Triciclo: attendiamo l’outing

A quando una congiunzione salvacadreghe tra PLR-PPD-P$$? Tanto ormai le differenze…

 

E’ sempre più evidente, soprattutto a livello federale. La vera contrapposizione  è tra chi difende l’indipendenza e l’autonomia della Svizzera e chi invece svende il Paese ogni giorno alla fallita UE.

Facendo nomi e cognomi: quanto sopra significa che da un lato ci sono Lega ed Udc. Dall’altro c’è il PUT, ossia il Partito Unico Triciclato, composto dall’ammucchiata euroturbo PLR-PPD-P$$. Ed è inutile che il sedicente “centro” se ne vada in giro a raccontare di non essere euroturbo. Chi vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ed è il caso del PUT, vuole trasformare la Svizzera in una colonia dell’UE. Quindi mira all’adesione della Svizzera alla fallita Disunione europea: perché la differenza tra sottostare al regime dell’accordo quadro istituzionale ed aderire è solo una questione di sfumature.

Referente… in cantina

A dimostrazione che le ruote del triciclo diventano sempre più difficili da distinguere l’una dall’altra, ecco che per le elezioni federali di ottobre già si parla di possibili inciuci tra PLR e PPD, evidentemente con l’obiettivo di preservare cadreghe. A dimostrazione che ormai i due ex partitoni si sono appiattiti sulle stesse posizioni. E che il tanto decantato “referente cristiano” del PPD è stato definitivamente messo in cantina, e sostituito con il referente multikulti. Del resto, tanto per fare un esempio tra i tanti, lo scorso febbraio in Gran Consiglio il PPDog è perfino riuscito a votare compatto a favore degli islamisti, respingendo una mozione del Guastafeste che chiedeva di impedire le preghiere in strada con contenuti offensivi e discriminatori nei confronti dei credenti di altre religioni.

Il deleterio PUT

Il PUT, Partito Unico Triciclato, ha sostenuto la rottamazione del maledetto voto del 9 febbraio, il regalo da 1,3 miliardi alla fallita UE, ed adesso vuole l’accordo quadro istituzionale. E lo vuole senza alcuna linea rossa. Perché queste linee rosse non esistono. Sono un semplice bluff per fare fessi i cittadini. Del resto, malgrado Bruxelles abbia già dichiarato – ecco il ringraziamento per il regalo da 1.3 miliardi! – che gli svizzerotti devono rottamare le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, nessun esponente del PUT ha emesso anche solo un flebile vagito di protesta.

E poi i $inistrati hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la storiella della protezione salari? Quando poi i kompagnuzzi si trovano a sostenere lo sconcio accordo quadro,a manina con i manager stranieri delle multinazionali?Quelli che vogliono le frontiere spalancate per licenziare i lavoratori svizzeri e sostituirli con migranti e frontalieri a basso costo?

Perché non fare outing?

Semplicemente, le regole che i balivi di Bruxelles ci vogliono imporre sono incompatibili con il sistema svizzero. Accettarle significa decretare la fine della Svizzera.

A questo punto, non è una sorpresa che si parli di inciuci salvacadreghe tra PLR e PPD. E’ semmai strano che l’inciucio ancora non coinvolga anche la terza ruota del triciclo, ossia il P$$.

Cari esponenti del PUT, perché non fare finalmente outing? Perché non una bella congiunzione PLR-PPD-P$$?  Tanto sui temi che più contano per il futuro del Paese, le vostre posizioni sono identiche. Così almeno il cittadino saprebbe cosa vota.

Lorenzo Quadri

Migranti sempre da favorire!

Una (modesta) tassa sulle rimesse? I camerieri dell’UE non ne vogliono sapere

 

Nei mesi scorsi il governo italiano ha espresso l’intenzione di tassare le rimesse, ovvero i trasferimenti di soldi nei paesi d’origine da parte degli immigrati. Obiettivo: portare nelle casse pubbliche alcune di decine di milioni di euro.

In dicembre chi scrive aveva interpellato i camerieri dell’UE in Consiglio federale sostenendo che il tema andava sollevato anche in Svizzera. Si stima che nel 2015 i migranti abbiano inviato in patria una cifra tra i 7 e gli 8.6 miliardi di Fr; ma c’è chi parla anche di oltre il doppio. E’ comunque appurato che in ballo c’è una barca di soldi. E non si sa nemmeno se si tratta di reddito da lavoro, o se invece a partire per  l’estero sono delle rendite sociali. Se questo fosse il caso, sarebbero necessari degli interventi.

Invece di far girare l’economia…

Sia come sia, una cosa è certa: ci sono tanti soldi di cittadini stranieri che, invece di far girare l’economia svizzera (anche l’economia bancaria), vanno a beneficio di quella estera. Dunque, un modestoprelievo su queste transazioni – in Italia ad esempio si parla di un’imposizione dell’1.5% – avrebbe certamente il suo perché. L’immigrazione infatti – ben lungi dall’essere “uguale a ricchezza” come starnazzano gli spalancatori di frontiere pensando di fare fessi i cittadini – genera costi: sociali, infrastrutturali, di sicurezza, eccetera.

Inutile dire che i camerieri dell’UE in Consiglio federale nelle scorse settimane hanno respinto scandalizzati la proposta di tassare le rimesse: “sa po’ mia”!

Autogol

Il Njet, come da copione, viene corredato da fregnacce assortite. E perfino da un plateale autogol.

L’autogol: “L’introduzione di una nuova imposta (?) di questo genere necessiterebbe di una base costituzionale”, dichiara il CF. Ma va? Piccolo problema: il canone radioTV più caro d’Europa è stato trasformato in un’imposta senza uno straccio di modifica costituzionale.E allora, signori, come la mettiamo? Costituzionalità a geometria variabile?

Un paio di fregnacce a titolo di esempio:

  • le rimesse non producono alcuna conseguenza negativa”.Ah no? Una decina di miliardi all’anno che lascia la Svizzera sarebbe forse una cosa positiva?
  • “I migranti non generano costi agli enti pubblici né usufruiscono di prestazioni statali che potrebbero essere loro fatturate”.A parte che non si sa nemmeno se all’estero vengono spedite rendite d’assistenza, ed in quel caso sì che si tratterebbe di prestazioni statali, si dà il caso che l’immigrazione incontrollata renda necessari investimenti nelle infrastrutture pubbliche. Se invece del 25% di stranieri, più i beneficiari di naturalizzazioni facili, in Svizzera ne avessimo il 2% come in Giappone, saremmo qui in 6 milioni e non in otto e mezzo, e quindi avremmo bisogno di meno strade, meno urbanizzazione, meno trasporti pubblici, eccetera eccetera. Immaginare una qualche forma di compensazione non è certo uno scandalo.

E se fosse il patto ONU?

Ma lo stizzito Njet dei camerieri bernesi dell’UE ha forse un’altra spiegazione: il demenziale patto ONU sulla migrazione (Global Compact). Un accordo capestro che vorrebbe introdurre la libera circolazione a livello mondiale, legalizzare i migranti clandestini e trasformare l’immigrazione in un diritto umano.

Inutile dire che il governicchio federale scalpita per sottoscrivere anche questa ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi). La quale, tra le tante aberrazioni, contiene pure, udite udite, l’agevolazione (!) delle rimesse. Addirittura, i migranti devono essere aiutati (!) ad aprire dei conti bancari nel paese d’origine. Ossia, proprio l’esatto contrariodi quanto propone l’atto parlamentare di chi scrive. Adesso tutto è più chiaro. Quando c’è di mezzo un qualsivoglia trattato internazionale, sotto le cupole federali le braghe precipitano automaticamente ed istantaneamente fin sotto le caviglie. E guai a chi osa proporre cose diverse!

Lorenzo Quadri

Di nuovo umiliati dall’Italia

Quadri: “In pochi giorni, ci siano fatti bagnare due volte il naso dal Belpaese”

 

La scorsa settimana, il  Senato italiano ha approvato a larga maggioranza (201 favorevoli, 38 contrari e 6 astenuti) la nuova legge che potenzia il diritto alla legittima difesa. Le nuove regole sono dunque in vigore, avendo la Camera già approvato le proposte.

Nel 2016, il deputato leghista Lorenzo Quadriaveva presentato in Consiglio nazionale un’iniziativa parlamentare, intitolata “potenziare il diritto alla legittima difesa”, simile alla nuova legge italiana. Ma nel marzo dello scorso anno la partitocrazia PLR-PPD-P$$ l’ha bocciata.

Cosa pensa Quadri della decisione del Senato italiano?

Me ne rallegro per il Belpaese, ovviamente. Si tratta di una svolta importante, sia all’atto pratico che politico. In Italia lo Stato ha voluto chiarire di stare dalla parte delle vittime delle aggressioni in casa propria. Da noi invece continua il buonismo-coglionismo che tutela i delinquenti e criminalizza il cittadino onesto che si difende. Come se difendersi da un rapinatore penetrato nella propria abitazione non fosse un diritto, uno dei più elementari peraltro, ma un reato vergognoso.

La sua proposta era forse troppo “estrema”?

Certamente no. Anzi, era una proposta assai moderata. Quella accettata in Italia è più incisiva: riguarda non solo le rapine in casa, ma anche quelle in negozio o sul luogo di lavoro. Per il resto, la versione italiana è simile alla mia. Già oggi, secondo la legislazione svizzera, chi eccede nella legittima difesa “per scusabile eccitazione o sbigottimento” non è colpevole. Io proponevo che, in campo di rapine in casa, tale stato di “scusabile eccitazione o sbigottimento” fosse acquisito per principio. Quindi: non sarebbe stato più compito della persona accusata di eccesso di legittima difesa dimostrare di essersi trovata in condizione di “scusabile eccitazione o sbigottimento”; sarebbe stato compito del Ministero pubblico che la volesse eventualmente incriminare dimostrare che nonsi trovava in tale stato. Sembrano sofismi da legulei, ma all’atto pratico la differenza è importante. La legge attuale è un deterrente non già per i criminali, ma per le vittime. L’ammaestramento che contiene è chiaro: non difendetevi dai rapinatori, piuttosto mettetevi in pericolo, altrimenti sarete voi a finire sul banco degli imputati. Questo  rispecchia l’ideologia buonista-coglionista dominante, che vuole che cittadino onesto sia sinonimo di cittadino debole, inerme, incapace di difendersi. Un’ideologia che è una manna dal cielo per i criminali pericolosi, in genere d’importazione: gli facilita il lavoro. Rende il nostro paese sempre più attrattivo per delinquenti senza scrupoli.

E’ però vero che in Italia le rapine in casa sono una realtà diffusa, in Svizzera una rarità (per fortuna).

