Costi della salute: sacrifici sempre per i soliti sfigati

Aumentano le franchigie; e le paghe dei supermanager cassamalatari quando diminuiscono?

Sicché la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati ha deciso, similmente al Consiglio nazionale, che “bisogna” alzare le franchigie minime a causa dell’aumento dei costi sanitari. Le quali franchigie dovranno dunque passare da 300 a 350 Fr. Si potrebbe dire che è un aumento modesto, ma chi lo paga? Risposta: chi sceglie la franchigia, minima ovvero chi è malato o anziano. Che si cucca anche gli aumenti di premio (come tutti gli altri assicurati).

I premi diminuiranno?

Forse che l’aumento della franchigia farà diminuire i premi? No di certo, ed infatti ogni anno arriva la notizia di una nuova stangata (ma tanto il direttore del DSS puntualmente si dichiara “beltrasereno”, per cui siamo a cavallo).

Sicché l’aumento della franchigia verrà venduto come una misura per contenere l’aumento, che ci sarà lo stesso. Al popolazzo si dirà: senza l’aumento di franchigia i premi sarebbero cresciuti ancora di più! Ma naturalmente la prova del contrario non c’è… e con queste storielle controfattuali (uella) è un po’ che ci fanno fessi, e in vari ambiti.

E gli stipendi dei supermanager?

Insomma: già ai ticinesi non vengono restituiti i premi di cassa malati pagati in eccesso dal 1996 ad oggi. In più i premi continuano a crescere. Ed in più ancora aumentano pure le franchigie.

Sarebbe bello sapere quando si comincerà invece a tagliare sugli stipendi dei supermanager delle assicurazioni malattia!

Deputati-lobbysti

Certo che, se da quando è stata introdotta la LAMal, i premi di cassa malati sono sempre aumentati fino a diventare insostenibili, forse il difetto sta nel manico. E se le commissioni parlamentari della sanità e della sicurezza sociale, sia del Consiglio nazionale che degli Stati,  sono farcite di deputati che sono contemporaneamente lobbisti dei cassamalatari,  il “manico difettoso” non verrà mai corretto.

Già, perché il problema dei lobbisti a Berna non è certo creato da quelli che pascolano nelle anticamere, bensì da quelli che sono presenti in aula, in qualità di parlamentari, e che schiacciano i bottoncini colorati. Ma, se la gente insiste nell’eleggerli…

E costoro non solo continuano a venire eletti, ma approdano pure in Consiglio federale, come ben dimostra il caso del binazionale KrankenCassis (PLR).

Spreconi?

C’è anche un altro aspetto da non dimenticare. Per giustificare gli aumenti – sia di premi che di franchigie – i politicanti, come pure i cassamalatari, accusano i cittadini di essere degli scriteriati spreconi, di andare dal medico per ogni graffietto, eccetera.
Visto però che sempre più cittadini per risparmiare sui premi scelgono le franchigie massime, e quindi le cure mediche fino a 2500 Fr all’anno se le devono pagare di tasca propria, forse poi così spreconi non sono.

Scarica-barile

Ma i  cassamalatari stessi, sono forse così attenti nel contenere i costi? Mica tanto! Spesso e volentieri infatti gli assicuratori malattia non si preoccupano di intervenire dove ci sono situazioni di ineconomicità. E nemmeno di promuovere delle soluzioni che permetterebbero di risparmiare sulle spese mediche e farmacologiche. Anzi, come succede ad esempio nell’acquisto dei farmaci da parte delle case anziani, gli assicuratori semmai sabotano i modelli virtuosi. Col risultato di aumentare i costi che poi si devono prendere a carico. Ma i cassamalatari se ne impipano: i maggiori costi mica li pagano loro. Li scaricano sul groppone dei cittadini tramite aumenti di premio. Per cui, chissenefrega!

Chi ci “tetta dentro”

Per finire, gli uccellini cinguettano che in Ticino ci sia un medico, “guardacaso” italiano, che ha – appunto – la laurea in medicina, ma che però si produce in prestazioni che con la medicina hanno poco a che vedere: vedi ipnosi regressiva. Prestazioni che poi vanno a carico delle casse malati.

Ora, se a qualcuno interessa sentire storielle fantasiose su chi sarebbe stato in una presunta vita precedente (Carlomagno? Napoleone? Mata Hari? Il Gigi di Viganello?) questo sfizio da salotto per boccaloni fa il piacere di pagarselo di tasca propria. Altrimenti il prossimo passo quale sarà? Le sedute spiritiche rimborsate dall’assicurazione malattia?

E’ chiaro che, se la storiella di cui sopra dovesse risultare confermata, ci sarebbe di che giustificare uno sciopero del pagamento dei premi.

Magari quindi prima di mettere le mani nelle tasche della gente con aumenti di premi e franchigie sarebbe il caso di andare a beccare chi nel sistema attuale “ci tetta dentro” alla grande. Si parla di simmetria dei sacrifici, ma ancora una volta i sacrifici si impongono solo ad una parte.

Fumogeni elettorali

E’ poi anche il caso di diffidare di chi, “guardacaso” in campagna elettorale, lancia un’iniziativa popolare che promette miracolosi freni ai premi di cassa malati: leggi PPD. Va da sé, senza spiegare sulle spalle di chiverrebbero poi prese le fumogene misure di contenimento dei costi che vengono evocate nel testo dell’iniziativa. E dimenticandosi, sempre “guardacaso”, che in Ticino proprio il PPD gestisce il Dipartimento della sanità e della socialità.

Già che ci siamo ricordiamo che, quando la Lega raccolse le firme per la creazione di una cassa malati cantonale con premi accessibili, la partitocrazia in Gran Consiglio nemmeno permise alla gente di andare a votare.

Così, tanto per rimettere la chiesa al centro del villaggio…

Lorenzo Quadri

 

Finti rifugiati: l’autogoal dei burocrati federali

Panna montata sul presunto calo degli arrivi ma poi vogliono ampliare il centro di Chiasso

Sia chiaro che di creare nuovi posti per migranti economici con lo smartphone non se ne parla nemmeno! Né a Chiasso, né in qualsiasi altro posto del Ticino!

Ma guarda un po’: adesso, per meglio sdoganare la politica del “devono entrare tutti”, la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) monta la panna sul presunto calo degli arrivi di asilanti in Svizzera. Un calo così spettacolare (?) che nel 2018 sono giunti in Svizzera oltre 15’200 sedicenti rifugiati: di certo non sono pochi!

Comunque, se calo c’è stato, è evidente che il merito va anche al deplorevole leghista Matteo Salvini ed alle sue politiche rigorose in materia di sbarchi. Quindi, invece di denigrare, sarebbe bene cominciare a ringraziare. Anche a Berna. Invece, e come al solito, l’abietto servilismo nei confronti degli eurobalivi la fa da padrone.

Un paio di cosette

Detto questo, per evitare di farsi prendere per i fondelli dai burocrati della SEM, sarà bene puntualizzare un paio di cosette.

Tanto per cominciare, 15’200 richiedenti l’asilo saranno anche meno dei picchi di certe annate (e ci mancherebbe anche che si assistesse ad un continuo aumento dei finti rifugiati). Ma sono comunque troppi. Si dà infatti il caso che attualmente in Svizzera vivano oltre 123mila asilanti. Non sono di sicuro pochi. Soprattutto se si pensa che la grande maggioranza di questi non lavora. Il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è addirittura aumentato del 2282% nel giro di soli otto anni.

E ricordiamo pure che il numero di asilanti presenti in Giappone (130 milioni di abitanti, contro gli 8 della Svizzera) si conta sulle dita di una mano.

Le belle pensate

La situazione non è destinata a migliorare.

La Svizzera, senza avere alcun obbligo in questo senso, ha infatti pensato di bene, grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, di correre entusiasta ad aderire ai programmi di ricollocamento dei finti rifugiati decisi dalla fallita UE. Programmi a cui vari Paesi membri, a cominciare dagli Stati del famoso blocco Visegrad, non si sognano di aderire. Gli svizzerotti eurolecchini, invece…

E non dimentichiamo che il “nuovo” diritto dell’asilo prevede l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i migranti economici. L’obiettivo di tale figura, evidentemente, è quello di “far restare tutti”: o comunque il maggior numero possibile di richiedenti l’asilo. Una bella pensata i cui costi, sia detto per inciso, sono già schizzati verso l’altorispetto a quanto promesso in votazione popolare. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Business is business!

Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche immaginare che simili misure – ovvero l’adesione entusiastica, a titolo puramente grazioso (quando la smetteremo di fare regali alla fallita UE che poi ci ringrazia ricattandoci sullo sconcio accordo quadro istituzionale?) ai programmi di ricollocamento dell’UE e l’avvocato gratis per finti rifugiati – servano per ottenere un costante aumento degli asilanti presenti sul nostro territorio. Anche nel caso in cui gli arrivi dovessero diminuire. Sicché le associazioni contigue al P$ della kompagna Sommaruga, che nell’asilo ci tettano dentro alla grande, possono contare su un’entrata sicura e possono pure pensare a svilupparsi. Business is business!

Intanto a Chiasso…

Secondo aspetto da puntualizzare è il seguente. Le statistiche sulla diminuzione degli asilanti hanno un obiettivo chiaro: quello di fare il lavaggio del cervello ai cittadini per convincerli che non esiste alcun caos asilo, sono solo balle populiste. Ma i burocrati della SEM hanno fatto un autogoal. Infatti, da un lato vorrebbero dare l’impressione che “non arrivi più nessuno”. Dall’altro però vogliono ampliare il centro asilanti di Chiasso portandone la capacità di accoglienza da 134 a 200 posti letto. Ma come, gli arrivi non erano in netto calo? E allora perché mai potenziare il centro di Chiasso? Occorrerebbe semmai depotenziarlo, quindi ridurre il numero di posti. Ed è ovvio che, se si aumentano le capacità d’accoglienza, ciò avviene con il preciso obiettivo di utilizzarle. Anche per non esporsi al rimprovero di aver gettato nel water altri soldi del contribuente.

Sicché, se realizzati, i nuovi posti a Chiasso verranno anche occupati. Perfino il Gigi di Viganello (pur trattandosi di Chiasso) è in grado di rendersi conto che qui gatta ci cova. Fa quindi benissimo la Lega dei Ticinesi di Chiasso a prendere in mano la situazione ed a lanciare una petizione contro l’ampliamento del centro asilanti, come annunciato nei giorni scorsi dal consigliere comunale Stefano Tonini.

Non solo Chiasso, ma tutto il Ticino non è – e non deve diventare –  un hub per finti rifugiati con lo smartphone!

Lorenzo Quadri

 

 

Ideologie verdi: e se la gente ne avesse piene le scuffie?

Asfaltati i talebani degli insediamenti, salvati i posteggi alla stazione FFS di Lugano…

 

L’iniziativa “Contro la dispersione degli insediamenti”, lanciata dai giovani Verdi, la scorsa domenica è stata asfaltata dai votanti (un vero e proprio contrappasso per un’iniziativa ecologista). Quasi il 64% dei cittadini elvetici l’ha infatti respinta. Lo stesso hanno fatto tutti i Cantoni, senza eccezione.

