Islamisti in Svizzera: non possiamo più cincischiare

Ma guarda un po’: la Francia scopre i jihadisti con il sussidio statale. E da noi?

Ma guarda un po’: la Francia è sotto shock ma a noi, con tutto il rispetto parlando, viene un po’ da ridere. E non certo per sadico compiacimento per le disgrazie altrui.

Cosa ha traumatizzato i vicini gallici? La scoperta, resa nota di recente da Le Figaro, dei jihadisti con sussidi statali. In sostanza, secondo la Brigata francese specializzata nella caccia ai finanziamenti del terrorismo islamico, il 20% dei combattenti “francesi” dell’Isis arruolatisi in Siria o in Iraq continuava ad intascare sussidi per la disoccupazione o per l’alloggio dalla Francia. In altre parole, tra i principali finanziatori dei jihadisti francesi c’è proprio lo Stato francese.

Socialità come calamita

La notizia di per sé non è certo divertente. Il riso che provoca è di quelli amari. Buon risveglio! Anche a Parigi cominciano a rendersi conto che è proprio lo Stato sociale europeo ad attirare e  a foraggiare coloro che l’Europa la vogliono distruggere. Più la socialità locale è generosa con gli ultimi arrivati, più una nazione diventa attrattiva come covo per terroristi islamici. La socialità francese non è nota per essere tra le più generose. Quella elvetica, per contro, lo è eccome. Ed i seguaci dell’Isis lo sanno benissimo. Un esperto di terrorismo ha spiegato che i paesi maggiormente a rischio di attirare islamisti pericolosi sono quelli in cui, per gli ultimi arrivati, è più facile mettersi a carico del contribuente. Quelli dove ci si può far mantenere senza dover sottostare ad obblighi particolari. Quindi nel concreto la Svizzera ed i paesi nordici. Perché foraggiano tutti, inclusi i peggio intenzionati. Non ancora contenti, gli spalancatori di frontiere (e delle casse della nostra socialità) organizzano marce e manifestazioni  per “far entrare tutti” i migranti economici. Tra questi ultimi si trovano non solo numerosi estremisti islamici, ma anche migliaia di delinquenti che hanno beneficiato dei recenti indulti in Tunisia.

Tolleranza zero

Sarebbe infatti interessante sapere quanti islamisti sono mantenuti in Svizzera con i soldi del contribuente. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che la risposta sarebbe allarmante. E’  evidente che le nuove minacce (che non sono poi così nuove, l’andazzo dura già da anni) impongono dei ripensamenti a vari i livelli: immigrazione, politica sociale, gestione delle espulsioni.

Nei confronti dell’islam radicale va introdotta la tolleranza zero. E poiché certamente non tutti i musulmani sono terroristi, e ci mancherebbe, ma tutti i terroristi sono musulmani, è chiaro che l’islam in Svizzera va considerato un sorvegliato speciale.

Misure speciali

Serve una serie di provvedimenti ad hoc. Dal divieto di finanziamenti esteri alle moschee all’obbligo per gli imam di predicare nella lingua locale (altro che “sa po’ mia”, altro che “manca la base legale”! Vero kompagna Sommaruga?). Ma servono anche controlli assai  più efficaci sugli immigrati  in assistenza. Non esiste che, come l’ormai famoso imam di Nidau, essi possano vivere per anni ed anni nel nostro Paese a carico dello stato sociale, senza essere tenuti ad integrarsi, mentre portano avanti la loro opera di radicalizzazione.

Serve pure una politica migratoria e d’asilo assai più restrittiva. Nessun finto rifugiato a rischio deve poter entrare in Svizzera. Ed i sorvegliati speciali per jihadismo non vanno solo controllati. Vanno proprio espulsi dal paese.

Ed è inutile che i multikulti strillino al razzismo: questa situazione l’hanno creata loro con l’immigrazione incontrollata.

Fine del multikulti

Sia il sistema sociale che quello migratorio vanno rivisti a fondo. Non sono più adatti a far fronte alla situazione attuale e alle minacce islamiste. Altro che “devono entrare tutti”, altro che arrampicarsi sui vetri alla ricerca di scuse per non espellere. Gli esperti lo hanno detto chiaramente: i jihadisti temono più la chiusura dei rubinetti dei contributi sociali che il carcere. Bisogna prenderne atto e comportarsi di conseguenza.

Del resto, non ci vuole una gran fantasia per immaginare che la Francia, dopo la scoperta delle frotte di jihadisti con sussidio statale, non ci metterà molto a chiudere i cordoni della borsa dello Stato sociale ai migranti. Naturalmente lo potrà fare. Gli svizzerotti, invece, verranno rampognati per ogni cip da organismi internazionali che non valgono una sverza. Per svizzerotti si intende il popolo elvetico; non i suoi rappresentanti. Perché, se aspettiamo che i politicanti della partitocrazia prendano delle misure concrete per combattere gli islamisti in Svizzera, “campa cavallo che l’erba cresce”.

E’ chiaro che non possiamo farci intimidire dagli eurofunzionarietti di turno. A parte che siamo gli unici a dar retta a questa gente, la posta in gioco è troppo alta. Il tempo delle paturnie multikulti è definitivamente passato. Adesso deve aprirsi una nuova fase.

Lorenzo Quadri

Abusi nel sociale: la fanfaluca delle basi legali mancanti

Ma allora le nuove leggi si fanno solo per criminalizzare gli automobilisti?

Di recente nel Canton Zurigo si è verificato un eclatante caso di abuso di prestazioni sociali, portato alla luce dal Blick. Una coppia di cittadini libanesi ha stuccato alla pubblica assistenza ben 330mila franchetti, malgrado in patria risultasse proprietaria di terreni ed immobili. Indigenti per le autorità elvetiche ma nella realtà assai benestanti, dunque, questi furbetti libanesi. E di certo non si tratta di casi isolati. Perché ci piacerebbe proprio sapere quanti cittadini “non patrizi” a carico dello stato sociale rossocrociato dispongono di beni nel paese d’origine che, “ovviamente”, ben si guardano dal dichiarare alle autorità svizzere.

Colmo della faccia di tolla, i libanesi di cui sopra si sono presentati in tribunale – dove erano convocati in veste di imputati – in Jaguar; hanno dichiarato che il loro lussuoso stile di vita sarebbe stato finanziato da misteriosi “amici”; ed hanno pure coronato il tutto dicendo che, se hanno percepito prestazioni sociali non dovute, “non lo hanno fatto apposta”.

Oltretutto nei giorni scorsi è emerso che i due immigrati di cui sopra, non contenti di aver imbrogliato a Zurigo, hanno tentato di fare lo stesso nel Canton Argovia.

I misteriosi 17 miliardi

L’accaduta dimostra evidentemente quanto lo stato sociale finanziato con i nostri soldi sia attrattivo per approfittatori di ogni ordine e grado. E’ forse il caso di ricordare ai buonisti-coglionisti  ed ai signori del “devono entrare tutti” che paghiamo le tasse affinché l’ente pubblico sia in grado di aiutare i nostri concittadini in difficoltà. Non per far arrivare qui tutti i migranti economici, che senza remore si attaccano alle casse pubbliche nelle quali non hanno mai versato nemmeno un centesimo. E che magari incassano i soldi pubblici senza nemmeno averne diritto.

Qualche mese fa, ad esempio, si è scoperto che gli stranieri residenti in Svizzera inviano all’estero qualcosa come 17 miliardi di Fr ogni anno. Visto che non si tratta di noccioline, sarebbe anche opportuno sapere da dove viene questa marea di soldi. Perché anche il Gigi di Viganello capisce che se si tratta del frutto del reddito da lavoro è un conto. Ma se invece tra questi miliardi che partono per lidi lontani ci sono anche fondi della nostra socialità magari indebitamente percepiti, la musica cambia assai…

17 miliardini sarebbero ben valsi un approfondimento. Ma naturalmente i camerieri bernesi di Bruxelles non ci stanno. E’ complicato scoprire di più sulla provenienza di questi soldi inviati all’estero, obiettano. Complicato lo è di sicuro; ma soprattutto non è politikamente korretto. Non sia mai che qualcuno possa andare in giro a dire che gli svizzeri sono sospettosi nei confronti degli immigrati!

I campanelli d’allarme

Intanto però a furia di garantismo onde evitare le accuse di “razzismo e xenofobia” la Svizzera è diventata uno dei paesi in cui una persona in arrivo “da altre culture” ha maggior facilità nel mettersi a carico dello Stato sociale. Naturalmente questo genere di voci si sparge a velocità della luce tra quanti aspirano a fare i migranti economici. Risultato concreto, ed è solo uno dei vari esempi possibili: in otto anni il numero degli eritrei a carico della nostra assistenza è aumentato del 2282% (sic)!

Sicché c’è chi suona il campanello d’allarme, e non si tratta dei soliti leghisti populisti e razzisti. Si tratta da un lato di esperti di terrorismo islamico secondo i quali la Svizzera proprio a causa della facilità d’accesso alle prestazioni sociali sta diventando una base ideale per jiahdisti. Dall’altro, di un ex ambasciatore elvetico in Africa il quale ha dichiarato che la Confederazione deve rivedere integralmente la propria politica migratoria vis-à-vis dei paesi extra UE per passare al sistema delle “green card”. Ovvero: chi arriva da noi deve depositare una sostanziosa cauzione e può rimanere solo per un tempo limitato, ad esempio sei mesi, durante i quali non ha diritto a prestazioni sociali. Dopodiché, se non ha trovato un lavoro, deve lasciare il paese.

Cambiare sistema

La lotta agli abusi sociali si scontra da un lato con la scarsità di mezzi a disposizione e dall’altro con il garantismo ad oltranza. Ad esempio: il Tribunale federale ha di recente proibito alle assicurazioni sociali la sorveglianza di presunti finti invalidi poiché mancherebbe la base legale per svolgerla! Intanto gli impostori se la ridono a bocca larga e continuano ad incassare prestazioni non dovute. E nümm a pagum.

In questo specifico caso il Consiglio federale ha detto che la base legale per la sorveglianza va creata (sì, ma chissà quanto ci vorrà; e nel frattempo….). Ma se ne devono creare anche altre, se vogliamo combattere i truffatori e se vogliamo evitare di diventare il Paese del Bengodi di ogni sorta di malintenzionati. Terroristi islamici compresi.

Il sistema attuale non è più in grado di  tutelarci dagli abusi in regime di frontiere spalancate e di immigrazione fuori controllo. Di conseguenza, occorre cambiarlo. O bisogna pensare che le leggi si fanno da un giorno all’altro solo quando si tratta di perseguitare gli automobilisti? Perché criminalizzare loro, sì che è politikamente korretto…

Lorenzo Quadri

Elezione popolare di giudici: c’è solo da guadagnarci

Ma naturalmente la partitocrazia non ci sta: gli inciuci devono continuare!

 

Come volevasi dimostrare! Dopo anni di « confronto politico » sul tema, ovvero di blabla nonché di autoerotismi cerebrali, il sistema di nomina dei magistrati in Ticino non cambia. L’è tüt a posct! La proposta di passare ad un’elezione popolare non ha avuto chance davanti al Gran Consiglio che, nella sua ultima seduta, l’ha asfaltata con 47 voti a 23 ed un astenuto. I 23 Don Chisciotte a sostegno dell’elezione popolare dei magistrati sono sostanzialmente esponenti della Lega e della Destra.
E ti pareva se il triciclo partitocratico PLR-PPD-P$, quello che cancella l’esito delle votazioni popolari (vedi 9 febbraio, vedi i tentativi di fare lo stesso con Prima i Nostri), poteva essere d’accordo di aumentare il potere del popolo consentendogli di eleggere i rappresentanti del potere giudiziario! Una modalità che peraltro nemmeno sarebbe una “prima”, dato che in Ticino, per i giudici del tribunale d’appello, era in vigore fino al 1992.

I migliori?

La difesa dell’elezione parlamentare avrebbe senso se essa portasse alla scelta dei migliori candidati. La realtà è diversa. I posti i magistratura diventano oggetto di squallido mercanteggiamento politico: un vero e proprio mercato del bestiame, degno della fiera di San Provino, dove le famose “competenze” con cui la partitocrazia cadregara si riempie la bocca sono proprio l’ultimo dei criteri di scelta. E dove la commissione di esperti non serve assolutamente ad un tubo, se non a dichiarare tutti i candidati “idonei”. L’importante è che il magistrato sia del partito giusto, naturalmente storico,  permettendo così all’ “establishment” di mantenere cadreghe e reti di potere.