Grazie alla politica delle frontiere spalancate, voluta dalla casta, le sciagure italiane sono destinate ad arrivare anche da noi. E’ solo questione di tempo. Fa specie come su certi temi politikamente korretti, quelli che piacciono all’establishment, ci si inventino profluvi di leggi a titolo ipotetico e preventivo. Invece, su altri argomenti sgraditi, come può essere la legittima difesa, o anche la lotta all’islamismo, la maggioranza dei politicanti rifiuta di agire. Si nasconde dietro il mantra del presunto “non problema”.

Non vorrà dire che il Belpaese sta facendo meglio della Svizzera?

Posso solo commentare: povera Svizzera! Nel giro di pochi giorni, l’Italia ci ha bagnato il naso in due occasioni. Prima con il ritiro senza tante storie della cittadinanza italiana al jihadista marocchino Moutaharrik, quello che si allenava a Canobbio. In Svizzera la possibilità di revocare la cittadinanza in casi del genere esiste da decenni, ma credo non sia mai stata usata; ed anzi, il solo evocarla provoca strilli isterici da parte della maggioranza “benpensante”. Adesso la Penisola ci surclassa con la nuova legge sulla legittima difesa. Mentre i vicini a sud si muovono, alle nostre latitudini i politicanti del triciclo, con i loro njet, stanno collezionando figure meschine nei confronti dei cittadini. Che mi auguro sapranno come ringraziarli alle urne.

MDD

 

 

Svendono anche le ferrovie!

Con lo sconcio accordo quadro le compagnie straniere imperverseranno sulle nostre rotaie

Il ministro binazionale KrankenCassis (PLR) e la partitocrazia cameriera di Bruxelles manderanno a ramengo, perché “bisogna aprirsi all’UE”, tutte le conquiste del sistema ferroviario svizzero: dalla sincronizzazione delle coincidenze ai diritti sindacali dei lavoratori. Ma naturalmente i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico non fanno un cip: loro VOGLIONO l’accordo quadro!

Ma guarda un po’! Questa è proprio bella. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale – quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva comunitaria sulla cittadinanza, la rottamazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (alla faccia della protezione dei salari, vero $inistrati? Ma l’importante è “aprirsi all’UE”!) e tante altre nefandezze – salterebbero per aria anche i trasporti pubblici su rotaia.

Eh già. Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR)si guarda bene dal dirlo; men che meno i talebani ro$$overdi del trasporto pubblico, quelli che criminalizzano e tartassano gli automobilisti in nome dell’ambiente (ma naturalmente solo gli automobilisti svizzeri; perché sui frontalieri che arrivano tutti i giorni uno per macchina, e magari pure diesel… citus mutus! E’ becero populismo e razzismo!). Gli spalancatori di frontiere pseudoecologisti, dicevamo, si guardano bene dal dirlo; ma con lo sconcio accordo quadro istituzionale andrà a finire che la Svizzera diventerà terreno di caccia per le compagnie ferroviarie straniere.

Anche il cabotaggio sarà permesso

Attualmente, infatti, le offerte ferroviarie transfrontaliere sono possibili solo in cooperazione con le ferrovie svizzere. Un domani, invece, se si spalanca il mercato in base allo sconcio accordo quadro, i vettori stranieri arriveranno in modo autonomo.  Non più tramite cooperazione, ma per conto proprio. E non si limiteranno ai trasporti transfrontalieri. Avranno facoltà di coprire anche tratte interne, a patto che lo scopo principale (?) rimanga il transito internazionale (campa cavallo che l’erba cresce).  In altre parole, potranno praticare il famosocabotaggio,che attualmente è vietato.

Avanti così! Giù a 90 gradi davanti all’UE! Facciamoci colonizzare!

Sistema in palta

Le conseguenze di questa ennesima calata di braghe davanti all’UE sarebbero a dir poco sciagurate; come quelle delle precedenti aperture, del resto. Le principali conquiste del sistema ferroviario svizzero andrebbero a ramengo. A partire – tanto per citarne un paio – dalla sincronizzazione delle coincidenze. E dal sistema tariffale. E come la mettiamo, o $inistrati spalancatori di frontiere che volete l’accordo quadro, con i diritti sindacali dei lavoratori del settore ferroviario? Anche questi andrebbero in palta!

Il bel regalo

Ebbene, si dà il caso che il principio dell’apertura del mercato del trasporto internazionale di passeggeri sia contemplato dallo sconcio accordo quadro istituzionale. Ecco il nuovo “bel” regalo che preparano alla Svizzera il “grande statista” binazionale KrankenCassis e la partitocrazia, PLR e P$$ in primis (gli uregiatti seguiranno a ruota).

E poi i $inistrati, che sostengono l’accordo quadro e quindi la “calata” sui binari svizzeri di compagnie ferroviarie straniere con tutto quel che ne consegue, hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con i posti di lavoro delle Officine FFS di Bellinzona? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

 Investimenti per chi?

Da notare che il Consiglio federale allo stato attuale avrebbe la facoltà di decidere da solodi aprire il mercato ferroviario all’invasione dall’UE. Lo scorso 18 marzo, in un raro sprazzo di lucidità, il Consiglio degli Stati ha adottato una mozione che prevede che i camerieri bernesi di Bruxelles non possano prendere una decisione del genere, le cui conseguenze sarebbero pesantissime sia per i passeggeri che per i lavoratori che per il Paese in generale, senza coinvolgere il parlamento. E’ probabile che il Consiglio nazionale farà la stessa cosa.  Già la qualità dei collegamenti su rotaia, in particolare di quelli sulla tratta del Gottardo, è a ramengo. Il livello non è più svizzero; non è più nemmeno europeo. E’ ormai diventato africano. Immaginiamoci allora cosa succederebbe se la nostra rete ferroviaria, pagata a caro prezzo dal solito sfigato contribuente – per i prossimi 15 anni si prospettano investimenti infrastrutturali di quasi 13 miliardi!– , fosse lasciata in balia delle compagnie ferroviarie francesi o italiche.

Di nuovo a 90 gradi

Ovviamente, non bisogna farsi illusioni. La partitocrazia PLR-PPD-P$$ prima o poi (più prima che poi) calerà le braghe anche sull’apertura del mercato del trasporto dei passeggeri in treno. Per l’ennesima volta, strillerà che non c’è alternativa; che “bisogna salvare” i fallimentari accordi bilaterali. Il copione è già tristemente noto. Ci pare già di sentire i politicanti della casta, con stampa di regime al seguito, che starnazzano, farneticano e minacciano.

Cosa aspettiamo a mandare finalmente affan… sia i balivi di Bruxelles che i loro camerieri del triciclo?

Lorenzo Quadri

 

Sempre più svizzeri nella palta intanto la casta pensa ai Rom

I “grandi statisti” pretendono più aree di sosta per i nomadi: magari in Ticino?

 

Sempre meglio: l’associazione per la pianificazione del territorio “Espace Suisse” e la Fondazione “Un futuro per i nomadi svizzeri” di recente sono usciti alla ribalta (?) con una richiesta di quelle di cui si sentiva proprio la mancanza. Ossia, creare più aree di sosta per i nomadi!

Geniale: sarebbero questi i problemi del paese? Aumentare le aree di sosta per i nomadi, che poi – come l’esperienza, anche ticinese, insegna – vengono lasciate in stato pietoso, con immondizia ed escrementi ovunque, che qualcuno ovviamente deve provvedere a pulire? E non si chiedono un paio di aree di sosta.  A dar retta alle due associazioni dai fastidi grassi, infatti, “mancherebbero attualmente 40 posti di passaggio per soggiorni di breve durata, 25 posti invernali ed una manciata (?) di posti di maggiori dimensioni (?) per i nomadi stranieri”.Apperò!

“Parte integrante”?

Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo. E non dimentichiamo una cosa. Logica vuole che le aree di sosta vadano fatte laddove ci sono i transiti. Visto che questo sfigatissimo Cantone, come noto, si trova sull’asse di transito Nord-Sud, indovinate un po’ chi si dovrebbe cuccare la maggior parte delle nuove aree di sosta per zingari? Forse i ticinesotti?

Da notare poi che i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno avuto la brillante idea di dichiarare che Rom stranieri (!) sono parte integrante della società svizzera e che “bisogna lottare contro il razzismo”.

E già: perché constatare – si tratta di dati di fatto – che i Rom si installano abusivamente su terreni altrui, che alla partenza li lasciano conciati da buttar via, e che magari durante la permanenza commettono pure reati nelle vicinanze, sarebbe razzismo.

E’ il massimo: il governicchio federale manda i ticinesi allo sbaraglio con la devastante libera circolazione delle persone; però si preoccupa dei Rom stranieri.

Senza autorizzazioni

Non è finita: secondo lo studio commissionato da Espace Suisse e dalla “Fondazione pro-nomadi”, sarebbe prioritaria l’offerta di aree di sosta “spontanee”. Trattasi – udite udite – di soste di fino a quattro settimane di durata (!), su un terreno ad esempio di proprietà di un contadino (!), senza necessità di richiedere autorizzazioni.

Cosa, cosa? Il comune cittadino svizzero, che paga le tasse, punto primo non può permettersi di entrare in casa d’altri (neanche nei campi altrui) senza permesso, punto secondo per occupare anche solo un metroquadro di area pubblica, non fosse che per mezza giornata, per un qualsivoglia evento, deve chiedere i relativi permessial Comune e pagare la tassa di occupazionedell’area pubblica.

Ed invece dei Rom stranieri si dovrebbero poter accampare per un mese su terreni privati o pubblici “come se niente fudesse”, senza bisogno di chiedere niente a nessuno? Questa è una clamorosa discriminazione dei cittadini elvetici. E’ evidente che non siamo per nulla disposti ad accettarla. Se in Svizzera ci sono politicanti a tal punto imbesuiti dal multikulti da uscirsene con simili “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi), niente di strano che la nazione vada a rotoli.

Intanto i cittadini…

Evidentemente, e per fortuna, la maggioranza della popolazione non ci sta a costruire i ponti d’oro ai nomadi che la casta spalancatrice di frontiere pretenderebbe.

Nel Canton Berna, il 76,4% dei cittadini ha approvato la nuova legge sulla polizia che regola le espulsioni degli zingari che campeggiano su un terreno privato o comunale senza l’autorizzazione del proprietario.

