Scuola ro$$a: il governicchio metta il DECS sotto tutela

Visto che il kompagno Bertoli dichiara che intende aggirare la volontà popolare…

 

Il direttore del DECS kompagno Manuele “La scuola che NON verrà Bertoli” lo ha detto o lasciato intendere, in modo più o meno esplicito, in varie occasioni. La prima volta nel pomeriggio di quella stessa domenica 23 settembre in cui il popolo ticinese ha saggiamente asfaltato la scuola ro$$a.

Cosa ha detto il kompagno direttore del DECS? Che lui della volontà popolare se impipa.

Il popolazzo becero (quello “che vota sbagliato”) ha detto no alla scuola che verrà? Lui intende introdurla lo stesso con la tattica del salame (una fetta alla volta). Questo è il rispetto della $inistra per i diritti popolari. Tale atteggiamento è peraltro apparso in tutta evidenza nell’isterica “shitstorm” (=tempesta di cacca) scatenata dalla gauche-caviar contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, essenziale per  preservare i diritti popolari. Ma su questo abbiamo già avuto più volte modo di scrivere.

Intenzioni sempre più esplicite

Sulla scuola che NON verrà, la volontà di aggirare il voto popolare sgradito si è fatta vieppiù esplicita.  Un paio di settimane fa si è raggiunto il clou. Prima nella commissione scolastica del Gran Consiglio, poi in un’intervista al portale Ticinonews, il direttore del DECS ha dichiarato in sostanza che “la scuola che verrà, verrà comunque”.

E dopo simili exploit, e per giunta recidive (ricordiamo la “famosa” dichiarazione, sempre di Bertoli, secondo la quale si sarebbe dovuto “rifare il voto del 9 febbraio”) i kompagni del PS hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per chiedere i voti per le elezioni cantonali? I diritti popolari vanno bene solo quando si tratta di ottenere cadreghe, dopodiché “passata la festa, gabbato lo santo”?

Anche senza i crediti…

Chiaramente, dopo l’asfaltatura popolare della scuola ro$$a, il DECS non ha a disposizione i crediti necessari per la sperimentazione. Tuttavia ciò non impedisce al capodipartimento ed ai suoi burocrati (tutti targati P$) di far rientrare comunque, come detto con la tattica del salame (una fetta alla volta) le modifiche respinte in votazione popolare. Basta che non chieda crediti supplementari o che compensi i maggiori costi all’interno del budget del Dipartimento. E corre voce – specialmente negli ambienti scolastici – che proprio questo stia accadendo. I primi campanelli d’allarme li abbiamo suonati qualche tempo fa da queste colonne segnalando l’assunzione, in una scuola, di misteriose figure previste dalla riforma rossa.

Risulta inoltre che gruppi di lavoro e di progetto azionati per la Scuola che verrà siano ancora operativi malgrado il  njet popolare.

L’atto parlamentare

Sul tema è stata di recente presentata un’ interrogazione al CdS da parte di Sergio Morisoli (che è stato in prima linea nella campagna contro la Scuola che verrà attirandosi gli insulti e di  travasi di bile dei soldatini del P$) e cofirmatari.

Nell’atto parlamentare si evidenziano aspetti inquietanti. A partire dal fatto che il direttore del DECS si è rifiutato ad inizio ottobre di ricevere una piccola delegazione del comitato referendario contro la scuola rossa sostenendo che “siccome il comitato è stato costituito esclusivamente in funzione della votazione, non è più possibile considerarlo come interlocutore”.Apperò. Il comitato referendario non è più un interlocutore dopo la votazione, ma invece chi lavorava sulla scuola ro$$a può continuare a farlo malgrado l’esito della votazione popolare? Quando si dice: “due pesi e due misure”…

Il nocciolo

Pure allarmante la seguente domanda contenuta nell’interrogazione citata. E si tratta di domanda retorica. Gli interroganti sanno già la risposta. Che, nel concreto, è Sì. “Corrisponde al vero che docenti, assistenti ed altre persone continuano ad essere pagati e/o sgravati dal monte ore per continuare a lavorare sulla Scuola che verrà respinta dal popolo? Corrisponde al vero che le varie strutture di progetto, di ricerca, eccetera sono tuttora attive e continuano secondo i piani che precedevano la bocciatura della SCV”?

Il nocciolo della questione è racchiuso qui.

CdS sveglia!

E’ chiara una cosa. La volontà popolare deve essere rispettata. Il governicchio deve vigilare affinché il DECS non attui comunque i propri  piani tramite sotterfugi ed in spregio di quanto deciso dalle urne.

Detto in altre parole: il kompagno Bertoli ha esplicitato che non intende rispettare l’esito della votazione sulla scuola rossa. Di conseguenza, i colleghi di esecutivo lo devono mettere sotto tutela (politica).

Lorenzo Quadri

Razzismo: una commissione che è diventata una farsa

Dopo la modifica dell’articolo 261 bis del CPS, un motivo in più per fare piazza pulita

Le Camere federali hanno di recente deciso di estendere l’articolo 261 bis del codice penale, ovvero la famigerata norma contro il razzismo, alla discriminazione in base all’orientamento sessuale.

L’articolo 261 bis ha scopi puramente politici. Primo passo: si infila nel codice penale – a suon di ricatti morali – il reato di discriminazione razziale. Passo successivo: lo si estende a macchia d’olio per criminalizzare posizioni politiche che con la discriminazione razziale non hanno nulla a che vedere. Ovvero le posizioni contrarie alle frontiere spalancate ed al “devono entrare tutti”. In questo modo si induce alla censura, e, soprattutto, all’autocensura.  Il disegno è chiaro: lavaggio del cervello pro frontiere spalancate e pro-multikulti.

Gli obiettivi

Anche l’osceno Patto ONU sulla migrazione, che sempre più paesi giustamenterifiutano di sottoscrivere, va nella stessa direzione. I suoi obiettivi sono: introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale, trasformare l’immigrazione illegale non solo in un diritto, ma addirittura in un diritto umano, e criminalizzare l’opposizione politica alle frontiere spalancate facendola rientrare nella categoria degli “hate speech” ovvero i discorsi di incitazione all’odio (uhhh, che pagüüüraaa!). E naturalmente il ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis, PLR, voleva recarsi in pompa magna a Marrakech, accompagnato dal circo equestre dei suoi tirapiedi dipartimentali, a firmare l’ennesima ciofeca. Ma bene!

Silenzio sull’islamizzazione

E’ quindi evidente che l’obiettivo dell’articolo 261 bis non è quello dichiarato di impedire la discriminazione razziale. Il vero scopo è imporre le frontiere spalancate, il “devono entrare tutti” ed il multikulti.

Va poi ricordato che l’articolo in questione mette l’accento sull’antisemitismo. Era la metà degli anni 90 e gli animi si scaldavano per la famosa vicenda dell’oro ebraico. Peccato che nel frattempo le cose siano radicalmente cambiate. Qual è oggi il pericolo per gli ebrei in Svizzera? Non certo qualche ex nazista ormai centenario. E nemmeno tre imbecilli con svastica tatuata e capelli a spazzola. Il pericolo è l’islamizzazione,provocata dagli spalancatori di frontiere, in prima linea dalla $inistra. La quale, oltretutto, fomenta l’antisemitismo diffondendo odio contro Israele.

I $inistrati multikulti fanno entrare in Svizzera migranti economici islamisti che sono antisemiti, razzisti, sessisti, eccetera. Gli ebrei da anni sono in fuga dalla Francia: l’arrivo in massa di finti rifugiati africani ha reso il paese invivibile per loro.

Razzismo d’importazione

Nel nostro paese l’antisemitismo non viene certo dall’interno. E’ d’importazione. Viene dall’immigrazione scriteriata di persone in arrivo da “altre (in)culture”. Quell’immigrazione propagandata proprio dall’articolo 261 bis. Sicché questa norma non impedisce l’antisemitismo, ma lo diffonde.

A ciò si aggiunge l’ipocrisia dell’inutile e patetica Commissione federale contro il razzismo, che mai ha fatto un cip sul razzismo degli immigrati. Silenzio tombale. Si limita a montare la panna, strumentalmente, contro gli odiati “sovranisti e populisti” e a fare sfoggio di stucchevole morale a senso unico. Come l’articolo 261 bis, è uno strumento politico dell’establishment internazionalista pro-saccoccia. Nient’altro. Ed infatti è gestita da politicanti spalancatori di frontiere. La realtà è che il razzismo degli svizzeri non è un problema. Il razzismo degli immigrati sì. Una Commissione antirazzismo che non riconosce questo stato di cose è una farsa, ed è pure nociva. Quindi va abolita quando prima.

L’evoluzione

L’ultima evoluzione legislativa è quella citata all’inizio: in futuro l’articolo 261bis dovrà sanzionare anche la discriminazione in base all’orientamento sessuale. A maggior ragione, dunque, non sta in piedi che esista una Commissione federale contro il razzismo, visto che la norma non è più contro il razzismo, bensì contro la discriminazione. A rigor di logica, dunque, la Commissione andrebbe chiusa già per questo motivo. Ma visto che la Commissione risponde ad una sola esigenza, ossia dare l’impressione che esista un problema di razzismo tra gli svizzeri, per spingerli a far entrare tutti a suon di ricatti morali, è evidente che la casta spalancatrice di frontiere, che l’ha voluta, non sarà mai d’accordo di abolirla.

Lorenzo Quadri

 

Consiglieri federali doppio passaporto? Il triciclo dice sì!

Nuova performance della partitocrazia PLR-PPD-P$$ che svende la Svizzera ogni giorno

Certo che siamo proprio allo sbando! Dopo il voto in Consiglio nazionale nei giorni scorsi, sappiamo che a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, compatto e senza eccezioni – e vale anche per i rappresentanti ticinesi – è contrario a che i Consiglieri FEDERALI (!) siano tenuti ad avere una sola nazionalità. In altre parole: alla partitocrazia, quella che svende la Svizzera ogni giorno in nome delle “aperture”, va bene che un Consigliere federale abbia due o tre o più passaporti.

