Ristorni: grazie triciclo! Giù le braghe ancora una volta!

Il microblocco di 3.8 milioni è una misura del tutto irrisoria: nessuno ha fatto un piega

Come ci si poteva ampiamente attendere, grazie al triciclo PLR-PPD-P$$ anche quest’anno il governicchio cantonale ha versato giulivo i ristorni dei frontalieri.  Il cambiamento di cavallo in casa uregiatta non ha portato alcun risultato (non che ci si attendesse alcunché, ma la speranza è l’ultima a morire: adesso è defunta).

Giù le braghe ad altezza caviglia, e non per il caldo!

Nemmeno gli italici si capacitano

Il tesoretto che ogni anno varca la ramina “come se niente fudesse” ha ormai superato quota 84 milioni di franchetti. Il bello è che perfino i vicini a sud non si capacitano del fatto che, date le circostanze, i ticinesotti continuino a pagare. Ringraziare il triciclo!

Nei giorni precedenti la decisione sui ristorni, sulla stampa del Belpaese era stato paventato che il Ticino, stufo di farsi prendere per i fondelli, perdesse la pazienza e si servisse dell’unica arma che ha a disposizione. Ovvero il blocco dei ristorni. Invece, nulla, se non il miniblocco per i debiti di Campione (3.8 milioni): una misura talmente irrisoria da venire votata all’unanimità, e che è stata subito benedetta anche dalle autorità lombarde. Anche perché intanto l’erogazione di servizi all’enclave “per solidarietà” (gratis et amore dei)continua, sicché il debito cresce. Come mai questa “solidarietà” le nostre istituzioni la manifestano solo all’estero, mentre ai ticinesi in difficoltà si risponde che devono tirare la cinghia?

Disoccupati di Campione

Tanto per gradire, ricordiamo pure che i disoccupati di Campione residenti in Ticino (due terzi con permesso B) non solo beneficiano della rendita di disoccupazione elvetica malgrado non abbiano mai versato i contributi (ciò a seguito dell’ennesimo accordo internazionale del piffero); ma in disoccupazione guadagnano più di quando lavoravano! Miracoli della composizione degli stipendi dei dipendenti dell’enclave e dei diversi trattamenti fiscali…

Si leccano le dita

Al di là della ramina, dunque, davanti al microblocco su Campione non fanno una piega. Sono troppo occupati a leccarsi le dita per il versamento degli oltre 80 milioni restanti. E a ridersela a bocca larga degli svizzerotti fessi che continuano a pagare.  In effetti, hanno ragione a ridere. A parti invertite, l’Italia avrebbe sigillato i rubinetti da anni!

Visto che la figura da bischeri rimediata pagando anche quest’anno non era ancora sufficiente, il direttore del DFE Christian Vitta (PLR) ha pensato bene di rincarare la dose correndo a spiegare pubblicamente (come se ce ne fosse bisogno) che il miniblocco di 3.8 milioni è legato soltanto alla situazione debitoria di Campione, non è in alcun modo una reazione al fatto che il Belpaese ci prende per il lato B da anni, anzi, a noi farci menare per il naso piace da matti!

Nessun problema, signor Consigliere di Stato: che la maggioranza PLR-PPD-P$$, telecomandata dai rispettivi partiti nazionali, sia incapace di qualsiasi tipo di reazione è chiaro a tutti da un pezzo. Da entrambi i lati della ramina.

Questioni in ballo

E’ forse il caso di ricordare che con la vicina Repubblica non abbiamo in ballo solo l’accordo sui frontalieri, ma anche altre questioncelle: ad esempio l’inserimento del nostro Paese in liste grigie illegali,  l’accesso degli operatori svizzeri ai mercati finanziari italici, le opere infrastrutturali di interesse transfrontaliero non realizzate, gli strilli contro la chiusura notturna dei valichi secondari, mentre la famosa “road map” (?) è finita da tempo ad intasare lo sciacquone del water. Gli svizzerotti hanno calato le braghe in tempo di record sul segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria, grazie alla catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ed alla partitocrazia PLR-PPD-P$$ che l’ha appoggiata. Ne è seguita un’ecatombe occupazionale ed economica per il Ticino. Dai $indakati, ovviamente, nemmeno un cip. Niente di strano, essendo questi ultimi sempre più collusi con i partiti di riferimento, oltre che farciti di politicanti-sindacalisti: e quindi la missione diventa reggere la coda alle politiche di detti partiti. I quali sono, ma guarda un po’, i reggicoda dello smantellamento della piazza finanziaria ticinese.

Il Belpaese intanto ha ottenuto quel che voleva da noi, e quindi ha fatto cippelimerli agli svizzerotti.

Desolante

Sentire la maggioranza del governicchio che ancora si sciacqua la bocca con la rapida ratifica dell’accordo del 2015, e per di più dopo aver pagato i ristorni, è desolante. L’ha capito anche il Gigi di Viganello che quell’accordo è morto e sepolto, perché l’Italia non lo vuole. E non è questione di Salvini o non Salvini. Nemmeno i governi precedenti lo volevano. Il ministro degli esteri italiano Moavero aveva promesso a gennaio al suo connazionale  KrankenCassis – che naturalmente se l’è  bevuta – una presa di posizione di Roma entro la primavera. Chiaramente non è arrivato nulla. E così si andrà avanti.

Il gioco dei vicini a Sud

Ed è scontato che il Belpaese non dirà esplicitamente No all’accordo, il che potrebbe in teoria dare il via libera ufficiale a misure unilaterali elvetiche (che i pavidi politicanti del triciclo mai prenderanno, ma questo è un altro discorso). L’Italia manterrà l’accordo nel limbo, imboscato in un cassetto, rimpallato da un funzionarietto all’altro: tanto basta per tener buoni quei ciula dei  rossocrociati. Se la maggioranza del Consiglio di Stato avesse voluto che accadesse qualcosa sui vari dossier aperti con la Penisola (non solo sulla fiscalità dei frontalieri) avrebbe bloccato i ristorni. Pagare significa scegliere consapevolmente di perpetrare lo stallo. Quindi fare il gioco dei vicini a sud.

Intanto il Lussemburgo, Stato fondatore dell’UE, non versa un centesimo di ristorni per i frontalieri attivi sul proprio territorio.

Lorenzo Quadri

 

L’ONU ci riempie di terroristi La Svizzera ne esca subito!

La capa dell’UNHCHR Bachelet: “I jihadisti prigionieri vanno processati in Europa”

 

Ah beh, questa ci mancava! L’agenzia ONU per i diritti umani, per bocca della sua capa Michelle Bachelet, ex presidenta cilena, è tornata a sparare boiate. Non che dal BidONU, rispettivamente dai suoi organi, ci si potesse attendere altro. Purtroppo la Svizzera ha avuto la pessima idea di aderire a questo organismo internazionale del piffero: è ora di uscirne!

Il Patto imboscato

A proposito di BidONU, una piccola parentesi. Da qualche mese è sparito nel nulla il demenziale Patto ONU sulla migrazione. Ovvero il trattato-ciofeca che voleva trasformare l’immigrazione clandestina in un diritto umano, ed introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale. Il triciclo PLR-PPD-P$$, come da copione, era pronto a sottoscrivere: giù le braghe! Apriamoci!

Nell’imminenza delle elezioni federali, tuttavia, l’ennesimo abominio internazionalista andava imboscato: gli svizzerotti “chiusi e gretti” avrebbero potuto non gradire e vendicarsi al momento di depositare la scheda nell’urna. Ma, una volta passate le elezioni, sicuro come l’oro che il demenziale patto ONU (“Global Compact”, come lo chiamano i soldatini) verrà estratto dal cassetto e prontamente firmato dal triciclo!

55mila prigionieri

Ma torniamo all’agenzia ONU per i diritti umani ed alle fregnacce della sciura Bachelet. La quale ha sentito il bisogno di prendere posizione sui “foreign fighters”. Ovvero sui terroristi islamici partiti dall’Europa e recatisi nelle ex roccaforti dello Stato islamico, in particolare Libia e Sira, per combattere tra le fila dell’Isis.

Ebbene, cosa ha detto la burocrate cilena dell’ONU? Ha dichiarato che questi terroristi, fatti prigionieri, non possono (?) rimanere a lungo in carcere senza processo. Per cui, o li processano Libia e Siria, oppure – udite udite – devono tornare in Europa! Da notare che i terroristi islamici catturati sono circa 55 mila. Quelli che provengono dall’Europa non sono pochi. Alcune decine sono partiti anche dalla Svizzera. Evidentemente, non si tratta di “patrizi di Corticiasca”, bensì di migranti economici non integrati. Dovessero per disgrazia avere anche il passaporto rosso, ciò è dovuto alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia multikulti PLR-PPD-P$$.

Col piffero!

Sicché, secondo la sciura Bachelet, l’Europa si dovrebbe riprendere questi criminali; e già l’utilizzo del verbo “riprendere” è chiaramente strumentale. Questa foffa non è mai stata europea: si tratta di migranti!

Comunque, la risposta è: col piffero che questa feccia ritorna nel Vecchio Continente! E se alla signora Michelle non sta bene, i jihadisti se li può portare in Cile! In Svizzera nessun soldato dell’Isis deve mai più mettere piede! Chiaro il messaggio, consiglieri federali PLR Ignazio Cassis (ministro degli esteri) e Karin Keller Sutter (KKS), ministro di giustizia?

Anzi, già che ci siamo ribadiamo che tutti i terroristi islamici devono venire espulsi dalla Svizzera. E non ce ne importa una cippa se nel loro paese costoro sarebbero in pericolo! Se non volevano trovarsi in pericolo, non dovevano fare i terroristi!

Lorenzo Quadri

 

I finti rifugiati si dichiarano gay per non venire espulsi

In Germania ed Italia va per la maggiore un nuovo escamotage, pare suggerito dall’UNHCR

 

Poco ma sicuro che la stessa cosa accade anche nella Svizzera paese del Bengodi per i migranti economici

Che la Svizzera sia il Paese del Bengodi per migranti economici che non scappano da nessuna guerra, non lo scopriamo oggi. Con l’arrivo della liblab Karin Keller Sutter (KKS), che ha sostituito la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga alla testa del Dipartimento federale di Giustizia, la musica non è cambiata. Il malandazzo prosegue. I finti rifugiati vengono infatti autorizzati a trascorrere le vacanze in patria. Proprio in quella patria in cui sostengono di essere perseguitati.

Vacanze in patria

Lo scorso dicembre il parlamento federale, in un (sempre più raro) sprazzo di lucidità, decise che i rifugiati non devono poter rientrare al natìo paesello: del resto, se lo fanno, dimostrano di non essere perseguitati.  Capita però che il Dipartimento “KKS”, come segnalato su queste colonne le scorse settimane, tramite ordinanza abbia pensato bene di prevedere una sfilza di eccezioni al divieto. Non solo per motivi gravi (come parenti stretti in punto di morte) ma anche per questioni assai più frivole: ad esempio matrimoni di parenti. Con la possibilità di restare nel paese d’origine fino ad un mese.

Diteci voi se tornare per un mese in patria adducendo la scusa di un matrimonio non significa ad andarci in vacanza!

La Germania espelle

Nel frattempo, anche la Germania del “devono entrare tutti” ha pensato bene di cominciare con i rimpatri di profughi farlocchi, naturalmente passando l’acqua bassa. In media nei primi mesi dell’anno corrente ha rimandato a casa loro 60 migranti al giorno. In questa operazione è però emerso un ostacolo molto particolare: sempre più finti rifugiati si dichiarano omosessuali per non essere espulsi, asserendo di provenire da paesi in cui i gay sono perseguitati.

Il nuovo trucchetto

Sulla veridicità di simili outing si potrebbe disquisire a lungo. E il problema non è solo tedesco. E’ esploso anche nel Belpaese. Il quotidiano Il Giornale ne ha scritto in questi giorni.

I migranti economici, per fingersi in pericolo, si inventano delle biografie farlocche. Le storie raccontate, come riferiscono gli addetti ai lavori, si assomigliano tutte. Evidentemente attingono da un medesimo copione.

E anche in Italia, scrive il Giornale, c’è stato un autentico boom di asilanti che si dichiarano omosessuali e perseguitati in patria per questo motivo. Pare addirittura che a suggerire l’escamotage sui gusti sessuali sia nientemeno che l’agenzia dell’ONU per i rifugiati (UNHCR)! La tesi è verosimile: il bidONU è da tempo ostaggio della casta immigrazionista. E’ urgente che la Svizzera esca da questi organismi internazionali del piffero!

