacciata. Ossia, che l’espulsione sarebbe contraria alla devastante libera circolazione delle persone. In altre parole: a causa della devastante libera circolazione, la Svizzera non potrebbe più espellere nessun delinquente, se questo è un cittadino UE. Echissenefrega se il popolo ha deciso altro. Echissenefrega di quello che sta scritto nella Costituzione. Per i soldatini della partitocrazia, la Carta fondamentale dello Stato vale come la carta da gabinetto. Lo si è ben visto quando si è trattato di tradurre in legge il “maledetto voto” del 9 febbraio 2014. Solo i trattati capestro con la fallita UE contano. Davanti a Bruxelles, bisogna sempre e comunque mettersi a 90 gradi!

Non cantiamo vittoria

Ora, l’aberrante sentenza cantonale è stata ribaltata dal Tribunale federale (non proprio un gremio di beceri leghisti). Quindi, il picchiatore tedesco verrà espulso. Tutto è bene quel che finisce bene, allora? Non proprio. Non cantiamo vittoria troppo presto. Infatti, l’ennesimo delinquente straniero che ci siamo messi in casa verrà sì rimandato al natìo paesello. Ma con la seguente motivazione: in Svizzera non ha un posto di lavoro e nemmeno una residenza permanente. Ohibò. Questa cosa non ci piace. Ma proprio per niente. Infatti, se ne deve dedurre che, se il picchiatore teutonico avesse avuto un lavoro e/o (?) una residenza fissa in Svizzera, NON sarebbe stato espulso? In altre parole: l’espulsione del picchiatore tedesco è possibile non perché così prevede quanto deciso dal popolo svizzero, ma solo perché essa è comunque compatibile con la libera circolazione? Libera circolazione über Alles e svizzerotti giù a 90 gradi? Qui davvero non ci siamo!
Ennesima dimostrazione che la libera circolazione delle persone va abolita!

Se il triciclo la spunta…

Inoltre, la motivazione della Corte d’appello che aveva rifiutato di espellere il picchiatore ci suona familiare. Sostenere infatti che, a causa della libera circolazione delle persone, gli svizzerotti asserviti a Bruxelles non possono espellere nessun delinquente straniero se costui è cittadino UE, significa applicare la direttiva dell’Unione europea sulla cittadinanza. Attualmente, per noi, questo Diktat non vale. Tuttavia, la direttiva del menga ci verrà imposta in tempo di recordnella sciagurata ipotesi in cui dovessimo sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Come vuole il triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

Lavoro: P$ contro gli annunci per gli svizzeri

Certo che questi $inistrati del P$ (=Partito degli Stranieri) sono uno spettacolo! Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli!

In quel di San Gallo è infatti accaduto che una ditta di trasporti a conduzione familiare ha pubblicato un annuncio di lavoro per la ricerca di un autista di camion. Requisiti: confederato, con un ottimo spirito di squadra, e che mangi carne di maiale. Perché carne di maiale? Perché, spiega l’azienda, “siamo una ditta a conduzione familiare; i buoni rapporti e la convivialità tra collaboratori sono fondamentali. E a fine giornata ci piace ritrovarci e gustare assieme un po’ di carne di maiale o un cervelat”.

Apriti cielo. L’annuncio ha suscitato l’ira funesta del kompagno di turno: tale Bujar Zenuni, non patrizio di Corticiasca e nemmeno di Rossrüti, presidente del progetto “P$ migranti” del Canton San Gallo. Costui ciancia di discriminazioni e pretende “scuse pubbliche”.

Eh già: adesso un’azienda privata non può decidere di assumere cittadini svizzeri che mangino carne di maiale senza suscitare l’ira funesta di $inistrati in arrivo da altre culture come il buon Zenuni, i quali pretendono di arrivare in casa nostra e di accusarci di razzismo. Costoro, però, sugli annunci di lavoro per soli frontalieri, che discriminano gli svizzeri, non hanno nulla da dire. Mai! Perché gli svizzerotti “chiusi e gretti” possono venire discriminati nel proprio Paese, magari da responsabili del personale stranieri, senza che nessun moralista multikulti proferisca un cip. Ovvio: i $ocialisti si mobilitano solo per gli stranieri.

Anche l’inutile commissione…

Inutile dire che sul caso (?) della società di trasporti sangallese si è mobilitata anche l’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo, ormai ridotta ad inventarsi il lavoro. La deplorevole (?) vicenda, secondo la funzionarietta di turno, “Va presa sul serio”. Uhhh, che pagüüüraaa! Qui l’unica cosa che va presa sul serio è la richiesta di abolizione dell’inutile Commissione federale contro il razzismo: quella che serve solo ad accusare gli svizzeri di razzismo per costringerli, sotto la pressione del ricatto morale, a “far entrare tutti”; quella che non fa mai un cip sul razzismo d’importazione (ovvero, migranti economici che sono razzisti, sessisti, antisemiti, cristianofobi, omofobi, eccetera); e quella che naturalmente, proprio come i $inistrati con i piedi al caldo, starnazza indignata per un’offerta di lavoro riservata agli svizzeri, ma non ha MAI niente da dire sugli annunci per soli frontalieri che compaiono un giorno sì e l’altro pure sui media di questo sfigatissimo Cantone!

Lorenzo Quadri

E il divieto di finanziamenti esteri alle moschee? Sveglia!

Ohibò, avevamo ragione! Milioni dal Qatar per foraggiare gli islamisti, anche a Lugano

Con un discreto ritardo – il Mattino ne ha scritto già la scorsa domenica, ed il Mattinonline ancora prima –  mercoledì anche il Corriere del Ticino si è accorto del libro francese Qatar Papers, di recente pubblicazione.

I due autori del volume hanno indagato le attività di un’ ONG controllata dal governo dell’emirato del Qatar.  Questa ONG avrebbe stanziato cifre enormi – si parla di oltre 71 milioni di euro – per finanziare una fitta di rete di moschee in tutta Europa. Moschee vicino all’organizzazione fondamentalista dei Fratelli musulmani.

Di questi 71 milioni, quasi quattro sarebbero giunti in Svizzera ed 1.7 a Lugano. Dove di preciso? Mistero!

Non sono gli unici

Con soldi in arrivo dall’estero, dunque, viene finanziata la diffusione in Svizzera dell’islam radicale, incompatibile con il nostro modello di società. La volontà dei “foraggiatori” è evidente: islamizzare la Svizzera ed impedire l’integrazione dei musulmani che ci vivono.

E sicuramente il Qatar non è l’unico Stato islamista a prodursi in simili iniziative. Sappiamo ad esempio che la Turchia fa la stessa cosa, ed in Svizzera apre pure delle scuole telecomandate direttamente dal governo di Ankara. Tanto per fare il lavaggio del cervello fin da bambini ai migranti turchi che vivono dalle nostre parti. E naturalmente gli svizzerotti rilasciano le autorizzazioni senza cipire: “non si può (sa po’ mia!) dire di no!”.

Intenzioni perniciose

Il libro Qatar Papersconferma, semmai ce ne fosse bisogno, che tante moschee e centri culturali presenti nella nostra realtà – non solo nazionale, ma anche ticinese e luganese – non sono finanziati dalle offerte dei fedeli. I fondi arrivano da molto lontano e con intenzioni tanto precise quanto perniciose. Di conseguenza, questi finanziamenti esteri vanno proibiti. Ma naturalmente il Consiglio federale e la partitocrazia, imbesuiti dal politikamente korretto, rifiutano di intervenire. Anche se sollecitati.

Lucidità di breve durata

Nel settembre 2017, in un raro sprazzo di lucidità, la risicata maggioranza del Consiglio nazionale accolse una mozione di chi scrive che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici. L’atto parlamentare chiedeva anche che le prediche nelle moschee si tenessero nella lingua locale, e questo per due motivi: 1) i contenuti devono essere trasparenti e 2) gli imam la lingua del posto la devono imparare.

Naturalmente l’approvazione della mozione  avvenne con la stizzita protesta della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, ai tempi a capo del Dipartimento federale di giustizia.

Come troppo spesso accade, la lucidità bernese ha avuto vita breve. Ci hanno pensato gli esponenti del triciclo multikulti ed islamofilo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati ad affossare l’atto parlamentare.

La punta dell’iceberg

Adesso il problema dei finanziamenti esteri di moschee e centri culturali islamici comincia ad emergere in tutta la sua enormità, pronto a deflagrare. Come detto, il Qatar non è certo l’unico “attore” presente su questo mercato. Di Stati ed organizzazioni vicini all’islam radicale, e con molti soldi da mettere a disposizione, ce ne sono a iosa.

La nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS) deve cambiare urgentemente rotta. Se le autorità davanti all’avanzata islamista continuano a rimanere alla finestra blaterando che “non si può discriminare”, fanno il gioco degli islamisti. E questo ci porterà allo sfascio. Intanto le previsioni “catastrofiste” si stanno avverando tutte.

Per cui, smettiamola di non vedere e di non sentire; smettiamola di nasconderci dietro la foglia di fico del “programma federale contro la radicalizzazione”, una sconcertante ciofeca prodotta da burocrati federali ro$$i ed islamofili. Cominciamo a saltare il fosso e a prendere qualche misura concreta. Prima fra tutte, il divieto dei finanziamenti esteri alle moschee, che peraltro già esiste in Austria.

O dobbiamo pensare che non c’è alcuna differenza tra la liblab KKS e la kompagna Sommaruga, tra PLR e P$$? Perché per ora (?) è difficile, vedi impossibile, giungere  ad una conclusione diversa!

