I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

 Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

La casta vuole svendere anche il salmo svizzero

 

Come volevasi dimostrare, la partitocrazia vuole svendere pure l’inno nazionale! La Commissione della scienza, dell’educazione e della kultura del Consiglio nazionale ha infatti respinto nei giorni scorsi un’ iniziativa parlamentare presentata dal “senatore” sciaffusano Thomas Minder che chiedeva di inserire l’inno nazionale nella legge. Questo per evitare che i camerieri dell’UE in Consiglio federale un bel mattino si alzino e decidano sostituire il salmo svizzero. Ad esempio perché il richiamo a Dio contenuto nel testo potrebbe infastidire migranti in arrivo “da altre culture”. E di sostituirlo, va da sé, con una qualche ciofeca multikulti che parli di frontiere spalancate ed esorti a “far entrare tutti”.

Del resto una sedicente Società svizzera di pubblica (in)utilità si è già inventata delle nuove parole per l’inno, e lo scorso primo agosto ha pure invitato i Comuni a farlo cantare. Per fortuna l’invito non se l’è filato nessuno: tiè!

Con l’inserimento dell’inno nazionale nella legge, un suo eventuale cambiamento dovrebbe seguire l’iter democratico: decisione del parlamento federale con possibilità di referendum. Ad avere l’ultima parola sarebbe dunque il popolo.

Tale proposta è addirittura minimalista. Se si vuole cambiare l’inno, il popolo dovrebbe essere chiamato obbligatoriamente a votare. Senza che nessuno debba lanciare un referendum, operazione che comporta costi alti e molto lavoro!

Eppure la partitocrazia nella citata Commissione parlamentare ha pensato bene di respingere con 14 voti contro 10 anche questa proposta minimalista.

Motivazione? “Non è necessario intervenire, ed inoltre il Consiglio federale ha già indicato che non deciderà autonomamente su un eventuale nuovo inno, ma consulterà le Camere federali”.

Se questa non è una presa per i fondelli!

  • Tra consultare, ovvero chiedere un’opinione, e far decidere, c’è un abisso.
  • Se il governicchio federale consulta le Camere, chi consulta – e soprattutto: chi fa decidere – il popolo? La casta spalancatrice di frontiere pensa di imporre ai cittadini un nuovo inno multikulti?
  • Alle promesse dei camerieri bernesi dell’UE non ci crede più nessuno.

Il quadro è chiaro. Dopo aver rottamato la nostra indipendenza, la nostra sovranità, i nostri diritti popolari, le nostre tradizioni e peculiarità svizzere, la casta vuole rottamare pure l’inno nazionale. Partitocrazia senza vergogna.

Lorenzo Quadri

 

Ex partitone e ristorni: la presa per i fondelli continua

Anche Cassis si attiva per la campagna elettorale liblab, altro che fare il ministro

Cosa non si fa quando elezioni si avvicinano! Meno di tre settimane fa, era un lunedì di metà gennaio, il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si incontrava con il suo omologo e connazionale italiano Enzo Moavero nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, dove i due politicanti italici hanno senza dubbio, come si suol dire, “mangiato e ben bevuto”.

Tema dell’incontro era, in particolare, il famoso accordo sulla fiscalità dei frontalieri che si trascina ormai dal 2015 e che l’Italia non ha alcuna intenzione di ratificare. E questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello. E l’ha capito da anni, non da ieri.

Eppure, dopo l’incontro con il connazionale Moavero, il buon Cassis aveva espresso soddisfazione; e non per il menu della Villa Principe Leopoldo, bensì per l’esito del meeting. Questo poiché Moavero avrebbe promesso una presa di posizione del suo governo sulla questione accordo fiscale dei frontalieri nel corso della primavera. Ovviamente senza indicare la primavera di quale anno. E senza rilevare che a Roma il boccino è nelle mani del parlamento, mica del governo.

La finta

Insomma: sono anni che il Belpaese su questo famigerato accordo fiscale mena il can per l’aia, il suo ministro Moavero annuncia che continuerà a farlo e la controparte elvetica è contenta e beata.

Poi però la settimana scorsa in casa PLR è scattato il contrordine compagni. A scopi puramente elettorali, ovvero per prendere per i fondelli la gente, l’ex partitone ha deciso che, da qui ad aprile, fingerà di schierarsi a sostegno delle ritorsioni nei confronti del Belpaese e della disdetta della Convenzione del 1974. E’ ovvio che si tratta di una semplice operazione di immagine; di una boutade dietro la quale c’è il nulla.

Come scritto la scorsa domenica su queste colonne, è semplicemente il ritorno della politica Xerox, caratteristica della partitocrazia. Il triciclo prima denigra le posizioni dell’odiata Lega ma poi, all’avvicinarsi delle elezioni, le fotocopia.

Nessuna credibilità

In questa operazione, l’ex partitone non ha uno straccio di credibilità, essendosi sempre opposto al blocco dei ristorni. Quando tale decisione venne presa nel 2011, purtroppo per un periodo troppo breve, i politicanti PLR strillarono allo scandalo. E sia chiaro che non si può essere contrari al blocco dei ristorni ma favorevoli alla disdetta della Convenzione del 1974: questa è una contraddizione in termini delle più evidenti.Le due operazioni sono semplicemente le due facce della stessa medaglia; un tutt’uno.

Arriva KrankenCassis

Questa maldestra iniziativa di marketing elettorale PLR ha ora coinvolto anche il buon Cassis. Il quale, a scoppio ritardato (chissà come mai) si inalbera con il Belpaese accusandolo di sabotare (testuale) un accordo fiscale da cui avrebbe molto da guadagnare (dal punto di vista fiscale, di sicuro; da quello elettorale, invece, verosimilmente no).

Ma come, non andava tutto bene? Ma come, l’incontro con Moavero non era stato “costruttivo”?

Campagna elettorale

Dopo la giravolta dell’ex partitone che adesso finge di essere contrario al versamento dei ristorni, arriva dunque la giravolta del suo ministro degli Esteri. Non si è mai visto nella storia della Svizzera – ma del resto come sappiamo il buon Cassis è svizzero solo in parte – un Consigliere federale che si presta così sfacciatamente a fare campagna elettorale per la sezione cantonale del suo partitoinvece di svolgere il proprio ruolo di ministro. O vuoi vedere che è questo che intende l’ex partitone per “Buongoverno”?

Perché solo adesso?

Ma soprattutto: come mai Cassis solo adesso si accorge che il Belpaese “sabota” l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri? Forse che non avrebbe potuto, se avesse voluto, proporre al governicchio federale la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 fin dalla sua prima seduta di Consiglio federale?Per quale strano motivo questi improvvisi sussulti avvengono solo quando le elezioni sono dietro l’angolo e poi, una volta trascorse le elezioni, “passata la festa, gabbato lo santo”?

I votanti ticinesi comunque possono star sicuri di una cosa. Il PLR non è improvvisamente diventato un partito “anti-ristorni”. Non è stato fulminato sulla via di Palazzo delle Orsoline.  Semplicemente, sta prendendo la gente per il lato B. Ricordarsene in aprile.

Lorenzo Quadri

Canone SSR: ci rubano 600 milioni per farsi il tesoretto!

Lorenzo Quadri: “Furto pianificato a tavolino, Berna deve dare indietro i soldi!”

E intanto stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone! A quando l’iniziativa per ridurre quest’ultimo a 200 Fr (che rimangono comunque troppi)?

Ad evidenziare l’inghippo è stato Le Matin nell’edizione di venerdì (edizione online: ormai c’è solo quella). Altro che la storiella del canone radioTV a 365 franchi. 11 economie domestiche su 12 nell’anno di disgrazia 2019 pagheranno di più. Anche parecchio di più. Di conseguenza, nelle casse federali alla voce “canone” entreranno 1,9 miliardi invece degli annunciati 1,3: 600 milioni extra, che verranno estorti ai cittadini dalla Serafe. Ovvero la società di incasso che ha preso il posto della Billag. E questi soldi prelevati “in esubero” non verranno mai più restituiti!

Fatturazione galeotta

Come è possibile un simile ladrocinio? Risposta: tramite il sistema di fatturazione deciso dall’Ufficio federale della comunicazione (UFCOM). Sistema che prevede per il 2019 una riscossione in acconti, con l’invio delle bollette scaglionato sull’arco dei 12 mesi, a cui si aggiunge il canone annuale. Chi ad esempio è inserito nel gruppo che riceverà la fattura in maggio dovrà pagare una fattura parziale di 152.10 Fr, quota parte da inizio anno fino a maggio, in seguito riceverà la fattura completa di 365 Fr per il periodo che va da maggio 2019 a maggio 2020. Chi riceverà la fattura in ottobre dovrà pagare la quota parte per i mesi da gennaio ad ottobre (273.75 Fr) più il canone intero per il periodo da ottobre 2019 ad ottobre 2020. La fattura successiva, di 365 Fr, gli arriverà in ottobre 2020, e coprirà i 12 mesi seguenti. E così via. Più tardi arriva la fattura parziale per il 2019, più essa diventa consistente. Il problema è che il canone dovrà essere versato “a vita”; non è un sistema a termine da cui si possa uscire. A meno di trasferirsi all’estero.

Quindi, i soldi versati in più nel 2019 tramite le fatture parziali non saranno né compensati, e nemmeno restituiti l’anno dopo (per informazioni più dettagliate, si veda il sito www.lematin.ch).