L’iniziativa, come spesso è il caso delle proposte dei verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) era populista e talebana (altro che strillare al “populismo di destra”). Solo da pochi anni è in vigore la revisione, restrittiva, della Legge federale sulla pianificazione del territorio. Almeno alle nostre latitudini, i dezonamenti da essa previsti cominciano soltanto adesso: Lugano, ad esempio, si trova una bella gatta da pelare a Brè… Però i verdi avrebbero voluto introdurre delle regole ancora più talebane. Così, perché non ne hanno mai abbastanza.

Siamo qui in troppi

Purtroppo questi ecologisti sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i, e dunque spalancatori di frontiere, dentro. E nella loro scala delle priorità (?) le frontiere spalancate hanno la preminenza – ma di gran lunga! – sulla tutela dell’ambiente.

Cari kompagni ambientalisti: se, tramite la ben nota politica migratoria scriteriata, si continua a far entrare tutti, è ovvio che poi bisogna cementificare ed asfaltare. Perché i migranti hanno bisogno di un tetto sulla testa, e di strade per spostarsi. Siamo qui in troppie le conseguenze, anche ambientali, si vedono. E perché siamo qui in troppi? Perché ogni anno arrivano a vario titolo nella Confederella  80mila immigrati in più! Sicché, se i sedicenti ecologisti volessero davvero proteggere l’ambiente, avrebbero a suo tempo sostenuto l’iniziativa Ecopop. Essa prevedeva l’introduzione di rigidi tetti massimi annuali all’immigrazione: questo proprio per proteggere l’ambiente e le risorse naturali.  Più in generale: degli ambientalisti veri si batterebbero per limitare l’immigrazione.

Ed invece, questi verdeggianti $inistrati fanno proprio il contrario di quel che dovrebbero: hanno osteggiato e denigrato l’iniziativa Ecopop; hanno rottamato, assieme al resto della partitocrazia, il “maledetto voto” del 9 febbraio contro l’immigrazione di massa; e adesso, colmo dei colmi, sostengono addirittura quella ciofeca di patto ONU sulla migrazione:ovvero l’ennesimo accordo internazionale del piffero il cui obiettivo è introdurre la libera circolazione su scala mondiale e creare un nuovo diritto umano all’immigrazione. Insomma, peggio di così…

Scuffie piene?

L’asfaltatura portata a casa domenica dai Verdi era prevedibile, d’accordo. Ma c’è da sperare che si tratti comunque di un indicatore di tendenza. Cioè di un segnale che  la popolazione comincia ad averne le piene le scuffie di farsi vessare in nome di scelte dettate da ideologie autolesioniste. In questo senso va letta anche la recente decisione della maggioranza del Consiglio comunale di Lugano, Lega in primis, di non decimare il numero di posteggi alla stazione FFS di Lugano, quindi di non portarli da 438 a 250, ma di mantenere lo statu quo.

La decimazione veniva giustificata dalla solita cricca ro$$overde non tanto con motivi finanziari  – i parcheggi sono un investimento, perché la gente non posteggia gratis – ma come l’ennesima misura dissuasiva, che è poi un eufemismo che sta per punitiva,nei confronti degli automobilisti “fonte di tutti i mali”. Questa perniciosa volontà di criminalizzare gli automobilisti ha generato solo cagate pazzesche (cit. Fantozzi) come il bidone Via Sicura ed il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano). E contro questa mentalità è ora che i cittadini – la maggior parte dei quali sono pure automobilisti – insorgano.

Prossimi passi

Tanto più che i grandi paladini dell’aria pulita (?) si limitano a criminalizzare gli automobilisti residenti, mettendo in difficoltà in particolare chi vive fuori dai centri urbani e che pertanto non ha alternativa all’automobile. Invece, per qualche strano motivo, sui 65mila frontalieri che entrano in Ticino tutti i giorni uno per macchina, citus mutus. Peggio: i ro$$overdi infangano chi vuole una limitazione dei frontalieri (e quindi delle loro auto) con le abituali accuse di razzismo. Altro che protezione dell’ambiente: “devono entrare tutti”! E se entrano in macchina, va bene lo stesso…

La decisione con cui la maggioranza del Consiglio comunale di Lugano ha salvato i posteggi della stazione FFS è in un certo senso storica. E deve fare da apripista. Prossimi passi: buttare all’aria il PVP ed abbassare le tariffe degli autosili, fatte schizzare verso l’alto per dissuadere (ovvero, ancora una volta, fustigare) gli automobilisti, oltre che per fare cassetta.

Lorenzo Quadri

Foffa europea allo sbando: adesso ci vogliono ricattare

L’accordo quadro? Lo rispediamo ai balivi di Bruxelles sottoforma di coriandoli!

 

E’ davvero incredibile fino a dove pensa di potersi spingere certa eurofoffa. Gli ambasciatori dei 28 paesi della (Dis)Unione europea si permettono di fare pressioni sulla Svizzera affinché si decida a calare le braghe ad altezza caviglia ed a sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.

La nuova bassezza in cui l’UE allo sfascio si è voluta produrre fa brutta mostra di sé nel documento annuale relativo agli Stati dell’Associazione di libero scambio, tra cui figura appunto il nostro.

I balivi di Bruxelles  criticano il Consiglio federale per aver messo in consultazione lo sconcio accordo quadro istituzionale, ricattano la Svizzera sull’accesso al mercato unico, sottolineano l’intangibilità della devastante libera circolazione delle persone, pretendono l’ “adeguamento o l’abrogazione” delle misure accompagnatorie e, tanto per non farsi mancare niente, ordinano pure che l’accordo quadro venga portato davanti al parlamento elvetico in primavera. Frena Ugo! E perché, già che ci siamo, non pretendere anche una bella lustratina con la lingua alle scarpe di “Grappino” Juncker?

Ci guadagna solo l’UE

Ecco l’ennesima dimostrazione che questi balivi, longa manu di governi nazionali che alle elezioni europee di maggio si prenderanno  un’asfaltatura che la metà basta, si immaginano di poter comandare in casa nostra. Ma cosa aspettiamo a mandarli finalmente affan… una volta per tutte?

Queste continue prepotenze e ricatti dimostrano chiaramente una cosa: che lo sconcio accordo quadro non è nell’interesse della Svizzera. E’ solo in quello dell’Unione europea, che altrimenti non si agiterebbe tanto per averlo!

Ed infatti per l’ennesima volta ricordiamo cosa comporterebbe per gli svizzerotti questo obbrobrioso trattato-capestro, che tanto piace al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), alla partitocrazia ed ai borsoni della grande economia che svendono la Svizzera per ulteriormente riempirsi le già rigonfie saccocce.

L’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica ossia automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, le fine delle già striminzite misure accompagnatorie ed istituzionalizzerà pure i contributi miliardari a Bruxelles: in futuro saremmo costretti a versarli senza fare un cip!

Attentato ai diritti popolari

E noi dovremmo sacrificare la Svizzera, ridurla ad una colonia di Bruxelles – perché di questo si tratta – per arricchire ancora di più i compagni di merende PLR di Economiesuisse? E noi dovremmo chinarci a 90 gradi davanti ai ricatti di una cricca europea allo sfascio?

Questi continui tentativi di intimidazione dimostrano inoltre che la Svizzera è totalmente incompatibile con l’UE.

I balivi di Bruxelles, gente che pretende di comandare non solo senza la volontà popolare ma addirittura controla medesima, attenta senza vergogna ai nostri diritti popolari ed alla nostra democrazia diretta. Per questa foffa è infatti inconcepibile che il popolazzo possa decidere del proprio destino invece che ubbidire servilmente alle élite. Siamo arrivati al punto che lo zerbino della casta Emmanuel Macron, personaggio di raro squallore, di recente ha avuto la tolla di denigrare la democrazia svizzera che “non funziona poi così bene”. Pare di sognare.

E noi dovremmo prendere lezioni di buongoverno da un burattino che da tre mesi si trova tutti i fine settimana i gilet gialli in piazza? Da uno che pensa di schiacciare i cittadini rottamando il diritto di manifestare (diritto fondamentale dei cittadini!), e per questo è riuscito addirittura a farsi rampognare dai suoi amichetti dell’ONU?

E noi, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, dovremmo regalare 1.3 miliardi di franchi a chi ci ricatta, ci minaccia, ci discrimina e pretende – letteralmente – di dettare legge in casa nostra?

Altro che “bilaterali”!

Questa eurofoffa, così come i suoi camerieri sotto le cupole federali, non vuole affatto degli accordi “bilaterali” tra Svizzera ed UE. Tali accordi presuppongono infatti la presenza di due partner che trattano alla pari. Ma i balivi dell’Unione europea vogliono tutt’altro. Loro vogliono dei rapporti coloniali. Bruxelles comanda, Berna cala le braghe ed esegue. Ecco il futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ sta preparando alla nazione.

Quindi non c’è niente da trattare, niente da discutere e men che meno ci sono marchette miliardarie da versare a Bruxelles. L’accordo quadro va stracciato e rispedito a Bruxelles sottoforma di coriandoli. La nostra sovranità e la nostra democrazia valgono molto di più di trattati commerciali che non sono nemmeno nel nostro interesse, ma in quello dell’UE!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Giusto vietare le preghiere islamiche sulla pubblica via

No al “Ticinistan”! Il Mattino e la Lega appoggiano la petizione del Guastafeste

 

Non serve a nulla, come fa il rapporto di maggioranza sulla petizione del Guastafeste, “riconoscere il problema” ma poi decidere che, per intervenire, bisogna aspettare che i buoi siano usciti dalla stalla!

Nei prossimi giorni il Gran Consiglio dovrà esprimersi sulla petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli che chiede di creare una base legale per proibire le preghiere in pubblico “che contengono messaggi di odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altre religioni”.Le uniche preghiere di questo tipo sono quelle musulmane. Si tratta quindi di vietare le preghiere islamiche in strada.

Obiettivo: evitare il moltiplicarsi di scene, come quelle immortalate in più occasioni anche in Ticino, di musulmani che stendono il loro tappetino in mezzo alla pubblica via per recitare orazioni rivolti alla Mecca. Altrove in Europa, specie in Francia, gruppi di centinaia di musulmani si mettono a pregare in piazza: questo crea problemi di ordine pubblico e minaccia la pace religiosa.

Avanzata islamista

Le preghiere in strada, analogamente all’edificazione di minareti, servono a promuovere l’avanzata islamista in Occidente e a marcare il territorio. Sono simboli di conquista e strumenti di proselitismo.

Inoltre queste orazioni veicolano messaggi discriminatori contro gli ebrei (“coloro contro i quali Allah è in collera”) e contro i cristiani (“coloro che vagano nell’errore”). Secondo l’esperto di diritto islamico dr Sami Aldeeb i contenuti violano la norma antirazzismo del codice penale svizzero (il famigerato articolo 261 bis).

Lega e Mattino approvano

Il Mattino sostiene la petizione Ghiringhelli. Idem l’ampia maggioranza del gruppo della Lega in Gran Consiglio, che nel plenum sosterrà il rapporto di minoranza: quello favorevole alla petizione, redatto da Tiziano Galeazzi (Udc) e sottoscritto dalla leghista Lelia Guscio.

La Lega, che difende la nostra identità, le nostre tradizioni e le nostre radici cristiane, ha infatti promosso o appoggiato svariate iniziative volte a combattere l’islamizzazione della Svizzera. Questo sia a livello cantonale che federale. Islamizzazione che invece la partitocrazia multikulti sostiene e favorisce: perché “dobbiamo aprirci”!