Nel Canton Neuchâtel, la legge sul soggiorno dei nomadi prevede la riscossione di cauzioni all’arrivo, che possono poi venire incassate se gli “ospiti” al momento della partenza non lasciano gli spazi puliti ed in ordine. Del resto, è il minimo che si possa pretendere. Eppure l’inutileCommissione federale contro il razzismo ha avuto il coraggio di mettersi a starnazzare! Ennesima dimostrazione che questa Commissione va abolita subito: è confermato che serve solo ad inventarsi problemi di razzismo dove non ce n’è l’ombra. E questo, va da sé, mentre tace omertosasul razzismo importato da migranti – spesso e volentieri migranti economici – parecchi dei quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, omofobi, eccetera. E trasferiscono in casa nostra i loro conflitti etnici, tramandandoli pure alle nuove generazioni: altro che “integrazione”!

Siamo qui in troppi

Inutile dire poi che le due associazioni (Espace Suisse e fondazione “pro-nomadi”) pretendono pure delle operazioni di “sensibilizzazione” in grande stile, vale a dire di lavaggio del cervelloal popolazzo, a sostegno della presenza dei nomadi in Svizzera. Il tutto naturalmente a spese del contribuente. Un po’ come il demenziale Patto ONU sulla migrazione (Global Compact), che prevede da un lato una massiccia propaganda di regime pro-immigrazione clandestina, dall’altro provvedimenti censori ai danni dei media rei di non riferire in modo abbastanza compiacente sui migranti.

Un’associazione che si occupa di pianificazione territoriale quale Espace Suisse dovrebbe semmai preoccuparsi di limitare l’immigrazione. Perché siamo qui in troppi: e le conseguenze, evidentemente, si scontano anche in campo di cementificazione del territorio.

Lorenzo Quadri

 

Prima sostengono la legge Poi, davanti alle bollette…

AITI contro il canone radioTV alle imprese: peccato che, quando si trattava di votare…

 

Intanto, prosegue il silenzio assordante sul tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale.

Scusate ma ci scappa da ridere! Dall’inizio di quest’anno di disgrazia 2019 è in vigore la nuova Legge sulla radiotelevisione (LRTV).

La LRTV è una “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) sia per i cittadini che per le imprese.

I cittadini sono obbligati a pagare il canone più caro d’Europa anche se non possiedono alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi radiotelevisivi. Anche se sono ciechi e sordi. Soltanto per i primi 5 anni esisterà il diritto di opting out. Ossia di certificare, tramite apposito formulario da richiedere alla Serafe (la società d’incasso che ha sostituito la Billag, con esiti disastrosi)  di non possedere alcun apparecchio atto alla ricezione di programmi, venendo di conseguenza esentati dal pagamento del canone. Con la sottoscrizione del formulario si autorizzano i controlli in casa propria per verificare se quanto attestato corrisponde al vero.

Quindi, non si può nemmeno più parlare di un canone: qui siamo di fronte ad una vera e propria tassa pro-SSR,dal momento che chiunque è costretto pagare. Una tassa, sia detto per inciso, introdotta senza la necessaria modifica costituzionale.

Per le aziende

Le imprese, dal canto loro, sono anch’esse costrette a pagare il canone. Il che è particolarmente assurdo, infatti: 1) il canone lo pagano già sia i dipendenti che i titolari delle aziende e 2) sul posto di lavoro ci si va per lavorare e non per guardare la televisione.

Le aziende pagano il canone in base alla cifra d’affari (non in base all’utile). Il canone cresce di pari passo con la cifra d’affari. Si va dal minimo di 365 Fr all’anno ad un tetto massimo di quasi 36mila.

Ciliegina sulla torta: l’obbligo di pagare il canone nasce immediatamente con l’iscrizione nel registro dell’IVA. Di conseguenza, imprese che costituiscono un’altra ditta per durata limitata o che si associano in consorzi pagano due volte (doppia imposizione).

Maggioranza risicatissima

La nuova legge sulla radioTV venne approvata in votazione popolare nel giugno del 2015. La maggioranza fu risicatissima: appena 3000 voti in tutti la Svizzera. In Ticino, la maggior parte dei votanti disse No. Solo Lega ed Udc sostennero il referendum contrario alla nuova legge. Il triciclo invece si schierò tutto slinguazzante a favore delle nuove regole. Regole il cui obiettivo – evidente anche al Gigi di Viganello – è  quello di ingrassare ulteriormente l’emittente di regime SSR.Ovvero la radioTV al servizio dell’establishment. Peraltro già gonfiata come una rana.

L’improvviso risveglio

Adesso che la nuova LRTV è entrata in vigore, si assiste all’improvviso risveglio degli ambienti economici.

L’AITI (Associazione industrie ticinesi) ora inveisce perché il canone in base alla cifra d’affari è iniquo, perché tassare i consorzi è doppia imposizione, eccetera eccetera. Tutto vero ma, cari signori, dov’era l’AITI quando si trattava di sostenere il referendum contro la nuova legge sulla radioTV? Non c’era, e se c’era dormiva! Guai a dar ragione all’odiata Lega! Bisognava reggere la coda agli amichetti della SSR! E adesso che le regole che VOI avete appoggiato entrano in vigore, vi venite a lamentare?

Cari signori, le magagne che – anche giustamente –  denunciate (canone in base alla cifra d’affari, doppia imposizione, ecc.) non cadono dal cielo. Stanno scritte nero su bianco nella legge. Se ai tempi della votazione contro la LRTV gli ambienti economici – o comunque: i loro galoppini politici – si fossero schierati dalla parte del referendum, visto l’esito risicatissimo della consultazione, è probabile che la legge sarebbe stata bocciata. Ma le cose sono andate diversamente. E solo adesso che arrivano le bollette, i rappresentanti dell’industria scendono dal pero? Un po’ tardi, no?

Inutile dire che aspettiamo gli ambienti economici al varco  quando verrà lanciata l’iniziativa popolare per abbassare il canone radioTV a 200 Fr annui.

Silenzio assordante

Intanto, prosegue il silenzio assordante a proposito del tesoretto da 600 milioni che la Serafe si costituirà nel 2019 a spese dei cittadini tramite il trucchetto della fatturazione parziale. 600 milioni rubati alle economie domestiche svizzere che, con l’accordo dell’Ufficio federale della comunicazione (vergogna!) finiranno nelle capienti casse della radioTV di Stato. I camerieri dell’UE in Consiglio federale devono ancora prendere posizione sulla mozione presentata da chi scrive, che chiede la restituzione integrale del maltolto.

Lorenzo Quadri

Una manna per i padroncini!

Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i controlli attuali verranno aboliti

 

Pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo PLR-PPD-P$$ è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi. E poi ha ancora la tolla di affermare di difenderli!

Oh toh, ma chi l’avrebbe mai detto! Dopo l’abrogazione della LIA (Legge sulle imprese artigianali), nei primi mesi del 2019 il numero dei padroncini presenti in Ticino è aumentato in modo considerevole. A dimostrazione che la Lega aveva ragione – non ci voleva un premio Nobel per l’economia per capirlo…- nel sostenere che, contestualmente all’abrogazione della LIA, occorreva varare subitodelle nuove disposizioni a tutela degli artigiani e delle piccole imprese di questo sfigatissimo Cantone.

Ma la vera “chicca” è un’altra. Sempre in tema di padroncini, l’AIC, Associazione interprofessionale di controllo, ha dichiarato apertamente la propria preoccupazione per il futuro. Infatti, con lo sconcio accordo quadro istituzionale, i balivi di Bruxelles pretenderanno “che la Svizzera adatti la sua legislazione alla direttiva UE sui distaccati, ma questa –ha dichiarato il presidente AIC Renzo Ambrosetti – è una direttiva che contiene delle possibilità di controllo estremamente blande”. 

Tutti in Ticino a lavorare in nero!

In pericolo, sempre secondo Ambrosetti (non secondo il Mattino populista e razzista!) anche il partenariato sociale. Esso ha “quale scopo non solo quello di definire le condizioni di lavoro, ma anche di farle applicare (…). Secondo il sistema in vigore nell’UE, non si potrebbe più operare come oggi. I controlli che l’AIC svolge attualmente andrebbero delegati a delle istanze statali”. 

Traduzione: se sottoscritto, lo sconcio accordo quadro istituzionale manderebbe in palta l’attuale sistema dei controlli sui cantieri. In altre parole, il trattato in questione sarebbe una vera e propria manna dal cielo per padroncini ed aziende del Belpaese. I quali potranno arrivare in Ticino a lavorare in NEROsenza dover più temere nemmeno i controlli. Addio deterrenti! Avanti con l’invasione!

Anche il Gigi di Viganello è in grado di comprendere che ciò equivarrebbe alla distruzione di quel che ancora resta del nostro artigianato e delle nostre piccole imprese. Da sud, l’assalto alla diligenza sarebbe immediato.
Al di là della ramina già si fregano le mani e se la ridono a bocca larga dell’autolesionismo degli svizzerotti.

Il triciclo sacrifica gli artigiani

Ora: chi vuole la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale? Risposta: il triciclo PLR-PPD-P$$. La partitocrazia ha formulato in più occasioni il proprio Sì all’osceno trattato che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE. Quindi, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni e qualsiasi pretesa di Bruxelles, il triciclo è disposto a sacrificare gli artigiani e le piccole (e medie) imprese ticinesi.E poi ha ancora la tolla di dichiarare di difenderli!

La fregnaccia del “sì, ma”

Ed è inutile che i politicanti della partitocrazia serva dell’UE tentino di prendere per i fondelli la gente dicendo che loro sono a favore dello sconcio accordo quadro, “ma”.

Signori, lo ripetiamo: non esiste nessun “sì, ma”.Esistono solo il sì e il no. I “ma” contano meno di zero. Una volta detto sì, i “ma” verranno spazzati via in un batter d’occhio. Pertanto, fanno letteralmente ridere i polli i soldatini della Commissione di politica estera degli Stati i quali proprio in questi giorni hanno stabilito che  l’accordo quadro va firmato, però non bisogna recepire la direttiva UE sulla cittadinanza, non bisogna smantellare le misure accompagnatorie né la protezione dei salari, ed avanti con le patetiche  favolette.

Questi distinguo sono un’autentica presa per il lato B. Una volta sottoscritto lo sconcio trattato coloniale, la direttiva UE sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone, l’apertura ai TIR da 60 tonnellate, eccetera, arriveranno da sole. In automatico. “Per non mettere a rischio” i bilaterali, la partitocrazia accetterà tutto, senza colpo ferire, e con il sostegno della slinguazzante stampa di regime. Giù le braghe ad altezza caviglia!

Possibile che qualcuno non abbia ancora capito come vanno le cose?

Lorenzo Quadri

Una fretta alquanto sospetta

Nuovo centro per finti rifugiati in zona Pasture: la Confederella non la racconta giusta

La Confederella – e meglio il Dipartimento ex Simonetta, oggi Dipartimento Keller Sutter (KKS) – vuole a tutti i costi realizzare il nuovo centro asilanti nello stabile amministrativo FFS, sito in zona Pasture, tra Balerna e Novazzano.