Il tesoretto così accumulato, come detto di circa 600 milioni di Fr, servirà – secondo le dichiarazioni dell’UFCOM a Le Matin – a “coprire i bisogni finanziari dei beneficiari del canone nel 2019”. Quindi in massima parte se lo cuccherà l’emittente di regime SSR!

“UFCOM peggio di Bertoldo”

La situazione non va giù al consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri,membro del comitato No Billag.

“La prima considerazione –osserva Quadri – è che, se i cittadini svizzeri avessero approvato l’iniziativa No Billag, questi problemi non li avremmo… Fuor di battuta, l’ “era” della Serafe comincia decisamente col piede sbagliato. Prima il caos con gli indirizzi, adesso questa vicenda dei versamenti parziali che non verranno restituiti. Di conseguenza, per l’anno 2019, ci saranno economie domestiche che, oltre ai 365 Fr di canone, pagheranno fino a 334 Fr in più: si tratta di quelle inserite nella fatturazione di dicembre, come spiega Le Matin di venerdì. Dunque, c’è chi per il 2019 pagherà quasi due canoni radiotv. Questo è un furto legalizzato. Si derubano i cittadini per ingrassare la SSR. Senza contare che stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone. La situazione è scandalosa. L’UFCOM ne combina peggio di Bertoldo”.

Chi è responsabile del furto?

La modalità di fatturazione scaglionata sui 12 mesi è stata decisa dall’Ufficio federale delle telecomunicazioni. Quindi la colpa dei furti è sua. Proprio perché a decidere la rapina ai danni dei cittadini è stato un ufficio federale, è evidente che la politica deve intervenire. Quanto riscosso tramite fatture parziali per il 2019 va restituito nel 2020, fino all’ultimo centesimo. Il sospetto è che il furto sia stato pianificato a tavolino, per dotare l’emittente di regime SSR di risorse supplementari.

E se la restituzione non fosse possibile per motivi tecnici?

Spero che i burocrati federali non pretenderanno di propinarci anche questa fregnaccia. Ci si riempie la bocca con la “digitalizzazione” e poi non si è in grado di fare due conti con il pallottoliere? Ribadisco: questi soldi vanno restituiti. Altro che creare tesoretti a beneficio degli amichetti della SSR! Inoltre, secondo le dichiarazioni dell’UFCOM, le economie domestiche sono state ripartite nei 12 gruppi di fatturazione (uno al mese) in modo del tutto casuale. Ciò significa che se qualcuno pagherà un surplus alto o basso dipende unicamente dalla “sfiga”. Ma stiamo scherzando? E’ chiaro che su questo tema presenterò un atto parlamentare a Berna.

Che conclusioni trarre da questa vicenda?

Che nell’ambito della votazione sull’iniziativa No Billag, i cittadini sono stati presi doppiamente per i fondelli. Primo: come c’era da aspettarsi, i cambiamenti promessi dalla radioTV di Stato sono rimasti lettera morta, perché nulla è successo. Secondo: adesso “si scopre che” anche il canone a 365 Fr è una fanfaluca. Mi auguro che questa autentica truffa statale ai danni dei cittadini dia finalmente il là al lancio dell’attesa iniziativa popolare per ridurre il canone radiotelevisivo a 200 Fr. E spero anche che, quando si tratterà di votare su questa iniziativa, la maggioranza degli svizzeri avrà aperto gli occhi…

MDD

 

Funzionario P$ abusatore: la doppia morale dei kompagni

Nel dipartimento ro$$o, preposto alla protezione delle vittime, si imboscano le denunce

 

Il Ticino è giustamente scandalizzato dal  caso dell’ex funzionario cantonale del DSS, attivo nell’ambito delle politiche giovanili, e degli abusi sessuali da lui commessi una quindicina di anni fa. Reati commessi “nell’esercizio delle sue funzioni” ai danni di tre giovani donne, due delle quali minorenni all’epoca dei fatti, mentre la terza era una stagista.

Omertà

Particolarmente ripugnante il “modus operandi” del funzionario, che si mostrava debole e sofferente per soddisfare le proprie voglie, minacciando le ragazze di suicidarsi se non avessero accondisceso alle sue richieste sessuali. E scandalosa l’omertà dei superiori che, sebbene fossero stati informati dell’accaduto, hanno guardato dall’altra parte. Sicché per lunghi anni il viscido è rimasto tranquillamente al suo posto. Profumatamente pagato dal contribuente, fino ai mesi scorsi si occupava di giovani e pontificava sulle politiche giovanili. Che schifo!

Un paio di cosette vanno evidenziate.

Punto primo

Curiosamente, ma tu guarda i casi della vita, il nome del funzionario non è mai uscito sui media. Non sarà mica perché il signore in questione è un $ocialista, ed ha pure ricoperto cariche politiche per il P$? Non solo, ma l’abusatore era anche collaboratore dell’ormai defunto quindicinale sedicente satirico Il Diavolo, quello poi confluito nel portale-foffa Gas (intestinale): ovvero un portale di galoppini del P$ coordinato da un pluricondannato e specializzato in campagne d’odio. E questi $inistrati pretenderebbero poi di calare la morale ad altri? Oltretutto, gli uccellini bellinzonesi cinguettano che il funzionario in questione non fosse a rischio di burn out per il troppo lavoro: vuoi vedere che si occupava degli articoli del Diavolo, così come di altre sue iniziative editoriali, durante l’orario di lavoro?

Se invece che un $ocialista con anche un’attività politica alle spalle, il funzionario abusatore fosse stato un leghista, poco ma sicuro che sarebbe stato pitturato su tutti i media (cartacei ed elettronici) di questo sfigatissimo Cantone con nome, cognome, fotografia, numero di scarpe ma soprattutto etichetta politica. Sarebbe già stata scatenata una shitstorm (=tempesta di cacca) di proporzioni immani contro l’odiata Lega. Ed i kompagni starebbero già cavalcando la vicenda senza ritegno. Invece adesso, dato che l’abusatore è uno “dei loro”… Garantismo ad oltranza! Il kompagno presidente Righini invita a “non politicizzare”! Che tolla!

Punto secondo

Come non si è fatto il nome dell’ex funzionario P$, allo stesso modo non si sa chi sia quel superiore o quei superiori che hanno scandalosamente imboscato le segnalazioni nei suoi confronti. Nei primi anni duemila, come noto anche ai paracarri, il DSS era saldamente in mani P$. Di quell’area erano e sono tutt’ora la grande maggioranza dei funzionari dirigenti del Dipartimento. Sicché il Gigi di Viganello non pensa di sbagliare di molto immaginando che anche il o i superiori portati a conoscenza delle malefatte dell’ex funzionario indossassero la sua stessa casacca politica. Non vorremmo a questo punto che le denunce fossero state imboscate (anche) per solidarietà ro$$a!

Punto terzo

In conseguenza dell’imboscamento delle denunce, l’ex funzionario è rimasto al proprio posto “come se niente fudesse”, ad occuparsi di giovani e di politiche giovanili. E questo non solo (come se non fosse già abbastanza grave) nell’amministrazione cantonale, ma addirittura nel DSS. Ovvero in quello che dovrebbe essere il Dipartimento preposto all’aiuto alle vittime, e che ha pure creato un apposito servizio. Si legge sulla pagina web del Dipartimento: “Se avete subito una violenza o un reato che vi ha direttamente leso a livello fisico, psicologico, sessuale e volete parlarne, essere ascoltati, ricevere consulenza e conoscere le prestazioni previste dalla Legge per l’aiuto alle vittime di reati, vi invitiamo a visitare il nostro sito”.

Per fortuna! E’ chiaro che le responsabilità di chi ha coperto l’abusatore vanno chiarite fino in fondo, così come i loro moventi.

Punto quarto

L’ex funzionario non andrà nemmeno in prigione. Tra prescrizioni, difficoltà probatorie e chi più ne ha più ne metta, il kompagno abusatore se la caverà con una pena sospesa condizionalmente.

Proprio vero che la nostra giustizia è inflessibile solo con gli automobilisti. A causa del bidone Via Sicura, chi infrange un limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di un pluriabusatore. E qui ne abbiamo una bella (si fa per dire) dimostrazione. Ringraziamo la partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Posta: la bella vita dei boss

Gigante giallo allo sbando: strage di uffici postali, ma intanto i grandi “magnager”…

 

Ma guarda un po’, nuova figura marrone del Gigante Giallo (che cromaticamente fa pure “pendant”)! Dopo lo scandalo Autopostale, adesso salta fuori che i capi di Swiss Post Solutions (SPS), una filiale della Posta di cui quest’ultima detiene interamente il capitale azionario, il 21 e 22 gennaio scorso hanno organizzato un evento extralusso ad Ho Chi Minh, dove si trova la sede della divisione asiatica di SPS.

E pare che il “magna e bevi” con le relative trasferte aree – ovviamente non in economy! – sia costato la bellezza di 200mila franchetti! Apperò!

Oltretutto lo stile di direzione del boss di SPS, tale Jörg Vollmer, è proprio improntato allo spendi e spandi per i dirigenti. I quali in un’altra occasione sono stati pure intrattenuti e sollazzati con degustazioni di vini pregiati in quel di Flims, mentre ai dipendenti si fa tirare la cinghia.