Ci sarebbero addirittura migranti che, per dare maggior peso ai propri “outing” di comodo, appena arrivati nel Belpaese corrono ad iscriversi all’Arcigay.

Italia: interviene la Lega

La situazione non è passata inosservata alla Lega (italiana), che vuole vederci chiaro ed annuncia interrogazioni parlamentari. Obiettivo: scoprire il numero degli asilanti che si sono dichiarati omosessuali al momento di presentarela domanda di protezione. “Vogliamo sapere quante sono le richieste accolte per tale motivo e se sono state fatte delle verifiche sulla fondatezza di queste dichiarazioni”,ha spiegato il parlamentare Paolo Lombardo al Giornale.

E’ evidente che il tema, così come in Germania ed in Italia, si pone anche alle nostre latitudini. Altrettanto evidente è che anche la Lega dei Ticinesi intende vederci chiaro.

Abusi pacchiani

Naturalmente, sappiamo benissimo che alla scontata domanda: “quali verifiche sono state fatte sull’autenticità degli outing dei migranti”? Non ci sarà alcuna risposta. Poco ma sicuro che non ne è stata svolta nessuna. Inutile dire che i politikamente korretti si metteranno a strillare come aquile davanti alla prospettiva di accertare una cosa del genere, invocando violazioni fasciste della sfera intima. Chi è il delinquente che oserebbe mettere in dubbio un “outing”?

La questione potrebbe sembrare da barzelletta. Purtroppo è seria. Perché c’è come il vago sospetto che – ancora una volta – stiamo spalancando le porte ad abusi pacchiani.

Un esempio

Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, è notizia recente che in quel di Viterbo lo scorso primo giugno un finto rifugiato pakistano ha aggredito sessualmente due ragazze di 11 e 13 anni. Il porco in questione ha ottenuto l’asilo in Italia sostenendo di essere omosessuale e quindi di temere per la propria vita nel paese d’origine. Apperò…

Lorenzo Quadri

E basta con questa menata della buona collaborazione!

Disdetta della Convenzione del 1974 sui ristorni dei frontalieri: la decisione slitta

 

La fine del mese di giugno si avvicina, e con essa il termine per il versamento annuale dei ristorni dei frontalieri al Belpaese, che ormai sono lievitati a 84 milioni di Fr.

Non ci vuole molta fantasia per immaginare che anche questa volta gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ in governicchio pagheranno senza un cip.

Non se ne viene ad una

I ristorni dipendono dall’ormai famosa Convenzione del 1974 con il Belpaese. Sono anni che la politica la mena con questo trattato. Ma senza mai venirne ad una. Al proposito, durante la sessione appena terminata, il Consiglio nazionale avrebbe dovuto votare una mozione di chi scrive, in cui viene di nuovo chiesta la disdetta di tale Convenzione. Ciò anche in considerazione della totale mancanza di progressi sul fronte del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

Solo che, ma tu guarda i casi della vita, l’oggetto è stato rinviato per mancanza di tempo. Sarebbe stato interessante vedere il voto dei liblab, dato che, come ben sappiamo, poco prima delle elezioni cantonali il gruppo PLR in Gran Consiglio ha acceso la Xerox e presentato una mozione (fotocopiata dalle posizioni leghiste) con la richiesta al governicchio cantonale di attivarsi a Berna per ottenere la disdetta della famosa Convenzione.

Presupposti caduti

Detta Convenzione da tempo non ha più ragione di essere. I presupposti che portarono alla sua sottoscrizione sono venuti a cadere. I ristorni erano il prezzo da pagare per il riconoscimento del segreto bancario svizzero da parte dell’Italia. Ma il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria è stato smantellato. In Ticino questo ha provocato un disastro occupazionale. Nelle banche e nelle fiduciarie sono andate perse migliaia di posti di lavoro, naturalmente senza che nessun sindacato abbia avuto da dire alcunché.

Inoltre nel 1974 non c’era la libera circolazione delle persone. Ed infatti le convenzioni sui ristorni sottoscritte dopo l’entrata in vigore degli accordi bilaterali, ad esempio quella con l’Austria, prevedono dei versamenti chiaramente inferiori rispetto al 38.8% delle imposte alla fonte dei frontalieri contemplato nel vetusto accordo con l’Italia.

Intanto il Lussemburgo…

Nel frattempo i ristorni in partenza dal Ticino sono lievitati ad 84 milioni di Fr all’anno a seguito del continuo aumento dei frontalieri provocato dalla libera circolazione delle persone. La preferenza indigena light votata dal  parlamento federale, come previsto, si è dimostrata del tutto inutile.

Ed inoltre, è pure il caso di ricordare che il Lussemburgo non versa ristorni alla Francia e alla Germania per i “suoi” frontalieri, poiché applica in modo restrittivo la direttiva OCSE secondo cui il reddito da lavoro viene tassato dal paese in cui viene conseguito. Non si capisce perché anche la Svizzera non dovrebbe poter fare la stessa cosa, e si ostini invece ad essere campionessa di generosità. Ovviamente senza mai venire ricambiata.

Sempre meno nuovo

Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri diventa nel frattempo sempre meno nuovo. Già nel 2015 la sua entrata in vigore venne indicata come imminente dall’allora ministra delle finanze, Eveline Widmer Schlumpf. Costei aveva annunciato misure unilaterali da parte svizzera nel caso l’Italia si fosse mostrata renitente. Inutile dire che di misure unilaterali non se ne sono viste.

L’accordo in questione è in effetti morto e sepolto. Nessuno dei governi italiani che si sono succeduti negli ultimi 4 anni lo ha mai voluto sottoscrivere. Perché nessuno vuole aumentare la pressione fiscale sui frontalieri. I quali sono tuttavia, allo stato attuale, dei privilegiati fiscali rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia.

Lo stesso concetto – “non vogliamo aumentare le imposte ai frontalieri” – è stato di recente ribadito dal ministro dell’interno italiano Matteo Salvini.

E’ già estate

Ad inizio anno il capo del Dipartimento federale affari esteri, il PLR Ignazio Cassis,  ha incontrato a Lugano il suo omologo italiano Moavero. Il quale ha promesso che entro la primavera il suo governo avrebbe preso posizione sull’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Nel frattempo è arrivata l’ estate, ma di prese di posizione neanche l’ombra.

E’ evidente che a questo punto gli scenari possibili sono solo due: o la Confederazione denuncia la Convenzione del 1974, oppure il governo ticinese torna a bloccare il versamento dei ristorni. In caso contrario non cambierà nulla.

Collaborazione a senso unico

Dopo anni in cui molti cani sono stati menati per molte aie, è indecente sentire il  Consiglio federale ed i suoi burocrati che ancora si sciacquano la bocca con i buoni rapporti con l’Italia. Naturalmente sempre e solo a senso unico.

Emblematico il caso della chiusura notturna dei valichi secondari. La Svizzera rinuncia ad applicare una decisione che il parlamento ha preso a tutela della sicurezza del Ticino in generale e del Mendrisiotto in particolare; e questo in nome dei buoni rapporti. Ma intanto l’Italia apre e chiude valichi come più le aggrada, senza dire niente a nessuno.

Inutile dire che sul blocco dei ristorni, come pure sulla disdetta della Convenzione del 1974 attediamo la partitocrazia al varco. PLR in primis.

Lorenzo Quadri

 

 

La sfida è tra chi difende la Svizzera e chi la svende

Elezioni federali: non facciamoci distrarre da diversivi come il populismo climatico

 

Nel corso della prossima legislatura federale, si prenderanno decisioni della massima importanza per il futuro della Svizzera. Sarà infatti nei prossimi quattro anni che verrà stabilito se il nostro Paese continuerà ad esistere come uno Stato indipendente e sovrano, o se invece diventerà una semplice colonia della fallita UE. Il che significherebbe ridurre il Ticino, per osmosi, a provincia lombarda depressa. Con stipendi e tassi di disoccupazione italiani ma costi della vita svizzeri.

Accordo quadro

L’accordo quadro istituzionale ci trasformerebbe in un baliaggio di Bruxelles. Eppure, tutti i partiti del triciclo PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscriverlo. Le eccezioni che vengono sollevate ora – come pure i temporeggiamenti del governicchio federale – sono solo degli specchietti per le allodole in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo.

Soldatini

Le grandi aziende, tramite il loro megafono Economiesuisse, schiacciano gli ordini al PLR, che prontamente esegue. Ed infatti l’ex partitone è quello che ha più fretta di firmare l’accordo quadro. Lo ha addirittura definito l’ “accordo della ragione” (?).

La $inistra spalancatrice di frontiere, da parte sua, vorrebbe addirittura l’adesione della Svizzera all’UE.

La posizione dei Ticinesi

Quindi:

  • Il futuro della Svizzera dipende da come deciderà di rapportarsi con l’UE;
  • Le scelte fondamentali verranno compiute a Berna nel prossimo quadriennio.

La larga maggioranza della popolazione ticinese al proposito ha sempre avuto le idee chiare. Ed infatti ha sempre votato NO alla svendita della Svizzera a Bruxelles e NO alla libera circolazione delle persone.

Chi porta avanti queste posizioni a livello federale? Solo la Lega e l’Udc! Quindi, altro che continuare a blaterare di “destra” e “$inistra”. La contrapposizione oggi è tra sovranisti e spalancatori di frontiere. Tra chi vuole una Svizzera libera, indipendente e padrona in casa propria e chi invece vuole sottomettersi a Bruxelles invocando presunti – ma proprio solo presunti – vantaggi economici; oltretutto a beneficio di pochi (i soliti).

Nel primo gruppo ci sono Lega e Udc. Nel secondo, il triciclo PLR-PPD-P$$ più partitini al seguito (cominciando dai Verdi, tornati ad essere, dopo la parentesi “savoiarda”, gli utili idioti del P$).

Il rischio

Visto che la popolazione ticinese ha sempre votato contro l’UE, sarebbe il colmo se in ottobre mandasse a Berna… più camerieri di Bruxelles!

Eppure il rischio che corriamo è proprio questo.

Il Ticino non può in nessun caso permettersi di continuare ad essere rappresentato, nella Camera dei Cantoni, da due turboeuropeisti come l’eurosenatore a vita Pippo Lombardi (PPD) e l’aspirante Giovanni Merlini, PLR, sfegatato sostenitore dello sconcio accordo quadro.

Il 100% dei rappresentanti del nostro Cantone al Consiglio degli Stati che vota contro la volontà dei ticinesi? Che razza di delegazione sarebbe?

Scollati dalla realtà

Ed il Ticino non può nemmeno permettersi di trovarsi al Consiglio nazionale con un numero di euroturbo superiore a quello attuale. Sarebbe una catastrofe. Ma potrebbe accadere. Lega-Udc potrebbero perdere uno dei loro tre seggi a vantaggio… dell’ammucchiata ro$$overde: quella che vuole l’adesione alla fallita UE! Un simile scenario equivarrebbe a ritrovarsi a Berna con una Deputazione ticinese completamente scollata dalla popolazione. E non su questioni marginali. Proprio sui temi fondamentali per il futuro del Ticino e della Svizzera. Questo non deve accadere. E’ dunque importante 1) che al Nazionale Lega ed Udc mantengano le posizioni, e 2) che il seggio liberato dal PLR Abate agli Stati vada ad un “sovranista”!

Votare Lega

Per questo, chi crede in una Svizzera indipendente deve mobilitarsi ed andare a votare per chi a Berna rappresenta questa posizione: ovvero l’alleanza Lega-Udc.

Senza lasciarsi distrarre da diversivi quali il populismo climatico.  Il populismo climatico serve infatti solo a spostare l’attenzione degli elettori dal vero tema, che è quello europeo, per tirare l’acqua al mulino della cricca ro$$overde. E quindi alle sue politiche di rottamazione della Svizzera. Politiche che la $inistra peraltro condivide, in gran parte, con PLR e PPDog. Ed è per questo motivo che la stampa di regime, a partire dalla Pravda di Comano, continua a montare la panna sul populismo climatico. Ma le vere sfide del Ticino e della Svizzera sono ben altre!

Chi vota il populismo climatico non vota per l’ambiente, se non in misura minima. Vota per l’immigrazione incontrollata, per le frontiere spalancate, per l’accordo quadro, per l’adesione all’UE. Non dimentichiamocelo mai!