L’esito della votazione in Consiglio nazionale  sull’iniziativa parlamentare Chiesa è stato lapidario: 64 sì contro ben 125 no. L’iniziativa, difesa dalla leghista Pantani, chiedeva appunto (analogamente ad una precedente mozione Quadri, che si estendeva anche ai deputati federali) che i membri del CF fossero tenuti a possedere unicamente il passaporto rosso.

E’ davvero il colmo che, nel massimo esecutivo del paese, possano sedere persone naturalizzate che non si sentono nemmeno abbastanza svizzere da “accontentarsi” del solo il passaporto rossocrociato.

 Due ipotesi

Quale motivo potrebbe addurre un eventuale Consigliere federale naturalizzato per non rinunciare al passaporto del paese d’origine? Le opzioni sono solo due. O non vuole privarsi (in particolare per il futuro) dei vantaggi che derivano dall’avere un secondo passaporto da utilizzare a seconda della convenienza del momento, pensando in particolare a quando non siederà più nel governicchio federale. Oppure, sempre dopo la fine del mandato governativo, intende mettersi a fare politica nel paese d’origine. In entrambi i casi è evidente che la persona non merita di sedere in Consiglio federale. Se (tanto per fare un esempio a caso) un Consigliere federale, titolare anche del passaporto italiano, dovesse trovarsi a trattare con l’Italia, da che parte si schiererebbe? Siamo certi che difenderebbe gli interessi della Svizzera? La sua lealtà sarebbe chiaramente messa in discussione. Il rifiuto di rinunciare al passaporto tricolore sarebbe un elemento contro di lui. La credibilità del governo ne risentirebbe.

Sarebbe poi interessante sapere in quali altri Stati si accetterebbero senza un “cip” dei ministri con doppio passaporto.  Vuoi vedere che, ancora una volta, solo gli svizzerotti…?

$inistrati allo sbando

Nella vicenda dei Consiglieri federali con nazionalità multipla, spicca per l’ennesima volta l’incoerenza e la morale a senso unico dei $inistrati (fautori del “devono entrare tutti” e delle naturalizzazioni facili di persone non integrate). Proprio i kompagnuzzi si riempiono la bocca, naturalmente solo quando fa comodo a loro, con i “conflitti d’interesse”, veri o presunti, dei politicanti… però fingono di non vedere il monumentale conflitto d’interessi che deriva dal governare il paese con in tasca il passaporto di un’altra nazione! Multikulti über Alles! Kompagni, ma andate a pettinare bambole!

Si rileva inoltre che, ancora una volta, la partitocrazia non vuole imporre alcuna rinuncia ai naturalizzati, i quali risultano di conseguenza avvantaggiati nei confronti degli svizzeri di nascita che, per forza di cose, di passaporto ne hanno soltanto uno.

Voto agli stranieri?

Anche in materia di cittadinanza dei politici, si prosegue con la tattica del salame. Di calata di braghe in calata di braghe, si arriverà all’introduzione del diritto di voto e dell’eleggibilità degli stranieri.

Adesso si stabilisce che un Consigliere federale (non un consigliere comunale di un comune di 1000 abitanti!) può avere altri passaporti oltre a quello rosso. Un domani si stabilirà che non è nemmeno più necessario che abbia la cittadinanza svizzera: è becero populismo e razzismo! “Bisogna aprirsi!”.

Lorenzo Quadri

 

La kompagna Simonetta ai Trasporti? Una catastrofe

Il nuovo Consiglio federale è sempre più eurofilo, e la ripartizione dei dipartimenti…

 

Ohibò, la difficile impresa dell’attribuzione dei dipartimenti nel governicchio federale è riuscita già lunedì dopo un primo tentativo andato a vuoto venerdì.

Domenica scorsa su queste colonne abbiamo commentato l’elezione delle due nuove consigliere federali. Al di là della questione femminile, che politicamente dovrebbe essere del tutto irrilevante – perché un consigliere federale lo si sceglie per le sue posizioni e non per questioni di genere – la nomina di Viola Amherd e di Karin Keller Sutter (detta KKS, pronuncia Ka-Ka-eS) è un passo in più sulla strada della rottamazione della Svizzera. KKS è – politicamente parlando – la fotocopia del suo predecessore “Leider” Ammann (destra economica euroturbo); Amherd è la terza $ocialista in Consiglio federale.

Quindi, come scritto la scorsa settimana, questo è un Consiglio federale pronto a calare le braghe davanti a qualsiasi Diktat degli eurofalliti e a firmare trattati internazionali del menga come l’accordo quadro istituzionale o il patto ONU che vuole trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto umano.

I Dipartimenti

Cosa dire, invece, a proposito della distribuzione dei dipartimenti? I partiti sono corsi  a dichiarare la propria “soddisfazione” (?); ma anche qui gli aspetti negativi prevalgono. A dimostrazione che non vogliamo fare del disfattismo “tanto per”, cominciamo a citare i due aspetti positivi:

  • Ka-Ka-eS al Dipartimento di giustizia e polizia (ex Simonetta): è indubbiamente un passo avanti, perché c’è motivo di credere – sarebbe un dramma se così non fosse – che l’arcigna sangallese, già responsabile di questo settore nel suo Cantone, sia fautrice di una politica più restrittiva in materia di finti rifugiati rispetto alla ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga.
  • Parmelin all’Economia. Il “nuovo” Dipartimento, ex “Leider” Ammann, è certamente più appetibile del Militare considerato (a torto o a ragione) una Peppa Tencia. Ma il Dipartimento dell’economia ha un ruolo importante nelle trattative con l’UE (spesso in tandem con gli Esteri). Parmelin ha dunque l’occasione di dargli un’impronta maggiormente UDC, e quindi più sovranista. Speriamo che ce la faccia.

Passiamo ora agli aspetti negativi, purtroppo preponderanti. In ordine di nequizia:

  • Sommaruga al “mammuth” DATEC (ex Doris) ovvero Ambiente, trasporti, energia e telecomunicazioni. Questa è una vera sciagura. Le conseguenze saranno:
  • jihad ideologica ro$$overde contro gli automobilisti, ovvero tasse e balzelli “come se non ci fosse un domani”;
  • road-pricing, mobility-pricing e chissà quante altre boiate-pricing;
  • più nessun investimento nella rete stradale (si fanno solo piste ciclabili);
  • fatwa contro i riscaldamenti a nafta e chi ancora ne ha;
  • volare tornerà ad essere un lusso per ricchi (visto che gli aeroplani inquinano, avanti con le tasse!);
  • norme ambientali sempre più tafazziane, con gli svizzerotti che si penalizzano masochisticamente per raggiungere standard ambientali irrealistici dall’impatto globale nullo, viste le dimensioni della Svizzera;
  • e nel frattempo, frontiere spalancate e quindi: invasione di auto di frontalieri e sovrappopolazione da cui discende più inquinamento, più spostamenti, più cementificazione. Piaccia non o non piaccia ai kompagni ro$$overdi, protezione dell’ambiente ed immigrazione scriteriata sono due obiettivi inconciliabili. Chi vuole proteggere l’ambiente doveva sostenere le richieste della vituperata iniziativa Ecopop.
  • KrankenCassis rimane agli Esteri. E quindi continuerà a svendere la Svizzera all’UE, come fatto finora, promettendo linee rosse e poi non rispettandole, sottoscrivendo accordi internazionali capestro e poi scaricandosi dalle proprie responsabilità facendo decidere altri (vedi: accordo quadro istituzionale mandato in consultazione, patto ONU rifilato al Parlamento, e così via).
  • Amherd, la terza $ocialista in CF, alla Difesa? Ossignùr!

Oltre alle questioni personali, ci sono le riflessioni legate ai partiti:

  • Non sta né in cielo né in terra che il P$ abbia due dipartimenti di serie A: Interni e Trasporti e telecomunicazioni. Da questo punto di vista à il primo partito. Ma i voti dicono altro. Per contro, l’UDC, che è il partito più votato della Svizzera, si trova con un dipartimento di serie A (finanze) ed uno di serie “A-“: economia.
  • Il PPD viene clamorosamente retrocesso: dal Mammuth DATEC alla Peppa Tencia della Difesa. Ciò avrà evidentemente anche conseguenze elettorali negative per il partito, che già non se la passa benissimo. Se gli uregiatti si dichiarano soddisfatti dall’assegnazione dei dipartimenti, significa che o mentono, o sono affetti da una grave forma di “sindrome di Tafazzi” (il personaggio televisivo che si martellava gli attributi con una bottiglia).

Lorenzo Quadri

Burocrati recidivi: le frontiere devono restare spalancate

Malgrado l’epidemia di furti “con scoppio”, i valichi secondari non si chiudono

 

Come volevasi dimostrare, i burocrati federali non ne vogliono sapere di chiudere i valichi secondari di notte.  Malgrado le Camere federali, approvando la mozione Pantani, abbiano deciso la chiusura. Come sappiamo, tre valichi (Pedrinate, Novazzano-Marcetto, Ponte Cremenaga) il primo aprile del 2017 sono stati chiusi in prova per sei mesi, provocando starnazzamenti assortiti da parte dei vicini a sud. Trascorsi i sei mesi di prova, la misura è stata abrogata dai burocrati federali.

Furti con botto

Di recente nel Mendrisiotto è scoppiata un’epidemia di furti con botto (con esplosione) ai bancomat. Gli autori: criminali – presumibilmente in arrivo dall’Europa dell’Est – basati in Lombardia. E da dove entrano ed escono questi delinquenti stranieri? Evidentemente, dai valichi incustoditi. Oggi ci sono gli scassinatori di bancomat con esplosivo (e lo scoppio potrebbe anche degenerare in tragedia, sbagliare nel maneggiare esplosivi può avere gravi conseguenze… e non solo per chi maneggia). Domani potrebbe essere il turno dei rapinatori che aggrediscono le persone in casa. Al di là della ramina, purtroppo, questa è cronaca (nera) quotidiana (o quasi). E sappiamo che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha istericamente rifiutato, contrariamente a quanto accaduto in Italia, di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione.