Lorenzo Quadri

 

Brucia un simbolo cristiano ed i musulmani esultano

Disastro Notre-Dame: incidente o attentato? In ogni caso, è ora che l’Europa si svegli

 L’incendio alla cattedrale di Notre-Dame è stato un duro colpo al cuore dell’Occidente cristiano. Non tanto per il valore artistico di quanto andato in fumo, che gli esperti contestano, ma per il ruolo-simbolo di quello che era, “et pour cause”, uno dei monumenti più ammirati della Francia.

L’onda di solidarietà è stata soprattutto francese. La fallita Unione europea non si è certo “tirata giù la pelle di dosso”. Forse il presidente “diversamente astemio” della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker al momento della catastrofe non era sobrio (era già sera).

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che, se fosse andata a fuoco un’importante moschea, la maggioranza politica – quella asservita al pensiero unico spalancatore di frontiere, multikulti ed islamofilo – avrebbe reagito assai diversamente. E di certo non avrebbe perso l’occasione per puntare il dito contro gli odiati “sovranisti”.

Lo squallore di “Micron”

Particolarmente squallido, ma non c’era da attendersi altro, l’atteggiamento del presidente francese, il soldatino dell’establishment Emmanuel Macron. Essendo la sua popolarità in caduta libera, Monsieur le Président tenta  di cavalcare la disgrazia nazionale per il proprio tornaconto personale. Dunque si spaccia per colui che ricostruirà la cattedrale bruciata in tempo di record. Per la serie: sia benedetto l’incendio che mi consente di fare marketing di me medesimo. Miserevole.

Non sapremo mai la verità

La devastazione della Cattedrale di Notre-Dame viene venduta come incidente. Ma è davvero così? O si è invece trattato di un attentato islamista? La verità non la sapremo mai. Se il disastro fosse di origine dolosa ed islamica, la casta immigrazionista e la stampa di regime ad essa asservita (ovvero la stragrande maggioranza dei mass media) ben si guarderebbero dal farlo sapere. Perché sarebbe la conferma che bisogna chiudere le frontiere e rimandare al natìo paesello troppi migranti (economici) non integrati e non integrabili che si sono installati nel Vecchio Continente. Sarebbe, soprattutto, la sconfessione totaledelle politiche globaliste della casta.

Senza contare le conseguenze elettorali – devastanti per l’establishment – della scoperta che la cattedrale è bruciata per mano di un migrante musulmano.

Alcuni dati di fatto

Certo è che il numero delle chiese francesi bersaglio di atti vandalici è impressionante, e continua a crescere. Molti in particolare gli incendi. Ma naturalmente la casta verrà a raccontare che in Francia gli edifici sacri sono costruiti con materiali particolarmente infiammabili. Come no!

Sul tema, il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli ha pubblicato un documentato articolo sul suo sito.

Gli eccessi migratori in Francia hanno devastato il paese, riempiendolo di giovani musulmani non integrati e non integrabili. Da anni ormai gli ebrei fuggono dalla Francia dove, a seguito dell’avanzata islamista, si trovano in pericolo. La polveriera è destinata ad esplodere: è solo questione di tempo.

In più, dal 2001 ad oggi, sono stati conteggiati oltre 35mila attentati di matrice islamica nel mondo. E (come rileva il “Ghiro”)  l’incendio a Notre-Dame è scoppiato ad un mese esatto dall’attacco in due moschee a Christchurch, in nuova Zelanda.

Vista la situazione, in particolare in Francia, non ci sarebbe niente di strano nel pensare che il rogo non sia stato un incidente. E la fretta con cui –  per evidente comodità politica – è stata accantonata la pista islamista è quantomeno sospetta.

Quelli che esultano…

Attentato o incidente che sia, resta il fatto che – in Francia come pure in Europa – gruppi islamisti hanno esultato per la distruzione di Notre-Dame. Questo è gravissimo. Se tra gli islamisti che godono per la devastazione di un simbolo dell’Occidente cristiano ce ne sono di residenti in Svizzera, costoro vanno espulsi per direttissima. Föö di ball!  Se qualche cittadino elvetico si fosse sognato di festeggiare la distruzione di una moschea, i moralisti a senso unico starebbero starnazzando al “razzismo” a pieni polmoni, ed avrebbero già infesciato il Ministero pubblico di denunce penali.

Qui, invece, silenzio tombale: ai migranti in arrivo da “altre culture” è permesso tutto. Il loro razzismo nei nostri confronti non è mai un problema, idem dicasi per il loro antisemitismo e per la loro cristianofobia. Non se ne può nemmeno parlare! Ed in particolare non ne parla l’inutilissima e strabica Kommissione federale contro il razzismo, presieduta da un’ex politicante del PLR, che serve solo ad accusare gli svizzeri di razzismo per costringerli, sotto la pressione del ricatto morale, a “far entrare tutti” e ad autodiscriminarsi. Per questo, tale inutile commissione va abolita subito.

Se anche non ci fosse stato attentato, il fatto che migranti islamisti festeggino la catastrofe di Notre-Dame è grave più che a sufficienza per imporre di:

  • inasprire la politica di immigrazione (chiusura delle frontiere)
  • procedere con le espulsioni di personaggi non integrati e non integrabili
  • cominciare seriamente la lotta all’avanzata islamista, con misure concrete.

E questo non solo in Francia, ma anche da noi. “En marche!”, come direbbe qualcuno!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Intellettualini, tiè! Il suolo pubblico non è “cosa vostra”

Lugano, la polemica pasquale è durata poco: la croce d’acciaio resta al suo posto

 

Ecco servita la telenovela pasquale della città di Lugano: ovvero la croce d’acciaio dell’artista albanese dal nome impronunciabile ed intrascrivibile, piazzata – con sommo scandalo di taluni dirigenti museali, collezionisti, intellettualini vari ed ex politicanti – davanti alla Chiesa degli Angioli.

Le opere dello scultore albanese sono sparpagliate in tutto il centro cittadino. A portarle in città, l’imprenditore Riccardo Braglia. Le cui iniziative, evidentemente, danno fastidio ad una certa élite che si immagina di essere padrona della città.

Sul valore artistico delle opere non siamo in grado di disquisire; del resto, in via Monte Boglia siamo dei “beceri leghisti nemici della kultura”. L’effetto scenico, tuttavia, è sicuramente dato. E, se le opere sono state esposte a Venezia e a Firenze, proprio delle ciofeche non devono essere. Se poi si pensa a tutte le brutture che senza remore vengono acclamate come “capolavori contemporanei” per farne salire le quotazioni a beneficio delle scarselle dei proprietari…

Il “lieto fine”

Come noto, dopo qualche giorno di polemica, alla fine il municipio di Lugano ha deciso che la croce d’acciaio, malgrado le proteste del MASI e di altri akkulturati, resterà dov’è ora fino alla fine dell’esposizione, ovvero fino al 22 settembre; e quindi non verrà spostata dopo Pasqua. Tiè!

Il lieto fine, se così si può chiamare, non deve però nascondere quanto accaduto in precedenza. Ovvero, che MASI e dintorni pretendevano lo spostamento dell’opera adducendo quei pretestuosi argomenti spesso utilizzati dalla precedente capodicastero cultura per osteggiare proposte altrui: “non c’è la qualità richiesta”, “genera confusione con le iniziative museali” eccetera.

Le pressioni

Bersagliato dalle critiche e caduto in preda al panico, il MASI mercoledì sera ha pensato bene di diramare un comunicato in cui addirittura afferma di non aver mai chiesto la rimozione della croce. Una fandonia clamorosa. Certamente il Museo non ha messo la richiesta per iscritto. Ma ha fatto pressioni affinché l’opera venisse sloggiata, e perché ciò avvenisse addirittura prima di Pasqua.

Vero, per contro, che il problema non è mai stato il fatto che la scultura raffiguri una croce. E ci sarebbe mancato altro; del resto, dietro c’è una chiesa (e che chiesa!). Ma in questo periodo di indecente genuflessione agli islamisti e conseguente negazione delle nostre radici cristiane, ci si sarebbe anche potuti attendere il peggio.

“Giò do dida!”

Inaccettabile è però la pretesa di MASI ed addentellati di comandare non solo all’interno delle proprie sale, ma perfino sul suolo pubblico. A questi intellettualini ed ai loro supporter va chiarito che non hanno affatto facoltà di decidere cosa si espone su una piazza. Perché il suolo pubblico non è “cosa loro”; nemmeno quello in prossimità del LAC.

Forse questi intellettualini pensano che ogni desiderio della kultura – la loro – sia un ordine. Non è così. Sicché lorsignori, invece di pretendere di dilagare, si preoccupino semmai di generare il tanto decantato indotto economico della cultura (questa volta con la “c”). Perché, sia detto per inciso, i toni trionfalistici adottati nelle conferenze stampa sono una cosa. La realtà un’altra. E parla di tanti milioni di Fr che i cittadini luganesi versano ogni anno al settore. Ai quali va aggiunta la stratosferica fattura dell’edificazione del LAC, inteso come edificio, e della sua gestione e manutenzione.

Lorenzo Quadri

Canone più caro d’Europa: le giravolte dell’economia

Prima sostengono la nuova legge. Poi si accorgono che è un boomerang. E il conto…?