Il nuovo centro avrà sulle prime 220 posti letto, che nel 2023 diventeranno ben 350. Apperò!

Ed infatti, come apprendiamo dagli organi di stampa, nei giorni scorsi i burocrati del Dipartimento KKS hanno respinto con la consueta sicumera le opposizioni presentate da un gruppo di cittadini contro il nuovo maxicentro per finti rifugiati.

Ma come: la Confederella, ben coadiuvata dalla stampa di regime, non continua a martellare il popolazzo con note informative sul calo delle domande d’asilo? E questo ovviamente per far credere che il caos asilo – che ogni anno ci costa miliardi – sia un “non problema”, una fantasia malata della Lega populista e razzista? Ad esempio, gli ultimi dati ufficiali pubblicati parlano di un calo su base annua delle richieste d’asilo in Svizzera del 7.4%. Naturalmente (ma questo è un altro tema) sia i  burocrati della Confederella che la stampa di regime si guardano bene dal far notare che se le domande d’asilo calano anche dalle nostre parti, il merito è dell’ “odiato populista” nel governo italiano che non permette più sbarchi a go-go nel Belpaese.

 

I conti non tornano

Qui i conti non tornano: lorsignori da un lato vogliono farci credere che il caos asilo sia un “non problema”, che ormai i finti rifugiati arrivano col contagocce (e quelli che già ci troviamo in casa, quando li rimandiamo al natio paesello?); dall’altro però insistono nel voler creare il nuovo maxicentro asilanti. Ed hanno pure fretta. Ora, se i burocrati federali del Dipartimento “ex Simonetta” hanno fretta di mettere a disposizione i nuovi posti per migranti economici, evidentemente è perché sanno che li riempiranno. Ad esempio correndo servili ad accettare un qualche accordo del piffero sulla ridistribuzione dei migranti economici partorito dai balivi di Bruxelles; magari blaterando che in caso di rifiuto gli accordi di Schengen sarebbero “in pericolo” (ultimo mantra della partitocrazia per sdoganare ogni sorta di immonda ciofeca).

Se non pensasse di riempiere i nuovi centri asilanti, perché mai Berna dovrebbe spendere soldi per costruirli?

A questo punto la domanda nasce spontanea: a che gioco stanno giocando sotto le cupole federali? E’ comunque evidente che l’opposizione alla creazione di ulteriori posti per finti rifugiati in Ticino deve continuare. In caso contrario, avremo ampiamente motivo di pentircene!

 

“Fuori tema!”

Ma la decisione con cui i burocrati federali liquidano l’opposizione al nuovo centro asilanti di Balerna/Novazzano è interessante anche per un altro motivo. Gli opponenti hanno sollevato obiezioni legate alla sicurezza, ai problemi di convivenza con la popolazione locale generati dalla presenza sul territorio di finti rifugiati spesso e volentieri ubriachi e rissosi, eccetera. I bernesi le rimandano con spocchia al mittente: “i punti sollevati non sono rilevanti sotto il profilo della legislazione edilizia”.Capita l’antifona? La nuova legge sull’asilo voluta dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è corsa ad approvare giuliva, prevede la “costruzione facile” di nuovi centri per asilanti. Si può solo contestare il rispetto delle norme edilizie. Che ovviamente, per gli abitanti dei Comuni dove si vorrebbero insediare simili strutture, è il minore dei problemi. La questione non è di norme edilizie, bensì di sicurezza pubblica. E la Confederella replica: sicurezza pubblica? Fuori tema!

E’ chiaro che il Ticino, causa la sua posizione geografica (incuneato nel Belpaese) e la deleteria politica delle frontiere spalancate, in campo di finti rifugiati ha già dato. Ed ha già dato fin troppo. Altro che aumentare i posti a disposizione: bisogna semmai diminuirli! E avanti con i rimpatri!

Lorenzo Quadri

La fiera dei sondaggi farlocchi

Accordo quadro: il 60% degli svizzeri a favore? Chi credete di prendere per i fondelli?

 

Ormai senza più alcuna vergogna né decenza, i galoppini della casta spalancatrice di frontiere e serva dell’UE continuano con l’operazione di lavaggio del cervelloa sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché i sondaggi farlocchi si aggiungono al terrorismo ed alle minacce: da manuale, al proposito, il ricatto della scorsa settimana ad opera del CEO di Alpiq Jens Alder. Costui, non contento di aver cancellato 6000 posti di lavoro quando era a capo della Swisscom, e dopo essere stato di fatto costretto dal Consiglio federale a sloggiare, invece di volare basso e schivare i sassi, ancora monta in cattedra a pontificare. E, da boss di Alpiq, ci racconta che, senza lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, resteremmo senza elettricità. Fosse stato ancora direttore della Swisscom, avrebbe detto che rimarremmo senza telefono.

Indagine taroccata

Secondo il sondaggio farloccopubblicato nei giorni scorsi e realizzato dall’istituto gfs.bern – non nuovo a perle di questo tipo – il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole allo sconcio accordo quadro istituzionale. Certo, come no! Ci crediamo di corsa! Già il fatto che, sempre secondo il sondaggio in questione, gli indecisi siano solo 5%, fa nascere qualche domandina sull’attendibilità dell’indagine.

Ma soprattutto: anche il Gigi di Viganello ha capito che le riposte che si ottengono da un’inchiesta telefonica dipendono dalle domande che vengono formulate.

In altre parole: per ottenere la risposta voluta basta porre la domanda nel modo “giusto”.

Di conseguenza, ci piacerebbe proprio sapere se la gfs.ch ha sottoposto o no agli interpellati i seguenti quesiti:

  • Siete favorevoli alla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE?
  • Siete d’accordo di mantenere con i vostri soldi tutti i cittadini UE che immigreranno in Svizzera senza avere un lavoro?
  • Vi sta bene non poter più espellere i delinquenti stranieri, se questi hanno il passaporto di uno Stato membro dell’Unione europea?
  • Siete d’accordo di cancellare le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone?
  • Siete d’accordo che a decidere le controversie legali tra Svizzera ed UE siano i giudici stranieri della Corte europea di giustizia?
  • Vi va bene che un domani la nostra rete ferroviaria venga liberalizzata a vantaggio delle aziende di trasporto straniere, col risultato di far saltare la sincronizzazione delle coincidenze, il sistema tariffale ed i diritti sindacali dei lavoratori del settore?
  • Vi va bene che venga abolito il divieto di traffico notturno per i mezzi pesanti?
  • Vi va bene aprire la Svizzera al transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate?
  • Vi va bene essere costretti a versare regolarmente contributi di coesione miliardari a Bruxelles, senza ottenere in cambio alcuna contropartita?
  • Siete d’accordo di sacrificare la nostra indipendenza, la nostra autonomia, i nostri diritti popolari, per fare gli interessi dei manager stranieridelle multinazionali?
  • Secondo voi, essere costretti ad adeguarsi ai Diktat di Bruxelles, azzerando l’esito di votazioni popolari ed articoli costituzionali, significa “certezza del diritto”?
  • Secondo voi, il fatto che la Svizzera verrà sanzionata nell’invero denegata ipotesi in cui dovesse rifiutare di adeguarsi ad un Diktat unilaterale dell’UE, è compatibile con una relazione definita “bilaterale”?
  • Siete d’accordo di abbandonare il sistema delle banche cantonali con garanzia dello Stato?
  • Condividete la teoria secondo cui la Svizzera è piccola è debole e quindi non ha altra scelta che chinarsi a 90 gradi e senza condizioni a qualsiasi pretesa arrivi da Bruxelles?
  • Se i nostri antenati, nei secoli e decenni scorsi, si fossero comportati come il triciclo PLR-PPD-P$$ che vuole l’accordo quadro, oggi la Svizzera esisterebbe ancora?

Le aspettative del committente

Queste sono alcune domande che i soldatini della gfs.bern avrebbero dovuto porre alle persone interpellate per sapere la loro veraopinione sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che i quesiti sottoposti siano invece stati di tenore ben diverso.

Chiaro: se fossero state fatte le domande di cui sopra, col piffero che il risultato dell’indagine sarebbe stata una maggioranza di favorevoli all’accordo quadro. Quindi, il committente del sondaggio non sarebbe stato contento dell’esito dell’operazione, in quanto “non in linea con le aspettative”. Quindi ancora, avrebbe deciso di rivolgersi, per la prossima indagine demoscopica, ad un altro istituto. E allora, addio mandato per la gfs.ch. Il trucco è vecchio, signori!

Lorenzo Quadri

 

Perché non manifestano in dogana?

 

In queste settimane va assai di moda il populismo climatico. L’emittente di regime RSI, nemica giurata dei populismi ma solo quando sono di “destra”, quello climatico lo pistona ad oltranza. Obiettivo: sostenere elettoralmente gli amici dell’area politica “giusta”. Cioè quella di $inistra e di centro-$inistra; la stessa cui appartiene l’86% dei giornalisti della SSR. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, il canone più caro d’Europa lo paghiamo per finanziare campagne di marketing politico spacciate per “servizio pubblico”.

Distrazione di massa

Come scritto più volte, a pilotare il populismo climatico ci sono persone ed organizzazioni che si fanno gli attributi di platino. Senza contare l’operazione “distrazione di massa” da altri temi ben più scomodi. Di modo che, mentre si pontifica su emissioni e su CO2 – con politicanti che, sperando di cavalcare l’onda, s’improvvisano esperti in questioni di cui in realtà non capiscono una beata cippa –  la casta è libera di svendere la Svizzera all’UE tramite sconcio accordo quadro istituzionale. Il quale, tra l’altro, ci porterà in casa i TIR europei da 60 tonnellate. Ma per gli ecologisti nostrani “l’è tüt a posct”: bisogna firmare il trattato!

Automobilisti ancora sulla graticola

Inutile dire che le prime vittime del populismo climatico sono i soliti sfigati automobilisti, finiti nuovamente sulla graticola: come se non fossero già criminalizzati, vessati e munti a sufficienza. Con l’arrivo al DATEC della nuova Capa dell’area “giusta” – la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga – i burocrati ro$$overdi del Dipartimento si sono scatenati. Al vaglio del Consiglio federale c’è ora un piano di “promozione del trasporto pubblico” che è, ad onta delle intenzioni dichiarate a beneficio dei fessacchiotti, un puro e semplice piano di persecuzione di chi necessita dell’automobile per lavorare. La mobilità individuale, che dovrebbe essere un diritto, sotto la dittatura del politikamente e climaticamente korretto è diventata un reato.

Ad Autonassa…

Ancora ieri in varie città svizzere si è tenuto un flashmob – va di moda – sul clima. Anche a Lugano; non a caso, in contemporanea (poteva esserci occasione più ghiotta?) di Autonassa, storica manifestazione luganese a giusto titolo sostenuta anche dall’ente pubblico.