Frontalierato del crimine

Il Consiglio federale – o piuttosto: i burocrati del Dipartimento federale delle finanze – rispondendo lunedì ad una domanda della deputata leghista Roberta Pantani (autrice della mozione sul tema) sulla chiusura dei valichi secondari, ha confermato che è consapevole che il Ticino, e soprattutto il Mendrisiotto, è esposto al frontalierato del crimine (ci sarebbe mancato che non ne fosse consapevole), che la sicurezza è importante, che… che… che; ma quando si tratta di venire al dunque – ovvero: ma ‘sti valichi si chiudono o no? – la risposta è njet. Quindi una esplicita decisione del Parlamento viene disattesa. Le motivazioni? Fanfaluche, con tutto il rispetto parlando.

Due argomenti

Argomento 1: la misura non servirebbe dal punto di vista della sicurezza. Cari burocrati bernesi, questa la andate a raccontare a qualcun altro. Che la chiusura notturna dei valichi secondari non risolverebbe da sola tutti i problemi di sicurezza del Ticino o del Mendrisiotto è evidente, e nessuno pretende che sia così. Però aiuterebbe. Perché è chiaro anche al Gigi di Viganello che, sotto il profilo della sicurezza, è meglio un cancello chiuso che un cancello aperto. Detto questo: a sostenere la storiella dell’inefficacia sono, ma tu guarda i casi della vita, gli stessi burocrati che volevano farci credere che anche la richiesta del casellario giudiziale, introdotta nel 2015 dal leghista Norman Gobbi, non serviva ad un tubo quando invece ha evitato l’arrivo in Ticino di centinaia di delinquenti pericolosi. Senza contare quelli che, sapendo della richiesta del casellario, hanno rinunciato a presentare la domanda: che naturalmente non possono essere quantificati.

In realtà, è chiaro che “inefficace” nel caso concreto significa una cosa assai diversa, ovvero: “sgradita al Belpaese”. Ed infatti ecco arrivare l’argomento 2 della risposta governativa: “la chiusura dei valichi secondari renderebbe più difficile la collaborazione con l’Italia”. Eccoci dunque al vero nocciolo della questione! Ancora una volta, Berna cala le braghe davanti al Belpaese nell’ illusione di ottenere non si sa bene quale collaborazione (certo non la ratifica del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, essendo quest’ultimo ormai morto, sepolto e mummificato).  O magari il terrore è che qualche rappresentante italico possa andare a piagnucolare a Bruxelles?

Quindi: per i burocrati federali i buoni rapporti con la vicina Penisola – che ringrazia facendoci fessi davanti e di dietro: ma i tapini non se ne rendono conto… – sono più importanti della sicurezza del Mendrisiotto e del Ticino in generale.

Lorenzo Quadri

 

Frontalieri che odiano la Svizzera: altro licenziamento

Troppi “permessi G” detestano il Paese al quale devono la pagnotta: fare repulisti

Un paio di settimane fa un’ “aquila” ha pensato bene di filmarsi mentre, per una banale multa di parcheggio, sbroccava contro gli “svizzeri di merda” e contro i poliziotti ticinesi “ignoranti e razzisti”, e poi di pubblicare il tutto su Instagram.

Nei giorni scorsi un altro furbone, sempre per una banale multa, ha pubblicato su faccialibro (facebook) il post che vedete qui riprodotto.

Cos’hanno in comune questi due soggetti?

  • Sono frontalieri
  • Odiano la Svizzera e le sue istituzioni
  • Per le loro esternazioni “social” sono stati licenziati: “simili atteggiamenti sono incompatibili con la nostra cultura aziendale”;questa l’argomentazione dei due (ormai ex) datori di lavoro.

Il boomerang

L’accaduto ci dà la misura – oltre che dell’incapacità di usare i social, i quali possono trasformarsi in micidiali boomerang – dell’astio, se non vero e proprio odio, che nutrono troppi permessi G nei confronti del paese al quale devono la pagnotta. I due “beccati” non sono dei casi isolati. Solo l’odio può giustificare simili reazioni del tutto spropositate per delle banali contravvenzioni.

Ma i licenziamenti dimostrano anche che sputare nel piatto dove si mangia può costare caro. Perché i datori di lavoro hanno poi a che fare con il pubblico; con i loro clienti. I quali. se scoprono che certi comportamenti non vengono sanzionati, potrebbero anche inkazzarsi e decidere per un boicottaggio.

E’ bene che i frontalieri che odiano la Svizzera se ne restino al di là della ramina. I licenziamenti dei due scriteriati sono dunque da valutare positivamente. Sarebbe anche ora che magari qualcuno oltreconfine cominciasse ad accorgersi che proprio così fessi da farsi invadere e poi anche insultare, gli svizzerotti non sono ancora.

Ancora meglio sarebbe se al posto dei frontalieri lasciati a casa venissero assunti ticinesi e non altri frontalieri.

Considerazioni spicciole

Si può disquisire se sia giusto perdere il lavoro per un post. Al proposito alcune considerazioni spicciole:

  • Se dimostri di odiare la Svizzera, è giusto che non lavori in Svizzera
  • Pensaci bene prima di sputare nel piatto dove mangi.
  • Molti ticinesi, anche padri e madri di famiglia, sono stati lasciati a casa senza nessun post, ma semplicemente in quanto sostituiti da frontalieri. Per cui, c’è poco da starnazzare di “rappresaglia contro i frontalieri” come nel Belpaese qualcuno sta già facendo tanto per mettersi in mostra.
  • Con una notevole tolla, Oltreramina strillano contro la “mancanza di protezione dal licenziamento”che vige in Svizzera. Dimenticandosi che è proprio grazie a questa mancanza di protezione, abbinata alla devastante libera circolazione delle persone, che migliaia e migliaia di frontalieri lavorano in Ticino, in sostituzione di ticinesi lasciati a casa “senza giusta causa”.
  • In altre parole: la “mancanza di protezione dal licenziamento” ha fatto la fortuna di migliaia di frontalieri. Adesso scoprono l’altra faccia della medaglia.

Lorenzo Quadri

Vuoi il passaporto? Almeno dieci anni senza assistenza

Il Canton Argovia ha appena dato un giro di vite alle naturalizzazioni facili. E noi?

 

Nei giorni scorsi il Gran Consiglio del Canton Argovia ha deciso, a larga maggioranza (82 favorevoli e 46 contrari), di dare un giro di vite alle naturalizzazioni facili di persone a carico dello Stato sociale. Argovia ha infatti stabilito di portare dai tre ai dieci anni precedenti alla naturalizzazione il periodo durante il quale il candidato non deve essere stato a beneficio dell’assistenza sociale. Argovia non è il primo Cantone a scegliere questa via. Ed il Ticino? In Ticino siamo fermi al “minimo sindacale” di tre anni.

Ma da dove saltano fuori questi tre anni? Si tratta del termine previsto dall’Ordinanza sulla cittadinanza svizzera, entrata in vigore nella sua nuova versione lo scorso febbraio.

Essa prevede, quale requisito d’integrazione nella vita economica, che negli ultimi tre anni l’aspirante cittadino elvetico non sia stato a carico dell’assistenza; o, in alternativa, che abbia restituito quanto percepito. Tuttavia ai Cantoni è lasciata facoltà di allungare questo termine. C’è chi ha già deciso in tal senso. Ultimo in ordine di tempo, appunto, il Canton Argovia, che come detto l’ha portato a dieci anni.

Cosa aspettiamo?

Evidentemente la domanda – già posta in passato da queste colonne – è: cosa aspettiamo ad introdurre anche in Ticino il termine di 10 anni?

O vuoi vedere che gli argoviesi “possono”, ma i ticinesi no? Forse che la grande maggioranza dei deputati argoviesi, evidentemente di varia estrazione partitica (se il giro di vite l’hanno votato in 82…), sono tutti dei “beceri populisti e razzisti”?

Oppure alle nostre latitudini si ha semplicemente paura dell’odio e delle denigrazioniche i $inistrati del “devono entrare tutti”, ed i politikamente korretti in generale, riversano in quantità industriali su chi osa opporsi alle loro pretese di svendita del passaporto rosso? (Ovviamente l’obiettivo di una simile politica è chiaro: non solo taroccare le statistiche sugli stranieri residenti, ma creare un numero crescente di cittadini votanti che sono svizzeri solo sulla carta, mentre nella realtà non sono integrati e non si riconoscono nel nostro Paese).

Non è la panacea, ma…

Certo: l’aumento del periodo di tempo antecedente la naturalizzazione in cui il richiedente non deve essere stato a carico dell’assistenza non basta, da solo, a risolvere il problema delle naturalizzazioni facili.  Però aiuta. Non è infatti raro, tanto per fare un esempio, che gli islamisti che aspirano al passaporto rosso siano stati anche a carico dello Stato sociale. E un criterio oggettivo e numerico, come l’aver percepito l’assistenza (integrazione economica), è certamente più facile da gestire e da valutare di quello dell’integrazione in senso lato. In effetti, non è perché il candidato ha imparato a memoria prima dell’esame di naturalizzazione alcune nozioni sulla storia, la geografia e l’organizzazione politica del nostro paese che può essere considerato integrato.

Aumentare le tariffe

E c’è anche un altro aspetto da correggere: i costi delle naturalizzazioni.

Secondo la nuova legge, quanto fatturato ai richiedenti deve solo coprire le spese amministrative generate dalla domanda di cittadinanza. Ma allora come mai in Ticino naturalizzarsi costa in totale attorno ai 2000 Fr (la fattura varia a seconda del Comune) mentre nel Canton Soletta siamo ad una media di 5000 Fr?

Altrimenti detto: se a Soletta fanno pagare 5000 Fr, non si vede perché anche noi non potremmo applicare la stessa tariffa!

Lorenzo Quadri

 

UE: ricattini ed elemosine

Gli eurobalivi continuano a prenderci per i fondelli. Ma a Berna non se ne accorgono

 

Per l’equivalenza della borsa le soluzioni si trovano. Ma se caliamo le braghe sulla nostra sovranità, non ci sarà ritorno

Proseguono i giochetti di Bruxelles sull’equivalenza della borsa svizzera, che gli eurobalivi intendono riconoscere solo fino a fine anno. Adesso spunta la proroga di sei mesi (che peraltro è solo un’ipotesi sul tavolo, non una decisione). Questi eurofalliti pensano di ricattarci con l’equivalenza della borsa, che però si dimostra sempre più un petardo bagnato visto che le alternative esistono eccome. E poi questi funzionarietti, che ci ricattano, hanno ancora il coraggio di parlare dello sconcio accordo quadro istituzionale come di un “accordo di amicizia” (citazione dal presidente della Commissione UE, il “diversamente sobrio” “Grappino” Juncker)? L’amicizia è tutt’altra cosa ed i camerieri bernesi di Bruxelles faranno bene a scendere dal pero che è ora!

