Consulenze legali ai finti rifugiati: piatto ricco…

Come mai in Ticino per ogni caso si pagherà oltre 500 Fr in più che a Zurigo?

I conti non tornano: interrogazione leghista al Consiglio federale in arrivo

Il primo marzo del prossimo anno entrerà in vigore la legge sull’asilo riveduta. La revisione in questione è quella che contempla, tra le altre cose, anche l’avvocato gratis per i finti rifugiati. Gratis significa, beninteso, remunerato con i soldi del solito sfigato contribuente: come se la fattura miliardaria che ogni anno ci tocca pagare a causa dell’immigrazione clandestina non fosse già sufficientemente salata!

Questa come le altre modifiche apportate alla legge sull’asilo – espropriazioni facili per creare nuovi centri per migranti economici, possibilità di trasformare stabili della Confederella in centri asilanti per tre anni senza chiedere niente a nessuno, eccetera – servono ad aumentare l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati con lo smartphone. Così il business ro$$o dell’asilo prospera e le associazioni contigue al P$ possono “tettarci dentro” alla grande, dando lavoro (naturalmente pagato dal solito sfigato contribuente) a tanti dei loro soldatini.

I mandati

Nei giorni scorsi la Segreteria di Stato per la migrazione (Dipartimento Sommaruga) ha dunque attribuito i mandati per l’assistenza legale ai migranti economici. Gli incarichi, di durata biennale, sono stati attribuiti per regione di competenza (uella). Per il Ticino, ma guarda un po’, il succulento incarico se l’è portato a casa il consorzio formato da Caritas e SOS Ticino (associazione contigua al PS). Per la Svizzera orientale e nord-occidentale provvederanno le Chiese evangeliche, per la Romandia ancora la Caritas mentre a Berna e Zurigo ci saranno il consorzio formato da Soccorso operaio svizzero e dall’associazione “Berner Rechtsberatungsstelle für Menschen in Not”.

I conti non tornano

Ebbene, a noi che siamo beceri populisti e razzisti i conti non tornano, ed il perché è presto detto. Infatti, il forfait proposto per il Ticino da Caritas e SOS è di 2218 Fr per asilante. Ovvero il più alto di tutta la Svizezra! Le Chiese evangeliche fattureranno infatti una cifra compresa tra i 1950 ed i 2030 Fr, in Romandia la Caritas si farà pagare 2030 franchetti, mentre nella regione di Berna e Zurigo la fattura sarà di “soli” 1717 Fr per caso. Ovvero, oltre 500 Fr in meno che in Ticino!E questo per ogni migrante economico!

Ci piacerebbe proprio sapere come si spiega una simile differenza. Ma come: in Ticino i prezzi non sono forse inferiori rispetto al resto della Svizzera ed in particolare rispetto a Zurigo, dove salari e costi della vita sono più elevati che da noi? E perché invece per le consulenze legali agli asilanti accade proprio il contrario?

E’ evidente che qui occorre andare a fondo. Atto parlamentare leghista al Consiglio federale in arrivo!

Lorenzo Quadri

Avremo Consiglieri federali che esultano con le aquile!

Un solo passaporto per i “ministri”? La partitocrazia multikulti non ne vuole sapere

 

Tutto come previsto. La maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale respinge l’iniziativa parlamentare Chiesa che chiede che i Consiglieri federali abbiano un solo passaporto. Il Consiglio nazionale ha già bocciato mozioni analoghe, presentate anche dalla Lega. Vedi quella di chi scrive, che chiedeva che non solo i membri del Consiglio federale, ma anche i deputati nazionali avessero un solo passaporto. Ciò che sarebbe il minimo sindacale.

A rigor di logica solo i sinistrati, quelli che vorrebbero far votare e rendere eleggibili anche gli stranieri (non si capisce del resto per quale motivo un cittadino svizzero dovrebbe concedere il proprio voto a P$ e dintorni), dovrebbero essere contrari a proposte di questo genere. Invece anche ex partitone e PPD starnazzano indignati. Il triciclo politikamente korretto colpisce ancora!

Esempio concreto

Sicché alla partitocrazia delle frontiere spalancate e del multikulti sta bene che addirittura i Consiglieri federali abbiano il doppio (o triplo…) passaporto. Forse perché la stessa partitocrazia è ormai farcita di politicanti con passaporto multiplo? Pensiamo ad esempio al ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis: costui ha rinunciato al “pass” italico solo “cinque minuti prima” di venire eletto nel governicchio federale. Ergo, per anni ha fatto il capogruppo dell’ex partitone a Berna con due passaporti.

Il disegno

In altre parole, secondo la partitocrazia, si può essere ministri di uno Stato con in tasca il passaporto di un altro Paese, da tirar fuori quando fa comodo.

Chi promuove una simile aberrazione può avere in testa un solo disegno: svilire il passaporto svizzero. Favorire i neo svizzeri a scapito degli svizzeri di nascita (che di passaporti ne hanno uno solo).

Avanti di questo passo e tra un po’ – come sogna la gauche-caviar – la cittadinanza elvetica non sarà nemmeno più necessaria per entrare in politica. “Bisogna aprirsi!”; “Immigrazione uguale ricchezza”!

Mercenari

E’ aberrante: nemmeno da chi intende servire (?) la Confederazione ai massimi livelli istituzionali si pretende, se si tratta di un naturalizzato, una scelta di campo precisa a favore della Svizzera.

Con che lealtà nei confronti del nostro Paese può fare il Consigliere federale uno (o una) che non si sente nemmeno abbastanza svizzero/a da abbandonare il passaporto del paese d’origine per tenere solo quello elvetico?(Questa scelta, peraltro, dovrebbe compierla chiunque si naturalizzi; ma a maggior ragione chi intende fare politica).

E’ evidente che un Consigliere federale del genere non sarebbe un servitore della Patria; anche perché ha dimostrato di non essere in grado di stabilire quale sia la sua. Sarebbe un semplice mercenario. L’equivalente dei calciatori della Nazionale che esultano con il gesto dell’aquila.Grazie alla partitocrazia, avremo anche  “ministri” che esultano con le aquile?

Iniziativa popolare

E’ chiaro che l’unica possibilità di rimediare sarebbe il lancio di un’iniziativa popolare contro i doppi passaporti. O per lo meno – se si vuole essere “moderati” – contro i doppi passaporti in politica.

Lorenzo Quadri

 

Nazismo: il silenzio ipocrita dei moralisti a senso unico

Manifesti contro la polizia affissi nella notte: i “soliti noti” tacciono omertosi

A Lugano compaiono dei volantini che paragonano la polizia cantonale ai nazisti. Ma stranamente nessuno tra quelli che starnazzavano per il caso del sergente autore di post balordi su facebook ha qualcosa da dire. Citus mutus. Chissà come mai, eh?

Ma guarda un po’. Nella notte tra venerdì e sabato in quel di Lugano sono “misteriosamente comparsi” dei manifesti con svastica in cui si accusa la polizia cantonale di essere nazista. Ne ha dato notizia ieri il portale Ticinonews (da cui proviene la foto).

Non si sa chi siano gli autori dell’ennesima genialata: Molinari? $inistrati? Si sa invece chi, di solito dedito allo starnazzamento moralista al massimo dei decibel, questa volta rimane più muto di una tomba etrusca.

Attendiamo infatti – e il Mago Otelma prevede che le attenderemo per un pezzo – le prese di posizione scandalizzate dell’inutile e manipolata Commissione federale contro il razzismo, dei moralisti a senso unico, della Federazione svizzera delle società israelite, della stampa di regime (a partire dal giornale di servizio dei radiko$ocialisti), della Pravda di Comano, e di tutti quelli che hanno montato la panna fino a trasformarla in burro (“operazione Floralp”) sul famoso (?) caso del sergente della polizia cantonale condannato per esternazioni balorde su facebook.

Ohibò, nei volantini contro la polizia cantonale i crimini del nazismo e le sue vittime vengono banalizzati in modo gravissimo. Come mai nessuno ha nulla da dire?
Ah già, ma qui non c’è la possibilità di spalare palta su qualche esponente leghista, per cui… silenzio sepolcrale! I solitamente logorroici galoppini di partito che sfruttano per obiettivi di campagna elettorale il mantra della “lotta contro il razzismo” (vedi anche il caso dei chierichetti di Chiasso) improvvisamente diventano come le tre scimmiette: non vedono, non sentono, non parlano!
Questi soggetti, peraltro, sono rimasti ipocritamente in silenzio anche davanti al caso del docente di Barbengo che ha paragonato la civica al nazismo. Da notare che costui, a quanto pare, continua a sbroccare su faccialibro facendo l’hater “eroicamente” nascosto dietro un profilo farlocco. Naturalmente il compagno direttore del DECS, sempre pronto a fare la morale via social agli odiati leghisti, al proposito non ha nulla da commentare. Chiaro: il docente è di sinistra e la sua gentil consorte si presta addirittura a fare da testimonial per il portale-foffa dei soldatini del P$ Gas (intestinale), quello specializzato in insulti gratuiti e bullismo: ragion per cui, l’è tüt a posct!
La presa per i fondelli continua!

Lorenzo Quadri

25 novembre: il popolo deve tornare ad essere “sovrano”!

La casta esterofila nel panico: le urne le romperanno ancora le uova nel paniere?

 

L’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light“ è in vigore dal primo luglio scorso. Si dirà che è presto per trarre delle conclusioni. Sarà anche vero. Ma ricordiamo che questa “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dovrebbe essere la legge d’applicazione del “maledetto  voto” del 9 febbraio. Quindi di un voto popolare, e di un conseguente articolo costituzionale – il 121 a – che ha stabilito precedenza indigena e contingenti. Se, come pretende qualcuno, la preferenza indigena “light” servisse a qualcosa, degli indizi in tal senso ci sarebbero. Ovvero: una qualche diminuzione dell’immigrazione di massa verso la Svizzera dovrebbe già palesarsi.

Invece, ma guarda un po’, i dati della Segreteria di Stato per la Migrazione (Dipartimento Simonetta) evidenziano proprio il contrario. Nel periodo tra luglio e settembre del 2018 il numero degli arrivi in Svizzera è chiaramente aumentato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Siamo infatti passati da 4700 ad oltre 5000.

Segno evidente che la preferenza indigena cosiddetta “light” è una NON preferenza indigena.  Ovvero è l’affossamento della preferenza indigena votata dal popolo.

E’ evidente che anche sotto il profilo dell’occupazione degli svizzeri la legge di NON applicazione del “maledetto voto” (obbligo di annuncio dei posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento, ma solo a determinate  condizioni) non serve ad un fico essiccato.