 Prosegue il circo sul canone radioTV più caro d’Europa. I rappresentanti dell’economia oggi protestano per l’imposizione delle imprese. Ma è utile ricordare che questi ambienti, un tutt’uno con i politicanti della casta, a suo tempo non si sono opposti alla nuova Legge sulla radiotelevisione che ha reso il canone obbligatorio per tutti, aziende comprese; e neppure hanno sostenuto la “criminale” iniziativa No Billag.

Questo perché gli  inciuci tra la casta e l’emittente di regime sono troppi forti. La SSR fa propaganda politica a sostegno della partitocrazia e dei suoi politicanti, e contro gli odiati “populisti”. Naturalmente solo contro i “populisti” di destra. A quelli di $inistra (vedi “onda verde”) regge la coda ad oltranza.

Imbarazz, tremend imbarazz

Sicché quei politicanti della casta, che sono contemporaneamente lobbysti degli ambienti economici, si sono trovati in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz. Mettendosi contro la Tv di Stato rischiavano di esporsi alle rappresaglie della medesima. Ovvero: niente più inviti a dibattiti oziosi né interviste in ginocchio. Quindi, niente più possibilità di mettere fuori la facciadavanti alle telecamere; niente più campagna elettorale con i soldi del canone. Tuttavia, accontentare l’emittente di regime – o la capodipartimento del partito “giusto” – significava scontentare gli ambienti economici stessi. Tenere il piede in troppe scarpe può diventare assai complicato!

Avessero remato contro…

Adesso, ma tu guarda i casi della vita, le aziende si accorgono che, a seguito della nuova Legge sulla radioTV, appoggiata anche dai loro soldatini sotto le cupole federali, non solo pagano anche loro il canone, ma lo pagano ad un costo spropositato. La pillola annuale può superare i 35mila franchetti.  Oltretutto l’ammontare è calcolato in base alla cifra d’affari e non all’utile. Tutte cose che si sapevano benissimo già nel 2015, ai tempi della votazione sulla nuova LRTV, entrata in vigore ad inizio del corrente anno di disgrazia 2019. Ma allora dai soldatini dell’economia non giunse un cip di protesta. E, se pensiamo che la LRTV venne approvata in votazione popolare con uno scarto irrisorio, attorno alle 3000 schede di in tutta la Svizzera, ci rendiamo ben conto che, se gli ambienti economici avessero “remato contro”, la legge che oggi loro stessi contestano con tutta probabilità non sarebbe mai entrata in vigore.

Adesso che arrivano le fatture del canone, i rappresentanti dell’economia “improvvisamente” escono dal letargo e contestano sia l’imposizione che il metodo di calcolo.

Due varianti

Come leggere questa ennesima giravolta della casta? Le interpretazioni possibili sono solo due.

  • Variante “io non c’ero e se c’ero dormivo”.I politicanti che rappresentano gli ambienti economici, nella foga di reggere la coda all’emittente di regime, hanno approvato giulivi la nuova legge sulla radioTV senza nemmeno sapere cosa votavano. Adesso che le aziende si trovano le salate fatture sul tavolo, tentano goffamente di metterci delle pezze a posteriori.
  • Variante “furbetti del quartierino”.I politicanti di cui sopra hanno votato con cognizione di causa. Con in testa un disegno ben preciso. Prima mossa: approviamo la nuova legge per fare contenti gli amici della SSR. Seconda mossa: troviamo il modo di esonerare le aziende dal pagamento, per poi infinocchiare i cittadini scaricando sul loro groppone tutti i costi.

Aspettiamo l’iniziativa

Che far pagare anche alle aziende il canone più caro d’Europa sia illogico, è chiaro. Non si va in ditta per guardare la televisione, ma per lavorare. Almeno altrettanto chiaro è però che, in caso di esenzione delle società, la quota di canone che verrebbe a mancare NON dovrà finire a carico dei cittadini! Semplicemente, la SSR – gonfiata come una rana – dovrà accontentarsi di meno entrate!

Intanto aspettiamo il lancio dell’iniziativa popolare per abbassare il canone a 200 Fr.

Lorenzo Quadri

Stop delinquenti stranieri! “Carlos” via dalla Svizzera!

Siamo proprio il Paese del Bengodi per tutta la foffa mondiale! Basta! Föö di ball!

Proprio vero che il lupo perde il pelo ma non il vizio! Vi ricordate del giovane delinquente straniero (sudamericano) noto con lo pseudonimo di “Carlos”? Quello che – da minorenne – costava 30mila Fr al mese per un fallimentare piano di reintegrazione sociale? Piano che comprendeva in particolare le lezioni di Thai Boxe, impartite da un altro pregiudicato straniero?

Lo scandalo costò giustamente la cadrega all’allora ministro di giustizia zurighese, il verde Martin Graf. Ma era solo l’inizio. Perché, ben lungi dal mettere la testa a posto, l’allora minorenne, oggi 23enne, “non patrizio di Gurtnellen” (ma come: i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?) ha continuano a menare le mani, e pure i coltelli.

Oltre 30 aggressioni in due anni

In effetti, il giovane delinquente straniero negli ultimi due anni si è reso responsabile di una trentina di aggressioni, sfociate anche in lesioni gravi. Questo solo – appunto – negli ultimi due anni. Eccoli qua, gli strabilianti risultati delle reintegrazioni extralusso da 30 mila fr al mese! Ed il bello è che non si tratta neppure di cifre record. Ce ne sono addirittura di più costose, per quanto allucinante possa sembrare.

Evidentemente, questi programmi farlocchi hanno un obiettivo ben preciso: far fiorire il business ro$$o della socialità, con tanti kompagnuzzi ed associazioni contigue al P$ che ci tettano dentro in grande stile, giustificandosi con il solito fumogeno e prolitikamente korrettissimo argomento della reintegrazione di gente che integrabile proprio non è! Ma tanto paga Pantalone!

Incorreggibili

Tornando a Carlos: rimesso ovviamente in carcere, costui si è prodotto in ulteriori violenze contro persone e cose, aggredendo secondini e devastando celle, creando danni per svariate decine di migliaia di franchi. Perché certi soggetti sono, semplicemente, incorreggibili!

Il Gigi di Viganello comincia ad essere stufo di farsi prendere per i fondelli. E ne ha anche piene le scuffie di vedere come ingenti somme di denaro pubblico vengono sperperate per mantenere nel lusso delinquenti stranieri, mentre a tanti cittadini svizzeri in difficoltà si fa tirare le cinghia con angherie e piccinerie di vario tipo. Sicché, alcune domandine facili-facili gli nascono spontanee.

Le domandine

  • Per quale cavolo di motivo dovremmo continuare a pagare cifre spropositate per la “risocializzazione” di delinquenti stranieri? I delinquenti stranieri vanno semmai socializzati… a casa loro! Föö di ball dalla Svizzera! Anzi, simili figuri andrebbero mandati nelle galere dei paesi d’origine già per scontare la pena.Invece rimangono nelle nostre carceri “stellate”, con menu a scelta, gravando come macigni sulle nostre casse pubbliche (un giorno di detenzione costa sui 400 Fr). Ma naturalmente gli accordi internazionali affinché i delinquenti stranieri vengano spediti nelle patrie galere invece di rimanere nei nostri alberghi carcerari, non ci sono. Perché il ministro degli esteri PLR KrankenCassis è troppo impegnato nel calare le braghe davanti all’UE, nel regalare miliardi agli eurofalliti, e nel fare campagna elettorale per il PLR (oltretutto con scarsi risultati) per occuparsi di simili quisquilie. Nevvero?
  • Quanto è costato in totale questo “Carlos” alla collettività svizzera, tra deliranti e fallimentari programmi di reintegrazione, costi detentivi, spese processuali, prestazioni sociali, riparazione danni, cure mediche alle vittime delle sue aggressioni, eccetera eccetera?
  • Cosa aspettiamo per caricare il criminale “non patrizio” sul primo aereo e rimandarlo per direttissima al natìo paesello (o comunque: al paesello non elvetico di cui possiede il passaporto)?
  • Perché il nome dell’ennesimo delinquente straniero che ha trovato in Svizzera il Paese del Bengodi viene ancora secretato e la faccia nascosta, malgrado il signore sia ormai maggiorenne da un pezzo?

Lorenzo Quadri

 

 

Socialità: “prima i nostri!”

AVS in rosso di 2.2 miliardi: ma come, gli stranieri non dovevano pagarci le pensioni?

Sarà sicuramente un caso che, con l’avvicinarsi della votazione sulla riforma “fiscale e sociale” della Confederella (riforma fiscale e finanziamento dell’AVS, RFFA) si moltiplicano gli allarmismi sullo stato di salute finanziaria del Primo pilastro. Nei giorni scorsi abbiamo infatti appreso che l’AVS ha chiuso l’anno di disgrazia 2018 con un “rosso” di 2.2 miliardi.

La legge federale su cui voteremo il 19 maggio va approvata, pur senza particolari salti di gioia; poiché l’alternativa è quella di ritrovarsi poi con l’età AVS aumentata a 67 anni, con la scusa dell’ “emergenza”.

Sul deficit 2018 del Primo pilastro, come detto di 2.2 miliardi, un paio di considerazioni “nascono spontanee” anche al Gigi di Viganello.