Petardo bagnato

Pur consapevoli che usare a scopi ricattatori l’equivalenza della borsa è un petardo bagnato, gli eurobalivi insistono. Gli svizzerotti sono abituati a calare le braghe, sicché… avanti!

Oltretutto costoro, con la boria che li contraddistingue, pensano ancora di fare i grandi offrendo (?) la proroga di 6 mesi dell’equivalenza della borsa svizzera. Di fatto un’elemosina.

 Una schifezza

Questi ricatti grandi e piccoli mirano a farci concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale, quello che il Consiglio federale ha mandato in consultazione, non avendo gli attributi per dire di no. Perché, come scritto la scorsa settimana, il trattato giunto sul tavolo del Consiglio federale è una sconcezza: se ne è accorto perfino il presidente uscente della Confederella, kompagno Alain Berset, che infatti venerdì ha dichiarato che “sarà difficile far accettare l’accordo quadro”.

Ed infatti le linee rosse, cosiddette invalicabili, sono state miseramente calpestate senza remora alcuna. L’accordo prevede la rottamazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone e l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza (ovvero: immigrati comunitari all’assalto del nostro Stato sociale; ed inoltre impossibilità di espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE). Il trattato è un’oscenità, però l’ex partitone, in evidente stato confusionale (troppi aperitivi pre-natalizi?) ha avuto  il coraggio di parlare di un “successo” del suo ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto KrankenCassis. Se questo è un successo, figuriamoci i flop!

 L’interesse di chi?

E’ evidente che un simile accordo ciofeca non è nell’interesse della Svizzera. L’insistenza con cui gli eurobalivi pretendono di imporcelo, a suon di ricatti, ben dimostra a che interessi risponde: a quelli della fallita UE. Sicuramente non ai nostri.

E mentre a Bruxelles va in scena il desolante teatrino dei ricatti e delle elemosine, alti papaveri PPDog e liblab vengono a raccontarci la fetecchiata epocale che dovremmo regalare 1.3 miliardi alla fallita UE “per oliare”.

Che vadano affan…

Una cosa è certa: gli eurobalivi ed i loro ricattini possono andare affandidietro. Per la questione dell’equivalenza della borsa, troveremo senz’altro delle soluzioni. Ma, se caliamo le braghe sulla nostra sovranità, non ci sarà ritorno.

Su un piatto della bilancia ci sono accordi economici vantaggiosi per pochi danarosi esponenti della casta (Economiesuisse e compagnia cantante). Sull’altro la nostra sovranità, la nostra indipendenza, i nostri diritti popolari. Col piffero che si sacrifica la Svizzera sull’altare del borsello rigonfio di pochi!

Lorenzo Quadri

 

Fisco: l’attuale immobilismo non può durare ancora a lungo

Ticino sempre meno attrattivo per le aziende. Per non parlare di ceto medio e single

Come volevasi dimostrare l’attrattività di questo sfigatissimo Cantone per le imprese sta andando sempre più a ramengo. L’ultimo studio pubblicato da Credit Suisse non lascia molto spazio all’immaginazione. Nella graduatoria nazionale delle localizzazioni più interessanti per le attività economiche il Ticino si trova al quint’ultimo posto.  Il bello (si fa per dire) è che in futuro la situazione è destinata a peggiorare. A seguito della riforma fiscale federale, secondo lo studio del Credit Suisse, il Ticino perderebbe ulteriore attrattiva ed un posto in classifica. Insomma, sempre più fanalino di coda.

Ostaggio dei $inistrati?

E’ quindi evidente che il tema degli sgravi fiscali dovrà essere affrontato e questo alla faccia dei populisti ro$$overdi che, solo a sentir pronunciare l’esecrata parola, “sgravi”, diventano cianotici. Questi signori, capaci solo di blaterare che “lo Stato deve”, dimenticando che lo Stato non è un’entità astratta calata dal cielo ma siamo noi cittadini e soprattutto i nostri borselli, non possono tenere in ostaggio un Cantone.

Aziende virtuose

La riforma fiscale dovrà evidentemente premiare le aziende virtuose ovvero quelle che assumono ticinesi. In questo campo infatti imperversa l’immobilismo. La stessa cosa vale in ambito di commesse pubbliche, che continuano allegramente ad andare a ditte che lasciano a casa ticinesi per sostituirli con frontalieri. Che simili malandazzi vengano ancora premiati con appalti da parte dell’ente pubblico, pagati con i nostri soldi, è una vera presa per i fondelli.

Mobilità in palta

Intervistato sul CdT di mercoledì il direttore del DFE Christian Vitta ha logicamente sottolineato che le statistiche sull’attrattività per gli insediamenti economici vengono stilate in base a vari indicatori, che non contano solo le aliquote fiscali e blablabla. Vero. Ed infatti un altro importante fattore su cui si misura l’attrattività di una destinazione è la  mobilità. Ed in Ticino, soprattutto a sud del Ceneri, la mobilità è allo sfascio.  Per questo possiamo dire grazie all’invasione da sud voluta dal triciclo PLR-PPD-P$! Spalancare le frontiere contribuisce all’affossamento della piazza economica ticinese. Infatti ha ripercussioni deleterie su uno dei principali fattori che ne determina l’attrattività: la mobilità, appunto.

E il colmo è che il PLR, sedicente partito dell’economia, è il primo a strillare che la libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca. Altro che sostenere gli interessi dell’economia! Del resto, è evidente che un partito il cui presidente fa il funzionario della Confederazione (lauto stipendio pubblico garantito a vita) non può in nessun caso essere rappresentativo di chi “fa impresa”.

Peggio che fermi

Naturalmente gli sgravi fiscali non possono essere destinati solo alle aziende ma devono avvantaggiare anche i cittadini e specialmente quelli del ceto medio.

Dire che su questo fronte il Ticino è fermo al palo da un quindicennio è vero solo in parte. La realtà è ben peggiore. Infatti i premi di cassa malati sono esplosi nel corso degli anni. E dal momento che l’assicurazione malattia è obbligatoria, può essere paragonata ad un prelievo fiscale. Di conseguenza il ceto medio ha visto il saccheggio delle proprie tasche crescere in maniera insostenibile. E questo proprio mentre, a seguito della devastante libera circolazione delle persone (ancora grazie, triciclo PLR-PPD-P$!) crescevano precariato, dumping salariale, povertà.

I single

Quanto ai single, aspettano da decenni una fiscalità più equa, ma i politicanti del triciclo non ne vogliono sapere. Adesso qualcuno di loro, visto l’avvicinarsi delle elezioni, immagina di prendere per i fondelli la gente dichiarandosi favorevole (ovviamente dopo il 7 aprile… passata la festa, gabbato lo santo!). Purtroppo carta canta. E nel giugno dello scorso anno, quando il parlamento cantonale votò sull’iniziativa Canonica che chiedeva per l’appunto una fiscalità più equa per i singles, solo Lega, Udc ed un paio di esponenti PLR votarono a favore. Tutti gli altri contro!

Stranieri e kultura

Chiaro: per una riforma fiscale (non i giochetti col moltiplicatore cantonale proposti in funzione elettorale dal buon Vitta: a proposito, già dimenticati?) secondo la partitocrazia non c’è mai “margine”. Se i conti cantonali vanno male, non ci sono soldi. Se vanno bene, bisogna mettere fieno in cascina e pensare al debito pubblico. E alle tasche dei contribuenti, invece, quando ci pensiamo?

Lo abbiamo ripetuto un’infinità di volte nel corso degli anni. Il problema dei conti cantonali non sono le entrate bensì le uscite fuori controllo. Dove si taglia? Cominciare a risparmiare su prestazioni sociali a stranieri e kultura e dintorni è già un buon inizio. Una cosa è certa: l’attuale immobilismo fiscale non può andare avanti ancora a lungo.

Lorenzo Quadri

La panna montata sulla non-notizia

I camerieri dell’UE in Consiglio federale non ne vogliono sapere dell’iniziativa contro la libera circolazione? E allora? Cosa c’è di soprendente?

Il Consiglio federale, come da copione, nei giorni scorsi ha strillato il proprio njet all’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone. E naturalmente la stampa di regime è corsa subito a scriverci i titoloni di prima pagina!

L’obiettivo è sempre il medesimo: fare il lavaggio del cervello ai cittadini! Dare il massimo risalto alla consueta manfrina pro-frontiere spalancate prodotta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale. Ovvio che costoro dicano di no alla fine della devastante libera circolazione delle persone: dopo anni ed anni di martellante propaganda, di lavaggio del cervello e di terrorismo di regime per introdurla e conservarla, cos’altro potevano raccontare i tapini?

Sempre contro i cittadini

Ancora una volta, tuttavia, il disprezzo della casta nei confronti della volontà popolare emerge con prepotenza. Infatti, ma guarda un po’, il 9 febbraio 2014 la maggioranza degli Svizzeri votò  l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Essa avrebbe dovuto portare o ad una disdetta, o ad una ridefinizione della devastante libera circolazione delle persone. Invece, come ben sappiamo, niente di tutto questo è accaduto. Sotto le cupole federali, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha cancellato il voto popolare sgradito.

Di conseguenza, per rispetto della volontà popolare espressa ormai quasi 5 anni fa, il Consiglio federale avrebbe dovuto quanto meno accompagnare il proprio njet ad un controprogetto. Ma poco cambia.

Anche il parlamento…

Non c’è bisogno del Mago Otelma per prevedere che, dopo lo scontato njet del governicchio federale, arriverà quello – altrettanto scontato – della partitocrazia in Parlamento. Ovvio: se, a chi ha istericamente voluto la libera circolazione delle persone e continua a difenderla per tornaconto suo e/o dei suoi padroni, si va a chiedere se vuole abolirla, quale risposta ci si può attendere se non un no?