Disegno di conquista

I $ignori del triciclo, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendono conto del disegno di conquista islamista in atto: approfittare del buonismo-coglionismo, dell’ossessione che “non bisogna discriminare”, per guadagnare sempre più spazio e poi introdurre in casa nostra le leggi coraniche. Con l’aiuto, naturalmente, dei giudici stranieri della CEDU, la Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU nel 2003 aveva statuito che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Nei mesi scorsi, però, ha compiuto una clamorosa inversione di rotta: si è inventata una sorta di diritto dei musulmani residenti in Europa di farsi giudicare non secondo le leggi del paese in cui vivono, ma secondo quelle del paese d’origine.

Involuzioni rovinose

Simili evoluzioni, anzi involuzioni, sono rovinose per la nostra società e per i nostri diritti fondamentali. Vanno quindi bloccate finché si è in tempo. Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati non serve a nulla. Il divieto di burqa è stato plebiscitato dai ticinesi quando di donne col velo integrale in questo Cantone non se ne vedevano molte. Prima della votazione popolare, per mesi la partitocrazia multikulti e la stampa di regime hanno sbeffeggiato e denigrato la norma costituzionale antiburqa. Ma poi sono state asfaltate dalle urne. Qui la situazione è analoga. Anche questa volta, dobbiamo ostacolare l’avanzata islamista finché siamo in tempo, affermando con la massima decisione che la nostra non è terra di conquista: comportamenti contrari alle regole del nostro vivere insieme non vengono accettati. Per cui, delle due l’una: o ti adegui, o torni al natìo paesello. Ma che nessun migrante, in arrivo da “altre culture” incompatibili con la nostra, si sogni di imporci le sue leggi.

Non è discriminazione

La petizione Ghiringhelli non costituisce nemmeno una discriminazione dei musulmani. Discriminazione significa infatti trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma non esistono “uguali” alla preghiera pubblica degli islamisti. Le preghiere cristiane, ad esempio, non contengono incitazioni all’odio contro i credenti di fede diversa. Inoltre, i fedeli di tutte le altre religioni, ed anche i musulmani moderati, le loro preghiere non le recitano in piazza con modalità teatrali, bensì in privato o nei luoghi di culto preposti. Le processioni religiose cristiane necessitano di un’autorizzazione per utilizzo accresciuto del suolo pubblico.

Proselitismo

Le preghiere in strada dei musulmani radicali servono ad ostentare una  presenza ed a fare proselitismo. Proselitismo che costituisce una minaccia per l’ordine pubblico. Proprio come la distribuzione in piazza del Corano, organizzata ad associazioni salafite. Ed infatti la maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato una mozione che chiede di vietarla. E il Dipartimento della sicurezza del Canton Zurigo (diretto da un socialista (!), non da un becero leghista, razzista ed islamofobo) ha invitato i Comuni a proibirla.

E poi: provateci voi ad andare a pregare in pubblico nei paesi musulmani e per di più trasmettendo messaggi offensivi nei confronti dell’islam, e vedete cosa vi succede…

Gli uregiatti…

Ci sono dunque tutti i motivi per approvare la petizione del Guastafeste e nessuno per respingerla.

Fa specie (?) che tra i contrari alla petizione figuri anche il PPD, ovvero il partito dal presunto referente cristiano che però non perde un’occasione che sia una per dimostrare di averlo rottamato e sostituito con il referente multikulti.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Ristorni: quello del PLR e di Cassis era solo un bluff

Da Berna arriva il njet su tutta la linea alla disdetta della Convenzione del 1974

Essendo certificato per l’ennesima volta che il Consiglio federale vuole continuare a farsi prendere per i fondelli dai vicini a sud, non ci sono più scuse per non bloccare i ristorni!

Sempre la solita zuppa! Secondo i camerieri dell’UE in Consiglio federale, sul nuovo (ormai sempre meno nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri gli svizzerotti devono farsi prendere per i fondelli in eterno dai vicini a sud. E nel contempo i ristorni vanno versati ad oltranza e senza fare un cip. Si ricorda che l’ammontare dei ristorni è lievitato ad oltre 83 milioni all’anno causa il persistere dell’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi non stiamo parlando di noccioline.

Disdire la vetusta Convenzione del 1974? Ma nemmeno per sogno! “Bisogna privilegiare la via del dialogo” blatera infatti il governicchio federale, quando sono anni – anni! – che tramite questa via non si cava un ragno dal buco. Ed infatti l’accordo fiscale continua a giacere imboscato in un cassetto di Roma. La vicina Repubblica mena il can per l’aia ad oltranza. Intanto un paio di deputati pentastellati alla Camera vanno in giro a bullarsi a mezzo stampa di aver definitivamente affossato il nuovo accordo fiscale.

Avanti con le prese in giro!

Anche il Gigi di Viganello ha capito che senza un’iniziativa unilaterale forte da parte svizzera, ovvero senza il blocco dei ristorni, meglio se accompagnato dalla disdetta della Convenzione del 1974, non succederà proprio nulla. L’Italia non firmerà mai il nuovo accordo.   Ed i ticinesotti continueranno a inviare agli amici a sud somme stratosferiche sulla base di una Convenzione vecchia di 44 anni e clamorosamente superata dagli eventi.

Le tre domandine

L’interpellanza di chi scrive, a cui il Consiglio federale ha fornito nei giorni scorsi l’ennesima non-risposta, conteneva tre domandine facili-facili:

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente, è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf quattro anni orsono?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno, a non esercitare pressioni per ottenere il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Njet su tutta la linea

La risposta è njet su tutta la linea perché, come detto, bisogna “privilegiare la via del dialogo”. Una posizione che certo non sorprende da parte di  un governicchio federale che ha fatto della calata di braghe compulsiva il proprio marchio di fabbrica quando si tratta di politica internazionale. Non sorprende, ma rimane scandalosa. L’ennesimo schiaffo al Ticino. Per la serie: “ce ne  freghiamo dei vostri problemi, siete irrilevanti, a noi l’unica cosa che importa è non avere gabole con il Belpaese. E non siamo nemmeno d’accordo di indennizzarvi economicamente”.

Come ha scritto la Lega dei Ticinesi nel suo comunicato stampa sul tema: “Con i suoi reiterati inviti a proseguire sempre e comunque sulla via, ampiamente dimostratasi fallimentare, del dialogo inconcludente, il CF condanna la Svizzera a venire presa in giro in eterno dalla vicina Repubblica, ed il Ticino a continuare a farsi carico, da solo, dei costi esorbitanti – stiamo parlando infatti di oltre 83 milioni di Fr all’anno – della Convenzione del 1974, vetusta e superata dagli eventi”.

Due evidenze

Due cose a questo punto sono evidenti.

  • Visto che Berna non farà assolutamente nulla per spingere il Belpaese a fare la propria parte in materia di fiscalità dei frontalieri, ed adesso ne abbiamo l’ennesima conferma scritta, il Ticino deve prendere in mano la situazione. Altrimenti detto: non ci sono più scuseper il governicchio per non bloccare i ristorni, come da anni chiedono i leghisti Gobbi e Zali. La decisione sul blocco può essere presa già alla prossima seduta!
  • Il fatto che il ministro degli esteri sia il PLR KrankenCassis, parzialmente ticinese (per l’altra parte è italiano) non ha cambiato di una virgola la posizione del Consiglio federale su questo, come sugli altri dossier importanti per il Ticino. Di più. La sezione ticinese del PLR, per farsi campagna elettorale, ha fatto una giravolta sul tema dei ristorni. Fotocopiando le posizioni della Lega avversate fino a cinque minuti prima (politica Xerox: prima si denigra, poi si fotocopia) ha chiesto al governicchio cantonale tramite mozione di attivarsi per ottenere la disdetta della Convenzione del 1974. Il ministro PLR (parzialmente) ticinese Cassis, dopo aver espresso una soddisfazione del tutto incomprensibile a seguito dell’incontro inconcludente di gennaio con il suo omologo e connazionale italiano Moavero Milanesi, ha a sua volta fatto il salto della quaglia, mostrando irritazione (?) verso il continuo tira-e-molla del Belpaese. Questo per reggere la coda al giochetto propagandistico del PLR ticinese. E adesso arriva una risposta del Consiglio federale in cui la disdetta della Convenzione del 1974 viene categoricamente esclusa. Njet su tutta la linea. E’ quindi evidente che quello del PLR e di Cassis era tutto un bluff!

Lorenzo Quadri

 

Schierati con i terroristi!

La Commissione degli Stati, lo schifo: la partitocrazia non vuole espellere i jihadisti

Signore e signori, sotto le cupole federali va in onda una nuova sconcezza, l’ennesima.

Secondo la maggioranza dei politicanti della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) non si può (“sa po’ mia!”) espellere dalla Svizzera i terroristi se nel paese d’origine costoro rischierebbero la tortura o la morte. Per terroristi si intende ovviamente terroristi islamici.

Ricordiamo che nel Consiglio degli Stati la partitocrazia, ed in particolare kompagni ed uregiatti, spopolano:  a causa del sistema di elezione, sono clamorosamente sovrarappresentati per rapporto al reale seguito popolare. I risultati si vedono e sono disastrosi.

Cittadini svizzeri in pericolo

Gli antefatti sono presto detti. Il Consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi ha presentato una mozione che chiedeva l’espulsione dei terroristi islamici sempre e comunque. Assieme a Regazzi  tre cofirmatari, due dei quali sono i leghisti Pantani e Quadri. La maggioranza del Consiglio nazionale ha approvato la mozione. Adesso arrivano i signori della CIP-S a dire njet. Eccoci dunque di fronte  all’ennesima oscenità che viene propinata alla popolazione in nome del politikamente korretto e del buonismo-coglionismo.

Cosa comporta la mancata espulsione dalla Svizzera di terroristi islamici? Ovviamente, che essi rimangono sul nostro territorio, magari addirittura mantenuti dal nostro Stato sociale, col rischio – molto concreto – che organizzino delle stragi. E noi dovremmo tenerci in casa criminali altamente pericolosi perché se li rimandassimo a casa loro potrebbero rischiare di venire torturati o uccisi? Machissenefrega se questa feccia – che non ha alcun rispetto per la vita altrui – al proprio paese rischia la tortura o la pelle!

E la volontà popolare?

Adesso invece arrivano i signori della Commissione del Consiglio degli Stati, che devono essersi bevuti il cervello come aperitivo, a venirci a dire che, per salvare la buccia a terroristi pericolosi, dobbiamo mettere a rischio la vita di decine, se non di centinaia di persone oneste; e questo in casa nostra!

Altrimenti detto: secondo questi politicanti del piffero, la vita di un terrorista criminale straniero è più meritevole di protezione di quella di tanti svizzeri onesti.

E’ il colmo: i cittadini elvetici hanno votato l’espulsione dei delinquenti stranieri, e adesso la partitocrazia alla Camera dei Cantoni si arrampica sui vetri per nonrimandare a casa loro nemmeno i miliziani della Jihad. Qui siamo, evidentemente, al delirio. Ci piacerebbe proprio sapere in quali altri paesi verrebbero prese decisioni del genere!

