In Ticino la cittadinanza svizzera è venduta ai saldi

Costi delle naturalizzazioni: il nostro Cantone è tra quelli più “convenienti”

 

Perché a Soletta il passaporto rosso costa 5000 Fr mentre a Lugano solo 2000?

Il costo di una naturalizzazione  varia da Cantone a Cantone e da Comune a Comune. In base alla nuova legge federale, la somma chiesta al candidato deve coprire le spese, ma non può servire per “fare cassetta”. A dire il vero, più che a fare cassetta – ciò che oltretutto potrebbe far venire “idee malsane” a qualche Comune – il costo potrebbe/dovrebbe semmai avere effetto deterrente. Per  sottolineare che, contrariamente a quanto sognano i $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) il passaporto non è solo un pezzo di carta.

Le cose però non stanno così.

Differenze significative

Le differenze nei costi delle naturalizzazioni sono importanti. Come spesso accade nel nostro sistema federalista, il costo totale è composto da una tariffa federale (uguale per tutti: 100 Fr per uno straniero maggiorenne, 50 per un minorenne, 75 a testa per i coniugi), da una cantonale (che varia da Cantone a Cantone) e da una Comunale (ogni Comune ha la sua). Quindi: non solo ci sono differenze importanti tra Cantoni, ma anche all’interno di uno stesso Cantone.

Un vero ginepraio in cui adesso intende intervenire Mr Prezzi. Era meglio se si occupava d’altro. Ad esempio, dei premi di cassa malati. Difficilmente infatti l’intervento del sorvegliante dei prezzi servirà ad aumentare i costi di naturalizzazione. Semmai servirà a farli scendere.

Ticino buon mercato

La tassa cantonale varia da 450 Fr del Canton Vaud (e ti pareva) ai 1500 di Friburgo. Il Ticino si situa nella fascia medio-bassa, ovvero 640 Fr. A Lugano, una pratica di naturalizzazione ordinaria costa, per la parte comunale, 1300 Fr, mentre una naturalizzazione agevolata 400. In caso ritiro della domanda di naturalizzazione, il richiedente viene comunque chiamato alla cassa: più è avanzata la procedura, più alto è il conto. Chi ritira la domanda dopo il rapporto commissionale, ad esempio, paga 1050 Fr.

A Lugano, tirando le somme, tra tassa federale, cantonale e comunale, diventare svizzeri costa sui 2000 Fr. Sarebbe possibile presentare un conto più salato? La risposta è sì. Basti pensare che a Soletta la fattura globale è di circa 5000 Fr: più del doppio! Anche nel Canton Friburgo il conto è più elevato che in Ticino. Il Cantone preleva una tassa di 1500 Fr; quasi 1000 franchetti in più di quella richiesta alle nostre latitudini.

“Sa pò”

La conclusione è scontata. Far pagare di più per l’ottenimento della cittadinanza svizzera, anche in Ticino, “sa pò”. Questo vale sia per il Cantone  che per i Comuni (ad esempio, Brissago chiede solo 450 Fr). Se a Soletta si pagano 5000 Fr, perché la stessa cifra non potrebbe essere riscossa anche a Lugano o a Bellinzona o in qualsiasi altro Comune ticinese? Le fotocopie solettesi sono forse stampate su carta con filigrana d’oro?

Svendite

Già il passaporto rosso viene (metaforicamente) svenduto tramite naturalizzazioni facili. Ossia naturalizzazioni di persone non integrate: perché “bisogna aprirsi”! E se qualcuno non ci sta, la cricca ro$$overde multikulti insorge e  si mette a starnazzare al razzismo ed al fascismo. Infatti, secondo la gauche-caviar, “il solo fatto che uno straniero abbia presentato domanda di naturalizzazione dimostra che è integrato”; ovvero: basta chiedere e si diventa svizzeri in automatico.

Non basta svendere il passaporto in senso metaforico. Adesso “scopriamo” che viene svenduto anche nel senso letterale del termine.

Intanto altrove…

Purtroppo non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che l’intervento di Mr Prezzi non farà che peggiorare la situazione. Dovesse ottenere un qualche risultato, sarà quello di mettere (ulteriormente) ai saldi la cittadinanza svizzera. Sempre meglio!

E intanto che gli svizzerotti vengono accusati di xenofobia e razzismo da organismi internazionali che valgono meno di zero – e questo malgrado abbiamo il 25% di popolazione straniera e la metà “con passato migratorio” (in Ticino gli stranieri sono il 30% e c’è dunque ragione di credere che i cittadini “con passato migratorio” siano, a questo punto, la maggioranza) – in Giappone gli stranieri sono meno del 2% della popolazione. E nessuno fa un cip. Non sappiamo come funzionino le naturalizzazioni nel Paese del Sol Levante. Ma su una cosa siamo pronti a scommettere: “facili” non sono di sicuro!

Lorenzo Quadri

Patto ONU sulla migrazione La lucidità è durata poco

La Commissione di politica estera dice che “bisogna” sottoscrivere l’ennesima ciofeca

Come c’era da aspettarsi, lo sprazzo di lucidità della partitocrazia a proposito del patto ONU sulla migrazione non è durato a lungo!

Il venerdì della scorsa settimana, la commissione delle istituzioni politiche del consiglio nazionale, dove siede anche la leghista Roberta “Pardopanty” Pantani, ha detto njet alla firma dell’ennesimo accordo internazionale del piffero. La sottoscrizione dovrebbe tenersi l’11 dicembre a Marrakech.

Il Consiglio federale, che non appena sente le parole “accordo internazionale” corre ad abbassarsi le braghe fin sotto i talloni con riflessi degni dei famosi cani di Pavlov, aveva tentato, per l’ennesima volta, di prendere la gente per i fondelli. La tesi usata questa volta è che si tratterebbe di “un accordo non vincolante”, che non intaccherebbe in nulla la nostra sovranità, e avanti con le favolette.

Non ci crede più nessuno

A simili fregnacce non crede più nemmeno il Gigi Piantoni. Di accordi internazionali non vincolanti non ne esistono. Prima o poi tutti lo diventano. E non solo diventano vincolanti ma poi – vedi il bidone-Schengen – si evolvono. Ovvero, si gonfiano come rane. Andando a coprire sempre nuovi settori. Così accade che, tanto per citare un esempio noto a tutti, con la scusa che si tratta di un “acquis” di Schengen, il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di disarmare i cittadini onesti. Il referendum contro questa ennesima boiata della casta è in corso: firmate tutti!

La conseguenza…

Con il patto ONU sulla migrazione è evidente che accadrà la stessa cosa. E se gli spalancatori di frontiere hanno una voglia matta di firmare, è perché la conseguenza sarà (prima o poi, più prima che poi) l’obbligo, per gli svizzerotti, di accogliere sempre più finti rifugiati. Così il business ro$$o dell’asilo si gonfia, ed i compagni di merende della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga sono felici e beati!