“Come i gilet gialli”

Intanto che i “magnager” SPS fanno la bella vita in Asia, l’ex Gigante giallo continua a chiudere uffici postali come se piovesse (o nevicasse). Uno degli ultimi ad essere balzato per questo motivo agli onori della cronaca è quello di Besso, popoloso e centrale quartiere di Lugano. Quindi la storiella che si chiude dove non ci sarebbe la clientela è l’ennesima balla di Fra’ Luca con cui i mammasantissima della Posta cercano di giustificare scelte di smantellamento già decise a tavolino impipandosene dei numeri e delle conseguenze sul servizio pubblico.

Contro la chiusura dell’Ufficio postale di Besso, la Commissione di quartiere ha consegnato nei giorni scorsi 4738 firme al municipio di Lugano; firme raccolte non on-line, bensì in forma cartacea, tra i cittadini. I promotori hanno dichiarato di essere pronti a scendere in strada come i gilet gialli francesi, il che non sarebbe neanche una cattiva idea! Gilet gialli contro ex gigante giallo!

“Sa po’ fa nagott”

Mentre a Berna il parlamento ha detto a più riprese che bisogna cambiare le regole del gioco per impedire alla Posta di chiudere uffici postali in maniera scriteriata al fine di massimizzare gli utili, l’ex Gigante giallo va avanti “come se niente fudesse”: finché le regole applicabili sono quelle attuali, la Posta tira dritta, tranquilla come un tre lire!

Proprio a proposito della chiusura della Posta di Besso, il Consiglio federale ha risposto in dicembre ad una domanda presentata da chi scrive in Consiglio nazionale. Dichiarazione del governicchio bernese: “chiudere uffici postali rientra nella libertà imprenditoriale della Posta”.

Bravi, avanti così! E se qualcuno si aspetta che con l’arrivo alla testa del Dipartimento federale competente (il Datec) della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga le cose miglioreranno… campa cavallo!

Chi ci guadagna?

Certo che siamo proprio messi bene. Un’azienda interamente di proprietà della Confederazione – perché nella Posta non c’è un solo franco dei privati – ne combina peggio di Bertoldo. Ed i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale cosa fanno? Si trincerano dietro il consueto “sa po’ fa nagott”!

Del resto, gli utili pompati dalla Posta tramite politiche scriteriate giovano anche al Consiglio federale. Tutti soldi in più che vanno a finire nel calderone delle casse federali. Così la Confederella si trova con più fondi da spendere/sperperare a piacimento. Ad esempio per i migranti economici. O per i regali miliardari alla fallita UE. Capita l’antifona?

Lorenzo Quadri

Ristorni: il PLR in stato confusionale

Intanto i deputati ticinesi liblab alle Camere federali, dalle colonne del CdT di ieri, sconfessano il partito cantonale

Sulla nota telenovela dei ristorni dei frontalieri, l’ex partitone è precipitato in un allarmante stato confusionale. Infatti sta dicendo e scrivendo tutto ed il contrario tutto, pensando forse di fare fessi i cittadini. Ricapitoliamo:

  1. Per anni il PLR si è opposto scandalizzato al blocco dei ristorni dei frontalieri da parte del Consiglio di Stato.
  2. Visto che le elezioni si avvicinano, adesso l’ex partitone effettua la piroetta acrobatica. Accende la Xerox, fotocopia le posizioni della Lega, e d’un tratto si finge contrario ai ristorni e presenta una mozione con cui chiede al governicchio di attivarsi a Berna per ottenere la disdetta della vetusta Convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri.
  3. Nel tentativo di giustificare la palese contraddizione tra i punti 1 e 2, i liblab si impappinano in risibili distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974. Ma i due atti sono facce della stessa medaglia. E’ chiaro che senza il blocco non ci sarà mai nessuna disdetta.
  4. Sul Corriere del Ticino di ieri, nuova giravolta PLR! I tre deputati dell’ex partitone alle Camere federali (Fabio Abate, Rocco Cattaneo, Giovanni Merlini) firmano un articolo congiunto (accipicchia!) in cuisconfessano il partito cantonale,dichiarando che “ci vuole cautela nel chiedere la disdetta della Convenzione del 1974”.Il che significa: “noi non la chiederemo di certo!”.
  5. Ci pare di ricordare che uno dei tre signori di cui sopra, ovvero Rocco Cattaneo, fosse presidente del PLR quando il partito, sempre scopiazzando la Lega, lanciò una petizione per la disdetta della Convenzione del 1974. E ci pare pure diricordare che Cattaneo s’inkazzò di brutto quando l’allora Consigliera di Stato del PLR Laura Sadis espresse contrarietà alla proposta. Com’è difficile andare d’accordo con sé stessi…
  6. Con l’articolo sul Corrierino di ieri, i tre esponenti liblab alle Camere federali
    a) mettono le mani in avanti: nel frattempo si sono forse accorti che sul tema della disdetta della Convenzione del 1974 è pendente in Consiglio nazionale una mozione di chi scrive. Mozione che il PLR dovrebbe appoggiare, se le sue intenzioni sul tema ristorni fossero serie (ma non lo sono; trattasi infatti di presa per i fondelli pre-elettorale). I deputati PLR a Berna preannunciano quindi, de facto, che nonvoteranno la mozione; ma soprattutto
    b) parano il fondoschiena al loro Consigliere federale KrankenCassis, che evidentemente non si sogna in alcun mododi portare avanti, nel governicchio federale, la disdetta della Convenzione in apparenza perorata dal partito cantonale.
  7.  Sull’ultimo numero del bollettino parrocchiale liblab Opinione liberale (più redattori che lettori), il responsabile del Centro competenze tributarie della SUPSI Samuele Vorpe (non un becero leghista populista e razzista) dà ragione alla Legadichiarando che: “il blocco dei ristorni potrebbe essere una misura attuabile (…) dal profilo giuridico è da evitare, ma dal profilo politico è senz’altro interessante”.Dichiarazioni pubblicate sull’organo ufficiale del PLR!
  8.  Insomma, l’ex partitone si contraddice e cambia idea in media una volta ogni 5 minuti. Tutto e il contrario di tutto! Probabilmente è questo che Bixio Caprara e compagnia cantante intendono per “Buongoverno”.
  9. I ticinesi devono essere in chiaro: il PLR non ha alcuna intenzione né di bloccare i ristorni dei frontalieri, e nemmeno di promuovere la disdetta della Convenzione del 1974.
    Un passo che sarebbe tra l’altro avversato anche dal partito nazionale. Che è poi quello che schiaccia gli ordini alla sezione ticinese. La presa di posizione sul CdT di ieri dei rappresentanti a Berna del partito ticinese è esplicita.
  10. Morale: ancora una volta, il PLR sta prendendo la gente per il lato B!

Lorenzo Quadri

La boiata del “bisogna oliare”

Altro che “via bilaterale”! I camerieri dell’UE vogliono la via della sudditanza!

Come da copione, i soldatini del PLR sono scesi in campo per fare il lavaggio del cervello – a suon di fake news – a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto europeo, oltre che i giudici stranieri; quello che ci obbligherebbe a mantenere tutti i cittadini comunitari che immigrano in Svizzera; quello che ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se costoro hanno il passaporto di un paese della disunione; quello che manderebbe definitivamente al macero le già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione.

Rafforzare… cosa?

Sicché nei giorni scorsi i signori PLR di Economiesuisse, ovvero i giannizzeri della grande economia, se ne sono usciti con l’ennesima marchetta allo sconcio accordo quadro. Niente di nuovo sotto il sole (e neppure sotto la neve): che questa gente brami di svendere la Svizzera e gli svizzeri ai balivi dell’UE per ingrassare le già rigonfie saccocce dei suoi padroni è una non-notizia. L’andazzo della succursale del PLR denominata Economiesuisse è noto da tempo. Questa volta però lor$ignori l’hanno fatta fuori dal vaso. Infatti se ne sono usciti a dire che lo sconcio accordo quadro istituzionale servirebbe a rafforzare la via bilaterale. Eh no, cari liblab di Economiesuisse, questa fetecchiata la andate a raccontare a qualcun altro!

Infatti si dà il caso che l’accordo quadro istituzionale, nella scellerata e denegata ipotesi che venisse sottoscritto, segnerebbe la FINE della via bilaterale. La via bilaterale presuppone infatti due partner che trattano alla pari. Con lo sconcio accordo quadro, invece, la Svizzera verrebbe ridotta a colonia dell’UE. Altro che via bilaterale: così si spiana la strada alla via della sudditanza! Dove si voglia andare a parare, è fin troppo evidente: ridurre la Svizzera alla stregua di uno Stato membro UE.

Allo stesso modo vanno respinte al mittente le fanfaluche raccontate sempre nei giorni scorsi dal buon Roberto Balzaretti, ovvero il portaborse del PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis. Secondo Balzaretti, l’accordo quadro sarebbe “l’olio per lubrificare i bilaterali”. Certo, come no! Un po’ come la fregnaccia dell’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, entusiasticamente appoggiata dal presidente del PLR ticinese Bixio Caprara, secondo cui la Svizzera dovrebbe regalare 1,3 miliardi di franchi alla fallita UE “per oliare”!