Scontato che anche su questi futuri njet annunciati la stampa di regime correrà, munita di robusti frullini, a montare la panna, fino a farla diventare burro. Malgrado si tratti, come detto, di non notizie.

L’importante è comunque che:

  • Nessuno si sogni di ritirare l’iniziativa calando le braghe davanti alla casta! Del resto, per i promotori sarebbe un autogoal deleterio in termini di credibilità. Se si crede in una battaglia, la si combatte fino in fondo. Quale che sia l’esito.
  • Sull’iniziativa voterà il popolo. E allora vedremo chi vuole continuare con: invasione da sud, dumping salariale, delinquenza d’importazione, aria impestata, viabilità a ramengo, eccetera eccetera! Il caso Brexit dimostra che senza devastante libera circolazione, quindi riprendendo il controllo dell’immigrazione, non solo si può vivere bene; si vive molto meglio!

Lorenzo Quadri

Tassare i soldi inviati all’ estero dagli immigrati

Gli italiani hanno pronta una proposta governativa: perché non la riprendiamo anche noi?

Ma pensa te! Il governo italiano vorrebbe tassare i flussi di denaro che gli immigrati regolari inviano nei rispettivi paesi d’origine, tramite un emendamento proposto dalla Lega.

Un affare per le casse pubbliche

La tassa si applicherebbe agli immigrati extracomunitari. Secondo stime effettuate nel Belpaese, infatti, nel primo semestre del 2018 sarebbero stati spediti all’estero 2.71 miliardi di euro. Ciò significa che la cifra annuale è di 5.5 miliardi. L’80% di questo flusso avrebbe come destinazione dei paesi extraeuropei. L’idea dei vicini a Sud è quella di prelevare da questo 80% un 1.5%, ciò che porterebbe nelle casse pubbliche italiche  62 milioni di euro all’anno. Non proprio noccioline.

Tutti avranno a questo punto capito dove vogliamo andare a parare. Perché una tassa del genere non la pensiamo anche noi? Se i vicini a sud “possono”, perché noi non potremmo?

Se avanzano soldi…

In Svizzera ogni anno gli immigrati spedirebbero all’estero in totale circa 17 miliardi di Fr (si tratta di una stima; c’è chi indica cifre diverse, anche superiori). Su questi miliardi si sa molto poco. In particolare, non si conosce la loro provenienza. E’ reddito da lavoro? Oppure si tratta di prestazioni assistenziali che vengono mandate al natìo paesello dai beneficiari? Se così fosse, ci sarebbe un problema. In effetti, tali prestazioni servono al sostentamento di chi risiede da noi. Se invece avanzano soldi da inviare all’estero, questo significa che vengono versati sussidi in esubero. Quindi si impongono delle decurtazioni alle rendite.

Vederci più chiaro

Dal momento che stiamo parlando di svariati miliardi che ogni anno partono per “altri lidi”, non sembra certo fuori posto pretendere di vederci un po’ più chiaro in questo vero e proprio tesoro. Tanto più che al solito sfigato contribuente reo di possedere  “qualcosa” (ad esempio una casetta o appartamento) lo Stato fa  i conti in tasca non fino all’ultimo centesimo, ma ancora di più. Di recente i valori di stima sono stati pompati dal DFE targato PLR per fare cassetta ai danni di chi vive in un’abitazione di proprietà.

Occhi chiusi?

Inutile dire che invece sui miliardi inviati all’estero da immigrati i camerieri bernesi dell’UE preferiscono chiudere gli occhi. Dicono che indagare sarebbe troppo complicato. Sul fatto che sarebbe complicato, non ci piove. Che lo sarebbe “troppo”, a fronte dell’involarsi di somme miliardarie, è una tesi piuttosto azzardata. Il sospetto – per la serie: a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre – è che i motivi del “disinteresse” siano ben altri e legati al solito politikamente korretto.

Se gli italici “possono”…

Visto dunque che su questi soldi non si vuole svolgere alcun approfondimento, allora tanto vale copiare la misura pensata dai vicini a sud. Ovvero, inventarsi un bel balzello sulle somme che gli immigrati trasferiscono all’estero, da usare poi per finanziare lo Stato sociale. I costi della socialità sono infatti esplosi a causa dell’immigrazione scriteriata. Idem dicasi per quelli della sicurezza. E allora, è sensato immaginare di compensare trattenendo qualcosa sui soldi che i migranti hanno guadagnato o comunque incassato in Svizzera, e che però non verranno immessi nel circuito economico elvetico bensì in quello dei paesi d’origine.

E se lo fa l’Italia – che è pure Stato membro UE – non si vede perché non dovremmo poter fare anche noi la stessa cosa.

Lorenzo Quadri

 

Eurobalivi senza vergogna Ora ci ricattano sulla borsa

E a questa foffa la partitocrazia PLR-PPD-P$$ vuole regalare 1.3 miliardi di Fr?

 Ennesima dimostrazione che la politica della calata di braghe integrale, del chinarsi a sempre e comunque a 90 gradi davanti ai burocrati della fallita UE, è un fallimento totale.

Un paio di settimane fa l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante di presidente, ha decretato il Sì della commissione di politica estera del Consiglio degli Stati al cosiddetto “contributo di coesione all’UE”, 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi regalati a Bruxelles senza uno straccio di contropartita. Contributo che è poi stato approvato dal plenum della sedicente Camera Alta, con l’aggiunta – tanto per sciacquarsi la coscienza – di una ridicola clausola di non discriminazione. Ovvero: paghiamo, ma l’UE non deve discriminarci. Un vano tentativo di buggerare l’opinione pubblica nell’avvicinarsi delle elezioni federali. Non esiste: “paghiamo il pizzo all’UE a condizione che…”. Esiste solo “paghiamo” o “non paghiamo”. Il triciclo PLR-PPD-P$$ alla Camera dei Cantoni ha detto “paghiamo”. Tutto il resto, come diceva qualcuno, è noia.

La marchetta

Lombardi ha giustificato il proprio voto favorevole alla maxi-marchetta all’UE dicendo che “bisogna oliare”. Quindi: il contributo di coesione non ha nessuna utilità pratica; è solo un pizzo dal vago sapore mafioso. Il presidente del PLR ticinese Bixio Caprara è immediatamente corso – si spera non richiesto – a sostegno del senatore uregiatto, teorizzando che la Svizzera nei rapporti con l’UE non ha altra scelta che continuare a capitolare e rinunciare ad ogni sua prerogativa, a partire dalla sovranità e dai diritti popolari. Chi condivide una simile posizione voti pure per l’ex partitone. Chi non è d’accordo, ma vota PLR, si chieda se non stia sprecando la propria scheda, dandola a chi non la merita.

Il nuovo ricatto

Abbiamo visto nei giorni scorsi i frutti che porta la politica del calabraghismo integralista perorato dai due esponenti di spicco di ex partitone e PPD. Impipandosene delle “clausole di non discriminazione”, giovedì la Commissione UE ha annunciato una nuova discriminazione contro la Svizzera: l’equivalenza borsistica non sopravvivrà oltre il corrente anno se la Confederella non firmerà “subito” lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un ricatto a tutti gli effetti da parte di quelli che la partitocrazia insiste stoltamente nel considerare “amici” (forse amici suoi e dei suoi padroni della grande economia; non certo del Paese). E dimostrazione lampante che la clausola che gli Stati hanno aggiunto al contributo di coesione non serve ad un tubo, se non a prendere i cittadini per il lato B. A Bruxelles se ne fanno un baffo!

Se non ci fosse da piangere…

Cosa accadrà con questo ricatto sull’equivalenza della borsa svizzera non è dato sapere. Venerdì i camerieri dell’UE in Consiglio federale, davanti alla sconcia proposta di accordo quadro istituzionale con l’UE presentata dal ministro degli esteri PLR KrankenCassis, non hanno avuto gli attributi per respingerla, ma non hanno neppure osato approvarla (le elezioni federali si avvicinano). E quindi l’hanno mandata in consultazione. Così si sono pavidamente scaricati delle proprie responsabilità, ingerlandole ad altri. Hanno rifiutato di fare il proprio lavoro. Per il ministro degli esteri PLR è ormai una costante: è successa la stessa identica cosa con il patto ONU sulla migrazione, rifilato al parlamento. Vedremo dunque cosa diranno i funzionarietti di Bruxelles a proposito della messa in consultazione dello sconcio accordo quadro. Ma, se non ci fosse da piangere, ci scapperebbe da ridere.

Lorenzo Quadri

Con la scusa dell’ambiente La casta spreme i cittadini

Settimana prossima il Consiglio nazionale voterà il nuovo balzello sulla benzina

La protesta dei gilet gialli francesi non ha insegnato niente alla partitocrazia? Basta mettere le mani nelle tasche degli automobilisti per fare cassetta! Il vero problema ambientale in Ticino è l’invasione di targhe azzurre provocata dalla libera circolazione!

La cricca ro$$overde e la casta politikamente korretta si apprestano a saccheggiare ancora una volta  le già esauste tasche degli automobilisti tramite la nuova legge sul CO2. Il principio è sempre lo stesso: per raggiungere obiettivi ambientali irrealistici, gli svizzerotti si martelleranno autolesionisticamente i gioielli di famiglia, imponendo balzelli e privazioni alla popolazione. Tutto per rispettare accordi internazionali irrealistici di cui altrove si fanno allegramente un baffo. Anche perché l’influsso elvetico sul bilancio ambientale mondiale non può che essere irrisorio, per una evidente questione di numeri e di massa critica. E’ scontato che altri paesi, il cui “peso” ambientale è ben maggiore del nostro, non seguiranno la stessa linea di condotta. Ad esempio: la riduzione del 50% delle emissioni di CO2 nei prossimi anni rispetto ai valori del 1990 (Accordo di Parigi) di realistico ha ben poco. Anche perché gli ambientalisti verde-anguria (verdi fuori, rossi dentro) prima fanno entrare tutti tramite immigrazione scriteriata – e, se la popolazione aumenta, evidentemente inquina anche di più. Poi però pretendono riduzioni epocali delle emissioni di CO2. Tutto e il contrario di tutto!