  • Il “buco” effettivo è di un miliardo; il peggioramento ulteriore di 1.2 miliardi è dovuto al rendimento negativo degli investimenti del fondo di compensazione. Quindi la maggior parte del passivo è dovuto ad operazioni finanziarie. Che i mercati non rendano più un tubo è cosa nota. Ma visto che stiamo parlando di 1.2 miliardi di perdita e non di noccioline, ci pare opportuno che i motivi di questo risultato vengano indagati.
  • Intanto che l’AVS – la “madre” di tutte le assicurazioni sociali svizzere – si trova con un buco da 2.2 miliardi di Fr nel 2018, il triciclo PLR-PPD-P$$ decide di regalare 1,3 miliardi di Fr alla fallita UE, e questo “per oliare”. Trattasi dunque di una marchetta, come hanno spiegato l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente del PLR ticinese Bixio Caprara (e allora c’è da chiedersi che interessi difendano questi signori ed i loro partiti; quelli dei cittadini svizzeri no di certo). Effetto della “lubrificazione” (con i nostri soldi): praticamente all’indomani della decisione del triciclo a favore del regalo miliardario, Bruxelles è partita nuovamente all’attacco delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Ed i ricatti all’indirizzo degli svizzerotti proseguono senza pudore. Domandina facile-facile: ma questi 1,3 miliardi, non sarebbe stato meglio versarli nelle casse dell’AVS?
  • Visto che tra asilo ed aiuti allo sviluppo si spendono più o meno 5 miliardi all’anno, è evidente che tale cifra va almeno dimezzata, a vantaggio del Primo pilastro. Tanto più che l’attuale politica di aiuto allo sviluppo è fallimentare. Decenni di contributi, vagonate di miliardi, ed i paesi beneficiari rimangono sempre fermi al palo. Come mai i $inistrati, a parole grandi sostenitori dell’AVS, non approvano il travaso di fondi dai regali all’estero alle necessità dei cittadini svizzeri? Risposta: perché il P$, come ben suggerisce la sigla, è il Partito degli Stranieri.
  • Per anni la casta spalancatrice di frontiere ha fatto il lavaggio del cervello al popolazzo: “immigrazione uguale ricchezza!”; “gli immigrati pagheranno le pensioni agli svizzeri!” e avanti con le fregnacce. E’ sempre più palese che si trattava, per l’ennesima volta, di balle di fra’ Luca degli immigrazionisti. Anche i migranti invecchiano. E non pagano neppure le loro, di pensioni. Perché la metà degli immigrati non arriva in Svizzera per lavorare. E magari anche perché gli anni contributivi sono ridotti. Morale della favola: l’immigrazione continua ad aumentare senza alcun controllo (solo a seguito dell’immigrazione, la popolazione elvetica è aumentata di 1.75 milioni dal 1990 al 2017). Perché così vuole la fallita UE; ed il triciclo cala le braghe ad altezza caviglia. Risultato: siamo qui in troppi. Ciononostante, le casse dell’AVS sono messe sempre peggio.
  • E’ ora di finalmente piantarla di sperperare soldi pubblici per mantenere migranti economici, finti rifugiati con lo smartphone, e compagnia cantante e per fare regali all’estero privi di effetto. Impieghiamo i soldi del contribuente a vantaggio dei cittadini elvetici. “Prima i nostri” anche nella socialità.

Lorenzo Quadri

Triciclo: cosa s’inventano pur di salvarsi i “ciapett”

Accordo quadro: la storiella dei negoziati complementari non se la beve nessuno

E’ ormai manifesto che la partitocrazia ha completamente perso il senso del ridicolo! Visto che ormai le elezioni federali si avvicinano, i politicanti del triciclo si producono in acrobatiche giravolte nel tentativo di salvarsi i “ciapett”.

Il tema è lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE: argomento fondamentale per il futuro della Svizzera. Perché, come abbiamo avuto più volte modo di scrivere, se questo obbrobrioso trattato capestro dovesse venire sottoscritto, i balivi di Bruxelles verrebbero a dettar legge in casa nostra in ambiti fondamentali. Sarebbe la fine della Svizzera come Stato indipendente; e sarebbe anche la fine dei nostri diritti popolari.

A manina

Ora, il triciclo PLR-PPD-P$$ lo sconcio accordo quadro istituzionale lo vuole. Eccome che lo vuole. L’ha detto apertamente. Perché la partitocrazia, nei confronti dell’UE, conosce una sola politica: quella della calata di braghe ad altezza caviglia. “Dobbiamo cedere, non abbiamo altra scelta, siamo piccoli e deboli, altrimenti l’UE….”ed avanti con i ricatti e con il terrorismo di regime!

Anche i manager stranieridella grande economia vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché, quando si tratta di mettersi a 90 gradi davanti all’UE, i $inistrati vanno gioiosi a manina con gli odiati padroni. E poi la gauche-caviar ha ancora il coraggio di sostenere che lei difenderebbe i salari. Certo, come no!  Ma a chi pensano di darla a bere?

Panico elettorale

La partitocrazia vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ma evidentemente la maggioranza dei cittadini è di ben altro parere e comincia ad averne piene le scuffie di politicanti che svendono il paese ogni giorno che passa. Ed ai sondaggi farlocchi secondo cui il 60% dei cittadini elvetici sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro, evidentemente, non ci crede nessuno; nemmeno la partitocrazia.

Purtroppo per l’élite serva dell’UE,  le elezioni federali si avvicinano. Ed i cittadini potrebbero manifestare nelle urne il proprio malcontento nei confronti del calabraghismo “off limits” dei politicanti attivi sotto le cupole bernesi. Come fare per salvare le cadreghe? Chiaro: si tenta di infinocchiare il popolazzo!

Così ecco arrivare, da parte delle Commissioni dell’economia e dei tributi delle due Camere federali, la richiesta al CF di negoziati complementari (?) con l’UE: uella! Peccato che l’UE abbia già detto che altre trattative non ci saranno. E spunta pure l’opposizione, chiaramente farlocca e di facciata,  alla direttiva europea sulla cittadinanza. Delle misure accompagnatorie, invece, non si parla già più.

A pericolo scampato…

$ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Anche il Gigi di Viganello ha capito da un pezzo come andrà a finire. Non ci sarà nessuna nuova negoziazione con Bruxelles. La partitocrazia approverà lo sconcio accordo quadro nella sua versione attuale, ed accetterà pure la direttiva UE sulla cittadinanza. Perché “bisogna salvare i rapporti con l’UE” e bisogna pure oliarli con regali da 1.3 miliardi.

Adesso i politicanti del triciclo sono terrorizzati dalle vicine elezioni. Di conseguenza, fingono di fare i sostenuti con Bruxelles: ma figuriamoci! Quando il pericolo elettorale sarà alle spalle, fine delle commediola e ritorno alla quotidianità. Ovvero, braghe calate ed un bel  “sì badrone” davanti a qualsiasi richiesta in arrivo dall’UE!

Lorenzo Quadri

Povertà: da Lugano alcune indicazioni significative

Altro che gli studi farlocchi sulla crescita economica secondo i quali l’è tüt a posct!

 

Ed è evidente che, nella denegata ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, come vuole la partitocrazia PLR-PPD-P$$, la situazione potrà solo peggiorare

Non solo siamo in un anno o elettorale (anche a livello federale). Ma imperversa il dibattito sullo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, voluto dalla casta: quello che ci trasformerebbe a tutti gli effetti in una colonia di Bruxelles. Sicché si moltiplicano i tentativi di lavaggio del cervello. Vedi gli studi “compiacenti” (eufemismo) secondo i quali la crescita economica ticinese andrebbe a gonfie vele. Vedi anche i sondaggi farlocchi, ovvero realizzati tramite domande confezionate in modo di ottenere la risposta desiderata, che vorrebbero addirittura farci credere che il 60% della popolazione svizzera sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale.

L’obiettivo di simili operazioni di propaganda politica travestite (male) da studi scientifici è palese: farci credere che in Ticino, con la devastante libera circolazione delle persone, vada tutto a meraviglia. Lo sfascio del mercato del lavoro? Tutte balle della Lega populista e razzista! “Solo percezioni”!

Per poche unità…

I dati dell’assistenza li conosciamo. Si tenta di farci credere che dei cali di poche unità stiano a significare delle inversioni di tendenza; così non è. Come pure si tenta di far credere che, sempre per una variazione percentuale irrisoria, i lavoratori svizzeri sarebbero tornati ad essere in maggioranza in questo sfigatissimo Cantone. E invece il soppiantamento di residenti con frontalieri prosegue alla grande. Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$.

A misurare la povertà non ci sono solo i dati dell’assistenza, o quelli della disoccupazione. Alcuni Comuni dispongono di un regolamento sociale comunale per aiutare i propri concittadini in difficoltà a far fronte a spese che, da soli, non riuscirebbero a coprire. Tra questi, la città di Lugano.

Ebbene: dal consuntivo 2018 del regolamento sociale della città di Lugano emergono un paio di dati interessanti, ma certo non rallegranti.

Sempre più domande

Ad esempio: l’aumento del numero delle domande. Che sono passate dalle 472 del 2017 alle 647 dell’anno successivo: quindi una crescita di oltre 27%. Parallelamente alle domande è evidentemente aumentata anche la spesa totale di pertinenza del regolamento. Se nel 2017 sono stati elargiti aiuti per 560mila Fr, nel 2018 erano oltre 763mila (+36.28%) con un importo medio per singolo intervento di circa 1424 Fr; anch’esso in crescita.

Chi chiede un aiuto al regolamento sociale? Nella maggior parte dei casi si tratta di persone singole (54.25% delle richieste); una percentuale in continuo aumento. A dimostrazione dunque delle difficoltà che incontra questa categoria. Siamo ben lontani dallo stereotipo del “single in Porsche”.  Questo stereotipo, malauguratamente,  non ha ispirato solo luoghi comuni, ma anche le aliquote fiscali, particolarmente penalizzanti per le persone sole. E la partitocrazia PLR-PPD-P$$ si rifiuta di correggerle: nel giugno 2018 in Gran Consiglio il triciclo ha infatti respinto l’iniziativa parlamentare dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una tassazione più equa per i single.