Pubblicheremo nomi e cognomi

E’ evidente che chi partorisce una bestialità quale “non possiamo espellere i terroristi se nel paese d’origine sarebbero in pericolo”, se ne deve anche assumere la piena responsabilità. E’ quindi evidente che su queste colonne pubblicheremo nome e cognome di chi voterà contro l’espulsione dei terroristi “per non metterli in pericolo in casa loro”. Così, quando anche dalle nostre parti succederà qualcosa di tragico grazie ai criminali islamisti che ci mettiamo in casa – e non è questione di “se” accadrà, ma solo di “quando” accadrà – i familiari delle vittime sapranno quali politicanti e quali partiti ringraziare.

Ma föö di ball subito questi politicanti,che sono la rovina del paese! Del resto, è gente che vota anche per il regalo da 1.3 miliardi di Fr all’UE, per cui cosa ci potevamo aspettare?

Paese del Bengodi

La partitocrazia, a suon di cappellate politikamente korrette, sta trasformando la Svizzera nel paese del Bengodi per terroristi islamici. Anzi: l’ha già trasformata. Nessuna misura efficace per combattere gli islamisti (come ad esempio il divieto ai finanziamenti esteri alle moschee); assistenza facile a tutti i migranti economici, estremisti islamici compresi, che così possono radicalizzare stipendiati dal contribuente (ma sa po’?); e adesso addirittura decisioni politiche che privilegiano terroristi islamici (non ladri di galline! Terroristi!) e mettono in pericolo la vita dei cittadini onesti.

E dopo averne fatte peggio di Bertoldo, i politicanti della casta multikulti e spalancatrice di frontiere pensano di far fessa la gente nascondendosi dietro il patetico “Piano d’azione nazionale (uella!) contro la radicalizzazione”, ovvero dietro ad un’inutile ciofecaconcepita da burocrati federali esponenti della $inistra islamofila?

Costituzione

E i politicanti che vogliono far restare in Svizzera i terroristi islamici hanno addirittura il coraggio a venirci a raccontare ridicole fregnacce sul principio del “non-refoulement” che impedisce di espellere uno straniero se rischia trattamenti “disumani” in casa propria, dicendo che è contenuto nella Costituzione?

O tamberla, guardate che anche la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione sono contenuti nella Costituzione! Sicché, come vi siete inventati la fetecchiata della “preferenza indigena light” adesso fate il piacere di inventarvi anche il “non-refoulement light”,che NON si applica ai terroristi. Oppure le disposizioni costituzionali le “interpretate” solo quando si tratta di spalancare le frontiere stuprando la volontà popolare?Vergogna!

Se la maggioranza di una Commissione del Consiglio degli Stati, il quale si (auto)fregia di essere “il parlamento più importante della Svizzera”, è disposta, pur di obbedire al sacro dogma del politikamente korretto, a mettere in pericolo la vita dei suoi concittadini per difendere dei terroristi islamici, vuol dire che questo paese è proprio alla frutta. E sappiamo chi ringraziare. Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Lorenzo Quadri

 

Basta prese per i fondelli!

VaffanSECO! Ancora statistiche farlocche sulla disoccupazione per farci credere che…

 

L’invasione di frontalieri provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$continua a fare disastri!

Per la partitocrazia spalancatrice di frontiere, nell’imminenza delle elezioni cantonali, le cose si mettono male: sarebbe infatti il colmo se i cittadini non le chiedessero di rendere conto dello sfacelo sul mercato del lavoro ticinese.

Ma il tema è scottante anche a livello federale. Giustamente, l’avversione degli svizzeri nei confronti di un’UE fallita ed arrogante cresce sempre più.

Quindi, i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia, si agitano per fare il lavaggio del cervello al popolazzo, nel tentativo di far credere che in Ticino con la devastante libera circolazione vada tutto bene.  Eccoli dunque tornare alla carica con le loro statistiche farlocche sulla disoccupazione nel nostro Cantone. Statistiche che diventano sempre più grottesche! Vabbè che Carnevale si avvicina, ma…

Ticino: sempre più disoccupati!

Ed infatti questi burocrati bernesi, che il Ticino l’hanno visto al massimo in cartolina, pretendono di farci credere che alle nostre latitudini la disoccupazione sarebbe in calo. A loro dire, il tasso di disoccupazione in Ticino sarebbe addirittura sceso (!) dal 3.7% di fine 2017 al 3.3% di fine 2018. Sì certo, come no! E gli asini volano!

Ma questi funzionarietti chi credono di prendere per il lato B? Purtroppo per loro, lo sp-ttanamento è dietro l’angolo. Arriva dall’ILO, che è poi l’indicatore usato internazionalmente per rilevare la disoccupazione. Ed esso ci racconta una storia diametralmente opposta. Ci dice infatti che, in questo sfigatissimo Cantone, il tasso di senza lavoroè passato dal 5.9% dell’ultimo trimestre del 2017 al 6.8% dello stesso periodo del 2018! Quindi, altro che disoccupazione in calo!Crescita esponenziale!

E non solo: se pensiamo che il tasso di disoccupazione ILO della Lombardia è del 5.4%, quindi di parecchio inferiore a quello ticinese, ci rendiamo ben conto di quanto ci troviamo immersi nella palta “grazie” alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia!

Perfino la RSI, assai poco sospetta di opposizione alle frontiere spalancate, si è accorta della clamorosa discrepanza tra le barzellette propinate dalla SECO – quella che ci costa 100 milioni all’anno! – ed i dati più credibili dell’indicatore ILO. Sul tema è andato in onda nei giorni scorsi un servizio del Quotidiano.

Trucchetto svelato

Del resto, il giochetto è presto smascherato: le statistiche farlocche della SECO non registrano i senza lavoro, bensì le persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento (URC)! Non è affatto la stessa cosa, anzi! Sempre più senza lavoro non sono iscrittialla disoccupazione. Ma non certo perché hanno trovato un impiego, bensì perché sono finiti in assistenza, o in AI, oppure non percepiscono più nessuna rendita e quindi sono spariti da tutte le statistiche! Poi però ci chiediamo come mai i “tavolini magici” si moltiplicano!

L’ha capito anche il Gigi di Viganello: agli Uffici regionali di collocamento, restano iscritti solo quei disoccupati che hanno diritto alle indennità di disoccupazione, e questi diventano una parte sempre più piccola di quanti non hanno un impiego! Sicché, cari burocrati della SECO, è ora di piantarla di prendere per i fondelli la gente – evidentemente con finalità politiche – con statistiche basate su indicatori che non vogliono più dire un tubo!

Mercato saturo

La crescita dei disoccupati di lunga durata (assistenza) dimostra inoltre che, per chi perde il posto, rientrare nel “circuito” diventa sempre più difficile! E perché accade questo? Elementare Watson! Perché il mercato del lavoro ticinese è stato saturatocon frontalieri, permessi B più o meno farlocchi, padroncini e compagnia bella! E quindi per chi è nato e cresciuto qui non c’è più posto!

Per questo sfacelo, ringraziamo la devastante la libera circolazione delle persone e quelli che l’hanno voluta!

Com’era già la storiella che andava in giro a raccontare l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli prima della votazione sugli accordi bilaterali? “Con la libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”?Certo, come no! Esempio da manuale della lungimiranza dell’ex partitone!

Lorenzo Quadri

 

I 3 miliardi vadano all’AVS!

Anche nel 2018, i conti della Confederazione chiudono con un attivo enorme

 

Ma chi l’avrebbe mai detto! Per l’ennesima volta i conti della Confederella sono in “profondo nero”! Vale a dire, totalizzano attivi stratosferici invece di essere in deficit! Per l’anno di disgrazia 2018, è notizia di questi giorni, invece di un passivo di 300 milioni nelle casse federali si trova un bell’attivo di 3 miliardi! Un vero e proprio tesoretto che evidentemente va utilizzato a vantaggio dei cittadini elvetici! E certamente non va sperperato in regali all’estero! Vedi ad esempio la marchetta da 1.3 miliardi alla fallita Unione europea, che la partitocrazia spalancatrice di frontiere insiste per versare! E gli utili della Confederazione non vanno nemmeno mandati in fumo per mantenere finti rifugiati con lo smartphone o stranieri in assistenza!

Visto che, praticamente in contemporanea con l’annuncio dei mega-utili federali, è stato lanciato l’ennesimo allarme sulle presunte casse vuote dell’AVS, la quale nel 2018 ha registrato un deficit di 1.5 miliardi, è evidente che i 3 miliardi di tesoretto bisogna usarli per il primo pilastro! La Svizzera, le cui finanze sono solide (non siamo mica il Belpaese!) si può senz’altro permettere un’iniziativa di questo tipo. E non solo per il tesoretto del 2018, ma anche per quelli degli anni a venire; che non mancheranno.

Stop catastrofismi

Ed inoltre, ne abbiamo piene le scuffie degli allarmismi della casta e della stampa di regime sul deficit dell’AVS! Ohibò, in questo paese abbiamo soldi per tutto e per tutti tranne che per i bisogni dei cittadini svizzeri? Ma va là! Per risanare l’AVS non c’è necessità di mandare la gente in pensione a 70 anni, e nemmeno di aumentare l’IVA!

Cominciamo a tagliare sugli aiuti all’estero e sulla spesa per l’asilo, che insieme totalizzano lo stratosferico esborso di ben 5 miliardi all’anno! E cominciamo anche a tagliare sulla kultura per pochi intimi con la puzza sotto il naso ed il borsello rigonfio! Ed evidentemente NON regaliamo 1.3 miliardi di Fr alla fallita Unione europea che ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra!

Così facendo, vedremo che i soldi per l’AVS si troveranno senza troppa difficoltà!

Lorenzo Quadri

 

 

Avanti con le marchette all’UE

Pizzo da 1.3 miliardi: i politicanti del triciclo hanno deciso che lo dobbiamo pagare

Ancora una volta, braghe calate ad altezza caviglia davanti alla fallita UE! Adesso è il turno dei politicanti della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N), Commissione inutile se mai ce ne furono, di chinarsi a 90 gradi davanti ai balivi di Bruxelles. Anzi, di chinare la Svizzera a 90 gradi davanti a balivi che, come tutti sanno, hanno già le valigie in mano. Già, perché “Grappino” Juncker e compagnia cantante, dopo le elezioni europee di maggio, verranno spazzati via con un colpo di spugna!

La citata Commissione ha infatti deciso, a maggioranza financo piuttosto marcata (15 a 10) che la marchetta da 1.3 miliardi all’UE  va pagata.

Bravi politicanti, avanti così! Le casse dell’AVS piangono miseria (almeno, questo è quanto vorrebbero farci credere) però i miliardi da regalare alla fallita UE si trovano sempre! Con quale tolla questi signori in ottobre torneranno a mettere fuori la faccia davanti ai cittadini svizzeri per elemosinare voti, rimane un mistero.

I “grandi statisti”

Ricordiamo che il plenum del Consiglio degli Stati ha già deciso di versare il regalo miliardario all’UE, seguendo la sua Commissione della politica estera. La quale, è bene  tenerlo presente, ha deciso di pagare la marchetta con il voto determinante del suo presidente, ovvero l’eurosenatore uregiatto Pippo Lombardi. Il diretto interessato, giustamente travolto dalle critiche, ha tentato di giustificarsi dichiarando che “bisogna oliare” l’UE! La calata di braghe elevata a sistema, dunque, che – manco a dirlo – ha subito raccolto il plauso del presidente cantonale dell’ex partitone Bixio Caprara!