Al Ministero pubblico su 21 procuratori solo uno è leghista. E non certo perché i candidati “competenti” li ha tutti il triciclo PLR-PPD-P$! L’aspirante magistrato del partito sbagliato, o del partito giusto ma inviso alla nomenklatura, o ancora che non intende farsi etichettare da nessuna forza politica, va incontro a trombatura certa. Indipendentemente dalle “competenze”.

Modello federale?

E non si creda che l’introduzione, sul modello federale, di un’altisonante Commissione giudiziaria del Gran Consiglio per il preavviso delle candidature cambierà qualcosa. Perché il modello federale si distingue da quello attualmente in vigore in Ticino allo stesso modo in cui la zuppa si distingue dal pan bagnato. A Berna come a Bellinzona, il mercato del bestiame è il medesimo. A determinare l’elezione dei membri del potere giudiziario sono gli accordi tra partiti, gli inciuci, gli scambi di favori ed i veti incrociati. Il Mago Otelma prevede dunque che l’unico cambiamento che la nuova Commissione giudiziaria porterà con sé saranno i gettoni in più da pagare ai deputati che ne faranno parte. Senza che il livello qualitativo della scelta si innalzi di un solo centimetro.

Solo da guadagnare

Appurato che né con il modello attuale e nemmeno con i ritocchini votati dal parlamento la competenza dei candidati diventerà il criterio di scelta dei magistrati, passando all’elezione popolare non ci sarebbe nulla da perdere ma tutto da guadagnare.

Perché da guadagnare? Perché i giudici sono chiamati ad applicare le leggi, ed in particolare quelle votate dal popolo. Ma uno dei principali scandali del potere giudiziario è che le regole volute dal popolo vengono de facto rottamate tramite applicazione nel segno delle frontiere spalancate e del multikulti. Esempio recente e concreto. Il tribunale cantonale zurighese ha annullato l’espulsione dalla Svizzera di un 27enne picchiatore tedesco (ma come: i giovani stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?) decisa dalla corte distrettuale invocando la solita fregnaccia dell’incompatibilità con la devastante libera circolazione delle persone. Capita l’antifona? I cittadini votano l’espulsione dei delinquenti stranieri, ma i legulei si rifiutano scientemente di applicarla. Nel caso del picchiatore tedesco lo stesso tribunale zurighese ha ammesso che “l’interpretazione è controversa”. Ciò significa che, se avesse voluto, avrebbe potuto benissimo confermare l’espulsione. Però non ha voluto.

Margine d’apprezzamento

I giudici hanno un ampio margine di apprezzamento che possono usare sia per concretizzare la volontà popolare che per rottamarla. In questo senso il loro ruolo politico non può e non deve essere minimizzato. Si spieghi dunque perché in Ticino il popolo, che elegge i ministri (ed i deputati) non dovrebbe poter eleggere anche i  magistrati. A meno che si voglia sostenere che il ruolo di un Consigliere di Stato è irrilevante e quindi lo può eleggere anche il popolazzo, mentre quello di un procuratore pubblico è una cosa seria e la plebaglia rischierebbe di “votare sbagliato”.

Con l’elezione popolare anche i giudici sarebbero chiamati a rispettare le decisioni democratiche dei cittadini, e ad applicarle di conseguenza. Quelli che non lo fanno, alla tornata successiva verrebbero lasciati a casa.

Iniziativa popolare

Ma è evidente che il triciclo PLR-PPD-P$, becchino della volontà popolare, non ha alcun interesse ad avere dei magistrati che invece la applicano. Piazzare nei tribunali esponenti della partitocrazia cameriera dell’UE è troppo vantaggioso: le sentenze pilotate politicamente diventano lo scudo dietro cui si nascondono i partiti $torici per esautorare i cittadini. Il ritornello è sempre lo stesso: “vedete che applicare quello che avete deciso “sa po’ mia”? Lo dice anche l’indipendentissima (?) magistratura!”.

E’ quindi evidente che solo un’iniziativa popolare potrà cambiare le cose e portare all’auspicabile elezione dei magistrati da parte dei cittadini.

 

 

 

Il Consiglio federale pronto all’ennesima calata di braghe

Ritirare l’iniziativa a sostegno del segreto bancario degli svizzeri? Col piffero!

 

L’abbandono del progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, che bramava di rottamare il segreto bancario anche per gli svizzeri, è uno specchietto per le allodole: il CF spera di indurre al ritiro dell’iniziativa “Sì alla sfera privata” così da essere libero, in futuro, di ubbidire servilmente al fin troppo prevedibile Diktat di Bruxelles contro la nostra privacy  finanziaria

Incredibile ma vero, ogni tanto (raramente) anche il Consiglio federale prende qualche decisione azzeccata. Nel concreto, quella di affossare il progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, la quale bramava di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. L’ennesimo tentativo di sfasciare del tutto la privacy bancaria anche a danno dei residenti e senza che nessuno lo chiedesse, è stato fatto nel 2013. Colmo dell’ipocrisia: solo poche settimane prima, l’ex ministra aveva dichiarato che “il segreto bancario dei residenti non è in discussione”. Il Consiglio federale aveva a maggioranza congelato il progetto. Adesso ha deciso di abbandonarlo del tutto. Almeno fino a lì ci sono arrivati. Sarebbe però interessante sapere il danno sia economico che occupazionale provocato dall’ex ministra del 5% alla piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare.

Widmer Schlumpf ha calato integralmente le braghe davanti ad ogni pretesa degli eurofalliti e di Stati esteri intenzionati a smantellare, a proprio vantaggio, la piazza finanziaria svizzera. Naturalmente senza ottenere nulla in cambio. Altri paesi invece si sono tenuti ben stretti i propri paradisi fiscali. Ed oggi ci spernacchiano.

Iper-regolamentazione fantozziana

Ma la svendita senza contropartita dei nostri “vantaggi competitivi” è solo l’inizio. Widmer Schlumpf era infatti una marionetta della $inistra (che assieme al PPD l’ha  portata in Consiglio federale, non certo per le sue capacità ma unicamente per estromettere l’odiato Blocher). Di conseguenza, ha seguito in toto la foga tipicamente ro$$a di criminalizzare non solo le banche in quanto tali (che i kompagni considerano più o meno al livello di associazioni a delinquere) ma anche i cittadini che hanno risparmiato qualcosa nel corso della vita invece di scialacquare tutto e poi farsi mantenere dallo Stato. Il che ha prodotto una iper-regolamentazione fantozziana del settore bancario elvetico. Naturalmente, ciò è avvenuto con il supporto della partitocrazia PLR-PPD-P$ alle Camere federali che, imbesuita dal politikamente korretto, vota qualsiasi ciofeca che vada in tal senso. Il risultato lo vediamo. La piazza finanziaria svizzera non è più attrattiva. Anche UBS, come ha detto il CEO Sergio Ermotti (dando prova di una notevole faccia di tolla, visti i precedenti dell’istituto da lui diretto; ma questo è un altro discorso) potrebbe spostare all’estero la propria sede centrale. E questo a causa – appunto – della pletora di leggi politikamente korrette che paralizza gli operatori sulla piazza finanziaria rossocrociata.

Naturalmente questo sfacelo comporta licenziamenti e perdita di posti di lavoro. Ma i $indakati ro$$i si mobilitano al massimo per i dipendenti italiani della Navigazione di Locarno. Non certo per gli impiegati di banca ticinesi.  Sulla loro associazione professionale, l’ASIB, ed in particolare sulla sua sezione cantonticinese, stendiamo un velo pietoso che è meglio.

Non cadiamo nella trappola

Il Consiglio federale ha deciso, giustamente, di rottamare il progetto di  Widmer Schlumpf che voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Ma perché è stata presa questa decisione? Noi agli improvvisi rinsavimenti non crediamo. E allora occorre vedere i retroscena. La decisione del CF è una reazione all’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”, iniziativa lanciata proprio per contrastare gli scellerati disegni dell’ex ministra del 5% contro la privacy bancaria degli svizzeri. Poiché non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che questa iniziativa – appoggiata anche dalla Lega – ha buone chance di venire accettata in votazione popolare, i camerieri dell’UE sono corsi ai ripari: togliamo di mezzo l’effetto scatenante, ossia il progetto di Widmer Schlumpf, per ottenere il ritiro dell’iniziativa. Così facciamo pari e patta. Tüt a posct? Per nulla. Se il Consiglio federale, come vuole far credere, non intende abolire il segreto bancario degli svizzeri, perché l’iniziativa “Sì alla sfera privata” dovrebbe dargli fastidio? Il motivo è semplice. I sette non vogliono una votazione popolare a sostegno del segreto bancario. E soprattutto non vogliono il segreto bancario nella Costituzione. Infatti un suo inserimento nella Carta fondamentale impedirebbe calate di braghe quando Bruxelles pretenderà dagli svizzerotti – magari minacciando l’inserimento della Confederella su liste nere farlocche – l’eliminazione degli ultimi residui di privacy finanziaria. Magari in nome dell’ “uniformità con gli eurofalliti”.

Capito il giochetto? Il CF non vuole difendere quel poco che resta del segreto bancario. Vuole solo riservarsi la possibilità di poter calare le braghe in futuro. Per questo spera di indurre i promotori a ritirare l’iniziativa “Sì alla sfera privata”. La quale dunque non va assolutamente ritirata. Solo votando a piene mani questa iniziativa ci potremo tutelare da future – ma fin troppo prevedibili – capitolazioni.

Lorenzo Quadri

Ve la diamo noi la censura sulla nazionalità dei delinquenti!

Zurigo: contro la sconcia decisione della maggioranza ro$$overde è iniziativa popolare 

E vogliamo anche sapere, nel caso di cittadini svizzeri, se lo sono dalla nascita o se invece hanno beneficiato di una naturalizzazione facile

La scorsa settimana si è appresa la notizia della censura di regime decretata dalla città di Zurigo sulla nazionalità dei delinquenti. La maggioranza ro$$overde ha infatti decretato che bisogna smettere di indicarla nei comunicati di polizia. Chiaro: figuravano troppi stranieri! La trasparenza a proposito della criminalità d’importazione nuoce alla (fallimentare) politica delle frontiere spalancate e del multikulti. Sicché deve intervenire la censura di regime. Negare sempre, negare comunque, negare ad oltranza! “Immigrazione uguale ricchezza”: questo è l’unico messaggio che deve avere spazio.

Trasparenza

Dunque la $inistra, quella che appunto si riempie la bocca con la trasparenza, ma naturalmente solo a senso unico e solo quando fa comodo, quella che vorrebbe rendere pubbliche anche le dichiarazioni fiscali – perché sembra che guadagnare sia un reato – pretende di nascondere la nazionalità dei delinquenti. Perché, evidentemente, si tratta di informazioni imbarazzanti per chi predica le frontiere spalancate che ci riempiono di feccia d’importazione. Non è certo un caso se l’80% degli “ospiti” dell’Hotel Stampa non è svizzero. E, del 20% che ha il passaporto rosso, ci piacerebbe sapere come l’ha acquisito. Ce l’aveva alla nascita? Oppure ha beneficiato di una delle innumerevoli  naturalizzazioni facili?

Per questo ribadiamo che non solo bisogna indicare la nazionalità dei delinquenti nelle comunicazioni ufficiali, ma bisogna pure specificare, nel caso di cittadini svizzeri, se si tratta di svizzeri di nascita o di naturalizzati. Perché questo impone la trasparenza! Chiaro il messaggio, kompagnuzzi zurighesi?

Silenzio assordante

Il colmo è che, davanti a quella che è una vera e propria operazione di censura, chi fa – o piuttosto: dice di fare – dell’informazione corretta la propria missione, non ha nulla da dire. Dove sono le prese di posizione indignate dell’associazione giornalisti svizzeri? Silenzio assordante! Ah già, ma nella categoria spadroneggia la gauche-caviar paladina del “devono entrare tutti”, per cui… citus mutus!

Effetto contrario

Comunque, e come spesso accade, la censura di  regime all’insegna del pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere ha avuto l’effetto contrario da quello sperato. Infatti in quel di Zurigo l’UDC ha lanciato un’iniziativa popolare per chiedere che la nazionalità dei presunti criminali venga sempre fornita (non sappiamo se l’iniziativa contenga qualcosa anche a proposito dei naturalizzati; se così non fosse, si sarebbe persa un’occasione).

