Impongono il multikulti con l’intimidazione e la censura!

La libertà d’espressione non esiste più: dell’Islam si può solo parlare bene, sennò…

 

Ennesima dimostrazione che l’asservimento della Svizzera agli islamisti progredisce a ritmo serrato, grazie alla partitocrazia imbesuita dal multikulti e dal buonismo-coglionismo.

Nei giorni scorsi in Consiglio nazionale l’ex partitone, in tandem con i $inistrati ro$$overdi, è riuscito nella sfolgorante impresa (?) di bocciare un’iniziativa parlamentare che chiedeva l’espulsione automatica dei terroristi islamici. Sui kompagnuzzi spalancatori di frontiere ed islamizzatori della Svizzera – vorrebbero addirittura rendere l’Islam religione ufficiale – non vale nemmeno la pena spendere ulteriori commenti. Che il PLR si accodi, tuttavia, è preoccupante. Chiaro indice di un partito allo sbando.

Un delinquente?

Ma non è finita. Sempre nei giorni scorsi si è appreso che l’ex consigliere nazionale ed ex consigliere di Stato neocastellano Yvan Perrin (Udc), che in ottobre sarà ricandidato al Nazionale, è stato convocato dal Ministero pubblico del suo Cantone. Accipicchia, e di quale mai terribile reato si sarà macchiato il buon Perrin per venire torchiato come un criminale? Ebbene, udite udite, il politico democentrista ha condiviso su facebook un articolo del giornale 24 Heures a proposito dei Qatar Papers e dei Fratelli musulmani. L’articolo, sul quale abbiamo riferito anche da queste colonne, illustrava la valanga di milioni in arrivo dal Qatar per finanziare le iniziative islamiste dei Fratelli musulmani: anche in Svizzera.

Perrin, condividendo su faccialibro (facebook) l’articolo di 24 Heures, aveva aggiunto la seguente, sovversiva (?) didascalia: “Articolo edificante sul finanziamento dell’islam modello Fratelli musulmani in Svizzera in generale e a La Chaux-de-Fonds in particolare”. Il post aveva stimolato commenti pesanti da parte di altri utenti di FB e così Perrin, a seguito della denuncia di un’associazione musulmana, si è ritrovato davanti al Procuratore pubblico.

Ma stiamo dando i numeri?

Signori, questa è censura di stampo fascisteggiante! Adesso si pretende addirittura che condividere su facebook un articolo di giornale, aggiungendovi delle considerazioni che non hanno proprio nulla di offensivo, possa costituire reato perché… altri utenti di facebook vi pubblicano sotto dei commenti insultanti!

Questa si chiama intimidazione. Una deriva che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. Praticamente si vuole impedire la divulgazione in rete di articoli o contributi critici nei confronti dell’Islam agitando lo spauracchio dei commenti “sopra le righe” che altri potrebbero pubblicarvi sotto!

Il disegno è chiaro: secondo l’establishment spalancatore di frontiere, dell’Islam (come pure dei migranti, delle frontiere spalancate, del fallimentare multikulti) si può solo parlare bene! E chi osa sostenere posizioni diverse è un delinquente da tradurre in giudizio!

Le nostre libertà non esistono più

A qualche leguleio deve proprio essere dato di volta il cervello. Semmai, davanti al procuratore pubblico si convocano gli autori degli scritti offensivi, se questi effettivamente costituiscono reato. Ma certo non chi si è limitato a condividere in rete un articolo di giornale accompagnandolo da un commento pacato e ragionevole!

Signori, e la libertà d’espressione, che è uno dei fondamenti della nostra democrazia? Adesso ne abbiamo la prova provata: non esiste più! E’ stata gettata nel water! Sacrificata senza vergogna al sacro dogma del multikulti!

E questo sarà il destino anche di tutte le altre nostre libertà, se non ci decidiamo a darci una svegliata!

Lorenzo Quadri

 

I furboni “si preoccupano”… ma continuano a ronfare!

Terrorismo islamico: il rapporto del Consiglio federale è l’ennesima presa per i fondelli

Intanto dalle colonne del quotidiano italiano Libero, Magdi Allam ammonisce: “L’Europa deve mettere fuori legge l’islam”

Davanti a queste notizie, non si sa bene se ridere o piangere!

Nel primo rapporto annuale, di recente redatto in ossequio alla Legge sulle attività informative, i camerieri dell’UE in Consiglio federale esprimono preoccupazione per l’accresciuta minaccia rappresentata dal terrorismo islamico. Ma va? Peccato che, oltre ad esprimere preoccupazione pelosa, lor$ignori non facciano assolutamente un tubo per scongiurare l’ “accresciuta minaccia”. Perché sia chiaro, e non ci stancheremo di ripeterlo: la direttiva disarmista dell’UE, su cui voteremo il prossimo 19 maggio (tutti a votare NO) è perfettamente inutile nella lotta al terrorismo islamico (ed alla delinquenza in generale). L’obiettivo è infatti quello di disarmare i cittadini onesti. Sono questi i “nemici” che la fallita UE combatte. E il triciclo PLR-PPD-P$$ si accoda servile, giustificando l’ulteriore, indegna calata di braghe con la monumentale BALLA che un njet popolare al Diktat di Bruxelles comporterebbe l’espulsione della Svizzera da Schengen. Operazione in cui Bruxelles non avrebbe il benché minimo interesse.

Alcuni esempi

Oltre dunque a disarmare i cittadini onesti con il pretesto farlocco della lotta al terrorismo, il governicchio federale non fa assolutamente un tubo per combattere l’estremismo islamico violento di cui però denuncia la crescita.

Infatti:

  • Assistenza facile. L’accoglienza e le rendite assistenziali facili a migranti economici, compresi i seguaci dell’Isis, prosegue. Malgrado l’ammonimento degli esperti internazionali sul pericolo che un simile atteggiamento buonista-coglionista comporta. Ci sono pochi Paesi al mondo in cui un finto rifugiato islamista può installarsi ed attaccarsi alla mammella dello Stato sociale con la stessa facilità con cui questo accade in Svizzera. Risultato: simili raccomandabili personaggi vengono mantenuti con soldi pubblici. E, non lavorando, hanno a disposizione tutto il proprio tempo per dedicarsi alla radicalizzazione e ad altre attività delittuose.
  • Finanziamenti esteri alle moschee.Il governicchio federale e la partitocrazia multikulti rifiutano istericamente di proibirli. Eppure è ormai dimostrato in tutte le salse che centinaia di milioni di dollari partono dai Paesi arabi per approdare in Europa a foraggiare moschee e centri culturali islamici con l’obiettivo di radicalizzare. Accade anche in Svizzera. Anche in Ticino. Anche a Lugano. Davanti ad un simile scempio – che ormai nessuno può più credibilmente negare – cianciare che “sa po’ fa nagott” perché “non bisogna discriminare” è un atteggiamento di rara idiozia. Eppure la maggioranza politica fa proprio questo. E’ possibile essere più autolesionisti di così?
  • Rifiuto di espellere i terroristi islamicise questi sono in pericolo nel loro paese. Il mondo che gira al contrario. Per difendere l’incolumità di terroristi condannati si mette in pericolo quella di centinaia di cittadini onesti. La strage di Pasqua in Sri Lanka ha ben dimostrato di cosa sono capaci i macellai dell’Isis.
  • Jihadisti che tornano in Svizzera. Trattasi principalmente di beneficiari di naturalizzazioni facili (grazie, triciclo PLR-PPD-P$$!) che sono partiti per combattere la “guerra santa” e che, in quanto cittadini elvetici (di carta) potrebbero rientrare nel nostro Paese. Ma col piffero: questa gente non deve più mettere piede all’interno dei confini nazionali!

Negare l’evidenza

Se ci si rifiuta di accettare che il problema è l’islam, è evidente che non si va da nessuna parte. Se la partitocrazia imbesuita dal multikulti si ostina, per ideoleogia o per ottusità o per entrambe le cose, a considerare l’islam come una “normale” religione, compatibile con la nostra società, il disastro è dietro l’angolo. In una recente intervista al quotidiano italiano Libero, il giornalista, saggista e politico Magdi Allam – che non è proprio l’ultimo bambela arrivato, e che quando si esprime sul Corano sa di cosa parla – ha dichiarato quanto segue: Il vero pericolo è l’ occupazione capillare che l’ islam sta facendo del nostro territorio attraverso la proliferazione di moschee, scuole e centri di assistenza islamici finanziati da Paesi che sono nostri nemici. Per questo dico che l’ Europa dovrebbe opporsi a tutto questo e mettere fuori legge l’ islam, invece lo legittimiamo, dandogli valore al pari del cristianesimo e dell’ ebraismo. Ci siamo addirittura inventati il concetto di islamofobia, attraverso il quale si è introdotto il divieto assoluto di criticare e condannare l’ islam (…).C’ è una strategia in atto per sanzionare ogni critica all’ islam. Siamo masochisti: sul Papa e sui cristiani si può dire qualsiasi cosa, perché rientra nella libertà d’ espressione, sul Corano invece non è ammesso nulla”.

Più chiaro di così…

E invece, cosa blaterano in coro alle nostre latitudini i politichetti del triciclo, gli intellettualini da tre e una cicca e la stampa di regime? “Non bisogna discriminare!”.

Non sanno nemmeno, i tapini, che discriminare significa trattare in modo diverso ciò che è uguale. Ma qui sta il punto. L’islam non è per nulla “uguale” al cristianesimo, o all’ebraismo. Di conseguenza, un trattamento diverso è non solo giustificato, ma doveroso. E lo è proprio nell’ottica della non discriminazione.

Produrre rapporti ufficiali in cui si esprime preoccupazione per il terrorismo islamico, ma poi rifiutarsi scientemente di combatterlo, è una clamorosa presa per i fondelli.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Cari amici d’Oltregottardo, in pensione a 67 anni andateci voi

Primo pilastro, stop fregnacce: i soldi per l’AVS ci sono, basta andare a prenderli

 

La  “riforma fiscosociale federale”  (RFFA) non ha fatto a tempo a venire approvata dalla maggioranza della popolazione svizzera, che già ricominciano i catastrofismi sul primo pilastro che sarebbe sull’orlo del fallimento. Ovviamente accompagnati da richieste di misure draconiane. In particolare da parte dei soliti soldatini delle associazioni economiche legati a filo doppio con il PLR.

Frena Ugo! Visto che, con la RFFA, nelle casse del primo pilatro confluiranno due miliardi in più all’anno, che non sono proprio noccioline, il terrorismo è fuori luogo.

Non dovevano pagarci le pensioni?

E poi: per anni questi stessi soldatini che adesso paventano il fallimento del primo pilastro, non ci hanno mica raccontato che bisognava spalancare le frontiere, perché così – testuale – gli stranieri avrebbero finanziato le pensioni degli svizzeri? E adesso che l’immigrazione è del tutto fuori controllo – con la complicità del triciclo PLR-PPD-P$$ che arriva a cancellare l’esito delle votazioni popolari affinché continuino ad entrare tutti – questi stessi soldatini vengono a dire che l’AVS è sull’orlo del baratro? Ennesima dimostrazione che la casta internazionalista ha raccontato, e tuttora racconta, un sacco di BALLE!

Ovviamente il tasto su cui si continua a battere, a mo’ di lavaggio del cervello, è il mantra del “bisogna innalzare l’età di pensionamento” e questo perché la gente vive più a lungo.

Sarà anche vero che la gente vive più a lungo rispetto a quando è stata introdotta l’AVS. E quindi? Non può permettersi di restare in pensione più a lungo? Mai sentito parlare di conquiste sociali? Oppure tale concetto viene applicato solo a chi immigra?