Eh no, cari galoppini dell’establishment. La prima misura necessaria per tutelare l’ambiente ed il territorio è la FINE della libera circolazione delle persone e l’introduzione di tetti massimi (bassi) all’immigrazione. Proprio come chiedeva l’iniziativa Ecopop. Frontiere spalancate significa invece, per ovvi motivi: più traffico, più inquinamento, più cementificazione.

Chi vuole 20 centesimi…

Settimana prossima (tra lunedì e martedì) il Consiglio nazionale, nell’ambito del lungo dibattito sulla nuova legge sul CO2, deciderà l’introduzione di un nuovo ecobalzello sulla benzina.  Il suo ammontare varierà – a seconda dell’opzione scelta – da 5 fino ad addirittura 20 centesimi al litro! La paternità della farneticante proposta di 20 centesimi è manifesta: trattasi della solita cricca ro$$overde.

Riempiendosi la bocca con l’ambiente ed il “cambiamento climatico” la partitocrazia vuole per l’ennesima volta mettere le mani nelle tasche degli automobilisti, sempre più criminalizzati e munti. Dimenticandosi che gli automobilisti – specie se vivono nelle regioni discoste – non vanno in macchina per sport o per il gusto di inquinare. Ci vanno per necessità. I politikamente korretti, dunque, vogliono creare povertà tra la popolazione. Non bastano i salassi annuali sui premi di cassa malati; adesso bisogna inventarsi anche i furti sulla benzina! Ennesima dimostrazione che la famigerata strategia energetica 2050, regalataci (?) dalla Doris uregiatta, è un bidone. Magari qualche esponente del triciclo PLR-PPD-PS dovrebbe ricordarsi che in Francia imperversa la protesta dei gilet gialli proprio contro le nuove tasse sul carburante!

Invasione da sud

Ogni giorno questo sfigatissimo Cantone è invaso da oltre 65’500 frontalieri che entrano in Ticino uno per macchina. Le auto dei frontalieri sono tutte elettriche? A pedali? Emettono Chanel nr 5 o vapori di eucalipto dal tubo di scappamento? Ecco qual è il vero problema ambientale (e viario) del Ticino. La partitocrazia PLR-PPD-P$ prima provoca l’invasione da sud, e di veicoli con targhe azzurre; poi, con una tolla inaudita, pretende di tartassare gli automobilisti elvetici “in nome dell’ambiente”, inventandosi il nuovo balzello sulla benzina. Abbiamo l’impressione che qui qualcuno la benzina se la sia sniffata!

Per cui, caro (si fa per dire) triciclo: non se ne parla nemmeno di introdurre una nuova tassa sul carburante a carico dei ticinesi se prima non si è fatta saltare la libera circolazione delle persone e dimezzato il numero delle targhe italiche sulle nostre strade. Chiaro il messaggio, o ci vuole un disegno?

C’è quindi da sperare che qualcuno lancerà il referendum contro il balzello sul CO2 con cui la casta brama di impoverire ulteriormente i cittadini.  Perché col piffero, cari signori, che vi inventate nuove misure ambientali da “primi della classe” contro l’inquinamento atmosferico per fare cassetta! Meno ideologia politikamente korretta e più realismo, che è ora!

Lorenzo Quadri

 

 

Elezioni del CF: sempre meno Svizzera, sempre più “casta”

Cosa ci sarebbe di “storico”? L’arrivo della terza $ocialista nel governicchio federale?

 

Se c’era una cosa scontata, quella era l’esito dell’elezione delle nuove consigliere federali, consumatasi in tempo di record mercoledì mattina senza nemmeno un briciolo di suspense.  La casta ha indicato le sue due rappresentanti nell’esecutivo;  la casta le ha nominate. Il passaggio dalla politica alla burocrazia è ormai consumato. Sotto le cupole federali c’è sempre più casta e sempre meno Svizzera. Ecco la conclusione da trarre dalla mattinata di mercoledì.

La terza $ocialista

Ma naturalmente, nella solita orgia di lecchinaggio politikamente korretto, la stampa di regime è corsa a blaterare di un’elezione “storica”. Peccato che nessuno sia in grado di spiegare dove starebbe la portata storica dell’evento. E’ forse “storico” il fatto che siano state elette due donne quando su quattro candidati tre erano donne mentre il quarto, il buon Hans Wicki (PLR), è stato messo lì tanto per fare da quota azzurra? Infatti, se c’era una cosa che era scontata da mesi, se non da anni, era proprio l’elezione di Karin Keller Sutter (detta KKS, pronuncia Ka-Ka-eS) al posto di “Leider” Ammann.

Se guardiamo poi le posizioni politiche delle nuove elette, che è poi l’unica cosa conta – che siano donne o uomini dovrebbe essere indifferente, se si crede nella tanto declamata parità – ne discende che il “nuovo” consiglio federale è peggio del “vecchio”.

In effetti, l’uregiatta Viola Amherd è de facto la terza $ocialista in Consiglio federale. Le scomposte manifestazioni di giubilo che si sono levate dai banchi della $inistra quando ne è stata resa nota l’elezione al primo turno sono state fin troppo eloquenti. Il fatto che Amherd sia “passata” al primo turno dimostra  inoltre che i liblab hanno appoggiato compatti la terza $ocialista in CF.

Per la cronaca…

Quanto all’eletta PLR. Come detto, per “Ka-Ka-eS” l’elezione era davvero solo una formalità. KKS è politicamente parlando la fotocopia dell’uscente “Leider” Ammann (con cui era già in competizione otto anni fa). Ovvero, destra economica spalancatrice di frontiere. Senza nemmeno essere un’imprenditrice.

Per la cronaca: i due esponenti della Lega alle Camere federali hanno votato per Wicki e Z’graggen, poiché entrambi si sono dimostrati più vicini alle posizioni della Lega rispetto alle due elette. Z’graggen ha tra l’altro dichiarato di guardare con interesse alle proposte del professor Reiner Eichenberger di tassare i frontalieri.

Sempre più a 90 gradi

Previsione del Mago Otelma: quello “uscito dalle urne” mercoledì è un Consiglio federale pronto a sottoscrivere a piene mani accordi internazionali – ciofeca e a chinarsi sistematicamente a 90 gradi davanti ai funzionarietti della fallita UE.

Evento storico perché sono state elette due esponenti della casta? O perché  in Consiglio federale è entrata la terza $ocialista? Ma va là…

 

$inistrati “indispensabili”? Ma per cortesia…

 

Accipicchia, anche mercoledì sera al comitato cantonale P$ il presidente compagno Righini non ha mancato di sbroccare contro l’odiato Mattino e contro il suo direttore.

Evidentemente ai sinistrati dà molto fastidio che qualcuno metta in evidenza la loro doppia morale, la loro intolleranza, la loro ossessione per le frontiere spalancate, il loro disprezzo per la volontà popolare sgradita, la loro voglia matta di entrare nell’UE, il loro continuo schierarsi contro la Svizzera e gli svizzeri, la loro sempre più abissale distanza dai cittadini ticinesi.
Quanto alla presunta “indispensabilità” del P$ con cui il buon Righini si riempie la bocca: ne abbiamo avuto un ennesimo esempio giovedì  in consiglio nazionale nel dibattito (non ancora concluso) sul famigerato patto ONU sulla migrazione: fiumi di parole, da parte degli esponenti della gauche-caviar, per perorare la causa del “devono entrare tutti” e della trasformazione dell’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura  in un diritto umano, cui nessuno si potrà più opporre. Con annessa pretesa di censurare e criminalizzare le posizioni contrarie: perché è questo che i kompagnuzzi intendono per libertà di stampa e libertà d’espressione.

Inoltre e soprattutto: che i $inistrati ticinesi, adesso che si avvicinano le elezioni cantonali, non si illudano di poter prendere per i fondelli la gente invocando il “ceto medio” e magari addirittura la fiscalità dei single.

Il ceto medio, i kompagnuzzi lo hanno sempre munto senza pudore con tasse e balzelli; adesso a Berna lo vogliono ulteriormente impoverire con nuove stratosferiche tasse sulla benzina (mai sentito parlare di gilet gialli?).

Quanto alla fiscalità delle persone singole, il P$ ha sempre pronunciato il più intransigente dei njet a qualsiasi correttivo.

Cari sinistrati, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello: gli unici interessi che difendete sono quelli degli stranieri, dei migranti economici che “devono entrare tutti” e di chi sull’immigrazione incontrollata ci lucra.

Ai ticinesi – a  quelli che hanno a cuore il proprio paese, il proprio futuro, il proprio mercato del lavoro, la propria identità; a quelli che vogliono restare padroni in casa loro e non ci stanno a farsi schiacciare gli ordini dai funzionarietti di Bruxelles – la gauche-caviar ha voltato le spalle da un pezzo. Sono solo “popolazzo chiuso e gretto, che vota sbagliato”! Bene, cari kompagni: adesso raccogliete i frutti.

Lorenzo Quadri

 

 

Accordo quadro: come al solito, chinati a 90 gradi!

Confermate le peggiori previsioni: col trattato coloniale si svende la Svizzera!

Altro che “negoziazione”, è una capitolazione su tutta la linea. Ma il governicchio federale non ha il coraggio né di respingere l’immonda ciofeca, né di decidere alcunché. Ed intanto l’ex partitone, in evidente stato confusionale (troppi aperitivi pre-natalizi?), blatera di “successo”. La risposta della Lega alla consultazione è già pronta: e sarà un bel “vaffa”!

Come c’era da attendersi, lo sconcio accordo quadro istituzionale che sarebbe stato negoziato dal consigliere federale PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis e dai suoi burocrati è una vera ciofeca.

Già parlare di una “negoziazione” è una presa per i fondelli. Altro che negoziazione. Questa è la solita capitolazione su tutta la linea. Braghe calate ad altezza caviglia!