Chinati a 90 gradi

La truffa è manifesta: questi soldatini della casta, pensando di fare fesso il popolazzo, si riempiono la bocca con la via bilaterale (concetto che, alle orecchie della maggioranza dei cittadini elvetici, dovrebbe suonare come rassicurante). Ma è un imbroglio! Loro la via bilaterale la vogliono distruggere! Rottamare! Loro non vogliono dei rapporti “bilaterali” con l’UE! Loro vogliono che la Svizzera sia chinata a 90 gradidavanti ai balivi dell’UE, e questo nel nome di accordi commerciali da cui traggono beneficio solo i loro padroni PLR della grande economia, mentre il popolo elvetico  la prende sistematicamente sul gobbo!

Questo concetto sarà bene tenerlo sempre a mente. Altro che “oliare”! Qui c’è gente che, con il mantra del “bisogna oliare” cerca di convincerci che svendere la Svizzera a Bruxelles è cosa buona e giusta!

Lorenzo Quadri

Grazie ai giudici stranieri, i terroristi islamici restano

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo blocca l’espulsione dei seguaci dell’Isis

 

Per criminalizzare l’iniziativa “Per l’autodeterminazione“, detta anche “contro i giudici stranieri“, su cui si è votato lo scorso 25 novembre con esisto purtroppo negativo, la casta eurolecchina ci ha disintegrato ad oltranza i cosiddetti evocando ipocritamente il rischio di espulsione della Svizzera dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La quale è stata spacciata come l’ultimo baluardo contro la trasformazione del nostro Paese in una dittatura nazifascista ad opera – ma guarda un po’ – degli spregevoli populisti. Come se i diritti umani non fossero già contemplati dalla nostra Costituzione federale, e questo da un sacco di tempo. Non abbiamo alcun bisogno di organismi internazionali del piffero per garantire il rispetto dei diritti dell’uomo in casa nostra: la partitocrazia e la casta internazionalista se lo ficchino bene in zucca.

Passato e presente

Il terrorismo di regime condito da grottesche “fake news”, o balle di fra’ Luca che dir si voglia, ha purtroppo pagato. L’iniziativa “per l’autodeterminazione” è stata bocciata alle urne. Questa però – piaccia o no – è ormai acqua passata. Ben presenti sono invece le cappellate della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ovvero di quei giudici stranieri che tanto piacciono al triciclo PLR-PPD-P$$ e che la partitocrazia giudica indispensabili alla Svizzera.

I legulei multikulti della CEDU sono infatti riusciti, come scritto nelle scorse settimane, a decidere che la sensibilità dei cristiani si può offendere, ma quella dei musulmani no, sicché: censura in casa nostra in nome della pace religiosa (?). Un paio di settimane più tardi (vedi Mattino del 13 gennaio) hanno invece posto le basi per la creazione di un diritto (umano) alla sharia: se in Europa un musulmano  vuole essere giudicato secondo la sharia, deve essere assecondato; a meno che il paese di residenza dimostri che “importanti interessi pubblici” lo impediscono.

Ed è sempre grazie all’ “irrinunciabile” Convenzione europea dei diritti dell’uomo che nelle scorse settimana abbiamo “scoperto” che ci teniamo in casa sei pericolosi terroristi islamici iracheni. Ce li teniamo in casa poiché questa bella gente, se rimandata nel paese d’origine, potrebbe rischiare la condanna a morte. E quindi in base alla CEDU l’espulsione è impossibile: la decisione presa dalla Fedpol in tal senso è pertanto stata annullata.

Pericolo in Svizzera

In altre parole, grazie alla CEDU osannata dalla partitocrazia, non possiamo espellere sei pericolosi terroristi. I quali potrebbero benissimo passare all’atto in Svizzera, organizzando attentati con centinaia di morti. Il compito di tenerli d’occhio, mentre questi signori si muovono liberamente sul nostro territorio, ricade sui Cantoni di residenza dei sei terroristi: in concreto si tratta di Basilea città, Argovia e Sciaffusa. Il compito è quanto mai arduo. A maggior ragione se si pensa che la nostra legislazione buonista-coglionista non contempla strumenti efficaci nel combattere l’estremismo islamico. Per questo possiamo ringraziare in prima linea la (ex) ministra del “devono entrare tutti” (adesso insediata a fare danni al Dipartimento dei trasporti) kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati sinistrati ed islamofili. E poi la partitocrazia.

Se questi sei terroristi iracheni commetteranno una strage in Svizzera, la colpa non potrà certo essere addossata ai Cantoni che sono costretti, loro malgrado, a tenerli sul loro territorio. Nossignori: la colpa sarà della partitocrazia che ci sottomette ai giudici stranieri e che non vuole prendere misure atte a combattere seriamente il terrorismo islamico blaterando che “non si può discriminare”.

Per non dimenticare

Cosa ne pensa il triciclo PLR-PPD-P$$ delle “performance” della “sua” CEDU? Difendere i diritti dell’uomo significa forse mettere in pericolo la vita di migliaia di svizzeri per tutelare quella di sei terroristi islamici iracheni, gente per cui la vita degli “infedeli” (noi cristiani) non solo non vale nulla, ma va cancellata?

Altro che riempirsi la bocca con la fregnaccia della CEDU che sarebbe indispensabile alla salvaguardia dei diritti umani in Svizzera.

Dopo questa vicenda, se la partitocrazia avesse a cuore gli interessi del Paese, dovrebbe chiedere l’uscita della Svizzera dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ma naturalmente ciò non accadrà.

Tuttavia, se i politicanti del triciclo immaginano che la gente al momento buono non si ricorderà di simili situazioni aberranti, forse hanno fatto male i conti. Le elezioni federali si avvicinano. E nei prossimi mesi – poco ma sicuro – i giudici STRANIERI della CEDU ci delizieranno con ancora altre prestazioni.

Lorenzo Quadri

 

Approviamo il contentino, ma evitiamo di rassegnarci

Diritti popolari in Ticino: il 10 febbraio votiamo Sì alla modesta agevolazione proposta

 

Il prossimo 10 febbraio i cittadini ticinesi saranno chiamati ad esprimersi su ben quattro modifiche della Costituzione cantonale. Si tratta di temi per lo più tecnici. Degno di nota è tuttavia l’oggetto numero due, che riguarda il tempo a disposizione per la raccolta delle firme per le iniziative popolari ed i referendum.

Non è una rivoluzione

In votazione viene proposto un leggero allungamento dei tempi. Vale a dire che i giorni a disposizione per raccogliere le firme necessarie alla riuscita di un’iniziativa popolare legislativa (7000) o costituzionale (10’000) passerebbero dagli attuali 60 a 100, mentre per i referendum si andrebbe da 45 a 60 giorni.

Non si tratta certo di una rivoluzione copernicana. Come ha affermato nei giorni scorsi il “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli, che nel 2005 lanciò l’iniziativa costituzionale “Più potere al popolo con diritti popolari agevolati”, anche approvando le “agevolazioni” in votazione il 10 febbraio il Ticino resterebbe tra i Cantoni meno “democratici”. Ossia resterebbe tra quelli dove l’esercizio dei diritti popolari è più difficile. Non guadagnerebbe una sola posizione in graduatoria.

Maggiori facilitazioni

L’iniziativa “Più potere al popolo”, che la Lega ed il Mattino a suo tempo appoggiarono, prevedeva invece maggiori facilitazioni. Proponeva di intervenire non solo sul tempo di raccolta, ma anche sul numero di firme da raccogliere. Avrebbe riportato il Ticino nella media nazionale. Tuttavia nel marzo del 2007 venne respinta in votazione popolare, seppur per il rotto della cuffia (50.9%!). Per questo “njet” possiamo ringraziare la partitocrazia. Alla quale evidentemente non sta bene che il popolo venga chiamato a decidere sul proprio futuro perché, come insegna la casta, “il popolazzo becero vota sbagliato”.

Un segnale

La modifica su cui voteremo il prossimo 10 febbraio è meglio di un calcio nelle gengive, poiché costituisce un leggero miglioramento della situazione attuale. Va quindi sostenuta. E’ senz’altro un segnale positivo (tanto per una volta, vogliamo essere un po’ buonisti) che si voti una, per quanto piccola, agevolazione dei diritti popolari quando alcuni soldatini liblab – vedi ad esempio i galoppini del sedicente Think Tank, ovvero “serbatorio di pensiero” PLR “AvenirSuisse” – vanno in giro a dire che bisogna invece ostacolare l’esercizio dei diritti popolari, per meglio permettere all’élite internazionalista di svendere la Svizzera all’UE nell’interesse degli spalancatori di frontiere e della grande economia (la quale poi ringrazia delocalizzando). Il Ticino ha dunque la possibilità di dare un segnale a sostegno dei diritti popolari e della democrazia diretta. Questo anche all’indirizzo di quei camerieri dell’UE che la nostra democrazia diretta la vorrebbero rottamare tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale con Bruxelles.

E tuttavia…

Tuttavia, una scelta più coraggiosa sarebbe  stata senz’altro benvenuta. Questo per almeno due motivi.

Primo:l’introduzione del voto per corrispondenza. Che è senz’altro comodo, ma ha reso la vita assai più difficile a chi raccoglie le firme per iniziative popolari e referendum, poiché ha ridotto l’affluenza fisica ai seggi a livelli infimi. Ed i seggi erano proprio il luogo più indicato per la raccolta firme. Questo nuovo “handicap” avrebbe meritato ben altra compensazione. Sempre più l’esercizio dei diritti popolari diventa prerogativa di chi può permettersi di pagare i raccoglitori di firme. Rispettivamente di chi, come i sindacati, può mandare i propri dipendenti a raccogliere sottoscrizioni, stipendiati con i soldi degli affiliati, invece che a lavorare. Se si pensa che spesso e volentieri i sindacati lanciano iniziative o referendum pro-immigrazione e  quindi contro i lavoratori ticinesi…

Secondo:praticamente metà dei ticinesi (oltre il 49%) nel 2007 appoggiando l’iniziativa “Più potere al popolo” approvò un’agevolazione ben più sostanziosa dei diritti popolari. Questa circostanza avrebbe meritato maggiore considerazione – e quindi migliorie un po’ più consistenti.