Lorenzo Quadri

Ancora ricatti da Bruxelles! Intanto noi facciamo i regali

L’eurocrate ci minaccia: “svizzerotti, adesso vi togliamo l’equivalenza borsistica”

Partitocrazia e Consiglio federale, sveglia! Azzerare immediatamente il contributo di coesione da 1.3 miliardi!

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Il compianto Flavio Maspoli, di cui ricorre in queste settimane il dodicesimo anniversario della scomparsa, avrebbe commentato: “Wie immer, wie gewöhnlinch”. Ormai non passa un giorno senza che i funzionarietti della fallita UE si producano in un qualche attacco alla Svizzera. Obiettivo: mettere sotto pressione i pavidi politicanti bernesi, asserviti ai “poteri forti”, affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale.

Fretta sospetta

Questi eurocrati dovrebbero ricordarsi che hanno già le valigie in mano. Nel giro di qualche mese, nessuno di loro avrà più la seggiola sotto il tafanario. Sicché, giò do dida! E noi dovremmo prendere ordini da balivi in scadenza, anzi già scaduti?

Inoltre, domandina facile-facile: se, come il triciclo tenta di far credere al popolazzo tramite lavaggio del cervello permanente concertato con la stampa di regime, lo sconcio accordo quadro fosse una “benedizione per la Svizzera”, perché mai i funzionarietti di Bruxelles avrebbero tutta questa fretta di firmare? E’ evidente che questo accordo è invece nell’interesse dell’UE, dato che le permetterà di dettare legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine.

 Accordo della ragione?

Però i liblab, agli ordini dei manager stranieri di Economiesuisse, da mesi starnazzano che bisogna firmare subito l’improponibile trattato coloniale, senza se né ma, perché si tratta – parola dell’ex partitone – dell’ “accordo della ragione”! Hai capito questi plr? Si sta svendendo la Svizzera e loro cianciano di “accordo della ragione”! Del resto, il grande burattinaio dell’ex partitone Fulvio Pelli andava in giro a dire che, grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani avrebbero potuto lavorare a Milano. Per cui…

Cavoli A-Maros

Si ricorderà che la settimana scorsa il presidente non astemio della commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker pretendeva di mettere via senza prete, in un paio di giorni, le richieste di ulteriori spiegazioni del governicchio federale sull’accordo quadro. Naturalmente, il Consiglio federale ha posto domande su questioni secondarie. Perché sulla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, come pure sui giudici stranieri (della Corte di giustizia europea) che ci imporrebbero leggi straniere, a Berna sono perfettamente in chiaro: hanno già accettato tutto!Chinati a 90 gradi!

Adesso è il turno di tale Maros Sefcocic (Sefco chi?), vicepresidente della Commissione UE, di ricattare gli svizzerotti: a partire dal primo di luglio alla Confederella non sarà più riconosciuta l’equivalenza borsistica. Uhhh, che pagüüüraaa! Questo perché, secondo il Maros, “sull’accordo quadro non si progredisce” e “manca la volontà politica”. L’ultima affermazione è una boiata. La volontà politica, nel senso della volontà dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è eccome. Lor$ignori smaniano per abbassare le braghe fin sotto alle caviglie. E’ la volontà dei cittadini a mancare. E le elezioni federali sono vicine…

La casta contro i cittadini

Infatti, a mettere i bastoni fra le ruote alle mire di conquista dei burocrati di Bruxelles è ancora una volta il popolazzo elvetico; quello che vota sbagliato e dunque va ridotto al silenzio. L’ostacolo è la deplorevole democrazia diretta o semidiretta svizzera, che Bruxelles odia e cerca di eliminare, con un obiettivo chiaro: instaurare la dittatura internazionale della casta. Ed è infatti esattamente questo che intende fare l’UE con lo sconcio accordo quadro istituzionale: rottamare i diritti popolari in casa nostra.

Bella “lubrificazione”!

Da Bruxelles dunque continuano i ricatti al nostro indirizzo. Eccoli qua, i risultati del regalo da 1.3 miliardi di Fr che il triciclo vuole versare senza alcun obbligo né contropartita, ma solo “per oliare” (Eurosenatore a vita Pippo Lombardi dixit). Bella lubrificazione, non c’è che dire!

Ci pare inoltre di ricordare che il parlamenticchio federale, per non perdere completamente la faccia davanti ai cittadini, avesse dichiarato che la marchetta miliardaria sarebbe stata versata solo se l’UE non ci avesse discriminati. Adesso arriva la discriminazione. Però nessun esponente della partitocrazia parla di annullare il regalo.Chissà come mai, eh?

Stop regali!

Bruxelles pretende un “segnale chiaro” dalla Svizzera? Bene, inviamoglielo: azzeramento immediato del contributo di coesione e njet allo sconcio accordo quadro!

Mandiamo finalmente affan… questi eurocrati ed i loro camerieri di Berna! Quali ulteriori conferme ci servono ancora che questa foffa non considera affatto la Svizzera come un partner da trattare alla pari, bensì come una colonia a cui schiacciare gli ordini?

Come già detto: altro che via “bilaterale”. Quella che percorreremmo con l’accordo quadro è la via della sudditanza!

A proposito: il 30 giugno non scade solo l’equivalenza borsistica. Scade anche il termine per il versamento dei ristorni dei frontalieri. A buon intenditor…

#votalegaoleuropatifrega

 

Lorenzo Quadri

Disoccupati di Campione: più soldi ora di quando lavoravano

Non solo ricevono le rendite di disoccupazione senza aver mai versato i contributi, ma…

Prosegue la telenovela di Campione d’Italia! Come noto, a seguito del “grounding” del Casinò e del Comune stesso, gli ex dipendenti che risiedono in Ticino hanno diritto alle indennità di disoccupazione elvetiche. Questo malgrado non abbiano mai versato i relativi contributi. Gli ex dipendenti “campionesi” residenti in Ticino sono per circa due terzi permessi B. In taluni di questi casi, oltretutto, c’è il sospetto che si tratti di permessi ottenuti tramite domicilio farlocco.

Ancora “prima gli altri”?

Da notare che negli anni scorsi, e meglio con la riforma del 2012, le indennità di disoccupazione degli svizzeri che lavora(va)no in Svizzera sono state pesantemente ridotte per motivi di risparmio (NB: la Lega si era opposta ai tagli).

Quindi: sui disoccupati svizzeri, che hanno sempre pagato i contributi, bisogna tagliare perché “gh’è mia da danée”. Per gli italiani con permesso B che lavoravano a Campione, e che i contributi non li hanno mai pagati, invece, i soldi ci sono. Ancora una volta, gli altri vengono sempre prima…

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, i dipendenti italiani “campionesi” non pagano nemmeno i premi di cassa malati, perché li salda la regione Lombardia al loro posto. Solo dopo il fallimento del Casinò il DSS ha inviato una circolare ai residenti in Ticino indicando che si devono affiliare ad un assicuratore elvetico.

Disoccupazioni “d’oro”?

Adesso alla surreale vicenda si aggiunge una nuova puntata. Che, se confermata, farebbe girare le scatole ad elica.

Risulta infatti che, a seguito della particolare composizione degli stipendi degli ex dipendenti del casinò e della pubblica amministrazione dell’enclave, la rendita di disoccupazione svizzera ottenuta (calcolata sull’80% dello stipendio lordo) potrebbe risultare uguale, o addirittura superiore, alla paga percepita quando costoro lavoravano.

Questo perché lo stipendio di un ex dipendente di Campione (Casinò o Comune) risulta essere composto da varie voci (tabellare italiano, assegno exclave mirato a compensare il diverso costo della vita tra Svizzera ed Italia, assegno ad personam), che vengono trattate fiscalmente in modo diverso (imposte prelevate ex ante). Un salario netto di – ad esempio – 6000 Fr corrisponde di conseguenza ad un lordo di  8000 Fr o più. Il risultato è che, con l’80% del lordo, il disoccupato di Campione potrebbe incassare la stessa somma, o addirittura una somma superiore, di quando lavorava. Per contro, il disoccupato ticinese che lavorava in Ticino, entrando in disoccupazione, deve mettere in conto una diminuzione dei propri introiti.

In altre parole, il disoccupato ex dipendente di Campione (Casinò o Comune) ottiene la rendita di disoccupazione svizzera senza aver mai versato i contributi, ed inoltre risulterebbe chiaramente avvantaggiato, a parità di salario precedente, rispetto al disoccupato ticinese che lavora(va) in Ticino.

Le domandine

Al proposito il Consiglio federale, interpellato da chi scrive, dovrà rispondere ad un paio di domandine facili-facili, presentate lunedì con atto parlamentare. Ovvero:

  • Quanti sono attualmente i disoccupati del Casinò o del Comune di Campione a beneficio delle indennità di disoccupazione svizzere?
  • Corrisponde al vero che questi disoccupati “campionesi”, a seguito della particolare composizione degli stipendi nell’enclave, potrebbero guadagnare la stessa cifra di quando lavoravano, o addirittura una somma superiore?
  • Se sì, come intende il CF correggere questa distorsione, essendo già aberrante che i disoccupati “campionesi” ottengano le rendite di disoccupazione senza aver mai versato contributi?
  • In che modo nel calcolo delle rendite di disoccupazione degli ex dipendenti di Campione (Casinò o Comune) si è tenuto conto della particolare composizione e del diverso trattamento fiscale degli stipendi di questi ultimi rispetto alle modalità elvetiche?

I debiti

Non è finita. Sempre lunedì il ministro degli esteri italosvizzero Ignazio Cassis, PLR, ha dichiarato che i debiti per oltre 5 milioni di franchetti che Campione d’Italia ha cumulato – e tuttora cumula: vedi le prestazioni che vengono erogate “per solidarietà” – nei confronti di vari enti pubblici ticinesi non possono essere dedotti dai ristorni dei frontalieri (“sa po’ mia!”), ma devono venire saldati dal Belpaese. Questo perché si tratta di due dossier separati.

Campa cavallo che l’erba cresce!

E’ evidente anche al Gigi di Viganello che, se aspettiamo che la vicina Repubblica paghi il conto, possiamo attendere un pezzo. I soldi non li vedremo mai.
Sarà anche vero che “Campione” e “ristorni” sono due dossier separati. Ma, se continuiamo a farci ingabbiare in questioni procedurali – come sotto sotto sperano i vicini a sud – resteremo sempre infinocchiati alla grande!
Un motivo in più per bloccare il versamento dei ristorni dei frontalieri. La fine di giugno si avvicina!

Anche perché: fino a quando i vicini a sud pensano che saremo disposti ed erogare prestazioni a Campione d’Italia per solidarietà, “gratis et amore dei”?

Lorenzo Quadri

 

I vicini a Sud pretendono di schiacciarci gli ordini!

Valichi secondari: il triciclo in Consiglio nazionale li vuole sempre spalancati. Ed il PLR…

 

Ancora una volta, i politicanti d’Oltreramina in costante fregola di visibilità mediatica pretendono di venirci a schiacciare gli ordini. Starnazzano, fanno la voce grossa, e ci accusano di creare “ostacoli alla libera circolazione delle persone e delle merci” (concetti, questi ultimi, che naturalmente nel Belpaese evocano solo quando fa comodo a loro).

 Traffico notturno

La scorsa settimana abbiamo sentito le pressioni, indebite pressioni, contro il divieto di traffico pesante notturno e festivo in vigore dalle nostre parti. Queste limitazioni, peraltro concordate con l’UE, causerebbero “disagi” (accumuli di camion) in quel di Como.

Ovviamente, i vicini a sud pretendono che, per farli contenti, la Svizzera spalanchi le frontiere ai bisonti della strada esteri anche nei giorni festivi e negli orari notturni. Poco ma sicuro che la richiesta verrà puntualmente portata a Bruxelles. E, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, gli eurofunzionarietti ci ingiungeranno di abolire le nostre limitazioni al transito di mezzi pesanti. E i camerieri bernesi dell’UE… giù le braghe ad altezza caviglia!

Da notare che a sostenere l’accordo quadro coloniale con l’UE ci sono pure i sedicenti ambientalisti. Alla faccia!

 Valichi secondari

Adesso torna alla ribalta la chiusura notturna dei valichi secondari. La mozione Pantani è ancora in vigore. Il Consiglio degli Stati ha infatti rifiutato di archiviarla. La decisione ha riattizzato i politicanti italici.  Costoro si sono subito messi a sbraitare di un presunto “attacco ai frontalieri” (?). Solo che i frontalieri non c’entrano un tubo, trattandosi di chiusura voluta per fermare i delinquenti.