E’ quindi confermato che il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, compresi i suoi rappresentanti  ticinesi, ha cancellato una votazione popolare di importanza epocale. Ed il prezzo più alto per un simile sconcio lo paga proprio il nostro Cantone. Ricordarsene alle prossime elezioni federali, ormai manca solo un annetto.

Invece di andare  a nascondersi…

Il colmo è che i rottamatori della volontà popolare, invece di correre a nascondersi, adesso vanno in giro tronfi come tacchini a raccontare fregnacce (leggi: a fare terrorismo di regime) contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, in votazione il prossimo 25 novembre. L’iniziativa prevede che la Costituzione federale abbia la precedenza sul diritto internazionale. Visto che le iniziative popolari accettate dai votanti si “trasformano” in articoli costituzionali, ne consegue che le votazioni popolari avrebbero, in base all’iniziativa, la precedenza su accordi internazionali del piffero.

Nel caso in cui si verificasse una situazione di conflitto tra Costituzione e trattati internazionali, i trattati in questione andrebbero denunciati e rinegoziati. Qualora ciò non fosse possibile, disdetti.

Il golpe contro il popolo

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” non chiede niente di stravolgente. La preminenza del diritto costituzionale su quello internazionale era realtà fino al 2012, quando i legulei del Tribunale federale ed i professorini delle facoltà di diritto cambiarono le carte in tavola, mettendo così a segno un vero e proprio golpe della casta contro il popolo.Il risultato di questo golpe è che oggi le votazioni popolari sgradite all’establishment vengono cancellate con la scusa del “conflitto” con accordi internazionali del piffero conclusi dall’establishment medesimo. Il caso più evidente è proprio quello del “maledetto voto” del 9 febbraio. Ma anche la votazione sull’espulsione dei criminali stranieri.

Un insulto

Hai capito i soldatini della partitocrazia triciclata?

Non contenti di aver rottamato la volontà popolare sull’immigrazione di massa vogliono andare avanti a farlo a tempo indeterminato. Perché il popolazzo becero “vota sbagliato” e quindi va ridotto al silenzio. Per questo urlano e strepitano fregnacce contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. A partire dalla storiella secondo cui l’iniziativa in questione  mirerebbe in realtà (?) ad affossare i diritti umani. Il che è contemporaneamente una bestialità ed un insulto. Bestialità perché equivale a sostenere che la Costituzione federale sarebbe contraria ai diritti umani, quando invece li contiene tutti. Ed insulto perché equivale anche a dire che gli svizzerotti “chiusi e gretti” voterebbero a piene mani proposte contrarie ai diritti umani. Ma andate a Baggio a suonare l’organo, finti moralisti da tre e una cicca!

Verdi-anguria

Sull’onda di quanto sopra, ecco arrivare i Verdi ticinesi. Costoro, che sono come le angurie (verdi fuori, ro$$i dentro), hanno diramato un farneticante comunicato in cui definiscono l’iniziativa per l’autodeterminazione “iniziativa contro i diritti umani”. Uella!

Poiché la conflittualità tra Costituzione svizzera e trattati internazionali è oggi una realtà in campo di immigrazione, ne consegue che ciò che i Verdi-anguria vogliono è l’immigrazione di massa. La quale, ma guarda un po’, è del tutto antiecologica: genera infatti invasione di targhe azzurre, insediamento in Ticino di aziende che assumono solo frontalieri (consumando territorio e generando traffico parassitario), cementificazione del Paese dovuta alla sovrappopolazione, eccetera.

Morale della favola: se fossero davvero ambientalisti, gli ecologisti nostrani voterebbero a sostegno dell’autodeterminazione e contro la libera circolazione. Invece, fanno l’esatto contrario. Dimostrazione che nell’anguria il ro$$o prevale sul verde. E di gran lunga.

Lorenzo Quadri

La “shitstorm” di $inistra contro il nostro esercito

Tutto fa brodo pur di attaccare una delle principali specificità svizzere

 

Ogni episodio di bullismo o di nonnismo che dir si voglia è fonte di goduria massima per quelli che sognano di rottamare l’esercito e con esso la Svizzera. I moralisti a senso unico sfruttano, per la propria politichetta, le sofferenze di chi ha subito soprusi

Come da copione! I $inistrati ed i media di regime starnazzano con la massima goduria per il caso di nonnismo o bullismo (chiamiamolo come si vuole) presso la scuola reclute di Emmen.

Nel ridente sito lucernese, commilitoni ed un sergente avrebbero lanciato noci e sassi (?) contro una recluta ticinese. Nel frattempo, l’episodio è stato messo in forse.

E’ chiaro che, se accaduto realmente, il fattaccio va sanzionato con la massima severità. Senza però dimenticare che di  un episodio appunto si tratta.

Ed invece, ma tu guarda i casi della vita,  i  $inistrati colgono la palla al balzo per criminalizzare l’esercito in generale, come istituzione, presentandolo come una specie di associazione a delinquere. Un luogo dove il sopruso, la sopraffazione – specie contro i ticinesi – sarebbero elevati a sistema. “Esercito uguale omertà!” è corso infatti ad urlare un deputato comunista. “Rompete l’omertà! Soprusi grigioverdi!” strillava il giorno dopo in prima pagina il giornale di servizio radiko$ocialista (LaRegione). Intanto alla Pravda di Comano la panna, a furia di venire montata, si è trasformata in burro Floralp.  Questo solo per citare un paio di esempi.

La “tempesta di cacca”

In questi giorni stiamo quindi assistendo ad una shitstorm (=tempesta di cacca) contro l’esercito in generale. Una shitstorm creata tramite quelle generalizzazioni populiste che i $inistrati sono soliti rimproverare agli altri. Se sono loro a farle, invece, va tutto bene: perché loro “possono”. Esempio concreto: se un becero leghista dichiara “stranieri uguale delinquenza” i kompagnuzzi immediatamente si mettono a strillare al razzismo. Malgrado il tasso di delinquenza tra gli stranieri, e lo dicono le statistiche ufficiali della Confederella, sia un multiplo di quello tra gli svizzeri, specie nei reati violenti.

Populismo rosso

Sicché i $inistrati  possono dire che “esercito uguale bullismo”. Intendiamoci, i casi di bullismo ci saranno anche, come ci sono ovunque. E vanno combattuti con decisione: nell’esercito come in altri ambienti.

Gli episodi di bullismo o nonnismo nell’esercito fanno però molto più rumore degli altri, perché la gauche-caviar e la sua stampa di servizio li cavalcano alla grande. Sicché l’esercito è costantemente sotto attacco, mediatico e politico. Specie quando deve chiedere un credito in parlamento.Chiaro: quando fa comodo, anche gli antipopulisti diventano populisti.

Va da sé che gli episodi positivi di militi che si aiutano a vicenda non vengono riportati perché non fanno notizia: dell’esercito si parla solo quando se ne può parlare male.

Coesione nazionale?

L’obiettivo di chi monta la panna è chiaro. Del resto si tratta delle cerchie che vogliono l’abolizione dell’esercito, e quindi colgono ogni spunto per metterlo in cattiva luce. Queste stesse cerchie sinistrate vogliono peraltro anche l’abolizione della Svizzera. Il nostro esercito di milizia è un valore tipicamente elvetico. Per questo chi ci vuole portarci nella fallita Unione europea mira a rottamarlo; assieme alle nostre radici, alla nostra identità, alle nostre specificità.

L’esercito di milizia con i suoi annessi e connessi – come ad esempio l’arma a domicilio dei militi – fa parte della nostra identità svizzera e va difeso.

L’esercito, oltre che esperienza di vita, è anche un elemento importante della coesione nazionale. Cosa che invece non è l’emittente di regime SSR. Ed infatti, le percentuali di utenti che guardano i canali delle altre regioni linguistiche sono infime. Fa quindi ridere i polli che proprio quelli che, ai tempi dell’isterica campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag, starnazzavano come oche padovane alla funzione di coesione nazionale della SSR, che come detto non esiste proprio, siano poi gli stessi che vogliono abolire l’esercito, che invece la coesione nazionale la promuove eccome. Coerenza, $inistrati, coerenza!

Aboliamo anche la scuola?

Chi scrive ha svolto la scuola reclute ed i corsi di ripetizione. E di atti di bullismo ne ha visti zero. Ce ne sono molti di più nelle scuole che nelle caserme.
E allora, seguendo la logica di quelli che vogliono l’abolizione dell’esercito, dovremmo cancellare anche la scuola “causa bullismo”?

Lorenzo Quadri

 

 

Socialità: gli abusi vanno combattuti con efficacia!

Il 25 novembre votiamo sì alla modifica di legge sulle assicurazioni sociali

 

I $inistrati combattono per la  privacy dei finti invalidi. Ormai questa gauche-caviar allo sbando si inventa di tutto pur di non  difendere i lavoratori svizzeri…

Il prossimo 25 novembre, oltre che sull’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”) voteremo anche sui detective dell’AI (assicurazione contro l’invalidità). La legge federale sottoposta a votazione prevede che l’AI, come pure altre assicurazioni sociali, possa servirsi di investigatori privati in caso di “ragionevole sospetto” di frodi sulle prestazioni.

Obiettivo della legge è dunque  di sventare gli abusi nel sociale, individuando i furbetti. Una necessità sempre più pressante. Perché la spesa sociale, grazie anche all’immigrazione scriteriata (quella che è “uguale a ricchezza” solo per chi immigra), è esplosa. Presto non sarà più sostenibile. La facilità con cui la Svizzera – assieme a pochi altri paesi – permette ai migranti di attaccarsi alla mammella dello Stato assistenziale incoraggia gli abusi.

Strumenti adeguati

Che l’AI possa disporre di strumenti adeguati per difendersi – e difendere i nostri soldi – da finti invalidi e furbetti assortiti, di qualsiasi nazionalità e provenienza essi siano, dovrebbe essere un’ovvietà. Invece qualcuno ci trova da ridire. In effetti, se voteremo sui “detective dell’AI” è perché contro tale proposta è stato lanciato il referendum. Da chi? Ma naturalmente dai $inistrati, i quali strillano alla violazione della privacy. Accipicchia! Hai capito questi kompagnuzzi? Difendono la privacy dei finti invalidi, delle persone a carico dell’assistenza che lavorano in nero, e di altri analoghi truffatori; ma dei soldi dello sfigato contribuente mandati in fumo per finanziare questi abusi se ne impipano!

Non gradisce

Evidentemente, la gauche caviar multikulti non gradisce che i finti invalidi ed altri abusanti assortiti vengano scoperti. Ohibò, e come mai? Forse perché si scoprirebbe che troppi di questi furbetti del quartierino non sono “patrizi di Corticiasca”? O che magari hanno beneficiato di naturalizzazioni facili?