Il Mago Otelma prevede che l’iniziativa riuscirà e che verrà anche approvata in votazione popolare. E vogliamo proprio vedere i kompagnuzzi dalla morale a senso unico, quelli che si riempiono la bocca con la “trasparenza”, mettere fuori la faccia per combatterla dicendo che però quando di tratta di stranieri che delinquono (o che sono a carico dello Stato sociale) la trasparenza non ci può essere perché non è politikamente korretta.

L’aspetto preoccupante

Il lancio dell’iniziativa popolare a sostegno della trasparenza sulla nazionalità dei criminali è senz’altro una buona notizia. Ma essa evidenzia anche il rovescio della medaglia. E’ preoccupante che, per combattere la censura di regime, si debba ricorrere ai diritti popolari. E se nessuno l’avesse fatto? Lanciare un’iniziativa popolare non è una passeggiata. Non è alla portata di tutti. Comporta costi e lavoro. O si mobilita il partito o l’importante associazione di turno, oppure non se ne fa nulla. Di conseguenza, non è possibile lanciare iniziative popolari su tutto: bisogna concentrare le risorse (umane e finanziarie) su quelle che sono davvero importanti e – per usare un termine abusato – “strategiche”.
Ma è proprio sulla difficoltà che comporta il fare ricorso ai diritti popolari  che la casta multikulti e spalancatrice di frontiere punta per raggiungere i propri obiettivi di rottamazione della Svizzera. Infatti smonta il “modello elvetico” a poco a poco. Con la tristemente nota “tattica del salame”: una fettina alla volta.

Lorenzo Quadri

La CORSI si dà all’accattonaggio

No Billag: a Comano hanno perso la testa

Negli sfarzosi uffici dirigenziali della Pravda di Comano il panico dilaga. E porta ad iniziative che farebbero impallidire Tafazzi. Il quale, per lo meno, si martellava gli attributi con una bottiglia. A Comano, invece, sembra preferiscano servirsi di una mazza chiodata medievale.

Ed infatti nei giorni scorsi molti ticinesi si sono visti recapitare in bucalettere la letterina che vedete riprodotta. Corredata di polizza di versamento… intestata all’ex partitone!

In poche parole la CORSI, che è poi l’inutile “Consiglio d’amministrazione” della RSI, in tandem con il PLR (!) sta facendo la questua a sostegno della campagna contro il No Billag. Qui siamo ai limiti dell’accattonaggio.

La colletta con il PLR

Come mai proprio l’ex partitone organizza la colletta? Probabilmente per dimostrare che la partitocrazia è schierata dietro la sua emittente di regime: il PPD è alla testa della CORSI con il Gigio, il PLR fa il cassiere mentre il P$ ha già colonizzato le redazioni radiotelevisive.

Ma il buon Gigio è davvero sicuro di questa scelta? Non gli viene il sospetto che qualche uregiatto “puro e duro” – idem dicasi per qualche esponente della gauche-caviar – piuttosto che versare soldi su un conto dell’ex partitone, potrebbe decidere di non versare nulla? Si consiglia dunque ai galoppini del canone di aprire almeno quattro conti per le offerte: uno per partito più uno apartitico, di modo che ognuno possa versare il proprio obolo con il necessario entusiasmo (?), e soprattutto per evitare mancati introiti a causa di problemi di coscienza. Ma santa polenta, Gigio, bisogna proprio spiegarvi tutto?

Alla faccia dell’equidistanza

Intanto, i dipendenti RSI  – chiaramente con il consenso della dirigenza – da settimane sbroccano sui “social” contro la criminale iniziativa No Billag e contro i suoi promotori.
Sarebbe questa l’equidistanza dell’emittente pubblica? E’ così che ci si mantiene “sopra le parti” nel dibattito sul canone radioTV?
Del resto, da un’emittente che fa propaganda politica pro-pensiero unico anche su temi che non la toccano direttamente, di sicuro non ci si può aspettare che, quando è parte in causa, rispetti il mandato di servizio pubblico e si dimostri imparziale.

Effetto boomerang
E’ chiaro comunque che questa ulteriore trovata della CORSI – goffa e del tutto fuori posto – ottiene l’effetto contrario di quello sperato. Dimostra infatti la partigianeria della RSI (quella con il 70% di giornalisti di $inistra e il 16% di centro $inistra, se le statistiche SSR valgono anche per la RSI) e porta acqua al mulino degli iniziativisti. Al pari del grottesco slogan “No Billag – No Svizzera”, scelto dal comitato pro-canone, che è al limite del vilipendio della nazione.

Ricordiamo inoltre che, per la gestione corrente, la CORSI è finanziata con i soldi del canone. Quindi, il Gigio&Co organizzano la campagna pro-canone… con i soldi del canone.

La “macchina da guerra”

L’aspetto comico della faccenda è che gli iniziativisti No Billag, contro i quali è stata schierata questa pomposa macchina da guerra che farebbe invidia alla Corea del Nord, sono quattro gatti!

Infatti, quasi tutti i politicanti che hanno sempre criticato la RSI, adesso che c’è da venire al dunque, si sono tirati indietro con giravolte acrobatiche. La paura fa novanta, si dice. Il terrore di non venire più invitati nei sovradimensionati studi di Comano a farsi propaganda elettorale con i soldi del canone, evidentemente, fa addirittura 180.

Ma pensate che (ennesimo) smacco per la partitocrazia del pensiero unico se la sua macchina da guerra venisse rottamata dalle urne ticinesi; ossia se in Ticino dovesse vincere l’iniziativa No Billag!
Lorenzo Quadri

 

Via dal Ticino questo imbecille!

Il frontaliere: “sto ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”

 

“I social media – disse Umberto Eco nel 2015 dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in “comunicazione e cultura dei media” – hanno dato la parola (anche) a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar”.

In testa alle legioni di imbecilli figura certamente il soggetto che, dopo l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio, dove la Svizzera si è invece qualificata, ha pensato bene di sbroccare sulla sua paginuzza facebook con i raffinati post sotto riportati.

E’ evidente che “imbecille” è ancora un complimento per chi esulta perché un ragazzo ticinese è stato ammazzato a calci al carnevale di Locarno.  Il coglione in questione – tale definizione  pare più aderente alla realtà –  è un frontaliere, per sua stessa dichiarazione contenuta nell’altro post.

Sanzioni penali?

Sarebbe bello se questo decerebrato finisse davanti ad un giudice per le sue ripugnanti prestazioni, ma le chance di un perseguimento penale sono scarse. Non solo perché, come ha dichiarato il padre di Damiano Tamagni, non vale la pena “perdere tempo con un asino”. Ma anche perché è difficile immaginare il reato che potrebbe entrare in linea di conto. Il codice penale svizzero non punisce (a differenza di quello italiano) l’apologia – ovvero l’esaltazione – di un delitto. E nemmeno il post può essere qualificato come diffamazione o calunnia di un defunto. Anche l’interpretazione come incitazione alla violenza risulta tirata.

Silenzi assordanti

Naturalmente la cricca dei moralisti a senso unico si è ben guardata dal fare cip a proposito delle allucinanti dichiarazioni dell’imbecille in questione. Chiaro: sia moralisti a senso unico che anche le inutili commissioni contro il razzismo che lo stesso codice penale mirano a criminalizzare chi si oppone alla devastante politica delle frontiere spalancate ed al multikulti.  Il frontaliere di turno è invece libero di esprimere abomini di ogni genere.

Fuori dal Ticino!

Il becero odio espresso dal pirla nei confronti del paese che gli dà la pagnotta ed i suoi abitanti, evidentemente, non è tollerabile. Sarebbero questi i frontalieri di cui l’economia ticinese avrebbe bisogno, come amano blaterare gli spalancatori di frontiere?

Ma soprattutto: merita questo  “signore” di lavorare nell’odiato Ticino e di portarsi oltreramina il suo bello stipendio? La risposta, evidentemente, è No. Ciò che costui meriterebbe, è il ritiro immediato del permesso G ed un altrettanto immediato rinvio nel Belpaese. Ma è  realistico questo scenario? Ben difficilmente il Cantone potrà ritirare il permesso G sulla base di un post su facebook. Specie se non sfocia in alcuna condanna.

C’è  poi chi chiede al governo di dichiarare l’idiota persona non grata. Ma questa è una competenza federale e non cantonale.

Morale: interventi della politica nei confronti dell’ “asino” (come l’ha eufemisticamente definito il padre di Damiano Tamagni)? Il Mago Otelma prevede che presto sentiremo la nota frasetta: “non c’è la base legale”!

Il datore di lavoro

C’è da dire che, se i social media, come disse Eco, hanno dato voce a “schiere di imbecilli”, essi permettono anche di divulgare obbrobri come i post del mentecatto. Il quale è stato così sputtanato a dovere.

Starebbe in effetti al datore di lavoro di questo frontaliere che odia il Ticino ed i ticinesi sanzionarlo a dovere.  Probabilmente è l’unico nella posizione di poterlo fare. Del resto nel privato i casi di un dipendente che perde il posto perché sbrocca sui social – causando in questo modo un danno d’immagine al datore di lavoro – non sono poi così rari. E’ solo il governicchio che mette via a tarallucci e vino, con ammonimenti che sanno tanto di beffa, i docenti che paragonano il voto sulla civica al nazismo. Ma già, a sostenere questi docenti c’è il loro ministro ro$$o…

E pure a tarallucci e vino è finita la vicenda del funzionario del DSS Ruggero d’Alessandro, quello che accusava i leghisti (ma anche i liblab e gli uregiatti) di essere “fascisti e razzisti”.

Un gesto di responsabilità

Se come sembra il  frontaliere che “sta ancora godendo per l’eroe Marko Tomic al carnevale di Locarno”  lavora per un noto negozio, il numeroso popolo della rete dispone senz’altro di sufficienti mezzi di pressione affinché si prendano dei provvedimenti nei confronti del pirla. Ad esempio, andare a fare compere altrove se non succede nulla.  Per la serie: “non siamo mica scemi…”.

Quanto al datore di lavoro, lasciare a casa il frontaliere “asino” che odia il Ticino e sostituirlo con un ticinese sarebbe senz’altro un bel gesto di “responsabilità” nei confronti del territorio dove  lavora e guadagna.

Lorenzo Quadri

Un nuovo miliardo di coesione? Questi si sono bevuti il cervello!

Camerieri dell’UE, basta con le marchette a Bruxelles! Avanti con lo Swissexit! 

Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello. I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ancora blaterano di regalare nuovi miliardi di coesione alla fallita Unione europea. Il tema verrà  affrontato, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Consiglio federale André Simonazzi, in occasione della prossima visita in Svizzera del presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker, agendata per il 23 novembre.

Ohibò,  perché mai ancora si parla del nuovo miliardo di coesione, che tanto piaceva ai liblab Burkhaltèèèr e Leider Ammann? Perché esso  sarebbe “un’importante risorsa per far avanzare il dialogo con l’UE sullo sviluppo delle relazioni bilaterali. Lo stanziamento di un contributo di coesione sarebbe un atto volontario da parte di Berna”.

Le mani nelle tasche

No, ma allora ditelo che prendete la gente per i fondelli! Poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti vengono sistematicamente fregati. Nei negoziati con l’UE, i sette scienziati per ottenere qualcosa sanno solo promettere sempre più soldi del contribuente.

E’ incredibile: Bruxelles pretende di dettare legge in casa nostra. Nel vero senso della parola. Con la scusa dei fallimentari accordi bilaterali ci vuole imporre la ripresa automatica del diritto comunitario, il che equivarrebbe alla fine della sovranità della Svizzera, ed anche dei nostri diritti popolari, più volte presi di  mira da associazioni internazionali del piffero (alle quali non va bene che il popolo decida: perché  a decidere, va da sé, devono essere i “poteri forti” ossia la casta spalancatrice di frontiere).

Davanti a pretese di questo genere, che vanno respinte al mittente nel giro di un nanosecondo ed in modo categorico, cosa fanno invece i camerieri dell’UE? Sperano di rabbonire gli eurobalivi mettendo pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini svizzeri. Dalle quali vogliono sottrarre un ulteriore miliardo di coesione! Nientemeno!

In cambio di cosa?

Un miliardo di franchi pubblici da regalare a chi ci tratta da Stato-canaglia, e non ancora contento continua a pretendere sempre di più! Cosa abbiamo ottenuto, infatti, in cambio del primo miliardo di coesione?