Ad agitarsi è in particolare tale senatore PD Alessandro Alfieri (Alessandro chi?). Costui avrebbe addirittura presentato una mozione chiedendo l’intervento di Salvini contro gli svizzerotti. Ce lo immaginiamo proprio, il buon Salvini, andare in giro a dire che bisogna spalancare le frontiere…

Ma loro “possono”…

Comunque, se i vicini a sud insistono con la loro “shitstorm” (=tempesta di cacca) contro il Ticino, i valichi li potremmo chiudere non solo di notte, ma anche di giorno. Così almeno nel Belpaese strillerebbero per qualcosa.

E poi: com’è che gli italiani possono chiudere ed aprire le frontiere come più gli aggrada –  vedi quella di Maslianico/Pizzamiglio che da qualche tempo viene sbarrata di notte – mentre noi dovremmo invece tenerle spalancate… per fare contenti i politicanti peninsulari?

E com’è che se gli italiani chiudono le frontiere “l’è tüt a posct”, mentre se lo facciamo noi violiamo Schengen (uhhh, che pagüüüraaa!)?

Chiudere tutto

Morale della favola: tutti i valichi secondari vanno chiusi di notte. Non solo i tre rimasti chiusi in prova per sei mesi tra l’aprile e l’ottobre del 2017, e poi riaperti “come se niente fudesse”. L’utilità della chiusura notturna è evidente. Ladri e scassinatori non possono entrare ed uscire dal Ticino in macchina se si trovano davanti una barriera. Ed è evidente che le rapine alle stazioni di servizio, come pure i colpi “con scoppio” ai bancomat, vengono messi a segno da criminali stranieri muniti di automobile. Sicché, la fregnaccia politically correct della misura che “non serve”, sia i burocrati federali che i vicini a sud la vanno a raccontare a qualcun altro. La misura serve eccome. Solo che “crea problemi diplomatici”. E quindi i bernesi, come al solito, calano le braghe!

Pazienza agli sgoccioli

Quindi i vicini a sud, invece di pretendere di mettere il becco nelle nostre decisioni, che comincino ad approvare il nuovo accordo sulla fiscalità di frontalieri.
A proposito, fine giugno è alle porte: e noi dovremmo continuare a versare i ristorni – 84 milioni! –  a chi pretende di comandare in casa nostra? Ma col fischio!

E visto inoltre che continuiamo ad erogare a Campione d’Italia prestazioni “per solidarietà”, che mai ci verranno pagate (se aspettiamo che il Belpaese saldi i debiti, aspettiamo un pezzo…), davanti a certe sparate antisvizzere in arrivo dallo Stivale potrebbe anche “scapparci la poesia”. Perché di essere solidali con gente che poi non perde occasione per prenderci a pesci in faccia, cominciamo anche ad averne piene le scuffie.

Il triciclo in Nazionale

Se il Consiglio degli Stati ha deciso di non archiviare la mozione Pantani, la stessa cosa non l’ha invece fatta il Consiglio nazionale. Il che è sorprendente: la Camera dei Cantoni, in cui $inistrati ed uregiatti sono clamorosamente sovrarappresentati, è un parlamento politikamente korretto ed eurolecchino quant’altri mai. Eppure ha fatto meglio della Camera del popolo.

Martedì infatti il Nazionale ha deciso di archiviare la mozione Pantani per 113 voti a 67. I no all’archiviazione sono venuti praticamente solo dal gruppo Udc-Lega, con l’aggiunta di 4 PPD (tra cui i due ticinesi). Per contro, il PLR ha votato all’unanimità per l’archiviazione, compresi i due esponenti ticinesi. Idem, ma era contato, la $inistra.

Il PLR, dunque, vuole le frontiere spalancate giorno e notte. A manina con i kompagni.

Non ci sono più scuse!

Comunque, indipendentemente dalla votazione del Consiglio nazionale, la mozione per la chiusura notturna dei valichi secondari resta in vigore, essendo stata approvata dagli Stati.

Ciò significa che il governicchio federale deve – finalmente – attuarla. E che non ci si venga a propinare per l’ennesima volta la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dei buoni rapporti con il Belpaese. Perché questi rapporti sono, come al solito, a senso unico. Dovrebbe semmai essere la vicina Repubblica a cominciare a preoccuparsi di andare d’accordo con noi. Non sempre e solo il contrario!

Lorenzo Quadri

Svizzera: le aquile ed i merli nella nazionale (?) multikulti

Calcio: Xhaka ci ricasca, come mai è ancora capitano? Intanto l’ASF ronfa della grossa

Il capitano della nazionale (è ancora da capire di quale nazione) Granit Xhaka è tornato ad esultare con il “gesto dell’aquila”, simbolo nazionalista della grande Albania, dopo le polemiche sollevate ai mondiali dello scorso anno.

D’accordo, questa volta il “fattaccio” è avvenuto a Pristina durante una partita benefica in cui Xhaka giocava con la maglia dell’Arsenal. Ma sta di fatto che ci è ricascato. Malgrado le promesse fatte. Non ancora contento, il diretto interessato ha pensato bene di sottolineare il proprio gesto di esultanza tramite i “social”.

Ecco un’ulteriore dimostrazione, semmai ce ne fosse ancora bisogno, di quanto si sente svizzero il capitano della nazionale “svizzera”. Ovvero proprio per niente. E non è il solo, in quella compagine, a trovarsi in tale condizione.

Anche nell’esercito

I volatili a due teste, peraltro, non compaiono unicamente sui campi di calcio. Sempre più spesso fanno capolino anche nel nostro esercito. Vedi le foto di militi che posano con bandiere “a tema”, mentre indossano la tenuta dell’esercito svizzero. E qualcuno ha ancora il coraggio di negare che esista un problema di integrazione?

Troppi svizzeri naturalizzati, in arrivo da altre culture, ad onta del passaporto rosso non si sentono per nulla legati al nostro paese. Ecco i frutti delle naturalizzazioni facili volute e difese dal triciclo PLR-PPD-P$$.

 La contrapposizione

Lo scontro tra valori, per usare una parola grossa, è evidente. A quelli dell’aquila bicipite viene insegnato l’orgoglio per le proprie origini. A noi invece la casta multikulti e gli intellettualini da tre e una cicca inculcano fin dalla più tenera età il disprezzo per la patria. Vedi il lavaggio del cervello sugli svizzerotti “chiusi e gretti che devono aprirsi”.  Vedi la trasformazione del termine “patriota” in un sinonimo di “razzista”. Vedi le domande nelle verifiche di geografia delle scuole medie su quanto sono importanti gli stranieri per il Ticino. E gli esempi potrebbero continuare ad oltranza.

Si attende la reazione energica (?)

E’ di solare evidenza che chi, come è il caso di Xhaka, esulta con le aquile e si emoziona solo quando c’è di mezzo il suo paese d’origine, in nessun caso può vestire la fascia di capitano della nazionale svizzera. Anzi: nemmeno dovrebbe far parte della nazionale svizzera. Altrove sarebbe già stato congedato. Che vada a giocare per una nazionale balcanica.

“Ovviamente” si attende l’energica reazione dell’Associazione svizzera di football (ASF) all’ultima alzata d’ingegno del capitano presunto svizzero. Altrettanto ovviamente, da tale gremio flaccido e multikulti non arriverà un bel niente. Lo scorso anno l’allora segretario generale Alex Miescher ebbe il coraggio di parlare chiaro sui calciatori con passaporto multiplo e che esultano con le aquile. Risultato: diede le dimissioni, ovvero venne cacciato con infamia, dopo essere stato pitturato dalla stampa di regime come il “mostro” di turno. Per cui…

Inoltre: avanti di questo passo, a furia di accogliere in nazionale giocatori non integrati, prima o poi si pretenderà di togliere anche la croce svizzera dalle maglie per non “offendere la sensibilità” di qualche strapagato pallonaro islamista.

Disinteresse e fastidio

E’ tragico che i vertici dell’ASF, imbesuiti dal politikamente korretto, non si rendano conto che le esultanze con l’aquila portano tanti cittadini elvetici a disaffezionarsi da una nazionale che di svizzero ha ormai solo il nome. A disaffezionarsi, o addirittura a provare fastidio. E quindi non gli importa più se vince o se perde.

Ci deve essere una differenza tra un club di giocatori in arrivo dai quattro angoli del globo denominato “Svizzera” ed una nazionale elvetica. E’ ora di abbandonare il primo per tornare alla seconda.  Si vince (ancora) di meno? Ce ne faremo una ragione. Tanto (come abbiamo visto lo scorso anno) nemmeno l’attuale club svizzera, farcito di giovanotti che esultano con le aquile, va poi molto lontano. Ma almeno torneremo ad avere una nazionale per cui fare il tifo.

Lorenzo Quadri

 

 

Ristorni: braghe calate anche quest’anno?

Settimana prossima scade il termine per il versamento annuale al Belpaese

 

Oggi è il 23 giugno. Tra qualche giorno il Consiglio di Stato dovrà decidere, come ogni anno, sul versamento dei ristorni al Belpaese. I ristorni, lo ricordiamo, sono lievitati ad 84 milioni, dato che i frontalieri continuano ad aumentare (com’era già la storiella dell’ “immigrazione sotto controllo”?). 84 milioni all’anno in dieci anni fanno 840 milioni, ossia quasi un miliardo!

La posizione dei due leghisti in CdS a sostegno del blocco dei ristorni è nota da anni. Altrettanto noto è che da anni gli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ in governicchio fanno muro per versare il tesoretto. Chissà se magari il nuovo “ministro” PPD Raffaele De Rosa vorrà cambiare musica, o se invece si assisterà sempre al solito andazzo, con i vicini a sud che incassano, se la ridono a bocca larga degli svizzerotti, e poi, per tutto ringraziamento, non perdono un’occasione per prenderci a pesci in faccia? Purtroppo non serve il Mago Otelma per indovinare la risposta.

Accordo sepolto

Non stiamo qui a ripetere per l’ennesima volta il perché ed il per come la Convenzione del 1974, che prevede il versamento dei ristorni, è ormai superata dagli eventi. Quanto al nuovo (?) trattato con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri:  è morto e sepolto. L’ha capito anche il Gigi di Viganello. Il ministro degli Esteri italico Moavero, in occasione dell’incontro di gennaio con il suo omologo nonché connazionale KrankenCassis, aveva promesso una presa di posizione del suo governo entro la primavera. E’ arrivata l’estate, ma di posizioni da parte dell’esecutivo della vicina Repubblica non se ne vedono. Ed intanto noi, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, continuiamo a pagare “come se niente fudesse”?

E il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non è certo defunto “per colpa di Salvini”. La realtà è che nessun governo italiano, di nessun colore, l’ha mai voluto sottoscrivere. Evidentemente i frontalieri, che sono dei privilegiati fiscaliin patria, tengono in scacco un Paese intero. Ne prendiamo atto.

La Convenzione

E’ poi chiaro che, malgrado le fandonie raccontate 4 anni fa dalla catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schulmpf, i camerieri dell’UE in Consiglio federale mai si sogneranno di disdire la Convenzione del 1974, anche se essa non ha più alcuna ragione di esistere. La questione dei ristorni, per Berna, è “quantité négligeable”. Come lo sono, in generale, i disastri provocati in Ticino dalla contiguità con il Belpaese in regime di devastante libera circolazione delle persone. L’arrivo in Consiglio federale di un esponente “ticinese”, come previsto, non ha cambiato una virgola.

Pesci in faccia

Intanto i vicini a Sud, partendo dal presupposto – purtroppo finora confermato – che gli svizzerotti continueranno a versare i ristorni perché “tanto sono fessi e non si accorgono di niente”, non perdono un’occasione che sia una per sputarci in faccia. Vedi l’ultima pantomima sulla chiusura notturna dei valichi secondari. E noi come reagiamo? Colmo dell’autolesionismo, eroghiamo prestazioni gratis (ovvero pagate dal solito sfigato contribuente ticinese) a Campione d’Italia “per solidarietà”. Prestazioni che Roma mai ci rimborserà!

Se anche questa volta la maggioranza del CdS deciderà di pagare i ristorni senza fare un plissé, sarà la conferma definitiva che al di là della ramina hanno ragione: siamo fessi, quindi fanno bene ad approfittarne. Chiaramente per questa situazione sappiamo chi ringraziare. Vero, triciclo PLR-PPD-P$?