Complimenti, ecco come gli esponenti di punta del triciclo difendono la Svizzera!

Ma quali condizioni?

In sprezzo dei ridicolo, dopo aver calato le braghe, la CPE – N ha tentato di porre le condizioni: ovvero, il regalo da 1.3 miliardi di Fr all’UE verrà versato solo se quest’ultima riconoscerà l’equivalenza borsistica a tempo indeterminato e se non discriminerà la Svizzera.

Perdindirindina, questo sì che vuol dire farsi valere! Siamo impressionati!

Punto primo: è chiaro anche al Gigi di Viganello che i balivi di Bruxelles, una volta incassato il regalo da 1.3 miliardi (o comunque, incassata la promessa di pagare) si rimangeranno qualsiasi impegno preso, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”!

Ma soprattutto: che l’UE non discrimini la Svizzera (e tra l’altro riconoscere l’equivalenza borsistica è semplicemente un gesto di non discriminazione) non è certo un favore che ci farebbe Bruxelles! E’ il minimo, ma proprio il minimo, che possiamo pretendere da un partner con il quale, secondo la partitocrazia, staremmo in un rapporto bilaterale! Ed invece noi, per ottenere questo minimo, dovremmo ancora pagare 1.3 miliardi? Qui davvero qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole!

Lorenzo Quadri

Intanto la partitocrazia vota contro la legittima difesa

Rapina in casa a Sementina: per ora pochi casi, ma in futuro, “grazie” al triciclo…

Venerdì, poco prima di mezzanotte, in quel di Sementina due malviventi a volto coperto hanno fatto irruzione nell’appartamento di un 56enne svizzero. L’uomo è stato minacciato e legato ad una sedia, nel mentre che i rapinatori svaligiavano l’appartamento. Dopo aver messo a segno il colpo, i delinquenti si sono dileguati. Mentre la vittima è riuscita a liberarsi e a dare l’allarme. Nessuno è rimasto ferito. Questo lo scarno comunicato del Ministero pubblico su una vicenda che a noi, notoriamente beceri populisti e razzisti, fa nascere spontanea qualche domandina.

Destinati ad “europeizzarci”

Tanto per cominciare: chi sono i due rapinatori? Chissà come mai, abbiamo il sospetto che non si tratti di “patrizi di Corticiasca” (e nemmeno di Monte Carasso). Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come, le frontiere spalancate giorno e notte non avrebbero dovuto aumentare (!) la sicurezza? (Quest’ultima fregnaccia della casta non se la berrebbe nemmeno un bambino dell’asilo).

Ma soprattutto: quella messa a segno è una rapina in casa, in presenza dell’inquilino, che è stato aggredito dai malviventi. Si tratta di una “tipologia di reato” che dalle nostre parti, per fortuna, è ancora relativamente rara. Non così al di là della ramina (anche poco al di là). Non serve il Mago Otelma per prevedere quale sarà l’evoluzione in regime di devastante libera circolazione delle persone e di frontiere spalancate, ovvero di libera circolazione dei delinquenti. Anche in campo di rapine in casa, siamo destinati ad “europeizzarci”. Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$!

C’è un altro elemento da considerare. In futuro sempre più persone, soprattutto anziane (ma non solo), abiteranno da sole. Saranno quindi facile bersaglio di delinquenti senza scrupoli.

Eppure, davanti a questa situazione, in Consiglio nazionale la partitocrazia è riuscita ad affossare l’iniziativa di chi scrive che chiedeva ilpotenziamento del diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria.

Hai capito i soldatini della casta?

Prima spalancano le frontiere alla criminalità straniera violenta (perché “bisogna aprirsi”). Poi bloccano qualsiasi misura volta ad evitare l’arrivo di delinquenti stranieri, vedi la chiusura notturna dei valichi secondari – mozione Pantani, da mettere in vigore subito! – o la sospensione dei fallimentari accordi di Schengen (una decisione, questa, già presa e prolungata ad oltranza da svariati Paesi UE). Già, perché la priorità della casta internazionalista non è la sicurezza della Svizzera e dei suoi abitanti. Ma quando mai! La priorità è la sottomissione ad accordi internazionali del piffero!

Poi arriva il climax: non ancora contenta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ rifiuta scandalizzata di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria. Il che di fatto significa impedire alle vittime di difendersi, criminalizzando chi lo fa. E’ il colmo: chi si difende da delinquenti penetrati nella sua abitazione (un luogo dove chiunque ha il sacrosanto diritto di sentirsi al sicuro), e di cui ovviamente non è in grado di valutare la pericolosità, rischia di finire sul banco degli imputati. Questo è ciò che accade ora. Se poi la vittima di un’aggressione in casa si difende con un’arma da fuoco, apriti cielo! Ed infatti sempre la stessa partitocrazia ha calato le braghe davanti al Diktat dell’UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Per fortuna contro questo ennesimo sconcio è stato lanciato il referendum, che è riuscito trionfalmente. Adesso speriamo nella volontà popolare.

Il bel regalo

Cittadini inermi, disarmati, a cui si impedisce di difendersi, alla mercé di una pericolosa delinquenza d’importazione a cui si sono spalancate le porte. Ecco l’ennesimo “bel regalo” della partitocrazia alla Svizzera; ed in particolare alle regioni di confine, che sono per ovvi motivi le più esposte. Prima o poi ci scapperà il morto, e allora si saprà chi ringraziare.

C’è da sperare che i cittadini, al momento di depositare la scheda elettorale nell’urna, ne terranno debito conto.

LORENZO QUADRI

Perché il caso Lojacono non deve cadere in dimenticatoio

Modificare la legge è necessario non solo per regolare il passato, ma anche per il futuro

Nei giorni scorsi è stata presentata una nuova interpellanza al governicchio cantonale su un tema alquanto spinoso: il terrorista rosso Alvaro Lojacono Baragiola. I firmatari sono Boris Bignasca, Jacques Ducry e Sebastiano Gaffuri. Gli interrogativi sollevati sono di quelli che generano “imbarazz, tremend imbarazz”: come è possibile che un terrorista ricercato a livello internazionale abbia ricevuto il passaporto svizzero? Chi era il Consigliere di Stato a capo del Dipartimento di Polizia, degli Interni e della Giustizia al tempo dei fatti? (Risposta: Fulvio Caccia, PPD). E soprattutto: che rapporti c’erano tra il governo o tra suoi membri con la famiglia Baragiola? A questa facoltosa famiglia apparteneva infatti la madre del Lojacono, proprietaria della sfarzosa Villa Orizzonte a Castelrotto, dove, a quanto pare, nacque il merlot del Ticino. E dove il Consiglio di Stato ticinese negli anni Ottanta si recò in corpore, assieme al governo argoviese, per un incontro extra muros.A fare gli onori di casa a tutto questo popo’ di politicanti, insieme a mammà, c’era proprio lui, il brigatista pluriassassino che grazie al passaporto svizzero ha schivato, e sta tuttora schivando, un ergastolo ed una condanna a 17 anni in Italia (pur avendo trascorso 11 anni all’Hotel Stampa).

Ad aggiungere scandalo allo scandalo, il fatto che il terrorista italiano Lojacono, dopo essersi taroccato il cognome acquisendo quello della madre (Baragiola appunto), abbia beneficiato, e tuttora benefici, del pubblico impiego. Prima alla RSI, adesso all’Università di Friburgo. Alla faccia di tutti gli svizzeri onesti che si trovano in disoccupazione.

Il punto centrale

L’interpellanza Bignasca-Ducry-Gaffuri, fintamente ingenua, solleva il punto centrale della questione. Nemmeno il Gigi di Viganello è disposto a credere che il brigatista Lojacono, ricercato internazionale, con una fedina penale lunga come l’elenco del telefono, abbia potuto diventare svizzero, taroccarsi il cognome, e lavorare per enti pubblici senza connivenze altolocate. Che l’importanza della famiglia materna rende plausibili.

Il tentativo, fatto trent’anni orsono, di scaricare tutta la colpa su una funzionaria distratta che “non si sarebbe accorta”, fa, ovviamente, ridere i polli.

Reputazione internazionale?

Il problema non riguarda solo il passato, ma anche il presente ed il futuro. A riesumare il caso Lojacono, la consegna all’Italia del terrorista Cesare Battisti, pure lui latitante da oltre trent’anni, ma in America latina.

E che sia proprio la Svizzera, non qualche dittatura sudamericana, a proteggere un Lojacono, è cosa che grida vendetta. Alla faccia della famosa “reputazione internazionale”, evidentemente spolverata solo quando fa comodo, e in special modo quando si tratta di spalancare le frontiere o di calare le braghe davanti a qualche Diktat europeo.

Se Lojacono, invece di un brigatista, fosse stato un criminale nazista, sarebbe stato estradato da un bel pezzo. Senza andare troppo per ilsottile. E senza tante pippe mentali giuridiche (alcune al limite dell’orripilante).

Pensare al futuro

Il punto è il seguente: i terroristi devono poter essere estradati anche se hanno il passaporto svizzero. Se la legge attuale non lo consente, la si modifica. E non si tratta solo di risolvere un singolo caso, per quanto scandaloso. Non si fanno leggi “ad personam”. Il problema diventerà presto di stretta attualità con i terroristi islamici beneficiari delle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia. Per questo, il caso Lojacono non deve essere un fuoco di paglia legato ad un evento contingente come la consegna di Battisti all’Italia, destinato a cadere nel dimenticatoio allo scandalo successivo.

Le regole sulle estradizioni vanno corrette ed aggiornate non solo per sistemare il passato e per rendere finalmente giustizia, dopo quarant’anni, alle famiglie delle vittime del Lojacono – il quale ha ancora la faccia di tolla di calare lezioni di umanità! – ma anche per tutelarci in prospettiva futura. Quando non avremo più a che fare con brigatisti rossi in età AVS, ma con seguaci del terrore islamico.

LORENZO QUADRI

Naturalizzare tutti per non creare “tensioni inutili”

La partitocrazia regala passaporti rossi. E con motivazioni sempre più bislacche

Non abbiamo intenzione di tollerare né le naturalizzazioni “per quieto vivere” di stranieri non integrati, e nemmeno la continua denigrazione di chi giustamente pretende rigore nel concedere l’attinenza comunale!

Cari $ignori del triciclo PLRPPD- P$ (soprattutto questi ultimi): il passaporto elvetico è prezioso, anche se alcuni di voi lo considerano carta straccia

In quel di Locarno tornano a tenere banco le naturalizzazioni “dubbie”. Nella sua ultima seduta il Consiglio comunale ha dibattuto su tre candidature. Secondo quanto riportato sui giornali, i contrari alle tre naturalizzazioni hanno sottolineato che i candidati discussi, pur vivendo da vario tempo da noi, parlerebbero male l’italiano e non avrebbero “familiarizzato con il modo di vivere, gli usi ed i costumi svizzeri”. Da notare che il relatore del rapporto contrario alla concessione dell’attinenza comunale è un esponente del PLR e non un leghista populista e razzista. Alla fine, però, l’hanno spuntata i favorevoli. E così, grazie alla partitocrazia, sono state concesse tre nuove naturalizzazioni facili.