  • Attacchi indegni al nostro segreto bancario; noi naturalmente, “grazie” all’ex ministra del 5%, abbiamo calato le braghe, mentre gli altri paesi si sono tenuti ben stretti i proprio paradisi fiscali, e adesso ci spernacchiano.
  • Attacchi alla volontà popolare con l’ordine – prontamente eseguito dalla partitocrazia iscariota PLR-PPD-P$ – di rottamare il maledetto voto del 9 febbraio.
  • Pretesa di riempirci di finti rifugiati con lo smartphone.
  • Pretesa di imporci le leggi degli eurofalliti nonché i loro giudici.
  • Pretesa di ulteriori miliardi di coesione.
  • Scandalose accuse di razzismo e di xenofobia quando abbiamo il 40% di popolazione straniera o naturalizzata (e naturalmente i sette scienziati incassano senza fiatare).

Circolo vizioso

Più i balivi di Bruxelles chiedono, più ottengono dagli svizzerotti fessi. E più ottengono, più chiedono. Un circolo vizioso di cui non si vede la fine. E tutto questo per cosa? Per tenere in piedi degli accordi bilaterali che servono solo a generare disoccupazione, a riempirci di delinquenza d’importazione, a trasformarci in corridoio a basso costo per  TIR UE in transito parassitario attraverso la Svizzera, a far esplodere la spesa sociosanitaria (premi di cassa malati compresi).

E malgrado tutto  questo a Berna sono ancora disposti a mettere sul tavolo un ulteriore miliardo di coesione all’UE, naturalmente a titolo del tutto volontario, per – dicono loro  – “facilitare le trattative”? Bisogna essersi bevuti il cervello, ma sul serio!  Questo ulteriore miliardo è una squallida tangente, un “pizzo” che non abbiamo alcuna intenzione di pagare. E il colmo è che contro lo stratosferico versamento non si potrebbe neppure lanciare il referendum! Vergogna!

Swissexit urgente

All’UE e a “Grappino” Juncker, il 23 novembre bisognerà solo dire che i bilaterali già ciurlano nel manico; e quindi che la piantino di avanzare pretese fuori di zucca.

Ma è evidente che, con al “potere” la partitocrazia cameriera dell’UE, quella che continua a riempirsi la bocca con la fregnaccia dei “bilaterali indispensabili” quando invece sono balle di fra’ Luca, un discorso del genere non verrà mai fatto. La triste realtà è ormai chiara anche a quello che mena il gesso: finché saranno in vigore gli attuali accordi con l’UE, il Consiglio federale continuerà ad abbassare sempre più le braghe fino alla totale svendita della Svizzera a Bruxelles

Ciò significa che solo lo Swissexit può salvarci. Occorre quindi far SALTARE la libera circolazione delle persone tramite votazione popolare. Avanti con l’iniziativa!

Lorenzo Quadri

Ancora un coltello nella notte

Il fattaccio è avvenuto in Piazza Grande a Locarno, verso le due di sabato mattina

E ti pareva! Nelle notti di questo ridente (sempre meno ridente) Cantone tornano a luccicare i coltelli! Infatti tra venerdì e sabato verso le due del mattino c’è stato un nuovo accoltellamento. Il fattaccio si è svolto in Piazza Grande a Locarno. Lo ha rivelato il TG di Teleticino ieri sera. E’ il terzo episodio di questo tipo sull’arco di un mese. I precedenti sono infatti l’accoltellamento al Quartiere Maghetti a Lugano, avvenuto nell’ambito di uno scontro tra gang straniere, e quello registrato al Vanilla di Riazzino (ed anche in quel caso non pare che i protagonisti fossero patrizi di Corticiasca). Questo terzo episodio, a quanto se ne sa al momento – ed è poco – risulta essere meno grave dei due precedenti.

Due ventenni si sarebbero azzuffati per “futili motivi”. Dopo i cazzotti sarebbe spuntato il coltello, con conseguente lieve ferimento alla spalla di uno dei due contendenti. I quali vengono indicati come “ticinesi”. Non sappiamo evidentemente cosa questo voglia dire, dal momento che anche stranieri naturalizzati vengono qualificati come “ticinesi” o “svizzeri”, e gli esempi al proposito si sprecano. Vedi, solo nei giorni scorsi, uno dei due picchiatori di Gravesano, indicato come “ticinese” quando in realtà tanto ticinese non è (l’altro invece è  un italo-brasiliano). Si dice pure che uno dei due ventenni di Locarno sarebbe “vicino agli ambienti si estrema destra”.

L’aspetto preoccupante

Simili vicende, evidentemente, sono preoccupanti, anche se l’epilogo è solo un ferimento leggero ad una spalla. L’elemento che preoccupa  è la presenza dell’arma bianca. Essa significa che un buon numero di giovani – quanti? – girano con il coltello in tasca (dubitiamo si tratti del coltellino svizzero) e lo estraggono con estrema facilità. Siano o non siano ticinesi (e non naturalizzati) i giovani coinvolti, resta il fatto che la cultura del coltello in tasca – magari a farfalla – non è certo tipica delle nostre latitudini. E’ infatti una “cultura” di importazione, come peraltro ha detto  senza tanti peli sulla lingua un esperto di locali notturni commentando i fatti del quartiere Maghetti. Niente di strano che questa “cultura” del coltello sempre pronto per l’uso possa aver contagiato anche qualche intelligentone locale. Grazie, multikulti! Grazie, frontiere spalancate!

Un po’ tardi arrivare adesso a riempirsi la bocca con termini abusati e fumogeni quali “prevenzione” e “sensibilizzazione”, come fanno puntualmente i politicanti invitati a commentare i sempre più numerosi scontri all’arma bianca. Magari bisognava pensarci prima di “far entrare tutti”.

Lorenzo Quadri

Ma allora è vero che è “assalto alla diligenza”!

L’UST conferma: nel nostro Cantone i ticinesi sono ormai una minoranza

 

Certe notizie vanno sottolineate perché siamo stufi di farci prendere per i fondelli. In particolare siamo stufi di sentire stupidaggini sugli svizzeri chiusi e gretti che devono essere più aperti ed accoglienti.

Ed infatti, ma guarda un po’, dall’ultima indagine dell’Ufficio federale di statistica emerge che anche nel 2016 in Svizzera è cresciuta fortemente la popolazione “con un passato migratorio”. L’aumento è stato di 76mila persone. Già perché adesso, in nome del politikamente korretto  ad oltranza, non si può più nemmeno dire che una persona è straniera o di origine straniera. Bisogna inventarsi la fetecchiata del “passato migratorio”. Tra un po’ si parlerà di “diversamente svizzeri”. Chiaro: certe cose non bisogna dirle. Quindi si censurano anche le parole che servono a definirle. Così, oltre a non pronunciarle, non le si possono più nemmeno pensare. Secondo il pensiero unico multikulti politikamente korretto e spalancatore di frontiere la distinzione tra svizzeri e stranieri va cancellata. Dai giornali, dai vocabolari e soprattutto dai cervelli.

Fino al 64%

Sta di fatto che in Svizzera la popolazione “con un passato migratorio”, ossia i cittadini stranieri o naturalizzati, è del 37%,  con tassi che salgono addirittura al 64% nel caso di Ginevra. Al secondo posto troviamo, e ti pareva, il Ticino, Vaud e Basilea città che pascolano attorno al 50%. Quindi la metà della popolazione ticinese non è ticinese, essendo straniera o neo-svizzera. Sarebbe poi interessante sapere quanti stranieri al momento della naturalizzazione rinunciano al doppio passaporto. C’è come il vago sospetto che si tratti di percentuali infime. D’altronde, se ci sono perfino consiglieri federali che erano binazionali fino ad un paio di settimane dall’elezione, non si può certo pretendere…

Per contro in Cantoni come Obvaldo e nel Giura stranieri ed i naturalizzati sono attorno al 20%.

Il buonsenso non è reato

Per quel che riguarda il Ticino, poi, agli stranieri residenti bisogna aggiungere i 65’500 frontalieri. E le migliaia di padroncini. Ed i finti rifugiati.

E’ evidente che un paese dove oltre la metà degli abitanti  ha un “passato migratorio” non può essere razzista. Se il Ticino o la Svizzera fossero razzisti, il  numero degli stranieri dovrebbe semmai diminuire  e non certo aumentare.

Altrettanto evidente è che un paese dove la metà degli abitanti ha “un passato migratorio” ha un problema di immigrazione completamente fuori controllo, non più sostenibile. Quindi deve invertire la rotta. A tutto c’è un limite. Non si vede perché l’immigrazione dovrebbe essere l’unica cosa a non avercelo. Pretendere di riportarla in un quadro di sostenibilità è una cosa che non ha nulla a che fare con il razzismo. E’ una semplice questione di buonsenso. Gli spalancatori di frontiere pretendono di trasformare il buonsenso in vergognoso reato. Non ci stiamo:  i reati vergognosi sono qualcosa di completamente diverso.

“Inevitabile”?

Del resto, non ci si può nemmeno venire a raccontare la fregnaccia che l’immigrazione incontrollata è inevitabile o addirittura necessaria. Il Giappone ha una percentuale di popolazione straniera inferiore al 2%. In cifre ha più o meno lo stesso numero di stranieri della Svizzera; solo che ha quasi 130 milioni di abitanti. Se, come raccontano i moralisti a senso unico, “immigrazione uguale ricchezza” il Giappone dovrebbe essere poverissimo. Invece non è esattamente così. E nemmeno risulta che Tokyo venga in qualche modo sanzionata per la sua politica migratoria. Invece a noi, che facciamo entrare tutta la foffa, arriva il tamberla di turno del Consiglio d’Europa a dire che dobbiamo limitare i diritti popolari perché alcune iniziative, ed in particolare quella dei giudici stranieri che prevede la preminenza del diritto svizzero sui trattati internazionali sarebbero – udite udite! – addirittura lesive dei diritti umani.  Al tamberla in questione diciamo: ma vai a Baggio a suonare l’organo! I diritti popolari non si toccano!

Se il Giappone ha una percentuale di stranieri inferiore al 2%, vuol dire che è possibile applicare una politica migratoria restrittiva senza per questo essere dei criminali. Prendere nota e – finalmente – agire di conseguenza!

Lorenzo Quadri

 

No Billag: la presa per i fondelli del “No critico”

Intanto alla Pravda di Comano l’agitazione cresce, e le truppe cammellate fanno rete

 

“Nel triste sito di Comano e Besso, l’agitazione è ormai ai massimi livelli…”. Così era solito esordire su queste colonne, tanti anni fa, il misterioso Cobra che redigeva le cronache dal Terrario (ovvero la Pravda di Comano). Malgrado gli sforzi inquisitori che avrebbero fatto impallidire Torquemada, i vertici del “Terrario” non sono mai riusciti a scoprire l’identità della misteriosa “gola profonda” (altro che gli infiltrati Argo…).

Il vecchio incipit può essere ora riproposto tale e quale. Nel “triste sito l’agitazione è ormai ai massimi livelli”. E lo è a causa della famigerata iniziativa No Billag: quella che punta ad abolire il canone obbligatorio, tra l’altro il più caro d’Europa, che finanzia l’anacronistico e lottizzato carrozzone denominato SSR, sui cui saremo chiamati a votare il prossimo 4 marzo.

La casta fa rete… in rete

Non “potendo” ufficialmente fare campagna in prima linea – in compenso, non perde occasione per trasmettere slogan pre-votazione sempre meno subliminali – l’emittente di regime manda avanti i soldatini. Che non sono solo i politicanti amici. Ossia quelli a cui la RSI fa campagna elettorale con i soldi degli utenti, invitandoli a pontificare davanti alle telecamere su ogni “flatulenza”,  un giorno sì e l’altro pure. Oggi questi politicanti sono sotto pressione: sanno che, se non svolgeranno a puntino il proprio compito nel reggere la coda alla TV statale, addio inviti quotidiani e addio alla smaniata “visibilità”.

Non solo politicanti, si diceva. Nascono infatti anche le paginuzze facebook dei sedicenti amici della RSI. Ovviamente a Comano non sono in alcun modo coinvolti, non ne sanno nulla, sono tutte trovate spontanee: come no… Gratta gratta, dietro a queste ed altre iniziative che certo non mancheranno da qui a marzo, non ci sono mai dei comuni cittadini. C’è la consueta casta del pensiero unico, legata a doppio filo con la “sua” emittente. La casta “fa rete”, come si sua dire oggi. Anche “in rete”.