Eh già: una maggiore efficienza nell’individuare chi percepisce indebitamente prestazioni sociali potrebbe mettere in luce (per l’ennesima volta) i disastri provocati dall’immigrazione scriteriata e dalle naturalizzazioni facili. Altro che “casi isolati”!

Oppure i $inistrati non vogliono che i furbetti della socialità vengano scoperti perché  l’industria sociale, che dà da mangiare a tanti kompagnuzzi, deve girare a pieno regime? Ne va dei posti di lavoro di numerosi tesserati P$, che diamine!

Privacy?

E’ poi grottesco che la gauche-caviar si riempia la bocca con la protezione delle privacy dei finti invalidi. Da non credere. I kompagnuzzi hanno smontato senza remore la privacy bancaria dei cittadini onesti;  perché chi ha qualche franchetto in banca è un potenziale ladro ed evasore per definizione! Però difendono quella dei finti invalidi stranieri. Evidentemente a $inistra il significato della parola “vergogna” lo devono cercare sul vocabolario.

Tutelare gli onesti

Sul fatto che ci sia bisogno di detective per l’AI e per le altre assicurazioni sociali non ci piove. Questo anche a tutela di chi è davvero invalido e bisognoso. Perché se l’attuale andazzo di abuso facile continua, i soldi finiranno presto. E allora si taglierà linearmente su tutti: onesti e disonesti! I secondi si arrangeranno; e i primi?

Inoltre, se aumenta la sicurezza che le prestazioni sociali vanno solo a chi davvero ne ha bisogno, sui beneficiari non  cadrà più il sospetto generalizzato di essere dei lazzaroni.

Che casi di abuso notori non vengano sanzionati per problemi probatori, come accade ora, è deleterio e genera sfiducia.

Quindi, il 25 novembre tutti a votare Sì ai detective per beccare i finti invalidi!

Medici compiacenti

Quando si parla di finti invalidi, un capitolo a parte lo meritano tuttavia  i medici compiacenti. Quelli che redigono certificati farlocchi, provocando danni enormi alle casse delle assicurazioni sociali. E’ chiaro che questi medici vanno chiamati a far fronte alle proprie responsabilità. Noi che siamo populisti e razzisti, abbiamo anche il vago sospetto che ci siano dottori di certe etnie che hanno la firma particolarmente facile sui certificati di cittadini della stessa etnia. Su questo fronte il lavoro da fare non manca. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Festival dei diritti umani o dell’ immigrazione clandestina?

Le istituzioni non possono sponsorizzare un evento di propaganda politica e di votazione

 

E a pontificare a sostegno delle frontiere spalancate arriva pure l’ex presidente della Camera italiana Laura Boldrini: evidentemente siamo l’Eldorado per trombati/e della $inistra italica di cui in patria non ne vogliono più sapere. Quante scolaresche sono state costrette a partecipare al festival?

Sul sedicente Film festival dei diritti umani, che si è tenuto la scorsa settimana a Lugano, abbiamo già avuto modo di scrivere domenica. L’obiettivo del festival è manifestamente quello di strumentalizzare i diritti umani per sdoganare l’immigrazione clandestina, tramite il solito ricatto morale. “Combattete l’immigrazione clandestina? Allora siete degli spregevoli nemici dei diritti umani! Dei fascisti e razzisti!”.Il trucco è vecchio.

Si dà però il caso che l’immigrazione clandestina sia una cosa, ed i diritti umani un’altra e molto diversa. Perché immigrare illegalmente nella socialità di Stati esteri, senza essere affatto minacciati in casa propria, non è nemmeno un diritto. Figuriamoci se è un diritto umano.

Ed il diritto dei cittadini svizzeri a non vedere i soldi della propria socialità saccheggiati da migranti economici, non conta nulla? Per la gauche (in senso lato: non si tratta solo del P$) “caviar, huîtres et champagne”, evidentemente, no.

Comitati a go-go

Del resto, nella pletora di comitati del Film festival (più promotori che spettatori) troviamo gli stessi personaggi che hanno lanciato la delirante petizione per conferire la bandiera svizzera all’Aquarius (il famigerato taxi marittimo per finti rifugiati con lo smartphone a cui Salvini ha giustamente chiuso i porti del Belpaese). Tra parentesi, la conseguenza di tale bestialità sarebbe che gli svizzerotti dovrebbero accogliere e mantenere i passeggeri dell’Aquarius, per la gioia dei $inistrati che si ingrassano con il business ro$$o dell’asilo.

Addirittura, uno di questi supporters dell’Aquarius ha distribuito i formulari della petizione durante il festival.

Sempre nella pletora di comitati troviamo gli ideatori e distributori di finti giornali farciti di denigrazioni personali nei confronti di esponenti di Lega ed Udc. Oltre a faziosi giornalisti di sinistra ed a vari personaggi schierati tutti dalla stessa parte. Manca solo la deputata-passatrice, poi il quadretto è completo.

Anche la Boldrini

Per il finale col botto (?) gli organizzatori hanno pensato bene di invitare nientepopodimeno che l’ex presidenta della Camera italiana Laura Boldrini (PD).

Ancora una volta, dunque, i trombati dell’ormai moribonda sinistra italica arrivano in Ticino a sproloquiare. Di questi signori e signore, i loro concittadini non ne vogliono più sapere. A ragione. Da noi invece siffatti personaggi, ormai caduti in disuso, vengono accolti con tutti gli onori (tappeti rossi, squilli di trombe, rullo di tamburi, tripla riverenza). E naturalmente, ma questo era scontato, beneficiano di ampie interviste in ginocchionell’edizione principale del TG dell’emittente di regime: generosi spazi d’antenna da cui portare il loro messaggio ai ticinesi “chiusi e gretti”. Messaggio che – guarda caso – è lo stesso che la RSI si impegna a diffondere con i soldi del canone più caro d’Europa: “devono entrare tutti”, accoglienza scriteriata, frontiere spalancate, eccetera.

Scolaresche precettate

Nel suo Film festival, la gauche-caviar non si  limita a strumentalizzare i diritti umani per sdoganare  l’immigrazione clandestina. Fa anche propaganda politica in generale. Addirittura campagna di votazione.  Segnatamente, fa campagna contro l’iniziativa per l’autodeterminazione su cui voteremo il prossimo 25 novembre.

Di conseguenza,non è accettabile che:
1) la manifestazione continui a beneficiare del sostegno istituzionale di Confederazione, Cantone e Città di Lugano;
2) gli allievi di taluni ordini di scuola vengano di fatto costretti a partecipare, pagando l’ingresso e perdendo mezza giornata di lezioni (e per i minorenni non si chiede nemmeno l’autorizzazione dei genitori).

Via le sponsorizzazioni

Visto che fare propaganda politica e di votazione durante le lezioni è vietato, allo stesso modo non va bene che la scuola porti gli alunni in posti dove si fa propaganda politica e di votazione.
Anche perché, si fosse trattato di un evento a favore della sovranità nazionale (ad esempio un Film festival dei diritti popolari) e con ospiti che sostengono tesi opposte a quelle di soggetti quali la Boldrini, col cavolo che ci avrebbero portato le scolaresche. E col cavolo che Confederella, Cantone e Città di Lugano avrebbero accordato sostegni e sponsorizzazioni. E’ quindi evidente che queste sponsorizzazioni sono fuori posto e vanno ritirate.

Lorenzo Quadri

 

Iniziativa “contro i giudici stranieri”: la casta sbrocca

L’establishment ha perso la testa e vorrebbe addirittura impedire alla gente di votare

L’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri“) chiede che la Costituzione svizzera, e quindi anche l’esito delle votazioni popolari, abbia la priorità su accordi internazionali del piffero. In caso di contraddizione tra la Costituzione ed accordi internazionali in essere, questi ultimi devono essere rinegoziati. Se ciò non fosse possibile, vanno disdetti. La votazione popolare sul tema si terrà il prossimo 25 novembre: tutti a votare Sì all’iniziativa!

Establishment nel panico

Il programma testé citato, che di per sé dovrebbe costituire un’ovvietà, ha gettato nel panico la casta spalancatrice di frontiere, che ormai ha perso la testa e si agita scomposta.

Esemplari al proposito le fregnacce raccontate a mezzo stampa (d’Oltralpe) da tale Helen Keller, giudice svizzera alla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo e professoressa all’Università di Zurigo (uella!).

Questa presunta luminare ha avuto la tolla di dichiarare che l’iniziativa per l’autodeterminazione avrebbe dovuto essere dichiarata irricevibile e quindi cancellata. Ovvero: seconda la Frau Keller, i cittadini non devonoavere il diritto di stabilire (alla faccia sua) che la Costituzione svizzera ha la precedenza su accordi internazionali fallimentari, conclusi sottobanco dall’establishment servo di Bruxelles. Tale precedenza, peraltro, è stata in vigore per oltre un secolo e mezzo. E’ stata messa in discussione solo in tempi recenti: quando avvocaticchi e professorini universitari ideologicizzati – come la Keller – hanno deciso che la volontà popolare (Costituzione) deve venire dopo gli intrallazzi della casta (trattati internazionali).

Chiaro: il popolazzo becero è sempre meno disposto a farsi irretire dai lavaggi del cervello e dai ricatti dell’élite, con stampa di regime al seguito. Quindi non vota come vorrebbe il “club”. Ed ecco dunque arrivare la spedizione punitiva. Sottoforma di un vero e proprio golpe dell’establishment contro i cittadini.Obiettivo: la rottamazione dei diritti popolari tramite accordi internazionali!

Galoppini politici

Che l’esimia giudice di Strasburgo racconti un sacco di fregnacce è manifesto. Altro che potere giudiziario: questi sono dei galoppini politici della partitocrazia, a cui devono le ottimamente remunerate cadreghe!

Secondo la luminare Keller, quindi, l’iniziativa per l’autodeterminazione non rispetterebbe l’unità della materia. Poffarbacco. Peccato che ci sia un Messaggio del Consiglio federale – che di certo non sta dalla parte dei beceri populisti promotori dell’iniziativa per l’autodeterminazione, ma si trova nel campo avverso – che certifica proprio l’opposto.

Quanto poi alla storiella che l’iniziativa, se approvata, provocherebbe la disdetta di migliaia (sic!) di accordi internazionali: qui si sta proprio toccando il fondo. L’azzeccagarbugli di Strasburgo ci sta forse raccontando che la partitocrazia avrebbe concluso migliaia di accordi internazionali anticostituzionali?Beh, se così fosse, la loro cancellazione sarebbe doverosa. Assieme all’azzeramento del triciclo PLR-PPD-P$$ in Parlamento ed in consiglio federale, però.

Migliaia di accordi?