Detto questo, il 10 febbraio votiamo sì nell’ottica del “meglio che niente”. E magari nella speranza che, in un futuro non troppo lontano, qualcuno lanci un’altra iniziativa, meno cosmetica e più di sostanza, per agevolare i diritti popolari e dare davvero più potere ai cittadini. Iniziativa che magari – stante anche l’ormai sempre più evidente volontà della casta di esautorare il “popolazzo becero” – questa volta, diversamente da quanto accaduto 11 anni fa con l’iniziativa del Guastafeste, potrebbe ottenere una maggioranza alle urne.

Lorenzo Quadri

 

Automobilisti devastati dalle cappellate della partitocrazia

La Lega si attiverà a Berna per rottamare l’abominevole figura del medico del traffico

Proseguono le polemiche sull’abominevole figura del medico del traffico. Una figura creata dal bidone “Via Sicura”, ovvero quel conglomerato di norme federali voluto  dalla partitocrazia bernese per criminalizzare e mungere gli automobilisti, rendendo loro la vita vieppiù impossibile.

Questo per la gioia dei kompagni ro$$overdi ai quali il sedicente “centro”, ovvero il tandem P(L)R – PPDog si è pecorescamente accodato.

Gli “onori” della cronaca

In Ticino il medico del traffico è balzato di prepotenza agli onori (?) della cronaca solo nelle scorse settimane, quando l’opinione pubblica ha appreso attonita delle stratosferiche tariffe praticate: in media 1300 fr per una visita di 20 minuti. Senza alcuna giustificazione che dettagli come si arriva ad una tale pillola. Un salasso a carico non già della cassa malati, ma del “paziente”. Ovvero dello sfigato automobilista costretto dall’autorità a ricorrere ai servigi non richiesti del medico del traffico.

Ricordiamo per la cronaca che alle nostre latitudini il medico del traffico è una dottoressa milanese: l’ennesima “non patrizia di Corticiasca” che ha trovato in Ticino, ed a nostre spese, “ul signur indurmentàa”.

Intanto i veri delinquenti…

La scorsa settimana il portale Tio.ch ha raccontato le traversie di due conducenti finiti sotto le “cure” della dottoressa del traffico. La quale, ad esempio, in un caso avrebbe triplicato la durata del ritiro della patente, aggiungendo altri 6 mesi ai 3 già decisi.

In generale, il bidone “Via Sicura” prevede sanzioni del tutto sproporzionate nei confronti dell’automobilista che commette un errore privo di qualsiasi conseguenza reale. Questa criminalizzazione ha in più occasioni causato la perdita del posto di lavoro: c’è chi si è ritrovato sul lastrico per colpa di “Via Sicura”, senza aver mai provocato alcun incidente!

Intanto però i veri criminali se la cavano con condanne “sospese condizionalmente” – il che di fatto equivale a nessuna condanna – e se la ridono a bocca larga.

Addirittura, la Svizzera che criminalizza gli automobilisti difende l’assassino e brigatista rosso italiano (svizzero di carta) Alvaro Lojacono (Baragiola).

Sanzioni doppie?

Anche quando il tapino incappato nella macchina persecutoria di “Via Sicura” non perde l’impiego e non si rovina l’esistenza, non ci sta bene che l’automobilista, già duramente sanzionato, debba ancora pagare biglietti da mille per ingrassare l’italica dottoressa del traffico!  E magari per sottostare a prescrizioni mediche vessatorie: ad esempio l’obbligo di effettuare la prova del capello ogni tre mesi, e questo anche se non guida perché gli è stata ritirata la patente.

Gobbi: sforzi lodevoli

Il Consiglio di Stato di recente, rispondendo ad un atto parlamentare, ha sottolineato gli sforzi fatti dal governo per contenere le fatture del medico del traffico, stabilite dal Tarmed, negoziando una tariffa forfettaria di 1150 Fr, sottolineando che in altri Cantoni si paga di più. Va però detto che la fattura reale può benissimo essere anche molto superiore alla cifra indicata: varia a  dipendenza della “diagnosi”.

Ovviamente l’impegno del Cantone – ed in prima linea del direttore del DI Norman Gobbi – per ridurre la pillola del medico del traffico è lodevole. Come pure la proposta, sempre di Gobbi, di statalizzare tale figura per evitare “derive”. Ma  il difetto sta nel manico. Ossia nella Legge federale (il bidone “Via Sicura”, appunto).

Tanto per essere espliciti: non è colpa del governicchio, e men che meno del Dipartimento delle Istituzioni, se c’è il medico del traffico. La colpa è degli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali che hanno approvato “Via Sicura”!

I più mazzuolati

Sapere che il medico del traffico in Ticino costa meno che in altri Cantoni non ci risolve il problema. Da noi gli stipendi sono sensibilmente più bassi rispetto al resto della Svizzera (e la “forchetta” si allarga sempre di più), il rischio di povertà è doppio (ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, lo stesso che ha introdotto anche il medico del traffico), l’assistenza è alle stelle, eccetera. Quindi, 1300 Fr in Ticino sono ben diversi da 1300 Fr a Zurigo!

Sicché, anche stavolta, gli abitanti di questo sfigatissimo Cantone sono quelli che pagano il prezzo più alto per le “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che la partitocrazia mette a segno sotto le cupole bernesi.

Smontare “Via Sicura”!

La morale è quella già enunciata la scorsa settimana: la figura del medico del traffico va abolita!

La Lega si attiverà in questo senso con i suoi rappresentanti a Berna. Il bidone ideologico antiautomobilisti “Via Sicura” va smontato pezzo per pezzo. Qualche passo avanti è già stato fatto. Adesso occorre continuare!

Lorenzo Quadri

 

Dopo aver affossato la 13a AVS adesso la vorrebbero copiare!

$inistrati senza vergogna: prima spalano palta sulla proposta dell’odiata Lega, e poi…

Proprio vero che alla tolla di certi personaggi non c’è limite! I kompagni dell’USS, Unione sindacale svizzera, legata a doppio filo con il P$ (Partito degli Stranieri), hanno lanciato il loro nuovo (?) tema di campagna elettorale: la Tredicesima AVS.

Ohibò, questo concetto ci suona “vagamente” familiare. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, la Tredicesima AVS è una storica – ventennale! – battaglia del Mattino e della Lega. Una battaglia che era particolarmente cara al compianto Nano. Sicché l’USS pratica la più smaccata politica-Xerox: fotocopia idee altrui spacciandole per proprie.

Certo, una differenza c’è: essendo la Lega un Movimento cantonale e non un partito (né ovviamente un $indakato) federale, la nostra proposta era quella di introdurre una prestazione cantonale “facente funzione” di Tredicesima mensilità dell’AVS. Invece i kompagni dell’USS intendono versare, letteralmente, una tredicesima del Primo pilastro. Ma questi “distinguo”, per il Gigi di Viganello, sono questioni di lana caprina.

La proposta leghista era migliore

Non solo: la proposta leghista era nettamente migliore di quella dell’USS. Non è un’opinione; è un dato di fatto. Si trattava infatti di un aiuto mirato agli anziani di condizioni economica modesta.Quindi destinato a chi ne ha davvero bisogno. Invece, della tredicesima mensilità proposta dai $indakalisti rossi, beneficerebbe anche Blocher (tanto per fare un esempio).

Però, pur di affossare la proposta leghista, i $inistrati ticinesi strillarono senza vergogna gli “aiuti ad innaffiatoio”.

Eh già. Perché i più accaniti oppositori della Tredicesima AVS leghista ai “noss vecc” furono proprio i kompagnuzzi. Quelli che si arrampicano sui vetri per inventarsi ogni sorta di aiuto-assegno-sussidio ai migranti economici;  ma quando si tratta dei ticinesi…

Sabotare l’odiata Lega

Il P$, trascinandosi dietro le altre due componenti del triciclo, ovvero P(L)R ed uregiatti, condusse contro la proposta leghista una delle sue campagne incattivite ed isteriche. Il triciclo aveva – allora come oggi – un unico obiettivo: non permettere all’odiata Lega di vincere una delle sue battaglie storiche. Questa è la partitocrazia, questi sono i $inistrati. Altro che riempirsi la bocca con l’interesse comune.

Calcoli da retrobottega

Come andò lo sappiamo: la proposta leghista venne affossata dalla partitocrazia in Consiglio comunale di Lugano il 10 febbraio del 2009,  malgrado l’allora Municipio l’avesse approvata all’unanimità. E l’avesse approvata non con il mitra puntato alla schiena, ma dopo attento esame: a dimostrazione che era ben strutturata. Ma poi, in un secondo tempo, subentrarono gli squallidi calcolucci da retrobottega partitica ed i conseguenti, inverecondi, voltafaccia.

A livello cantonale, invece, la Tredicesima AVS venne respinta in votazione popolare – sempre “grazie” al triciclo ed alla stampa di regime – il 23 settembre 2012.