La seconda categoria più rappresentata (ma parecchio staccata dalla prima) è quella dei nuclei familiari di due persone (14.68%) tra cui con tutta probabilità spiccano le famiglie monoparentali.

Per quel che riguarda la fascia d’età dei richiedenti, le più rappresentate sono quelle tra i 31 ed i 40 anni, tra i 41 ed i 50 (in entrambi i casi oltre il 22%) e  tra i 51 ed i 60 (24.4%). La categoria d’età tra i 31 ed i 40 è aumentata di oltre il 6.5% lo scorso anno. Sempre più giovani si trovano dunque in difficoltà.

Una cosa è chiara…

La città di Lugano è sufficientemente grande per rispecchiare le dinamiche cantonali. In autunno è annunciato l’aggiornamento dello studio sulla povertà (si pensava di poterlo avere già in primavera, ma la trasmissione di dati “sensibili” dal Cantone è più macchinosa del previsto). Questo studio fornirà una mappatura più precisa.

Una cosa comunque è chiara già adesso: se in Ticino c’è stata crescita economica, non ne hanno beneficiato i ticinesi. E con lo sconcio accordo quadro, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ brama di firmare, le cose potranno solo andare peggio.

Lorenzo Quadri

Il Qatar finanzia chi diffonde l’islam politico in Svizzera

Un fiume di soldi parte ogni anno dall’emirato con destinazione Europa. Lugano compresa

 

Sempre peggio! Lo scorso 4 aprile è uscito in Francia il libro “Qatar Papers”: gli autori sono due giornalisti locali. Il portale romando “24 heures” ne ha pubblicato un resoconto, corredato da un’intervista ad un esperto di islam. Il Mattinonline ha riferito al proposito lo stesso giorno.

Le rivelazioni contenute in “Qatar Papers” sono inquietanti. Nell’anno campione 2014 l’emirato del Qatar avrebbe finanziato, per il tramite di una ONG da lui controllata (alla faccia del NG, ossia “Non Governativa”), qualcosa come 113 moschee e centri islamici in Europa, per un somma complessiva di 71 milioni di euro. 3.6 milioni sarebbero arrivati anche in Svizzera. Dove avrebbero foraggiato moschee aPrilly (canton Vaud), La Chaux-De-Fonds (NE), Bienne (BE) e – udite udite! – anche a Lugano.

Generosamente sussidiato dall’ONG del Qatar pure l’islamista egiziano naturalizzato svizzero Tariq Ramadan, attualmente accusato di gravi reati sessuali. Costui si sarebbe cuccato  una “paghetta” di ben 35mila euro al  mese, più altri benefits (una tantum) per 19mila. Apperò! Se si hanno i padroni giusti, fare l’estremista musulmano paga!

Il motivo del pagamento

Un vero fiume di milioni dunque parte dall’emirato e confluisce nelle capienti casse di moschee e centri islamici sparsi in tutta Europa. Anche a Lugano. Perché queste strutture vengono finanziate? Ovviamente, affinché diffondano l’islam politico. In particolare quello dei fratelli musulmani, i quali sono sostenuti appunto dal Qatar. L’esperto contattato da “24 heures” è stato assai esplicito: altro che “moderati”, i fratelli musulmani vogliono“creare una “micro-contro-società” attraverso la “ri-islamizzazione” delle comunità musulmane in Europa. Con una visione chiaramente politica dell’Islam che mira, in definitiva, a una forma di egemonia globale”.

E naturalmente questi figuri fanno fessi gli interlocutori europei buonisti-coglionisti, a partire dagli svizzerotti, presentandosi come moderati, liberali, “moderni”; senza barbe fino alle ginocchia né caffettani. Si tratta di specchietti per le allodole. Cambia l’imballaggio; ma il contenuto è lo stesso. Del resto, anche l’islamista algerino pro-burqa Rachid Nekkaz gira travestito da occidentale. Ma, sotto la maschera da europeo…

Chiaro disegno di conquista

Ecco ora confermato con tanto di cifre (stratosferiche) che Stati islamisti finanziano moschee e centri culturali islamici in Europa (Svizzera compresa, Ticino idem). Ovviamente con l’obiettivo di diffondere alle nostre latitudini la forma di islam che vige dalle loro parti. Ovvero l’islam politico. Che è incompatibile con il nostro modello di società e con i nostri diritti fondamentali: quindi, semplicemente, non può essere tollerato in casa nostra.

Siamo dunque davanti ad un chiaro disegno di conquistae ad un’altrettanto chiara minaccia per la società occidentale(ed in particolare per le donne).

Le balle della casta

Davanti a simili minacce non si può rimanere con le mani in mano. Ed invece la partitocrazia PLR-PPD-P$$, imbesuita dal multikulti e dal politikamente korretto, rifiuta qualsiasi intervento sensato.

E’ davvero il colmo: la casta starnazza quantità industriali di patetiche ballesui “diritti umani in pericolo” (accipicchia!) allo scopo di combattere e denigrare gli odiati populisti (vedi la votazione contro i giudici stranieri). Però la stessa casta rifiuta istericamente di opporsi all’avanzata islamista; quella sì un reale e concreto pericolo per i diritti umani. Di più: se la prende con chi questa avanzata la vuole bloccare. Un po’ come se gli anticorpi, invece di attaccare i bacilli, attaccassero le medicine. Un organismo che funziona in questo modo è destinato a distruzione certa. Ed è infatti questo il futuro che ci sta preparando la partitocrazia PLR-PPD-P$$.

Partitocrazia scandalosa

La partitocrazia, tanto per citare un esempio, non ne vuole sapere di impedire i finanziamenti esteri alle moschee. Pur essendo consapevoli che questo fiume di soldi in arrivo non solo dal Qatar, ma anche da altri paesi “modello di virtù laiche e democratiche” vedi ad esempio la Turchia, servono a finanziare la diffusione dell’islam radicale in casa nostra, gli esponenti del triciclo stanno a guardare!

Basti pensare che la mozione di chi scrive, che chiedeva  per l’appunto di vietare i finanziamenti esteri alle moschee, è stata sì approvata a stretta maggioranza dal Consiglio nazionale suscitando l’ira funesta della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga;  ma poi il Consiglio degli Stati l’ha affossata.

E se davvero il triciclo multikulti crede di potersi lavare la coscienza con il “Piano d’azione nazionale contro la radicalizzazione”, ovvero con una ciofeca partorita da burocrati federali ro$$i ed islamofili, non ha capito da che parte sorge il sole!

KKS, se ci sei…

Questi politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$$, che distruggono il nostro paese ed i nostri diritti fondamentali, vanno messi di fronte alle proprie responsabilità. Si spera che l’elettorato sappia “ricompensarli” nelle urne.

E’ evidente che la nuova ministra di Giustizia, la PLR Karin Keller Sutter (KKS), deve prendere in mano la situazione; ma in fretta! Eppure, chissà perché, il Mago Otelma prevede che, anche con la nuova Consigliera federale, l’andazzo rimarrà il medesimo. Liblab, $inistrati od uregiatti, poco cambia: la partitocrazia è chinata a 90 gradi davanti agli islamisti.

Lorenzo Quadri

Canone radioTV: il disastro Serafe ed i furti legalizzati

Passare da una società d’incasso all’altra è come passare dalla padella alla brace

 La Serafe, ovvero la società zurighese d’incasso che ha preso il posto della Billag, ne combina peggio di Bertoldo, con la complicità dei burocrati dell’Ufficio federale della comunicazione (Dipartimento ex Doris, ora Simonetta).

Si ricorderà che l’impopolare Billag era stata liquidata da Berna, ma tu guarda i casi della vita, pochi mesi prima della votazione sulla “criminale” – ed omonima –  iniziativa No Billag.

Evidentemente, la Serafe ha presentato un’offerta più vantaggiosa della concorrente. Ma altrettanto evidentemente, vista la pletora di casotti combinati con indirizzi sbagliati, fatture a casaccio, e via andando, non era – e non è – in grado di fornire le prestazioni richieste.

Senza base costituzionale

Dal primo gennaio 2019 è infatti entrato in vigore il nuovo sistema di riscossione del canone più caro d’Europa. Tutti sono costretti a pagare. Compreso chi non ha né Tv, né radio, né autoradio, né radiosveglia, né smartphone, né tablet, né collegamenti internet, né un qualsiasi apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. La modifica di legge, approvata dal popolo a strettissima maggioranza nel giugno del 2015, ha di fatto trasformato il canone in un’imposta. Senza però la necessaria base costituzionale. Il che potrebbe anche causare qualche problemino all’emittente di regime, nel caso qualcuno volesse sottoporre la questione al Tribunale federale.

Opting out

Tutti dunque devono pagare il canone più caro d’Europa. L’unica possibilità per schivarselo, ma solo per 5 anni, è ricorrere al cosiddetto “opting out” (uella): ossia autocertificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe, di non possedere alcun apparecchio in grado di ricevere programmi radiotelevisivi. Quindi nemmeno un collegamento internet. Una chicca: sulle istruzioni si legge che il formulario per l’opting out si può anche scaricare da internet. Ma chi lo fa si frega da solo: infatti dimostra di possedere un allacciamento alla rete…

Persone giuridiche

Come noto, anche le aziende da quest’anno pagano il canone. E lo pagano non in base all’utile, bensì alla cifra d’affari. Si parte da 365 Fr per chi ha una cifra d’affari annua tra mezzo milione e 999’999 Fr, che diventano 910 per le aziende tra l’1 ed i 5 milioni, 2280 per quelle tra i 20 ed i 100 milioni e su fino ad un massimo di 35’590 Fr.