Non è una scelta

Inoltre, è forse il caso di chiarire a certi soldatini degli ambienti economici targati ex partitone, che mica tutti potrebbero lavorare fino a 67 anni, nemmeno volendo.  Grazie all’invasione da sud, voluta in primis proprio dai citati soldatini per ingrassare le saccocce di pochi ed impoverire e precarizzare tutti gli altri, in questo sfigatissimo Cantone chi perde il lavoro dopo i 50 anni col piffero che ne trova un altro. E a queste persone dovremmo dire che per l’AVS devono aspettare i 67 anni?

Messaggio agli amici d’Oltregottardo: visto che volete la devastante libera circolazione, perché tanto l’invasione di frontalieri e padroncini non è un vostro problema, e visto che – secondo le statistiche federali – in Svizzera interna il mercato del lavoro va “bene”, potete alzarvela per voi l’età della pensione a 67 anni. Anche a 70, se volete.  Ma in Ticino no.

Catastrofismo a senso unico

Inoltre, è ora di darci un taglio con il catastrofismo finanziario a senso unico. Ricordiamo ai signori con i piedi al caldo che vogliono aumentare ad oltranza l’età della pensione che ogni anno i conti della Confederella chiudono con attivi miliardari, “naturalmente” imprevisti. Quindi i soldi ci sono: e allora vanno impiegati per il primo pilastro.

E soprattutto, ricordiamo per l’ennesima volta che ogni anno vengono sperperati circa 5  miliardi di Fr per i finti rifugiati e per gli aiuti all’estero. A queste voci non solo si può, ma si deve risparmiare almeno un miliardo ogni anno, da poi destinare all’AVS in aggiunta ai due miliardi della RFFA. Poi ci sono i già citati utili della Confederazione. E ci sono anche quelli della Banca nazionale (BNS).

Regali miliardari

E come la mettiamo con i regali miliardari alla fallita UE, vedi la marchetta da 1.3 miliardi in cambio di NULLA? Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i contributi di coesione diventeranno un automatismo. Ad intervalli ricorrenti, dovremo versare miliardi agli eurobalivi senza dire un cip. Tutti soldi che mancheranno per le necessità dei cittadini elvetici. Non sarebbe meglio (domanda retorica) che questi tesoretti venissero utilizzati per il primo pilastro? Il colmo è che proprio i sostenitori dello sconcio accordo quadro – e quindi dell’automatizzazione delle marchette miliardarie all’UE –  vengono a raccontarci che l’AVS sarebbe sull’orlo del baratro. Ma vadaviaiciapp!

Come si vede, strillare al primo pilastro sull’orlo del fallimento per tentare di far passare con modalità terroristiche aumenti insostenibili dell’età di pensionamento, è una presa per i fondelli.

 

Kompagni, vergogna!

Degna di nota (si fa per dire) anche la posizione dei $inistrati, secondo cui il vero problema dell’AVS sono le rendite basse. Sarà anche vero che le rendite sono basse. Peccato che i kompagni siano stati i primi ad opporsi istericamente alla Tredicesima AVS per non darla vinta all’odiata Lega. Questo sia a Lugano, sia a livello cantonale ma anche (vedi al proposito l’intervista al municipale leghista Bruno Buzzini pubblicata la scorsa domenica a pag. 25) a Locarno. Sicché, gli anziani ticinesi ricevono poco grazie proprio al P$. Ossia al Partito degli Stranieri che rifiuta la 13 a AVS, poi però vuole versare sussidi a go-go ai finti rifugiati ed ai migranti economici.

P$ = il partito che taglia ai “noss vecc” per dare ai finti rifugiati con lo smartphone ed ai furbetti del quartierino provenienti da paesi stranieri vicini e lontani che arrivano in Svizzera per farsi mantenere.

Eccola qui,  la gauche-caviar che mira a raddoppiare la propria rappresentanza ticinese a Berna tramite inciuci e congiunzioni di liste. Ma avanti così, continuate a votarla…

Lorenzo Quadri

 

 

 

Adesivo CH sulle automobili: ancora provocazioni italiche

Questa menata delle contravvenzioni deve finire. Intanto prendiamo contromisure

E ridàgli con le ripicche di bassa tacca messe in atto nel Belpaese ai danni di automobilisti elvetici a proposito del contrassegno CH sulle vetture. Un cittadino ticinese ha raccontato nei giorni scorsi al portale Ticinonews che, attraversando un comune italiano della fascia di confine senza il noto autocollante ovale, è stato apostrofato da un agente con toni arroganti (“voi svizzeri venite qui a fare i padroni e quello che mi dice mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro”) e poi pure minacciato: o paga subito la multa dei 60 e rotti euro “oppure faccio sequestrare la macchina col carro attrezzi”. Uhhh, che pagüüüraaa!

La minaccia è campata in aria, visto che la sanzione è la multa, e non altro.

Accuse demenziali

Questi atteggiamenti da parte di taluni zelanti poliziotti italici non ci stanno bene. Punto primo, l’accusa rivolta ad un ticinese  di pretendere di fare “i padroni” nel Belpaese è demenziale. Non ci sono 65mila frontalieri ticinesi che entrano tutti i giorni uno per macchina nelle provincie italiane limitrofe, bensì il contrario. Non è un terzo dei posti di lavoro della Lombardia ad essere occupato da frontalieri ticinesi, bensì il contrario. Quindi, a pretendere di fare i padroni in casa d’altri non sono di certo i ticinesi in Italia, bensì i vicini a sud in Ticino.

Se i ticinesi attraversano il confine, non è di certo per portare via il lavoro agli italiani, ma semmai per fare acquisti o turismo: quindi per generare indotto.

Si tira troppo la corda

A parte questo, con ‘sta menata del contrassegno CH si sta davvero passando il segno. Le nostre targhe, come sa anche il Gigi di Viganello, contengono già la bandiera svizzera e perfino quella ticinese. La provenienza del veicolo è quindi chiarissima; chi, oltreramina, criminalizza gli automobilisti ticinesi sprovvisti dell’adesivo CH è in malafede. Lo fa solo per puntiglio. E’ vero che la Convenzione di Vienna del 1968 (!) sulla circolazione stradale prevede l’obbligo della sigla della nazione: essendo passati però oltre cinquant’anni, magari, se qualcuno si fosse degnato di spenderci qualche minuto, la Svizzera avrebbe potuto anche ottenere un adeguamento. Nel senso di un riconoscimento che le bandierine sono (almeno) altrettanto descrittive della sigla. Ma va da sé che niente è stato fatto, e niente si farà. Sollecitato al proposito da chi scrive, il Consiglio federale si è trincerato dietro il solito mantra del “sa po’ mia”.

Diritti popolari?

Intanto è addirittura stata lanciata un’iniziativa popolare per rendere le nostre targhe eurocompatibili: quindi per rottamare le bandierine ed introdurre le sigle. Ah, ecco. Adesso occorre calare le braghe perfino sulle targhe. Nemmeno sulle piccole cose si è capaci di mantenere un minimo di identità. Che pena.

Contromisure

E’ evidente che le cicliche provocazioni del Belpaese sull’adesivo CH devono incontrare delle contromisure.

Quindi, provvedimento numero uno: piazzare radar a ridosso del confine negli orari strategici per beccare frontalieri e padroncini che non rispettano i limiti.

Provvedimento numero due: multare sistematicamente le auto italiane con vecchie targhe, che non incorporano la sigla del Belpaese, e che sono sprovviste dell’autocollante “I”. Perché ce ne sono. Eccome che ce ne sono. Ma quanto scommettiamo che non hanno mai ricevuto contravvenzioni?

E soprattutto: evitare di andare a spendere soldi nel Belpaese. Così i vicini a sud saranno contenti di non vedere più targhe svizzere. Con o senza adesivi CH.

Lorenzo Quadri

 

Ecco i GIUDICI STRANIERI che piacciono alla partitocrazia!

La Corte europea di Giustizia blocca i rimpatri dei finti rifugiati che delinquono

Ecco qui l’ennesima bella pensata dei giudici stranieri. Non si tratta di quelli della solita Corte europea dei diritti dell’Uomo, (CEDU), che applicano l’omonima Convenzione, bensì di quelli della Corte di giustizia dell’UE, con sede in Lussemburgo.

La Svizzera già ora sottostà ai giudici stranieri della CEDU, in quanto paese firmatario della Convenzione. I giudici della CEDU, tanto per dirne una, sono gli adepti del multikulti che sdoganano la sharia in Europa, malgrado essa sia, per loro stessa precedente sentenza (del 2003), contraria ai diritti dell’Uomo. Ma evidentemente negli ultimi 16 anni il vento è cambiato. Adesso comandano gli islamisti. E l’Europa si china a 90 gradi davanti ad ogni loro pretesa.

Il ritornello

La Svizzera ad oggi non sottostà invece alla Corte europea di giustizia (non siamo nell’UE).

Questo tribunale ha di recente stabilito che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un finto rifugiato che delinque, anche se costituisce un pericolo per la sicurezza, se ci sono fondati timori che, al natìo paesello, la sua vita o la sua libertà (?) potrebbero essere minacciate, o se rischierebbe la tortura o trattamenti “inumani o degradanti”.

Ancora una volta ci viene sciorinato il ritornello che non si possono espellere pericolosi delinquenti stranieri, terroristi compresi, se a casa loro sarebbero in pericolo. E la tiritera viene applicata anche ai migranti economici. Questo significa che il migrante clandestino che viene da certi paesi non sarà tenuto a farvi ritorno, nemmeno se rappresenta una grave minaccia per lo Stato in cui si trova e per i suoi cittadini.

Il buonismo-coglionismo di questi legulei stranieri raggiunge vette sempre più vertiginose. Anzi, ormai siamo al coglionismo tout-court.  Sotto la toga di questi azzeccagarbugli lussemburghesi non ci sono dei giudici, bensì dei politicanti che spalancano le frontiere, fanno entrare tutti e non mandano via nessuno.

Comanderanno in casa nostra

Potremmo dire: a noi di quello che decidono alla Corte europea di giustizia poco ci cale, visto che non siamo un paese membro della fallita UE. Ed invece qui casca l’asino. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, infatti, i giudici stranieri della Corte europea di giustizia, quelli che prendono le decisioni di cui sopra, comanderanno anche in casa nostra. Infatti, non solo l’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE. Ma a decidere sulla sua applicazione non sarà la corte arbitrale farlocca con cui è solito riempirsi la bocca il ministro binazionale KrankenCassis. Sarà la Corte di giustizia europea. L’UE infatti non riconosce altra giurisdizione. Basti pensare che l’Unione europea in quanto tale non ha sottoscritto la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo proprio per non dover sottostare all’omonima Corte.

Silenzi sospetti

L’ultima sentenza dei giudici lussemburghesi ci dà dunque un assaggio di come saranno le decisioni che dovremmo applicare nel caso in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire approvato.

Stranamente, ma tu guarda i casi della vita, a proposito di questo trattato-capestro al momento tutto tace. Citus mutus. Ultima novità (si fa per dire) su questo fronte: la richiesta farlocca della partitocrazia di nuove trattative con Bruxelles. Trattative che però non ci saranno mai, come ha capito anche il Gigi di Viganello. Del resto, “Grappino” Juncker e compagnia cantante sono stati molto espliciti.

La fregnaccia delle “nuove trattative” è soltanto un pretesto da tre e una cicca per guadagnare tempo. Perché la realtà, nuda e cruda, è la seguente: il triciclo PLR-PPD-P$$ ha già deciso di firmare l’accordo quadro, calando per l’ennesima volta le braghe ad altezza caviglia e trasformando la Svizzera in una colonia di Bruxelles. Però non può dirlo adesso, a pochi mesi dalle elezioni. Sarebbe un autogol clamoroso. Al sondaggio farlocco secondo cui il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole all’accordo quadro, non ci crede nessuno. E dunque la partitocrazia per ora pavidamente tace. Poi, una volta lasciato alle spalle l’appuntamento con le urne, arriverà la fregatura: accordo quadro approvato e popolazzo infinocchiato! A quel punto solo un referendum ci potrà salvare.