Altrettanto ridicola la storiella secondo cui con l’iniziativa per l’autodeterminazione si metterebbero in pericolo i diritti umani. Si tratta del solito bieco ricatto morale, che per l’establishment è ormai diventato il modo di procedere abituale. Per la serie: se votate sì alla “vergognosa iniziativa” siete degli spregevoli nemici dei diritti umani, siete paragonabili ai criminali di guerra!

Ma siamo usciti di testa? Un sì all’iniziativa per l’autodeterminazione non indebolirà in alcun modo la protezione dei diritti umani. Né in Svizzera (dove a questo proposito non abbiamo lezioni da prendere da nessuno, ma semmai ne abbiamo da dare) e nemmeno all’estero. O qualcuno si immagina che se i cittadini elvetici bocciassero l’iniziativa per l’autodeterminazione migliorerebbe il rispetto dei diritti umani in Turchia o in Cina? E che se invece l’approvassero, peggiorerebbe? Ma va là! Qui si sta semplicemente prendendo la gente per il “lato B”.

Vacca sacra

Infine, l’astio della Frau Keller contro le iniziative popolari è comprensibile. La signora – assieme a tutta la casta –  si scandalizza ed inveisce perché esse sarebbero considerate delle vacche sacre. Ebbene, sveliamo un segreto a questi raffinati intellettualini: sì, la volontà popolare è una vacca sacra. La sovranità popolare è una vacca sacra. Ed è uno scandalo che chi ne sostiene la rottamazione, come la leguleia Keller, detenga cattedre universitarie da cui fare il lavaggio del cervello agli studenti contro gli odiati populisti. Ecco dunque una cattedra da revocare all’istante; assieme all’incarico a Strasburgo.

Lorenzo Quadri

 

Promuovere l’assunzione degli svizzeri, rimpatriare gli asilanti

Altro che  spendere centinaia di milioni per far lavorare i finti rifugiati!

 

A volte c’è davvero da chiedersi se certi burocrati federali conoscano il significato della parola “vergogna” o se debbano invece cercarlo sul vocabolario. Oppure se i medesimi burocrati si divertano a lanciare provocazioni per far “inalberare” la gente.

Sicché ecco che riprende vigore la “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi) di versare sussidi ai datori di lavoro per invogliarli ad assumere finti rifugiati in assistenza. Già qualche mese fa il Consiglio federale se n’era uscito con questa boiata, indicando anche un impegno finanziario: 130 milioni all’anno. Apperò! E nümm a pagum…

Previsione facile

Non serve essere il mago Otelma per prevedere che l’operazione si tradurrà in un semplice aumento della spesa per i cosiddetti profughi di 130 milioni di Fr annui, senza altri risultati: poiché i finti rifugiati non sono integrabili nel mondo del lavoro.

Adesso la questione viene rilanciata. La SEM, Segreteria di Stato della migrazione (Dipartimento Simonetta) ha infatti annunciato, urbis et orbis, di aver pronta una serie di misure (?) per promuovere l’assunzione di finti rifugiati con permesso B. Tra queste, degli aiuti finanziari. Ed i datori di lavoro, almeno stando ad un’inchiesta realizzata lo scorso anno dall’ex direttore della SEM Eduard Gnesa, si sarebbero detti disponibili a “formare e ad assumere” asilanti; naturalmente con i soldi del solito sfigato contribuente. Frena Ugo!

Non sono integrabili

La bella pensata della SEM nasce dalla constatazione che a livello svizzero, per qualche misterioso motivo (?), solo il 25% dei migranti economici autorizzati a lavorare ha un impiego. Gli altri? Tutti in assistenza. In Ticino il dato è ancora più desolante: lavora solo il 15%. Per certe etnie, poi, la percentuale è vicina allo zero. E ricordiamo che il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282% nel giro di soli otto anni. Questo a conferma che i finti rifugiati non sono integrati né integrabili nel mondo del lavoro.

Promuovere l’assunzione di svizzeri

Inoltre e soprattutto: per colpa della devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla casta spalancatrice di frontiere (triciclo PLR-PPD-P$ in primis) il mercato del lavoro ticinese è andato in palta. Non per ripetere sempre le stesse cose, ma vale la pena ricordare solo tre semplici dati:

  • Il numero dei frontalieri attivi nel terziario è quadruplicato;
  • Nel Mendrisiotto i frontalieri sono la maggioranza dei lavoratori;
  • Ogni mese che passa le cifre dell’assistenza infrangono un nuovo record.

 

Ebbene, vista la situazione, è assolutamente inaccettabile che i soldi del contribuente vengano spesi per sussidiare l’assunzione di finti rifugiati, naturalmente a scapito dei residenti. Operazione peraltro destinata a concludersi con un buco nell’acqua, visto che – come detto – questi giovanotti non sono in grado di lavorare. Bisogna invece promuovere l’assunzione degli svizzeri, troppo spesso discriminati in casa propria!

Rimpatriare

Si obietterà che gli asilanti in assistenza costano. Infatti. Ma non per questo bisogna trovargli un lavoro e sussidiare pure chi li assume. Gli asilanti in assistenza vanno rimpatriati. E’ su questo fronte che la SEM deve concentrare i propri sforzi: sui rimpatri. Altro che andare a caccia di scuse per far restare tutti, come invece accade ora!

Tanto più che, con la conclusione ufficiale della pace tra Etiopia ed Eritrea, è accertato anche formalmente che gli eritrei non scappano da nessuna guerra. Quindi sono finti rifugiati. E, ma tu guarda i casi della vita, la maggioranza dei migranti economici presenti in Svizzera sono proprio eritrei. Sicché: föö di ball! Tornare al natìo paesello! Basta con le fetecchiate politikamente korrette! Basta spendere soldi per avvantaggiare gli immigrati e discriminare gli svizzeri in casa propria!

Lorenzo Quadri

 

 

Faziosa, strabica e utile solo alla propaganda di regime

Commissione federale contro il razzismo: è arrivato il momento di abolirla

 

La Commissione federale contro il razzismo, l’ha capito anche il Gigi di Viganello, ha un solo scopo: quello di fare propaganda di regime pro-frontiere spalancate. Già il solo fatto che esista una Commissione del genere è un atto di lavaggio del cervello. Serve infatti a far credere che in Svizzera esista un problema reale, serio ed esteso di razzismo. Al punto da rendere necessaria la creazione di una Commissione federale ad hoc. Evidentemente non è così. I numeri stessi lo confermano. Un paese con il 25% di popolazione straniera, e con la metà (almeno!) degli abitanti  con  “passato migratorio”, non può essere razzista. Un paese che negli anni recenti è arrivato ad avere un saldo migratorio annuale di 100mila persone (il che significa: immigrazione incontrollata) non può essere razzista. Sarebbe una contraddizione in termini. Perché, infatti, gli stranieri si trasferirebbero in massa in un paese dove vengono maltrattati e discriminati? Dovrebbe accadere l’esatto contrario…

Un non-problema

Ed infatti anche le cifre delle condanne per razzismo, che in Svizzera in un anno si aggirano sulla decina, confermano che non esiste, da noi, alcun fenomeno a diffuso di razzismo. Insomma: in Svizzera il razzismo è un non-problema. Per lo meno tra gli svizzeri. Sicché la citata commissione federale, naturalmente – ma tu guarda i casi della vita – presieduta da un’ex consigliera nazionale radikalchic, serve solo a divulgare messaggi di tipo politico. Le modalità sono sempre le solite: stigmatizzare, con il marchio del razzismo e della xenofobia, posizioni in contrasto con il “pensiero unico” delle frontiere spalancate, del fallimentare multikulti e del “devono entrare tutti”.

Fenomeno importato

Se in Svizzera esiste un problema di razzismo, non è certo tra i cittadini elvetici. E’ semmai tra gli immigrati. Si tratta del razzismo di importazione. Ovvero, portato alle nostre latitudini da migranti in arrivo da altre culture (?), in genere islamiche, che sono razzisti, antisemiti, cristianofobi, sessisti, omofobi, e via elencando. In Francia, ad esempio, da tempo si assiste ad un fuggi fuggi di cittadini ebrei: a causa dell’invasione di musulmani, non si sentono più al sicuro.

In altre parole: se in Svizzera un domani avremo problemi di razzismo sarà perché, grazie agli spalancatori di frontiere –Commissione federale contro il razzismo in primis – avremo fatto immigrare razzisti. Un motivo in più per riprendere il controllo sull’immigrazione.

Eppure, la Commissione federale contro il razzismo, sul tema del razzismo d’importazione, è vistosamente latitante. Dal rapporto d’attività del 2017 emerge con chiarezza.  Che strano eh?

Altre discriminazioni

A questo si aggiunge un nuovo elemento, fresco fresco. Nell’ultima sessione, conclusasi dieci giorni fa, il Consiglio nazionale ha deciso a larga maggioranza di estendere il raggio d’azione dell’articolo 261 bis del Codice penale svizzero. Esso non dovrà più sanzionare solo il razzismo, la discriminazione razziale, ma anche altri tipi di discriminazione: segnatamente quelle di genere e di orientamento sessuale. Ne consegue che  una Commissione federale che si occupa solo di razzismo è superata dagli eventi. Anche secondo i politikamente koretti.

Del resto, questa Commissione nacque in un contesto particolare, la diatriba sull’oro ebraico, che data di oltre vent’anni fa. Venne istituita soprattutto per combattere l’antisemitismo, che si temeva quella vicenda avrebbe potuto rinfocolare.  Nel frattempo il mondo è radicalmente cambiato. E oggi la Commissione, invece di combattere l’antisemitismo, lo genera: infatti, in nome del fallimentare multikulti, regge la coda all’immigrazione di massa di islamisti antisemiti.

Ecco perché chi scrive ha presentato una mozione che chiede al Consiglio federale l’abolizione della Commissione federale contro il razzismo.

L’operazione ci farebbe inoltre risparmiare 200mila franchetti all’anno, che potremmo più proficuamente impiegare nel combattere l’immigrazione clandestina.

Lorenzo Quadri

 

 

Un SI’ per sventare il golpe della casta contro il popolo!

Iniziativa per l’autodeterminazione: perché è indispensabile sostenerla il 25 novembre

 

Il prossimo 25 novembre sarà una data importante. Infatti, si voterà sull’iniziativa “contro i giudici stranieri” detta anche “per l’autodeterminazione”. L’iniziativa chiede che la nostra Costituzione abbia la precedenza sugli accordi internazionali. Nella Costituzione federale confluiscono anche le disposizioni votate dal popolo. Vedi ad esempio immigrazione di massa ed espulsione dei delinquenti stranieri.