Che le imprese siano chiamate alla cassa è particolarmente assurdo. I dipendenti ed i titolari già pagano il canone. Ed in ditta ci si va per lavorare. Non per guardare la televisione. Che nella grande maggioranza dei casi nemmeno c’è.

Risveglio tardivo

Adesso che arrivano le salate fatture, i rappresentanti degli imprenditori si mordono le dita. Si pentono di non aver appoggiato il referendum contro la nuova Legge sulla radioTV. Già, ma perché non l’hanno fatto? Elementare, Watson: questi rappresentanti di categoria sono anche politicanti dell’establishment. Quindi, figurarsi se osavano schierarsi contro l’emittente di regime! E se poi questa, per ripicca, avesse messo di intervistarli e di slinguazzarli?

Nel frattempo, è stata depositata un’iniziativa parlamentare che chiede di abolire il canone a carico delle imprese. Il Mago Otelma prevede che la partitocrazia, a maggioranza, la affosserà. Per la goduria della TV di Stato, le cui casse continuano a gonfiarsi come rane.

Valanga di reclami

Torniamo alla Serafe. Da quando, ad inizio anno, ha preso in mano la riscossione del canone più caro d’Europa, ne sono successe di ogni. Le fatture spedite sono state 3.6 milioni. Tra telefonate, lettere ed email di protesta, arrivate sia alla Serafe stessa che all’Ufficio federale della comunicazione, i reclami hanno raggiunto quota mezzo milione. Si parla di oltre 200mila telefonate (!), di quasi 100mila email, di oltre 155mila lettere. E chissà quante, tra questa valanga di lamentele, hanno ottenuto risposta, visto che a marzo Serafe risultava avere appena 12,5 (!) dipendenti?

Qui c’è come il sospetto che, passando da Billag a Serafe, si sia passati dalla padella alla brace. E i disservizi li sconta  – come sempre – il solito sfigato contribuente. Il quale, oltre a dover pagare, magari per un servizio di cui nemmeno usufruisce (o di cui usufruisce in minima parte), si rode pure il fegato!

Il tesoretto

E non dimentichiamo che c’è sempre in ballo il famoso “tesoretto”. Ossia i 600 milioni extra che la Serafe incasserà nel 2019, in accordo con l’Ufcom, tramite la fatturazione “parziale”. Un trucchetto che porterà parecchie economie domestiche a pagare un canone maggiorato per l’anno in corso. Di questo furto legalizzato ai danni dei cittadini beneficerà la solita SSR.

Nella sessione primaverile delle Camere federali, da poco conclusa, chi scrive ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo la restituzione integrale del maltolto alle economie domestiche. Anche qui, attendiamo la partitocrazia al varco.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali al ceto medio ed ai “single”: basta scuse!

Le casse cantonali scoppiano: la partitocrazia deve smetterla di tartassare i cittadini

 

Accipicchia, questo sì che è un tesoretto! Anzi, un tesorone! Come sappiamo da settimana scorsa, il consuntivo del 2018 di questo sfigatissimo Cantone chiuderà con ben 137.2 milioni di franchetti di avanzo d’esercizio. Apperò! Il che equivale a 130 milioni in più di quanto iscritto nel preventivo (che indicava un utile di 7.5 mio) e di quasi 70 milioni in più rispetto al dato intermedio reso noto a giugno.

Chissà come mai queste notizie rallegranti per i conti pubblici (ma proprio solo per loro) saltano sempre fuori a ridosso delle elezioni? Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche pensare che “qualche” ministro delle finanze dell’ex partitone l’abbia fatto di proposito per potersene uscire a dire: “guarda, o popolazzo, come sono stato bravo…”.

Contribuenti: tasche vuote

Resta il fatto che, dopo tanti allarmismi e “lacrime e sangue” a spese del solito sfigato contribuente, si ricasca ancora nello stesso scenario: casse pubbliche che scoppiano di soldi ma tasche della gente vuote.

E’ chiaro che non va bene!

Visto che i soldi ci sono, adesso è tempo ed ora di procedere agli sgravi fiscali. Il Ticino in materia di fiscalità è fermo al palo da 15 anni. Le categorie su cui intervenire con urgenza sono il ceto medio (quello che paga per tutti, quello che non è abbastanza “povero” per ricevere aiuti pubblici né abbastanza ricco per poter “ottimizzare”) e le persone sole, ovvero i cosiddetti “single”.

E’ infatti evidente anche al Gigi di Viganello che la struttura della nostra società è cambiata; che le persone sole senza, o senza più figli a carico sono sempre più numerose; e che queste persone non sono mica tutte benestanti! Basti pensare, tanto per fare un esempio, che a Lugano, sempre nel 2018, oltre il 54% di coloro che hanno beneficiato degli aiuti finanziari elargiti in base al Regolamento sociale comunale sono single. Del fatto che queste persone sono tante (oltre 100mila) e che votano pure, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ se ne è resa conto solo da qualche settimana. Però, in vista delle elezioni cantonali della scorsa domenica, ha comunque tentato di farle fesse dichiarando di essere favorevole a sgravi fiscali mirati alla categoria. Certo, come no! Peccato che solo nel giugno del 2018 il triciclo PLR-PPD-P$$ abbia votato compatto, con unicamente un paio di eccezioni, control’iniziativa parlamentare generica dell’ex deputata Iris Canonica datata 2001 (!) che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole.

Le priorità

Adesso che le casse cantonali scoppiano di soldi, non ci sono più scuse. Urgono:

  • Sgravi al ceto medio ed in particolare ai proprietari di una casetta o appartamento (altro che fare cassetta con le stime immobiliari dopate);
  • Sgravi ai singles;
  • Basta con la macelleria sociale, in particolare per quel che riguarda i sussidi di cassa malati.

Cari politicanti del triciclo, non potete mettere nella palta i ticinesi spalancando le frontiere all’invasione da sud, non potete rottamare il segreto bancario e la piazza finanziaria e  poi tagliare sugli aiuti sociali a chi non ha lavoro! Perché siete stati VOI, con le vostre sciagurate “aperture”, a trasformare tanti lavoratori del ceto medio, che avrebbero potuto benissimo continuare ad essere autosufficienti, in disoccupati costretti a far capo alle prestazioni sociali!

Basta immobilismo!

Quindi: visto che i soldi ci sono, avanti con gli sgravi fiscali e basta con i tagli sociali ingiustificati. Se bisogna risparmiare, si comincia a farlo sull’ amministrazione statale (sempre più elefantesca ed opprimente), sui migranti economici, sui finti rifugiati con lo smartphone, e sulla kultura senza pubblico.

Con i conti in attivo di 137 milioni, l’immobilismo fiscale non è più accettabile.  Aspettiamo dunque al varco i politicanti neo-eletti o appena rieletti!

O vuoi vedere che le promesse elettorali fatte al ceto medio ed ai single sono già state dimenticate, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”?

Lorenzo Quadri

 

 

 

CEDU: i giudici stranieri asfaltano i diritti popolari

“Svizzerotti, tenetevi lo stupratore kosovaro!”: ecco i legulei voluti dal triciclo

 

Ecco qua l’ennesimo regalo alla Svizzera da parte dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo! I quali ci impongono di tenerci in casa uno stupratore, ex finto rifugiato e finto invalido kosovaro, perché l’espulsione sarebbe – udite udite – “sproporzionata”! E ti pareva!

Ancora una volta, dunque, la volontà popolare viene gettata nel water da quei giudici stranieri che la partitocrazia spalancatrice di frontiere ha voluto ad ogni costo!

Ricordiamo infatti che, in occasione della votazione sull’iniziativa popolare “contro i giudici stranieri” (25 novembre 2018), il triciclo PLR-PPD-P$$ strillò a pieni polmoni che, se il popolo avesse approvato l’iniziativa, la Confederella avrebbe rischiato di venire cacciata dal club della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) con conseguente uscita dalla giurisdizione dell’omonima Corte! Uhhh, che pagüüüraaa!

A parte il fatto che la storiella dell’estromissione della Svizzera dalla CEDU ha la stessa credibilità della minaccia dell’espulsione da Schengen in caso di rifiuto popolare del Diktat disarmista dell’UE, in altre parole si tratta di una fregnaccia grande come una casa: la sentenza sul caso dello stupratore kosovaro ben dimostra cosa ci guadagniamo a continuare a sottostare alla Corte europea dei diritti dell’Uomo. La stessa che tra l’altro sta sdoganando la Sharia malgrado abbia riconosciuto, nel 2003, che essa è contraria ai diritti umani!

Magistrati o politicanti?