Castello sulla sabbia

Quanto accade è segno che l’agitazione è davvero ai massimi livelli. Ciò che denota una lunga ed infiammabile coda di paglia. E lo crediamo bene, che alla TV di Stato abbiano la coda di paglia. Non solo, nella propria connaturata spocchia, lorsignori della SSR se ne sono impipati alla grande dell’asfaltatura rimediata nel giugno del 2015 dalla metà della popolazione svizzera e dalla maggioranza di quella ticinese, e adesso tentano di affossare il No Billag con il terrorismo mediatico, ma sanno benissimo che il loro castello è costruito sulla sabbia. Sulla sabbia di un sistema ingiusto ed anacronistico.

Sistema ingiusto

Il sistema è ingiusto perché l’attuale tassa obbligatoria pro SSR impone a tutti di comprare un servizio anche se non ne vogliono (o non ne possono) usufruire (o se non ne usufruiscono che in minima parte). Questa è una sfacciata violazione del principio di autodeterminazione.  Dove sono i politicanti  adusi a riempirsi la bocca con la libertà individuale? E quelli che invocano –  ma solo quando fa comodo a loro ed ai loro amichetti – il politikamente korrettissimo principio del “chi consuma paga”? Perché questo principio dovrebbe valere per tutte le prestazioni, comprese quelle di base al cittadino, e non per la radiotv che non è né una prestazione di base, e men che meno è indispensabile? Dove sono, dunque, questi signori? Facile: sono tutti lì a slinguazzare l’emittente di regime. E, per pararsi il fondoschiena, si inventano la barzelletta del “No critico” all’iniziativa No Billag: certo, la TV di Stato è sbilanciata a $inistra. Certo, occorre correggere l’andazzo. Certo, bisogna cambiare. Certo ma… – e qui arriva la consueta formuletta magica, ossia l’apoteosi della presa per i fondelli – “non così”! “Bisogna fare altro”! E quindi non si fa un tubo!

Signori, ma di quale “No critico” andate cianciando? Nella scheda di votazione non si può scrivere “No critico”. Il “No critico” altro non è che un Sì acritico all’attuale andazzo dell’emittente di regime. Un Sì acritico le dà carta bianca per andare avanti ad oltranza “come se niente fudesse”.  Il “No critico” è semplicemente l’alibi da tre e una cicca invocato da chi, a ragione, ha sempre contestato le derive della Pravda di Comano e Besso ma poi, quando si tratta di venire al dunque… contrordine compagni! Abbiamo scherzato! L’è tüt a posct!

Sistema anacronistico

Anche fingendo di non vedere che il “servizio pubblico” della SSR è in realtà propaganda di regime (pro-UE, pro-multikulti, pro-frontiere spalancate, pro chi queste boiate le sostiene, e sempre contro gli odiati “populisti”, i quali sono di “destra” per definizione, perché secondo i kompagni dell’emittente di regime a $inistra non esistono i populismi: a $inistra sono “dalla parte giusta della storia”), il sistema della tassa pro-SSR è un relitto del passato ormai superato dagli eventi. Oggi il cittadino, se interessato all’offerta radioTV, non è più disposto a pagare il canone più caro d’Europa per farsi imporre un palinsesto preconfezionato. Il palinsesto se lo confeziona da solo andando a pescare nelle offerte personalizzate (i vari netflix, canali youtube, eccetera). Dove si paga (se si paga) per quello che si consuma. La battaglia per il canone è una battaglia di retroguardia a difesa di un concetto di televisione che non ha futuro. L’iniziativa No Billag chiede di abolire il canone obbligatorio, non di abolire la SSR. Se davvero l’offerta di quest’ultima  fosse splendida, apprezzatissima ed irrinunciabile, come tentano di far credere gli alti dirigenti dell’emittente pagati mezzo milione all’anno, gli utenti sarebbero disposti a pagare un canone anche senza essere obbligati. Ma è evidente che le cose non stanno così e che la SSR sta in piedi solo con la costrizione: tutti pagano per quello che solo pochi (sempre più pochi) apprezzano e consumano.

Lorenzo Quadri

 

Nazionalità dei delinquenti: arriva la censura ro$$a

Zurigo, vergogna! “Informazioni solo su richiesta e a determinate condizioni”

Non solo vogliamo che la nazionalità di chi commette reati sia sempre indicata in modo preciso (non solo genericamente con “straniero”) ma nel caso dei cittadini svizzeri si deve anche precisare se si tratta di naturalizzati

Un nuovo triste capitolo si aggiunge al libro della censura politikamente korretta. La Città di Zurigo ha deciso, ma guarda un po’ a seguito di una mozione della $inistra ro$$overde, che la polizia non dovrà più rendere nota la nazionalità dei delinquenti. La scomoda informazione va dunque censurata. Indicazioni al proposito d’ora in poi verranno fornite solo su specifica richiesta dei giornalisti. E, intendiamoci bene, non è affatto garantito che verranno rilasciate: prima si valuterà se “la nazionalità di un sospettato sia rilevante ai fini del resoconto giornalistico”. Poi, se del caso, si comunicherà.

Censura di regime

Questa impostazione è allucinante. Se un’informazione è o meno “rilevante per il resoconto giornalistico” lo decidono i giornalisti e non certo la polizia comunale di Zurigo e men che meno l’autorità politica! Quella introdotta sulle rive della Limmat altro non è che squallida censura di regime su informazioni di interesse pubblico. L’intento è ovvio: imboscare informazioni che gli spalancatori di frontiere multikulti politikamente korretti vogliono tenere nascoste. E vogliono tenerle nascoste per evidenti motivi politici ed ideologici. Non sia mai che i cittadini, a furia di leggere che la maggioranza dei delinquenti attivi nel nostro paese non è svizzera (ad esempio: al penitenziario della Stampa, i detenuti stranieri arrivano anche all’80% del totale), non comincino a porsi qualche domandina a proposito delle frontiere spalancate. Un principio, quello del “devono entrare tutti” – imposto a suon di ricatti morali e di denigrazioni dei contrari, infamati come beceri razzisti – che ci ha riempiti di feccia d’importazione! Ma il popolino non lo deve sapere. Sicché la parola d’ordine è: censurare le informazioni scomode!

Forse i talebani zurighesi del pensiero unico non si rendono neppure conto di quello che hanno deciso. Affermare che sarà la polizia comunale, oppure il dicastero municipale preposto, a decidere cosa è “rilevante per il resoconto giornalistico” e cosa no, equivale a dire, tanto per fare un paragone con la nostra realtà, che a decidere quali informazioni sono “rilevanti” e quali no sullo scandalo Argo1 è il Beltradipartimento DSS.

Nemici della libertà di stampa

Il bello (bello si fa per dire) è che poi a $inistra, senza traccia di vergogna, si riempiono la bocca con la “libertà di stampa”. Quando invece i kompagnuzzi gauche-caviar sono i primi nemici della libertà di stampa. La stampa, secondo la loro illuminante ed illuminata (?) visione, deve essere libera di scrivere… solo quello che vogliono loro! E chi non è allineato con il pensiero unico va boicottato, censurato, denigrato e meglio ancora criminalizzato. Sì, perché a mente di costoro, contraddire il pensiero unico pro-invasione della Svizzera deve diventare anche reato penale. E’ questo il sogno della $inistruccia, ed è per questo motivo che la medesima, dopo essersi inventata il reato di “discriminazione razziale”, tenta indefessamente di stiracchiarlo ben oltre i suoi limiti, per trasformarlo in una vera museruola penale da imporre a posizioni che nulla c’entrano con il razzismo, ma che propugnano invece la difesa della nostra autonomia, della nostra sovranità e della nostra identità. Va detto che finora i giudici non hanno dato troppo spazio a questi tentativi. Ma prima o poi arriverà il leguleio ideologicizzato che seguirà. E allora…

Trasparenza?

Il bello è che ad imporre la censura di regime è proprio quella $inistra che si riempie la bocca con la “trasparenza”. Naturalmente sempre e solo a senso unico e sempre e solo quando fa comodo. Ohibò: questi kompagnuzzi hanno sfasciato il segreto bancario, vorrebbero rendere pubbliche anche le dichiarazioni fiscali, però le nazionalità dei delinquenti stranieri sono top secret! Ma sa po’?

Ennesima dimostrazione, dunque, che a $inistra si invoca la trasparenza per semplice esercizio di propaganda populista. Prenda nota la stampa di regime, a cominciare da quella di sedicente “servizio pubblico”, secondo la quale i populisti sono solo a destra (perché a $inistra, è evidente, le redazioni di Comano hanno i loro amichetti; i quali sono “dalla parte giusta” per definizione).

Nazionalità da indicare sempre

La decisione della Città di Zurigo di censurare la nazionalità dei delinquenti nei comunicati di polizia è semplicemente scandalosa. L’obiettivo è fin troppo evidente: nascondere la realtà a scopo di propaganda ideologica. In altre parole: fregare la gente con le omissioni (oltre che con le balle).

E’ evidente che non solo si deve indicare la nazionalità dei criminali (e indicarla in modo preciso, non limitandosi a distinguere tra svizzero e straniero) ma, in caso di cittadini svizzeri, bisogna anche indicare se si tratta di naturalizzati. Perché siamo stufi di vedere indicati come “svizzeri” dei delinquenti che di elvetico hanno solo il passaporto (uno dei vari, beninteso) e per di più con l’inchiostro ancora bagnato. Di questo prendano nota anche la nostra polizia e le nostre autorità giudiziarie.

Lorenzo Quadri

Docenti anticivica: tutto finisce a tarallucci e vino

Dal CdS sanzioni ridicole; almeno è chiaro da che parte è schierato il DECS

Adesso è ufficiale: gli statali dell’area politica “giusta” sono autorizzati ad insultare i cittadini sui social, con tanto di paragoni col nazismo. Tanto il peggio che può accadergli è ricevere una letterina con scritto: “non fatelo più, sciocchini! Firmato: il governicchio”.

Tutto come da copione. L’inchiesta disciplinare aperta dal Consiglio di Stato contro i docenti della scuola pubblica cantonale che hanno sbroccato senza ritegno contro l’esito della votazione sulla civica si è conclusa a tarallucci e vino. Le misure prese dal governo (datore di lavoro) sono a dir poco ridicole. In un caso un richiamo, nell’altro una multa, che sicuramente è inferiore a quella che si prende per parcheggio scaduto.

Richiamo e multa

I due insegnanti, un docente italiano della scuola media di Barbengo ed una della SPAI, all’indomani del plebiscito popolare a sostegno dell’insegnamento della civica (63,4% di Sì) avevano dato libero sfogo alla propria stizza. Lui, un docente di storia (!) aveva addirittura paragonato il voto sulla civica al nazismo (ma costui la storia la conosce o la insegna soltanto?). Lei, invece, si era lanciata in farneticanti invettive contro il “becero populismo ignorante”.

Nel privato per esternazioni del genere si perde il lavoro. Oltretutto nel caso concreto c’è una somma di aggravanti: 1) si tratta di educatori e 2) in un caso – si spera quello multato – il reo è uno dei docenti che saranno chiamati ad insegnare l’odiata materia secondo le modalità decise dal popolazzo becero.

Sanzione o incitazione?

Nessuno evidentemente immaginava che il governo avrebbe potuto decidere dei licenziamenti. Ma che optasse per delle sanzioni che non fossero – diversamente da quelle comminate – delle incitazioni a reiterare, era legittimo attenderselo. Invece a Bellinzona si sono esibiti nell’ennesimo autogoal: il direttore ro$$o del DECS colonizzato dai kompagni ha voluto dimostrare, nel modo più plateale possibile, da che parte è schierato. Da quella dei docenti che sbroccano contro il voto popolare sgradito. Non certo della parte dei cittadini “beceri ed ignoranti che votano sbagliato”.

E’ palese che il problema della civica non è solo la materia in sé. E’ soprattutto il fatto, scandaloso, che un comitato d’iniziativa non di $inistra abbia osato mettere il becco nella scuola pubblica, che certa parte politica – quella cui appartiene la stragrande maggioranza dei docenti oltre che il ministro Bertoli – considera di sua esclusiva proprietà. Come è possibile che quasi due terzi dei votanti ticinesi abbia approvato una simile mostruosità, asfaltando la casta che si vedeva già la vittoria in tasca?