Intanto il Lussemburgo…

Infine ricordiamo che il Lussemburgo di ristorni per i frontalieri che lavorano sul proprio territorio ne versa ZERO. Questo malgrado sia uno Stato membro, addirittura fondatore, dell’UE. Noi invece, grazie ai politicanti della partitocrazia con le braghe sempre abbassate ad altezza caviglia…

Lorenzo Quadri

 

Sgravi fiscali al ceto medio: basta menare il can per l’aia!

Il tesoretto nelle casse cantonali si gonfia – urgente intervenire sui single

 

Ohibò, le finanze cantonali sono in nero, in profondo nero. Gli attivi si cumulano dal 2017. Più 80.4 milioni (invece di un deficit preventivato di 33.7) in quell’anno, più 137.2 milioni per il 2018 (quando a preventivo c’era un attivo di 7.5 milioni) mentre per i primi quattro mesi del 2019  già si registra un surplus di 73 milioni.

Detto in altri termini, nelle casse pubbliche cresce il tesoretto, mentre le tasche dei cittadini si fanno sempre più vuote.

Di conseguenza, è tempo non solo di pensare, ma anche di praticare gli sgravi fiscali dopo 15 e più anni di colpevole immobilismo. Immobilismo causato dalla partitocrazia del “tassa e spendi” ostaggio compiacente dei $inistrati. Per i kompagni, lasciare nelle tasche del solito sfigato contribuente qualche franchetto in più, non certo rubato ma frutto del suo lavoro, è un reato. Non sia mai che poi lo Stato abbia a disposizione meno soldi per mantenere stranieri o per finanziare un’amministrazione pubblica costosissima ed elefantesca che passa il tempo ad inventarsi il lavoro.

Perché le altre due ruote del triciclo sono ostaggi compiacenti? Chiaro: i tesoretti nei conti statali fanno comodo ai politicanti dei partiti storici, così da poterli distribuire (in assunzioni, appalti, acquisti, ecc) in cambio di voti.

Tabù per 15 anni

Per oltre 15 anni, dunque, il partito trasversale del tassa e spendi ha trasformato gli sgravi fiscali in un tabù. Nel frattempo la competitività fiscale ticinese è precipitata. Il rischio è quello di perdere i migliori contribuenti, che potrebbero partirsene per altri lidi. Ma anche il potere d’acquisto del ceto medio è precipitato. I premi di cassa malati in continuo aumento – negli scorsi giorni è arrivato l’annuncio della probabile ennesima stangata – sono di fatto un prelievo fiscale, visto che tutti sono obbligati a pagare. Idem il canone radioTV più caro d’Europa.

Nel giugno 2018…

Sulle aliquote delle persone giuridiche si interverrà per forza, dopo l’approvazione della riforma “fisco-sociale” federale in votazione popolare lo scorso 19 maggio. E’ chiaro che occorrerà fare in modo di avvantaggiare le imprese che assumono ticinesi.

Ma non ci si può dimenticare delle persone fisiche, specie del ceto medio e dei single.

Al proposito, nel giugno dello scorso anno (quindi non secoli fa) il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio ha affossato l’iniziativa parlamentare generica Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per le persone singole, seguendo lo striminzito rapportino redatto dalla deputata PLR Natalia Ferrara, attualmente candidata al Consiglio nazionale. Solo i deputati di Lega ed Udc, ed un paio di liberali, sostennero l’iniziativa.

Colmo dei colmi, a pochi mesi di distanza, in occasione delle elezioni cantonali dello scorso aprile, gli stessi politicanti che hanno votato contro l’iniziativa Canonica hanno avuto la tolla di evocare –  a solo scopo di campagna elettorale e pensando di far fessi i votanti – gli sgravi fiscali ai “single”.

La resa dei conti

Adesso i nodi vengono al pettine. L’ammontare del tesoretto non permette più di tergiversare. Pare che prima di metà luglio potrebbe uscire il messaggio del CdS con una proposta di sgravi. Si vedrà quanti e per chi. Ma è evidente che quelli che, per farsi campagna elettorale in aprile, si sono riempiti la bocca con gli sgravi ai single ed al ceto medio, e questo dopo averli sempre avversati, non potranno tirarsi indietro.

Lorenzo Quadri

 

Il PLR è un partito liberale? No, è un partito delle tasse!

La virata liblab in direzione del populismo climatico si fa sempre più grottesca

In occasione dell’assemblea di ieri, l’ex partitone è riuscito ad inserire nel proprio programma addirittura la tassa sui biglietti aerei! Quanti si rivoltano nella tomba?

Ormai il PLR è allo sbando, anche a livello nazionale. Letteralmente terrorizzato dal populismo climatico e dall’onda verde, sotto la sicura (?) guida della presidenta Petra Gössi, il partito sta inanellando una cappellata dietro l’altra. In pratica sta scopiazzando il programma elettorale dei Verdi (presunti) liberali, che è uguale a quello dei Verdi tout-court, che è uguale a quello dei ro$$i. Il tandem spalancatore di frontiere PLR-P$$ si rafforza!

Scopi di cadrega

L’improvviso risveglio ambientale del PLR ha solo fini cadregari in vista delle elezioni di ottobre: questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello o di Gurtnellen. Non solo perché l’ex partitone dell’ambiente se ne è sempre impipato alla grande. Ma perché il PLR si fa schiacciare gli ordini da Economiesuisse, ovvero il club dei manager stranieridelle multinazionali! E tali personaggi, oltre a svendere la Svizzera alla fallita UE per ingrassarsi il già pingue portafoglio (del resto, essendo loro dei borsoni stranieri, cosa volete che gliene freghi della sovranità e dell’indipendenza del nostro Paese?) sono sensibili ad una sola tonalità di verde: quella del dollaro.

Al servizio dei ro$$i

Quindi, è perfettamente inutile che i liblab scrivano programmi elettorali farlocchi, che poi ovviamente non rispetteranno (passata la festa, gabbato lo santo) nell’illusione, vana, di salvare qualche voto! Ma davvero questi politicanti pensano che gli elettori svizzeri siano così fessi da cascarci?

Non serve essere dei grandi strateghi per capire che l’unico risultato che otterrà il PLR con l’improvvisa ed improvvida virata in direzione dell’isteria ambientale sarà quello di tirare la volata all’area ro$$overde, continuando a pubblicizzarne il cavallo di battaglia elettorale: ossia il populismo climatico. Dietro al quale, è chiaro, si nascondono interessi economici e politici che col clima c’entrano quanto il burro con la ferrovia.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole per sdoganare il resto del programma dell’ammucchiata ro$$overde. In particolare le frontiere spalancate e l’asservimento della Svizzera ai balivi di Bruxelles, cominciando dalla sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale.  Tutte cose che dal punto di vista ambientale sono semplicemente deleterie!

Inkazzature interne

Tornando all’ex partitone: la pacchiana svolta verde “contronatura” sta causando pesanti malumori interni. Ad esempio, la scorsa settimana sotto le cupole bernesi un – peraltro relativamente giovane – consigliere nazionale liberale doc, davanti ad una presa di posizione del suo partito su un tema economico, ha commentato tra i denti ma in modo da farsi comunque sentire: “Ah, credevo che ormai il partito parlasse solo di clima”.Certamente questo deputato non avrà apprezzato l’esito dell’assemblea PLR di ieri, che ha farcito ulteriormente il programma liblab di populismo ambientalista a buon mercato.

Anche la tassa sui voli!

E in quest’ambito il PLR l’ha fatta davvero fuori dal vaso. A dimostrazione che i vertici del partito hanno perso la bussola, è riuscito perfino ad esprimersi a favore dell’introduzione di una tassa sui biglietti aerei. Ormai siamo al copia-incolla dal P$; alla politica-Xerox in sprezzo del ridicolo e soprattutto in sprezzo dei tanto decanti principi liberali! Principi che evidentemente i “furono” liberali sono pronti a gettare nel water se in ballo ci sono delle CADREGHE.

Perché è chiaro: un PLR che inserisce nel proprio programma la tassa sui biglietti arei non è un partito liberale. E’ un partito delle tasse!

Di conseguenza, nell’ambito del nuovo corso (?), forse  è il caso di pensare a cambiare anche nome, vero Frau Gössi?

Lorenzo Quadri

 

Stop naturalizzazioni facili! Sei in assistenza? Aspetti!

Introdurre anche in Ticino l’attesa di 10 anni per chi è carico dello stato sociale

 

Sei un cittadino straniero che ha beneficiato di prestazioni assistenziali e vuoi naturalizzarti? Frena Ugo! Questo in sostanza il messaggio, giustissimo e doveroso, lanciato dal Gran Consiglio del Canton Argovia. Il Legislativo argoviese ha di recente confermato in seconda lettura, a larga maggioranza (86 voti contro 50) un giro di vite sulle naturalizzazioni facili: l’aspirante cittadino elvetico che è stato a carico dell’assistenza dovrà aspettare 10 anni – e non più solo 3 – per ottenere il passaporto rosso. Inutile dire che i $inistrati, da bravi naturalizzatori seriali, non solo hanno votato contro, ma hanno pure lanciato il referendum.

Regola federale

Secondo la nuova Ordinanza federale sulla cittadinanza svizzera (Ocit) non può essere naturalizzato “chi nei tre anni immediatamente precedenti la domanda o durante la procedura di naturalizzazione percepisce prestazioni dell’aiuto sociale”poiché “non soddisfa l’esigenza della partecipazione alla vita economica (…) salvo che le prestazioni dell’aiuto sociale siano state interamente restituite”.I Cantoni possono però scegliere di prolungare il termine dei tre anni senza assistenza fino a dieci anni. Così hanno fatto i Grigioni, e così hanno deciso di fare gli argoviesi, referendum permettendo.

Nei Grigioni

Il Canton Grigioni, che non ci risulta essere governato da beceri populisti e razzisti, è noto per le sue regolamentazioni restrittive in materia di assistenza. I furbetti in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani che vogliono mettersi a carico del contribuente, nei Grigioni hanno vita dura. Per questo si assiste ad una migrazione verso il Ticino dove naturalmente, ben consigliati dalle solite associazioni contigue al P$, i furbetti riescono senza soverchio sforzo ad attaccarsi alla mammella dello Stato sociale.

Non sorprende dunque che proprio il Grigioni abbia deciso di portare da tre a dieci il numero di anni senza assistenza necessari per acquisire il passaporto svizzero.

In Ticino invece siamo fermi al minimo di tre anni. Al proposito è pendente, dallo scorso dicembre, un’iniziativa parlamentare generica presentata dall’allora deputato leghista Nicholas Marioli che chiede di salire a 10 anni.

Il referendum

Nel Canton Argovia, la regola dei 10 anni è stata approvata a larga maggioranza dal parlamento. Il referendum lanciato dai kompagni, con buona probabilità, si trasformerà in una débâcle. Certamente anche i $inistrati ne sono consapevoli. Ma lo lanciano comunque per farsi belli con i loro (futuri) elettori. Ovvero gli stranieri non integrati che mirano a diventare cittadini elvetici per il proprio tornaconto.

In Ticino, per contro, il Mago Otelma prevede che la partitocrazia respingerà schifata l’iniziativa Marioli e resterà attaccata alle naturalizzazioni facili come una cozza allo soglio.

Ridare valore al passaporto

Sul fatto che anche il Ticino debba adottare la regola grigionese ed argoviese non ci piove. Le naturalizzazioni facili hanno  ridotto il passaporto rosso ad un semplice pezzo di carta. Non solo “devono entrare tutti”, ma gli Svizzeri, in casa propria, non devono più  godere di alcun privilegio né priorità. Vanno parificati agli ultimi arrivati. Anzi, onde evitare infamanti (?) accuse di razzismo, agli ultimi arrivati diamo pure la precedenza. Questo andazzo deve finire. E’ urgente rivalutare il passaporto rosso. Esso deve tornare ad essere un premio per chi ha dimostrato di meritarlo. Altro che distribuirlo a piene mani a chiunque ne faccia richiesta!

Non ci sono scuse

Del resto, l’opposizione contro l’innalzamento del periodo senza assistenza da tre a dieci anni non ha proprio alcuna giustificazione plausibile. Passando alla regola dei dieci anni, il candidato alla naturalizzazione che è stato a carico del contribuente semplicemente dovrebbe attendere un po’ di più per ottenere la cittadinanza elvetica.  Ma mica verrebbe espulso. In tali casi, l’aumento del periodo attesa può essere un problema solo per chi è a caccia di neosvizzeri di dubbia integrazione per rimpolparsi il corpo elettorale. E per chi vuole le naturalizzazioni di massa per taroccare le statistiche sulla popolazione straniera.