Altro che diritti dell’Uomo: qui abbiamo a che fare con dei legulei politicizzati il cui obiettivo è la promozione del multikulti e la distruzione dei diritti popolari! Questi non sono dei giudici: sono dei politicanti internazionalisti. E, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$, hanno facoltà di venire in casa nostra a schiacciarci gli ordini. Il popolo decide che i criminali stranieri vanno espulsi? I giudici-politicanti stranieri lo impediscono. E quelli nostrani, non aspettando altro, si accodano. Così ci ritroviamo sul gobbo, ad esempio, la decisione di qualche mese fa di un tribunale distrettuale zurighese, secondo cui un picchiatore tedesco 27enne non può essere espulso (“sa po’ mia!”) a causa della devastante libera circolazione delle persone. Abbiamo i legulei che farneticano che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un terrorista islamico, se questo sarebbe in pericolo al proprio paese; e quindi gli svizzerotti se lo tengono in casa. Abbiamo la CEDU che si produce nelle perle di cui sopra sullo stupratore kosovaro. E tutto grazie alla partitocrazia eurolecchina.

“Teneteveli tutti”

A questo punto è utile ripercorrere la vicenda dello stupratore kosovaro che la Corte europea dei diritti dell’Uomo, ormai diventata avvocato d’ufficio dei peggiori delinquenti, pretende che teniamo – e manteniamo – in Svizzera.

Il 55enne giunse nel nostro Paese nel 1993 come finto rifugiato. Sottolineiamo: finto rifugiato. Infatti, la sua domanda non è stata accolta. Però è potuto rimanere da noi perché, ma guarda un po’, si è sposato con una cittadina elvetica (patrizia di…?). Nel 2003 è stato processato per coazione sessuale e stupro, con condanna a due anni e tre mesi di carcere. Poi il divorzio. Poi, nel 2012, la rendita AI all’80%, revocata però nel 2016 (falso invalido?). Da allora il bellimbusto è a carico dei figli avuti da un matrimonio precedente, giunti anche loro in Svizzera (tutti insieme appassionatamente a casa nostra).

Sempre le stesse scuse

Però, per i legulei della CEDU, l’espulsione confermata dal Tribunale amministrativo federale (non proprio un gremio di beceri leghisti, populisti e razzisti) non sarebbe proporzionata e non terrebbe sufficientemente conto dei legami familiari. Come al solito! Sempre le stesse scuse per sdoganare la libera circolazione a livello mondiale ed il diritto di chiunque ad immigrare dove vuole e a restarci, in barba a tutto e a tutti. Qualsiasi cosa combini. In sostanza, questi legulei stanno già applicando il demenziale patto ONU sulla migrazione. Ed il diritto dei cittadini svizzeri a vedere la loro volontà rispettata, chi lo difende? Il nostro diritto a non diventare il paese del Bengodi per ogni sorta di delinquenti stranieri, chi lo tutela?

A proposito: chi paga le spese legali dello stupratore kosovaro? Magari ancora una volta il solito sfigato contribuente rossocrociato?

E ribadiamo il concetto: se l’ex finto rifugiato vuole mantenere i legami con i figli, non hanno che da trasferirsi tutti all’estero.

Morale della favola…

Ancora una volta, si verifica lo scenario consueto: i cittadini elvetici decidono che i delinquenti stranieri vanno espulsi. I balivi stranieri li asfaltano e glielo impediscono. Chi ringraziamo per questo? La risposta è sempre quella: il triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

Onda verde = vittoria degli spalancatori di frontiere

Per fortuna il Ticino si è per ora risparmiato questo atto tafazziano. Speriamo continui

Con lo scopo evidente di demoralizzare l’elettorato leghista, la stampa di regime ha montato la panna ad oltranza sul cattivo risultato del nostro Movimento all’elezione del Gran Consiglio. E’ chiaro che la Lega dovrà fare autocritica senza cercare pretesti, se vuole  recuperare il terreno perso. Altrimenti si va a finire come gli uregiatti, che dal 1991 ad oggi hanno perso per strada  oltre la metà dei consensi. Però dopo ogni elezione se ne escono a dire che “non è vero che abbiamo perso, perché…”. Sicché, a furia di essere “diversamente vincenti”, poi ci si ritrova più che dimezzati. Magari a dire che è sempre meglio che finire ridotti ad un quarto, e quindi anche questa è una “vittoria”.

Dato positivo

Uno dei pochi dati positivi della scorsa domenica è che la cosiddetta “onda verde” non ha varcato il Gottardo. Questo malgrado sia stata – e continui ad essere! – pompata ad oltranza dalla stampa di regime. In particolare dalla radioTV di Stato, con i soliti obiettivi di propaganda politica in favore degli amichetti (altro che servizio pubblico!).

In Ticino le forze ecologiste sono dunque rimaste ferme al palo. E per i cittadini è senz’altro un bene. Per vari motivi.

Primo

Le vittorie verdi in Svizzera interna si sono trasformate in tempo di record in una pletora di ulteriori balzelli e vessazioni a danno dei soliti sfigati automobilisti, che sono poi la maggioranza dei cittadini. Un esempio su tutti: il nuovo piano (?) allo studio del Consiglio federale, ovvero del DATEC ahinoi passato alla kompagna Simonetta Sommaruga. Un piano grondante ideologia ro$$overde che, con il solito pretesto politikamente korrettissimo e buono in tutte le salse della “promozione dei mezzi pubblici”, prevede, allo scopo di mazzuolare gli “automobilisti cattivi”, delle “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che gridano vendetta. Come se la ciofeca Via Sicura, risultato della calata di braghe del tandem PLR-PPD davanti al populismo di $inistra, non fosse già sufficientemente persecutorio.

Secondo

In Svizzera come pure in Ticino, i Verdi sono come le angurie: verdi fuori, ro$$i dentro. Alle Camere federali, le volte in cui Verdi, Verdi liberali (?) e P$ non votano allo stesso modo, si contano sulle dita di una mano. In particolare, ro$$i e Verdi hanno immancabilmente la stessa posizione su temi quali:frontiere spalancate, piegamenti a 90 gradi davanti alla fallita UE, introduzione di nuove tasse, balzelli e divieti, naturalizzazioni facili, svendita del segreto bancario, multikulti, islamizzazione della Svizzera, accoglienza indiscriminata ai finti rifugiati con lo smartphone, regali miliardari all’estero, rottamazione delle specificità elvetiche, eccetera eccetera.

Di conseguenza, una vittoria del populismo climatico comporta, in automatico,  una vittoria degli spalancatori di frontiere.

Terzo

Il populismo climatico è evidentemente pilotato da chi ne trae vantaggio per il proprio tornaconto.

Quarto

In questo sfigatissimo Cantone, i problemi d’inquinamento dell’aria, oltre che di collasso stradale, sono in gran parte imputabili ai 65mila frontalieri ed alle svariate migliaia di padroncini che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina. Ergo: chi vuole combattere l’inquinamento in casa nostra deve per prima cosa combattere la libera circolazione. Senza contare che avrebbe pure dovuto essere favorevole all’iniziativa Ecopop. Invece i sedicenti ambientalisti “de noartri” fanno tutto il contrario. Perché, appunto, sotto la vernice verde trovi il ro$$o profondo. Colmo dei colmi: il flash mob (uella!) tenutosi sabato scorso in Piazza Riforma a Lugano durante Autonassa, è stato organizzato dai no borders. Il bersaglio di costoro sono sempre e solo gli automobilisti ticinesi. Se questa non è una pagliacciata!

Quinto

I $inistrati da lunedì altro non fanno se non autoerotizzarsi cerebralmente su congiunzioni di liste e speranze di incrementare le proprie cadreghe a Berna. Perché in fondo è questa l’unica cosa che interessa a lor$ignori: le cadreghe. Altro che ambiente. Se il populismo climatico “à la page” portasse ad un rafforzamento, nella deputazionicchia ticinese a Berna, della casta spalancatrice di frontiere ed euroturbo, di cui gli ambientalisti fanno parte a pieno titolo, per il popolo ticinese sarebbe un disastro.

Sesto

La casta sostiene il populismo climatico proprio nella speranza che il fenomeno possa portare ad un rafforzamento del fronte spalancatore di frontiere contro gli odiati “sovranisti”.

Settimo

In Ticino il principale problema non sono di certo i cambiamenti climatici. L’emergenza è il LAVORO.  Ergo, seguire l’onda del populismo verde significa aggravare ancora di più l’unica vera emergenza del Ticino. Praticamente un atto tafazziano. Per fortuna, almeno questo autogoal la scorsa domenica ce lo siamo risparmiati. E’ importantissimo che anche alle elezioni federali di ottobre l’esito sia lo stesso.

Lorenzo Quadri

 

 

Nuova presa per il “lato B”

KrankenCassis minaccia (?) il Belpaese: “fiducia a rischio”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Evidentemente, il ministro degli esteri liblab non si sogna di disdire la vetusta Convenzione del 1974. E dire che in Ticino il suo partito tentava di far credere…

Qui davvero non si capisce se c’è da ridere o da piangere!

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, PLR, adesso pensa di fare la voce grossa con il Belpaese.

Con un inaudito sussulto d’orgoglio, dopo essersi fatto infinocchiare alla grande in gennaio in occasione della visita a Lugano del suo omologo nonché connazionale italiano Enzo Moavero Milanesi, nel discorso inaugurale del Forum Svizzera-Italia Cassis ha chiesto al Belpaese di fare un passo avanti (?) a proposito dell’eterno tormentone del nuovo (sempre meno nuovo: il tempo scorre inesorabile) accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

L’interminabile stallo, ha in sostanza dichiarato KrankenCassis,  mette a repentaglio la fiducia della Svizzera nel governo di Roma.

Uhhh, che pagüüüraaaa! Immaginiamo che, davanti ad una prospettiva terrificante come quella di “perdere la fiducia” (?) dei camerieri bernesi dell’UE, a Palazzo Chigi siano caduti in preda al panico abbandonandosi a scene di isterismo collettivo!