Se firmare o non firmare fosse la stessa cosa, perché i burocrati del Consiglio federale vogliono sottoscrivere? Potrebbero benissimo NON farlo e non cambierebbe nulla. Ma evidentemente le cose non stanno così. Ed infatti, ma guarda un po’, l’Austria ha deciso di non firmare il patto-ciofeca dell’ONU. Il motivo?  Vienna “difende la propria sovranità”. Kompagna Simonetta e doppiopassaporto KrankenCassis asfaltati! La stessa decisione dell’Austria l’hanno presa, ma guarda un po’, la Croazia, l’Ungheria, gli USA. Altri probabilmente seguiranno.

La sorpresa

Come detto, il venerdì della scorsa settimana la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale con comoda maggioranza (15 a 9: chi saranno i 9?) ci aveva sorpresi in positivo, decidendo di raccomandare al CF di nonsottoscrivere il patto ONU. Con un imbarazzante retrofront, il ministro degli esteri PLR si è affrettato a dichiarare che “se non si firma subito non è un problema”. Come già scritto la scorsa domenica, il buon Cassis non ha forse capito che non si tratta di tirarla in lungo. Si tratta di NON firmare. La Svizzera non deve sottoscrivereil patto ONU sulla migrazione. Né tra un mese, né tra un anno, né mai.

Vita breve

Ma, come c’era da temere, l’invero sorprendente sprazzo di lucidità bernese ha avuto vita breve. Di fatto, solo un fine settimana. Ben presto sono ripiombate le tenebre. Lunedì ci hanno pensato i soldatini della casta incadregati nella Commissione di politica estera del Consiglio nazionale a riconfermare il calabraghismo. Questa Commissione ha infatti deciso, per 14 voti contro 10 ed un’astensione, che il patto ONU sulla migrazione va invece firmato. Giù le braghe! Questa è la partitocrazia che conosciamo fin troppo bene!

Commissioni da rottamare

Certo che queste commissioni di politica estera delle Camere federali sono una vera catastrofe: quella degli Stati decide, con il voto determinante del presidente, EuroSenatore Pippo Lombardi (PPD), che bisogna regalare 1.3 miliardi alla fallita UE. Senza alcun obbligo né contropartita. Ma unicamente “per oliare”. Ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara, spiattellando pubblicamente l’inciucio PLR-PPD corre sollecito in soccorso dell’EuroSenatore; e dichiara, dalle colonne del CdT, che gli svizzerotti devono calare le braghe davanti all’UE, sempre e comunque: chi osa sostenere il contrario è un povero pirla. E questo sarebbe il partito che in aprile brama di raddoppiarsi le cadreghe nel governicchio cantonale? Ossignùr!

A breve distanza dalla scellerata decisione della Commissione di politica estera degli Stati a favore della marchetta all’UE, arriva quella del Nazionale che, tranquilla come un tre lire, vota a favore della firma del patto ONU sulla migrazione. Il che equivale a rottamare un altro pezzo della nostra sovranità.

Visto che le elezioni federali si avvicinano, è decisamente ora di fare pulizia in queste commissioni bernesi. Azzerare!

Lorenzo Quadri

 

Giudici stranieri: terrorismo di regime, come nel 1992

La partitocrazia vuole tagliar fuori i cittadini a suon di accordi internazionali

Il 25 novembre, votiamo Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione” per salvare i nostri diritti popolari!

L’agitazione dell’establishment contro l’iniziativa per l’autodeterminazione ha decisamente superato i livelli di guardia. Ma chi combatte l’iniziativa, combatte i diritti popolari. Questo deve essere chiarissimo. La volontà dichiarata della casta è infatti quella di cancellare le votazioni popolari sgradite (vedi il “maledetto voto” del 9 febbraio). E questo a suon di accordi internazionali. Nel mirino dell’establishment c’è proprio il famoso  “modello di successo svizzero”. Quel modello con cui la partitocrazia triciclata, quando fa comodo, si riempie  la bocca. Ebbene questo “successo” è arrivato grazie alla democrazia diretta, grazie ai diritti popolari e grazie al rispetto della volontà dei cittadini.

Agitano fantasmi

Nella loro agitazione, le élite internazionaliste evocano i fantasmi delle centinaia di accordi internazionali che verrebbero disdette (?), dei diritti umani in pericolo (??) e della sicurezza del diritto a ramengo (??). Tre argomenti, tre fetecchiate. E naturalmente sul tema centrale della votazione, ovvero l’autodeterminazione, nemmeno un cip. Imbarazzato ed imbarazzante silenzio. Eh già: malgrado i tentativi di depistaggio, l’oggetto della votazione è: vogliamo o non vogliamo che i nostri diritti popolari abbiano un futuro? Vogliamo o non vogliamo che il popolo rimanga “sovrano”? Oppure preferiamo una dittatura della casta tramite accordi internazionali?

Vogliamo essere l’unico Paese al mondo dove il diritto internazionale ha sistematicamente la precedenza sulla Costituzione, ossia sulla Carta fondamentale dello Stato e sulla volontà popolare? Perché, nel caso qualcuno  non se ne fosse accorto, questi e non altri sono i temi della votazione del 25 novembre. Non a caso l’iniziativa si chiama “per l’autodeterminazione”.

Le fanfaluche

Perché gli argomenti dei contrari all’iniziativa sono storielle?

  • “Centinaia di accordi internazionali verrebbero disdetti”. Quali? Se queste centinaia di accordi esistessero davvero: dov’ è l’elenco? Non c’è. Perché queste centinaia di accordi in pericolo, come ben evidenziato anche dal dottore in diritto Hansheiri Inderkum (PPD!), uno dei “padri” dell’ultima revisione della Costituzione federale, “esistono solo nel regno della fantasia”. L’accordo internazionale che collide con la nostra Costituzione è infatti uno solo: quello sulla devastante libera circolazione delle persone, su cui i cittadini saranno comunque chiamati a votare (iniziativa popolare riuscita).
  • “Diritti umani in pericolo”. Sostenere che dare la precedenza alla Costituzione sui trattati internazionali equivale a mettere in pericolo i diritti umani – non solo in Svizzera – è, come direbbe Fantozzi, “una cagata pazzesca”. I diritti umani sono già contenuti nella Costituzione. Il problema di eventuali conflitti costituzionali con la CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo) può sorgere solo con l’espulsione dei criminali stranieri. Allora il triciclo abbia la decenza di ammettere che vuole far restare in Svizzera tutti i criminali stranieri. E’ poi il caso di ricordare che la stessa UE non aderisce alla CEDU poiché non riconosce la giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo, ma solo quella della “sua” Corte di giustizia europea. Ovvero: nemmeno l’UE tollera i giudici stranieri. E dovremmo tollerarli noi?
  • “Certezza del diritto”: solo stabilendo, una volta per tutte, che la Costituzione, e quindi le decisioni popolari, hanno la precedenza sugli accordi internazionali, si crea certezza. Solo chiarendo che le votazioni popolari vengono applicate, si crea certezza. I contrari vogliono invece indebolire sistematicamente i diritti popolari, sottraendo così potere al popolo. Vedendo che le loro decisioni non vengono applicate, i cittadini smetteranno di andare a votare, perché “tanto i politicanti fanno comunque quello che vogliono”. Missione riuscita per la casta!

Come nel 1992

La martellante propaganda di regime ed il lavaggio del cervello cui assistiamo ed assisteremo fino al 25 novembre, ricordano da vicino quelli del 1992 quando si trattava di decidere sull’adesione allo SEE. Il popolo ha rifiutato l’adesione, e nessuno degli scenari apocalittici paventati dall’establishment si è verificato. La storia si ripete.