Stesso copione per il demenziale patto ONU sulla migrazione, quello che mira ad introdurre la libera circolazione a livello mondiale. Al momento è stato opportunamente imboscato in un cassetto. Dopo le elezioni…

Lorenzo Quadri

Svendono la Svizzera per sordidi interessi di saccoccia

Accordo quadro: Economiesuisse (PLR) divulga un sondaggio farlocco per far credere che…

I soldatini PLR della direzione nazionale di Economiesuisse insistono con i tentativi di svendere la Svizzera  alla fallita UE per squallidi interessi di saccoccia. Giuda con i suoi 30 denari al confronto era un dilettante.

Bramosi di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, la cancellazione delle misure accompagnatorie, i regali miliardari ricorrenti a Bruxelles, i TIR da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, e la lista delle nefandezze è tutta in divenire) i soldatini PLR di Economiesuisse hanno commissionato l’ennesimo studio farlocco all’istituto bernese gfs.ch.

Obiettivo dell’indagine: fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti per convincerli – ricorrendo anche a massicce dosi di terrorismo di regime – che dire di no alla fallita UE “sa po’ mia”. Bisogna calare le braghe, sempre e comunque, chinarsi ad angolo retto senza esitare. Come già fanno i camerieri di Bruxelles della partitocrazia PLR-PPD-P$$  incadregati sotto le cupole federali: politicanti completamente scollegati dalla realtà, sempre al servizio delle lobby pro-saccoccia e mai a quello dei cittadini e della nazione.

Scelta non casuale

Economiesuisse non ha certo scelto gfs.ch per caso. Quest’ultimo è infatti lo stesso istituto che ha già realizzato lo studio farlocco secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe favorevole allo svergognato accordo-capestro. In casa gfs (come ovunque) hanno evidentemente capito l’antifona: se vogliono ottenere nuovi mandati, occorre che dal sondaggio escano i risultati desiderati dal committente. E manipolare un sondaggio è un gioco da ragazzi. Basta porre le domande “giuste”.

Di sicuro i signori di gfs.ch non hanno chiesto agli interpellati: “E’ d’accordo di farsi dettare legge da Bruxelles? E’ favorevole ad obbligare gli svizzeri a tenersi in casa, malgrado la volontà popolare contraria, tutti i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari? E’ d’accordo di mantenere tutti i migranti economici UE? E’ favorevole all’eliminazione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone? E’ d’accordo di sottostare alla Corte europea di giustizia? Eccetera eccetera. Queste sono le domande che i sondaggisti avrebbero dovuto porre. Evidentemente non l’hanno fatto. Altrimenti, altro che 60% di favorevoli all’accordo quadro…

Il nuovo farlocco

Dopo il sondaggio taroccato sui cittadini, ecco arrivare quello sulle aziende, il 67% delle quali sarebbe, secondo i soldatini PLR di Economiesuisse, favorevole all’accordo capestro. Sì certo, come no!

Di sicuro saranno favorevoli le grandi multinazionali, che di svizzero hanno semmai il  nome, dirette da manager stranieri, che del nostro Paese se ne impipano alla grande.

Che lo siano tutte le altre, è una clamorosa “fake news” a scopo di lavaggio del cervello. Del resto la taroccatura già emerge dalla presentazione del sondaggio a cura di Economiesuisse.

Ad esempio: secondo l’indagine, le società sarebbero favorevoli all’osceno trattato coloniale per “la certezza del diritto”. Certezza del diritto? Con l’accordo quadro in vigore, non ci sarebbe più nessuna certezza del diritto, poiché esso continuerebbe a cambiare, in settori fondamentali, a seconda capricci del momento, ossia dei Diktat dell’UE! E gli svizzerotti… giù le braghe! L’unica certezza sarebbe la sudditanza nei confronti di Bruxelles. Quella sì che sarebbe garantita. Idem la rottamazione dei diritti popolari. Cittadini elvetici esautorati e disarmati dai funzionarietti UE! In casa nostra comandano gli eurobalivi!

Boiata numero due: le aziende sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro perché così si otterrebbe l’equivalenza borsistica. Ah ecco. Peccato che di recente il ministro degli esteri PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis abbia dichiarato che “l’equivalenza borsistica ha valore simbolico”. Adesso arrivano i soldatini PLR di Economiesuisse a sostenere l’esatto contrario: ossia, che l’equivalenza sarebbe così importante da giustificare la rinuncia alla  nostra sovranità ed alla nostra indipendenza! Ex partitone: poche idee ma ben confuse!

Infine, la perla: le ditte “hanno paura di pesanti ritorsioni da parte dell’UE”. Sempre meglio. Sicché si svende la Svizzera per pura VIGLIACCHERIA.I nostri antenati, quelli che hanno lottato per l’indipendenza del Paese, si rivoltano nella tomba.

Se siamo così fessi…

Se siamo diventati così fessi da gettare nel water la nostra sovranità e la nostra indipendenza – che i cittadini degli Stati comunitari ci invidiano! –  per andare ad ingrassare le già rigonfie saccocce di manager stranieri che se la ridono a bocca larga, allora vuol dire che ci meritiamo sia la partitocrazia calabraghista che il pavido ed evanescente governicchio federale.

E teniamo ben presente una cosa. La lobby dei manager stranieri Economiesuisse è quella che schiaccia gli ordini al PLR nazionale, che a sua volta li schiaccia alle sezioni cantonali, compresa ovviamente quella ticinese.

Ma continuate pure a votare per l’ex partitone del sedicente “buongoverno”, continuate a mandare a Berna i suoi politicanti a rappresentare il Ticino… poi però non lamentatevi.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Propaganda immigrazionista nella verifica di geografia

Scuola ro$$a: “abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per il Ticino”

 

“Abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per la popolazione del Canton Ticino. Perché?”.  Questa la prima domanda che, nell’ambito di una verifica di geografia, e si è vista rivolgere una classe di scuola media del Luganese. Domanda alla quale un’allieva ha replicato lapidaria: “preferisco non rispondere a questa domanda. Saranno importanti per vari motivi. Ma io resto dell’idea che non lo sono”. Il solerte docente ha valutato la risposta come sbagliata, appioppando di conseguenza un voto 4+ (nel test evidentemente c’erano altre domande che hanno risollevato la nota).

Il padre della giovane ha pubblicato il tutto sui social. E la “rete” si è (giustamente) scatenata. Ma c’è anche chi ha tentato di giustificare l’ingiustificabile.

Strana coincidenza

Si può girarla e pirlarla come si vuole, ma qui siamo davanti ad un esempio plateale di scuola ro$$a. Particolare significativo:  l’istituto in cui si è verificato l’episodio è uno di quelli che si era proposto per la sperimentazione della scuola che (non) verrà del kompagno Bertoli, poi asfaltata in votazione popolare. Che strana coincidenza, eh?

Punta dell’iceberg

La domanda posta nella verifica è chiaramente tendenziosa. Non è stato chiesto: “gli stranieri sono importanti per il Ticino?”, bensì “perché gli stranieri sono importanti per il Ticino?”. Il lavaggio del cervello in chiave immigrazionista è palese. Ma la domanda è solo la punta dell’iceberg. Il grosso è ciò che la precede. Ovvero quel “Abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti”. Quindi: cosa “abbiamo visto in classe”? Cosa è stato insegnato? Evidentemente, le solite fregnacce multikulti: gli stranieri sono indispensabili, “immigrazione uguale ricchezza”, “devono entrare tutti”. Questa è propaganda di regime inculcata a ragazzi della scuola dell’obbligo. Il dipartimento dovrebbe intervenire, ma  è ovvio che  non lo farà.  Perché i  vertici condividono. Se la domanda fosse stata: “abbiamo visto in classe che limitare l’immigrazione è importante per la popolazione del Ticino. Perché?”,il docente reo di una tale abominevole eresia sarebbe stato sospeso all’istante.

La risposta “sbagliata”

A dimostrazione che siamo davanti ad un caso di propaganda immigrazionista a scuola,  la risposta dell’alunna – ovvero: “per me gli stranieri non sono importanti” – è stata giudicata sbagliata. Quindi: se mi vieni a pappagallare che “gli stranieri sono fondamentali”, che “immigrazione uguale ricchezza”, che “bisogna spalancare le frontiere” ti dò 6.  Se invece mi dici che non sei d’accordo, prendi zero punti. Al lavaggio del cervello si aggiunge il ricatto.

“Formulata male”?

Qualcuno in rete ha pure tentato di giustificare il fattaccio con argomenti del tipo: “forse la domanda era formulata male”. Ohibò. Quindi chi non sa formulare le domande è poi chiamato a giudicare le risposte? Ma il guaio è che la domanda era invece formulata perfettamente: ripetimi la propaganda pro-stranieri che ti ho propinato in classe, e se l’hai imparata a dovere ricevi un bel voto.  Se invece ti passa per la zucca la malsana idea di contestare…

Risposta lodevole

In questo senso è quindi ammirevole la ragazzina che, invece di piegarsi per portare a casa una bella nota, ha avuto il coraggio di esprimere il proprio dissenso, assumendosene le prevedibili conseguenze. Brava!

Altro che la “Gretina” del populismo climatico, che di clima ne capisce quanto il Gigi di Viganello, però viene invitata a pontificare in illustri (?) consessi su cose di cui non sa una fava; che bigia le lezioni, però viene incensata dai professorucoli rossoverdi che addirittura aizzano gli allievi a seguirne l’esempio (vedi certe lettere indecenti che giravano per i licei cantonticinesi nei mesi scorsi; anche in quell’occasione, ovviamente, dal DECS  infeudato alla gauche-caviar silenzio tombale).

Interesse reciproco

Quanto alla solita storiella che “gli stranieri hanno costruito le nostre strade e le nostre gallerie, hanno portato soldi nelle nostre banche, e quindi senza gli stranieri il Ticino sarebbe nel Medioevo”:simili ritornelli non si possono più sentire.

Punto primo:gli stranieri che hanno lavorato alle infrastrutture ticinesi non lo hanno fatto per beneficienza. Senza questa opportunità  professionale, avrebbero patito la fame. Anche chi ha portato soldi nelle banche ticinesi, pensava al proprio tornaconto. L’interesse era reciproco.

Punto secondo:le nostre strade ed i nostri tunnel sono stati costruiti anche da operai ticinesi. Ma naturalmente gli intellettualini della gauche-caviar non lo sanno, perché loro di nonni muratori mica ne hanno avuti: vengono da famiglie ricche da generazioni.

Punto terzo: poco ma sicuro che quelli che fanno il lavaggio del cervello agli alunni sugli “stranieri indispensabili al Ticino”, e se non vi adeguate a questa linea vi boccio, su questioncelle come la criminalità d’importazione, gli stranieri che arrivano per farsi mantenere dagli svizzerotti e poi sputano nel piatto dove mangiano, la sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, eccetera, non emettono un cip. Ad esempio: questi zelanti maestrini l’hanno detto che i tre quarti dei galeotti rinchiusi nelle nostre carceri sono stranieri? Che tra gli autori dei reati più gravi (omicidi, stupri,…) gli stranieri sono clamorosamente sovrarappresentati? Che il 90% dei sedicenti rifugiati è in assistenza? Che in Ticino l’occupazione cresce solo per i frontalieri? Ah già: queste sono nozioni che non rientrano nel piano di studio.

Lorenzo Quadri

 

Frontalierato e studi farlocchi: ormai è lavaggio del cervello

I soldatini dell’establishment le tentano tutte pur di puntellare la sottomissione all’UE

 

Si vede che i soldatini della casta spalancatrice di frontiere sono agitati. Lo si nota anche dal moltiplicarsi, certo non casuale, degli studi farlocchia sostegno dell’immigrazione incontrollata e dell’invasione di frontalieri. Invasione che, a sentire le fregnacce di certi intellettualini prezzolati, sarebbe addirittura “una manna dal cielo, una benedizione”.