Nomi e cognomi

Come detto, non ci vuole molta fantasia per immaginare che, nel Gran Consiglio ticinese, la partitocrazia multikulti boccerà l’iniziativa Marioli. Anche  solo per il fatto che viene dall’odiata Lega. Ma quelli che voteranno contro dovranno mettere fuori la faccia. Ed ovviamente il Mattino ne pubblicherà nomi e cognomi.

Lorenzo Quadri

Delinquenti stranieri: il triciclo boicotta le espulsioni

L’accordo quadro rottamerà la volontà dei cittadini. Ma la partitocrazia se ne impipa

Quando si dice prendere per i fondelli la gente. I camerieri dell’UE in Consiglio federale, i soldatini della partitocrazia PLR-PPD-P$$ nonché quelli delle associazioni economiche, bramano di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con Bruxelles. Abbiamo letto di recente le esagitate esternazioni della direttrice di Economiesuisse Monika Rühl al proposito.

Economiesuisse, come sappiamo, è un’associazione controllata dai manager stranieri delle multinazionali. A costoro della sovranità, dell’indipendenza e dei diritti popolari della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno. E detta associazione schiaccia poi gli ordini al PLR nazionale, che a sua volta li schiaccia alla sezioni cantonali.

Ebbene, la buona Monika (con la “k”) pretende che la Svizzera dica subito Sì, naturalmente senza condizioni, allo sconcio accordo quadro. Giù le braghe, permettiamo ai balivi di Bruxelles di dettarci legge, e questo per andare ad ulteriormente ingrassare le tasche già rigonfie di qualche borsone, a scapito di tutto il resto della popolazione elvetica!

PLR: “accordo della ragione”

Del resto, non è certo un caso che il PLR, telecomandato da Economiesuisse, si sia fiondato ad approvare il trattato capestro con l’UE, definendolo addirittura “l’accordo della ragione”. Nientemeno! Qui si sta svendendo la Svizzera, ed i liblab, sempre più asserviti a Bruxelles, cianciano di “accordo della ragione”. Con il loro Consigliere federale (ex) doppiopassaporto KrankenCassis che addirittura pretendeva di far credere al popolazzo che i giudici stranieri fossero una “fake news”. O mente di proposito, oppure non conosce i dossier del suo dipartimento.

La direttiva sulla cittadinanza

Come noto, lo sconcio accordo quadro, se approvato, porterebbe con sé una lunga serie di sciagure. Tra queste, l’obbligo di applicare la direttiva UE sulla cittadinanza. Tale direttiva impedirebbe alla Svizzera di espellere i delinquenti stranieri, se questi sono dei cittadini comunitari. Alla faccia della volontà popolare.

Per prendere per i fondelli la gente, i politicanti del triciclo fingono di considerare la direttiva in questione una linea rossa invalicabile. Chiaramente, questa fregnaccia non se la beve nessuno. E’ ovvio che, nella deleteria ipotesi in cui l’accodo quadro dovesse venire sottoscritto, Bruxelles pretenderà dagli svizzerotti l’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. E i politicanti del triciclo si posizioneranno all’istante a 90 gradi.

Lo stesso accadrà, sia detto per inciso, per quel che riguarda il pagamento delle indennità di disoccupazione ai frontalieri, che Bruxelles progetta di rifilare al paese di ultimo impiego e non principalmente a quello di residenza, come accade ora.  La questione è temporaneamente sparita dai radar, dal momento che gli organi della “vecchia” UE (quelli della legislatura appena conclusa) non hanno trovato un accordo. Poco ma sicuro che tornerà alla ribalta a breve. Ed il Mago Otelma prevede l’ennesima calata di braghe rossocrociate ad altezza caviglia.

I legulei dei tribunali

Tra i legulei che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha piazzato nei tribunali, ce ne sono di quelli che già ritengono che la devastante libera circolazione delle persone prevalga sulla decisione dei cittadini svizzeri di espellere i delinquenti stranieri. Questi tamberla praticamente applicano in anticipo, di propria iniziativa, la direttiva UE sulla cittadinanza! Altro che giudici: questi sono dei politicanti spalancatori di frontiere!

Nei mesi scorsi fece infatti scalpore la sentenza del tribunale distrettuale zurighese che annullò l’espulsione di un giovane picchiatore tedesco, proprio argomentando che la misura sarebbe incompatibile con la libera circolazione. Poi il Tribunale federale ha sentenziato, in questo come in un altro paio di casi, che le cose stanno diversamente.

Quanto durerà

Tutto a posto? Mica tanto.  Perché la domanda è a sapere: quanto durerà? Il gruppo Udc alle camere federali, di cui fa parte anche la Lega, ha presentato un’iniziativa parlamentare affinché si chiarisca, senza se né ma, che l’espulsione dei delinquenti stranieri vale per tutti, cittadini UE compresi. Perché così sta scritto nel codice penale, e così sta scritto nella Costituzione. Dunque, non ci può essere direttiva di Bruxelles che tenga. Ebbene: come prevedibile, la partitocrazia triciclata la scorsa settimana ha respinto compatta  l’iniziativa. Motivo: “ma il TF in recenti sentenze ha stabilito che la libera circolazione non impedisce le espulsioni, quindi l’iniziativa è inutile”.

$ignori, ma ci siete o ci fate? Oggi, allo stato attuale, la libera circolazione non impedisce le espulsioni. Se però un domani dovesse entrare in vigore lo sconcio accordo quadro, e quindi la direttiva europea sulla cittadinanza, i cittadini UE che delinquono non potranno piùessere espulsi! Per questo, altro che inutile! L’iniziativa era indispensabile. Ma evidentemente la partitocrazia NON VUOLE l’espulsione dei delinquenti stranieri. Malgrado sia stata decisa dal popolo. Questa è la realtà!

Il bluff del “rigore”

Ed infatti, il triciclo ha introdotto, come ben sappiamo, la clausola di rigore, che permette al giudice “in casi estremi” di rinunciare all’espulsione di uno straniero che delinque. Prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione, la casta aveva assicurato che i casi di rigore sarebbero stati una rara eccezione, al massimo il 2-3% del totale. Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, sono il 30%! E’ quindi evidente che la partitocrazia ed i suoi legulei stanno di nuovo prendendo il popolo svizzero per il lato B.

Lorenzo Quadri

Giovani farmacisti: per il CF La discriminazione è OK!

Come prevedibile, per il governo bernese “l’è tüt a posct”. Ma non finisce qui!

 

Primo gennaio 2018: questa data ha segnato un cambiamento epocale per i giovani farmacisti svizzeri. Ad inizio dello scorso anno è entrata infatti in vigore la modifica della Legge federale sulle professioni mediche. E questa modifica li svantaggia in modo importante.

Infatti, i titolari di un diploma federale di farmacista che prima del 1° gennaio 2018 erano in possesso di un’autorizzazione cantonale al libero esercizio della professione, rimangono autorizzati ad esercitarla come attività economica privata sotto la propria responsabilità. Senza bisogno di titoli federali di perfezionamento. E questo in tutta la Svizzera.

La musica cambia per i farmacisti che hanno conseguito il diploma dopo il 1° gennaio 2018. Questi  si dividono infatti in due categorie. Quelli che sono iscritti alla formazione post-grade, che diventa presupposto per esercitare un’attività privata sotto la propria responsabilità, e quelli che non sono iscritti.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare un paio di mesi fa su queste colonne, la formazione post-grade ha un costo alquanto elevato: per la sola iscrizione occorrono circa 25mila Fr. Durante la formazione, inoltre, il giovane farmacista può svolgere un’attività lavorativa al massimo al 50-70%, e supplire il responsabile sanitario per non più di due mezze giornate alla settimana. Di conseguenza, risulta poco attrattivo per il datore di lavoro, ovvero per il titolare di una farmacia.

Assistenti “a vita”

I giovani farmacisti che invece, per un motivo o per l’altro, non seguono la formazione post-grade, potranno esercitare “unicamente come collaboratori, sotto la diretta sorveglianza del responsabile sanitario, senza la possibilità di assumere supplenze” (vedi al proposito la circolare del 22 dicembre 2017 dell’Ufficio del farmacista cantonale ticinese).

Ciò significa nel concreto che questi farmacisti, pur avendo svolto un’onerosa formazione universitaria, saranno destinati a rimanere degli assistenti di farmacia “a vita”. Del resto, anche la differenza salariale tra le due categorie è limitata a poche centinaia di franchi al mese. Dei laureati verrebbero de facto parificati a collaboratori che hanno svolto un apprendistato.

Questa situazione è particolarmente pericolosa in Ticino. Infatti, farmacisti della fascia italiana di confine potrebbero senz’altro reputare interessante fare gli assistenti di farmacia – anche se “con laurea” – alle paghe previste nel nostro Cantone per questa attività. Per i giovani ticinesi, invece, le cose stanno diversamente.

Di conseguenza, anche le assistenti di farmacia, che in Ticino sono circa 800, sono a rischio. La figura professionale potrebbe infatti sparire, sostituita da quella del farmacista diplomato ma senza formazione post-grade; magari in arrivo dalla vicina Penisola.

“Tüt a posct”?

La questione è stata sollevata un paio di mesi fa dal sottoscritto tramite interpellanza al Consiglio federale. In particolare, si chiedeva se il governo fosse intenzionato ad introdurre dei correttivi alla nuova Legge sulle professioni mediche, onde evitare la discriminazione dei giovani farmacisti. La presa di posizione governativa è arrivata in questi giorni. Naturalmente il ritornello è  il solito: “l’è tüt a posct”. A mente del CF, le nuove disposizioni in vigore da inizio dello scorso anno sono inattaccabili perché “servono a garantire la qualità”. Che scavare un abisso tra chi era in possesso del libero esercizio il primo gennaio 2018 e chi invece non l’aveva “crei qualità”, è tutto da verificare. La “qualità” la devono dimostrare solo i giovani farmacisti? E questo significa forse che i farmacisti meno giovani non sono “qualitativi”?

Teoria e pratica

Anche per quanto attiene le assistenti di farmacia, che sono a loro volta minacciate dalle  nuove regole, la risposta governativa è deludente. Il tema viene liquidato con la seguente considerazione: siccome le competenze ed i ruoli professionali dei farmacisti sono diversi da quelli delle assistenti di farmacia, il problema non si pone.

E invece il problema si pone eccome. Perché la teoria è una cosa, la realtà un’altra.

Nella pratica quotidiana, capita che le assistenti di farmacia svolgano dei compiti che vanno oltre a quelli che sarebbero di loro stretta spettanza. Creare dei farmacisti di “serie B” che si distinguono dalle assistenti di farmacia solo sulla carta, mentre alla prova dei fatti il confine diventa alquanto “flou”, implica poi che le distinzioni tra le due categorie debbano essere rigorosamente osservate – e fatte osservare.

Conseguenze negative per tutti

Un’applicazione talebana delle regole avrà conseguenze negative per tutti. Anche per i farmacisti, che non potranno permettersi di sgarrare – neanche di poco – dall’obbligo di presenziare in negozio (sia di giorno che negli eventuali turni di notte), da quello di controllare le ricette sul momento, eccetera. Il farmacista titolare, o il collaboratore o supplente con libero esercizio, dovrà sempre essere presente al banco per servire la clientela.

Se un farmacista diplomato ma senza post-grade non potrà consegnare farmaci se non sotto la tutela di un superiore, cosa potranno ancora fare le assistenti di farmacia, che hanno seguito un apprendistato? La conseguenza di un’applicazione rigida delle nuove norme sarà che le assistenti finiranno a svolgere lavori di ordinazioni e di magazzino, oppure verranno relegate ad un apposito banco per cosmetici; ma non potranno più dispensare né manipolare medicamenti.

Visto poi che il governo insiste nel sottolineare la differenza di ruolo e di compiti tra assistente e farmacista “senza post-grade”, questa differenza dovrebbe, quale logica conseguenza, essere resa evidente anche al cliente. Ad esempio tramite camici di colore diverso, come accade in altri paesi, dove il  bianco è riservato al farmacista. Il ruolo delle assistenti risulterebbe di conseguenza assai ridimensionato rispetto alla prassi attuale. E, con esso, le loro possibilità di impiego.

Non sarebbe meglio…?