Accordo coloniale

L’accordo quadro giunto sul tavolo dei camerieri bernesi di Bruxelles è un trattato coloniale. Come abbiamo detto e scritto più volte: la pietra tombale sulla nostra sovranità.  Contiene tutto quello che gli eurobalivi volevano che contenesse.  E le famose linee rosse sulla protezione dei lavoratori e sulla direttiva UE sulla cittadinanza? Finite nel water in tempo di record, come c’era da attendersi. Di linea rossa non ne è stata rispettata mezza!

Lo sconcio accordo quadro contiene:

  • Ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE
  • Giudici stranieri
  • Smantellamento delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza: obbligo di mantenere ad oltranza gli immigrati nel nostro stato sociale se sono cittadini comunitari ed impossibilità di espellere gli stranieri UE che delinquono.
  • Eccetera eccetera.

Rottamazione della sovranità

Se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse entrare in vigore, a dettar legge in Svizzera in materia di libera circolazione delle persone con tutti i suoi annessi e connessi, di trasporti aerei e terrestri, di ostacoli tecnici al mercato ed all’agricoltura, saranno i funzionarietti dell’UE. E a decidere in caso di controversie saranno giudici stranieri (la corte arbitrale farlocca non può statuire sull’applicazione del diritto UE; su di esso, infatti, decide solo la Corte europea di giustizia). Non è finita: lo sconcio accordo quadro si estenderà anche a futuri trattati tra la Svizzera e l’UE, ad esempio quello sull’accesso al mercato dell’elettricità.

Se questa non è la rottamazione della sovranità e dell’indipendenza elvetica, diteci di cosa si tratta! I nostri antenati che si sono battuti per la libertà del paese si rivoltano nella tomba. Il triciclo PLR-PPD-P$$ sta distruggendo la Svizzera.

Braghe calate

Altro che “negoziare”! Il ministro degli esteri binazionale si è chinato a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ormai siamo diventati lo zerbino dell’UE. E’ evidente che con un simile accordo-ciofeca il Consiglio federale perde la faccia (quel poco che ancora restava) davanti ai cittadini. Aveva promesso “linee rosse invalicabili” ed invece le ha valicate tutte, dalla prima all’ultima. Se questo governicchio federale di quaquaraquà avesse avuto un minimo di decenza (chiaramente è chiedere troppo) avrebbe respinto al mittente la sconcezza giunta sui suoi tavoli riccamente intarsiati. Invece non ha avuto il coraggio di farlo. Ma non ha neanche avuto quello di dire di sì, malgrado evidentemente non stia nella pelle dalla voglia di accondiscendere su tutta la linea. Però le elezioni federali si avvicinano, per cui…

Anche codardi

Sicché, cosa hanno fatto i camerieri di Bruxelles?  Hanno mandato l’accordo in consultazione, per scappare pavidamente dalle proprie responsabilità. Non avendo gli attributi per decidere, fanno decidere ad altri. Non solo asserviti, ma anche codardi.

E l’ex partitone, manifestamente in stato confusionale, ha ancora il coraggio di definire un “successo di Cassis” questo sfacelo su tutta la linea?Ormai i tapini non sanno più cosa inventarsi per difendere l’indifendibile.

La risposta della Lega alla consultazione sullo sconcio accordo quadro, comunque, è già pronta: e sarà un bel “vaffa!”.

E, se la partitocrazia dovesse approvare l’accordo capestro, il referendum è garantito!

Lorenzo Quadri

 

Manifestazioni: c’è chi ha i “gilet gialli” e chi invece…

In Svizzera scendono in piazza per i finti rifugiati e contro le aperture natalizie

 

Certo che siamo proprio messi bene! I cosiddetti “gilet gialli” stanno mettendo sottosopra la Francia per protestare contro la casta internazionalista e globalista ed i suoi soldatini, a partire – ovviamente – dal burattino Macron.

Da noi invece sabato un sedicente collettivo è sceso in piazza a Lugano, naturalmente ottenendo ampio spazio mediatico dalla Pravda di Comano, per protestare contro i negozi aperti in un sabato festivo (quello di ieri appunto)!

Da rimanere senza parole. Già il centro città si sta desertificando per colpa del fallimentare PVP, del fatto che la gente – a seguito della precarietà generata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia – ha sempre meno soldi da spendere, e del commercio online. E questo sedicente collettivo non trova di meglio che protestare per un’apertura straordinaria durante il periodo natalizio… e per di più di sabato? Avanti così, continuiamo a protestare contro qualsiasi iniziativa che serva a far girare l’economia! Ma lo sanno le signore del collettivo quante persone, oltre agli impiegati di vendita,  lavorano non solo di sabato, ma anche di domenica? E lo sanno che il lavoro festivo è pure meglio remunerato? Hanno chiesto alle commesse ed ai commessi se davvero erano lì controvoglia o se magari erano contenti e contente di lavorare per arrotondare? Oppure come al solito di tratta delle solite iniziative ideologiche? E poi magari le signore del collettivo, di cui non fatichiamo ad immaginare l’area politica, sono quelle che sostengono le frontiere spalancate che hanno devastato il mercato del lavoro ticinese generando dumping salariale e precarietà? Ma il problema sono le aperture festive nel periodo prenatalizio?

Ma se a Lugano c’è da piangere, nemmeno a Berna ridono. Sempre ieri infatti si è tenuta una manifestazione, ovviamente dei soliti noti che con il caos asilo ci lucrano (vedi le varie ONG ed associazioni contigue al P$) a sostegno dei finti rifugiati con lo smartphone, che devono restare tutti in Svizzera. Naturalmente mantenuti dal contribuente.

Sicché: dalle nostre parti le manifestazioni si fanno a favore dei migranti clandestini che non scappano da nessuna guerra e contro le aperture natalizie dei negozi.

Desolante. Mentre contro la casta che tradisce i cittadini e svende il paese ogni giorno, neanche un cip. Si vede che ognuno ha i manifestanti che si merita.

Lorenzo Quadri

Socialità troppo costosa? Si risparmi sugli stranieri

Più che “spalmare” diversamente la spesa dell’assistenza, occorre scremare i beneficiari

 

“Prima i nostri” anche nell’accesso alle prestazioni sociali

I costi della socialità in Svizzera ed in Ticino sono andati fuori controllo e galoppano verso l’infinanziabilità. Certo: il discorso sui soldi che non ci sono potrebbe anche sembrare strano, visto che, secondo taluni politicanti bernesi (vedi EuroSenatore Pippo Lombardi ed il suo voto determinante nella Commissione della politica estera degli Stati), dovremmo regalare 1.3 MILIARDI di Fr alla fallita Unione europea. E questo senza uno straccio di obbligo, né di contropartita, e nemmeno di vantaggio tangibile. Come ha infatti ben spiegato a posteriori l’EuroSenatore, si tratta di “oliare”. In sostanza, una squallida marchetta a degli eurobalivi con già le valigie in mano. Sempre secondo la casta spalancatrice di frontiere, dovremmo anche spendere ogni anno 130 milioni in più per integrare i finti rifugiati nel mondo del lavoro.

Hai capito l’establishment? Invece di rimandare i migranti economici a casa loro, immagina di integrarli professionalmente – operazione peraltro destinata a miserando fallimento – con i nostri soldi, e a scapito dei lavoratori svizzeri.

In Ticino

Il discorso finanziario sui costi della socialità, in considerazione di queste ed altre aberrazioni, potrebbe dunque sembrare strano. Ma purtroppo è realistico. In Ticino a fine 2016 la spesa sociale complessiva era di quasi 360 milioni; nel 2010 era di 280. Nello stesso periodo, i costi della sola assistenza sono passati da 60 milioni a 110: praticamente un raddoppio nel giro di soli sei anni! E’ quindi evidente che bisogna correre ai ripari.

Chiavi di riparto

Di recente alcuni Comuni ticinesi hanno presentato un’iniziativa volta a ripartire diversamente la quota parte (25%) dei costi dell’assistenza sociale che ricade sui comuni. Si tratta, però, di una “non soluzione”: i costi attuali verrebbero semplicemente spalmati con una chiave di riparto differente. Conseguenza: alcuni comuni (ed i relativi contribuenti) pagherebbero meno. Altri (ed i relativi contribuenti) pagherebbero di più. Ma la spesa sociale di per sé non diminuirebbe.

Frontiere spalancate

Cosa ha provocato l’esplosione della spesa dell’assistenza? E’ chiaro: malgrado le statistiche farlocche della SECO, le altrettanto farlocche “percezioni” dell’IRE e la propaganda di regime (leggi: lavaggio del cervello) pro-UE e pro-libera circolazione con cui la casta spalancatrice di frontiere ci martella ogni giorno, il problema risiede nell’immigrazione incontrollata. Da un lato c’è sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, con i primi che finiscono in disoccupazione e poi in assistenza. Dall’altro c’è l’immigrazione facile nello Stato sociale. Immigrazione che, sia detto per inciso, la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe rendere ancora più facile sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE; ovvero un vergognoso trattato coloniale che ci imporrebbe poi di mantenere tutti gli immigrati UE e di non espellerne nessuno; nemmeno se criminale. Alla faccia del voto popolare del 2010.

“Prima i nostri”

Visto che l’immigrazione incontrollata è la causa principale dell’assistenza, è evidente che, se si vuole ridurne i costi, bisogna 1) far saltare la libera circolazione delle persone e 2) tagliare le prestazioni sociali agli stranieri. “Prima i nostri” anche nella socialità!

Ovviamente, si comincia a tagliare da chi è giunto in Svizzera in tempi più recenti. Vale a dire dai titolari di permessi B (dimora). Le prestazioni sociali ai dimoranti vanno azzerate. Il permesso B viene  infatti rilasciato a chi è in grado di mantenersi con le proprie risorse. Nel momento in cui non lo è più, il motivo del permesso decade. Il premesso va dunque ritirato e non vanno versate prestazioni sociali.

Naturalmente sentiamo già la casta, imbesuita dal politikamente korretto, che starnazza a pieni polmoni al “razzismo” (fa tanto chic e “progressista”). Eh no, cari $ignori, non ci stiamo. Non è razzismo, è legittima difesa. E, se si è giunti a questa situazione, la colpa è di chi ha spalancato le frontiere provocando l’assalto alla diligenza. Quindi, che se ne assuma finalmente la responsabilità!