Occorrerà vigilare

Le sanzioni-barzelletta nei confronti dei docenti che sbroccano contro la civica lasciano inoltre planare il sospetto (eufemismo) che i vertici del DECS, contrari all’insegnamento della civica, non abbiano alcuna intenzione di assicurarsi che quanto deciso dalle urne venga anche attuato. Del resto da quelle $inistre parti è consuetudine ribaltare la volontà popolare sgradita. A questo proposito occorrerà vigilare.

Il colmo

Non è finita. Non solo le sanzioni decise sono ridicole, ma il CdS si permette pure di bacchettare il granconsigliere leghista Massimiliano Robbiani autore delle interpellanze sulla vicenda. E’ il mondo che gira al contrario. A parte che magari a lorsignori ministri andrebbe ricordato che è semmai il parlamento a controllare il governo e non il contrario, simili sbragate dimostrano come il ro$$o Dipartimento, preso dalla foga di difendere i docenti anticivica, abbia dimenticato il buonsenso.

Lorenzo Quadri

Sommaruga vuole andare a prendere ancora più asilanti!

Ma i suoi colleghi di governo non hanno niente da dire? Le danno carta bianca? 

Cara (si fa per dire) Simonetta: prima di parlare di ricollocamento in Svizzera di “migranti vulnerabili” comincia a fare repulisti dei finti rifugiati con lo smartphone di cui ci hai riempiti, e a non farne entrare altri!

La ministra del “devono entrare tutti“ kompagna Simonetta Sommaruga colpisce ancora. Ecco servita la nuova iniziativa per costringere gli svizzerotti a farsi carico di sempre più asilanti: “occorre allontanare i migranti più vulnerabili (in particolare donne e bambini) dai campi di prigionia libici e ricollocarli, anche (soprattutto?) in Svizzera”. Questa è una delle proposte della Simonetta in vista della terza riunione del Gruppo di contatto del Mediterraneo centrale, in programma il 13 novembre a Berna.

Dare (di nuovo) l’esempio?

E ti pareva se la $ignora non diceva che i migranti devono venire tutti qui! Naturalmente, visto che a lanciare la proposta è stata la Confederella, è chiaro che tutti gli altri  paesi avranno gioco facile nel rispondere di cominciare col “dare l’esempio”: ossia proprio quello che brama la kompagna Simonetta. La quale, senza alcun criterio ed impipandosene della popolazione residente, pretende di riempirci di asilanti ad oltranza!

La domanda da un milione è: come mai Sommaruga può permettersi di uscirsene con simili sortite? Cosa ne pensano i suoi colleghi in Consiglio federale? Non hanno nulla da dire? O vuoi vedere che anche la kompagna Simonetta, come prima di lei la catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf che ha sfasciato la nostra piazza finanziaria, ha carta bianca per dire – e soprattutto per promettere –  tutto quello che le pare?

Intanto però le conseguenze del caos asilo generato dagli spalancatori di frontiere si fanno pesantemente sentire. Non solo in soldoni (costi miliardari) ma anche nell’ambito della radicalizzazione islamica ed in quello della delinquenza. Al proposito, da un rapporto dell’Ufficio federale di statistica pubblicato l’anno scorso emerge che in Svizzera la maggiore propensione a delinquere ce l’hanno, ma guarda un po’, i giovani uomini dell’Africa occidentale. Che in proporzione commettono trenta volte più reati (!) degli svizzeri! Ma come: i finti rifugiati che delinquono non erano un’invenzione della Lega populista e razzista?

Prima si fa pulizia, poi…

Per tornare alla questione del ricollocamento dei migranti più vulnerabili. Nei confronti dei veri perseguitati la Svizzera ha sempre fatto il proprio dovere umanitario e continuerà a farlo. Ma gli spalancatori di frontiere, ed in particolare i kompagni che sul business dell’ asilo ci lucrano, pretendono di farci accogliere e mantenere vita natural durante non dei perseguitati, bensì dei finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra, e che magari sono pure musulmani radicalizzati.

Quindi, “cara” Simonetta: prima si espellono tutti, dal primo all’ultimo, i finti rifugiati già presenti in Svizzera. Vedi ad esempio gli eritrei che trascorrono le vacanze nel loro paese (con i nostri soldi) perché “lì è più bello”. Col risultato che in soli otto anni il numero degli eritrei in assistenza presenti in Svizzera è aumentato del 2272% (sic!). E nümm a pagum.

Due evidenze

Si fa repulisti dei migranti economici e, ça va sans dire, non se ne fanno entrare di nuovi. Il che significa: frontiere CHIUSE. In particolare quelle con il Belpaese.  Poi, una volta che si sarà fatta accurata e radicale pulizia dei finti rifugiati, si potrà parlare di ricollocamenti di migranti “deboli”. Ma quando li eseguiranno tutti gli Stati, e nelle proporzioni dovute. Mica solo la Svizzera, che vuole sempre “dare l’esempio” e viene sistematicamente fregata.

E’ poi evidente che:

1) la priorità nell’accesso agli aiuti pubblici la devono avere gli svizzeri in difficoltà (a cominciare dagli anziani a cui questo paese deve il suo benessere, o il suo residuo di benessere, che però Sommaruga e compagnia brutta stanno distruggendo), e

2) i migranti “deboli” che verranno eventualmente accolti dovranno tassativamente tornare al loro paese non appena l’emergenza sarà passata. Lo scopo dell’asilo non è immigrazione, bensì protezione. E quando il bisogno di protezione viene a cadere, si rientra a casa propria.

Vogliamo il modello giapponese

E’ il caso di ricordare quello che sta succedendo con i ricollocamenti di finti rifugiati in arrivo dalla vicina Penisola. Nei mesi scorsi Roma ha annunciato con sommo gaudio di aver potuto rifilare ad altri Stati 9000 migranti. E chi sono stati i primi della classe nel farsi carico di asilanti che spettano allo Stivale? Ma naturalmente gli svizzerotti! La Confederella figura infatti al secondo posto della graduatoria, dopo la Germania che però ha dieci volte i nostri abitanti. In cifre: la Germania ha accolto 3400 richiedenti dall’Italia, la Svizzera 829. Ed i nostri vicini austriaci, che sono grandi più o meno come noi e che pure loro confinano con il Belpaese? Ne hanno presi solo 15! Perché a Vienna non sono mica fessi!

Ed è anche il caso di ricordare che il Giappone nei primi sei mesi dell’anno corrente ha accolto 3 (tre) domande d’asilo su 8600! E non ci risulta che per questo motivo sia oggetto di rampogne o sanzioni da parte di qualche organizzazione internazionale del flauto traverso. Quelle sono riservate agli svizzerotti. Che, malgrado siano invasi dall’immigrazione incontrollata ed abbiano la percentuale di popolazione straniera più elevata d’Europa (con l’unica eccezione del Lussemburgo) vengono ancora accusati di chiusura e di xenofobia. Senza che i nostri rappresentanti con i calzoni sempre abbassati (ma lo scandalo molestie sessuali qui non c’entra…) siano capaci di rispondere con un bel (e meritato) “vaffa”!

Lorenzo Quadri

 

Svizzera fuori subito dall’ONU e dal Consiglio d’Europa!

Questi inutili gremi continuano con le loro farneticanti accuse di razzismo

 

Diciamolo chiaramente e per l’ennesima volta: ne abbiano pieni i santissimi! Ne abbiamo pieni i santissimi di organizzazioni internazionali che valgono meno del due di briscola, inchinate a 90° davanti a tutti i regimi autoritari, che però si permettono di fare le pulci alla Svizzera raccontando infami fregnacce su razzismo, xenofobia e intolleranza.

Intolleranza? Certo, ma nei confronti di questi inutili organismi intrisi di arroganza, di morale a senso unico e di ideologia spalancatrice di frontiere. Piani occupazionali pagati a peso d’oro per i soldatini della “casta”, forti con i deboli e ma debolissimi con i forti! Organismi dai quali la Svizzera deve uscire!

Il tamberla europeo

Nelle scorse settimane  abbiamo sentito il tamberla di turno del Consiglio d’Europa pretendere che la Svizzera (che fa entrare tutti i finti rifugiati con lo smartphone; che in otto anni ha visto aumentare il numero degli eritrei in assistenza del 2282%; eccetera eccetera) conceda ancora più diritti ai migranti. Il tamberla si è pure messo a blaterare di iniziative popolari elvetiche che metterebbero a rischio (?) i diritti umani. Uella funzionarietto da strapazzo, guarda che la Svizzera non ha nessuna lezione da prendere in materia di diritti umani. Men che meno da inutili mangiatoie internazionali come il Consiglio d’Europa. Semmai ne ha da dare!

L’ONU blatera

Giovedì invece è stato il turno dell’ONU di fare il proprio verso, o magari sarebbe meglio dire il proprio raglio. E naturalmente si va a parare sempre sulle solite scempiaggini. “In Svizzera, razzismo, xenofobia ed intolleranza preoccupano!” blaterano con la massima libidine i grandi statisti. Ma andate a scopare il mare! A noi venite a raccontare  queste storielle?

Forse è il caso di ricordare a questi squallidi sputasentenze, che si autoerotizzano cerebralmente riempiendosi la bocca con il termine “razzismo”, che in Svizzera abbiamo il 25% di popolazione straniera ovvero il tasso più alto d’Europa ad eccezione forse del Lussemburgo, più un milione di doppi passaporti, più immigrazione incontrollata (saldo migratorio solo dall’UE in media 60-80mila persone all’anno), più caos asilo (finti rifugiati con lo smartphone che non scappano da nessuna guerra), più delinquenza d’importazione a go-go, più spesa sociale fuori controllo a seguito del “devono entrare tutti”!

In Ticino ci ritroviamo invece con addirittura un terzo della popolazione straniera; se si aggiunge chi ha “un passato migratorio” quindi i naturalizzati, superiamo il 50%. Sicché i ticinesi sono in minoranza in casa propria!  E a queste cifre vanno ancora aggiunti 65’500 frontalieri e migliaia di padroncini. Altro che chiusura! Il problema semmai è chi ci siamo aperti troppo!

Intanto la Commissione federale contro il razzismo, ennesimo inutile gremio bernese da chiudere quanto prima, si fa le pippe mentali a sapere se un annuncio di lavoro pubblicato da un’azienda d’oltralpe che cerca addetti allo sgombero della neve con passaporto svizzero sia razzista (uhhh, che pagüüüüraaa!) ma naturalmente non fa un cip sulla pletora di annunci di lavoro riservati ai soli frontalieri, pubblicati senza vergogna su siti ticinesi!

Venezuela?

E questi tapini dell’ONU vengono a starnazzare sul razzismo in Svizzera? Mentre in Giappone (tanto per fare un esempio) in 6 mesi hanno accettato 3 asilanti su 8600 domande, ed hanno meno del 2% di popolazione straniera?

E noi dovremmo sorbirci perfino le reprimende del Venezuela (sic!) che si premette di auspicare l’introduzione in Svizzera della censura di regime contro i media rei di non predicare  l’immigrazione indiscriminata ed il multikulti? Proprio il Venezuela, una dittatura comunista a rischio di default che i diritti umani nemmeno sa dove stanno di casa, si lamenta perché in Svizzera ci sono dei giornali di destra (due gatti, visto che la stampa di regime è di tutt’altro orientamento)? Il Venezuela, dove tra l’altro è stato arrestato il giornalista Filippo Rossi il quale ha pure descritto lo stato delle carceri locali, che non sono proprio come l’Hotel Stampa, crede di poter dare lezioni a noi? Qui siamo a livelli di manicomio.

E dovremmo pure – ulteriore barzelletta – sentire gli USA che chiedono alla Svizzera “maggiori sforzi contro la discriminazione dei migranti”? Proprio gli USA dove il buon Trump giustamente costruisce i muri per non fare entrare i migranti (esempio che dovremmo seguire con urgenza) ed emette i bandi anti-islamici?
Va da sé che i calabraghe del Consiglio federale correranno a scusarsi, a giustificarsi e ad inginocchiarsi. Anche davanti alle fregnacce raccontate da una dittatura comunista. Perché al peggio non c’è davvero mai limite.

Fuori subito!

Qui qualcuno ha proprio perso la bussola. Non siamo disposti ad accettare accuse di razzismo da paesi che hanno un decimo (a voler esagerare) degli stranieri e dell’immigrazione con cui dobbiamo fare i conti noi. Non siamo disposti a tollerare che ipocrite ed inutili organizzazioni internazionali pretendano di censurare i nostri diritti popolari e la nostra libertà di stampa, naturalmente in funzione del “devono entrare tutti” e del multikulti. Qual è, poi, l’obiettivo di queste organizzazioni? Rifilare alla Svizzera, minacciandola con l’etichetta di razzista, sempre più foffa straniera?