Aspettiamo al varco

Adesso ci piacerebbe proprio vedere con quale faccia di tolla (per non dire d’altro) i kompagnuzzi del P$, a cominciare dai principali becchini della 13a AVS – leggi Pietro Martinelli e Martino Rossi – sosterranno invece la proposta dell’USS; questa sì ad innaffiatoio, dal momento che la intascheranno anche i miliardari. Vogliamo proprio vederla, la tanto declamata coerenza della gauche-caviar!

Tagliare gli aiuti all’estero

E oltretutto, come pensano i $indakalisti dell’USS di finanziare la loro Tredicesima? Essa  arriva sulla scena proprio quando uno dei principali temi della politica federale sono le “casse vuote dell’AVS”,  la presunta necessità di alzare l’età di pensionamento per far quadrare i conti, eccetera.

Eppure, cari spalancatori di frontiere, rafforzare l’AVS, con o senza Tredicesima, sarebbe facile. Basta tagliare sugli aiuti all’estero.Già, perché la Svizzera ogni  anno sperpera a questa voce  5 miliardi di franchetti. E oltretutto la partitocrazia vorrebbe ancora regalare 1.3 miliardi agli eurofalliti. Di grasso che cola, dunque, ce n’è a iosa. Ma naturalmente né l’USS, e men che meno i suoi soldatini politici del P$$, si sognano di sostenere una simile opzione.

Chiaro: i primi ad indebolire l’AVS, regalando all’estero i soldi del contribuente, e sperperandoli per mantenere finti rifugiati ed approfittatori stranieri assortiti, sono proprio loro, i ro$$i. Altro che fingere di volerla rafforzare!

Lorenzo Quadri

Bloccare le zone edificabili? Prima si blocca l’immigrazione

Cari verdi-anguria, se si fanno entrare tutti, ovvio che poi bisogna cementificare

 

Il 10 febbraio votiamo NO all’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti”: è integralista, è antisvizzera, e farà aumentare gli affitti ed il prezzo dei terreni

Arieccoli! I verdi anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) il prossimo 10 febbraio ci chiamano alle urne con una delle loro iniziative. Quella “contro la dispersione degli insediamenti”. L’iniziativa prevede di bloccare in modo rigido le zone edificabili, mantenendole nella situazione attuale a tempo indeterminato.

Si tratta di un’iniziativa antisvizzera: perché, ancora una volta, i verdi anguria vogliono togliere prerogative – nel caso concreto, in un settore di primaria importanza, quello della pianificazione del territorio – ai Comuni ed ai Cantoni, per centralizzare potere a livello federale. Evidentemente, costoro vogliono che a gestire il nostro territorio non siano gli enti locali, quelli che conoscono la realtà di prossimità, bensì burocrati ro$$overdi d’Oltregottardo: gli stessi (tanto per dirne una) che vogliono demolire i rustici riattati dai ticinesi.

Contro il federalismo

Questa centralizzazione è contraria al federalismo, che è un valore svizzero. Ma questi kompagni ecologisti, da tempo ridotti a fotocopia del P$, dei valori svizzeri se ne fregano. Loro vogliono svenderci all’UE  e sostengono le naturalizzazioni facili di gente non integrata, con l’obiettivo di far sì che cittadini naturalizzati di fresco, magari in arrivo “da altre culture”, diventino poi la maggioranza dei votanti. Così i valori svizzeri vengono mandati al macero.

La norma proposta è inoltre, come costume di verdi-anguria, talebana. Niente di strano, dal momento che i proponenti sono quelli che vogliono buttare fuori le auto dai centri città provocandone la desertificazione.

 Affitti più alti

La proposta è talebana perché nel 2013 i cittadini svizzeri hanno votato la revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio. La revisione ha per l’appunto l’obiettivo di salvaguardare il paesaggio e di promuovere, con misure incisive, il famoso “sviluppo centripeto” opponendosi alla dispersione degli insediamenti. Ma gli ambientalisti non sono ancora contenti e pretendono regole ancora più estreme. I risultati sarebbero assai nocivi per gli svizzeri. Il “blocco” proposto dall’iniziativa verde-anguria su cui voteremo il 10 febbraio comporta un pericolo evidente: aumento del costo dei fondi edificabili laddove il terreno scarseggia, e con esso – ovviamente – degli affitti. Le associazioni inquilini non hanno nulla da dire al proposito? Ah già, ma sono tutte della stessa parrocchia politica dei promotori…

Populismo di $inistra

A sostegno dell’iniziativa vengono usati degli argomenti di pancia. Proprio quel tipo di argomenti che la gauche-caviar deplora a gran voce quando li usano gli altri. Ennesimo sfoggio di populismo di $inistra.

E cosa succede  quando si fanno le leggi sotto la pressione del populismo di $inistra, lo vediamo con il bidone “Via Sicura”. Risultato: ci ritroviamo con gli automobilisti trattati peggio di rapinatori e con la dottoressa milanese del traffico a spennare gli sfigati finiti tra le sue grinfie.

Nel caso concreto, l’argomento “di pancia” è la cementificazione. Sul fatto che si siano costruite – e tuttora si costruiscano – troppe brutture non ci piove. Ma visto che in Ticino il territorio edificato è poco più del 5% del totale mentre quello boschivo è oltre il 50%, forse i toni catastrofisti sono un tantinello pompati (giusto un attimo). E le misure draconiane da allarme rosso, quando già ci sono delle norme federali restrittive approvate dal popolo solo pochi anni fa, sono vagamente fuori posto.

Sogno proibito?

Dà poi particolarmente fastidio la solita demonizzazione, dettata dall’ideologia politikamente korretta, di quello che ancora è, e lo è a buon diritto, il sogno di tanti ticinesi: ovvero la casetta monofamiliare con giardino. Che l’ambizione di tutti debba essere quella di andarsi ad ammucchiare in casermoni promiscui, lo dicono i ro$$overdi che adesso si sciacquano la bocca con lo “sviluppo centripeto” (uella). Tra l’altro, sviluppo centripeto (ovvero: verso il centro e non verso la periferia) vuol dire che giocoforza gli stabili devono crescere in altezza. Ma chi è poi che insorge contro i palazzi “troppo alti”? Sempre i sedicenti paladini del paesaggio! Sicché, cari amici verde-anguria, mettetevi poi d’accordo tra voi…

Inutile aggiungere che l’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti” genererebbe burocrazia a go-go. Del resto, questo probabilmente è uno degli effetti desiderati dai promotori. Più burocrazia uguale sempre più Stato, sempre più funzionari statali e sempre più tasse: una vera goduria per i $inistrati…

 Siamo qui in troppi

Il tema di fondo è però un altro. Che gli iniziativisti si guardano bene, chissà come mai, dall’affrontare. Il punto è il seguente: siamo qui in troppi. Cari ro$$overdi, se si spalancano le frontiere, se si pretende di “far entrare tutti”, se con la devastante libera circolazione delle persone ogni anno in Svizzera arrivano 80mila nuovi abitanti in più solo dalla fallita UE, è ovvio che poi bisogna cementificare!

Cari ambientalisti, se volevate difendere l’ambiente, dovevate sostenere l’iniziativa Ecopop. Ed invece non solo non l’avete appoggiata (perché “bisogna aprirsi”) ma contro tale iniziativa avete pure scatenato una delle vostre shitstorm (=tempesta di cacca). E come al solito avete pure denigrato i promotori come “beceri fascisti”.

Non ci ammucchiamo

Per cui, cari verde-anguria, prima blocchiamo l’immigrazione. Poi possiamo anche parlare di bloccare le zone edificabili.Ma di ammucchiarci noi, di pagare affitti e terreni più cari, di rinunciare al sogno della casetta unifamiliare con giardino per fare spazio agli immigrati, ci spiace ma non se ne parla nemmeno!

Lorenzo Quadri

RSI: “cercasi frontaliere per sfottere il Ticino in radio”

E per questo tipo di “servizio pubblico” dovremmo pagare il canone più caro d’Europa?

 

Purtroppo non si tratta di una Fake news. Come si legge in questo post, pubblicato sul sito Ticinoresidenti.ch, la Rete 3 della RSI per un nuovo programma radiofonico cercava “un/a frontaliere/a che lavora nel luganese, di età 30-40anni, spigliato ed ironico” per criticare il Ticino.

Qui siamo proprio al delirio! Sicché noi dovremmo pagare il canone più caro d’Europa per foraggiare programmi in cui frontalieri, che hanno la pagnotta sul tavolo grazie al nostro Cantone, sfottono i ticinesi.

Passata la festa…

Ecco dunque l’ennesima dimostrazione che le promesse di cambiamento, pronunciate a profusione dai vertici di Comano durante la campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag, erano uno specchietto per le allodole. Balle di Fra’ Luca! Passata la festa, gabbato lo santo. Tutto va avanti come prima. E non poteva essere diversamente. L’abbiamo già detto: o alla Pravda di Comano si fa un repulisti integrale tra chi realizza i contenuti da mandare in onda,  oppure l’emittente di regime continuerà a fare quello che ha sempre fatto. Non si cava sangue da una rapa.

Arrampicate sui vetri

La trasmissione di Rete 3 con il frontaliere che sfotte i ticinesi non si è concretizzata. Sul portale Ticinolibero abbiamo letto l’imbarazzante arrampicata sui vetri della versione ufficiale: l’idea non è stata avallata dai superiori e quindi non se ne è fatto nulla.