Alcune considerazioni

Chi scrive evidentemente non conosce il dossier né le persone coinvolte, quindi non è in grado di esprimersi sull’effettiva integrazione dei candidati. Tuttavia alcune considerazioni di carattere generale sulle naturalizzazioni facili sono possibili e doverose.

1) Il conferimento della cittadinanza elvetica è un atto irreversibile. Il passaporto rosso, una volta concesso, non può più essere ritirato. A meno che il neosvizzero si renda colpevole di terrorismo. Essendo la Svizzera diventata, grazie alle frontiere spalancate ed al fallimentare multikulti, il paese del Bengodi per estremisti islamici, i casi di terroristi naturalizzati sono destinati a moltiplicarsi. Ma anche in quel caso, arriverà qualche giudice straniero della Corte europea dei diritti dell’uomo a blaterare che espellere questi terroristi “sa po’ mia” perché sarebbero in pericolo nel paese d’origine. Ergo, la naturalizzazione è un atto irreversibile (e lo rimane anche ai tempi dell’Isis). Di conseguenza, se sussistono dubbi non va concessa.

2) La naturalizzazione non è il punto di partenza del percorso d’integrazione, bensì il punto d’arrivo. La concessione della cittadinanza elvetica è il riconoscimento dell’avvenuta integrazione, non un incentivo per continuare ad integrarsi (e poi, una volta che il neo-svizzero ha portato a casa il passaporto rosso… passata la festa, gabbato lo santo).

3) Durante il dibattito in Consiglio comunale (partendo dal presupposto che quanto riportato sui giornali sia fedefacente), da parte dei favorevoli alla naturalizzazione facile dei candidati di “dubbia integrazione” si è sentito un campionario di “perle”.

Del tipo: a) “Si parla di atti amministrativi e non politici o intrepretativi”; “Ci sono interpretazioni influenzate da pregiudizi”. E no, la naturalizzazione non è un atto amministrativo. E’ un atto politico. Quindi comporta una scelta politica. Creare un nuovo cittadino elvetico non è come compilare un formulario delle imposte. Oltremodo squallido il tentativo, da parte della gauche-caviar, di squalificare i dubbi sull’effettiva integrazione di un candidato come dei “ pregiudizi”. Ennesima dimostrazione e dell’intolleranza della $inistra nei confronti di chi osa pensarla diversamente.

b) “ Al posto di affrontare il concetto di integrazione bisogna promuovere il rispetto reciproco”. Non si vede perché una cosa dovrebbe escludere l’altra. Ma è degno di nota il tentativo di smontare il requisito dell’integrazione, in nome della consueta massima $inistrata: “devono entrare tutti, devono restare tutti e tutti devono diventare svizzeri”: e quindi, non si parli più di integrazione! Visto che tale concetto “si presta ad interpretazioni” lo aboliamo direttamente e diamo il passaporto a rosso a tutti! Bella prospettiva, complimenti. Bella per quelle forze politiche che svendono la Svizzera ogni giorno e quindi, per far passare le loro posizioni antisvizzere e per ottenere sostegno elettorale, hanno bisogno di naturalizzati che non si sentano svizzeri, che non si riconoscano nelle peculiarità svizzere e che votino ed eleggano di conseguenza.

c) “ Polemiche che creano tensioni inutili e controproducenti”. Ah ecco. Adesso sollevare dei legittimi dubbi sull’integrazione degli aspiranti al passaporto elvetico significa “creare tensioni inutili e controproducenti”.

Sicché, “per non creare tensioni”, facciamo diventare svizzero chiunque lo richieda! d) Per finire, la chicca: “ bisogna esplorare nuove forme di partecipazione, coinvolgere maggiormente gli stranieri che vivono qui (…)”. In altre parole: bisogna fare in modo che tra uno svizzero ed un migrante non ci sia più alcuna differenza. Il passaporto rosso deve diventare carta straccia. E a questo punto, già che ci siamo, introduciamo il voto agli stranieri.

Preoccupante

Il fatto che la maggioranza del legislativo locarnese, approvando le tre naturalizzazioni contestate, abbia deciso di dar retta alle posizioni sopra indicate è preoccupante.

Dimostra come le naturalizzazioni facili siano una realtà, ovviamente non solo in riva al Verbano. Testimonia del tentativo di denigrare e di ricattare moralmente chi chiede rigore nella concessione della cittadinanza svizzera. E lo chiede perché – piaccia o non piaccia ai sinistrati spalancatori di frontiere e multikulti – il passaporto svizzero è prezioso.

Andazzo generalizzato

Questo andazzo evidentemente non si manifesta solo a Locarno. Basti pensare che il padre basilese musulmano che vietava alle figlie la partecipazione alle lezioni di nuoto aveva una domanda di naturalizzazione in corso. E come la mettiamo con quei candidati e quelle candidate al passaporto rosso che durante l’esame rifiutano di dare la mano alle persone del sesso opposto? Li facciamo diventare tutti svizzeri perché in fondo riconoscersi nel nostro modo di vivere, nei nostri usi e costumi è un fatto secondario, e poi, suvvìa, mica vorremo “creare delle tensioni inutili” con l’assurda e razzista pretesa che un neo-cittadino elvetico si senta anche svizzero!

La pazienza è finita

E’ sempre più evidente che in campo di naturalizzazione urge un giro di vite. Le naturalizzazioni facili di persone non integrate “per quieto vivere”, “per non discriminare” e per altre analoghe “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) non siamo disposti a tollerarle.

LORENZO QUADRI

Richiesta del casellario: una storia di successo!

Ma guarda un po’: la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale serve! Come abbiamo letto la scorsa settimana, la prassi introdotta da Norman Gobbi nel 2015 ha impedito il rilascio o il rinnovo di un permesso B o G a 251 delinquenti pericolosi. Tutta foffa straniera che, senza la richiesta del casellario – “grazie” alla devastante libera circolazione delle persona voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ – adesso si troverebbe sul nostro territorio a combinarne peggio di Bertoldo. O magari alloggerebbe a nostre spese all’Hotel Stampa (creato per l’appunto per i delinquenti stranieri, che costituiscono fino all’80% degli “ospiti”) dove ci costerebbe 400 Fr al giorno.

Pochi?

A chi dice che 251 permessi rifiutati o non rinnovati sono pochi è facile replicare: 1) 251 delinquenti pericolosi in meno in Ticino certamente non sono pochi! 2) Ovviamente questa statistica non tiene conto (e come potrebbe?) dell’effetto deterrente. Ossia di tutti quelli che, sapendo della richiesta dell’estratto del casellario, hanno rinunciato a presentare domanda per un permesso di frontaliere o di dimorante. E questi casi potrebbero essere migliaia!

Carichi pendenti

E’ anche opportuno ricordare che inizialmente, per maggior sicurezza, veniva richiesto anche il certificato dei carichi pendenti; il casellario infatti contiene solo condanne cresciute in giudicato. Purtroppo però la partitocrazia in governicchio, davanti alle pressioni congiunte del Belpaese – che non ha apprezzato la misura (i vicini a sud immaginano forse di rifilarci i loro criminali?) – e dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, che si schierano sistematicamente contro il Ticino e dalla parte dell’Italia, ha calato le braghe sui carichi pendenti.

Il tirapiedi dell’ex ministra

Ma c’è di peggio, e non bisogna dimenticarlo. La burocrazia federale, e per essere precisi l’ex Segretario di Stato De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, ha pure tentato di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché questa a sua volta chiedesse al governicchio di rinunciare alla richiesta del casellario. Perché, blaterava lo spocchioso burocrate, bisogna “oliare” i rapporti con il Belpaese. Ohibò, ‘sta fregnaccia del “bisogna oliare” cominciamo a sentirla un po’ troppo spesso! A cosa servano simili operazioni di lubrificazione lo hanno capito anche i sassi: a niente. Infatti il Belpaese ci prende per i fondelli all’infinto sul nuovo (ormai non più tanto nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Inoltre, sentenziava De Watteville, il casellario sarebbe “inutile”. Come no! Si fosse dato retta a questo balivo bernese, adesso non avremmo né il casellario né men che meno l’accordo fiscale sui frontalieri. Ed in Ticino si trasferirebbe allegramente tutta la foffa. Perché, per immaginare che Roma avrebbe sottoscritto il citato accordo in cambio dell’abolizione del casellario, bisogna essersi bevuti il cervello. Eppure questi sono i ragionamenti (?) che vengono fatti nell’amministrazione federale. E non dall’ultimo güzzalapis arrivato, ma dei vertici! Da chi decide la linea diplomatica da tenere! E poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti restano regolarmente fregati?

E il colmo è che perfino il triciclo PLR-PPD-P$ in governicchio si era detto pronto a rinunciare alla richiesta del casellario in cambio della firma italica sull’accordo fiscale. Non se ne è fatto nulla.

Valichi da chiudere

C’è anche un altro aspetto da tenere presente. I burocrati federali che hanno tentato di venderci la fanfaluca che la richiesta del casellariogiudiziale “non serve”, sono gli stessi che hanno sabotato la chiusura notturna dei valichi secondari, approvata dal parlamento federale che ha sostenuto la mozione della leghista Roberta Pantani. Con che argomento? Che non serve, ça va sans dire!

E’ quindi evidente che sulla chiusura notturna dei valichi occorre tornare alla carica perché – nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito – in linguaggio bernese “non serve” equivale a: “non piace alla vicina Repubblica, rispettivamente ai funzionarietti di Bruxelles”. E davanti a questa gentaglia, secondo la casta, noi svizzerotti dovremmo sempre e comunque chinarci a 90 gradi!

LORENZO QUADRI

Canone radioTV: sul furto da 600 milioni scandalosa omertà

Una decina di giorni fa, il quotidiano romando LeMatin, che ormai esiste solo in versione online (www.lematin.ch), ha fatto un’interessante scoperta, che ha spiegato in un lungo ed approfondito servizio, corredato con tabelle di calcolo.

La Serafe, ovvero la società d’incasso incaricata della riscossione del canone più caro d’Europa al posto della famigerata Billag, su indicazione dei burocrati delrUfficio federale delle comunicazioni (UFCOM) nell’anno di disgrazia 2019 ci ruberà 600 milioni. Questa cifra andrà a costituire untesoretto, estorto ai cittadini, di cui beneficerà in massima parte l’emittente di regime SSR.

Le mani nelle tasche

Le modalità della ruberia le ha ben spiegate Le Matin nel servizio citato. Si tratta della fatturazione parziale che le economie domestiche starno ricevendo per posta. La popolazione svizzera è infatti stata divisa in 12 “fasce” di pagatori, una per ogni mese. La divisione, dice l’UFCOM, è avvenuta in modo casuale. Chi – ad esempio viene chiamato alla cassa per ottobre, riceve una fattura parziale del canone, per i primi 10 mesi dell’anno, quindi da gennaio ad ottobre 2019. In seguito riceverà il canone intero, da 365 Fr, per i 12 mesi successivi (novembre 2019 – novembre 2020). Dove sta l’inghippo? Sta nel fatto che il canone non è come un abbonamento ad un giornale. Non ha un termine. Va pagato a vita (a meno di un trasferimento all’estero). Quindi con le fatture parziali si crea un indebito tesoretto. Per l’anno 2019, il canone risulta maggiorato. Si mettono le mani nelle tasche dei cittadini per ingrassare ulteriormente l’emittente di regime (peraltro già gonfiata come una rana). Che poi uti-UFCOM lizza i soldi del canone per fare propaganda politica e lavaggio del cervello a favore dell’UE, delle frontiere spalancate, dell’immigrazione incontrollata, dei finti rifugiati, e contro gli odiati “populisti”. Oltre a fare campagna elettorale ai suoi protetti ed alle sue protette tramite inviti compulsivi a pontificare in video.