Votando Sì il 25 novembre metteremo al sicuro la sovranità svizzera dalle mire della casta. Se invece passasse il no, i legulei del Tribunale federale, i professorini delle università, i politicanti del triciclo ed i loro padroni daranno sistematicamente la precedenza al diritto internazionale a scapito della Costituzione e della volontà popolare. E allora, i cittadini finirebbero sotto tutela. E addio democrazia diretta.

Lorenzo Quadri

Casinò di Campione: “nümm a pagum” grazie ai bernesi

Il Consiglio federale si arrampica sui vetri, ma la situazione è ingiustificabile 

Ancora una volta la colpa è di accordi internazionali autolesionisti che i camerieri dell’UE sono corsi a firmare con le braghe abbassate fino alle caviglie

Come volevasi dimostrare il Consiglio federale attinge a piene mani alle casse dell’assicurazione contro la disoccupazione (AD) per regalare milioni agli ex dipendenti del Casinò di Campione residenti in Ticino, parecchi dei quali con permesso B. Costoro non hanno mai versato un franco di contributi alla disoccupazione elvetica.

I camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno infatti ribadito, rispondendo all’interpellanza di chi scrive, che versare le rendite di disoccupazione agli ex dipendenti della casa da gioco dell’enclave è cosa buona, giusta e doverosa. Ma bravi!

I tagli

Forse lor$ignori si sono dimenticati che nel 2012, la Lega era contraria, vennero effettuati tagli drastici alle indennità di disoccupazione dei cittadini svizzeri,raccontando la solita fregnaccia delle “esigenze di risparmio”. (Poi però  i soldi per fare regali miliardari alla fallita UE – perché, EuroSenatore Lombardi (PPD)  dixit, “bisogna oliare”, ed il presidente del PLRT Bixio Caprara applaude entusiasta – si trovano sempre; ma questo è un altro discorso).

Quindi, sui disoccupati svizzeri si risparmia. A quelli di Campione si fanno i regali. Come detto, i disoccupati di Campione non hanno mai versato nelle casse della nostra AD un solo centesimo.

Oltretutto, il Casinò di Campione è (era) una vera e propria cattedrale nel deserto. Non solo per quel che riguarda l’edificio (meglio noto come “ecomostro”). L’organico della casa da gioco è stato gonfiato come una rana dalle autorità dell’enclave (ne avevano facoltà) con motivazioni politiche e nepotistiche: assunzioni di amici, parenti, raccomandati, e chi più ne ha più ne metta. Le pubbliche dichiarazioni al proposito fatte dall’ex sindaco Roberto Salmoiraghi sono illuminanti. E non solo l’organico era gonfiato, ma anche le paghe.

Tutto ciò è avvenuto, come è ovvio che sia (Campione è territorio italico) senza che gli svizzerotti potessero fare un cip.

Chi ci mette una pezza?

Poi, quando il giocattolino (giocattolone) si  è rotto e tutto è andato in palta, chi è stato chiamato a metterci una pezza? Ma gli svizzerotti, ovviamente! Con i soldi dei lavoratori e dei datori di lavoro elvetici.

E che pezza: l’operazione Campione infatti, con tutta probabilità, costerà alle casse della “nostra” disoccupazione una cifra vicina ai 5 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. E intanto Roma – Campione è in Italia, mica in Svizzera! – si defila. Del resto, che bisogno avrebbe di star lì a scaldarsi? Ci sono già gli svizzerotti che pagano…

Ingiustificabile

In tutto questo non c’è alcuna logica. E’ evidente. Ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale possono girarla e pirlarla come vogliono. Davanti ai lavoratori ed ai datori di lavoro svizzeri, il pagamento delle rendite di disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione non è in alcun modo giustificabile. Regali a chi non ha mai pagato e tagli sulla pelle di chi ha pagato: ma dove siamo?

Accordi del piffero

Ed infatti, la spiegazione con cui il Consiglio federale immagina di pararsi le terga  è rovinosa: dobbiamo pagare perché questo “è previsto all ‘articolo 65 del Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale”. Apperò!  Eccoli qua gli accordi internazionali del piffero! Dei veri e propri capolavori diautolesionismo(Tafazzi al confronto è un dilettante) che i balivi bernesi corrono a sottoscrivere con le braghe calate ad altezza caviglia! Corrono perché, secondo costoro, quando Bruxelles comanda, i tapini elvetici possono solo chinarsi a 90 gradi ed obbedire! Questa è peraltro la visione sdoganata anche dal presidente del PLRT Bixio Caprara.

Un motivo in più

Ecco un motivo in più per far saltare la devastante libera circolazione delle persone che, oltre all’invasione da sud con tutte le conseguenze del caso, ci regala anche “appendici” come la rendita di disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione!

Abbiamo dunque un bell’esempio concreto di cosa sono gli “indispensabili” accordi internazionali. Quelli che, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, dovrebbero avere la priorità sulla Costituzione e sulla volontà popolare!

Non è finita

Comunque, la vicenda della disoccupazione ai dipendenti del Casinò di Campione non finisce qui.Nella prossima sessione delle Camere federali (inizio il 26 novembre) verranno presentati altri atti parlamentari sul tema.

Lorenzo Quadri

 

 

Chiasso: la Simonetta vuole gonfiare il centro asilanti!

66 posti per finti rifugiati in più? Ma come, gli arrivi mica erano diminuiti? 

La vicesindaca di Chiasso nonché Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani ha già annunciato che intende opporsi al deleterio progetto: forza Panti!

Certo che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ed i suoi burocrati se ne inventano una tutti giorni! L’ultima bella trovata è il progetto di aumentare di 66 posti la capienza del centro per finti rifugiati di Chiasso, che passerebbe così da 134 a 200 posti letto.

Motivo: gli alloggi del centro definitivo in zona Pasture, 350 in totale, potranno essere pronti soltanto nel 2023. E anche la soluzione transitoria presso l’ edificio di proprietà delle FFS, sempre in zona Pasture, per alloggiarvi 220 persone, potrà entrare in funzione solo nella seconda metà del 2019.

I conti non tornano

Ma come, qui i conti non tornano proprio. Il Dipartimento Simonetta da mesi continua a raccontarci  la storiella che non c’è alcun caos asilo (sono tutte balle della Lega populista e razzista); che gli arrivi di finti rifugiati sarebbero ridotti ai minimi termini, anzi di fatto non arriverebbe più nessuno. Però adesso vuole improvvisamente aumentare del 50% la capienza del centro asilanti di Chiasso. E questo perché la soluzione transitoria sarà pronta solo – notare il  “solo” – nella seconda metà del 2019. Ora, alla seconda metà del 2019 non mancano 10 anni. Mancano pochi mesi. Per quale motivo allora investire, e di certo non due spiccioli – e nümm a pagum! – per ampliare in modo così importante il centro d’accoglienza di Chiasso? Forse qualcuno tra i soldatini della Simonetta ha motivo per attendersi a brevissimo termine nuove ondate di finti rifugiati? Le previsioni e le statistiche sugli arrivi “ai minimi termini” erano forse farlocche?Farlocche come quelle della SECO sull’occupazione?