Finti rifugiati

E’ poi evidente che i finti rifugiati, che non scappano da nessuna guerra, vanno rimpatriati. A partire dagli eritrei, che costituiscono la nazionalità maggiormente rappresentata tra gli asilanti in Svizzera. Nel giro di otto anni, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza sociale è aumentato di quasi il 2300% (sic!). Essendo ormai ufficialmente appurato che gli eritrei sono tutti finti rifugiati, è pacifico che vanno rimpatriati in toto.

Combattere gli abusi

Altro filone su cui si può e si deve intervenire per contenere la spesa sociale è quello degli abusi. Il 25 novembre voteremo su una modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che permetterà a queste ultime di ricorrere ai servigi di investigatori privati per sorvegliare (e smascherare) i “furbetti”, nel caso di concreto sospetto di abuso. Questa pratica non è di per sé una novità. Era in vigore fino all’autunno del 2016. Tra il 2009 ed il 2016 ha permesso all’ente pubblico di risparmiare ben 320 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. Poi la Corte europea dei diritti dell’uomo (giudici stranieri!) ha stabilito che mancava la necessaria base legale. Adesso la base legale è arrivata. E dunque dobbiamo sostenerla in votazione popolare. Gli abusi nella socialità vanno sventati. In caso contrario, ad andarci di mezzo sono i veri bisognosi. Dunque, il 25 novembre, tutti a votare Sì!

Lorenzo Quadri

 

 

Contrassegni autostradali: piuttosto che il road pricing…

Meglio tenersi la vecchia vignetta che rischiare nuove vessazioni contro gli automobilisti

 

Con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta) il Consiglio federale torna alla carica sulla vignetta autostradale elettronica.

E’ vero: nell’era in cui tutti si riempiono la bocca con la “digitalizzazione” (pensando che faccia figo), nell’era delle app per qualsiasi boiata, potrebbe anche fare specie che si debba ancora incollare il contrassegno autostradale al vetro dell’automobile. E poi, diciamolo: staccarlo per sostituirlo con quello nuovo (e gennaio si avvicina) è un’autentica devastazione per i “gioielli di famiglia”. Ma chi non vuole trovarsi il parabrezza tappezzato nel giro di poco tempo non ha alternativa.

Tra l’altro: la tassa per l’uso delle autostrade mica avrebbe dovuto essere transitoria? Ed invece… Ennesima dimostrazione che, quando viene introdotto un nuovo balzello, poi diventa impossibile levarselo dalle scatole. Una verità da tenere sempre bene a mente.

Sana diffidenza

Eppure, malgrado le lacune della vignetta “cartacea”, noi di quella  elettronica diffidiamo. Qualcuno dirà: i soliti “Neinsager”! E perché, poi, insistere ad andare avanti col contrassegno ormai ultratrentennale che qualcuno, nell’anno di disgrazia 2018, potrebbe a buon diritto definire come la corazzata Potëmkin nel film di Fantozzi?

Perché la vignetta elettronica è rischiosa. Lo è per vari motivi. Tanto per cominciare, è il primo passo per introdurre, con la tattica del salame, obbrobri quali il road pricing, il mobility pricing, ed altre boiate radikalchic mirate a mungere gli automobilisti e soprattutto a limitarne la libertà. Il road pricing serve evidentemente a scoraggiare la gente dall’andare in centro in macchina facendo pagare pedaggi. E’ la stessa logica che sta dietro al fallimentare PVP (Pirla Vai Piano) di Lugano, il quale porta una grossa parte di responsabilità nella desertificazione del centro città.

Ovviamente adesso il Consiglio federale spergiura che sono tutte balle populiste; che non è assolutamente vero che la vignetta elettronica costituisce il primo passo per il road pricing. Ma per credere ancora alle promesse di questi camerieri di Bruxelles, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

Nuove funzioni?

Inoltre, con il rapido avanzare della tecnologia, chi ci assicura che tra qualche anno la vignetta elettronica non verrà farcita di altre funzionalità – oltre alla questione del road pricing – e tutte con sempre il solito obiettivo, ossia la vessazione dell’automobilista?

Ad esempio, qualcuno potrebbe pensare di servirsi della vignetta elettronica per creare un “grande fratello” con cui controllare i conducenti. Ed ovviamente controllarne anche eventuali infrazioni: velocità, permanenza eccessiva nei parcheggi, e così via. Fantascienza, paranoia? Forse, ma forse anche no. La shitstorm (=tempesta di cacca) politikamente korretta contro le odiate automobili e gli automobilisti viziosi imperversa. Ed è supportata dal continuo lavaggio del cervello ad opera della stampa di regime (a cominciare da quella di sedicente servizio pubblico).

Ulteriore stranezza

C’è poi un’ulteriore stranezza: la vignetta elettronica sarà attaccata alla targa, mentre quella cartacea è appiccicata sul veicolo. Questo significa che, con l’attuale contrassegno, chi ha le targhe trasferibili deve comprare due vignette; a chi invece acquisterà quello elettronico ne basterà uno solo.

Poiché, fino a prova contraria, un conducente può guidare una sola macchina per volta,  non sta né in cielo né in terra che chi ha le targhe trasferibili debba acquistare due vignette. Ma il Dipartimento (quasi ex) Doris per lunghi anni, e malgrado le numerose sollecitazioni anche parlamentari, si è sempre rifiutato di metter mano alla questione. Adesso invece ne fa un atout a sostegno del – fortemente voluto – contrassegno elettronico. Qui gatta ci cova!

Di conseguenza, per non farsi fregare, è consigliabile tenersi il vecchio contrassegno, e le imprecazioni al momento di sostituirlo. Meglio qualche minuto di invettive all’anno che il road pricing e, un domani, chissà cos’altro!

Lorenzo Quadri

 

L’UE ci discrimina e noi le regaliamo 1.3 miliardi!

“Grazie” al triciclo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati, lo sfacelo è ormai completo

Mercoledì gli eurobalivi annunciano che l’equivalenza della Borsa svizzera non verrà riconosciuta dopo il 31 dicembre. Giovedì i “senatori” si chinano a 90 gradi e decidono di regalare all’UE 1.3 miliardi. In qualsiasi altra parte del mondo, la gente sarebbe già scesa in piazza con i forconi

Come volevasi dimostrare, non c’è limite al peggio e nemmeno al calabraghismo del triciclo PLR-PPD-P$ davanti ai suoi padroni di Bruxelles.

Giovedì il Consiglio degli Stati è riuscito a votare a favore del versamento del cosiddetto “miliardo di coesione”. Che non è un miliardo, bensì un miliardo ed un terzo; e che non è nemmeno il primo che paghiamo alla fallita UE.

Altro che “oliare”…

Questa cifra enorme, naturalmente di proprietà dei cittadini svizzeri, verrebbe versata senza uno straccio di obbligo, né di contropartita.  Ormai, i politicanti non tentano nemmeno più di far credere alla fregnaccia che questi versamenti scriteriati avrebbero un qualche riscontro positivo concreto per la Svizzera. E’ universalmente ammesso che non ce ne sarebbe l’ombra. Si tratta semplicemente di fare una marchetta a Bruxellesaffinché ci “tratti con fair play”. In altre parole, un pizzo mafioso.

Come ha spiegato il senatore PPD Pippo Lombardi – che con il suo voto determinante ha fatto accettare il contributo di coesione dalla Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati, da lui presieduta – si tratta “oliare certi meccanismi”.

E questi sarebbero i nostri partner contrattuali? Gente a cui dobbiamo pagare dei pizzi? Ma mandiamoli affanc! E invece no: come al solito, gli svizzerotti si chinano a 90 gradi.

La clausola-barzelletta

In sprezzo del ridicolo, e pensando che la gente sia scema, il Consiglio degli Stati si è inventato una risibile clausola per vincolare il versamento della maxi-marchetta miliardaria alla “non discriminazione” della Svizzera da parte dell’Unione europea. Certo, come no. E’ evidente che, qualora il triciclo PLR-PPD-P$$ decidesse di pagare il pizzo all’UE (perché davanti a Bruxelles “dobbiamo” calare le braghe, sempre e comunque) non ci sarà nessuna retromarcia. Qualsiasi cosa accada. Ogni ipotesi di blocco del pagamento – dice niente il tormentone sui ristorni dei frontalieri? – verrebbe immediatamente affossata dalla partitocrazia, che farebbe sfoggio del  consueto terrorismo di regime. Verrebbe agitato lo spettro di chissà quali spaventose ritorsioni nel caso in cui gli svizzerotti decidessero di fare uno sgarbo a Bruxelles e blablabla.

Discriminati di nuovo!

A rendere la nuova calata di braghe ancora più sconvolgente, il fatto che essa è giunta proprio all’indomani dell’ennesima discriminazione contro la Svizzera decisa a Bruxelles.Infatti l’UE non intende riconoscere l’equivalenza della borsa elvetica dopo il 31 dicembre.

Dunque: mercoledì arriva la nuova discriminazione degli eurobalivi nei nostri confronti. E, il giorno dopo, come reagiscono i camerieri dell’UE al Consiglio degli Stati, esponenti ticinesi compresi? Invece di bocciare all’unanimità il pagamento del pizzo, decidono di versarlo! Da restarci di melma. Una cosa del genere non accadrebbe da nessuna parte al mondo. Poi, forse pensando di salvarsi la faccia, gli illustri senatori si mettono a  blaterare della patetica “clausola di correttezza” di cui sopra. Una clausola che è una vera presa per i fondelli. Del tutto priva di qualsiasi effetto pratico, serve solo ad evitare che la gente scenda in piazza con i forconi, vedendo come i suoi sedicenti “rappresentanti” vogliono gettare nel water 1.3 miliardi di franchi dei loro soldi. Soldi che farebbero assai comodo nelle casse dell’AVS, tanto per fare un esempio.

I balivi se la ridono

I balivi di Bruxelles se la ridono a bocca larga. Fare fessi gli svizzerotti è più facile che rubare le caramelle ad un bambino. Il bello è che tra qualche mese questi signori della partitocrazia che ogni giorno svendono la Svizzera e la trasformano nello zimbello d’Europa, avranno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti.

Lorenzo Quadri