Tra le richieste dei manifestanti, era scontato, l’espulsione delle auto dal centro città. Come se una simile mossa, oltre a desertificare il centro medesimo, potesse portare un qualche beneficio al bilancio ambientale.

Perché non in dogana?

A lasciare stupefatti è però una cosa. Come mai il flash mob viene organizzato ad Autonassa, tra i veicoli spenti che non inquinano? Con un minimo di coerenza, la manifestazione doveva essere organizzata in dogana, la mattina di un giorno feriale, così da bloccare i 65’000 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per macchina.Perché questa è la causa del collasso viario ed ambientale del nostro Cantone.

Ah già: ma contestare la devastante libera circolazione delle persone non è politikamente, e quindi nemmeno climaticamente, korretto.  L’invasione da sud non inquina; ma quando mai!

Lorenzo Quadri

 

 

Decurtare gli aiuti all’estero

Adesso vengono pure a dirci che non possono servire a limitare l’immigrazione clandestina

 

Ah beh, certo che questa ci mancava! Ecco che arriva la solita organizzazione internazionale del piffero (l’OCSE) a sostenere che la Svizzera dovrebbe spendere di più nell’aiuto allo sviluppo. In particolare, dovrebbe impegnarsi a dedicare lo 0,5% del Reddito nazionale lordo (RNL) a tale scopo. Detta soglia, fissata dal Parlamento federale nel 2011, è infatti stata raggiunta tra il 2014 ed il 2016, mentre il bugdet per il periodo 2017 – 2020 è “solo” dello 0.48%. Embè? I tempi cambiano, cari burocrati sovranazionali!  Oggi, come la partitocrazia non si stanca di ripeterci, siamo confrontati con le casse vuote dell’AVS. E allora, è evidente che la priorità è consolidare il Primo pilastro. Di conseguenza, i regali all’estero vanno decurtati, come pure la spesa sull’asilo!

Visto poi che, sotto le cupole federali, il triciclo servo dell’UE ha deciso di versare a Bruxelles la marchetta da 1,3 miliardi di Fr, e visto che il medesimo triciclo vuole pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, il quale ci obbligherà periodicamente a pagare dei “pizzi” miliardari all’Unione europea senza poter emettere un Cip, è evidente che in futuro ci saranno a disposizione sempre meno soldi per gli aiuti allo sviluppo.

E’ lampante infatti che gli 1.3 miliardi che la partitocrazia ha deciso di regalare agli eurobalivi “per oliare” – ottenendo, per tutto ringraziamento, nuove vessazioni e discriminazioni ai danni della Svizzera – andranno tagliati dal budget dei soldi che vengono spediti all’estero!

Insomma: il tetto dello 0,5% di RNL da dedicare ad aiuti all’estero dovrà essere ridotto a vantaggio dell’AVS; ed è evidente che la Lega presenterà a Berna atti parlamentari sul tema.

Oltre ogni limite

Ma i tapini dell’organizzazione internazionale del piffero si permettono di spingersi ancora oltre nella loro critica all’indirizzo della Confederella: costoro esprimono infatti la propria preoccupazione per i programmi, nell’ambito dell’aiuto allo sviluppo, che hanno come obiettivo quello di “limitare la migrazione irregolare”.“Un programma inteso principalmente a prevenire l’immigrazione piuttosto che promuovere lo sviluppo sostenibile del paese partner potrebbe creare un rischio per la reputazione della Svizzera e mettere a repentaglio la sua neutralità”,blatera l’organizzazione sovranazionale.

Scusate ma ci scappa da ridere!

Con quali argomenti il triciclo xenofilo giustifica il profluvio di miliardi che ogni anno viene sottratto alle necessità degli svizzeri in difficoltà per involarsi verso lidi lontani? Racconta che simili spese stratosferiche sono corrette perché “così si limita l’immigrazione clandestina” (che naturalmente i burocrati dell’OCSE definiscono con il pudico eufemismo di “irregolare”)! Adesso però arriva il njet. Versare aiuti mirati a limitare l’invasione di finti rifugiati con lo smartphone non va bene ed inoltre – qui siamo proprio a livelli da barzelletta – metterebbe a repentaglio la neutralità elvetica! Ossignùr!

Chissà come mai…

Punto primo:se non si possono nemmeno finalizzare gli aiuti all’esteri al contenimento dell’immigrazione clandestina, è chiaro che smettiamo di versarli. Non paghiamo più un ghello!

Punto secondo:la teoria della “neutralità in pericolo” fa ridere i polli. C’è da sperare che a Berna nessuno sarà tanto stolto da ripeterla. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, che il triciclo PLR-PPD-P$$ sbava per firmare, la Svizzera si trasformerebbe in una coloniadella fallita UE; la quale non è per nulla neutrale. Però stranamente nessuna organizzazione internazionale del flauto traverso si sogna di segnalare il pericolo per la neutralità! E men che meno lo fa il triciclo eurolecchino! Chissà come mai, eh?

Lorenzo Quadri

Altre opzioni? Non esistono!

Fiscalità dei frontalieri: senza blocco dei ristorni, lo stallo attuale durerà in eterno

 

I fatti sono testardi: la Lega dei Ticinesi, già nel lontano 1991…

L’accordo fiscale con l’Italia ha assunto tutti i contorni della farsa. La sua sottoscrizione era stata spacciata come “imminente” già quattro anni fa dall’allora Consigliera federale Widmer Schlumpf. Ma si trattava di un espediente per convincere il Consiglio di Stato a non bloccare (totalmente o parzialmente) il versamento dei ristorni dei frontalieri. Ai tempi la stessa direttrice del DFF, in un incontro con la deputazione ticinese alle Camere federali, evocò – quale mezzo di pressione sul Belpaese affinché firmasse – misure unilaterali nei confronti dell’Italia, e segnatamente la disdetta della Convenzione del 1974 che regola anche i ristorni dei frontalieri. Questa Convenzione è divenuta ormai obsoleta. In oltre quattro decenni, le condizioni quadro sono cambiate radicalmente. Si pensi solo all’introduzione della libera circolazione delle persone e allo smantellamento del segreto bancario per i clienti esteri.

Nuova offensiva

Di recente l’Agenzia delle entrate italiana si è inoltre prodotta nell’ennesima offensiva contro la piazza finanziaria elvetica a proposito delle operazioni “cross borders”. Contemporaneamente, il Belpaese nicchia sull’accesso degli operatori finanziari svizzeri al mercato italiano. Su questi temi si segnala l’inerzia del Consiglio federale: il Ticino resta, evidentemente, l’ultima ruota del carro. E’ manifesto che, se situazioni analoghe a quelle sopra descritte si verificassero sulla piazza finanziaria zurighese, la reazione di Berna sarebbe  assai diversa.

Dialogo in inglese?

Come ciliegina sulla torta, il dialogo italo-svizzero, in agenda il 21 marzo, quest’anno si è svolto in inglese; le scorse edizioni si sono invece tenute in italiano. Immaginare di ottenere qualcosa dalla vicina Penisola trattando in inglese significa essere completamente fuori dal mondo. E’ sempre più evidente l’inadeguatezza della burocrazia federale nel rapportarsi con i vicini a Sud. La mancanza di risultati reali lo dimostra. L’arrivo di un ministro degli esteri ticinese non ha cambiato nulla. L’incontro di gennaio tra Cassis e l’omologo Moavero ha prodotto solo le consuete e vuote dichiarazioni d’intenti.

Nessun indennizzo

Ciononostante, pur portando la responsabilità per il perdurare di un accordo vetusto, superato dagli eventi, che con ristorni esagerati penalizza pesantemente il Ticino, il Consiglio federale, a più riprese negli ultimi 8 anni, l’ultima volta a metà febbraio, si è sempre rifiutato di riconoscere un indennizzo al nostro Cantone. Una decisione confermata in marzo dal Consiglio nazionale, che ha respinto a maggioranza una mozione in tal senso.

Disdire la Convenzione?

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri comporterebbe, per il Ticino, un vantaggio di una dozzina di milioni all’anno rispetto alla situazione attuale. Per la controparte italiana, i maggiori incassi sarebbero molto più elevati; si stima nell’ordine di centinaia di milioni di euro. Ciononostante, per motivi politici, la vicina Repubblica non vuole il nuovo trattato. E scientemente rinuncia ai vantaggi fiscali che esso le porterebbe.

E’ inoltre  evidente, come emerge dalla sua ultima risposta sul tema risalente sempre al mese di febbraio, che il Consiglio federale – al contrario di quanto falsamente dichiarato dall’allora “ministra” Widmer Schlumpf – non prende nemmeno in considerazione la denuncia della Convenzione del 1974.

L’unico strumento

Allo stato attuale, i ristorni dei frontalieri sono lievitati ad 84 milioni all’anno. Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è manifestamente su un binario morto. I comportamenti scorretti da parte italiana proseguono, come dimostra l’ultima “offensiva” contro la piazza finanziaria ticinese. La gestione del dossier da parte della Confederazione è vistosamente deficitaria. Dunque, l’unico mezzo a disposizione del Canton Ticino per arginare un’ immotivata emorragia di milioni consiste nel bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri. Dopo anni di flop, occorre riconoscere che la via istituzionale e diplomatica ha fallito.

E al proposito vale la pena ricordare che già nel settembre del 1991 il gruppo parlamentare in Gran Consiglio della neonata Lega dei Ticinesi sollevava il tema del versamento dei ristorni, pur se in relazione alla mancata realizzazione di depuratori su suolo italiano. I fatti sono testardi, come si suol dire.

Lorenzo Quadri

 

Giù le braghe un’altra volta!

Piazza finanziaria: il Consiglio nazionale capitola ancora davanti ai balivi dell’OSCE

 

In questi giorni  in Consiglio nazionale si è assistito all’ennesima desolante calata di braghe ai danni della piazza finanziaria svizzera. E soprattutto, si è avuta la conferma che le cosiddette “soft law” (vedi ad esempio il famigerato Patto ONU sulla migrazione, quello che vorrebbe legalizzare l’immigrazione clandestina ed introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale) non sono per nulla soft. Non in Svizzera. Perché i politicanti della Confederella corrono ad adeguarsi, con i calzoni abbassati fin sotto le caviglie.

Questa volta, il tema era il messaggio del Consiglio federale dal titolo “attuazione delle raccomandazioni del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali”. Raccomandazioni. Quindi nemmeno soft law. Però ecco che gli svizzerotti si affrettano ad ottemperare. Perché, come la partitocrazia calabraghista continua a ripetere a mo’ di disco rotto, si tratta di standard internazionali, perdiana! Sicché chi non li applica finisce sulla lista nera.