E dopo?

E poi, se l’operazione potenziamento andasse in porto, cosa succederà tra pochi mesi, ovvero al momento dell’apertura del centro provvisorio nello stabile FFS? I nuovi posti letto creati a Chiasso verrebbero smantellati? Come buttar via i soldi del solito sfigato contribuente! Ma d’altronde da un governicchio federale che vorrebbe regalare 1.3 miliardi all’UE non ci si può attendere molto altro.

Oppure, come sarebbe più logico attendersi, i 66 nuovi posti verrebbero semplicemente mantenuti andando dunque ad aumentarela capacità d’accoglienza di finti rifugiati con lo smartphone?

Sempre più attrattivi

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello che incrementare la capacità d’accoglienza significa incrementare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. A tutto vantaggio di quelli che, sul business ro$$o dell’asilo, ci lucrano. In primis le associazioni contigue al P$$!

Chissà come saranno entusiasti a Chiasso del nuovo regalo della kompagna Simonetta, che vuole riempire il basso Mendrisiotto di finti rifugiati, non integrati né integrabili; con tutto quel che ciò comporta, anche per la sicurezza dei cittadini.

La vicesindaca di Chiasso nonché Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani ha già annunciato che intende opporsi al deleterio progetto: forza Panti!

Lorenzo Quadri

 

Invasione: a Stabio ci sono più frontalieri che a Zurigo

E intanto la stampa di regime monta la panna su un paio di permessi G in meno

Solo la scorsa settimana, curiosamente (ma tu guarda i casi della vita) in concomitanza con l’arrivo nelle case delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” l’Ufficio federale di statistica ha pensato bene di pubblicare una statistica (farlocca?) secondo cui il numero di frontalieri in Ticino sarebbe leggermente calato.

In particolare si montava la panna, fino a farla diventare burro Floralp, sulla (presunta) diminuzione di 2000 frontalieri nel settore terziario.

Strane amnesie

Chissà come mai, ci si è dimenticati (?) di dire  che proprio nel terziario il numero dei frontalieri è quadruplicato nel giro di pochi anni. E questo a seguito della libera circolazione. Grazie partitocrazia!

Nel terziario non c’è alcun bisogno di importare manodopera dal Belpaese: quella ticinese non solo basta, ma avanza a coprire le necessità. A maggior ragione dopo lo sfascio della piazza finanziaria, con le pesanti conseguenze occupazionali del caso, leggi: cancellazione di posti di lavoro.

Per questa catastrofe possiamo ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e la partitocrazia che le ha retto la coda.

E’ quindi evidente che l’esplosione del frontalierato nel terziario è avvenuto a spese dei lavoratori ticinesi.

Cifre incomplete

Naturalmente chi ha montato la panna sulla presunta diminuzione dei frontalieri si è anche “dimenticato” di dire che in ogni caso le cifre ufficiali (anche nella denegata ipotesi in cui non fossero taroccate), sono comunque incomplete. Da un lato infatti i frontalieri in nero non vengono – ovviamente – conteggiati. Quanti sono? Mistero! Ma di sicuro non sono pochi. Anche perché – è bene tenerlo sempre presente – nel Belpaese il lavoro nero è la norma. L’ex premier Silvio Berlusconi ebbe a dichiarare che “sotto il 20% non si può parlare di lavoro nero”.

E poi ci sono anche i frontalieri che si sono trasformati in permessi B, magari farlocchi (ovvero tramite residenza fittizia in Ticino). Al proposito esiste un vero e proprio mercato: vedi l’annuncio per la ricerca di un coinquilino fittizio per un monolocale di cui si parla nella “chicca” pubblicata a pagina 9.

Lo spauracchio

Naturalmente la stampa di regime è corsa, servile, a fare la propria parte, dando la notizia della presunta diminuzione dei frontalieri con la massima enfasi. Quando i frontalieri aumentano, invece, lo spazio dedicato è ben diverso. L’obiettivo, chiaramente, è fare campagna di votazione contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, ormai assurta ad ennesimo spauracchio di una casta allo sbando.

Chi rompe le uova nel paniere?

Adesso però a rompere le uova nel paniere arriva quella che è davvero un’insospettabile. Ossia la SSR. La quale, non si sa in preda a quale raptus, ha pubblicato sul proprio sito una mappa interattiva dei frontalieri divisi per comune (vedi www.mattinonline.ch). Proprio vero che “on n’est jamais trahi que par les siens”!

Grazie alla cartina interattiva della SSR si scopre così che a Manno i frontalieri sono assai più numerosi degli abitanti (1900 contro 1300). Che a Zurigo (!) ci sono meno frontalieri che a Stabio (3500 contro 3800). E avanti con le amenità.

E poi il triciclo vuole farci credere che va tutto bene, e soprattutto che non dobbiamo mettere a rischio la devastante libera circolazione delle persone votando sì all’iniziativa per l’autodeterminazione?

Chiaro: quest’ultima riesumerebbe il “maledetto voto” del 9 febbraio e quindi la preferenza indigena.

La preferenza indigena è infatti contenuta nella Costituzione, sia federale che ticinese. In base all’autodeterminazione, essa avrebbe la precedenza su un accordo internazionale del piffero come è quello sulla libera circolazione. Per la casta eurolecchina e spalancatrice di frontiere, una vera tragedia.

Lorenzo Quadri

 

 

Scusarsi con chi demolisce i diritti popolari?

Una sconosciuta associazione pro-establishment dal pomposo nome “Uniti dal diritto”, peso  specifico uguale a zero, pretende le scuse di  Christoph Blocher. Uhhh, che pagüüüraaaa!

Perché Blocher dovrebbe scusarsi? Per aver dichiarato in un’inserzione a sostegno dell’iniziativa “per l’autodeterminazione” che in Svizzera i politici sarebbero “dispotici e corrotti”.

Sicché i moralisti a senso unico adesso strillano alla lesa maestà per conto terzi.

Costituzione = carta straccia?

Sta di fatto che il triciclo PLR-PPD-P$$ sistematicamente attenta alla democrazia diretta. Ha cancellato la volontà popolare sulla preferenza indigena (“maledetto voto” del 9 febbraio) e sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Adesso combatte l’iniziativa per l’autodeterminazione (tutti a votare Sì il 25 novembre!) a suon di fake news e di denigrazioni all’indirizzo di promotori e sostenitori.

L’establishment vuole trasformare la nostra Costituzione (carta fondamentale dello Stato) in carta straccia: gli accordi internazionali devono avere sempre la precedenza.

Sostenere che accordi internazionali del piffero hanno sistematicamente la priorità sulla Costituzione – e quindi sull’esito delle votazioni popolari – è un vero e proprio golpe conto i cittadini elvetici. Un attentato alla democrazia diretta. Visto che il popolazzo becero “vota sbagliato”, bisogna ridurlo al silenzio. La sua volontà non deve contare più nulla.

Chi combatte l’iniziativa per l’autodeterminazione vuole usare il diritto internazionale come una ruspa, per demolire l’esito di votazioni popolari sgradite alla casta.