Il Gigi di Viganello, che non è un fine giurista, è perplesso. Ed infatti si chiede: ma come, non è scontato che la Costituzione, che è poi la Carta fondamentale dello Stato, venga prima, quindi “conti di più” di un accordo internazionale qualsiasi concluso sottobanco dalla casta esterofila? Non è così ovunque? Bisogna votare su cose ovvie?

Colpa di chi?

Lo stupore del Gigi è comprensibile. E’ vero che è così ovunque. Ma non in Svizzera. O meglio: fino a qualche anno fa era così anche da noi. La Costituzione federale ha sempre avuto la precedenza. Ma in tempi recenti la musica è cambiata. E’ cambiata per colpa:

1) dei legulei del Tribunale federale, ovvero soldatini della partitocrazia  multikulti e spalancatrice di frontiere eletti dall’Assemblea federale col sistema del “mercato delle vacche” (io do una cadrega a te, tu dai una cadrega a me); e

2) dei professorini, sempre multikulti e spalancatori di frontiere, delle facoltà di diritto. Insomma: a decidere il “contrordine compagni” è stata la solita élite internazionalista.

Golpe contro il popolo

Cosa ha deciso l’establishment? Ha deciso che gli accordi internazionali hanno la precedenza sulla Costituzione, e di conseguenza anche sulla volontà popolare. Questa decisione è scellerata. Lo è in quanto costituisce la rottamazione dei diritti popolari. I diritti popolari vengono sabotati tramite accordi internazionali. E’ una precisa scelta politica, non ci sono balle. Del resto, la stessa casta da tempo mena il torrone con l’obiettivo di rendere  più difficile l’esercizio di iniziative e referendum. Il che significa: sovvertire la democrazia diretta, ossia quel sistema che ha fatto grande la Svizzera. Tagliare fuori i cittadini dalle scelte fondamentali per il futuro del Paese – e quindi per il loro futuro.

Quello messo a segno dai legulei e dai professorini della partitocrazia è un vero e proprio golpe contro il popolo elvetico. Le sue conseguenze sono pesantissime. Questo golpe rende infatti parecchie le votazioni popolari prive di effetto. Le trasforma in semplici “raccomandazioni”; che, come tali, contano quanto il due di briscola: i politicanti possono imboscarle in un cassetto senza farsi troppi problemi. Il popolo non decide più un tubo! Altro che “popolo sovrano”!

Situazione da correggere

Questa situazione scandalosa, frutto di cambiamenti di giurisprudenza avvenuti negli scorsi anni, va assolutamente corretta.  E’ infatti sulla scorta di simili fregnacce che, ad esempio, il tribunale cantonale zurighese ha deciso che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un picchiatore tedesco 27enne in assistenza: questo perché con la Germania è in vigore la devastante libera circolazione delle persone, la quale avrebbe la precedenza sulla norma della nostra Costituzione che prevede l’espulsione dei criminali stranieri.  Ergo, i criminali stranieri con passaporto UE rimangono in Svizzera. Scandaloso!

Altro esempio eclatante: il “maledetto voto” del 9 febbraio. Con in vigore l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena votata dal popolo sarebbe da tempo realtà. La situazione attuale (inutile compromesso-ciofeca) è invece assai diversa, e non stiamo qui a dilungarci oltre.

La storiella dei diritti umani

Se la casta non avesse compiuto il golpe contro il popolo, a nessuno sarebbe venuto in mente di lanciare l’iniziativa per l’autodeterminazione. In effetti, sarebbe stata inutile. Invece, nella situazione attuale, generata dalla partitocrazia, l’iniziativa è  necessaria per salvare i diritti popolari.

Il 25 novembre votando SI’ all’iniziativa per l’autodeterminazione abbiamo dunque la possibilità di rimettere le cose a posto. Non sprechiamola!

E non beviamoci la fregnaccia che l’approvazione dell’iniziativa “contro i giudici stranieri” metterebbe in pericolo (uhhh, che pagüüüraaa!) i diritti dell’uomo in Svizzera. Perché queste sono balle di fra’ Luca. Fumogeni. Biechi ricattini morali da tre e una cicca. La Svizzera non ha alcun bisogno di giudici stranieri per far rispettare i diritti umani in casa propria.

Lorenzo Quadri

 

Ticino Film Commission: mezzo milione per mille pernottamenti?

Altro che votare un nuovo credito quadro: se la vogliono, che la finanzino i privati

 

Se la partitocrazia pensa di votare il credito di due milioni per tenere in vita artificialmente anche per i prossimi quattro anni un gremio del tutto superfluo, che non osi mai più venire a parlare di “revisione dei compiti dello Stato”. Vero PLR e PPD?

In luglio il CdS ha licenziato il Messaggio per la richiesta di un credito di oltre due milioni di franchetti per la Ticino Film Commission (TFC) per il quadriennio 2018 – 2022. Ovvero, mezzo milione all’anno. L’attuale credito (2014-2018) è infatti agli sgoccioli.

La Commissione della gestione del Gran Consiglio, probabilmente con qualche mal di pancia, ha firmato il rapporto favorevole alla concessione del credito. Vi ha però aggiunto un emendamento in base al quale, dopo un biennio, la TFC dovrà presentare al Consiglio di Stato ed alla Commissione della gestione una valutazione del proprio operato (autocertificazione?) con una proposta di finanziamento alternativo. Aria fritta: il compito alla TFC di cercarsi fonti di finanziamento alternative alle tasche del solito sfigato contribuente era già indicato nel precedente mandato, ma naturalmente non se ne è fatto nulla.

Il parlamento deciderà sul nuovo credito quadro nella seduta che inizia domani.

Si sarà capito che non ci sta bene regalare altri due milioni di Fr (soldi pubblici) alla Ticino Film Commission. Questo per vari motivi.

Indotti?

Cominciamo dai tanto magnificati indotti. Nel Messaggio, il governicchio si sdilinquisce sui 3500 pernottamenti che avrebbe generato la Ticino Film Commission tra il 2015 ed il 2017. Peccato che 3500 pernottamenti in tre anni facciano poco più di 1000 pernottamenti all’anno. In Ticino i pernottamenti annuali sono 2.5 milioni. Si converrà che i 1000 in più non possono aver cambiato le sorti della Repubblica e Cantone. A maggior ragione se si pensa che ognuno di questi 1000 pernottamenti è costato 500 Fr al solito sfigato contribuente ticinese, dal momento che (come detto) ogni anno la TFC si succhia mezzo milione!

E i soldi privati?

Poi il finanziamento. La Ticino Film Commission è finanziata interamente dal Cantone. Come detto, le era stato attribuito il compito di cercarsi fonti di sostentamento alternative alle casse statali. Ovvero fonti private. Infatti, visto che i benefici – o presunti tali – derivanti dalla presenza di questa commissione  vanno solo ai privati, non si capisce perché invece le spese dovrebbero essere accollate in toto all’ente pubblico.

Inutile dire che l’esercizio di ricerca di fondi privati è miseramente fallito (ammesso che sia stato tentato). Di soldi privati non ne arrivano (chissà come mai, se gli indotti generati dalla commissione sono così importanti?). E il solito sfigato contribuente viene chiamato a metterci una pezza. Non è così che funziona.

Il Festival

Già che ci siamo, si potrebbe anche obiettare che la TFC prevede di versare annualmente 130mila Fr di incentivi, mentre gli stipendi ai suoi dipendenti ammontano a 220mila cucuzze.

La voce “stipendi” è dunque parecchio più elevata di quella “incentivi”.  Ciò significa che siamo di fronte ad un piano occupazionale.

Quanto al Festival del cinema di Locarno: evidentemente non ha bisogno della Film Commission, dal momento che esiste da oltre settant’anni, mentre la TFC è operativa dal 2015. Si potrebbe anche disquisire sul fatto che il presidente della Film Commission sia il vicepresidente cantonale del PLR Nicola Pini, il quale non risulta disporre di particolari competenze né cinematografiche né turistiche. Ah già, ma Pini è del partito “giusto”: sicché le competenze sono date a prescindere.

Alla faccia dei compiti fondamentali!

Senza contare che da tempo immemore i politicanti di questo sfigatissimo Cantone si sciacquano la bocca con la panzana della “revisione dei compiti dello Stato”. Dove per revisione si intende riduzione. Invece l’unica revisione che si fa è quella al rialzo, e nümm a pagum. Osiamo sperare che nessuno pretenderà di venirci a raccontare che la Ticino Film Commission sarebbe un compito fondamentale dello Stato: perché gli ridiamo in faccia.

Uno spassionato suggerimento a chi si interessa di turismo: invece di inventarsi crediti quadro da due milioni per quattro anni per finanziare commissioni inutili, ci si chieda come mai a Como hanno così tanti turisti che non sanno più nemmeno dove metterli, mentre in Ticino…

Inoltre: se la TFC ha tutta questa pretesa valenza turistica, che la finanzi Ticino Turismo. Ma con i soldi che ha già a disposizione, evidentemente. Senza chiedere un centesimo in più.

 

Lorenzo Quadri

“Festival dei diritti umani: via il sostegno istituzionale”

Quadri: “L’evento fa propaganda politica di parte in vista di una votazione popolare”

E uno dei promotori ha pure distribuito formulari per la petizione-ciofeca che chiede di concedere la bandiera svizzera al taxi per finti rifugiati con lo smartphone Aquarius

Al cosiddetto Film festival dei diritti umani (vedi articolo a lato) questa volta l’hanno fatta fuori dal vaso.

Il Festival è  in calendario a Lugano fino ad oggi. Venerdì sera il regista Markus Imhof ha pensato bene di lanciare un appello contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, ed ha distribuito moduli per la raccolta firme per la petizione-ciofeca (lui figura tra i promotori)  che vorrebbe accordare al taxi per clandestini Aquarius la bandiera svizzera: così i migranti economici a bordo della nave ce li teniamo tutti in Svizzera!

Sempre venerdì sera, il rapper d’Oltreramina Frankie hi-nrg mc (Frankie chi?) ha invece invocato la chiusura del centro per finti rifugiati di Camorino.

Anche a noi va bene la chiusura, ma senza alcuna sostituzione: gli attuali ospiti li rimandiamo a casa loro.

“Ritirare il sostegno istituzionale”

Simili appelli politici in vista di una votazione popolare non sono piaciuti al municipale di Lugano e consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, il quale annuncia che chiederà a Berna ed a Lugano di ritirare il sostegno istituzionale al Film festival dei diritti umani.