La stessa indecente trafila la vedremo con patto ONU sulla migrazione. Prima raccomandazione, poi standard internazionale, poi liste nere per chi non si adegua, poi calata di braghe elvetica: integrale, su tutta la linea, e senza condizioni.

Altro che “clima positivo”!

Il citato Forum globale sulla trasparenza è un organo dell’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ovvero, l’ennesimo organo internazionale che non ha uno straccio di legittimazione democratica, eppure pretende di schiacciare gli ordini agli Stati sovrani. Si sostituisce ai parlamenti ed addirittura al popolo. Il bello è che l’OCSE era stata originariamente creata per promuovere un buon clima economico nel vecchio continente. Ma ormai è ridotta ad un’arrogante lobby di paesi con fiscalità elevata, che cercano di massimizzare le proprie entrate fiscali a spese di Stati più “virtuosi”: come appunto la Svizzera. La quale, sistematicamente, capitola.

Nel caso concreto, il tema sono le azioni al portatore, finite nel mirino dell’OCSE. Al proposito, già tre anni fa, sempre mettendosi a 90 gradi davanti alla pressione internazionale, il legislatore elvetico aveva apportato delle modifiche al diritto nazionale. Le aziende rossocrociate si erano dovute adeguare, assumendosene i costi. E le più colpite sono state, ma guarda un po’, le piccole e medie imprese.

Sono trascorsi un paio d’anni, e siamo daccapo. E tra 2-3 anni? Occorrerà di nuovo cambiare?

 L’unica certezza

Come da consolidato copione, la partitocrazia cameriera dell’UE si fa dettare la legge da organismi internazionali antidemocratici. Però poi questa stessa partitocrazia ha il coraggio di autoerotizzarsi cerebralmente (ovvero: di farsi le pippe mentali) con la “certezza del diritto” (uella!), pensando così di impressionare il popolazzo.

Qui di certezza ce n’è una sola:quella del continuo rimescolamento delle carte in tavola ad opera di istanze internazionali. E naturalmente gli svizzerotti subito si chinano a 90 gradi per fare i primi della classe! E questo mentre gli altri Paesi non si sognano di rispettare gli impegni presi con la Svizzera.

Se poi, come bramano PLR e P$$,lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE dovesse entrare in vigore, a telecomandare la Confederella ci penseranno direttamente i balivi di Bruxelles. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

Schengen: “in temp da guera…”

Il lavaggio del cervello a proposito della direttiva disarmista dell’UE è già iniziato

Giovedì 21 marzo, primo giorno di primavera, il Consiglio nazionale si è sollazzato per ore dibattendo sullo studio commissionato dalla Confederella sui presunti vantaggi di Schengen.

Lo studio era stato chiesto al governo nel 2015 tramite postulato del P$$ spalancatore di frontiere. A farlo eseguire sono stati i camerieri dell’UE in Consiglio federale: quelli che hanno sempre difeso Schengen a spada tratta e con dovizia di terrorismo di regime e di fake news. A realizzare lo studio è stata invece la società Ecoplan, già autrice di un “discusso” (leggi: farlocco) rapporto di slinguazzamento degli accordi bilaterali.

Con simili premesse, era chiaro che il risultato sarebbe stato un documento di sostegno incondizionatoa Schengen. Un mucchio di carta, pagato a caro prezzo, la cui credibilità è paragonabile a quella delle statistiche della SECO sulla disoccupazione.

Le strane coincidenze

Ed infatti, ma guarda un po’, gli scenari che vengono presentati nel caso di uscita della Svizzera dagli accordi di Schengen sono apocalittici: si parla di costi stimati, da qui al 2030, di oltre 10 miliardi di fr, di danni per il turismo, per l’economia, per la sicurezza, ed avanti con le fanfaluche!

Per una “strana coincidenza”, la discussione al Nazionale è stata agendata proprio in prossimità della votazione del 19 maggio sul referendum contro l’adozione della direttiva UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Una direttiva che – come sappiamo – la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha deciso di recepire, facendo così strame della nostra autonomia ed indipendenza.

E perché, secondo il triciclo eurolecchino, la Svizzera dovrebbe assolutamente calare le braghe e conformarsi al Diktat disarmista dell’UE? Non certo perché esso serva in qualche modo a raggiungere il suo scopo dichiarato, ovvero la lotta al terrorismo islamico, ma perché quest’ultimo è un acquis di Schengen. Da qui il ridicolo ricatto: se non caliamo le braghe, la Svizzera verrà espulsa da Schengen! Ecco dunque spiegata la necessità di dipingere tale fallimentare accordo come essenziale per il futuro della nazione. E di farlo ora.

I ricattini

Il giochetto è fin troppo chiaro. Chi rifiuta di mettere il Paese a 90 gradi davanti all’ennesima pretesa dell’UE viene accusato di sabotare la permanenza della Svizzera nello spazio Schengen (come se ci fosse anche la remota possibilità che a Bruxelles qualcuno decidesse di espellerla!) e dunque di danneggiare l’economia  e blablabla. Questi ricattini della casta sono sempre uguali e non impressionano più nessuno dai tempi del voto sull’adesione allo SEE!

Sistema sopravvalutato

Eppure in Consiglio nazionale, per preparare il terreno alla votazione sul referendum contro l’accettazione del Diktat disarmista, di ricattini se ne sono sentiti a iosa. Magari è il caso di ricordare alla casta eurolecchina che la Svizzera aderisce allo spazio Schengen solo dal 2005. E non è che prima vivessimo nel Medioevo! Di turisti ce n’erano più di adesso. L’economia non andava peggio. Ed i controlli in dogana non creavano code di centinaia di chilometri.

Quanto al famoso sistema informativo di Schengen: esso viene ampiamente – e di proposito – sopravvalutato. La realtà è che la sua importanza è secondaria  rispetto ad altri sistemi di ricerca, come ad esempio quello dell’Interpol. Anche perché i paesi Schengen non sempre inseriscono i dati, oppure li inseriscono in modo incompleto.

Da quando in qua…

Sicché sotto le cupole bernesi si è assistito addirittura allo spettacolo improponibile di $inistrati internazionalisti multikulti – quelli che vogliono fare entrare tutti, quelli che rifiutano l’espulsione dei delinquenti stranieri, quelli che strillano che “sa po’ mia!” rimandare a casa loro i terroristi islamici – che si sciacquavano la bocca con la sicurezza della Svizzera per merito (?) di Schengen.

Non facciamoci prendere per i fondelli:  da quando in qua spalancando le frontiere aumenta la sicurezza? Inoltre, se davvero Schengen servisse ad impedire l’arrivo nel nostro Paese di delinquenti stranieri, i kompagnuzzi sarebbero i primi a non volerlo!

No al Diktat

Naturalmente la partitocrazia, mentre in Consiglio nazionale sparava fregnacce sulle catastrofiche, deleterie, apocalittiche conseguenze di un’espulsione della Confederella da Schengen (espulsione che mai ci sarà), si guardava bene dal dire un paio di cosette.

Ad esempio, che dal 2005 gli accordi di Schengen si sono “arricchiti” di circa 200 sviluppi, che equivalgono ad altrettante perdite di sovranità; e la sovranità non ha prezzo. Oppure che i l costi di Schengen, invece degli 8 milioni promessi dal governicchio federale prima della votazione del 2005, sono ormai vicini ai 200 milioni annui. Tanto per dire.

Morale della favola: il 19 maggio tutti a votare No al Diktat disarmista dell’UE. Stop lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Antisemitismo d’importazione

Anche in Svizzera cresce l’odio contro gli ebrei. Di pari passo con l’avanzata islamista

Ma naturalmente l’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo tace. Ringraziamo gli spalancatori di frontiere!

Per la serie: “dopo averne mangiate dieci fette…”  Improvvisamente, la Fondazione contro il razzismo e l’antisemitismo (GRA) e la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) si accorgono che in Svizzera tedesca (probabilmente anche nel resto del Paese) l’antisemitismo è in crescita.

Ma va? Il fenomeno non è certo un “unicum” elvetico. Tocca tutta l’Europa occidentale. Sarebbe stato curioso se la Svizzera ne fosse stata immune. In Francia, ad esempio, l’esodo di cittadini di religione ebraica è in corso da tempo. Le sue proporzioni sono allarmanti. “La Francia si svuota per l’antisemitismo” titolava ad esempio Il Foglio alcune settimane fa, segnalando – a titolo di esempio – che la metà degli ebrei di Grenoble se ne è andata nel giro di pochi anni.

Silenzio tombale sulle cause

Però, ma tu guarda i casi della vita, “si” evita accuratamente – ed in particolare: l’inutile e faziosa Commissione contro il razzismo, che va abolita subito, evita accuratamente – di spiegare come maisono in aumento gli attacchi antisemiti in Svizzera. Questo accade non certo perché in Svizzera siano aumentati i neonazisti ed analoghi squinternati personaggi. Costoro sono, e continuano ad essere, due gatti. Un’altra categoria è invece aumentata, ed alla grande: gli immigrati islamisti, spesso e volentieri migranti economici. Troppi di loro sono antisemiti, oltre che razzisti, sessisti, omofobi, eccetera. Del resto, è a seguito dell’immigrazione islamica che la Francia non è più un paese vivibile per gli ebrei. I quali infatti, come detto, se ne vanno in massa.

Chi ringraziamo?

Chi ringraziamo per questo inquietante ritorno di fiamma dell’antisemitismo, fenomeno chiaramente d’importazione? E’ ovvio: quelli che spalancano le frontiere all’immigrazione antisemita. Ovvero, in prima linea, i $inistrati multikulti. Quelli che passano le loro giornate a strillare accuse di razzismo: il solito ricatto morale con cui si tenta di forzare gli svizzerotti a “far entrare tutti”. Come se un paese dove un quarto della popolazione è straniera potesse sul serio venire accusato di razzismo.

Anche l’odio contro Israele fomenta l’antisemitismo. E chi diffonde odio contro Israele? Sempre la gauche-caviar!

Ipocrisia politikamente korretta

Denunciare l’aumento dell’antisemitismo ma tacere sulla sua natura (antisemitismo d’importazione) e sulle sue cause (migranti antisemiti) costituisce l’ennesimo sfoggio di morale a senso unico. La volontà di manipolazione è evidente. Si vuole far credere che siano gli svizzeri ad essere diventati antisemiti (e razzisti). Ed invece questa è una monumentale fake news.

Tirando le somme: chi vuole combattere l’antisemitismo deve combattere anche l’avanzata islamista, la condiscendenza politikamente korretta nei suoi confronti e le frontiere spalancate.