Iniziativa per la democrazia

L’iniziativa per l’autodeterminazione è un’iniziativa per la democrazia.

Per combatterla, il triciclo si serve di fake news e di ricatti morali ed economici. Ricatti morali sui diritti umani in pericolo e ricatti economici sulle centinaia di accordi internazionali a rischio. In entrambi i casi si tratta di balle colossali.

E come la mettiamo con lo sconcio accordo quadro istituzionale, per il quale la casta letteralmente smania?

Questo ennesimo accordo-capestro ci imporrebbe la ripresa automatica del diritto UE ed ulteriori giudici stranieri che decidono in casa nostra.

Svenduti ogni giorno

E’ evidente che l’establishment vuole portarci nella fallita Unione europea con la tattica del salame: una fetta alla volta. Altrettanto evidente è che la casta svende la nostra sovranità ogni giorno.

Se questo sia “corruzione e dispotismo”, come sostiene Blocher,  non sapremmo dire. Di certo è tradimento, menzogna e ricatto.

Inoltre: quando si scusano i contrari all’iniziativa per l’autodeterminazione ed i loro soldatini – come l’irrilevante associazione “Uniti dal diritto” – per gli insulti ai promotori ed ai sostenitori dell’iniziativa, diffamati come “nemici dei diritti umani”?

Lorenzo Quadri

 

Svizzera: i giovani musulmani respingono la nostra società

Lo studio delle Università di Zurigo e Friburgo contiene cifre da allarme rosso

 

Nei giorni scorsi è arrivata una nuova ed allarmante dimostrazione dell’incompatibilità dell’Islam con la società occidentale. A dirlo questa volta non è il Mattino “razzista ed islamofobo”. Sono le Università di Zurigo e di Friburgo. Le quali hanno condotto uno studio su oltre 8300 giovani tra i 17 ed i 18 anni residenti in Svizzera.

Dall’indagine è emerso in modo chiaro che i giovani musulmani che vivono nel nostro Paese respingono  la società ed i modi di vita occidentali.

I risultati dello studio sono inquietanti (ma naturalmente la stampa di regime, al servizio della casta spalancatrice di frontiere e multikulti, si è impegnata a darvi il minor risalto possibile): il 43%, quindi quasi la metà, dei giovani musulmani che vive da noi ha una percezione negativa della società occidentale. Quasi il 22% vorrebbe vivere sotto la sharia. Il 21,4% ritiene che in Svizzera ci vorrebbe un leader politico che guidi il paese seguendo i precetti dell’Islam (sic!). Il 26.1% reputa che le donne in Svizzera godano di troppa libertà. Mentre oltre un terzo, ovvero il 33.7%, è convinto che i problemi della società possano essere risolti solamente seguendo l’Islam.

Catastrofe multikulti

Le percentuali sopra sono semplicemente allucinanti. Confermano in tutta evidenza che il multikulti non è solo un fallimento. E’ proprio una catastrofe. Ce n’è più che abbastanza per mandare a casa, subito e dal primo all’ultimo, tutti i politicanti buonisti-coglionisti del triciclo PLR-PPD-P$$: quelli che si riempiono la bocca con le “aperture” e con il ritornello del “non bisogna discriminare”. A partire, ovviamente, dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga.

Verso la sharia

E cosa ne dicono delle cifre di cui sopra i bolliti residui del femminismo ro$$o, che spalancano le porte all’islam? Oltre il 26% dei giovani musulmani residenti in Svizzera (in Svizzera! Non in Pakistan!) ritengono che da noi le donne abbiano troppa libertà. Stiamo parlando dei giovani islamici: quelli che un domani, grazie alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia, avranno il passaporto rosso anche senza essere integrati. Quindi voteranno ed eleggeranno. E potranno anche fondare un partito islamista, con l’obiettivo di introdurre la sharia in Svizzera.

Sharia peraltro già riconosciuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo – ovvero i giudici stranieriche tanto piacciono al triciclo – nella sua recente, demenziale sentenza di condanna nei confronti di una donna austriaca rea di aver detto che il matrimonio tra l’ultrancinquantenne Maometto ed una bambina di 6 anni “può essere considerato un caso di pedofilia”.

Davanti allo sfacelo testimoniato dall’inchieste delle due università di Zurigo e Friburgo,  i soldatini dell’establishment  hanno ancora il coraggio di blaterare di “aperture” e di “integrazione”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri

Il Belpaese lo ribadisce: Ticino mucca da mungere!

Intanto in questo ridente Cantone i lavoratori svizzeri sono sempre più in minoranza

 

Di recente è stato costituito l’Osservatorio permanente sul lavoro transfrontaliero. Trattandosi di osservatorio transfrontaliero, pare ovvio che i suoi fari siano puntati sull’esplosione del frontalierato. E su quello che potrebbe accadere nel caso in cui i ticinesi decidessero finalmente di reagire al disastro combinato dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere.

La stampa è esplicita

Di recente su “La Provincia” di Varese Giacomo Mazzarino,della locale Camera di Commercio, è stato esplicito: “In provincia di Varese ci sono attualmente circa 30mila disoccupati: se dovesse passare la politica del “prima i nostri” che alcuni si augurano in Canton Ticino, questo numero raddoppierebbe di colpo, con tutte le conseguenze che si possono immaginare”.

Il quotidiano Varesotto ha pure messo l’accento sull’importanza dei ristorni: “un tesoro che vale oltre 73 milioni di euro di entrate dirette per i comuni di frontiera, ma anche un ammortizzatore fondamentale per superare la crisi economica ed occupazionale che ha colpito duramente in questi anni il nostro Paese”.

Ammissione ufficiale

Ecco dunque l’ammissione ufficiale che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$ che ha pure azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio (e che adesso pretende di imporci lo sconcio accordo quadro istituzionale ed i giudici stranieri) il Ticino è diventato la mucca da mungeredelle province italiche limitrofe.

Infatti, come scritto la scorsa settimana su queste colonne, in Ticino i lavoratori stranieri sono ormai in maggioranza. Gli svizzeri sono solo il 49.8%. Naturalmente in questa percentuale non vengono considerati i naturalizzati di fresco. Se si tenesse conto anche di tale categoria, il tasso di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La maggioranza dei lavoratori attivi in Ticino sono dunque stranieri. La parte del leone la fanno i frontalieri. Questi ultimi sono ormai quasi un terzo dei lavoratori attivi nel nostro Cantone.  Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$.

A nostro danno

Il triciclo ha dunque trasformato il Ticino nella mucca da mungere per i vicini del Belpaese. Ciò è accaduto a tutto danno dei ticinesi. Risolviamo – o comunque mitighiamo – i problemi occupazionali del Varesotto del Comasco e lasciamo i nostri concittadini a casa in disoccupazione ed in assistenza. Ed infatti le cifre dell’assistenza continuano ad infrangere un record dopo l’altro. Idem dicasi per quelle della povertà. A tal proposito, la differenza tra la situazione nazionale e quella ticinese è clamorosa. In Svizzera le persone a rischio di povertà sono il 14.7%; in Ticino ben più del doppio, ovvero il 31.3%. E poi l’élite internazionalista multikulti ha ancora il coraggio di venirci a raccontare la fregnaccia che “immigrazione uguale ricchezza”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

E i ristorni?