Svizzera FUORI SUBITO dall’ONU e FUORI SUBITO anche dal Consiglio d’Europa! Quanto alla Commissione federale contro il razzismo, va chiusa: così, oltre a sentire meno idiozie, risparmiamo anche un bel po’ di soldini! E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

La professoressa asfalta gli spalancatori di frontiere

Libera circolazione solo per chi lavora, non per mantenuti e picchiatori stranieri

 

Bene! Gli spalancatori di frontiere si sono beccati una sonora legnata. E non da parte dei soliti “populisti e razzisti” ma nientemeno che da una professoressa dell’Università di Basilea.  Christa Tobler, esperta di diritto europeo, in un’opinione pubblicata sulla NZZ ha asfaltato la libera circolazione delle persone. O piuttosto, ha asfaltato l’interpretazione “estensiva” (eufemismo) che ne fa la casta spalancatrice di frontiere e multikulti. Quella che utilizza la libera circolazione come pretesto per costringere gli svizzerotti fessi non solo a far entrare tutti i cittadini UE,  ma anche a mantenerli, e a non espellerli quando delinquono. E questo malgrado il popolo abbia votato l’espulsione dei criminali stranieri.

La scellerata sentenza

Ad innescare la polemica, una scellerata sentenza del tribunale cantonale zurighese. I legulei sulla Limmat hanno infatti deciso che (contrariamente a quanto stabilito dalla corte distrettuale) espellere un picchiatore tedesco 27enne, senza lavoro e nemmeno intento a cercarlo, “sa po’ mia” poiché sarebbe – udite udite – contrario alla devastante libera circolazione. Gli stessi legulei hanno peraltro ammesso che questa interpretazione è controversa. Ovvero, che si poteva anche decidere diversamente. Ma loro naturalmente hanno scelto di comunque sentenziare che il delinquente e lazzarone tedesco deve rimanere in Svizzera. Alla faccia della volontà dei cittadini che già nel lontano 2010 hanno votato che gli stranieri che delinquono vanno espulsi.

Chi non lavora…

La professoressa Tobler sulla NZZ asfalta i camerieri dell’UE del tribunale cantonale zurighese. L’accordo di libera circolazione, spiega l’esperta, vale solo per chi lavora, o per chi, pur non lavorando, ha sostanza sufficiente per mantenersi e pagare l’assicurazione malattia. Chi invece non lavora ed è a carico del contribuente non può pretendere di restare. Di conseguenza, il 27enne picchiatore tedesco già per questo motivo non ha alcun diritto a risiedere nel nostro paese. Sicché va espulso. In più, è in Svizzera a commettere reati. E la nostra legge prevede l’espulsione dei delinquenti stranieri.

Quindi ci sono ben due motivi cumulativi per cui il picchiatore “non patrizio” va accompagnato al confine. Eppure i legulei del “devono entrare tutti” pretendono di tenerlo qui,  naturalmente a carico del solito sfigato contribuente!

Ecco chi dobbiamo ringraziare se la Svizzera sempre più si trasforma nel paese del Bengodi per foffa d’importazione!

Come se non fosse già grave…

La casta spalancatrice di frontiere pretende di estendere i diritti derivanti dalla libera circolazione delle persone, che valgono solo per i lavoratori, anche a chi non rientra affatto in tale categoria. E che quindi non solo può, ma deve essere espulso. Altro che “sa po’ mia”!

Come se non fosse già abbastanza deleterio che la libera circolazione ci riempia di frontalieri e padroncini che devastano il mercato del lavoro, provocando soppiantamento e dumping salariale, dovremmo anche tollerare che venga utilizzata come pretesto per tenere in Svizzera stranieri che delinquono o che mungono lo stato sociale? Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole.

A casa

E’ ormai sempre più chiaro che noi svizzerotti fessi, senza nemmeno essere membri dell’UE, siamo gli unici ad applicare la libera circolazione delle persone come un lasciapassare universale che garantisce a tutta la foffa comunitaria il diritto (?) di venire a delinquere e a farsi mantenere nel nostro Paese.
Ringraziamo i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, nella partitocrazia PLR-PPD-P$ e nella magistratura.

Infine, una cosa è evidente: gli azzeccagarbugli del tribunale cantonale zurighese che hanno deciso che il picchiatore 27enne tedesco che non lavora non può essere espulso dalla Svizzera, vanno lasciati subito a casa.

Lorenzo Quadri

E gli annunci per frontalieri?

L’inutile Commissione blatera sulle offerte di lavoro riservate agli svizzeri

 

Qui si sta davvero toccando il fondo! Una ditta (privata) del Canton Berna ha pubblicato un annuncio di lavoro per la ricerca di un addetto allo sgombero neve, precisando che “verranno presi in considerazione solo cittadini svizzeri”. Sulla vicenda qualcuno ha avuto la brillante idea di montare un caso, facendo balenare l’ipotesi che l’inserzione in questione possa costituire un atto di “razzismo”. Uhhh, che pagüüüraaa!

Capito il livello di ipocrisia raggiunto dai censori politikamente korretti e spalancatori di frontiere, nonché dai fautori dell’invasione e conseguente rottamazione della Svizzera? Pubblicare, nel nostro paese, un annuncio di lavoro riservato ai titolari di passaporto rosso sarebbe un atto razzista.

Sulla vicenda si mobilita anche la Commissione federale contro il razzismo, monumento all’inutilità ed alla censura di regime (naturalmente finanziato alla grande con i soldi del contribuente), con la sua leguleia di turno che discetta: “L’inserzione presenta una discriminazione non motivabile da considerazioni oggettive”. Aggiungendo, bontà sua, che non sussiste tuttavia una violazione della norma antirazzismo, dal momento che questa sarebbe data solo nel caso in cui determinati gruppi venissero espressamente esclusi a causa della loro etnia, religione o del colore della pelle. “Tüt a posct”, dunque? “Tüt a posct” un bel niente. Infatti:

  • “Discriminazione non motivabile da considerazioni oggettive”? Come direbbe Totò: ma ci faccia il piacere! In Svizzera il 40% delle persone è straniera o con passato migratorio. In Ticino, addirittura, la maggioranza dei lavoratori non è svizzera, ed i 65’500 frontalieri sono in continuo aumento. Queste sono motivazioni più che oggettive ed abbondantemente bastanti per pubblicare annunci di lavoro in cui si preveda la cittadinanza elvetica quale requisito d’assunzione. Non serve nessun altro argomento.
  • Come mai l’inutile Commissione contro il razzismo ha il buon tempo di prendere posizione bacchettando gli annunci di ricerca collaboratori che prevedono la cittadinanza svizzera ma non fa un cip sulla pletora di sconce inserzioni di lavoro riservate a soli frontalieri, che con bella (si fa per dire) regolarità compaiono sugli appositi portali di questo sempre meno ridente Cantone? Eh già: discriminare gli stranieri è azione turpe e spregevole; discriminare i ticinesi in Ticino è invece politikamente korretto.
  • Gli uccellini cinguettano che occasione della prossima sessione delle Camere federali potrebbe arrivare un atto parlamentare che chieda la chiusura della Commissione federale contro il razzismo, visto a quel che serve… Almeno si risparmia.

Lorenzo Quadri

“Prima i nostri”: da Berna giunge un altro Sì

Intanto in Ticino frontalierato ed assistenza continuano ad esplodere 

Adesso vogliamo vedere gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$ arrampicarsi sui vetri di Palazzo delle Orsoline per ottenere l’affossamento parlamentare della volontà dei ticinesi

Bene, bene. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale propone di accordare la garanzia della Confederazione all’iniziativa “Prima i nostri” plebiscitata dai ticinesi il 26 settembre del 2016 contro la volontà della partitocrazia.

A decidere sul tema dovrà essere il plenum parlamentare. Ma è evidente che la garanzia federale va concessa. Per il semplice fatto che la norma ticinese coincide con l’articolo 121 a della Costituzione federale.

Al massimo nel dibattito plenario si assisterà alla solita squallida sceneggiata degli spalancatori di frontiere multikulti con i piedi al caldo che starnazzano contro i ticinesi “chiusi e gretti”. Va da sé che attendiamo di ascoltare gli interventi, ma soprattutto di vedere i voti, dei deputati ticinesi a Berna esponenti del triciclo PLR-PPD-P$. Per verificare se si comporteranno da rappresentanti della maggioranza dei ticinesi o da soldatini dei rispettivi partiti.

Le mani in avanti

Nell’annunciare la concessione (ovviamente controvoglia ed obbligata) della garanzia federale a “Prima i nostri”, partitocrazia e stampa di regime sono subito corse a relativizzare:  il margine di manovra è assai limitato, il Sì federale è condizionato (?) e blablabla. Balle di fra’ Luca! L’ “establishment” sta semplicemente mettendo le mani in avanti: il triciclo PLR-PPD-P$ punta infatti all’affossamento di “Prima i nostri” nel parlamento cantonale.

Tanto per cominciare, il Sì condizionato non esiste. O è Sì, o è No. E in questo caso, con grande scorno dei camerieri dell’UE, è Sì. La storiella del margine d’applicazione molto limitato (?) è  poi tutta da dimostrare: la preferenza indigena è contenuta nella Costituzione federale, la quale prevale su accordi internazionali del piffero. Quanto alla legge federale di (non) applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio: è una legge anticostituzionale, e quindi non può essere invocata come argomento contro “Prima i nostri”. E’ il compromesso-ciofeca partorito dai camerieri bernesi dell’UE ad essere incompatibile con il diritto superiore; non certo “Prima i nostri”!

Partitocrazia: attendiamo al varco

Adesso che l’iniziativa per  la reintroduzione della preferenza indigena sul mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone ha incassato un altro Sì da Berna, vogliamo vederli gli esponenti della partitocrazia stracciarsi le vesti a Palazzo delle Orsoline affinché quanto deciso dalla maggioranza del popolo ticinese non venga applicato e l’invasione da sud continui indisturbata!

Tanto più che la scorsa settimana abbiamo appreso che il numero dei frontalieri in Ticino continua ad esplodere soprattutto nel terziario (dove soppiantano i ticinesi). E abbiamo è pure “scoperto” che in questo sempre meno ridente Cantone ci sono ormai più lavoratori stranieri che svizzeri. Dunque siamo già in minoranza in casa nostra e, se non ci diamo una svegliata, finiremo davvero nelle riserve come gli indiani d’America! Il vecchio manifesto della Lega era purtroppo assai lungimirante.

Ieri abbiamo invece avuto il piacere (si fa per dire) di leggere che nel mese di agosto 2017 il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 4.5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Ma naturalmente la libera circolazione non c’entra nulla, nevvero? “Sono solo percezioni”!

Iniziativa popolare

Avanti quindi con la preferenza indigena, che va intesa come una tappa intermedia. Nel senso che l’obiettivo finale è l’abolizione della libera circolazione delle persone.  Attendiamo con ansia di firmare l’iniziativa popolare promessa dall’Udc nazionale per disdire questo deleterio accordo bilaterale! La Lega ha già annunciato che raccoglierà le firme in Ticino.

Lorenzo Quadri

 

 

Avanti con l’iniziativa “contro i giudici stranieri”!

Non ci facciamo di certo ricattare dai funzionarietti del Consiglio d’Europa

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di organismi internazionali del piffero che pretendono di venire a comandare in casa nostra. A partire del Consiglio d’Europa. Tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) infatti non si è limitato a fare le prediche agli svizzerotti a proposito dei finti rifugiati, nei cui confronti dovremmo diventare ancora più accoglienti.

Certo, come no. Perfino la kompagna Sommaruga ha dovuto ammettere che tra gli immigrati clandestini sono in netto aumento algerini e tunisini, ossia migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Peccato che ci sia pure la seguente aggravante, non proprio di poco conto: la Tunisia in tempi recenti ha pensato “bene” di svuotare le carceri. Degli indulti hanno beneficiano quasi 2000 galeotti. I quali naturalmente si sono subito diretti verso l’Italia. E da lì arriveranno al confine di Chiasso. Dove già da tempo si stanno concentrando finti rifugiati che darebbero “segni di radicalizzazione”. Ergo: secondo il tamberla del Consiglio d’Europa, gli svizzerotti dovrebbero accogliere, mantenere ed “integrare” estremisti islamici ed avanzi di galera.