Se l’antisemitismo guadagna posizioni anche nel nostro Paese, la colpa non è di certo di chi vuole chiudere le frontiere. La colpa è di chi le spalanca.

Lorenzo Quadri

 

Ci ricattano con i black out!

Senza vergogna! Accordo con l’UE: pontifica anche uno che ha cancellato 6000 impieghi

Prosegue lo scandaloso terrorismo di regime a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE! Ovvero, quell’accordo coloniale che comporterebbe:

  • la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto della fallita UE;
  • i giudici stranieri;
  • l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza (vale a dire: tutti i cittadini UE potranno immigrare in Svizzera ed attaccarsi senza remore alle mammelle del nostro stato sociale, mentre d’altro canto gli svizzerotti non potranno più espellere nessun delinquente straniero, se questo è un cittadino comunitario);
  • la rottamazione delle misure accompagnatorie, alla faccia della protezione dei salari (vero $inistrati?).

A volere questa ennesima mostruosità, che è solo nell’interesse dell’UE e della grande economia, ma che sarà una catastrofe per la Svizzera, sono in prima linea il PLR ed il P$. Rappresentanti ticinesi compresi. Ricordarsene ai prossimi appuntamenti elettorali. Non solo a quello del 7 aprile, ma a tutti.

L’ennesimo alto papavero

Visto che sullo sconcio accordo quadro istituzionale il lavaggio del cervello è in atto da un pezzo, naturalmente accompagnato da dosi industriali di terrorismo di regime (la modalità è sempre la stessa), ecco che a ricattare gli svizzerotti, affinché calino le braghe e si mettano a 90 gradi davanti all’UE, arriva  l’ennesimo alto papavero della casta: nel concreto l’ex CEO di Swisscom Jens Alder, attualmente direttore dell’azienda elettrica Alpiq. Il quale, ovviamente, non trova di meglio che strillare all’approvvigionamento elettrico a rischio se non si firma lo sconcio accordo quadro internazionale. Acciderba, nientemeno!

Terrorismo ridicolo

In altre parole, adesso spunta il buon Alder e addirittura minaccia che, se non si fa quello che vuole lui – e che vogliono i balivi di Bruxelles – ci saranno black out prolungati! Gli svizzerotti resteranno al buio, dovranno tornare ad accendere le candele e le lampade a petrolio! Dovranno  scaldare con la stufa a legna! Jens, di tutto cuore: mavadaviaiciapp!

Qui qualcuno ha davvero passato il limite. Quali saranno le prossime “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che ci toccherà sentire? Che senza l’accordo quadro un gigantesco meteorite si scontrerà con la Terra? Che se non firmiamo lo sconcio trattato coloniale, in Svizzera tornerà la peste bubbonica? Che arriveranno le 10 piaghe bibliche?

Il rottamatore di 6000 impieghi

Simili tentativi terroristici dimostrano che i fautori della capitolazione davanti alla fallita UE ormai hanno esaurito le cartucce.  Per non parlare della credibilità: quella, è già a ramengo da un pezzo.

Di transenna, è il caso di ricordare che il buon Alder, che fu CEO di Swisscom dal 1998 al 2006 – per quale modesta paghetta da dumping?  1,8 milioni di Fr all’anno, come l’attuale direttore generale? –  durante il suo periodo in carica riuscì nella bella impresa di cancellare 6000 posti di lavoro. Hai capito il Jens (che non ha freddo ai piedi)?

Il “working poor” Alder fu costretto a sloggiare quando il Consiglio federale, e nel concreto l’allora ministro di giustizia Christoph Blocher, vietò a Swisscom di acquistare l’irlandese Eircom, sconfessandone così il megalomane CEO.

Ora, ci pare evidente che non gettiamo nel water la sovranità nazionale e la nostra democrazia diretta per correre dietro alle fetecchiate di uno che ha cancellato 6000 posti di lavoro, e che quindi è responsabile di una vera e propria ecatombeoccupazionale. Però costui ha ancora il coraggio di montare in cattedra a calare lezioni! Proprio vero che la tolla di certi soggetti non conosce limiti!

Per colpa di chi?

Una cosa però va sottolineata. Alder ha gioco facile nell’evocare la dipendenza della Svizzera dall’ elettricità prodotta all’estero. Ma qual è una delle principali ragioni di questa dipendenza? L’avventata decisione politica di uscire dal nucleare. Una decisione che la partitocrazia prese nel 2011, in prossimità delle elezioni federali, calando le braghe davanti ai ricatti morali del populismo rossoverde.La catastrofe di Fukushima era recente; naturalmente venne cavalcata, alla grande e senza remore, dalla gauche caviar per i propri scopi di bottega.  Sicché adesso, grazie a questi  kompagni ambientalisti spalancatori di frontiere, noi svizzerotti siamo diventati ancora più ricattabili dai funzionarietti dell’UE. Ricordarsene alle prossime elezioni! Tanto più che questi sono poi gli stessi politicanti che vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale: $inistrati e PLR manina con il “tagliatore di teste” Jens Alder! Ma che meraviglia!

Ed inoltre, memori del precedente appena citato, evitiamo di ricascarci adesso che siamo in periodo di manifestazioni di piazza sul clima. Manifestazioni grondanti ideologia politikamente korrettissima dietro le quali, ma guarda un po’, ci sono tanti signori e signore che si fanno gli zebedej di platino; sia in soldoni che in termini di potere. E che se la ridono a bocca larga!

Intanto Hayek…

Va da sé che le improponibili fregnacce del buon Alder sugli svizzerotti al buio senza lo sconcio accordo quadro sono state ampiamente riprese dalla stampa di regime. Due settimane fa, per contro, uno dei più importanti imprenditori della Svizzera, Nicolas Hayek, ha invece dichiarato che NON dobbiamo farci ricattare dall’UE; che il mondo – specie quello globalizzato – è assai più grande della peraltro fallita Unione europea; ed in particolare il mercato mondiale è più grande di quello “comunitario”. Sicché, bisogna smetterla di capitolare sempre e comunque dicendo che “siamo e piccoli e deboli” e pertanto non abbiamo altra scelta (mantra del triciclo PLR-PPD-P$$). E se lo dice Hayek…

Povera Svizzera!

Certo che siamo davvero messi male: “grazie” alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, ormai siamo ridotti al punto di prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm! E povera Confederella! Ma sappiamo chi ringraziare…

Inoltre, chissà come mai, l’inverecondo ricatto pro-Accordo quadro di Alder è stato ampiamente ripreso dalla sempre slinguazzante stampa di regime. Le dichiarazioni di Hayek, invece… silenziate!

E poi qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di “informazione indipendente”? Si vede che il primo aprile è alle porte!

Lorenzo Quadri

 

Automobilisti sotto attacco

Come avevamo previsto, il Dipartimento Sommaruga già pianifica nuove misure vessatorie

L’avevamo previsto e puntualmente la previsione si è avverata. Adesso che si è accomodata sulla cadrega che fu della Doris uregiatta, ovvero quella di capa del DATEC (Dipartimento dei trasporti, dell’ambiente, dell’energia e delle telecomunicazioni) la kompagna Simonetta Sommaruga ha dato nuovo slancio alla criminalizzazione ed alla vessazione degli automobilisti. Del resto gli strapagati funzionari ro$$overdi dell’amministrazione federale non attendevano altro. Come se Via Sicura, medico del traffico, dazi e sopraddazi pompati, tariffe di parcheggio alle stelle, eccetera eccetera, non fossero ancora abbastanza!

La guerra continua

Ed infatti adesso il Consiglio federale pretenderebbe di varare una serie di misure grondanti ideologia ro$$overde politikamente korrettissima. Un piano che costituisce l’ennesimo vergognoso attacco agli automobilisti sempre più equiparati a dei pericolosi delinquenti. Meno parcheggi e più costosi (quando già oggi si pagano a peso d’oro!) benzina più cara, più radar, e avanti con le oscenità.

Obiettivo: da un lato costringere la gente con misure coercitivea prendere i mezzi pubblici. Dall’altro ovviamente – anche se non viene detto; chissà come mai? – fare cassettaa danno dei soliti sfigati automobilisti.

Cavalcano le proteste

E’ lampante che la kompagna Simonetta ed i suoi tirapiedi tentano di cavalcare l’onda delle proteste climatiche studentesche. Queste iniziative sono chiaramente pilotate da chi, nell’ambientalismo catastrofista e talebano, ha interessi economici e politici. Ovvero, tanti signori e signore che se ne servono per farsi gli zebedej di platino. Mentre i kompagni verde-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) bramano di “cogliere l’attimo” per staccare più CADREGHE alle elezioni federali!

Le nuove vessazioni della Simonetta ai danni degli automobilisti vanno respinte al mittente con una pernacchia.

Frontiere spalancate

Punto primo:per molti cittadini, e specialmente in Ticino, la macchina è una necessità imprescindibile per chi lavora. Se si vuole che la gente usi il mezzo pubblico occorre prima di tutto fare in modo che ci sia, e poi renderne l’utilizzo attrattivo. Sicché la kompagna Simonetta cominci a preoccuparsi, ad esempio, delle prestazioni delle FFS in Ticino. I collegamenti ferroviari sull’asse del Gottardo sono scaduti in modo scandaloso. Ma naturalmente  la kompagna ministra al proposito non ha nulla da dire.

Punto secondo: chi, come la kompagna Simonetta, spalanca le frontiere all’invasione di frontalieri e padroncini uno per macchina, non può nemmeno lontanamente sognarsi di prendersela con gli automobilisti svizzeri. Prima facciamo saltare la libera circolazione delle persone e dimezziamo il numero dei frontalieri e quindi delle loro automobili. Poi ne riparliamo.

Stesso discorso per l’immigrazione scriteriata in generale. Visto che siamo qui in troppi, ovvio che poi ci siano troppe automobili, ma anche troppa gente sui mezzi pubblici nelle ore di punta. Ma la soluzione non è certo il road-princing, o il mobility-pricing o le altre boiate-pricing con cui a Berna sognano di costringere la gente a spostarsi al di fuori delle ore di punta (come se uno potesse scegliersi liberamente gli orari scolastici o lavorativi). La soluzione è piantarla di fare entrare tutti. Bisognava sostenere l’iniziativa Ecopop. Ma di questo la kompagna Simonetta ed i suoi burocrati non vogliono nemmeno sentire parlare.

Le boiate-pricing

Stiamo dunque pur certi che, in tempi brevi, il Dipartimento (ormai) Sommaruga, oltre alle cavolate di cui sopra, tenterà di introdurre anche il road pricing.