A questo si aggiungono, come correttamente rilevato dal quotidiano varesino “La Provincia” (vedi sopra), i ristorni dei frontalieri. Ristorni che la partitocrazia in Consiglio di Stato si ostina a versare. La cifra cresce a dismisura: diretta conseguenza dell’esplosione del numero dei permessi G. Nel 2017 eravamo quasi ad 84milioni di franchetti. Un vero e proprio tesoro, che ha varcato la ramina senza colpo ferire. Il triciclo governativo (Vitta, Bertoli, Beltra) ha infatti respinto, come da svariati anni a questa parte, le proposte dei leghisti Zali e Gobbi di blocco totale o parziale. Su come vengono usati questi soldi, “La Provincia” è esplicita: essi sono “un ammortizzatore fondamentale per superare la crisi economica ed occupazionale che ha colpito duramente in questi anni l’Italia”.Altro che opere infrastrutturali di interesse italo-svizzero!

Regali a Campione

Come ciliegina sulla torta, “qualcuno” ha avuto la brillante idea di mettersi in testa di pagare le rendite di disoccupazione agli ex dipendenti del Casinò di Campione d’Italia, che mai hanno versato i contributi. In più continuiamo ad erogare “per solidarietà” i servizi alla disastrata enclave, nella perfetta consapevolezza che le relative fatture non verranno mai saldate. Sarebbe bello sapere a quanti cittadini ticinesi in difficoltà l’ente pubblico eroga elettricità ed acqua senza chiedere il pagamento della fattura, e tutto “per solidarietà”.

A mo’ di ringraziamento, da sud un giorno sì e l’altro pure ci arrivano accuse di “razzismo contro gli italiani”.

Certo che siamo proprio fessi! A parti invertite, il Belpaese avrebbe blindato le frontiere con la Svizzera da un pezzo. Ed azzerato i ristorni!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

Ma quale “accordo quadro”, questa è una capitolazione!

Giudici stranieri, divieto di espellere i delinquenti UE, invasione di TIR da 60 t,…

Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe i Diktat di Bruxelles su temi fondamentali. Ci imporrebbe anche i giudici stranieri. Infatti l’UE, per quel che riguarda l’applicazione del diritto  comunitario, non riconosce altra giurisdizione se non quella della corte europea di giustizia. La storiella del tribunale arbitrale (composto da giudici svizzeri ed europei) di cui  va cianciando la partitocrazia nell’ennesimo tentativo di prendere i cittadini per i fondelli, è una fanfaluca. Servirebbe solo in caso di disaccordo sull’applicazione del diritto svizzero. Non di quello europeo. Dunque, accordo quadro istituzionale vuol dire giudici stranieri. Già solo per questo motivo una simile aberrazione non può essere sottoscritta.

Misure accompagnatorie

Ma questo è solo l’inizio. Infatti ben presto è arrivato l’assalto degli eurobalivi alle già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E’ evidente che qui non può esistere alcun margine di trattativa. I cittadini svizzeri hanno votato la preferenza indigena ed i contingenti. Gli eurofalliti vogliono cancellare anche le misere misure accompagnatorie, a partire dalla “famosa” regola degli otto giorni.

Le posizioni degli eurofunzionarietti e quelle del popolo elvetico sono dunque diametralmente opposte. Di conseguenza, nessun accordo può essere sottoscritto.

Tattica del salame

Visto che gli eurofalliti avanzano le loro pretese con la tattica del salame, una fetta alla volta, è arrivata  anche l’ingiunzione successiva. Quella sulle norme europee sulla cittadinanza. Bruxelles pretende di farcele recepire. Questo significherebbe che la Svizzera non potrebbe più espellere nessun delinquente straniero, se costui è cittadino comunitario. Anche il Gigi di Viganello ha capito che ciò equivarrebbe all’azzeramento della votazione popolare del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri, e del relativo articolo costituzionale.

Da notare che prima il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha dichiarato che la questione della cittadinanza comunitaria non faceva parte dell’accordo quadro. Poi ha dovuto correggere il tiro: fa parte, eccome che fa parte. Però costituisce “una linea rossa invalicabile”. Ma poiché queste linee rosse invalicabili non esistono, visto che alla fine la calata di braghe arriva puntuale, è evidente che l’accordo quadro cancellerebbe la decisione popolare sull’espulsione dei criminali stranieri.

“Non è importante”?

Il colmo è che il liblab KrankenCassis, in una delle sue numerose apparizioni in Ticino a scopo di galoppinaggio partitico (sempre meglio che lavorare) ha dichiarato pubblicamente che la questione della direttiva UE sulla cittadinanza “non è importante”.

Hai capito l’ex partitone del sedicente “Buongoverno”? Annullare l’esito di una votazione popolare, e quindi manomettere la Costituzione federale, per chinarsi a 90° davanti a Bruxelles, è una questione priva d’ importanza. Ecco la considerazione in cui i liblab tengono la volontà dei cittadini ed i diritti popolari. Ricordarsene ai prossimi appuntamenti elettorali.

Invasione di camion

Non è finita: Bruxelles pretende – sempre con la tattica del salame – di farci digerire anche l’immigrazione nello Stato sociale. I cittadini UE devono risultare ancora più facilitati di adesso nell’attaccarsi alle mammelle della socialità elvetica. Quindi: svizzerotti mucche da mungere di tutta l’Europa.

L’elenco continua. Con l’accordo quadro istituzionale, Bruxelles ci imporrebbe il transito parassitario dei TIR UE di 60 tonnellate, ipotesi a cui i cittadini si sono sempre opposti. Come se l’invasione di frontalieri (rigorosamente uno per macchina) causata dalla libera circolazione delle persone non avesse già conseguenze viarie ed ambientali abbastanza deleterie.

Silenzio assordante

Con l’accordo quadro,  il Ticino verrebbe dunque invaso da bisonti UE. Ma qualcuno ha forse sentito gli ecologisti fare un cip al proposito? Non sia mai! Gli ambientalisti nostrani – che sono come le angurie: verdi fuori ma ro$$i dentro – blaterano fregnacce contro l’iniziativa per l’autodeterminazione, strillando la fanfaluca dei “diritti umani in pericolo”. Però dell’invasione di TIR da 60 tonnellate che lo sconcio accordo quadro provocherebbe, non si preoccupano per nulla: “Bisogna aprirsi”!

Anche sulle Banche cantonali con la garanzia dello Stato gli eurofalliti hanno da ridire. Siamo a livelli da barzelletta: BancaStato è un attore fondamentale nell’economia ticinese. E adesso un pugno di funzionarietti europei non eletti da nessuno pretende di venirci a dire che la dobbiamo cancellare?

Una capitolazione

Queste sono solo alcune delle conseguenze oggi conosciute cui andremmo incontro firmando lo sconcio accordo quadro istituzionale che tanto piace ai consiglieri federali PLR KrankenCassis e Leider Ammann. Se il trattato capestro dovesse essere sottoscritto, ne arriveranno ovviamente molte altre.

L’accordo quadro non è un accordo bensì una capitolazione. Una resa senza condizioni agli eurobalivi.