A parte che non si capisce cosa voglia dire in concreto “compiere un passo avanti”. Ma chi s’immagina di prendere per i fondelli il buon Ignazio con siffatte fanfaluche? Di sicuro non i suoi connazionali italici che, come Cassis ben sa, son più furbi che belli. E’ evidente che la presa per i fondelli è invece diretta agli svizzerotti.

Solo fumogeni

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il Belpaese non ha alcuna voglia di sottoscrivere il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Perché, incredibilmente, i frontalieri tengono in scacco la politica dello Stivale. Era così per il precedente governo, lo è per quello attuale e lo sarà anche per i futuri.

Le pernacchie sulla “perdita di fiducia” altro non sono che risibili fumogeni. Pretesti per non dover fare quello che andrebbe fatto se si vuole ottenere qualcosa dai vicini a sud.  Ovvero: 1) bloccare i ristorni dei frontalieri e 2) disdire la famigerata Convenzione del 1974.

Adesso abbiamo l’ennesima conferma che solo la Lega vuole compiere questi passi. Mentre il PLR non ci pensa proprio. L’ex partitone è infatti da sempre assolutamente contrario al blocco dei ristorni. Sulla Convenzione del 1974 si è invece prodotto in una serie di pagliacciate.

Nei mesi scorsi, a puro scopo di campagna elettorale, il gruppo PLR in Gran Consiglio – fotocopiando le posizioni dell’odiata Lega (politica-Xerox) –  ha presentato una mozione al governicchio  in cui chiede di attivarsi con Berna per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Un paio di settimane dopo, i tre rappresentanti PLR alle Camere federali (Abate, Merlini, Cattaneo) hanno pubblicato sui giornali un’opinione in cui silurano la proposta del loro stesso partito cantonale. Adesso Cassis chiarisce al di là di ogni dubbio che la Convenzione del 1974 non verrà mai disdetta; che per lui è intoccabile. Se infatti, dopo anni che il Belpaese mena il can per l’aia sulla fiscalità dei frontalieri, il massimo che il buon KrankenCassis riesce ad inventarsi come mezzo di pressione è adombrare una presunta “fiducia a rischio”, è evidente che non intende fare altro. Ovvero, che non intende prendere alcuna misura concreta. Avesse avuto anche solo una mezza idea di disdire la Convenzione del 1974, quale migliore occasione avrebbe avuto del Forum tra Italia e Svizzera per ventilare tale ipotesi?

Morale: questo sfigatissimo Cantone continuerà a venire ingiustamente penalizzato da accordi vecchi di 45 anni e da molto tempo superati dagli eventi. Ecco come il PLR ed i suoi politicanti difendono gli interessi del Ticino.

Lorenzo Quadri

E’ tempo di pulizie di primavera

Nei giorni scorsi si è celebrato il processo per la rissa avvenuta al Quartiere Maghetti nell’ottobre del 2017. Si è trattato di un regolamento di conti, nel pieno centro di Lugano, tra bande di delinquenti stranieri (albanesi, cubani, boliviani, serbi, eccetera) alcuni dei quali nemmeno risiedono in Svizzera.

Il giudice ha inflitto condanne per tentato omicidio intenzionale. A dimostrazione che abbiamo che fare con delinquenti pericolosi.

Da notare che per il 24enne boliviano, condannato a 4 anni di carcere – e se ti becchi 4 anni di galera col nostro sistema buonista-coglionista, inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nella ciofeca “Via Sicura”, vuol dire che l’hai combinata davvero grossa – il giudice Ermani non ha neppure chiesto l’espulsione. Questo perché “i legami del condannato con la Svizzera sarebbero troppo forti”.

Cosa, cosa? Qui abbiamo una sentenza per tentato omicidio intenzionale, con una pena che impone l’espulsione dalla Svizzera secondo la nostra legge e la nostra Costituzione. Eppure si insiste nell’arrampicata sui vetri con la storiella dei “legami troppo forti con la Svizzera”. Solito pretesto per non espellere nessuno e tenerci in casa tutta la foffa d’importazione! Agli “stretti legami con la Svizzera”, il “bravo giovane” doveva pensarci prima di delinquere. Ne abbiamo piene le scuffie, ma proprio stracolme, di fare il paese del Bengodi per tutti i malviventi stranieri!

Mentre i membri della “gang” andranno ad aumentare ulteriormente la quota degli ospiti della Stampa senza passaporto rosso, già superiore all’80% – ma come: i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? –  la nostra priorità deve essere fare repulisti di simili figuri!

Se adesso perfino il centro di Lugano diventa teatro di regolamenti di conti tra bande di delinquenti stranieri, è evidente che la chiusura delle frontiere diventa una necessità. Bisogna riprendere il controllo sull’immigrazione. Chi può entrare in casa nostra, lo dobbiamo decidere noi! Altrimenti il Ticino (e la Svizzera) possono tanto chiudere baracca.

Lorenzo Quadri

A Berna le casse scoppiano!

Conti pubblici in attivo di 5.7 miliardi mentre ai cittadini si fa tirare la cinghia? 

Intanto lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il triciclo PLR-PPD-P$$ sogna di farci sottoscrivere, avrà costi spropositati per il nostro Stato sociale. E nüm a pagum! 

Come a livello cantonale, così anche a livello federale, le casse pubbliche scoppiano di soldi!

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, nell’anno di disgrazia 2018 il Consuntivo della Confederella chiude con una bella eccedenza di 5.7 miliardi di franchetti. Inferiore a quella del 2017, anno in cui gli utili furono addirittura sopra gli 8 miliardi (come se fosse normale una cosa del genere!) ma comunque una cifra enorme. Il ribasso rispetto all’anno precedente, ci tengono a far sapere i burocrati bernesi, è dovuto al buco di 1.3 miliardi a carico delle assicurazioni sociali. Mentre nel 2017 il settore aveva archiviato l’esercizio con un utile di 2.6 miliardi.

Casse piene, tasche vuote?

Ecco quindi che lo scenario si ripete: forzieri statali ricolmi, tasche del contribuente vuote! Non solo, ma i nuovi balzelli continuano ad aumentare. Specie ai danni dei soliti sfigati automobilisti. Ormai nei sovradimensionati e sovrappopolati uffici del Dipartimento ex Doris, ora Simonetta, sembra lavorino a tempo pieno per studiare nuovi sistemi di criminalizzazione&mungitura di chi ha bisogno dell’automobile per lavorare. Vedi il nuovo scellerato programma che prevede benzina più cara, parcheggi più cari, più controlli di velocità e più severi, e avanti così: e tutto sotto il politikamente korrettissimo pretesto di potenziare il trasporto pubblico!.

E, come se non bastasse, la partitocrazia continua a montare la panna sulle presunte casse vuote dell’AVS per sdoganare aumenti dell’età di pensionamento ed amenità assortite.

Bene, visto che i soldi ci sono anche a Berna, dove si passa da un avanzo miliardario all’altro, è ora di piantarla di strillare “al lupo” sulla situazione dell’AVS! Ed è anche ora di piantarla con i tagli sociali sul groppone degli svizzeri – sottolineiamo: svizzeri – in difficoltà!

Eccedenze… per cosa?

Non ci vuole molta fantasia per immaginare che i $inistrati vorranno utilizzare le eccedenze federali per mantenere migranti. O per fare regali all’estero. In effetti i tamberla dell’OCSE stanno già rampognando gli svizzerotti (un caso che questo accada proprio ora?) poiché questi ultimi non starebbero investendo (?) in aiuti allo sviluppo lo 0.5% del Reddito nazionale lordo ma, per il periodo 2017 – 2020, “solo” lo 0.48%. C’è di più: i signori di cui sopra se ne sono pure usciti a dire che gli svizzerotti non si possono permettere di finalizzare gli aiuti allo sviluppo al contenimento dell’immigrazione clandestina. Ah beh, e allora a che scopo dovrebbero versarli? A puro titolo di regalo?

Eh no, cari $inistrati: col fischio che aumentiamo gli aiuti all’estero! Gli utili della Confederazione li usiamo per l’AVS, e magari pure per ridurre i premi dell’assicurazione malattia!

Gli aiuti all’estero, come pure la spesa per l’asilo, vanno invece decurtati drasticamente: prima bisogna aiutare gli svizzeri in difficoltà; poi, semmai, gli altri! Non ci pare un concetto poi così difficile da capire.

Due domandine

Inoltre, per la serie “a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre”, due domandine facili-facili:

  • Perché la Confederella continua a cumulare tesoretti? Non sarà perché la partitocrazia PLR-PPD-P$$ vuole sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale? Il quale accordo ci costringerà a) a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles senza poter fare un cip e b) ad adottare la direttiva UE sulla cittadinanza, a seguito della quale tutti i cittadini comunitari, anche senza avere un lavoro, potranno arrivare in Svizzera e mettersi a carico del nostro stato sociale? In altre parole: ci stiamo forse preparando a mantenere tutti?
  • Come mai, quando si tratta di svizzeri in difficoltà, il mantra della casta è sempre quello che bisogna tirare la cinghia per risanare i conti pubblici e blablabla, mentre invece quando si tratta di regalare all’estero i soldi dei cittadini (vedi ad esempio la marchetta da 1.3 miliardi di Fr all’UE “per oliare”), o quando c’è da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale che svuoterà le casse del nostro Stato sociale,i soldi si trovano sempre? Austerità a senso unico? Economie a geometria variabile?

Lorenzo Quadri