Ma questi funzionarietti credono davvero di poter avanzare qualsiasi pretesa, e magari di venire pure serviti e riveriti? Nils, prova ad andarle a raccontare ai paesi del blocco Visegrad le tue baggianate sulla “non limitazione dei diritti” di chi non ottiene lo status di rifugiato e quindi è un migrante economico e come tale deve lasciare la Svizzera!

Intanto l’ex ambasciatore…

Il bello è che, mentre questi spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa vengono a raccontarci le loro fregnacce, l’ex ambasciatore svizzero Dominik Langenbacher ha invece sostenuto la necessità di introdurre anche da noi un sistema di Green Card sul modello statunitense. Ovvero: i migranti extra UE per entrare in  Svizzera devono versare una cauzione di 20mila Fr, dopodiché hanno il diritto di rimanere sei mesi durante i quali non percepiscono aiuti sociali. E se in questo periodo non riescono a trovare un lavoro, devono andarsene. Chiaro il messaggio Nils? Altro che prestazioni sociali illimitate per i finti rifugiati, altro che “integrazione” (ovviamente a spese nostre), altro che ricongiungimenti familiari a go-go!

Indebolire i diritti umani?

Ma il buon Muizkiens la settimana scorsa era evidentemente in gran spolvero, sicché ha pensato bene di prodursi in pippe mentali anche sui nostri diritti popolari. I quali, udite udite, rischierebbero di “indebolire la protezione dei diritti umani in Svizzera”. Nel mirino in particolare l’iniziativa “contro i giudici stranieri”. Essa mira ad assicurare la predominanza del diritto svizzero sui trattati internazionali: pertanto,  secondo il Nils, potrebbe “portare alla denuncia della Convenzione dei diritti dell’Uomo”. Uhhh, che pagüüüraaaa!

Non prendiamo lezioni

E’ evidente che simili assurde storielle non fanno che aumentare la nostra convinzione nel sostenere l’iniziativa “contro i giudici stranieri”.  Qui ci sono organismi sovranazionali che contano come il due di picche, però pretendono di venirci a dire che non possiamo stabilire che in casa nostra il nostro diritto, ed in particolare le nostre iniziative popolari, prevalgono sui trattati internazionali; perché sennò metteremmo a rischio i diritti umani!

E’ forse il caso di ricordare a questi funzionarietti del piffero che la Svizzera non prende lezioni in materia di diritti umani, ma semmai ne dà. Ed è anche il caso di ricordare ai  tamberla che predicano l’invasione dell’Europa ad opera di finti rifugiati islamici a cosa servono i diritti fondamentali. I diritti fondamentali sono stati istituiti per tutelare i cittadini da limitazioni della libertà ad opera dello Stato. Invece gli spalancatori di frontiere li vogliono trasformare in qualcosa di molto diverso. Non la facoltà di difendersi da ingerenze statali; quella di  avanzare pretese nei confronti dell’ente pubblico. In particolare la pretesa di farsi accogliere e mantenere in casa d’altri! In sostanza, proprio il contrario dello scopo originale!

Il ricattino

La minaccia di denunciare la Convenzione europea dei dritti dell’uomo è uno squallido ricattino che ci fa un baffo, e questo per almeno due motivi.

  • La Svizzera e gli svizzeri non hanno bisogno di arroganti diktat internazionali per rispettare i diritti umani. Perché lo sanno benissimo fare per conto proprio!
  • La famosa Convenzione europea dei diritti dell’Uomo altro non è che il pretesto cui si appellano i legulei buonisti-coglionisti per non espellere i terroristi islamici dalla Svizzera nel caso in cui il ritorno al natìo paesello li mettesse in pericolo.

E’ chiaro che un trattato internazionale che pretende di obbligarci a tenerci in casa jihadisti, esponendoci così al rischio di stragi, vale meno della carta straccia. Per cui, se in Svizzera dovesse saltare l’applicazione della Convenzione europea dei dritti dell’Uomo, poca perdita. Come detto, i diritti umani continueremo a rispettarli senza problemi, cosa che peraltro abbiamo sempre fatto. Ma nessuno potrà più impedirci di sbattere fuori dalla Svizzera i troppi delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa “grazie” all’immigrazione scriteriata. Di una Convenzione che viene utilizzata per tutelare feccia d’importazione ne facciamo tranquillamente a meno.

Lorenzo Quadri

La legittima difesa: un diritto da potenziare

Quadri: “sembra che difendersi da un’aggressione in casa non sia politikamente korretto”

Finiamola di imporre alle persone assalite nella propria abitazione di non difendersi per paura di conseguenze legali: la legge deve stare dalla parte delle vittime e non da quella dei delinquenti

Dopo il “fatto di sangue” di Brissago, con un agente della polizia cantonale costretto ad aprire il fuoco su un asilante armato di due coltelli per proteggere se stesso ed altri due richiedenti l’asilo, torna alla ribalta il tema della legittima difesa.

Al proposito come sappiamo è pendente un’iniziativa popolare promossa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, che chiede che l’ente pubblico si faccia carico delle spese legali, in particolare di quelle per la difesa di fiducia, affrontate da chi, accusato di aver ecceduto nella legittima difesa, è poi stato scagionato. Si dirà che si tratta di una questione “di nicchia”. Ma è ciò che il diritto cantonale permette di fare in quest’ambito, che è regolato dalla legge federale. Ma anche a livello federale qualcosa si sta muovendo. Nel settembre 2016 il deputato leghista Lorenzo Quadri ha infatti presentato un’iniziativa parlamentare per chiedere il potenziamento del diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa. L’iniziativa è stata di recente trattata dalla Commissione affari giuridici del Consiglio nazionale, che (come da prassi) ha audizionato l’iniziativista.

Quadri, prima di tutto: cosa chiede la sua iniziativa parlamentare per “potenziare il diritto alla legittima difesa”?

La legittima difesa nel diritto svizzero è regolata agli articoli 15 e 16 del Codice penale. L’articolo 15 si riferisce alla legittima difesa esimente, ossia quella che rimane entro i limiti stabiliti e quindi non costituisce reato. L’articolo 16 è invece relativo alla legittima difesa discolpante. E’ riferito alla situazione di chi ha ecceduto nella legittima difesa, e quindi sarebbe di per sé punibile; ma, in presenza di certi presupposti, è ritenuto scusabile e quindi va esente da pena.

Allo stato attuale, il capoverso 2 dell’articolo 16 recita: “Chi eccede i limiti della legittima difesa per scusabile eccitazione o sbigottimento non agisce in modo colpevole”. Il problema sta nel definire quando l’eccitazione è scusabile e quando è dato “sbigottimento”.  Per questo, la mia iniziativa propone di aggiungere un nuovo capoverso 3 del seguente tenore: “Se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Cosa cambierebbe in concreto?

Nella situazione attuale, sta alla persona aggredita in casa dimostrare che, se ha ecceduto nella legittima difesa, è avvenuto perché si trovava in una situazione di “scusabile eccitazione o sbigottimento”. In altre parole: dopo essere stata aggredita nella propria abitazione da uno o più delinquenti, fatto per cui evidentemente non può avere alcuna colpa e che certamente lascia il segno,  la vittima dell’aggressione si trova ancora a dover affrontare un processo penale lungo, costoso e con tutte le conseguenze psicologiche del caso, per rispondere all’accusa di essersi… difesa troppo. Con la mia proposta, invece, si parte dal presupposto che la persona aggredita in casa propria che eccede nella legittima difesa è di principio scusabile. Sta alla magistratura, se del caso, dimostrare che non è così. In termini tecnici si parla di inversione dell’onere della prova.

Quale riflessione sta dietro la proposta?

Difendersi è un “diritto naturale”. La legittima difesa è peraltro sancita dalla legge. Ma nella situazione attuale, caratterizzata dal garantismo ad oltranza a tutela dei delinquenti, per i quali si va alla spasmodica caccia di scuse e di attenuanti, e non dei cittadini onesti, di fatto l’aggredito viene spinto a rinunciare a difendersi.  L’invito, quasi un Diktat, del sistema è quello di mettere in pericolo la propria vita o la propria incolumità fisica (rispettivamente quelle di propri familiari); altrimenti si finisce sul banco degli imputati. Questo non è accettabile. Come non è accettabile l’implicita – ma nemmeno poi tanto implicita – condanna di chi si difende da un’aggressione. Quasi che ci fosse un obbligo morale a trasformarsi in agnelli sacrificali davanti a criminali della peggiore specie. Questo è l’ennesimo regalo avvelenato del pensiero unico buonista-coglionista. Quello che gli autocertificati detentori della morale predicano da anni. Ma la legge deve scegliere da che parte stare. E deve stare da quella della vittima, non da quella dei criminali.

 Perché limitarsi alla legittima difesa di chi è aggredito in casa?

Perché in casa propria il cittadino ha il diritto di sentirsi al sicuro. La casa non è un luogo pubblico dove può entrare chiunque. Necessita quindi di una protezione giuridica particolare. E’ quindi corretto che chi viene aggredito nella propria abitazione possa beneficiare di una tutela “accresciuta”.

Come sappiamo la Commissione degli affari giuridici ha respinto, seppur per poco –14 voti contro 11 – la sua proposta. Come mai?

Sono dispiaciuto, ovviamente, ma non sorpreso. Non posso scendere nei dettagli della discussione in commissione, che è riservata. E’ tuttavia evidente che contro la proposta c’era il solito blocco ro$$overde, schierato per motivi ideologici. Inoltre PLR e PPD erano divisi.  Dagli interventi dei colleghi che si sono espressi a sostegno dell’iniziativa, e che ringrazio, è comunque emerso che avevano capito benissimo lo spirito della proposta. Questo mi ha fatto piacere. In ogni caso, non è escluso che, quando l’iniziativa arriverà davanti al plenum parlamentare, le maggioranze possano cambiare.

Un’iniziativa come la sua promuoverebbe il Far West e la giustizia fai da te? La sicurezza dei cittadini non è compito della polizia?

L’iniziativa non autorizza di certo a sparare a tutto ciò che si muove. Non stravolge il concetto di legittima difesa così come è previsto dal diritto svizzero. In particolare, non cambia nulla al principio che la difesa non è più legittima se ha l’obiettivo di punire l’aggressore, oltre a quello di respingerne l’attacco. Certamente: sta alla polizia difendere i cittadini dai criminali. Non sostegno la giustizia “fai da te”. Ma la polizia non ha il dono dell’ubiquità e non può teletrasportarsi. Nel caso di aggressioni nelle abitazioni, le forze dell’ordine non possono quasi mai intervenire durante il fatto. Possono solo arrivare dopo il crimine e tentare di assicurare i colpevoli alla giustizia. La vittima della rapina in casa si trova da sola davanti a degli aggressori di cui non può conoscere la pericolosità. Deve decidere come reagire nel giro di pochi secondi. L’inazione potrebbe costargli la vita. La valutazione della situazione in queste circostanze è difficile per un agente addestrato (abbiamo visto il caso di Brissago). Immaginiamoci allora per il comune cittadino.

Ma oggi c’è davvero un’emergenza-rapine tale da giustificare una modifica di legge?

Per fortuna, in Svizzera oggi non siamo in una situazione di emergenza. I casi di rapine violente nelle abitazioni alle nostre latitudini sono ancora rari. Nei paesi a noi vicini, però, la situazione è diversa. Specie in Lombardia, dove nel giro di un decennio le effrazioni sono triplicate. Questo dato non può lasciarci indifferenti. E’ poi  evidente che la delinquenza, e lo vediamo nei Paesi a noi confinanti, ha compiuto il salto di qualità. Una volta c’erano i topi d’appartamento, che entravano nelle abitazioni quando i proprietari erano assenti. Adesso ci sono dei rapinatori che entrano nelle case in presenza degli occupanti, li prendono in ostaggio e si fanno consegnare con minacce e violenza oggetti di valore e denaro. Inutile dire che questi rapinatori violenti sono tutti stranieri. Ringraziamo la libera circolazione. Ma questo è un altro discorso… Certo, da noi oggi questi casi sono rari. E ci mancherebbe. Ma in futuro saranno sempre più frequenti. Da un lato perché la criminalità violenta d’importazione prenderà sempre più piede anche in Svizzera, a maggior ragione in regime di frontiere spalancate. Dall’altro perché, a seguito dell’evoluzione della società e della frammentazione delle famiglie, sempre più persone, spesso anziane, vivono da sole. Pertanto diventano facile preda di delinquenti senza scrupoli.

MDD