Ecco cosa pretendono di farci digerire la partitocrazia ed il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto.  Nell’interesse di chi? Forse in quello delle multinazionali che delocalizzano e digitalizzano, tagliando migliaia di impieghi in Svizzera per ingrassare oltre ogni decenza le tasche dei loro azionisti. Di certo non nell’interesse dei cittadini. Evitiamo questo sfacelo e mandiamo a casa i politicanti che lo vogliono! Questi politicanti sono la rovina della Svizzera!

Lorenzo Quadri

Quando la casta racconta un sacco di balle populiste

Autodeterminazione: altro che “centinaia di accordi internazionali in pericolo”!

 

La propaganda di regime contro l’iniziativa “Per l’autodeterminazione” (detta anche “contro i giudici stranieri”), sui cui voteremo il prossimo 25 novembre, sta raggiungendo preoccupanti picchi di isteria. Le fanfaluche dei politicanti del triciclo, quelli che ogni giorno ci svendonoalla fallita Unione europea – vedi il voto determinante del Senatore Pippo Lombardi nella Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati a favore del regalo di 1.3 miliardi di Fr agli eurofalliti – danno la misura della scarsità dei loro argomenti.

Ricatti morali

Costoro cianciano di centinaia di accordi internazionali in pericolo nel caso in cui l’iniziativa per l’autodeterminazione venisse approvata in votazione popolare. E, per ricattare moralmente gli svizzerotti, invocano pure i diritti umani in pericolo. Il che significa: 1) fingere di non sapere che i diritti umani sono già contenuti tutti nella nostra Costituzione e 2) appioppare ai cittadini favorevoli all’autodeterminazione un marchio d’infamia: quello di spregevoli nemici dei diritti umani.

La partitocrazia si comporta esattamente come i funzionarietti di Bruxelles (con le valige in mano) che vaneggiano di “piccoli Mussolini” in Europa per infamare i leader “sovranisti”. Quelli rei di non farsi schiacciare gli ordini dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker e dai suoi tirapiedi.

E che dire della sortita della giudice svizzera presso la Corte europea dei diritti dell’uomo, Helen Keller? La leguleia in questione è arrivata al punto di sostenere che sull’iniziativa per l’autodeterminazione non si dovrebbe nemmeno poter votare. L’iniziativa andava dichiarata irricevibile. Hai capito questi galoppini della casta? Vogliono impedire al popolo di decidere!

Il dottore in diritto

A rimettere la chiesa al centro del villaggio ci ha pensato l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum. Costui, dottore in diritto, è tra i padri dell’ultima revisione della Costituzione federale. E il suo giudizio sull’iniziativa per l’autodeterminazione è chiarissimo: “va nella giusta direzione: non tutto il diritto internazionale può avere la preminenza sulla Costituzione. La regolamentazione proposta dall’iniziativa è più chiara dell’attuale situazione giuridica (…) Negli ultimi anni il Tribunale federale ha dato sistematicamente la precedenza al diritto internazionale; deploro profondamente questa evoluzione”. Lapidario pure il parere dell’illustre giurista sulla storiella delle centinaia di accordi internazionali in pericolo in caso di Sì all’iniziativa: “E’ solo un’affermazione populista che rimane nel regno della fantasia”. Sicché, l’establishment  internazionalista sta raccontando una montagna di balle populiste(sic!) contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Ma come: i populisti non erano gli altri? E invece…

Dov’è l’elenco?

E’ evidente che le centinaia di accordi interazionali a rischio non esistono. Se esistessero, i galoppini della partitocrazia ne avrebbero da tempo pubblicato l’elenco dettagliato. La realtà è che di trattati  internazionali a rischio ce n’è uno solo: quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Che infatti è in contraddizione con l’articolo 121 a della Costituzione federale. Ovvero, con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo il 9 febbraio 2014, ma  rottamati dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali (quelli che, senza farsi problemi, tra qualche mese torneranno a mettere fuori la faccia per elemosinare i voti necessari a conservare le cadreghe parlamentari). Ma, se la devastante libera circolazione delle persone salta, abbiamo solo da guadagnarci.

L’argomento delle centinaia di accordi internazionali in pericolo è particolarmente sballato. Fosse reale, ciò significherebbe che attualmente sono in vigore centinaia di accordi  internazionali anticostituzionali. E chi li avrebbe conclusi questi trattati anticostituzionali? Ma evidentemente i politicanti del triciclo. Ovvero  gli stessi che adesso starnazzano contro l’autodeterminazione. Ooops! Mai sentito parlare di autogoal? Eccone un bell’esempio!

Prima del 2012…

La realtà è che votare Sì al 25 novembre significherebbe, semplicemente, rimettere le cose a posto. Ovvero tornare alla situazione antecedente al 2012, quando la preminenza del diritto costituzionale svizzero su accordi internazionali del piffero era prassi corrente. Forse che prima del 2012 la Svizzera era considerata un partner inaffidabile (?) con cui nessun Paese voleva concludere accordi (?), come vanno ora cianciando i soldatini del triciclo per combattere l’iniziativa per l’autodeterminazione? Ma va là! Evitiamo di far ridere i polli.

Nessuno al mondo

Del resto, nessun Paese al mondo, nemmeno nell’UE,  concede sistematicamente la preminenza al diritto internazionale, come invece dovrebbero fare gli svizzerotti a dar retta ai legulei del Tribunale federale. In Germania la massima istanza giudiziaria ha deciso proprio il contrario: ossia che la Costituzione nazionale ha la precedenza. E allora, soldatini del triciclo PLR-PPD-P$, cosa state raccontando?

Il 25 novembre, votiamo tutti un Sì convinto all’iniziativa per l’autodeterminazione!Sventiamo il golpe dei camerieri dell’UE contro il popolo!

Lorenzo Quadri

 

 

Contributo di coesione: 1,3 miliardi per “oliare”?

Le repliche dell’Eurosenatore Lombardi confermano che si tratta di una marchetta all’UE

 

Gli articoli pubblicati sul Mattino la scorsa domenica a proposito dello sciagurato voto dell’Eurosenatore Pippo Lombardi devono aver proprio colpito nel segno!

Ricordiamo che il Consigliere agli Stati PPD, con il suo voto determinante di presidente, ha fatto approvare dalla Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati (CPE-S) il vergognoso regalo da 1.3 miliardi di franchetti alla fallita Unione europea. L’Eurosenatore ha subito risposto al Mattino maleducato, facendo pubblicare due articoli in due giorni: uno domenica sui portali, l’altro lunedì sul Corriere del Ticino.

Come il vaso di Pandora

Il buon Lombardi ci scuserà, ma le spiegazioni fornite a giustificazione del suo voto (un voto che è paragonabile alla corazzata Potemkin di fantozziana memoria) sono la più classica delle arrampicate sui vetri.  Oltretutto tradiscono la voglia matta, condivisa con il ministro degli esteri (ex) doppio passaporto Ignazio Cassis, PLR,  di concludere uno sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE che è un vero e proprio vaso di Pandora: giudici stranieri, ripresa automatica del diritto comunitario, obbligo di adeguarsi alle direttive sulla cittadinanza dell’Unione europea, fine delle misure accompagnatorie, e chi più ne ha più ne metta.