Restituire il maltolto!

Fatto sta che chi, per sfiga sua, si è trovato inserito nel gruppo di quanti cominceranno a pagare il canone pieno a dicembre 2019, e quindi riceverà una fattura parziale superiore ai 300 Fr, di fatto paga quasi un anno di canone in più. Che non gli verrà mai dato indietro.

Come promesso la scorsa settimana, la Lega non intende stare a guardare. E pretenderà dall’Uflìcio federale delle comunicazioni – la cui nuova responsabile politica è la kompagna Simonetta Sommaruga – che il maltolto venga restituito fino all’ultimo centesimo. Ve lo diamo noi il tesoretto per i compagni di merende della SSR!

Omertà della casta

Allo scandalo del ladrocinio perpetrato dalla “banda bassotti” UFCOM – SSR – Consiglio federale se ne aggiunge un altro. Quello dell’omertà. Qui si stanno rubando ai cittadini svizzeri 600 milioni di Fr – quasi la metà del famigerato contributo di coesione che la partitocrazia vuole regale alla fallita UE “per oliare” – ma nessuno fa un cip. Solo il Mattino e il Mattinonline hanno ripreso il servizio di Le Matin. Solo la Lega ha preso posizione. Dov’è la partitocrazia?

Non pervenuta; come al solito quando ci sono di mezzo gli amichetti dell’emittente di regime. Meglio tenerseli buoni: non sia mai che, se li facciamo arrabbiare, poi non veniamo più invitati a mettere fuori la faccia davanti alle telecamere; vero, politicanti del triciclo?

Difensori dei consumatori?

E le associazioni a tutela dei consumatori? Disperse nelle nebbie! Chiaro: queste associazioni sono ormai delle succursali del P$, ovvero il partito che ha colonizzato le redazioni della SSR. E dunque: citus mutus! Cane non mangia cane!

Basti pensare che la neodirettrice del DATEC autore del ladrocinio, ovvero la kompagna Simonetta Sommaruga, prima di entrare nel governicchio federale faceva la presidenta dell’Associazione svizzera dei consumatori…

adesso, con il furto da 600milioni, abbiamo un bell’esempio concreto di come la Simonetta difende i consumatori.

Piccole imprese

C’ Intanto, in queste settimane, i titolari di piccole imprese stanno ricevendo dalla Serafe la bolletta del canone. “Perché devo pagare il canone per la mia ditta, dove non ci sono televisori – si chiedono questi piccoli imprenditori –

quando già lo pago come persona privata, sia io che i miei dipendenti?

Risposta: perché così hanno voluto, nell’ordine: la Doris uregiatta, i suoi burocrati, il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali e la risicata maggioranza della popolazione svizzera che nel giugno del 2015 ha accettato la nuova legge sulla radiotelevisione, la quale ha trasformato il canone radiotelevisivo in una tassa pro SSR. L’affossamento della “criminale” iniziativa No Billag ha fatto il resto.

“Opting ouf

E chi non ha né una radio, né un televisore, né un’autoradio, né una radiosveglia, né un allacciamento ad internet, né uno smartphone, né un tablet e quindi in nessun modo può guardare la TV o ascoltare la radio? Paga lo stesso. Con quest’unico correttivo: bontà (?) della casta, per cinque anni potrà esercitare il diritto di “opting out” (uella). Ossia, potrà chiedere per iscritto ai balivi della Serafe (avanti con la burocrazia!) di essere esentato dal pagamento del canone, autocertificando nell’apposito formulario l’assenza di un qualsiasi apparecchio “atto alla ricezione” (il formulario contiene l’elenco degli apparecchi proibiti) e contemporaneamente autorizzando l’UFCOM a svolgere controlli a sorpresa a casa sua per verificare l’esattezza di quanto dichiarato.

E se per caso ha fatto il furbetto… megamulta da 5000 Fr!

Vogliono dissanguare la nostra socialità!

Ohibò: perfino il blasonato quotidiano radikalchic zurighese Tages Anzeiger si è accorto che la direttiva UE sulla cittadinanza avrebbeconseguenze disastrose sui costi della socialità in Svizzera.

La direttiva in questione ci verrebbe imposta da Bruxelles nel caso in cui i politicanti federali fossero tanto stolti da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale; quello che piace all’italosvizzero KrankenCassis (PLR), al gremio di soldatini PLR di Economiesuisse, ed in generale alla casta.

Infatti, se la Svizzera, grazie ai camerieri di Bruxelles sotto le cupole federali, decidesse di firmare l’ignobile accordo quadro, il risultato sarebbe che non potremmo di fatto più allontanare nessuno straniero cittadino UE a carico dell’assistenza. Dovremmo mantenere tutti! Non solo disoccupati arrivati in Svizzera con contratti di lavoro farlocchi che “misteriosamente” vengono disdetti poche settimane dopo l’ottenimento del permesso di dimora. Anche immigrati che in Svizzera non hanno mai lavorato, studenti, e chi più ne ha più ne metta!

E’ evidente che una simile scellerata regolamentazione provocherebbe un autentico assalto alla diligenza ai danni delle casse del nostro Stato sociale! E poi i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, che vogliono una simile aberrazione, hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non ci sono soldi per l’AVS e che quindi dobbiamo andare in pensione a 90 anni? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

A ciò si aggiunge che, sempre in base alla citata direttiva UE, non potremmo più espellere nessun criminale straniero se questo è cittadino UE. Di conseguenza, la votazione popolare sull’espulsione degli stranieri che delinquono verrebbe bellamente cancellata dalla casta, nella sua fregola di servile sottomissione ai padroni di Bruxelles!

Interpellata dal TagesAnzeiger sui costi che potrebbe comportare per il solito sfigato contribuente rossocrociato l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza, la Segreteria di Stato per la migrazione ha affermato che “non ci sono calcoli affidabili”. Chiaro: per questi burocrati l’obiettivo è calare le braghe sempre e comunque. Costi quel che costi. Tanto paga Pantalone!

Come mai in Svizzera non esistano ancora i gilet gialli, rimane un mistero.

LORENZO QUADRI

Per il P$ si mette malissimo

Ex funzionario abusatore: compaiono nuovi nomi. Guarda caso, tutti $ocialisti

Mentre il colpevole continua a beneficiare dell’anonimato – fosse stato leghista, sarebbe già stato pitturato da un pezzo in prima pagina su tutti i giornali – il suo partito, autocertificato grande difensore delle donne ed abituato a calare la morale agli altri (naturalmente a senso unico) si trova in grosse difficoltà. La cadrega governativa traballa?

Si allarga lo scandalo “in salsa $ocialista” dell’ex funzionario abusatore targato P$ (già consigliere comunale di Lugano nonché collaboratore del defunto quindicinale sedicente satirico Il Diavolo). Sulla scena compaiono nuovi personaggi, secondo la gerarchia del DSS, che a loro volta ne coinvolgono altri. Ed infatti, accertate le pesanti colpe dell’ex funzionario, si tratta ora di fare piena chiarezza su chi ha imboscato le segnalazioni nei suoi confronti, permettendogli così di farla franca per anni. Al punto che taluni reati sono perfino caduti in prescrizione, e l’abusatore reiterato non andrà nemmeno in prigione.

Chiaro: le nostre leggi e la nostra giustizia, come sappiamo da un po’, sono inflessibili solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie dell’aberrante Via Sicura. Con i delinquenti veri, invece… vai col buonismo- coglionismo!

Nuovi nomi

Sicché nei giorni scorsi è salito alla ribalta il nome di Ivan Pau Lessi, attualmente pensionato, già capo dell’Ufficio delle famiglie e dei minorenni, nonché ex municipale P$ di Giubiasco, nonché nominato sempre dal P$ nel Consiglio della magistratura. Sentendosi chiamato in causa dalle dure parole del giudice Marco Villa contro lo Stato che “non ha ascoltato le vittime”, Pau Lessi ha trasmesso un memoriale al CdS e si è autosospeso (?) dal Consiglio della magistratura. Non stiamo ovviamente a ripetere quanto già scritto su tutti i giornali nei giorni scorsi. Al proposito, però, una considerazione: questa moda politikamente korretta delle autosospensioni ci pare proprio, per citare il ragionier Fantozzi, “una cagata pazzesca”; ed oltretutto, che valore legale ha? Delle due l’una: o non hai nulla da rimproverarti ed in quel caso rimani al tuo posto, oppure hai combinato qualcosa e allora non ti “autosospendi”, ma ti dimetti. A maggior ragione ti dimetti dal Consiglio della magistratura, che è un’istituzione importante e non la bocciofila di Corippo (con tutto il rispetto per Corippo).

Cosa vuol dire “mi autosospendo”? Che forse ho la coscienza sporca ma aspetto che me lo dica l’inchiesta amministrativa?

Pau Lessi ha a sua volta tirato in ballo il proprio superiore dell’epoca, ossia Roberto Sandrinelli, aggiunto di direzione presso la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie nonché – ma tu guarda i casi della vita – candidato P$ al Consiglio di Stato nel 2011.

Il nome di Martino Rossi, già direttore della Divisione appena citata nonché ex capogruppo P$ (e ridàgli!) in Consiglio comunale di Lugano, era invece già uscito la scorsa settimana.

Il beneficio dell’anonimato

Parlando di nomi, l’unico che non appare sui media è proprio quello dell’ex funzionario abusatore. Perché non compare? Perché, in sprezzo del ridicolo, gli organi d’informazione si trincerano dietro il pretesto della “protezione delle vittime”. Che, nel caso specifico, è un’inaudita presa per i fondelli.

In effetti, l’autore è già identificato con ruolo, funzione, compiti, anni in cui era in attività, carica politica rivestita in passato, collaborazioni con il defunto quindicinale sedicente satirico contiguo al P$ “Il Diavolo”, eccetera. In presenza di tutti questi elementi noti, l’identità dell’innominabile funzionario-abusatore $ocialista è un segreto di pulcinella. Quindi, la pubblicazione del nome non cambierebbe nulla sul piano dell’identificabilità delle vittime. Cambia solo su quello dell’identificabilità del delinquente. Evidentemente nel caso concreto si ha a che fare con un protetto del partito “giusto” a cui si vuole risparmiare la gogna mediatica che invece altri – senza l’appartenenza politica giusta e senza gli amici giusti – hanno dovuto subire ad oltranza per reati assai meno schifosi.

Ribadiamo per l’ennesima volta: se l’innominabile ex funzionario P$ fosse stato un leghista, si sarebbe immediatamente trovato pitturato in prima pagina con nome, cognome e fotografia.