Invece di prodursi in sovraregolamentazioni talebane, che poi a cascata si ripercuotono negativamente su varie figure professionali, forse sarebbe meglio permettere ai giovani farmacisti laureati di mettere a frutto sia le proprie competenze che i soldi, anche pubblici, che hanno speso nella formazione.

C’è poi da chiedersi se le nuove regole restrittive vengono applicate in modo uniforme in tutta la Svizzera, o se invece ci sono Cantoni che hanno previsto delle deroghe (ciò che non avviene in Ticino).

Insomma, la questione non si chiude qui. Altri atti parlamentari sul tema seguiranno. A Berna, certo. Ma magari anche a Bellinzona.

Lorenzo Quadri

Grazie ai buonisti-coglionisti manteniamo tutta la foffa!

Lo studio-shock: in Svizzera la metà dei jihadisti è a carico dello Stato sociale

 

Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece, ma tu guarda i casi della vita, adesso da uno studio dell’Alta scuola di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) si scopre che in Svizzera il 40% dei jihadisti beneficia di prestazioni sociali di vario genere (in primis assistenza), tra cui anche aiuti per i finti rifugiati. I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente.

Ecco dunque la conferma che tra i troppi migranti economici che arrivano nel nostro Paese  e si mettono a carico del solito sfigato contribuente, ci sono pure dei jihadisti, oltre che dei delinquenti comuni.

Da tempo gli esperti ammoniscono che, a livello internazionale, la facilità d’accesso degli immigrati agli aiuti sociali – specie se particolarmente generosi… – costituisce un fattore di rischio per quanto attiene all’arrivo nei singoli Paesi europei di miliziani dell’Isis e di analoghe associazioni criminali.

Gli Stati dall’ “aiuto sociale facile” agli stranieri, tra i quali figura la Svizzera, diventano particolarmente attrattivi come meta e residenza per jihadisti. Costoro, mantenuti dall’ente pubblico, non hanno bisogno di lavorare. Quindi possono dedicare tutto il proprio tempo alla radicalizzazione ed al reclutamento. Detto in altri termini: grazie all’assistenza facile, la Svizzera diventa il paese del Bengodi per estremisti islamici. Con tutti gli evidenti rischi che ne derivano per la sicurezza interna.

Con le mani in mano

Il problema è noto da tempo. Ma naturalmente non si interviene. Come di consueto i camerieri dell’UE in Consiglio federale ed i funzionari ro$$i del dipartimento ex Simonetta, oggi Keller Sutter (ma il passaggio da una direttrice P$ ad una dell’ex partitone non si nota affatto) vanno avanti “come se niente fudesse”. Quale pretesto, recitano il solito mantra della “non discriminazione”. Chiaro: i jihadisti sono stranieri “in arrivo da altre culture”: e come tali devono essere accolti, mantenuti, coccolati. E magari perfino naturalizzati. Così oltretutto spariscono pure dalle statistiche degli stranieri!

La  partitocrazia multikulti PLR-PPD-P$$ non è certo messa meglio dei suoi rappresentanti nel governicchio federale. Basti pensare che solo la scorsa settimana in consiglio nazionale il tandem composto da  $inistrati ed ex partitone è riuscito ad ottenere l’affossamento, per appena due voti di scarto, di un’iniziativa parlamentare che chiedeva l’espulsione certa e sistematica dei terroristi islamici.

I Qatar Papers

A ciò si aggiunge che il Consiglio federale e la partitocrazia triciclata rifiutano ostinatamente di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. Eppure è accertato che questi finanziamenti servono a promuovere la radicalizzazione dei musulmani presenti nel nostro Paese. Illuminanti al proposito (ma sono solo un esempio) le rivelazioni contenute nei Qatar Papers. Questi documenti testimoniano della valanga di milioni che il Qatar, per il tramite di un’apposita ONG, invia in Europa – Svizzera compresa, Ticino compreso, Lugano compresa – per finanziare le attività di gruppi islamisti.

Cosa aspettiamo?

Signori, cosa aspettiamo per darci una svegliata? Adesso lo dice anche lo studio dell’alta scuola di scienze applicate di Zurigo (non il Mattino populista e razzista) che quasi la metà dei jihadisti è carico dello Stato sociale. Quindi a nostro carico. Qualcuno pensa davvero di poterla metter via senza prete, o senza imam tanto per restare in tema? Ma col fischio!

I soldi per i terroristi ci sono

E’ il colmo. I soldi per mantenere i terroristi islamici ci sono. Poi però ai ticinesi in difficoltà lo Stato dice che devono tirare la cinghia? Poi però la partitocrazia blatera che l’AVS sarebbe sull’orlo del baratro finanziario? Ma andate a Baggio a suonare l’organo! Diciamo finalmente “basta” alle prestazioni sociali ai jihadisti! Non abbiamo nessuna intenzione di continuare ad essere il Paese del Bengodi per gli estremisti islamici. Questa foffa va espulsa dalla Svizzera, senza tanti se né ma! Föö di ball!Altro che mantenerla!

Ed infatti chi scrive nei giorni scorsi ha inoltrato una mozione con cui si chiede di darci un taglio all’assistenza sociale facile per migranti economici, che fa sì che la metà dei jihadisti delinqua mantenuta dal contribuente.

La mozione

Vedremo con quali arrampicate sui vetri i camerieri dell’UE in Consiglio federale tenteranno per l’ennesima volta di spacciare la disastrosa tesi che… “sa po’ fa nagott”! E intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga e si preparano ad arrivare in massa nella Confederella a farsi mantenere con i soldi del solito sfigato contribuente. Tanti gli svizzerotti “sono fessi e non si accorgono di niente”!

Lorenzo Quadri

L’Olanda difende i propri confini. La Svizzera invece…

Il Parlamento chiede all’UE di reintrodurre i visti per gli albanesi: “la mafia dilaga”

Ma allora è proprio vero che tutti gli altri “possono” difendere i propri confini, compresi gli Stati membri dell’UE, mentre gli unici che non possono (“sa po’ mia!”) mai fare un tubo sono i soliti svizzerotti. Che (grazie al cielo; anzi, grazie al popolo sovrano, perché se fosse dipeso dai politicanti del triciclo…) nemmeno sono nell’UE.

Fatto sta che l’Olanda – mica l’Ungheria, la Polonia, o qualche altro paese del blocco Visegrad – ha deciso che per gli albanesi bisogna reintrodurre l’obbligo di visto Schengen. Al proposito è stato pubblicato nei giorni scorsi un interessante articolo sul portale “tempi.it”.

Esente dal 2010

L’Albania è esente dal regime dei visti per i paesi che non fanno parte dall’area Schengen dal dicembre del 2010. Ciò significa che da oltre otto anni i cittadini albanesi possono recarsi in qualsiasi Stato Schengen, Confederella compresa, e soggiornarvi fino a 90 giorni sull’arco di sei mesi, solo dichiarando la destinazione e dimostrando di essere in grado di mantenersi per la durata della permanenza. Apperò!

Piccola parentesi

Al proposito, una piccola parentesi. In occasione della recente votazione sulla direttiva disarmista dell’UE, la partitocrazia con le braghe sempre calate andava in giro a blaterare che, in caso di Njet al Diktat degli eurobalivi, gli svizzerotti sarebbe stati sbattuti fuori con infamia da Schengen. E quindi nuovamente sottoposti agli obblighi di visto.

Uhhh, che pagüüüraaa! E qualcuno ha davvero creduto che la DisUnione europea, che da oltre otto anni esenta dall’obbligo di visto gli albanesi, l’avrebbe imposto agli svizzerotti? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Mafia in crescita

Tornando agli albanesi. Come mai all’Olanda è venuto in mente di chiedere ai funzionarietti di Bruxelles di bloccarne il libero accesso allo spazio Schengen? Risposta: per ragioni di sicurezza. Per combattere la criminalità albanese che nel paese dei tulipani – e verosimilmente non solo lì – sta proliferando.

Nel testo della mozione approvata dal parlamento olandese si legge infatti: “L’assemblea (….) rileva che c’è stato un sostanziale incremento delle attività criminali della mafia albanese in Olanda,e che queste organizzazioni criminali stanno approfittando della possibilità di viaggiare attraverso l’Europa senza visto, ed in tal modo stanno espandendo il loro network di traffici”.  

Migranti illegali

Durante il dibattito in aula, sempre stando a quanto riferisce “tempi.it”, si è ancora rincarata la dose. La prima firmataria della mozione ha rilevato che in Olanda vivono sei volte più albanesi di quelli che sono ufficialmente registrati (sic!), e che secondo la polizia di Rotterdam la mafia abanese è l’organizzazione criminale più violenta degli ultimi anni.

Nella lettera alla Commissione europea, il rappresentante permanente dell’Olanda aggiunge un ulteriore elemento: “il crescente numero di migranti illegalidall’Albania, per lo più giovani maschi”.

Vota anche la sinistra

Nel Legislativo olandese, la richiesta di reintroduzione dell’obbligo di visto Schengen per i cittadini albanesi è stata approvata a larga maggioranza: 105 voti su 150. Hanno detto Sì esponenti di ogni corrente politica, dalla destra alla sinistra. Già, anche la sinistra. Dalle nostre parti, una proposta di questo tipo sarebbe stata approvata solo da Lega e Udc. La partitocrazia triciclata multikulti, per contro, avrebbe strillato allo scandalo, con i tremebondi camerieri dell’UE in Consiglio federale ad opporsi con tutte le proprie forze: e se poi qualcuno ci accusasse di r-r-r-razzismo??

Fosse successo da noi…

Inutile dire che a starnazzare più di tutti sarebbero stati i $inistrati. In Olanda i kompagni hanno firmato. In Danimarca, la sinistra ha vinto le elezioni grazie alla linea dura in materia di immigrazione. La gauche-caviar rossocrociata (rossocrociata per modo di dire, vista l’alta concentrazione di doppipassaporti tre le fila dei suoi politicanti), invece, nemmeno con un mitra puntato alla schiena approverebbe una qualsivoglia misura contro la delinquenza d’importazione. Impedire a chicchessia di immigrare nel nostro Paese? Ma non sia mai! “Devono entrare e devono restare tutti!”. La $inistra “sedicente elvetica” è spalancatrice di frontiere, sovranofoba, xenofila, islamofila ed antisvizzera. E, per portare avanti simili deleterie posizioni, utilizza pure lo specchietto per le allodole del populismo climatico. Risultato: chi vota per il populismo climatico vota per le frontiere spalancate e per l’islamizzazione della Svizzera.

Atto parlamentare a Berna

Poiché anche il nostro Paese fa parte dello spazio Schengen, è evidente che il tema della reintroduzione del visto per i cittadini albanesi tocca anche noi.

Evidentemente, la Lega non ha perso tempo nel chiedere a Berna che il Consiglio federale appoggi la richiesta olandese di reintroduzione dei visti per gli albanesi. Ma c’è anche una domandina aggiuntiva: non è forse il caso di prendere misure analoghe anche per i cittadini di alcuni altri Paesi non membri UE e non firmatari di Schengen, che però sono esentati dall’obbligo di visto (si tratta di ben 62 Stati sparsi per il mondo)?

Lorenzo Quadri

 

 

Ma guarda un po’: la preferenza indigena light è un BIDONE

Oltre a non servire ad un tubo, viene pure snobbata dagli uffici di collocamento

 

Nuova conferma che il triciclo PLR-PPD-P$$ ha azzerato il voto espresso dal 70% dei ticinesi il 9 febbraio 2014: in ottobre, neanche un voto a questi partiti e ai loro politicanti! Ma non siamo ancora stufi di farci fregare da chi ci dovrebbe rappresentare?

1° luglio 2018. In tale data è entrata in vigore la cosiddetta preferenza indigena light. La preferenza indigena light è quella ciofeca con cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia PLR-PPD-P$$ hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio.

In realtà non si tratta nemmeno di una preferenza indigena. Si tratta semmai di una preferenza (?) degli iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC). Perfino parlare di “preferenza” è di per sé una truffa. In effetti, la regola prevede che in determinati settori professionali, quelli dove il tasso di disoccupazione supera l’8%, le aziende siano tenute a segnalare i posti vacanti agli uffici regionali di collocamento. Va da sé che il tasso di disoccupazione viene calcolato a livello nazionale. E non è quello reale, bensì quello delle statistiche farlocche della SECO. E’ quindi evidente che i settori a cui andrebbe applicata la cosiddetta preferenza indigena light sono nella realtà più di quelli ai quali viene effettivamente applicata.