Di certe “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) ne abbiamo piene le scuffie, ma da un pezzo!

L’ultima perla in questo senso è appunto uno studio sul frontalierato realizzato a Neuchâtel da un gruppo di professorini della locale Università, nonché dall’alta scuola di gestione di Ginevra. Si tratta di uno studio riferito, evidentemente, alla situazione nazionale.

Compiti complementari?

Secondo i grandi scienziati neocastellani, l’aumento di frontalieri non porta all’aumento della disoccupazione residente (quindi: non è vero che i frontalieri soppiantano i lavoratori svizzeri “sono solo percezioni”) arrivando addirittura a partorire la seguente bestialità: “i frontalieri ed i lavoratori locali svolgono compiti complementari”.

Certo, come no! Questo potrebbe essere vero se non ci fosse la devastante libera circolazione delle persone. O se la partitocrazia PLR-PPD-P$$ avesse applicato la preferenza indigena votata dal popolo il 9 febbraio 2014. Invece, come ben sappiamo, nel dicembre 2016 l’ha buttata del water inventandosi l’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”. La quale è entrata in vigore nel luglio del 2018. Nel frattempo, è trascorso quasi un anno. E di benefici non se ne vede l’ombra. La disoccupazione (quella vera, non quella delle statistiche taroccate della SECO) è aumentata. La realtà è che la preferenza indigena light non serve assolutamente ad un tubo. Del resto, non fosse stato così, mai sarebbe stata approvata dai balivi dell’UE. E non ha fatto diminuire l’immigrazione di una singola unità.

 Nel terziario

La storiella dei frontalieri complementari ai lavoratori ticinesi, i professorini di Neuchâtel la vanno a raccontare a qualcun altro. Nel giro di pochi anni in questo sfigatissimo Cantone i frontalieri attivi nel settore terziario sono quadruplicati (passando da 10mila a 40mila). E nel terziario non c’è alcuna carenza di manodopera locale e non c’è quindi affatto bisogno di importare permessi G.

Nemmeno in cartolina

E’ evidente che i contaballe che tentano di vendere il frontalierato come una manna dal cielo, il Ticino non l’hanno mai visto nemmeno in cartolina. Non hanno la più pallida idea di quello che succede, tutti i santi giorni, sul nostro mercato del lavoro. Sicché si autoerotizzano cerebralmente con statistiche farlocche, per produrre studi ancora più farlocchi. Il principio è quello del lavaggio del cervello al popolazzo. Al quale si vuole far credere che, con la devastante libera circolazione delle persone, starebbe andando tutto a meraviglia.

E’ manifesto che si tratta di bassa propaganda. Obiettivo:  puntellare la libera circolazione delle persone e le frontiere spalancate. Non sorprende di certo che questa propaganda arrivi ora. Infatti ci sono in ballo:

  • Le elezioni federali di ottobre
  • Lo sconcio accordo quadro istituzionale
  • L’iniziativa per l’abolizione della libera circolazione.

Danno al Ticino

Ben si capisce la necessità dell’establishment di fare il lavaggio del cervello al popolazzo, raccontando svergognate fandonie, onde evitare che “voti sbagliato”. Così proliferano i sondaggi farlocchi, realizzati dai soliti istituti compiacenti, secondo cui il 60% dei cittadini elvetici ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro. Ed arrivano gli studi taroccati che pretendono di venire a raccontare a chi la devastazione del mercato del lavoro ticinese causa invasione da sud la vede quotidianamente, che l’è tüt a posct, “sono solo percezioni”. Ma vaffa!

Questi studi farlocchi sul “frontalierato manna dal cielo” fanno girare le scatole ad elica perché, per reggere la coda alla casta spalancatrice di frontiere, danneggiano pesantemente il Ticino. Rendono sempre più difficile far comprendere nei gremi federali quale sia la situazione reale in questo Cantone.

Ed intanto il triciclo PLR-PPD-P$$, cameriere dell’UE, svende la Svizzera a Bruxelles per presunti – molto presunti – vantaggi economici di cui beneficeranno solo pochi borsoni. Mentre la stragrande maggioranza dei cittadini svizzeri, esautorata e marginalizzata in casa propria “grazie” ai politicanti della partitocrazia, starà sempre peggio.

Lorenzo Quadri

 

 

Avanzata sovranista: la fine dello sconcio accordo quadro

L’indecente trattato coloniale voluto dal triciclo PLR-PPD-P$$ va ora gettato nel water

Come c’era da attendersi, i partiti sovranisti hanno vinto le elezioni europee. Cosa questo cambierà in concreto nell’approccio con la Svizzera è difficile dirlo adesso. Ma è evidente che forze politiche che vogliono – a ragione – che i popoli tornino ad essere padroni in casa propria, sarebbero in difficoltà nel  pretendere, per una semplice questione di coerenza, che uno Stato terzo come la Svizzera rinunci alla sua sovranità.

I sovranisti hanno vinto le elezioni europee invocando più indipendenza e diritti popolari. Ciò che chiedono per sé, difficilmente possono  immaginare di toglierlo ad altri. La credibilità la si può perdere una volta sola.

Sovranisti in casa propria

Detto questo, è chiaro che ognuno fa il sovranista (e quindi anche il leghista) in casa propria. Di conseguenza, tra sovranisti ci si può anche trovare su fronti opposti. Ad esempio sul tema “permessi G”. La Lega italiana sostiene i frontalieri perché parecchi di loro sono suoi elettori. La Lega dei Ticinesi si oppone al frontalierato perché danneggia i ticinesi. Entrambe dicono “prima i nostri”. Solo che “i nostri” non sono gli stessi. La contrapposizione nasce dunque non  perché si hanno idee incompatibili, ma perché si parte dalle stesse posizioni.

A tal proposito, un inciso: se il famigerato accordo con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri è ormai morto e sepolto, non è certo “colpa” della Lega di Salvini. La realtà è che nessun governo italico di nessun colore ha mai voluto questo accordo. Solo i burocrati bernesi, svelti come gatti di marmo e totalmente incapaci di rapportarsi con la vicina Penisola, potevano immaginare che sarebbe andato in porto.

“Autorità morale”

La Svizzera, con il suo modello di federalismo e di diritti popolari, viene spesso presa ad esempio proprio dai partiti sovranisti europei. Quindi, con la crescita di questi ultimi nel parlamento di Bruxelles, la nostra posizione “morale” è destinata a rafforzarsi.

Per contro, i partiti sovranofobi e spalancatori di frontiere  combattono i diritti popolari. Secondo loro le decisioni vanno calate dall’alto, da una casta arrogante e non eletta da nessuno. Per costoro la democrazia elvetica è fumo negli occhi. Ed è ben comprensibile. Senza lo spauracchio dei diritti popolari, i pavidi politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ avrebbero già svenduto il nostro paese in base ai desiderata dei funzionarietti di Bruxelles.

Accordo quadro kaputt

L’avanzata dei sovranisti deve suonare le campane a morto per lo sconcio accordo quadro istituzionale. Non dobbiamo spiegare a dei sovranisti perché non ci stiamo a gettare nel water la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Anche in questo caso, senza lo spauracchio dei diritti popolari, i camerieri dell’UE nella partitocrazia federale avrebbero già approvato l’obbrobrioso  trattato coloniale. Sia PLR, che PPD che P$$ hanno infatti dichiarato di essere favorevoli.

Comprensibile che, immaginando cosa sarebbe successo alle elezioni europee (del resto, non ci voleva il Mago Otelma), “Grappino” Juncker avesse fretta di concludere l’accordo quadro, esercitando  pressioni e minacce al limite del ridicolo. Ad esempio, tentare di far credere agli svizzerotti che “bisogna firmare subito”, perché dopo di lui sarebbe arrivato qualcuno di meno compiacente (?). A parte che ci piacerebbe sapere quando mai il lussemburghese “diversamente sobrio” sarebbe stato accondiscendente nei nostri confronti. Chi potrebbe arrivare a Bruxelles di più arrogante di Juncker? Napoleone è morto da due secoli.

La teoria e la pratica

Tra la teoria e la pratica, è ovvio, può però esserci una bella differenza. Allo stesso modo, l’europarlamento è una cosa e la Commissione europea un’altra. Molto dipenderà dunque da come verranno occupate le cadreghe di  “Grappino” Juncker e compagnia brutta. E anche da quanto tempo passerà prima che la nuova Commissione europea entri in funzione. C’è da sperare che il nuovo presidente sarà per lo meno sobrio.

“Grappino” Juncker sognava di rottamare gli Stati nazionali ed i politici democraticamente eletti per sostituirli con un aborto burocratico (l’UE) dove comandano dei funzionarietti non eletti da nessuno. L’Europa dovrà ora lasciarsi alle spalle questo periodo buio. La  via centralista di “Grappino” Juncker non è affatto l’unica possibile: questa è una balla messa in giro da lui e dai suoi tirapiedi. Non sta scritto da nessuna parte che deve esserci la libera circolazione e che  bisogna “globalizzare”. Questo è il disegno  portato avanti negli ultimi due o tre decenni dalla casta spalancatrice di frontiere. Ma la libera circolazione delle persone non è la verità rivelata. L’immigrazione incontrollata non è scolpita nella pietra. E’ semplicemente un errore della storia recente. Un errore che si può e che si deve correggere.

Lorenzo Quadri

Europee: islamisti al 36%!

Lo scioccante risultato è stato registrato nel circondario della città tedesca di Duisburg

 

Quanto avevamo previsto – e non c’era bisogno di essere il Mago Otelma per formulare previsioni di questo tipo… – si sta puntualmente avverando. In Europa i partiti islamisti, là dove si presentano, prendono piede. Emblematico è il caso di una circoscrizione della città tedesca di Duisburg in occasione delle elezioni europee che si sono tenute lo scorso fine settimana.

Ebbene, in quel di Duisburg il primo partito non è la CDU dell’Anghela Merkel, che infatti è crollato all’ 8,24%. Non è neanche Alternative für Deutschland, che ha pur sempre staccato la stessa percentuale. Non sono i Verdi (cresciuti al 13%) e nemmeno i kompagni della SPD che raggiungono il 17%! No: il primo partito, che svetta su tutti, con oltre il doppio – il DOPPIO! – dei consensi della forza politica classificata seconda, ovvero la citata SPD, è il BIG. Che infatti ha portato a casa quasi il 36% dei consensi. Dunque, un risultato “bulgaro”. E che razza di partito è questo BIG,  di cui di certo nelle cronache internazionali non si è mai sentito parlare?

Si tratta, lo si sarà capito, di un partito islamico. Che si ispira al Corano.

Qualcuno, sulla stampa italiana, ha commentato così l’ascesa del BIG: “Quando le risorse importate sono la maggioranza, eleggono chi ritengono opportuno e governano secondo le leggi dell’Islam”.

 Prova generale

E’ evidente che si è trattato di un primo tentativo. Di un “ballon d’essai”. Ma, visto il risultato strepitoso ottenuto – sia pure su scala ridotta, in una sola circoscrizione – è manifesto che, in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali, gli islamisti si organizzeranno per bene. E otterranno risultati sempre più importanti. In questo modo, la sostituzione delle norme della tradizione democratica occidentale con precetti islamisti potrà prendere il via.

Anche da noi

E se qualcuno pensa che quanto accaduto in Germania non potrà succedere in Svizzera, sbaglia di grosso. In Romandia, a livello locale, si è già assistito ad un primo esperimento politico: un’associazione islamica ha sostenuto apertamente un referendum, poiché la proposta di legge contestata (si trattava del divieto di accattonaggio) sarebbe  stata “contraria ai precetti del Corano”. La trovata, per questa prima volta, non ha avuto successo, ma è chiaro che la resa dei conti è solo rimandata.