Qualcuno ha parlato

Qualcuno però ha parlato, o meglio ha scritto. Trattasi dell’avvocato Tuto Rossi che sulla sua pagina facebook (che chiunque può consultare) non solo ha pubblicato nome e cognome dell’ex funzionario, ma ha spiattellato particolari di una vicenda giudiziaria che, evidentemente, conosce bene.

Tra questi il seguente, allucinante estratto dell’atto d’accusa: “Nel 2001 il funzionario statale ultraquarantenne, ha convinto il Consiglio di stato a fondare il Forum dei Giovani e a nominarlo coordinatore.

Fin dalla prima riunione ha messo gli occhi su ragazzine di 15 anni. Con almeno una ha avuto frequentazioni intime; ha poi individuato quella più fragile che un paio d’anni dopo ha portato a casa sua, l’ha drogata e costretta a subire l’atto sessuale. Ha poi portato in Italia e dato in pasto a una coppia di suoi amici scambisti una ragazzina appena diciottenne, e dopo averle fatto assumere droga “per farla sciogliere di più”, le hanno fatto (…).

Si è procurato alcuni taglietti ai polsi (facilmente ricuciti da un’amica ginecologa) per ricattare una giovane sostenendo che si sarebbe suicidato se lei non gli avesse praticato un coito orale.

Ha approfittato di una proiezione riservata della Commissione Cinema Giovani, di cui era Presidente, per infilare le dita nella vagina di una sua dipendente continuando nell’atto, anche se la giovane piangeva”.

Diteci voi se un simile soggetto merita di godere dell’anonimato solo perché è del partito “giusto” e con gli amici “giusti”!

Strumentalizzazioni calunniose?

Già che parliamo di partito. Il kompagno Igor Righini, presidente del P$, evidentemente in enormi difficoltà – diciamo pure che, a seguito di questa storiaccia, il partito $ocialista è immerso a bagnomaria nella palta – se ne è uscito a dire che accostare il partito all’accaduto sarebbe una “strumentalizzazione politica calunniosa”.

Ö la Peppa!

Allora: il funzionario abusatore innominabile è P$ (ex consigliere comunale di Lugano nonché collaboratore del Diavolo); Pau-Lessi è P$ (ex municipale di Giubiasco e membro autosospeso (?) del consiglio della magistratura); Roberto Sandrinelli è P$ (già candidato al Consiglio di Stato nel 2011); Martino Rossi è P$ (già capogruppo in consiglio comunale di Lugano); Patrizia Pesenti (direttrice del DSS al tempo dei fatti) è P$… Tutti esponenti del partito $ocialista, sedicente grande difensore delle donne nonché abituato a calare la morale agli altri, naturalmente sempre e solo a senso unico!

Però il presidente del partito $ocialista kompagno Righini sostiene che citare il P$ è squallida e calunniosa strumentalizzazione politica?

Come diceva Totò: “Ma ci faccia il piacere”!

LORENZO QUADRI

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Iniziamo dai dati nudi e crudi emersi questa settimana: circa 80 persone incarcerate su cento in Ticino l’anno scorso era di nazionalità straniera (per essere precisi l’82% nel carcere Giudiziario della Farera e il 70% al Penitenziario della Stampa). Siamo un Cantone di frontiera, in pratica la porta d’entrata per chi giunge in Svizzera da Sud o d’uscita per coloro che lasciano la nostra nazione. La nostra posizione geografica ci mette per forza di cose a confronto con flussi di persone che altri Cantoni non conoscono. E non si può essere ingenui al punto da pensare che tra tutti questi cittadini che entrano ed escono ci siano solo fior di galantuomini.

“È proprio per questo motivo che si rende necessario il costante controllo di tutto il territorio cantonale, e delle zone più vicine alla frontiera in particolare, se vogliamo mantenere elevata la sicurezza in Ticino!” afferma Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Sicurezza che è sempre stata e sempre sarà la priorità numero uno della mia attività politica.”

Molte sono state le misure implementate dal Consigliere di Stato leghista per il raggiungimento di questo obiettivo, sostenuto da fatti e cifre che dimostrano chiaramente quanto il Ticino sia diventato e continua a essere sempre più sicuro. Ne è un esempio la ristrutturazione e il potenziamento della Polizia cantonale, oggi in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai fenomeni criminali e di agire anche in funzione deterrente; la collaborazione con il Corpo delle Guardie di Confine, senza dimenticare l’introduzione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale nelle richieste di permessi per gli stranieri. Nel corso di queste due legislature i cambiamenti sono stati tangibili.

Ma torniamo ai dati statistici diffusi questa settimana, i quali permettono di approfondire con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni la gestione delle nostre strutture carcerarie.

“Al Penitenziario vige un sistema rigido di controlli, sicuramente il regime più performante di tutta la Svizzera, il quale permette di evitare possibili problemi in questa struttura chiusa. E ben sappiamo che basta poco per accendere pericolose micce e creare minacce effettive anche ai danni di donne e uomini chiamati a garantire la sicurezza all’interno del carcere”, commenta Norman Gobbi. “I risultati sono ottimi e incoraggianti, anche perché tale fermezza resta comunque rispettosa della persona.”

La massiccia presenza di stranieri tra la popolazione carceraria contribuisce a innalzare il livello di potenziale pericolo. Uno di questi è legato alle varie forme di radicalizzazione (in particolare di matrice islamica) che potrebbero verificarsi e che in altre strutture, per esempio nella Svizzera francese, sono effettivamente avvenute.

Il lavoro svolto al Penitenziario è davvero efficace, perché vengono messe in atto tutta una serie di misure per evitare l’insorgere di questi fenomeni di radicalizzazione. Fino a oggi, grazie a questi sforzi, siamo sempre riusciti a scongiurare tali pericoli. E questo testimonia la bontà del lavoro svolto giornalmente e puntualmente dalle collaboratrici e dai collaboratori attivi nei vari ambiti della nostre strutture di espiazione di pena.”

Un ruolo importante lo giocano inoltre le misure di occupazione e reinserimento di chi sconta la pena. I detenuti possono lavorare in una falegnameria, in una legatoria, in una stamperia; vi è un reparto d’assemblaggio di giocattoli e vengano stampate le targhe per le vetture immatricolate in Ticino. Senza dimenticare coloro che sono impiegati nei laboratori dei servizi interni: cucina, lavanderia e stireria. “ L’obiettivo –conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – mira al reinserimento del detenuto nella società una volta scontata la pena, per scongiurare i rischi di recidiva”. Da un lato quindi fermezza dei controlli interni sui detenuti, ma dall’altro anche l’impegno verso una loro compiuta riabilitazione.

Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

 

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri

Iniziativa sugli insediamenti stop alla sindrome di Tafazzi

Con il populismo di $inistra, la Svizzera si è già scottata più volte: vedi “Via Sicura”

Inutile nascondersi dietro un dito. Se si vuole la libera circolazione delle persone senza limiti, se si vuole “far entrare tutti”, la logica conseguenza è che bisogna costruire, quindi cementificare, per alloggiare i nuovi arrivati. E bisogna pure costruire le infrastrutture necessarie, strade in primis

Eccessiva, ideologica, antisvizzera. Queste le caratteristiche dell’iniziativa  “Contro la dispersione degli insediamenti” lanciata dai giovani verdi, su cui saremo chiamati a votare il prossimo 10 febbraio. L’ iniziativa prevede di bloccare a tempo indeterminato le zone edificabili sul nostro territorio.

Un’iniziativa del genere andrebbe respinta già solo per il suo pacchiano antifederalismo. Il federalismo è infatti un valore svizzero, che però certa partitocrazia internazionalista vorrebbe rottamare. Per contrastare questo andazzo, le proposte che prevedono di togliere competenze ai Comuni ed ai Cantoni per consegnarle su un piatto d’argento ai burocrati  federali andrebbero bocciate già di bel principio. A maggior ragione quando si tratta, come in questo caso, di gestione e pianificazione del territorio.  Cioè delcompito di prossimità per eccellenza.

Populismo di $inistra

Nel merito del contenuto dell’iniziativa: si tratta di un ulteriore sfoggio di populismo di sinistra (alla faccia di chi continua a rinfacciarlo all’odiata “destra”). Nel 2013 il popolo ha accettato la revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT), con misure incisive volte a contrastare la dispersione degli insediamenti. Per passare da una regolamentazione restrittiva ad una talebana come quella proposta dai verdi, e questo nel giro pochissimi anni, dovrebbe essersi verificata nel frattempo una situazione di grave emergenza. Per fortuna non è così. Gli iniziativisti parlano alla pancia dei cittadini (stranamente, quando lo fa la “destra” è uno scandalo, quando invece lo fa la sinistra va tutto bene) ricamando sull’allarme cementificazione. Che nel corso degli anni si siano costruite varie brutture è manifesto. Ma è anche il caso di ricordare che in Ticino gli insediamenti ricoprono circa il 5.6% del territorio, le zone agricole il 12.9%, e che oltre la metà della superficie del Cantone è composta da bosco. Possiamo quindi permetterci di restare su una via restrittiva ma ragionevole, regolata da una base legislativa moderna: le disposizioni che datano del 2013, non del 1913, quindi non possono certo essere considerate superate dagli eventi. Non servono derive estremiste.

Del resto il disastro fatto con Via Sicura, con l’attuale “coda polemica” a proposito della dottoressa milanese del traffico, dovrebbe aver aperto gli occhi su quel che succede quando si legifera sotto la pressione del populismo rossoverde. Stesso discorso per l’uscita della Svizzera dal nucleare, decisa di pancia e – ma guarda un po’ – nell’approssimarsi delle elezioni federali del 2011 sull’onda di quanto accaduto a Fukushima. Ai cittadini elvetici il prezzo (in soldoni) di questa scelta riserverà tante amare soprese.

I nostri borselli

Anche l’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti” avrebbe conseguenze per i nostri borselli. Una sua approvazione farebbe aumentare i costi dei terreni e quindi delle case e quindi gli affitti. Senza contare che essa toccherebbe anche le edificazioni pubbliche: scuole, case per anziani, centri sportivi, ospedali, eccetera.

Degno di nota che gli iniziativisti denuncino gli eccessi edilizi senza però affrontare il vero problema. Che è quello migratorio. Se si vuole la libera circolazione delle persone senza limiti, se si vuole “far entrare tutti”, la logica conseguenza è che bisogna costruire, quindi cementificare, per alloggiare i nuovi arrivati. E bisogna pure costruire le infrastrutture necessarie, strade in primis. Non stiamo parlando di quattro gatti: ogni anno immigrano in Svizzera dalla sola UE circa 80mila persone. Per proteggere il paesaggio, bisognava sostenere l’iniziativa Ecopop, che prevedeva dei tetti massimi per l’immigrazione (articolo 2: “In Svizzera la popolazione residente permanente non può crescere in seguito ad immigrazione di oltre lo 0,2 per cento annuo nell’arco di tre anni”).

Invece i primi a sparare addosso a quell’iniziativa ed ai suoi promotori, denigrando l’una e gli altri con le consuete accuse di “fascismo”, furono proprio i rossoverdi.

Di operazioni tafazziane (dal noto personaggio televisivo che si martellava i “gioielli di famiglia” con una bottiglia) sotto pretesti ambientali ne abbiamo già fatte a sufficienza. Cerchiamo di non reiterare. Il  10 febbraio votiamo No all’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti”.

Lorenzo Quadri