“I  signori del cosiddetto festival dei diritti umani –scrive Quadri su facebook – abusano dell’etichetta dei diritti umani per fare campagne politiche (propaganda contro l’iniziativa per l’autodeterminazione in votazione il 25 novembre, raccolta di firme per concedere la bandiera svizzera al taxi per finti rifugiati Aquarius, e chissà quante altre boiate analoghe). Di conseguenza, non possono continuare a beneficiare del sostegno ufficiale di Confederazione, Cantone e città di Lugano. Se vogliono fare il club politico della gauche-caviar multikulti, lo facciano con le loro risorse ma senza gli sponsor istituzionali. Che come tali devono essere sopra le parti. Se infatti a qualcuno venisse in mente di organizzare un evento per promuovere il Sì all’iniziativa per l’autodeterminazione, col cavolo che Confederella, Cantone e città di Lugano si presterebbero a fare da sponsor ufficiali! Quanto al rapper italico che sproloquia su commissione sul centro asilanti di Camorino (ma lo sa costui dov’è Camorino?), che cominci a guardare in casa propria”.

Di conseguenza, Quadri annuncia che, a Berna come parlamentare ed a Lugano come municipale, chiederà che venga “ritirato il sostegno di Confederazione e città ad una manifestazione dove si fa campagna politica in vista di importanti appuntamenti con le urne (iniziativa per l’autodeterminazione). Mi auguro che qualcuno avanzi formalmente la stessa richiesta per quel che riguarda il Cantone”. “Le istituzioni– conclude l’esponente leghista – non si possono permettere di piazzare il proprio logo su iniziative di propaganda in vista di una votazione”.

MDD

 

I ticinesi stanno per finire nella “riserva indiana”

Già dall’anno scorso nel nostro Cantone i lavoratori stranieri sono in maggioranza

 

E’ un po’ che lo diciamo e adesso arriva la conferma ufficiale dell’Ufficio di statistica. Nell’anno di disgrazia 2017 in Ticino c’erano più lavoratori stranieri che svizzeri. Gli svizzeri erano infatti solo il 49.8% del totale.

Il 50.2% di stranieri risultava così suddiviso: il 30% circa sono frontalieri, mentre il restante 20% è composto da domiciliati e dimoranti, in parti quasi uguali.

Ricordiamo che, se nelle provincie italiche a noi confinanti un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, il Belpaese avrebbe già blindato le frontiere con la Svizzera.

Ovviamente, e come sempre in queste statistiche, non si sa quante delle persone indicate come “svizzere” siano effettivamente tali, e quanti sono invece i naturalizzati di fresco. Non osiamo immaginare a che tassi scenderebbe la percentuale di lavoratori elvetici in Ticino se si considerasse anche quest’ultimo fattore.

Inoltre, i dati sono del 2017. Poiché col passare del tempo la situazione di certo non migliora ma semmai peggiora, allo stato attuale (metà ottobre 2018) la percentuale di lavoratori stranieri in Ticino sarà di sicuro aumentata ancora.

“Uguale ricchezza”

E poi la partitocrazia PLR-PPD-P$, la casta spalancatrice di frontiere, i burocrati della SECO, i camerieri dell’UE in Consiglio federale e compagnia cantante hanno ancora il coraggio di venirci a raccontare che non è vero che siamo invasi, che non c’è alcuna sostituzione di ticinesi con frontalieri, che “sono solo percezioni”, che “immigrazione uguale ricchezza”?

Peccato che immigrazione sia “uguale a ricchezza” solo per chi immigra, e per  quegli esponenti dell’economia liblab che si fanno gli attributi di platino assumendo stranieri pagati meno e lasciando a casa gli svizzeri. Per il cittadino medio invece le cose vanno ben diversamente. La “ricchezza” che ha portato al Ticino la politica delle frontiere spalancate è lì da vedere: record di povertà, record di casi d’assistenza, dumping salariale, esplosione della spesa sociale, eccetera.

Il manifesto

Una decina di anni fa la Lega dei Ticinesi pubblicò un manifesto elettorale che in seguito  venne ripreso anche dall’allora Lega Nord. Raffigurava un Pellerossa (oddìo, si potrà scrivere Pellerossa o è razzismo? Interverrà la famigerata commissione federale farlocca presieduta dell’ex parlamentare radikalchic?) con la dicitura: “gli indiani non sono riusciti a fermare l’immigrazione: adesso vivono nelle riserve”.

Il manifesto fu decisamente lungimirante. Il destino che attende i ticinesi è infatti proprio quello indicato. Il fatto che in questo sfigatissimo Cantone i lavoratori svizzeri siano ormai una minoranza è un segnale chiarissimo. Per questa situazione possiamo ringraziare il triciclo PLR-PPD-P$ e partitini di contorno. Costoro hanno spalancato le frontiere all’invasione e non si sognano di rimediare al disastro fatto. Anzi: bramano di aggravarlo ancora di più.

L’unica soluzione

Per evitare lo sfacelo c’è un solo sistema: ad ogni votazione e ad ogni elezione, la casta spalancatrice di frontiere va asfaltata.Questo vuol dire che bisogna:

  • Votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione (25 novembre);
  • Rottamare (nella malaugurata ipotesi in cui venisse sottoscritto) lo sconcio accordo quadro istituzionale;
  • Votare Sì all’iniziativa per la disdetta della libera circolazione.

La volontà della maggioranza dei cittadini svizzeri e della stragrande maggioranza dei cittadini ticinesi, che hanno deciso che l’immigrazione deve essere limitata, va attuata. E, se qualche accordo internazionale del piffero vi si oppone, va disdetto.

O così, o nel giro di qualche annetto, a furia di aperture scriteriate, i ticinesi finiranno davvero nelle riserve! Il fatto che la maggioranza dei lavoratori presenti in Ticino sia straniera dimostra che si è rotto l’argine. Non si può più far finta di niente. Non si può più negare l’evidenza blaterando di “percezioni”. Non ci si può trincerare all’infinto dietro il mantra del “sa po’ fa nagott”!

Lorenzo Quadri

Bandiera svizzera all’Aquarius? Qualcuno è fuori di capoccia

Il club del “devono entrare tutti” pretende di accollarci finti rifugiati a go-go

A volte ritornano! La casta si mobilita a favore dell’Aquarius, ossia il taxi marittimo per finti rifugiati con lo smartphone. Un paio di settimane fa tre consiglieri nazionali, prima firmataria la kompagna Addolorata Marra di Botrugno  assieme all’uregiatto ginevrino Barazzone e al liblab Kurt Fluri sindaco di Soletta, hanno presentato un’interpellanza al governicchio federale in cui chiedono, udite udite, di concedere la bandiera svizzera all’Aquarius. Certo, come no! Così saremmo pure obbligati ad accoglierne tutti i passeggeri. Risultato: il business ro$$o dell’asilo prospera, ed i kompagnuzzi che ci tettano dentro alla grande pure. Geniale!

Il club degli “ex”

Qualche giorno dopo, ecco che arriva l’establishment “caviar, huîtres et champagne”, nella fattispecie il club degli annoiati “ex” a chiedere, tramite  lettera aperta al Consiglio federale, la medesima boiata. Cosa non si fa per occupare il tempo tra una partita di golf e l’altra! Tra i firmatari figurano, ma guarda un po’, Carla Del Ponte, Dick Marty, Micheline Calmy Rey, il regista Markus Imhoof… insomma: la crème de la crème dello yogurt!
E’ scandaloso che degli ex magistrati, il cui lavoro era proprio quello di sanzionare chi infrange la legge, firmino delle lettere a sostegno dell’immigrazione clandestina. Ma evidentemente in certi ambienti non solo la morale, ma anche la legalità, si applica a senso unico. Inutile parlare poi della neutralità svizzera, che per la casta internazionalista vale meno della carta straccia.
Quando le Signorie Loro  muoveranno un dito a sostegno dei cittadini elvetici, nevicherà viola!

Il solito ricatto morale

Inutile dire che, a proposito dell’Aquarius, la casta si produce nel consueto – ed oltremodo squallido – ricatto morale all’indirizzo degli svizzerotti, sciacquandosi a sproposito la bocca con le morti in mare. Come dire: chi chiude i porti alle navi-taxi dei clandestini ne è il responsabile. E’ uno spregevole criminale!

Eh no, cari intolleranti internazionalisti del piffero!

Certo che bisogna scongiurare le morti in mare: ma  l’unico modo per farlo è impedire le partenze dei finti rifugiati! Non certo incoraggiarle, come invece fa il raffinato club dei danarosi fautori dell’invasione. Detto club, con le sue prese di posizione, incita i migranti economici a mettersi in pericolo per raggiungere l’Europa. E procaccia il lavoro per gli scafisti. Ecco chi la porta, la responsabilità morale delle morti in mare!

La petizione

Ultima puntata della saga: la petizione online con 27mile firme (uella) sempre per chiedere al Consiglio federale di concedere la bandiera svizzera all’Aquarius. Una petizione online vale come il due di briscola, oltre ad essere facilmente manipolabile. Ci piacerebbe anche sapere quanti svizzeri ci sono tra i 25mila firmatari. Una petizione la può infatti sottoscrivere chiunque; non serve il diritto di voto.

Da notare che nel 2011 venne lanciata una petizione per ridurre il canone radioTV a 200 Fr, che raccolse circa 145mila firme di cui 137mila online. I $inistrati sghignazzarono e dissero che le 137mila firme online valevano zero. Se 137mila firme valgono zero, le 27mila firme pro-Aquarius valgono molto, ma molto meno di zero. Speriamo almeno che i firmatari abbiano indicato le proprie vere generalità: in tal caso, sapremmo a chi  fatturare la spesa miliardaria provocata ogni anno dagli immigrati clandestini.

Rimandare in Africa

Per quel che riguarda l’Aquarius, altro che bandiera svizzera: sulla nave cominciamo a mandarci qualche promotore di atti parlamentari e petizioni insensate. Assieme magari ai disturbatori del Palapenz di Chiasso, quelli che farneticavano accuse di razzismo all’indirizzo degli svizzeri. Da notare che si tratta degli stessi che quest’estate sbraitavano perché il centro della protezione civile (PC)  di Camorino non sarebbe abbastanza confortevole per i giovanotti immigrati clandestinamente che vi alloggiano. Naturalmente con la solita Pravda di Comano a garantire visibilità. Chiaro: i centri della PC vanno bene per i militi svizzeri, ma non per i finti rifugiati. E’ decisamente ora di rimandare in Africa un po’ di migranti economici; a partire dagli eritrei, che sono tutti finti rifugiati. E li facciamo accompagnare, con un biglietto di sola andata, dai manifestanti di Camorino e del Palapenz.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro istituzionale: Stop al lavaggio del cervello!

Questo sconcio trattato-capestro non sarà mai nell’interesse della Svizzera!