Stante il regime di naturalizzazioni facili di persone non integrate, islamisti compresi, voluto – ed istericamente difeso – dal triciclo PLR-PPD-P$$, imbesuito dal multikulti, è evidente che, dalle nostre parti, un partito islamico non farebbe fatica a trovare né i candidati, né gli elettori necessari per farsi largo nelle istituzioni.

Quando si permette a persone con valori e modi di vita incompatibili con i nostri di diventare svizzere, il disastro è programmato. E quando il peggio accadrà (non manca molto) si saprà chi ringraziare. Vero partitocrazia?

Lorenzo Quadri

Ancora la menata degli “automobilisti ticinesi”

Certo che questa ci mancava. Ecco che, grazie al solito quotidiano La Provincia di Como, torna alla ribalta (?) la menata degli automobilisti con TARGA ticinese che commettono infrazioni nel Belpaese.

Si ricorderà che, nel periodo natalizio, attorno alla questione si era creata una vera e propria telenovela. Naturalmente oltreconfine si guardano bene dal dire che un conto è avere la targa TI sull’auto, mentre tutt’altra cosa è avere il passaporto rosso. Visto che in questo sfigatissimo Cantone il 30% della popolazione è straniera (senza contare i beneficiari di naturalizzazioni facili, che naturalmente poi spariscono dalle statistiche) l’equazione targa ticinese = automobilista ticinese è tutt’altro che scontata. Viene però  strumentalizzata “alla grande” da taluni giornalai italici. I quali si sono accorti che fomentare l’astio, quando non addirittura l’odio, contro i ticinesi, fa guadagnare click in rete e/o fa vendere qualche copia cartacea in più. E allora, come recita il detto, “piatto ricco, mi ci ficco”!

Esca succulenta

Ultimo in ordine di tempo, un titolo a caratteri cubitali, apparso nei giorni scorsi sempre sulla Provincia di Como, che recita: “Svizzero parcheggia sul posto dei disabili e insulta il sindaco”, fattaccio che sarebbe avvenuto a Carlazzo. Ovviamente davanti ad un’esca tanto succulenta, i leoni da tastiera si sono scatenati.

E’ chiaro che chi posteggia e si comporta come sopra descritto è un cafone. Proprio per questo, non ci va bene che si dichiari platealmente (con secondi fini ovvi) che si tratta di uno svizzero, quando non c’è alcuna prova che sia così! Ci sono anzi concrete possibilità che si tratti di un cittadino italiano residente in Svizzera: in vari casi analoghi, come quello della Ferrari targata Ticino posteggiata a Milano su un posto riservato ai disabili, la realtà è poi risultata essere quella.

La “famosa” prima pagina

Ricordiamo che Oltreramina stampa e vari politicanti ebbero a strillare contro la prima pagina del Mattino sulla chiusura notturna dei valichi secondari per fermare i rapinatori (misura naturalmente rottamata dai burocrati federali eurolecchini). La foto di copertina rappresentava la banda bassotti nel tentativo di entrare in Ticino dall’Italia.

A parte, ovviamente, la gravità assai diversa del reato, non si vede perché, come ticinesi, dovremmo accettare l’immagine denigratoria di cittadini ligi alle regole in casa nostra ma spregevoli cafoni in casa altrui. Chi è cafone lo è indipendentemente dal luogo in cui si trova.

Odio social

Oltretutto, non è molto intelligente, da parte di taluni giornalai italici, continuare a diffamare i ticinesi per aizzare l’odio social. Già siamo costretti a sorbirci, per colpa della partitocrazia spalancatrice di frontiere PLR-PPD-P$$, l’invasione da sud. Se magari qualcuno si aspetta che siamo pure disposti a tollerare che troppa gente che ha la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino ci sputi pure in faccia, ha fatto male i conti.

Non si può tirare la corda all’infinito. E non c’è scritto da nessuna parte che i gilet gialli possono esistere solo in Francia.

Lorenzo Quadri

 

Catastrofismo climatico: basta con le “gretinate”!

Il populismo rossoverde imperversa, e si sa chi saranno i primi ad andarci di mezzo

Il populismo climatico, lo abbiamo ben visto, va per la maggiore. Le manifestazioni “a tema” anche. Specie quando hanno il gradito effetto collaterale di permettere di bigiare la scuola. Del resto la 16enne svedese Greta Thunberg, icona del momento (?), è semplicemente una ragazzina che bigia le lezioni per andare in giro per il mondo (chi paga?) a raccontare cose su cui non ha alcuna preparazione: non è mica una scienziata. Dietro di lei, a sfruttarla strumentalizzandone anche la malattia, una potente macchina propagandistica e finanziaria. E gli interessi che questa potente macchina serve, stiamone pur certi, non sono quelli dell’aria pulita.  Se questi sono gli esempi che si vogliono dare ai giovani…

Da notare poi che, da quando è iniziata la protesta sul presunto surriscaldamento, fa un freddo cane.

Politica a scuola

E di certo nella scuola ticinese c’è chi simili esempi li dà eccome. Lo scorso marzo è circolata una lettera sottoscritta da 40 docenti dei licei  di Mendrisio, di Lugano 1 e di Bellinzona in cui, con toni esaltati, i firmatari esortavano i colleghi a non ostacolare la partecipazione allo “sciopero studentesco mondiale per il clima”.

Un esempio davvero clamoroso di politica a scuola. Ma a tal proposito naturalmente il DECS targato P$ non ha avuto nulla da dire. Chiaro: si tratta di politica del partito “giusto”. Si fosse trattato di uno sciopero contro l’asservimento della Svizzera all’UE (tanto per fare un esempio), vogliamo proprio vedere se un appello ad agevolare la partecipazione degli allievi, ad opera di un nutrito gruppo di insegnanti, non avrebbe suscitato pesanti reazioni; dal Dipartimento in primis, ma anche dai moralisti a senso unico che sono soliti infesciare le pagine di “spazio aperto” dei giornali.

Certo che, se il tema dell’ambiente nelle scuole si pensa di affrontarlo con simile isterismo ideologico, butta proprio male!

Le emergenze in Ticino

Adesso c’è chi pretenderebbe che il Ticino dichiarasse l’emergenza climatica. Quale beneficio potrebbe portare a livello globale – perché il clima è evidentemente un fenomeno globale – una simile pensata, non è dato di sapere.

Chi sono primi bersagli del populismo climatico, invece, l’ha capito anche il Gigi di Viganello. E quindi diciamolo forte e chiaro: “basta con le gretinate”!

E’ evidente che di vessare ancora di più gli automobilisti o i proprietari di una casetta con riscaldamento a nafta tramite ulteriori tasse, balzelli e divieti non se ne parla nemmeno. Tanto più che ci becchiamo comunque tutto l’inquinamento in arrivo dalla Lombardia.
In Ticino c’è semmai un’emergenza occupazionale, provocata dalla devastante libera circolazione delle persone voluta anche dai compagni rossoverdi. Da questa emergenza, ecco che i citati compagni, che ne sono corresponsabili, cercano di distogliere l’attenzione tramite il populismo climatico a buon mercato. 
E mentre distolgono l’attenzione dalla vera emergenza, la gauche-caviar climaticamente corrette la peggiora ancora di più. I sinistrati vogliono infatti lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, che porterà all’abolizione delle misure accompagnatorie ed all’applicazione in Svizzera della direttiva europea sulla cittadinanza. E ci obbligherà pure a pagare la disoccupazione ai frontalieri. Una vera catastrofe per il mercato del lavoro ticinese. Peggio di così…
Due piccioni con una fava

Comunque, prendere due piccioni con una fava è possibile. Basta far saltare la libera circolazione e chiudere le frontiere. In questo modo si migliorerebbe sia la situazione occupazionale che quella ambientale.Perché i manifestanti climaticamente korretti non avanzano anche questa richiesta?

Lorenzo Quadri

Perché solo noi accettiamo tutte le porcate di Bruxelles?

 Quadri porta a Berna i privilegi del Lussemburgo, che non paga i ristorni dei frontalieri

Il Lussemburgo è arrivato a Berna. O meglio, il trattamento di favore di cui gode il Lussemburgo.

Il Granducato, per i frontalieri che lavorano sul proprio territorio, non paga ristorni. Né alla Francia, e neppure alla Germania. Si limita a concedere qualche spicciolo al Belgio. In Svizzera, come ben sappiamo, la situazione è ben diversa. Soprattutto in Ticino. A portare (come annunciato) sotto le cupole federali i privilegi del Lussemburgo, il deputato leghista Lorenzo Quadri con un recente atto parlamentare.

Come si spiega il trattamento di favore di cui gode il Lussemburgo?

Sarebbe bello averla, una spiegazione… Il Lussemburgo è membro fondatore dell’UE; eppure per i frontalieri che lavorano sul suo territorio non versa ristorni. Le proteste dei vicini, in particolare delle zone di frontiera francese, vengono ignorate. Senza contare che il Granducato rimane un paradiso fiscale. Il Lussemburgo non corrisponde ristorni in quanto applica alla lettera la direttiva OCSE in base alla quale il reddito viene tassato nello Stato in cui viene conseguito. La Svizzera invece paga, in particolare all’Italia, ristorni elevatissimi (38.8% delle imposte alla fonte dei frontalieri). La maggioranza PLR-PPD-PSS del Consiglio di Stato ogni fine giugno effettua il versamento, che ormai ha raggiunto quota 84 milioni di Fr. Questo malgrado il Belpaese nei nostri confronti sia inadempiente su tutto, non si sogni di ratificare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri e addirittura mantenga la Svizzera iscritta sulle sue liste nere illegali.

Sì, ma com’è possibile che il Lussemburgo non paghi ristorni, mentre la Svizzera, ed il Ticino in particolare, ne versi di elevatissimi?

E’ quello che mi piacerebbe sapere. Attendo con curiosità le arrampicate sui vetri con cui il Consiglio federale tenterà di giustificare l’ingiustificabile. A pensar male, si potrebbe immaginare che giochi un ruolo il fatto che l’attuale presidente della commissione UE Juncker sia stato per quasi due decenni, prima di trasferirsi a Bruxelles, premier del Lussemburgo. Anche lasciando da parte le congetture, un dato di fatto è a questo punto innegabile: i politici lussemburghesi hanno saputo difendere gli interessi del proprio paese molto meglio di quelli svizzeri, pavidi ed arrendevoli. Il caso del piccolo Granducato è importante anche al di là del tema contingente dei ristorni.

In che senso?

Nel senso che sbugiarda senza appello la tesi, da anni reiterata come un mantra dal Consiglio federale, dalla partitocrazia PLR-PPD-PSS e dalla stampa di regime, che davanti ad ogni pretesa dell’UE dobbiamo capitolare.  Questo perché siamo piccoli. E quindi dobbiamo accettare tutte le porcate in arrivo da Bruxelles. Il Lussemburgo è poco più grande del Canton Ticino, eppure riesce a farsi valere. Il caso del Granducato è significativo. Fa apparire tutta l’incapacità di una maggioranza politica che continua a cedere e a svendere la Svizzera. Eppure fare diversamente sarebbe possibile. Il Granducato lo dimostra.

Cosa si aspetta da questa vicenda?

Mi aspetto che il Consiglio di Stato ne tragga le dovute conclusioni. Il mese prossimo, come ogni anno, dovrà decidere il versamento dei ristorni al Belpaese. Si parla di 84 milioni di Fr, non di noccioline. Oltre a tutti gli argomenti già noti a favore del blocco dei ristorni, che non sto a ripetere, ecco che arriva quest’altro elemento: il Lussemburgo non paga nulla, mentre il Ticino, per colpa della Confederazione, versa cifre spropositate, e questo da oltre quattro decenni. Davanti a tale evidenza, non capirei come la maggioranza PLR-PPD-PSS in Consiglio di Stato potrebbe ancora pagare i ristorni – servilismo nei confronti dei rispettivi partiti nazionali? – e contemporaneamente mettere fuori la faccia davanti ai ticinesi. Bloccare il pagamento dei ristorni è oltretutto l’unico sistema per ottenere finalmente la rinegoziazione della vetusta convezione del 1974.