E con questo dovremmo dichiararci soddisfatti? L’è tüt a posct? Ma col fischio! La bella pensata è stata fatta. Il tentativo è confermato. E non doveva essere in fase poi così embrionale, se è stato perfino divulgato l’annuncio per la ricerca del frontaliere da ingaggiare. Sicché la scusa ufficiale puzza di bruciato. E’ più verosimile che lo stop sia semmai stato provocato da una retromarcia dell’ultimo minuto.

Doppi passaporti

Del resto, la trasmissione con il frontaliere che sfotte il Ticino ed i ticinesi è – o sarebbe stata – solo uno dei tanti esempi di come a Comano, invece che servizio pubblico, si faccia propaganda antisvizzera e pro-frontiere spalancate. Giovedì nel Quotidiano della RSI è stato mandato in onda un interminabile servizio di 12 minuti a sostegno, indiscriminato ed acritico, dei doppi passaporti. 12 minuti di lavaggio del cervello, pagato (a peso d’oro) dagli utenti, su quanto è bello avere il doppio passaporto, e quanto è giusto che la Svizzera conceda questa possibilità agli stranieri. Peccato che il servizio si sia poi trasformato in un boomerang. Gli intervistati, tranne un’eccezione, hanno in pratica ammesso di essersi naturalizzati per convenienza personale. Ad esempio per non rischiare di dover lasciare la Confederella in caso di caduta in assistenza. E nessuno che fosse disposto a rinunciare al passaporto del paese d’origine. Ma come: non si dovrebbe diventare svizzeri per sentimento di appartenenza? Perché ci si riconosce in certi valori? Perché si scelgono le peculiarità elvetiche e si decide che quel modello, che è sotto attacco, lo si vuole difendere? Come ciliegina sulla torta, nel servizio si è pure sentita la frase: “Il passaporto in fondo è solo un pezzo di carta”.

Altro che “Idée suisse”

La cronaca lo insegna. Grazie alle naturalizzazioni facili, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha fatto diventare svizzere un sacco di persone a cui del nostro Paese importa ben poco (eufemismo). Grazie alla casta multikulti, perfino estremisti islamici hanno ricevuto il passaporto rosso! L’emittente di regime, con il canone più caro d’Europa, propaganda questo andazzo. Lo vende come se fosse la cosa più naturale e giusta del mondo. Esalta il doppio passaporto; mancava solo che dicesse che “è un diritto umano”. Altro che “idée Suisse”. La Pravda di Comano dovrebbe semmai chiamarsi Idée Antisuisse.

Lorenzo Quadri

Politica Xerox! Il PLR prima denigra la Lega, poi fotocopia

Frontalieri, liblab senza vergogna: adesso dicono di volere lo strappo con il Belpaese

 

La disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno. Ma l’ex partitone, ancora in dicembre, si è opposto scandalizzato al blocco!

In casa dell’ex partitone c’è almeno una materia prima che non manca mai: la faccia di tolla!

Venerdì il Corriere del Ticino ha dedicato un’intera pagina (“naturalmente” redatta in ginocchio) all’originalissima ed innovativa mozione presentata dal capogruppo PLR, nonché candidato al governicchio, Alex Farinelli. Qual è la richiesta? La disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri!

Ohibò, questa cosa ha un non so che di familiare! Eh già, perché quella per la disdetta della vetusta Convenzione che da oltre 40 anni penalizza il Ticino è una battaglia che la Lega porta avanti da ANNI. Non solo a Bellinzona, ma anche a Berna.

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Queste richieste, per il PLR del “Buongoverno”, non erano “becero populismo”?

Scimmiottare la Lega

Adesso l’ex partitone, evidentemente precipitato nel panico a causa dell’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale – come dimostrano peraltro le imbarazzanti sbroccate del bollettino parrocchiale liblab “Opione liberale” (più redattori che lettori) – cosa pensa bene di fare, nell’illusione di raggranellare qualche voto prendendo i cittadini per il “lato b”?

Ma di fotocopiare le posizioni della Lega – quando si dice: “politica-Xerox”! – e di chiedere tramite mozione che il governicchio si attivi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione del 1974!

Disdetta, ricordiamo per l’ennesima volta, che già quattro anni fa venne promessa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf: ma naturalmente nulla accadde. Si trattava dell’ennesima bufala di questo deleterio personaggio, messo lì dai $inistrati e dagli uregiatti, e dei suoi tirapiedi.

Blocco e disdetta: un tutt’uno!

Quindi: prima si passano anni a schifare e a denigrare le posizioni “irresponsabili” della Lega e poi, nell’avvicinarsi della scadenza elettorale, improvviso voltafaccia e hopp! Si salta sul carro!

E’ infatti evidente che la disdetta della Convenzione del 1974 ed il blocco dei ristorni dei frontalieri sono un tutt’uno.

Quindi, che l’ex partitone non si sogni di prendere per i fondelli la gente tramite grottesche pippe mentali del tipo: “noi vogliamo la disdetta della Convenzione del 1974  ma non il blocco dei ristorni”. Una simile sortita, oltre a costituire l’ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi), confermerebbe che il PLR sta bluffando in funzione elettorale.Senza il blocco, a Berna mai e poi mai si sogneranno di disdire alcunché. Niente blocco? Niente disdetta. Questo è chiaro anche al Gigi di Viganello.

Piroetta circense

Ma come si pone l’ex partitone sul blocco dei ristorni? Lo sappiamo: è istericamente contrario, dato che lo propone la Lega. Lo scorso dicembre il gruppo PLR in Gran Consiglio ha bocciato scandalizzato una mozione che chiedeva di bloccare i ristorni fino a quando non fosse stato sottoscritto il nuovo accordo fiscale con il Belpaese. E adesso, a poco più di un mese di distanza, nella disperata necessità di raggranellare consensi elettorali, il PLR lancia il contrordine compagni, esegue la piroetta che nemmeno gli acrobati del circo Knie, e pretende pure che il popolazzo se la beva? Ossignùr!

Ul bel vedé…

Comunque, cari liblab, la possibilità di dimostrare che la vostra sortita è sì “politica-Xerox” ma non è una bufala elettorale, l’avete.

Se nella sua prossima seduta– non serve aspettare fine giugno! – il governicchio deciderà, con maggioranza Zali-Gobbi-Vitta, di bloccare i ristorni, crederemo al vostro improvviso ravvedimento (folgorati sulla via di Piazza della Foca?). Basta che il vostro ministro Vitta chieda di inserire la trattanda all’ordine del giorno, ed è fatta.

Se invece questo non accadrà, avremo la prova inconfutabile che il vostro è l’ennesimo BLUFF:altro che “Buongoverno”!

Figura marrone per l’ex partitone, che fa pure rima!

Chissà perché, il Mago Otelma prevede che andrà a finire proprio così! Ul bel vedé…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

Il nervosismo gioca brutti scherzi

 

I liblab sono gli ultimi che possono pensare di ergersi (naturalmente solo a scopo elettorale) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato

Ohibò, certo che all’ex partitone sono meravigliosi! Dopo aver devastato il Ticino con la libera circolazione delle persone, provocando l’invasione di frontalieri, adesso che le elezioni si avvicinano lorsignori saltano sul carro leghistaanti-ristorni. Trattasi del revival, in grande stile, della “politica Xerox”. Ovvero: prima si denigrano le posizioni dell’odiata Lega, poi le si fotocopiano per puro opportunismo.

Ed il bello è che i liblab, se glielo si fa notare, si inalberano!

Non contenti, si producono pure – come fatto dal presidente cantonale Bixio Caprara sul CdT di ieri – in imbarazzanti distinguo tra il blocco dei ristorni e la disdetta della Convenzione del 1974: a conferma che stanno prendendo la gente per il “lato B” (al proposito, vedi l’articolo a pagina 3).

Sempre sul CdT di ieri, Caprara dichiara, bontà sua, che “La Lega deve stare tranquilla: quello dei ristorni non è un tema di sua esclusiva”.Che tolla!Si dà il caso che:

1) La Lega si è sempre battuta contro la devastante libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, ed è stata la prima forza politica a sollevare, spesso e volentieri sola contro tutti, la questione dei ristorni;

2) Il blocco (parziale) dei ristorni venne deciso, purtroppo una sola volta, grazie ai due leghisti in Consiglio di Stato, con l’appoggio del Beltrasereno. Dov’erano i rappresentati PLR? A condannare a gran voce lo scandaloso strappo con gli amici italiani!

3) E’ vero o non è vero che l’ex ministra PLR Laura Sadis si oppose sempre non solo al blocco dei ristorni, ma anche alla disdetta della Convenzione del 1974 ora cavalcata dal PLR?

4) Come mai di atti parlamentari leghisti a Berna (il tema è di competenza federale) che chiedono la disdetta della Convenzione del 1974, nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri (per dire: un postulato del sottoscritto venne anche approvato dal Consiglio nazionale) eccetera ce ne sono a bizzeffe, mentre del PLR…?

L’esclusiva PLR

Visto poi che il presidente cantonale liblab solleva il tema delle “esclusive”: l’ex partitone un’esclusiva in effetti ce l’ha. Quella di aver pubblicamente dichiarato, per bocca dell’allora presidente cantonale Fulvio Pelli, quando si trattava di votare sui fallimentari accordi bilaterali, che“grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno trovare lavoro a Milano”.Abbiamo visto come è andata a finire: 65’500 frontalieri lavorano in Ticino a scapito dei giovani ticinesi; per non parlare dei permessi B autentici o farlocchi, dei padroncini, eccetera.