E dàgli col lavaggio del cervello a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale, quello che ci imporrebbe le leggi ed i giudici stranieri! Adesso ci tocca pure sentire il  responsabile dei negoziati con l’UE Roberto Balzaretti insistere ad oltranza con il mantra (balle della casta!) che  sarebbe “nell’interesse della Svizzera” (?) concludere l’ accordo quadro istituzionale con i balivi di Bruxelles e che “è ancora possibile una buona soluzione”. Poiché di queste panzane da burocrati ne abbiamo ampiamente piene le scuffie, è bene chiarire una cosa, ed  in via definitiva. Di “buoni” accordi quadro con l’UE non ne esistono!L’unico accordo “buono” con gli eurofalliti è nessun accordo!

Il Diktat disarmista

I funzionarietti di Bruxelles, tramite questi trattati-capestro, pretendono infatti di comandare in casa nostra. Di imporci le loro regole. Di gettare nel water le nostre leggi ed anche le nostre votazioni popolari. Basta vedere il Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti: è clamorosamente contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni, alla nostra volontà popolare. Inoltre, visto che questi trattati si “evolvono”, in futuro il Diktat disarmista ci imporrà ulteriori divieti, con la tattica del salame (una fetta alla volta). Eppure la partitocrazia PLR-PPD-P$ cala le braghe ad altezza caviglia davanti a simili nefandezze, e le rifila ai cittadini. I soldatini ticinesi dei partiti storici alle camere federali le votano perché, testuale, “il partito ha dato l’ordine di scuderia e quindi dobbiamo adeguarci”! Ma bravi, e questi sarebbero i rappresentanti del popolo ticinese a Berna? Allora l’anno prossimo i voti per farvi rieleggere li chiederete alle dirigenze nazionali dei rispettivi partiti, ma non certo ai cittadini ticinesi!

E intanto, tutti a firmare il referendum contro il Diktat disarmista dell’UE che trovate a pagina 32!

Misure sproporzionate?

Quindi, è già il principio che non funziona. L’accordo quadro istituzionale comporta la fine della nostra sovranità e quindi dei nostri diritti popolari. Il problema non è certo la regola degli otto giorni che l’UE contesta. Questo è un tema di dettaglio. Se anche si trovasse una soluzione sugli otto giorni, l’accordo quadro resterebbe comunque una ciofeca!

Le intenzioni dei funzionarietti di Bruxelles sono peraltro molto chiare. Il  negoziatore dei balivi, tale Leffler, è infatti riuscito a definire le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone come “sproporzionate”. Qui qualcuno è fuori come un cornicione. Queste misure sono minimaliste al limite dell’inutilità, però secondo gli eurobalivi sarebbero addirittura sproporzionate. Questi funzionarietti non eletti da nessuno (perché è tutta gente che non verrebbe eletta nemmeno nel comitato di una bocciofila) credono di poterci prendere per il lato B.

Buon accordo?

E’  evidente che con l’accordo quadro dovremo semplicemente ubbidire ai  Diktat dell’UE. In particolare in materia di libera circolazione. Si sa ad esempio che Bruxelles pretende di farci recepire la direttiva UE sulla libera circolazione. Conseguenza: non potremmo più espellere nessun delinquente straniero, se quest’ultimo è un cittadino comunitario. E questo sarebbe solo l’inizio!

E’ poi chiaro anche al Gigi di Viganello che con l’accordo quadro in vigore, ci possiamo levare dalla testa di poter esercitare un qualsiasi minimo controllo sull’immigrazione di massa. Se perfino la regola degli 8 giorni è reputata “sproporzionata”… E un paese che non controlla l’immigrazione è un paese FINITO.

Con tutto questo i burocrati federali, spalleggiati dalla partitocrazia eurolecchina, hanno ancora il coraggio di venirci a raccontare la fregnaccia  del “buon accordo”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Tirando le somme

In queste settimane la partitocrazia PLR-PPD-P$$:

  • brama la firma dello sconcio accordo quadro istituzionale.
  • Sta facendo campagna dura contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Ha perfino fatto scendere in campo una leguleia della Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo, tale Helen Keller,  che senza pudore se ne esce a dire, tranquilla come un tre lire, che l’iniziativa in questione andava dichiarata irricevibile. Che tolla! Certa gente la decenza non sa nemmeno dove sta di casa.
  • Ci ha rifilato il Diktat UE sulle armi blaterando che un no avrebbe messo in pericolo (uhhh, che pagüüüraaa!) l’accordo di Schengen.

Siamo già a quota tre. Senza contare che il triciclo si oppone istericamente all’iniziativa contro la libera circolazione, riuscita nei mesi scorsi.

Becchini della Svizzera

Ecco quindi dimostrato che la partitocrazia vuole demolire la Svizzera. Perché, se l’accordo quadro viene sottoscritto e se l’iniziativa per l’autodeterminazione non passa, la Svizzera cessa di esistere come entità autonoma. Diventa una semplice colonia dell’UE. E allora tanto vale che chiudiamo baracca e burattini, governi e parlamenti. Tanto gli ordini ci arriveranno direttamente da Bruxelles. Magari via Skype o Whatsapp, in nome della “digitalizzazione” con cui la casta ama riempirsi la bocca, visto che fa tanto trendy! Mobilitarsi affinché questo non accada non è un optional. E’ una questione di sopravvivenza.

Lorenzo Quadri

La barzelletta dei 43 posti cittadini presi per i fondelli

RSI/SSR: come da copione, il piano R fa ridere i polli. Altro che “cambiamenti”…

 

Sicché la SSR manda in onda il famigerato „Piano R“. R come Requiem. Requiem sulle promesse di cambiamento fatte prima del voto sulla “criminale” iniziativa No Billag (5 marzo 2018).

Ma anche R come Ridicolo: infatti il famoso piano R comporta, per la Pravda di Comano,  l’eliminazione di 43 posti di lavoro nel giro di alcuni anni. Si tratta di un numero modestissimo, facilmente gestibile nelle normali fluttuazioni (ovvero: pensionamenti e partenze). I posti di lavoro alla RSI sono infatti 1200: l’emittente si è gonfiata come una rana nel corso dei decenni. Quindi, c’è poco da fare cagnara e da montare la panna: nel privato viene lasciata a casa un sacco di gente senza che nessuno (ed in particolare nessun politicante) emetta un flebile cip. Evidentemente per la casta ci sono posti di lavoro, e quindi lavoratori, che “contano” più degli altri.

Passata la festa…

A parte la non-notizia dei 43 impieghi, cosa è rimasto delle promesse di cambiamento sentite a profusione prima del voto sul No Billag? Niente. Passata la festa, gabbato lo santo. A chi si sciacqua la bocca con i risultati della votazione del 5 marzo pensando di fare il furbo, ricordiamo un paio di cosette:

  • In Ticino i Sì alla “criminale” iniziativa sono stati il 35%, al di sopra della media nazionale.
  • Se ai Sì sommiamo i “No critici”, che di certo sono stati più del 15%, arriviamo tranquillamente ad una maggioranza, ed anche robusta.

Cosa sono i “No critici”? Sono quei No espressi da persone che hanno sempre criticato il lavaggio del cervello pro-pensiero unico che ci propinano da Comano spacciandolo per “informazione oggettiva”. Questi votanti hanno respinto l’iniziativa No Billag per “permettere alla RSI di continuare ad esistere (?) e di emendarsi”. La posizione era sostenuta in particolare da politicanti che hanno sempre deplorato lo sbilanciamento a $inistra della TV di Stato; ma quando si è trattato di venire al dunque, hanno calato le braghe, terrorizzati dall’idea che, se si fossero schierati sul fronte “sbagliato”, poi la RSI non li avrebbe più interpellati… e allora addio campagna elettorale con il canone degli utenti!

Naturalmente è finita come sappiamo. Del promesso “cambiamento” non c’è neppure l’ombra. L’andazzo prosegue come prima, se non peggio. Quanti hanno fatto fede alle promesse dei vertici dell’emittente di regime ed hanno votato “No critico” sono stati sontuosamente presi per il “lato B”. Questa è la notizia da prima pagina: ancora una volta, la radiotelevisione pubblica ha buggerato i cittadini. Altro che la barzelletta dei 43 posti. Confidiamo nel lancio dell’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr.

Lorenzo Quadri

 

Regalo miliardario all’UE: La farsa della partitocrazia

I politicanti adesso fingono di tirare il freno a mano; in realtà fanno il contrario!

 

Prosegue il teatrino dei pupi del triciclo spalancatore di frontiere! Adesso la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (uella) propone di sospendere l’esame del messaggio governativo sul “miliardo di coesione” fino a quando non saranno stati fatti dei passi avanti (?) nei rapporti con l’UE.

Come noto il Consiglio federale ha deciso, senza alcun motivo, di confermare il regalo di 1.3 miliardi di franchetti agli eurofalliti, naturalmente senza uno straccio di contropartita e senza nessun obbligo. Adesso le elezioni federali si avvicinano. Ed ai rappresentati del triciclo alle Camere federali comincia a venire fredda la camicia. Chiaro: i parlamentari devono farsi eleggere dal popolazzo. Altrimenti, addio cadrega. Non come i camerieri di Bruxelles in CF che rimangono in carica fino a quando non decidono graziosamente di levarsi dalle scatole.

Sicché gli illustri Senatori, sentendosi traballare le imbottite poltrone sotto le terga, adesso fingono di voler bloccare il versamento dello scandaloso regalo a Bruxelles.

Certo, come no! Questi esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ hanno sempre calato le braghe davanti ad ogni pretesa in arrivo dagli eurofalliti. Se qualcuno immagina che bloccheranno il versamento degli 1.3 miliardi, farà meglio a tornare sulla terra.

La condizione

Già, perché a cosa vincolano il proprio nullaosta i Consiglieri agli Stati? A dei passi avanti con l’UE. Il che, tradotto, può significare una cosa sola: sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrà i Diktat dell’UE ed i giudici stranieri.

Hai capito come la partitocrazia prende i cittadini per i fondelli? Facendo la vocina grossa sul regalo da 1.3 miliardi finge di difendere gli interessi della Svizzera, quando invece fa proprio il contrario. Perché è evidente che il triciclo alla fine deciderà di pagare eccome. Anzi, lo stop sul contributo di coesione serve ad accelerare le trattative sull’accordo istituzionale capestro.

Anche  il Gigi di Viganello ha ormai mangiato la foglia: la partitocrazia vorrebbe regalare 1.3 miliardi di franchetti del contribuente agli eurofalliti, ed in più sottoscrivere il trattato coloniale con Bruxelles!Capitolazione su tutta la linea, altro che storie!

Evidentemente non ci stiamo!

NO al miliardo di coesione, NO all’accordo quadro e SI’ all’iniziativa per l’autodeterminazione!

Lorenzo Quadri

KrankenCassis, meno apertivi e più accordi di riammissione!

Gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Però sono possibili solo rimpatri volontari

Ma guarda un po‘! L’Etiopia e l’Eritrea hanno sottoscritto ufficialmente la pace. De facto la guerra è già finita da un pezzo. Adesso lo è anche de iure.

La situazione nel paese africano è normalizzata al punto che perfino la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) – Dipartimento Simonetta – ha avviato (dice lei) verifiche su 2800 premessi di finti rifugiati eritrei. I quali, come ben sappiamo, sono così in pericolo nel paese d’origine che ci tornano a trascorrerci le vacanze “perché lì è più bello”. Va da sé che ci vanno con i nostri soldi. E gli svizzerotti? Non si accorgono di niente, è chiaro! Basta che i finti rifugiati in questione partano da un aeroporto estero, e nessuno viene a sapere nulla.

Prestazioni sociali esportate

Nel frattempo in Eritrea fioccano soldoni svizzeri. Le prestazioni sociali eccessiveversate ai finti rifugiati in arrivo da quel paese – i quali spesso e volentieri percepiscono più di un anziano elvetico che ha lavorato e pagato le tasse tutta la vita e prestato servizio militare – vengono spedite dai beneficiari nel paese d’origine. Sicché quanti sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, mantengono tutto il parentado con i soldi degli svizzerotti.

E’ evidente che, essendo l’Eritrea ormai pacificata anche ufficialmente, i migranti economici eritrei devono rientrare tutti al loro paese. Del resto non possono far valere alcuna integrazione in Svizzera: quelli che hanno ottenuto di restare, sono pressoché tutti in assistenza. Il numero dei migranti economici eritrei in assistenza, è bene tenerlo sempre presente, nel giro di appena 8 anni è aumentato del 2282%.E continua a crescere. E poi hanno il coraggio di venirci a dire che bisogna tagliare sulle prestazioni sociali degli svizzeri in difficoltà. Che “immigrazione è uguale ricchezza”. Per chi immigra, sicuramente. Per noi no di certo.

Tirare le somme

Sarebbe interessante conoscere il costo totale dei finti rifugiati eritrei per la collettività elvetica. Ossia i costi generati a tutti i livelli istituzionali (Comuni, Cantone, Confederazione) e a tutte le voci di spesa. Perché spesso e volentieri le spese d’assistenza sono “il meno della cavagna”. Ad esse si aggiungono servizi sociali di ogni ordine e grado. Si assiste dunque al festival delle assurdità, con assistenti sociali – pagati alla loro tariffa oraria – che insegnano ai finti rifugiati a fare la spesa o a pulire la casa. Ma naturalmente, chissà come mai, su questa spesa il silenzio è totale. E già: i colleghi di partito della ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, nel business rosso dell’articolo ci tettano dentro alla grande. Idem dicasi delle associazioni contigue al partito. Quindi, citus mutus. Intanto però in questo sfigatissimo Cantone si infesciano le pagine dei giornali con i rimborsi per le spese telefoniche dei membri del governicchio.

Su base volontaria

Di recente la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha deciso il rimpatrio di 20 finti rifugiati eritrei. Il colmo è che qualche spalancatore di frontiere ha ancora avuto da ridire. E c’è di peggio. Con l’Eritrea sono possibili solo rimpatri volontari. E possiamo immaginare quanti dei finti rifugiati che conducono una vita a 5 stelle nel nostro Paese sono disposti ad andarsene volontariamente. Tanto più che in Svizzera non hanno nemmeno bisogno di avere nostalgia del natìo paesello: come detto, ci tornano quando vogliono.

Ma perché in Eritrea sono possibili solo rimpatri volontari? Presto detto: perché il paese africano, ma guarda un po’, non ha firmato rapporti di riammissione. Ohibò. Sicché, dalle parti del Corno d’Africa, gli accordi di riammissione con la Svizzera non vanno bene. Gli aiuti allo sviluppo finanziati dal contribuente elvetico, per contro, piacciono assai.

E gli accordi di riammissione?

Essendo ormai certificato – e suggellato ufficialmente con la firma della pace con l’Etiopia – che gli asilanti eritrei presenti in Svizzera sono tutti dei finti rifugiati, e quindi vanno rimandati a casa dal primo all’ultimo, sottoscrivere un accordo di riammissione con Asmara diventa per la Svizzera  una priorità. Chi deve occuparsene? Ma il ministro degli esteri italosvizzero, l’ineffabile KrankenCassis. Il quale però è troppo impegnato a calare le braghe con Bruxelles, oltre che a fare il prezzemolino in Ticino ad eventi che non c’entrano un tubo con la politica estera (100 anni della SSIC, festeggiamenti della camera di commercio, eccetera) ma molto con la campagna elettorale dell’ex partitone per aprile. Si vede che il tempo da perdere non gli manca. Meno aperitivi e tagli di nastro e preoccuparsi degli accordi di riammissione dei finti rifugiati, che altrimenti rimangono in Svizzera a carico del contribuente, e nümm a pagum!

Lorenzo Quadri

 

Disoccupazione dei frontalieri sta arrivando la maxisupposta!

Costo stimato: centinaia di milioni di Fr all’anno. Ticinesi cornuti e mazziati

 

Il Consiglio federale annuncia: se l’UE ci chiede di modificare l’allegato all’accordo sulla sacra libera circolazione delle persone…

Ohibò: i camerieri dell’UE in Consiglio federale, dopo lungo cogitare, si sono accorti che pagare la disoccupazione ai frontalieri costerebbe centinaia di milioni di franchetti ogni anno. L’agghiacciante scenario potrebbe diventare realtà nel caso in cui la DisUnione europea decidesse di “cambiare paradigma” (uella), stabilendo che il versamentodelle rendite ai disoccupati frontalieri tocca all’ultimo Stato in cui il frontaliere ha lavorato e non più a quello di residenza, come invece accade ora.

Il campanello d’allarme in effetti è già suonato a fine giugno. Allora il cambiamento di regime veniva dato per imminente. Nel frattempo la questione – come tante altre che riguardano i rapporti tra Svizzera ed UE: ad esempio il regalo di 1.3 miliardi di contributo di coesione agli eurofalliti – è sparita dai radar. Ma guai a fidarsi troppo di queste sparizioni. Perché poi… “all’improvviso ritornano”.

“Ci adoperiamo perché…”

Pallottoliere alla mano, le ancelle bernesi di Bruxelles si sono rese conto che il tiro mancino dell’UE sui frontalieri disoccupati potrebbe avere un prezzo assai salato. Con conseguente ennesimo danno reputazionale per quelli che non riusciranno a sventare la rapina. Ovvero loro medesimi. E quindi tentano di rassicurare il popolazzo malfidente. Giurano che si stanno adoperando affinché il tema delle assicurazioni sociali venga escluso dallo sconcio accordo quadro istituzionale e dai relativi sviluppi.

Tüt a posct, dunque? Stiamo tranquilli? Ma col fischio!

E chi ci crede?

Punto primo, e lo ripeteremo fino allo sfinimento: di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale non se ne parla proprio. Si tratterebbe infatti dell’ennesimo accordo-capestro  che ci imporrebbe i diktat dell’ UE ed i giudici stranieri in settori gravidi di conseguenze. Tra cui proprio quello della devastante libera circolazione delle persone.

Punto secondo:anche il Gigi di Viganello ha ormai imparato che, per calare le braghe ad altezza caviglia davanti all’UE, i camerieri di Bruxelles non hanno bisogno di accordi quadro istituzionali. Quindi le rassicurazioni fornite sull’estromissione del tema delle assicurazioni sociali dall’accordo quadro non ingannano nessuno.

La richiesta

Ed infatti, nel caso in cui a Bruxelles si decidesse che a pagare la disoccupazione ai frontalieri deve essere lo Stato di lavoro e non quello di residenza, “alla Svizzera verrà verosimilmente chiesto di modificare in tal senso l’allegato II dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone”(Consiglio federale dixit).

E se la richiesta dovesse arrivare, cosa accadrà a Berna? Elementare, Watson: calzoni abbassati fin sotto i talloni e piegamento a 90 gradi! Il copione è già scritto. E’ la stessa desolante sceneggiata a cui abbiamo assistito con il Diktat disarmista dell’UE. Quello che, con la scusa di combattere il terrorismo, vuole disarmare i cittadini onesti.  E che il terrorismo sia una scusa, l’hanno capito anche i paracarri. Il Diktat in questione non impedirà un solo atto terroristico. I terroristi islamici (sottolineare: islamici) non si servono di armi da fuoco per compiere le loro stragi; figuriamoci di armi da fuoco legalmente dichiarate.

Copione già scritto

Pur sapendo che la direttiva disarmista dell’UE è perfettamente inutile, di fatto una smaccata presa per fondelli; pur sapendo che lede le nostre leggi, le nostre tradizioni, la nostra volontà popolare, i soldatini della partitocrazia sotto le cupole federali l’hanno votata lo stesso. Perché? Ma perché il Diktat comunitario farlocco è uno sviluppo dei fallimentari accordi di Schengen – nota bene: questo malgrado al momento della sottoscrizione di detti accordi ci fosse stato assicurato che il diritto elvetico delle armi non sarebbe stato toccato; ma come al solito: svizzerotti cornuti e mazziati, “tanto sono fessi e non si accorgono di niente” – e quindi ecco che il triciclo PLR-PPD-P$$ si lancia senza pudore nel ricatto: se non ci conformiamo all’ordine dell’UE, salta Schengen! “Bisogna salvare Schengen”! E giù le braghe! Da notare che non l’ha detto nessuno che ad un njet elvetico al Diktat contro le armi dei cittadini onesti farebbe seguito l’espulsione (uhhh, che pagüüüraaa!) della Svizzera dallo spazio Schengen. Ma tant’è…

 

Muuuhhh!

E’ evidente che con la disoccupazione dei frontalieri, essendo legata all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone, accadrebbe esattamente la stessa cosa. Al grido isterico di “bisogna salvare la libera circolazione!” la partitocrazia eurolecchina accetterebbe senza un cip di pagare la disoccupazione ai frontalieri, bruciando così ogni anno centinaia di milioni di Fr della Confederella, a cui vanno aggiunti i costi per il potenziamento degli Uffici regionali di collocamento, questi a carico dei Cantoni; ed in particolare, per ovvi motivi, del nostro. Nei mesi scorsi i soliti tamberla della SECO sono già riusciti a dichiarare di essere favorevoli a che la Svizzera paghi la disoccupazione ai frontalieri. Del resto, la paga anche ai dipendenti del casinò di Campione che mai hanno versato i contributi, ragion per cui… Avanti così! Facciamoci mungere da tutti! Siamo o non siamo la mucca Milka di mezzo mondo? Muuuhhh!

Lorenzo Quadri