E’ vero che il Lussemburgo avrebbe già ottenuto delle deroghe sulla (futura) regola UE secondo la quale a dover pagare la disoccupazione ai frontalieri sarà il paese in cui hanno lavorato, e non più quello di residenza?

Sembra di sì, ed è evidente che al proposito mi attendo delle spiegazioni chiare dal Consiglio federale, perché la situazione è scandalosa. Il nuovo regime UE danneggerebbe pesantemente il Ticino. Mentre in Lussemburgo i politici difendono i propri interessi e a quanto pare ottengono deroghe, a Berna si preoccupano solo di far digerire ai cittadini l’ennesima calata di braghe. Invece di opporsi alla nuova regola, si preparano già ad applicarla, per non dispiacere ai padroni di Bruxelles. E questo malgrado non ci sia alcun obbligo, da parte nostra, di recepire il (probabile) nuovo Diktat sulla disoccupazione dei frontalieri. Proprio come non c’era alcun obbligo di versare la marchetta da 1.3 miliardi all’UE.

MDD

 

Briciole ai disoccupati anziani pensando di tenerci buoni?

Le prese per i fondelli del Consiglio federale: dopo i milioni per chi assume asilanti…

E’ solo un trucchetto dei camerieri dell’UE per tentare di contrastare l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone in vista della votazione

Certo che le prese per i fondelli ad opera dei camerieri dell’UE in Consiglio federale non finiscono mai!

Costoro, come ben sappiamo, vorrebbero far lavorare i finti rifugiati in assistenza, ovvero quasi il 90% degli asilanti presenti in Svizzera, pagando ben 12mila Fr all’anno alle aziende disposte ad assumerli. Un vero schiaffo ai disoccupati svizzeri. Altro che “Prima i nostri”:  il governicchio federale fa passare i finti rifugiati davanti ai senza lavoro elvetici, e ne finanzia l’assunzione con soldi pubblici.

A parte il fatto che, trattandosi di persone non integrabili, le assunzioni di asilanti sono destinate a fallire miseramente, l’operazione viene giustificata dichiarando che “non è corretto che i rifugiati stiano in assistenza”. Signori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Certo che non è corretto che gli asilanti stiano in assistenza. Ma la soluzione non è certo quella di spendere una barcata di soldi pubblici per farli lavorare al posto degli svizzeri. La soluzione sta nel rimandare i finti rifugiati al natìo paesello! Avanti con i rimpatri!

Nuova ipocrisia

E’ poi chiaro che il tentativo, da parte del Consiglio federale, di fingere preoccupazione per lo stato sociale elvetico munto come una mucca Milka dai migranti economici, fa ridere i polli. E’ l’ennesima dimostrazione di ipocrisia. Infatti questi politicanti, naturalmente con l’appoggio del solito triciclo PLR-PPD-P$$, sono poi gli stessi che vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. A seguito di tale trattato coloniale, la Confederazione dovrà applicare la direttiva sulla cittadinanza dell’Unione europea (la storiella secondo cui tale direttiva sarebbe una “linea rossa invalicabile” è, evidentemente, una fregnaccia). E la direttiva sulla cittadinanza sancirà l’assalto alla diligenza dello Stato sociale svizzero da parte di immigrati in arrivo da tutta l’UE. In più, impedirà pure l’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano di prestazioni sociali.

Lavarsi la coscienza?

Alla gattata dei megasussidi per l’assunzione di asilanti, il Consiglio federale tenta di mettere una pezza con le rendite ponte per i senza lavoro ultrasessantenni che hanno esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione.

Se qualcuno pensa di potersi lavare la coscienza con simili trucchetti, forse ha fatto male i conti. Spesso e volentieri, almeno alle nostre latitudini, questi lavoratori “in là con gli anni” sono stati lasciati a casa perché soppiantanti da frontalieri, “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta proprio dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ in generale, e dal Consiglio federale in particolare.

Il problema, dunque, è a libera circolazione. Però, invece di intervenire a questo livello (non sia mai!) i politicanti ricorrono ai mezzucci come le rendite ponte per i disoccupati ultrasessantenni. Ma stiamo scherzando?

In vista della votazione

L’operazione è dunque truffaldina. E’ stata concepita come tentativo di contrastare l’iniziativa popolare per l’abolizione della libera circolazione delle persone, in vista della votazione popolare.

Ricapitolando: in questo sfigatissimo Cantone, il mercato del lavoro  è stato devastato dall’invasione da sud. Ed i grandi scienziati bernesi pensano di rimediare con un’elemosina ai disoccupati ultrasessantenni? E tutte le altre categorie? Ed i giovani ormai costretti ad emigrare, come i nostri bisnonni, perché gli spalancatori di frontiere ci hanno distrutto il futuro?

Intanto però…

Una cosa però è interessante. Per la prima volta il Consiglio federale mette direttamente in relazione disoccupazione e libera circolazione. Quindi, ammette il fenomeno del soppiantamento di lavoratori svizzeri – non solo anziani, ma di ogni età – ad opera di manodopera estera a basso costo.

Ma come: non erano tutte balle populiste? Ma come: non erano “solo percezioni”? Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? E invece adesso si scopre che è uguale a ricchezza solo per chi immigra; mentre per i cittadini elvetici immigrazione è uguale a POVERTA’.

Lorenzo Quadri

 

 

“Grazie, ma vi prendiamo lo stesso a pesci in faccia”

Calata di braghe sul Diktat disarmista, ecco il messaggio di Bruxelles agli svizzerotti

 

Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$!

Qui ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere! I funzionarietti della fallita ma sempre più arrogante UE non hanno perso tempo. La scorsa domenica, la maggioranza dei votanti elvetici, con l’unica eccezione dei ticinesi – il nostro Cantone è ormai rimasto l’ultimo baluardodella Svizzera – ha calato le braghe davanti al Diktat disarmista di Bruxelles. In altre parole, la maggioranza si è bevuta le fregnacce del triciclo PLR-PPD-P$$. Quello che non lascia trascorrere un giorno senza svendere la Svizzera. E tutto per reggere la coda alle lobby economiche, dominate dai manager stranieri delle multinazionali, ai quali del nostro paese non gliene potrebbe fregare di meno. Certo che, se i nostri (?) politicanti sono succubi di simili lobby e di simili personaggi…

Sempre la scorsa domenica, è stata approvata anche la RFFA, ossia la “riforma fiscosociale federale”. Anche questa riforma è stata resa necessaria da una calata di braghe davanti all’UE, sul tema degli statuti fiscali speciali delle imprese che realizzano la maggior parte dei propri utili all’estero. Statuti che Bruxelles non accetta più. Per lo meno, in questo caso, è stata trovata una soluzione che permette all’AVS di incassare 2 miliardi all’anno, e che porterà beneficio fiscale alle Piccole e medie imprese svizzere.

La dichiarazione dell’UE

Cosa accomuna  i due temi votati la scorsa domenica? Che il risultato di entrambe le consultazioni dovrebbe risultare gradito agli eurobalivi (quello sul Diktat disarmista solo a loro; quello sulla RFFA è accettabile anche per noi). E come esprimono questi parassiti blu stellati il proprio gradimento? Con dichiarazioni del seguente tenore: “siamo soddisfatti ma non facciamo passi indietro sull’accordo quadro”.E l’iscrizione della Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali, che sarebbe dovuta decadere in automatico con l’approvazione della RFFA? Naturalmente non è cambiato nulla! Perché, sfottono i balivi di Bruxelles, la cancellazione “dipende dai paesi membri”. Siamo a posto!

Liste “multicolor”

E’ forse il caso di ricordare che il Belpaese mantiene iscritta la Svizzera su una delle sue liste “multicolor” da quasi un ventennio a causa del segreto bancario. Che però non esiste più da anni in conseguenza dell’ennesima calata di braghe. Ringraziamo a tal proposito l’ex ministra del 5% Widmer Puffo che ha sfasciato la piazza finanziaria ticinese generando migliaia di disoccupati. E al proposito, ça va sans dire, $inistrati e $indakalisti vari non hanno nulla da dire. Loro pensano solo ai dipendenti dello Stato e del Parastato: vedi Officine FFS.

Il segreto bancario non c’è più. Però la Svizzera rimane sulla lista dei “cattivi”. E noi, da fessi patentati, continuiamo a versare i ristorni. 84 milioni all’anno. Quando il Lussemburgo, a Francia e Germania, versa ZERO.

Ma quali “negoziazioni”?

Il desolante copione si ripete sempre uguale. Gli svizzerotti si chinano a 90 gradi. E l’unico risultato che ottengono è quello di accrescere l’arroganza dei funzionarietti dell’UE. I quali prendono atto del voto di domenica ed immediatamente insistono per la firma dello sconcio accordo quadro istituzionale, escludendo nuove trattative.

Che sarebbe andata a finire così, del resto, era chiaro anche il Gigi di Viganello. E’ inutile che la partitocrazia calabraghista, per prendere per i fondelli la gente, continui a ripetere la storiella delle nuove negoziazioni. Sull’accordo quadro non ci sarà nessuna ulteriore trattativa. L’orrido trattato coloniale può essere solo o approvato o respinto così com’è, nella sua versione nota da vari mesi. In politica non esiste il “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha detto Sì.  La fanfaluca delle nuove negoziazioni è solo un diversivo; una scusa per prendere tempo nell’imminenza delle elezioni federali.

La partitocrazia ha già calato le braghe ad altezza caviglia. Ma fino alle elezioni di ottobre è costretta – per non rischiare di venire penalizzata dalle urne – a menare il can per l’aia.

Peccato che a sbugiardare la truffa provvedano proprio i funzionarietti di Bruxelles, reiterando che non ci saranno nuove trattative. Questi loschi personaggi non intendono concedere nulla alla Svizzera. Vogliono solo comandare in casa nostra. Per questo non bisogna aprire nessuno spiraglio. Ed invece i politicanti del triciclo spalancano porte e portoni!

Tanto per chiarire

A chi non l’avesse ancora capito, ricordiamo cosa comporterà lo sconcio accordo quadro istituzionale voluto dalla partitocrazia e dal ministro degli esteri PLR KrankenCassis:

  • Ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE.
  • Giudici stranieri (quelli della Corte europea di giustizia).
  • Direttiva UE sulla cittadinanza, quindi a) esplosione dell’immigrazione nel nostro Stato sociale, e nümm a pagum: e poi hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non ci sono soldi per l’AVS? E b) non si espelle più nessun delinquente straniero se questo è cittadino UE.
  • Fine delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone.
  • Obbligo di versare periodicamente contributi di coesione miliardari, senza poter emettere un cip.
  • Invasione di TIR UE da 60 tonnellate e fine del divieto di transito notturno.
  • Liberalizzazione della rete ferroviaria elvetica.
  • Fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato.
  • Eccetera eccetera.

A tutto questo, la partitocrazia  PLR-PPD-P$$ dice Sì. Ma avanti così, continuate a votare per il triciclo…

Lorenzo Quadri

No ai regali ai frontalieri

Salario minimo: le misure perequative sono obbligatorie. Altrimenti sarà un autogol

Ohibò, ecco che torna il tormentone del salario minimo, da troppo tempo sul tavolo dei politicanti cantonali.