Sicché, i signori dell’ex partitone abbiano almeno la decenza di non prendere la gente per scema. Perché sono proprio gli ultimi che possono permettersi di ergersi (naturalmente solo da qui ad aprile: dopodiché, passata la festa, gabbato lo santo) a paladini del Ticino in qualsiasi campo che abbia una qualche attinenza con il frontalierato.

Lorenzo Quadri

Diventeremo il bancomat dell’UE

Lo sconcio accordo quadro renderebbe i contributi miliardari obbligatori e ricorrenti

Ohibò, in questi giorni si moltiplicano i ricatti della fallita UE all’indirizzo degli svizzerotti a proposito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Quest’ultima comporterebbe a) l’assalto alla diligenza dello Stato sociale svizzero ad opera di immigrati della DisUnione europea e b) impossibilità di espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE. Più altre sgradite sorprese che si scoprono man mano.

Pressioni mafiose

Le  pressioni di stampo mafioso sono caratteristiche di questa Europa di funzionarietti non eletti da  nessuno, ma che pretendono di comandare, sostituendosi alla democrazia. E sono la dimostrazione che lo sconcio accordo quadro istituzionale non è affatto nell’interesse della Svizzera, ma solo in quello dell’UE.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito tale europarlamentare tedesco della CDU Elmar Brok (Elmar chi?) s”brok”care contro la Svizzera, proclamando dalle colonne del Blick che l’UE non farà concessioni sulla devastante libera circolazione, che “non ci sono margini di manovra” e che “gli svizzeri non avranno l’accordo (?)” se non accettano tutti i Diktat UE sul mercato unico.

 Girano la frittata

Ah ecco. Adesso arrivano perfino gli scaldacadreghe nel parlamento europeo, organo aduso a disquisire sulla curvatura delle banane, a pensare di dettarci le condizioni. E naturalmente a girare i termini della questione. Non siamo certo noi ad andare ad elemosinare lo sconcio accordo quadro (pietra tombale sulla nostra sovranità e sulla nostra indipendenza) all’ Unione europea. E’ quest’ultima che pretende di imporcelo. Naturalmente a proprio vantaggio. E come al solito i camerieri dell’UE in Consiglio federale, a partire dall’italo-svizzero KrankenCassis, per metà cittadino UE, sono pronti a chinarsi a 90 gradi, per far contenti i loro padroni della grande economia. Il bello è che il PLR Cassis ci ha pure raccontato un sacco di fanfaluche:  ad esempio che la direttiva UE sulla cittadinanza non c’entrava un tubo con l’accordo quadro istituzionale, ed invece c’entra eccome. Oppure che quella sui giudici stranieri sarebbe una “fake news” poiché a dirimere i contenziosi tra Svizzera ed UE ci sarebbe un tribunale arbitrale. Balle di fra’ Luca. Il tribunale arbitrale con cui il ministro PLR tenta di farci fessi conterebbe meno del due di picche. L’UE, in materia di diritto europeo, non riconosce altro giudice della Corte europea di giustizia. Altro che tribunale arbitrale! Delle due l’una: o KrankenCassis racconta balle, oppure non sa nemmeno lui quello che sta facendo.

Concesso molto?

Dello stesso tenore di quelle del Brok le fetecchiate raccontante al Forum di Davos dal commissario europeo kompagno Pierre Moscovici, personaggio di raro viscidume, secondo il quale “La Svizzera non ha più margini di negoziazione sull’accordo quadro, l’UE ha già concesso molto (ah ah ah)” mentre il rinnovo dell’equivalenza borsistica solo per sei mesi sarebbe “solo una scadenza, non una strategia di pressione”.

E la Svizzera dovrebbe calare le braghe davanti ai ricatti di questa gente, che oltretutto a maggio, dopo le elezioni europee, verrà lasciata a casa in blocco?

E noi dovremmo ancora REGALARE a costoro 1,3 miliardi di franchi a mo’ di marchetta (“perché bisogna oliare”, come hanno dichiarato l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente del PLR Bixio Caprara)?

Mucca da mungere

L’accordo quadro istituzionale serve solo a trasformare definitivamente la Svizzera in una colonia dell’UE, oltre che in una mucca da mungere ad uso e consumo degli eurofuzionarietti. Sicché, più i balivi di Bruxelles sbraitano, più ci convincono che l’accordo quadro va stracciato e gettato nel cestino, e che di regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles non se ne parla nemmeno!

L’ultimo regalo

Veniamo ora all’ultimo regalo che l’accordo quadro del Cassis porterebbe alla Svizzera: l’automatismo dei contributi miliardari di coesione. Ovvero: su questi pagamenti, la Svizzera non avrebbe più niente da dire. Non potrebbe decidere, né se pagare o meno, e neppure la cifra! Arrivano gli esattori di Bruxelles a metterci direttamente le mani in tasca. Ecco qua il bell’accordo che il Consigliere federale del partito del “Buongoverno” PLR vorrebbe rifilarci!

Moscovici, Brok, “Grappino” Juncker e compagnia brutta: ma vaffa…!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri

Francia: licenza di stupro per i migranti economici!

I giudici: l’asilante non ha gli “strumenti culturali” per capire il reato. Assolto

 

Licenza di stuprare per i migranti economici? Purtroppo non è uno scherzo. E’ la decisione, presa di recente dalla corte d’assise della Manche (un dipartimento della Normandia).

I fatti: un finto rifugiato in arrivo dal Bangladesh, con già precedenti di aggressione sessuale ai danni di una minorenne, ci è ricascato, ed ha stuprato una 15enne. Ma in tribunale è stato assolto. Non perché non abbia commesso il reato. Ma perché la  Corte ha sposato la tesi della difesa, secondo cui il migrante economico “impregnato della cultura maschilista del paese d’origine dove le donne sono relegate al ruolo di oggetti sessuali”, non aveva gli “strumenti culturali” (?) per capire il reato. Lo riferisce il quotidiano francese Le Figaro.

Traduzione:  per lo stupratore del Bangladesh, come per tanti altri migranti economici, le donne occidentali ree di non girare avvolte da capo a piedi in una palandrana e con lo straccio dei piatti in faccia, sono tutte prostitute. Quindi devono essere a disposizione di chiunque. Sicché, se questi finti rifugiati commettono uno stupro, non ce ne possono niente, poverini: è la loro “cultura”!

Il pericolo per le donne

Evviva! E noi naturalmente, grazie agli spalancatori di frontiere, facciamo arrivare frotte di finti rifugiati impregnati della “cultura” di cui sopra.

Il colmo è però che, in prima fila nel voler far entrare tutti,  troviamo i bolliti residui del femminismo ro$$o. Quelli che poi, davanti ad un oggettivamente obbrobrioso manifesto dello stilista Philipp Plein, lo tacciano addirittura di istigazione al femminicidio!

Qui siamo davvero al delirio: queste $inistrate vedono istigazioni al femminicidio in un manifesto (brutto quanto si vuole, ma certamente non criminale). Però poi pretendono di accogliere tutti i finti rifugiati che considerano le donne solo degli oggetti sessuali. Viva la coerenza!

Altro che Plein: a mettere in pericolo le donne sono gli spalancatori e le spalancatrici di frontiere!

Citus mutus

Il caso dello stupratore del Bangladesh assolto in Francia perché è un finto rifugiato, dalle nostre parti non ha avuto alcuna eco mediatica. Chissà come mai. Nemmeno un cip da parte delle sedicenti femministe. Ma non preoccupiamoci: neanche in Francia dette signore hanno fatto una piega; silenzio tombale pure da parte del cosiddetto movimento MeToo.

Chiaro: i $inistrati multikulti con la morale a senso unico difendono le donne solo quando fa comodo. Ma prima, molto prima, vengono i migranti economici. Che “devono entrare tutti”. Echissenefrega se essi mettono in pericolo le donne, come ha dichiarato senza tanti giri di parole anche la giornalista italiana di sinistra Lucia Annunziata! Anzi: se qualcuno osa dirlo, viene infamato come “razzista e fascista”!

E se qualche leguleio…

E’ il mondo che gira il contrario. In Francia un tribunale, non il Gigi di Viganello dopo un grappino di troppo, ha deciso che i migranti economici, a causa del loro “entroterra culturale”, sono liberi di stuprare.  Un paio di domandine nascono spontanee.

  • Chi ci assicura che prima o poi, a suon di lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate e pro-multikulti, anche dalle nostre parti ad un qualche leguleio del Tribunale federale non verrà in mente di decidere come i colleghi francesi?
  • Ma soprattutto: chi ci assicura che in un futuro magari neanche troppo lontano decisioni analoghe non ci verranno imposte dai giudici stranieridella CEDU, a cui la maggioranza degli svizzeri insiste per sottomettersi? Ricordiamo infatti che in tempi recenti questi giudici stranieri sono riusciti a sentenziare che non si può offendere il sentimento religioso dei musulmani; quello dei cristiani, invece, sì. Di conseguenza, quando si tratta di islam, dobbiamo censurarci. Ecco: è evidente che un tribunale che, in nome del sacro dogma del multikulti, produce simile immondizia giuridica, è capacissimo di decidere anche che i migranti stupratori non sono punibili perché arrivano da “altre culture”.

Lorenzo Quadri