Va da sé che attendiamo al varco il tandem PLR-PPD (la posizione die $inistrati è tristemente nota) sulle nuove vessazioni che il DATEC targato P$ vorrebbe infliggere agli automobilisti. E nel frattempo non dimentichiamo che il tandem PLR-PPD ha approvato anche il bidone Via Sicura con tutti i suoi abominevoli annessi e connessi.

Lorenzo Quadri

 

Anche l’Italia ci surclassa

Legittima difesa, ritiro della cittadinanza ai terroristi: per colpa della partitocrazia…

E’ proprio il caso di dire: povera Svizzera! Nel giro di pochi giorni, il Belpaese ci ha bagnato il naso non una, ma due volte.

Primo caso. Il “pugile dell’Isis” ossia il kickboxer marocchino, naturalizzato italiano, Abderrahim Moutaharrik, che si allenava anche a Canobbio. Questa “risorsa da integrare” militava nelle fila dello Stato islamico. Processato in Italia e condannato in via definitiva, in tempi brevissimi ha ricevuto il decreto governativo con il ritiro della cittadinanza italiana. Ciò in base alle nuove norme approvate solo da qualche mese. C’è davvero di che farsi cadere le braccia ed altro. In Svizzera sono decenni che la legge prevede la possibilità di revocare la cittadinanza elvetica ad un beneficiario di naturalizzazione facile “se la sua condotta è di grave pregiudizio agli interessi o alla buona reputazione della Svizzera” (art. 42 LCit). Ma quante volte è stata applicata questa disposizione? O piuttosto: è mai stata applicata?

Del resto, basta solo invocarla che subito la partitocrazia politikamente korretta si mette a strillare al “razzismo” e a blaterare che “sa po’ mia”. “Devono restare tutti”!

Secondo caso. Sempre nei giorni scorsi il Senato italiano, dopo la Camera, ha accettato la nuova legge per il potenziamento della legittima difesa di chi viene aggredito nella propria abitazione (ma anche in negozio o sul luogo di lavoro). In questo modo lo Stato compie una scelta di campo chiara: si schiera dalla parte delle vittime dei rapinatori e non da quella dei delinquenti. Difendersi dalle aggressioni, a maggior ragione da quelle in casa – un luogo dove ognuno ha il diritto di sentirsi al sicuro! – è un diritto e non un crimine. Chi scrive nel 2016 ha presentato un’iniziativa parlamentare in Consiglio nazionale per chiedere un (ragionevole) potenziamento del diritto alla legittima difesa; oltretutto la proposta era limitata alle vittime di aggressioni nella propria abitazione. Ma naturalmente, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha detto njet! Avanti con il buonismo-coglionismo, stendiamo il tappeto rosso alla delinquenza d’importazione!

A livello cantonale, è invece pendente un’iniziativa popolare, promossa dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli e sostenuta dalla Lega. Questa iniziativa chiede che chi, accusato di eccesso di legittima difesa, è poi stato assolto, non debba far fronte a spese legali. Inutile dire che, anche in questo caso, il triciclo PLR-PPD-P$ sta facendo melina. E non ha nemmeno il coraggio delle proprie posizioni. Infatti, malgrado il rapporto leghista favorevole all’iniziativa (relatrice Sabrina Aldi) sia pronto da settimane, il triciclo non vuole uscirsene con il suo “gran rifiuto” prima delle elezioni.

Come detto all’inizio: ormai ci facciamo bagnare il naso anche dalla vicina Repubblica. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Nessuna inversione di tendenza

Mercato del lavoro ticinese sempre allo sfascio: altro che “crescita impressionante”!

 

La scorsa settimana, con la massima enfasi,  la Camera di commercio targata PLR (la vicepresidenta è addirittura candidata al governicchio con tanto di campagna elettorale megalomane e cavalli frontalieri) ha presentato lo studio farlocco da lei medesima commissionato all’istituto BAK di Basilea.

Il quale studio, ma guarda un po’, dipinge la situazione economica di questo sfigatissimo Cantone con tinte addirittura trionfalistiche: il Ticino starebbe conoscendo una crescita economica “impressionante”! Nientemeno!

C’è da chiedersi chi beneficerebbe di tutto questo Bengodi. La maggioranza dei ticinesi certamente no. Ma magari gli amici degli amici sì.

Ed i furbetti d’Oltreramina pure.

La rivoluzione (?)

Pochi giorni dopo, e meglio lunedì 25 marzo, un quotidiano PLR “a caso” ha dedicato un’intera pagina alla “breaking news” secondo cui, stando all’ultimo rilevamento dell’Ufficio di statistica, da quest’anno in Ticino i lavoratori svizzeri sarebbero tornati in maggioranza. Infatti sono “ben” il 50,8%, mentre lo scorso anno erano il 49.9%.

Ah beh, queste sì che sono rivoluzioni! E adesso che si fa, stappiamo lo champagne per festeggiare il 50,8%?

La media nazionale

Evidentemente qui si sta giocherellando con le percentuali infinitesimali, pensando di prendere la gente per i fondelli. Ma la realtà sul territorio non è affatto cambiata. Non c’è alcuna inversione di tendenza. In Ticino la metà dei lavoratori è straniera. Questo è un dato di fatto e viene confermato. E parliamo di lavoratori ufficialmente dichiarati. Perché, se fosse possibile conteggiare quelli in nero che entrano quotidianamente dal Belpaese, ti saluto Rosina! Intanto la media nazionale è tutt’altra cosa: 70% lavoratori elvetici e 30% di stranieri.

L’invasione continua

Morale della favola: l’INVASIONE da sud continua. Perfino le cifre ufficiali lo confermano. E per questa situazione, sappiamo perfettamente chi e cosa ringraziare: la devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. La quale adesso, non ancora contenta, vuole perfino lo sconcio accordo quadro istituzionale. Che porterà alla rottamazione delle misure accompagnatorie. Misure accompagnatorie che, tra l’altro, i funzionarietti di Bruxelles hanno impallinato ufficialmente proprio nei scorsi giorni. E’ manifesto che prima di uscire allo scoperto attendevano solo che il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale votasse la marchetta da 1.3 miliardi all’UE.

Asfaltati

Nell’articolo del 25 marzo del quotidiano PLR, il docente e ricercatore della SUPSI Fabio Losa asfalta le velleità propagandistiche della Camera di commercio. Ed infatti smentisce categoricamente che sul mercato del lavoro ticinese sia in atto un’inversione di tendenza; ovvero, che improvvisamente i ticinesi siano tornati, per qualche motivo, ad avere la precedenza nelle assunzioni in casa loro.

Del resto, finché la devastante libera circolazione delle persone resterà in vigore, un’inversione di tendenza è impossibile. Losa al proposito è molto chiaro. E ricorda che: 1) se i lavoratori svizzeri in Ticino – ripetiamo: quelli ufficialmente dichiarati – sono ridiventati “maggioranza” è solo a causa di uno spostamento di poche unità. La tendenza è sempre la stessa, quella alla sostituzione dei residenti con frontalieri; non è in corso alcuna inversione. 2) La quota di lavoratori con passaporto rosso in Ticino è sempre calata nel corso degli anni. 3) Dal 2010 al 2017 nel nostro Cantone il numero degli occupati è aumentato di circa 30mila unità. Praticamente tutti frontalieri. Benefici per i ticinesi: vicini allo zero.

Record di fallimenti

A ciò aggiungiamo che, come già scritto la scorsa settimana, il tasso di disoccupazione ILO in Ticino è del 6.8% (cresciuto di quasi un punto percentuale nell’ultimo anno) mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Fate un po’ voi. E sempre in Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, quando il tasso nazionale è del 17%.

Come se non bastasse, nei giorni scorsi sono arrivati i nuovi dati sui fallimenti in Svizzera. Ne emerge che in questo sempre meno ridente Cantone, tra gennaio e febbraio dell’anno in corso, sono andate a gambe all’aria 182 società. Ciò significa che il Ticino si trova a guidare la poco ambita classifica dei fallimenti aziendali: sia a livello di cifre assolute che di aumento percentuale (+47%).

Sarebbe questa la “crescita economica impressionante” che manda in sollucchero la Camera di commercio targata PLR? Auguri! Fosse stata solo una crescita economica solo “solida”, adesso saremmo tutti in strada a chiedere l’elemosina.

Lorenzo Quadri

 

 

L’ecatombe di posteggi ha un prezzo

 

Prosegue la cancellazione dei parcheggi in centro Lugano. In tempi recenti, come si legge nella risposta all’interrogazione del consigliere comunale leghista Andrea Censi, ne sono stati cancellati 97: quasi cento! 64 a seguito del calibro stradale dichiarato “insufficiente”, mentre altri 33 sono stati eliminati in via Lambertenghi ed in via Pelloni per fare spazio al percorso ciclabile (sic!).

Il calibro stradale presunto “insufficiente” era tale da decenni; ma c’è da scommettere che il problema sia esploso a seguito del caos generato dal fallimentare piano viario PVP proprio nelle vie dove si è consumata l’ecatombe dei 64 posteggi (Via Dufour, via Ciseri, via D’Alberti, Via Bossi, Via Canonica…).

Quanto alla soppressione di 33 stalli per fare spazio a piste ciclabili in via Pelloni e via Lambertenghi, che non sono propriamente delle arterie di grande traffico ad alta velocità bensì stradette di quartiere dove già vigono i 30 Km: meglio non commentare.

Se si continuano a cancellare posteggi in  centro con pretesti vari  (ma il disegno è chiaro, ed è la solita tattica del salame), poi non ci si lamenti se questo si desertificaperché la gente va a fare la spesa altrove, magari anche in Italia. Visto che gli automobilisti vengono cacciati in malo modo, niente di strano che ne traggano le dovute conseguenze.

Sempre meno parcheggi e sempre più cari: questo è, evidentemente, uno dei fattori che mettono in ginocchio le attività commerciali del centro di Lugano. Le tariffe alle stelle degli autosili fanno sì che il coraggioso che ancora si azzarda a fare compere nel nucleo spenda più alla cassa dell’autosilo che a quella del negozio.

Ovvio, di elementi per la crisi dei commerci cittadini ce ne sono anche altri: a partire dal potere d’acquisto dei ticinesi devastato dalla libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR­-PPD-P$, che ha precarizzato ed impoverito ampie fasce di popolazione. Oppure la dismissione della piazza finanziaria a seguito della  calata di braghe davanti ai soliti diktat internazionali, anch’essa decisa dalla partitocrazia.

Ma se la politica luganese non può disdire la libera circolazione né resuscitare il segreto bancario, potrebbe perlomeno evitare di metterci del suo per peggiorare la situazione. Alle nostre latitudini, le paturnie ideologiche contro gli automobilisti si pagano. Anni di esperienza negativa con il PVP dovrebbero pur aver insegnato qualcosa.

Lorenzo Quadri