Per quanto ci concerne, un primo punto fermo è il seguente: di fare regali ai frontalieri non se ne parla nemmeno. Oltretutto, ciò non farebbe che aggravare il già tragico assalto da sud al mercato del lavoro ticinese. Senza contare che i minimi salariali sono facilmente aggirabili. Non solo i vicini dello stivale sono più furbi che belli, ma nel Belpaese il lavoro nero non è nemmeno considerato reato. Vedi la dichiarazione “storica” dell’allora premier Silvio Berlusconi: “sotto il 20% non è lavoro nero” (ed il Berlusca, contrariamente a certi suoi successori, per lo meno quando parlava di lavoro sapeva di cosa parlava).

Il trucchetto più semplice (ma ce ne sono molti altri) per aggirare i minimi salariali: frontalieri assunti e pagati al 50% – in genere da “imprenditori” tricolore che hanno trovato in Ticino “ul signur indurmentàa” – che però nella realtà lavorano al 100%.

Non ci va bene che…

Ricordiamo l’ovvia circostanza che il costo della vita al di qua ed al di là del confine è talmente differente che, a parità di salario, il ticinese residente in Ticino tira la cinghia, mentre il frontaliere fa la bella vita. Ora, non ci sta bene che, in casa nostra, il lavoratore ticinese faccia fatica a tirare a fine mese, mentre un straniero che risiede all’estero, e che svolge lo stesso identico lavoro, se la spassi invece da nababbo. Tanto più che sempre più spesso il frontaliere, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, sostituisce un ticinese. E altrettanto spesso fa in modo di non lasciare sul suolo cantonale nemmeno un franchetto. Ciliegina sulla torta: basta farsi un giro nei gruppi social dei permessi G per vedere quanto astio nutra la categoria nei confronti della Svizzera e degli svizzeri. Invece di ringraziare per la pagnotta, troppi – non tutti, ovviamente; e ci mancherebbe – sputano nel piatto dove mangiano, e ci fanno pure la scarpetta.

Il punto di partenza

Quando si parla di salario minimo, il punto di partenza non può essere un salario uguale per tutti, ticinesi e frontalieri. I criteri devono essere 1) il costo del dipendente per il datore di lavoro, per il quale assumere un frontaliere non deve risultare più conveniente che assumere un residente e 2) il tenore di vita dei lavoratori al di qua ed al di là della ramina, che dovrebbe essere analogo per la stessa prestazione.

Occorrono dunque dei meccanismi di perequazione.

Il datore di lavoro paga un “tot” a tutti, ma il frontaliere, in considerazione del costo della vita inferiore in Italia, dovrà ricevere un “tot meno qualcosa”. Questo “qualcosa” andrà a  confluire in un apposito fondo, destinato a sostenere il ricollocamento dei disoccupati ticinesi (altro che finanziare con sussidi stellari chi assume finti rifugiati, come farnetica il Consiglio federale).

Salari per settore

Occorrerà quindi essere creativi. In caso contrario l’esercizio andrà a finire a schifìo. Si farà l’ennesima cappellata a danno dei ticinesi.

E servono anche, come ha già sottolineato la Lega, misure accompagnatorie a sostegno delle aziende ticinesi che avrebbero difficoltà nel pagare il salario minimo.

Attenzione in particolare a quei salariati che già adesso ricevono stipendi di poco superiori al salario minimo, perché rischiano di vederseli ritoccare al ribasso.

Inoltre un salario minimo uguale per tutti non ha senso: i salari minimi vanno stabiliti in base alle professioni.

Ed infine, per decidere con cognizione di causa, occorre anche sapere quanti ticinesi trarranno beneficio dal salario minimo. Perché c’è come il sospetto che…

Grazie, balivi!

E’ il caso di ricordare che, grazie ai balivi di Bruxelles davanti ai quali la partitocrazia PLR-PPD-P$$ cala sistematicamente le braghe ad altezza caviglia, ci verranno imposte nuove regole che avvantaggeranno i frontalieri a scapito dei ticinesi. Ad esempio l’accesso alle prestazioni di disoccupazione con parificazione ai residenti. Ciò rende ancora più evidente la necessità di non fare regali ai frontalieri: ci pensano già gli eurofunzionaretti non eletti da nessuno (del resto, nessuno li eleggerebbe), la cui missione è quella di promuovere l’immigrazione e di demolire le sovranità nazionali.

La farsa

Non ci vuole il mago Otelma per prevedere che qualsiasi misura perequativa che dovesse essere adottata in Ticino per evitare regali ai permessi G – ammesso e non concesso che ne verranno adottate, perché con la partitocrazia che ci ritroviamo… – verrà tacciata di “inaccettabile” dai vicini a sud, i quali andranno a strillare a Bruxelles la propria indignazione. Seguirà istantanea calata di braghe del triciclo PLR-PPD-P$$. Del resto, il citato triciclo brama lo sconcio accordo quadro istituzionale, tra le cui perniciose conseguenze c’è pure l’azzeramento di tutte le (scarne) misure a tutela del mercato del lavoro ticinese attualmente in essere.

La situazione è chiara: chi vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale non vuole la protezione del mercato del lavoro ticinese dagli sfracelli della libera circolazione delle persone. Tentare di far credere che non sia così, significa prendere la gente per scema.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Diktat disarmista: Ticino ultimo baluardo della Svizzera

Il nostro Cantone è stato l’unico a difendere i valori elvetici; triciclo ancora perdente

 

Nella votazione della scorsa domenica sulla direttiva con cui i funzionarietti di Bruxelles vogliono disarmare i cittadini svizzeri, il Ticino è stato l’unico Cantone ad aver votato un chiaro No, con una percentuale di No superiore addirittura del 20% alla media nazionale. Ha così dimostrato di essere l’ultimo baluardo della Svizzera.

La maggioranza dei votanti ticinesi, onore al merito, non si è lasciata infinocchiare dai ricatti e dalle fake news della partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed ha respinto l’ennesimo tentativo dell’UE di dettarci legge. Questo indubbiamente grazie anche al lavoro della Lega e del Mattino.

Alle nostre latitudini, dunque, il triciclo esce di nuovo sconfitto dalle urne.Il voto sulle armi è stato, in buona parte, anche un voto contro l’Unione europea ed i suoi camerieri nostrani.

Di che riflettere

I ticinesi hanno capito qual era la posta in gioco domenica. Non certo il numero di colpi che può contenere un caricatore o altre amenità del genere, bensì la nostra sovranità e la nostra indipendenza.
I ticinesi hanno capito che accettare l’ennesima imposizione di Bruxelles avrebbe significato accondiscendere alla rottamazione delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare, e tutto questo per cosa? Solo per rincorrere una “classe politica” (?) da troppo tempo abituata chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni “cip” in arrivo da Bruxelles. In altri paesi, anche più piccoli del nostro, le cose funzionano diversamente; sicché c’è davvero da meditare su come si sono ridotti i partiti cosiddetti “storici”. Ormai conoscono solo i verbi “svendere”, “cedere”, “capitolare”, “genuflettersi” ed i vari sinonimi più o meno chic. Fossero state così anche le generazioni precedenti, il nostro Paese non esisterebbe più da un pezzo.

I ticinesi hanno altresì capito che la storiella di “Schengen in pericolo” era solo una panzana per ricattare gli elettori. Schengen non è mai stato in pericolo, e soprattutto non è una vacca sacra, anzi. Ci sono Stati membri dell’UE che ne hanno sospeso l’applicazione da mesi, se non da anni. E di certo non l’hanno fatto per autolesionismo.

Conosciamo i nostri polli

Domenica, i votanti del nostro Cantone sono rimasti da soli a difendere la sovranità e l’indipendenza della Svizzera. Evidentemente in Ticino  la maggioranza della popolazione ha capito di che pasta è fatta l’Unione europea; sa da tempo quali sono le sue intenzioni, tutt’altro che amichevoli. L’UE non vuole andare d’accordo con noi, non vuole trattare alla pari. Vuole comandare in casa nostra. Ed è il Ticino a trovarsi confrontato con l’invasione da sud, non solo di frontalieri, ma anche di delinquenti, come dimostra (tanto per fare un esempio) l’epidemia di assalti ai bancomat. Invasione che ci viene impedito di arginare a causa  di accordi internazionali scellerati… con l’UE: vedi libera circolazione, vedi il tanto magnificato Schengen.

O ci svegliamo, oppure…

Il No al Diktat disarmista fa onore al nostro Cantone. Ma, purtroppo, fa anche riflettere. E molto. Specie in vista delle prossime votazioni su temi della massima importanza per i rapporti tra Svizzera ed Unione europea. Ad esempio lo sconcio accordo quadro istituzionale voluto dalla solita partitocrazia PLR-PPD-PS che, se approvato, trasformerebbe il nostro paese in una colonia di Bruxelles.

O i cittadini elvetici si rendono conto che qui c’è una maggioranza politica triciclata che – in nome di trattati commerciali clamorosamente sopravvalutati a scopo di lavaggio del cervello, e in realtà vantaggiosi solo per pochi – è disposta a sacrificare il futuro della Svizzera come Stato sovrano ed indipendente, oppure ci aspettano tempi assai grami.

Visto poi che le elezioni federali si avvicinano, sarà bene ricordare che a Berna solo gli esponenti ticinesi di Lega ed Udc (ovvero: Roberta Pantani, Lorenzo Quadri, Marco Chiesa) hanno votato contro il Diktat disarmista dell’UE. I due consiglieri nazionali PPD si sono astenuti (?). Tutti gli altri…

Amaro risveglio

Adesso che purtroppo la direttiva UE sulle armi è stata approvata perché tutti i Cantoni tranne il Ticino hanno calato le braghe, quanti hanno creduto alle favolette della partitocrazia secondo cui, capitolando davanti al nuovo Diktat UE, non sarebbe cambiato niente, avranno modo di ricredersi.  Specie quando, tra qualche annetto, arriveranno gli inasprimenti già programmati. Che naturalmente, grazie ai politicanti calabraghisti del triciclo, dovremo accettare senza un cip. Chi si è bevuto le panzane della casta, presto aprirà gli occhi. Ma sarà troppo tardi.

Lorenzo Quadri

 

Verdi liberali allo sbando: “niente più AVS ai ricchi”

Continuano a regalare miliardi all’estero, e poi se ne escono con simili bestialità

 

Ah beh, nel festival delle boiate partorite nottetempo dai politicanti, magari dopo aver mangiato pesante, questa ancora mancava all’appello!

I giovani “verdi liberali” hanno infatti pensato bene di fare il proprio verso sull’AVS. Come sappiamo la partitocrazia da tempo strilla alle casse vuote del Primo pilastro. E cosa propone? Ma di riempirle a spese degli svizzerotti, of course!

Ed ecco dunque la geniale ricetta dei giovani “verdi liberali” per l’AVS:

  • Portare l’età di pensionamento a 67 anni
  • Non versare più l’AVS ai ricchi (ovviamente senza spiegare chi sarebbero in concreto i ricchi).

Gli “utili idioti” del P$

Ohibò, sempre meglio! Questi sedicenti “verdi liberali”, in realtà utili idioti del P$$ – mai una volta che abbiano votato diversamente dai compagni – adesso vogliono far saltare il principio fondante dell’AVS. Ossia, che tutti la ricevono. Ovviamente i ricchi hanno pagato negli anni molti più contributi. Quindi ricevono una piccola parte di quanto hanno versato. Su questo principio di solidarietà si basa il Primo pilastro. Da quando esiste.
Naturalmente, i multimilionari sono liberi di rinunciare alla rendita, e c’è chi lo fa. Ma questo è un altro discorso.

Invece, secondo i verdeggianti grandi statisti, i “ricchi” (dove si collocherebbe, tra l’altro, l’asticella della ricchezza?) dovrebbero pagare tanto e ricevere zero. Praticamente un esproprio proletario. Verdi liberali? No, Verdi bolscevichi!
Questi illiberali verdi-anguria (verdi fuori, rossi dentro, e “liberali” da nessuna parte, come peraltro dimostra questa nuova “cagata pazzesca” sull’AVS) vogliono far saltare un altro caposaldo della Svizzera. Inutile poi aggiungere che sono sempre in prima fila nel calare le braghe davanti ad ogni cip in arrivo dall’UE. Penosi.