Come funziona in concreto il meccanismo? Le aziende dei settori interessati devono annunciare agli Uffici regionali di collocamento i posti di lavoro vacanti. Gli URC hanno 5  giorni di tempo per proporre dei loro iscritti che corrispondono al profilo richiesto.  Dopo 5 giorni il datore di lavoro può pubblicare l’annuncio sugli usuali canali.

Cinque motivi

Perché la preferenza indigena light è una ciofeca? Per almeno cinque ragioni:

  • Il potenziale datore di lavoro può comunque rifiutare i candidati proposti dagli URC senza necessità di addurre alcuna motivazione.
  • Iscritto all’URC non vuole affatto dire “indigeno”. Tra gli iscritti agli Uffici regionali di collocamento ci sono anche dei frontalieri. Per il momento non molti, è vero. Ma in futuro si iscriveranno tutti i frontalieri che hanno perso l’impiego. E quindi anche loro potranno beneficiare della “preferenza”. Perché in futuro tutti i frontalieri disoccupati si iscriveranno agli URC? Perché i balivi di Bruxelles, in tempi neanche troppo lunghi, imporranno allo Stato ultimo luogo di lavoro dei frontalieri di pagargli le indennità di disoccupazione. Questo, per stessa ammissione del Consiglio federale, causerebbe alla Confederazione una spesa ulteriore di centinaia di milioni di Fr. Ma comporterebbe anche un altro effetto collaterale. Quello indicato sopra: tutti i permessi G si iscriverebbero agli URC, per beneficiare delle rendite LADI. In questo modo potranno approfittare anche della preferenza indigena. Evidentemente, sia detto per inciso, i funzionari svizzerotti non avranno alcun modo di verificare se i frontalieri che risultano disoccupati in Ticino e per questo percepiscono le stesse rendite dei residenti, poi Oltreconfine non lavorino in nero.
  • Per contro, un numero crescente di ticinesi che non ha più diritto a rendite di disoccupazione non risulta più iscritto agli URC. In effetti, ad onta del nome, il loro contributo al collocamento è assai marginale. Gli URC si limitano a fare i gendarmi sulle domande d’impiego presentate e a costringere i senza lavoro a seguire corsi che non ne aumentano in nulla la collocabilità, ma servono semmai ad ingrassare chi li organizza.
  • Se la preferenza indigena avesse una qualche efficacia nel contenere l’immigrazione in Svizzera, i funzionarietti di Bruxelles mai l’avrebbero approvata.
  • Come da copione, gli effetti della preferenza indigena light sulla migrazione sono completamente inesistenti. E’ in vigore da un anno e non è successo assolutamente nulla.

L’elemento nuovo

Adesso alla lista si aggiunge un nuovo elemento. Il Blickvi ha dedicato un interessante servizio sull’edizione di martedì. Accade infatti che gli URC, almeno nella Svizzera orientale, se ne impano della preferenza indigena. Da un’indagine effettuata sotto copertura (uella) dal citato quotidiano svizzerotedesco, è emerso che gli URC del Canton Turgovia  e del Canton San Gallo, ad un imprenditore che ha segnalato un posto vacante che necessitava di poche qualifiche, non hanno proposto alcuna candidatura. Questo malgrado nella loro banca dati avessero senza dubbio centinaia di profili corrispondenti a quello richiesto.

Ovviamente ci interesserebbe particolarmente sapere come è la situazione in Ticino: ovvero se gli URC di questo sfigatissimo Cantone fanno i compiti fino in fondo come asseriscono, oppure se anche loro seguono l’andazzo sangallese e turgoviese.

Morale della favola

l’elenco sopra dimostra, senza possibilità di appello, che la preferenza indigena light è una farsa.  La volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014 dal 70% dei ticinesi è stata azzerata dai camerieri dell’UE in Consiglio federale e dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Rappresentati ticinesi compresi. In ottobre, neanche un voto a questi partiti ed ai loro politicanti!

Lorenzo Quadri

 

Vaffanjuncker! Non firmiamo!

Accordo quadro: altro che le pressioni UE per concludere in fretta! Stop calabraghe!  

Come volevasi dimostrare: sullo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, abrogazione delle misure accompagnatorie, fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera) la presa per  i fondelli continua ad oltranza.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno deciso il venerdì della scorsa settimana di non firmare subito l’accordo quadro, ma di chiedere ulteriori chiarimenti all’Europa. Da sottolineare il “subito”. Altrimenti detto: il governicchio federale intende firmare, smania per farlo; così come la partitocrazia triciclata. Però non può farlo ora. Perché in ballo ci sono le elezioni federali. E, checché ne dicano i sondaggi farlocchi commissionati ad istituti compiacenti, la maggioranza della popolazione col fischio che approverebbe il trattato coloniale. E quindi firmare adesso significherebbe, per il triciclo, rischiare in termini di voti. Ergo, occorre menare il can per l’aia da qui alla fine di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e accordo firmato!

Sul nocciolo della questione…

Vale la pena anche evidenziare su cosail Consiglio federale ha chiesto spiegazioni a Bruxelles. Ne ha chieste sulla direttiva UE sulla cittadinanza, sulle misure accompagnatorie, sugli aiuti statali. Quindi si discute sul contorno. Per contro, il vero nocciolo della questione, vedi la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE ed i giudici stranieri, ovvero la fine della nostra sovranità, è condiviso ed approvato dal governicchio federale.

Messi via senza prete

E qual è la risposta del presidente “non astemio” della commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, alle richieste di spiegazioni? Chiariamoci nel giro di qualche giorno, entro il 18 giugno, così poi finalmente si firma. Chiariamoci per modo dire; perché punto primo nel giro di un paio di giorni non si chiarisce proprio un bel niente, punto secondo l’ha capito anche il Gigi di Viganello (ma forse il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, PLR, non ci è ancora arrivato) che l’UE non intende in alcun modo cambiare le proprie posizioni. Del resto l’ha detto in tutte le salse.

E’ assolutamente scandaloso che il “diversamente sobrio” Juncker pretenda di mettere via la pendenza in quattro e quattr’otto, nel giro di pochi giorni. Ecco la considerazione di costui per la nostra democrazia.

Niente di “bilaterale”

Tutta questa fretta di concludere da parte europea conferma che lo sconcio accordo quadro istituzionale è solo nell’interesse della fallita UE, che vuole comandare in casa nostra. Di certo non è nell’interesse della Svizzera.

Il governicchio federale e la partitocrazia tentano di vendere al popolazzo il trattato coloniale come il proseguimento della via bilaterale. Ma stiamo scherzando? Altro che proseguimento. Questo è l’affossamentodella via bilaterale. Un rapporto bilaterale prevede infatti che i partner contrattino da posizioni paritarie. Con lo sconcio accordo quadro, accadrà proprio il contrario: la Svizzera diventerà una colonia di Bruxelles. Ecco perché gli eurobalivi hanno fretta di firmare. Ed è scandaloso che dalle nostre parti nessuno protesti. Addirittura, il Consiglio degli Stati ha detto che la via scelta dal governicchio federale è quella giusta. Ma col cavolo! L’accordo quadro non va firmato. Né adesso, né al 18 giugno, né mai. Non si svende la sovranità della Svizzera per un tozzo di pane. Anzi, ancora peggio:  non si svende la sovranità della Svizzera per permettere alle grandi aziende – dirette da manager stranieri (ai quali del nostro Paese non gliene frega un tubo) ed affiliate ad Economiesuisse – di  incrementare ulteriormente i propri profitti.

Servono più “sovranisti”

L’indegna sceneggiata dell’accordo quadro dimostra quanto sia importante per il Ticino mandare il maggior numero possibile di “sovranisti” a rappresentarlo a Berna.Altro che eleggere politicanti che poi approvano compulsivamente tutte le calate di braghe davanti all’UE. E di simili scempi, nella legislatura che volge ormai al termine, ne abbiamo visti fin troppi. A partire dalla rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Eppure, con l’ammucchiata ro$$overde, il numero degli euroturbo ticinesi sotto le cupole federali rischia addirittura di aumentare. Bisogna a tutti i costi impedirlo!

Lorenzo Quadri

 

Si apre lo scenario peggiore

Dopo il caso degli otto frontalieri truffatori: se un domani la disoccupazione…

 

E’ notizia recente: otto frontalieri, titolari di regolare permesso G, lavoravano in Ticino, ma contemporaneamente nel Belpaese erano a carico della disoccupazione (o meglio: della prestazione sociale analoga alla nostra disoccupazione, la cosiddetta NASPI) e ne percepivano le rendite. L’andazzo si è protratto per anni, tant’è che le prestazioni indebitamente percepite ammontano a parecchie centinaia di migliaia di euri.

L’abuso è stato scoperto, si legge sui media, a seguito di “controlli incrociati di banche dati e di verifiche documentali”. Ohibò, c’è da restarci con il naso in mezzo alla faccia.

Per scoprire una truffa tanto plateale (lavori – e nemmeno in nero, ma con regolare permesso, quindi alla luce del sole – in uno Stato, mentre a pochi chilometri di distanza risulti disoccupato) bisogna procedere a “controlli incrociati di banche dati e verifiche documentali”. Quando l’irregolarità dovrebbe saltare immediatamente all’occhio. Proprio vero che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, i furbetti del quartierino possono incassare indebitamente tanti bei soldoni pubblici senza che nessuno si accorga di niente.

La punta dell’iceberg

Visto che gli otto imbroglioni hanno intascato illecitamente una barcata di soldi statali, eppure non sono stati beccati per anni, e questo malgrado non si siano neanche troppo preoccupati di nascondere le malversazioni, c’è come il vago sospetto (eufemismo) che quanto emerso sia solo della punta dell’iceberg. Ovvero, c’è motivo di credere che di abusi analoghi ne avvengano a tutto spiano!

Non è un passo avanti

E’ vero che nel caso concreto lo Stato truffato non è la Svizzera bensì l’Italia. Ma non è un gran passo avanti. Non sappiamo per chi lavorassero i frontalieri truffatori. Sarebbe il colmo se fossero stati assunti al posto di ticinesi.

Inoltre, e specialmente in futuro, la truffa potrebbe facilmente avvenire anche ai danni della Svizzera. Come noto, infatti, la fallita UE sta cercando di cambiare le regole sulle rendite di disoccupazione dei frontalieri. Obiettivo: far sì che a pagarle non sia più  (per la maggior parte) il paese di residenza, come ora, bensì quello dell’ultimo impiego.

Prima o poi…

Il progetto è al momento arenato poiché non ha trovato il consenso necessario a Bruxelles. Ma prima o poi, più prima che poi, verrà estratto dal cassetto. E se l’UE dovesse applicare agli stati membri questa regola, forse che gli svizzerotti – per quanto formalmente non tenuti a farlo – non si adeguerebbero? Figuriamoci! I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con triciclo PLR-PPD-P$$ al seguito, calerebbero le braghe in tempo di record, paventando chissà quali ritorsioni (?) in caso di disubbidienza! Mica siamo il Lussemburgo che, pur essendo uno Stato membro UE, non solo non versa un centesimo di ristorni, ma pare abbia già ottenuto “a titolo preventivo” eccezioni all’obbligo di dover un domani pagare la disoccupazione ai frontalieri!

Lavoro nero

Il Consiglio federale stesso ha ammesso che, se la Svizzera dovesse essere tenuta a versare la disoccupazione ai frontalieri, ciò comporterebbe una spesa di svariate centinaia di milioni di Fr all’anno. Ma c’è anche un altro aspetto. Come potrebbero le autorità elvetiche controllare che il frontaliere, che alle nostre latitudini risulta disoccupato, in Italia non lavori in nero – o magari nemmeno in nero, ma alla luce del sole? E’ evidente che non potremmo compiere controlli all’estero. E il precedente dei finti disoccupati in Italia ma frontalieri in Ticino, andato avanti per anni, promette i peggiori scenari. Insomma, si annuncia il festival degli abusi, con i furbetti del quartierino tricolore a ridersela a bocca larga degli svizzerotti “che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”.

Il menavia

E’ evidente che, nel caso – non certo inverosimile – in cui l’UE dovesse decidere di cambiare davvero sistema sulla disoccupazione, i politicanti bernesi dovrebbero, molto semplicemente, rifiutare di adeguarsi. Il Consiglio federale è ben consapevole che una simile regolamentazione avrebbe pesanti conseguenze. Intende opporvisi? La domanda è stata formulata a chiare lettere. Ma per tutta risposta è arrivato il consueto menavia. Brutto segno.

Lorenzo Quadri