Tagliare sui regali all’estero

L’AVS non si risana togliendo le rendite a chi ha contribuito ad una fetta importante dei finanziamenti. L’AVS si risana tagliando drasticamente sui miliardi che ogni anno vengono regalati all’estero, e su quelli che vengono sperperati per i finti rifugiati.

Ma naturalmente i Verdi liberali – utili idioti del P$ – sono i primi a volere più aiuti all’estero, più migranti economici, ed erano anche in “pole position” nel sostenere il versamento della marchetta da 1.3 miliardi all’UE. Soldi che avrebbero dovuto confluire nelle casse dell’AVS.

E poi questi verdi liberal-bolscevichi hanno il coraggio di blaterare che bisogna togliere le rendite AVS a chi se le è profumatamente pagate?

Non sono ecologisti

I verdi liberali, con questa nuova boiata, hanno dimostrato di non essere liberali. Ed oltretutto non sono neppure ecologisti. Già, perché gli unici veri paladini dell’ambiente erano i promotori dell’iniziativa Ecopop. I soli che hanno avuto il coraggio di dichiarare apertamente che i problemi ambientali della Svizzera sono dovuti all’immigrazione scriteriata ed all’esplosione dei frontalieri (che arrivano tutti i giorni uno per macchina).

Se in questo Paese consumiamo troppe risorse (?) non è perché siamo degli scriteriati inquinatori. E’ semplicemente perché siamo qui in troppi.

Gli “ecopoppisti” sono (erano?), dunque, gli unici veri ecologisti. Gli altri sono semplicemente dei ro$$i spalancatori di frontiere che sciacquano la bocca con il populismo climatico. Gente capace  solo di inventarsi nuove tasse, nuovibalzelli, enuovemisure persecutorie nei confronti dei cittadini. Automobilisti e proprietari di una casetta in primis.

Lorenzo Quadri

 

Il patetico circo della CORSI

Il triciclo PLR-PPD-P$$ si azzanna per spartirsi delle cadreghe che non contano un tubo

Si è consumato ieri, come da copione,  il grottesco circo con cui il solito triciclo PLR-PPD-P$$ si è spartito le cadreghe dell’inutile CORSI. La CORSI, ovvero la Società cooperativa per la radiotelevisione svizzera di lingua italiana, non serve proprio ad un tubo: è semplicemente una riserva di poltrone su cui i partiti piazzano i propri soldatini, senza che questi ultimi abbiano uno straccio di competenza in campo di media, e men che meno di media elettronici. L’unica competenza richiesta è la tessera del partito giusto.

Cadregopoli

L’ambientino del pomeriggio di ieri è stato ben descritto dal Corriere del Ticino online (organo PLR), da cui citiamo il seguente, significativo passaggio: “A poche ore dal rinnovo quadriennale delle cariche del Consiglio regionale e del Consiglio del pubblico, all’entrata degli studi RSI a Besso lo scambio di schedetra soci andava per la maggiore. Interi plichi di fogli passavano di mano in mano (particolarmente attivo il PLR)e fino all’ultimo i capi scuderia sono andati alla ricerca di soci a cui consegnare la seconda tessera già firmata, dal momento che ogni membro ne può rappresentare un altro”. 

Mentre sull’edizione cartacea si leggeva: “I partiti si spartiranno in larga misura le sedie (…)”.

Prendiamo atto che il PLR si è ancora distinto come partito delle cadreghe. E se lo dice perfino il “suo” quotidiano, ossia il Corriere, c’è da crederci…

Davvero allucinante la dichiarazione del PPD Gigio Pedrazzini, presidente della CORSI per esclusivi meriti partitici (evidentemente, il fatto che il figlio sia stato assunto alla RSI non ha alcun nesso con il ruolo paterno): “Noi uno strumento della politica? Una fake news”.Proprio vero che il ridicolo non uccide, sennò sai le stragi!

La CORSI è infatti esattamente uno strumento della partitocrazia cadregara nella sua peggiore manifestazione.  In più è tutta sbilanciata “à gauche”: oltre ai kompagni dichiarati, se c’è un PLR si tratta di un radikalchic, se c’è un PPD è un uregiatto di $inistra.

Documento indecente

Ieri nel circense carrozzone della CORSI sono dunque entrati, tra gli altri,  Pelin Kandemir, Nadia Ghisolfi, Giovanna Masoni, Laura Riget…: ad ulteriore conferma (anche pensando alla “fauna” già presente) che tutto l’esercizio altro non è che una gretta spartizione di seggiole tra politicanti che di radiotelevisione ne capiscono ancora meno del Gigi di Viganello.

Indecente il documento programmatico “discusso ma non votato” (avanti con prese per i fondelli!) con cui la CORSI, e quindi la partitocrazia, sogna di allungare ulteriormente i tentacoli sulla RSI. Ciò all’insegna, è ovvio, della propaganda di regime.

La Lega non ci sta

L’indignazione pelosa ed isterica sulla trasmissione “politicamente scorretto”, dunque, aveva il solo scopo di lanciare l’assalto alla diligenza ad opera dei soldatini del triciclo PLR-PPD-P$$.

Un’operazione ancora più deprimente se si pensa che la CORSI conta – e sempre conterà – meno del due di briscola. Ma forse qualcuno s’illude di essere “importante” solo perché ha potuto poggiare le ciapett su uno strapuntino di detta Cooperativa, e quindi non se ne è ancora accorto.

Da anni la Lega si è chiamata fuori da questo pietoso circo, dimissionando da tutti gli organi della CORSI. Perché non abbiamo alcuna intenzione di fungere da foglia di fico.

Promesse da marinaio

Intanto, tutte le promesse fatte prima della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag sono state miseramente rottamate. Il fronte del  “No critico”, ovvero la maggioranza dei cittadini, è stato preso per i fondelli senza vergogna. Ma di questo, nessun politicante si preoccupa più. L’importante è aggiudicarsi uno sgabello. Anche se non conta un tubo, sempre di sgabello si tratta, che diamine!

Lorenzo Quadri

Si gioca il tutto per tutto

Aeroporto di Lugano: 51 milioni sono tanti, certo. Ma l’indotto c’è. Altrove invece…

 

Sull’aeroporto di Lugano-Agno comincerà una nuova battaglia, l’ennesima. Il Municipio ha pronto il messaggio con il piano di rilancio, per un investimento totale, nei prossimi 5 anni, di circa 50 milioni.

La battaglia non sarà solo comunale. Verrà combattuta anche a Palazzo delle Orsoline, dal momento che il Cantone prevede di aumentare la propria partecipazione nell’azionariato dello scalo, portandola dall’attuale 12.5% al 40%. Anche a Bellinzona ci sarà un apposito messaggio governativo con possibilità di referendum.

I contenuti del piano di rilancio sono stati presentati, per sommi capi, sui giornali di venerdì. Non stiamo a ripeterli. Ci limitiamo ad alcune semplici considerazioni.

  • Non ha senso iniettare soldi pubblici a ripetizione per tenere artificialmente in vita l’aeroporto. L’obiettivo cui mira il piano di rilancio è infatti quello di rendere l’aeroporto in grado, sul medio termine, di stare in piedi con le proprie gambe (o di volare con le proprie ali). Per questo, limitarsi a coprire i deficit di gestione corrente è inutile. Servono invece degli investimenti nell’infrastruttura. Così che l’aeroporto possa aumentare la redditività. Non solo con il ripristino del collegamento su Ginevra, ma anche con altri collegamenti, internazionali e stagionali, con l’aviazione generale (in particolare con gli hangar), con i ricavi da attività collaterali (ad esempio i commerci), con la crescita della scuola di volo Avilù, eccetera.
  • Per la LASA (Lugano Airport SA) lavorano attualmente 77 persone. E’ evidente che, in caso di njet al piano di rilancio, questi 77 lavoratori – parecchi dei quali sulla cinquantina e difficili da ricollocare – rimarrebbero a casa. Non solo. L’Università di San Gallo, nel suo studio sull’impatto dell’aeroporto, ha quantificato gli impieghi generati da attività che gravitano attorno all’aeroporto. Nell’anno di riferimento 2017 lo studio indica 530 impieghi diretti, 280 indiretti e 855 indotti, per un totale di 1665 posti di lavoro che generano un valore aggiunto di 195 milioni. Anche immaginando che si tratti di cifre ottimistiche, è comunque certo che in gioco ci sono oltre mille impieghi. Quindi l’aeroporto non è un giocattolo tenuto in vita per manie di grandezza, come ciancia qualcuno a $inistra.
  • Curiosamente, ma tu guarda i casi della vita, quelli del “giocattolo inutile” sono poi gli stessi esponenti della gauche-caviar che strillavano come ossessi ai tempi della “criminale” iniziativa No Billag, perché bisognava “salvare” la RSI. La RSI è un piano occupazionale pagato a peso d’oro che serve a diffondere propaganda di regime e a fare campagna elettorale a supporto della casta e contro gli odiati “populisti e sovranisti”.Quindi, se vogliamo parlare di “giocattoli inutili tenuti in vita artificialmente”, prima di guardare ad Agno cominciamo a guardare a Comano.
  • Ancora più ridicolo: in prima fila a scagliarsi contro il rilancio dell’aeroporto, i verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) ed i compagni dell’MPS. Ovvero, quelli che volevano cantonalizzare le Officine FFS “per salvare i posti di lavoro”. Proprio questi $inistrati vogliono ora azzerare i posti di lavoro dell’aeroporto. Coerenza, kompagni, coerenza! Oppure per la gauche-caviar ci sono lavoratori degni di protezione ed altri che invece sono foffa?
  • Non è vero che AlpTransit rende inutile l’aeroporto, visto che il target è diverso. Infatti l’apertura del tunnel di base non ha fatto diminuire i passeggeri dei voli su Zurigo. E, anche con AlpTransit, per andare e tornare da Ginevra in treno ci vogliono almeno 10 ore. Senza contare che il livello del servizio sulla linea ferroviaria del Gottardo è precipitato, ed i ritardi con coincidenze saltate diventano sempre più frequenti.
  • Non è vero che gli scali lombardi rendono inutile l’aeroporto di Agno. Al contrario: questi ultimi dovranno in futuro rinunciare ad una serie di attività (in particolare nei voli a corto raggio e nell’aviazione generale). E a trarne profitto potrebbe essere proprio l’aeroporto luganese.
  • 51 milioni da qui al 2024 per risanare l’aeroporto sono tanti soldi, e su questo non ci piove. Intanto però per il LAC di milioni ne sono stati spesi oltre 200, mentre la cultura costa al contribuente luganese 17 milioni all’anno (20 milioni di spese contro 3 milioni di ricavi); e non a tempo determinato e poi si autofinanzia, ma da qui all’eternità. Una cifra a cui bisogna ancora aggiungere i costi del LAC come edificio. Ma naturalmente su questo a $inistra nessuno ha mai avuto nulla da eccepire, anzi… Tre anni di spesa culturale fanno l’equivalente del piano di risanamento dell’aeroporto. Quanto al nuovo stadio con annessi e connessi, gli uccellini cinguettano che l’operazione rischia di trasformarsi in un bagno di sangue per il contribuente luganese. Quindi, 51 milioni sono certamente tanti; ma la cifra va inquadrata in un contesto.
  • Si può anche legittimamente essere contrari all’aeroporto e auspicarne la dismissione; nel dibattito politico sul tema se ne sentiranno di tutti i colori. Ma tentare di far credere che la chiusura sarebbe indolore è una clamorosa fake news, o fregnaccia che dir si voglia.

Lorenzo Quadri