Vittimismo

Sul Corriere, l’Eurosenatore condisce inoltre le proprie considerazioni con un vittimismo assai fuori luogo. Lombardi non è un povero perseguitato. E’ un esponente di spicco dell’establishment euroturbo. Lombardi taccia addirittura il Mattino di “pensiero unico”: il Consigliere agli Stati PPD, evidentemente, del ridicolo non ha “fifa blu”.

Ricapitolando

Dalla lettura delle considerazioni dell’Eurosenatore si evince che:

–  E’  confermato che il contributo da 1.3 miliardi di Fr è una squallida MARCHETTAall’UE (“serve per oliare”, scrive infatti l’Eurosenatore sul CdT di lunedì), priva di qualsiasi beneficio pratico per la Svizzera e per i suoi cittadini. E dire che i $inistrati, non appena è stata divulgata la notizia della scellerata decisione commissionale, sono corsi a blaterare degli enormi vantaggi che la marchetta miliardaria avrebbe portato agli svizzeri. Il presidente della CPE-S Lombardi ha dunque confermato che questi vantaggi non esistono: gli 1,3 miliardi servono solo ad “ungere”. No comment.

  • Gli 1,3 miliardi servono per “oliare”, ma si tratta di olio versato inutilmente. Il copione è già scritto. I funzionarietti di Bruxelles (con già le valigie in mano) incasseranno il lauto regalo e poi continueranno a pretendere di comandare in casa nostra, di imporci i loro giudici e le loro leggi, ed a discriminarci in tutti i modi. Perché è così che va sempre a finire. L’ha capito anche il Gigi di Viganello.

– Nella commissione della politica estera del Consiglio degli Stati, 6 senatori hanno votato (semplificando) per il blocco del contributo di coesione: chi sono questi 6 senatori? Non sono Udc (perché non sono in 6 in commissione), non sono Quadri e non sono il Mattino.
– La commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha deciso a maggioranza per lo “stop” alla marchetta miliardaria: da chi è composta questa maggioranza? (Vedi punto precedente) Tutti scriteriati questi senatori?.
– Spiace molto che al Consiglio degli Stati, che è la Camera dei Cantoni, i deputati ticinesi, invece di portare le posizioni appunto dei ticinesi, votino sistematicamente secondo gli ordini di marcia delle lobby euroturbo: vedi rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, vedi calata di braghe sul diktat disarmista dell’UE, eccetera eccetera (non indaghiamo sul perché questo accada).
– Se vogliamo rimanere in ambito mediatico, non c’è chi non veda che il “pensiero unico” non è certo quello antieuropeista del Mattino, bensì quello pro-UE, propinato con dovizia di mezzi e modalità da lavaggio del cervello dalla stampa di regime  (a cominciare dall’emittente di sedicente servizio pubblico); dire che la lotta è ad armi impari è ancora un eufemismo.
– La foga – il Mattino maleducato direbbe: “coda di paglia” – di Lombardi nel replicare al vituperato domenicale, unita agli accenni alle “carriere politiche” confermano che Lombardi in autunno intende sollecitare un nuovo mandato per Berna. Non che sussistessero grandi dubbi nel merito. Si vuole eguagliare il record di Werner Carobbio (24 anni in Consiglio nazionale)?

Lorenzo Quadri

 

L’accordo quadro è “vicino”? Il tasto reset è lontanissimo

Disastro KrankenCassis (PLR): si esalta all’idea di sottoscrivere il trattato coloniale

 

“L’accordo quadro con l’UE è vicino”. Questo è diventato il ritornello del ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis. Lo ha ripetuto anche nei giorni scorsi. Quanto sia effettivamente “vicino” questo scandaloso accordo-capestro non ci è dato sapere. Ad esempio, la firma del nuovo trattato sulla fiscalità dei frontalieri sarebbe “imminente” da quattro anni. Ma è chiaro anche al Gigi di Viganello che non arriverà mai.

Una cosa invece è certa:  se l’accordo quadro è vicino, il “tasto reset” è ormai lontanissimo. Del tutto dimenticato. “Passata la festa, gabbato lo santo” come si dice dalle parti (italiche) del ministro degli esteri. Le posizioni di KrankenCassis non si distinguono in nulla da quelle del suo predecessore Didier “Dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr, precipitato nell’oblìo in tempo di record.

Vaso di Pandora

Ripetiamo ancora una volta (repetita iuvant). Accordo quadro significa: ripresa automatica del diritto UE, giudici stranieri, fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione, adozione della direttiva UE sulla cittadinanza (quindi: nessuna espulsione di criminali stranieri se sono cittadini comunitari), rottamazione delle Banche cantonali perché agli eurofunzionarietti non piace la garanzia dello Stato, invasione di Tir da 60 tonnellate (ciononostante i kompagni verde-anguria, verdi fuori ma ro$$i dentro, sbavano per l’accordo coloniale) e chissà cos’altro salterà ancora fuori da quello che è un vero e proprio vaso di Pandora. Del resto, non sembra  tanto in chiaro nemmeno il ministro degli Esteri. Prima diceva che la direttiva sulla cittadinanza non c’entra con un tubo con l’accordo quadro. Poi, davanti al Consiglio nazionale, ha invece dichiarato che ne fa parte, ma per il Consiglio federale costituisce una “linea rossa invalicabile”. Ma è evidente anche ai paracarri che non esiste nessuna linea rossa invalicabile, poiché non c’è un solo punto su cui i camerieri bernesi dell’UE non siano pronti a calare le braghe ad altezza caviglia.

Marchetta da 1.3 miliardi

Proprio la firma di questo trattato coloniale, nel senso che ci ridurrebbe ad una colonia dell’UE, è l’obiettivo del ministro degli esteri PLR e di chi lo telecomanda, ovvero la casta spalancatrice di frontiere.

Hai capito la partitocrazia? Tra tre settimane si vota sull’iniziativa per l’autodeterminazione (tutti a votare Sì!), in seguito sarà il turno dell’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone. Però l’establishment, dimostrando di fregarsene dei diritti popolari, brama di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Per raggiungere questo obiettivo è perfino disposto a  regalare 1.3 miliardi di Fr alla fallita Unione europea; senza uno straccio di obbligo né di contropartita. Questo perché, come ha ben spiegato l’Eurosenatore Pippo Lombardi, “bisogna oliare”.Che livello! Eccoli qua, i grandi statisti di palazzo federale! Fanno marchette da 1.3 miliardi con i nostri soldi!

Il 25 novembre…

Per difenderci dalla casta euroturbo, che ci sta portando nella fallita Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta) il prossimo 25 novembre dobbiamo votare un Sì convinto all’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Potere al popolo tramite priorità della nostra Costituzione sul diritto internazionale!  Altro che accordi quadro ed altri trattati internazionali del piffero conclusi dalla casta per tagliar fuori i diritti popolari!

Tanto più che, come ha giustamente rilevato sul Corriere del Ticino anche il finanziere Tito Tettamanti, schieratosi dalla parte dell’iniziativa per l’autodeterminazione, i paesi che sottoscrivono accordi internazionali a iosa sono tanti; ma gli svizzerotti sono poi gli unici a rispettarli pedissequamente anche contro i loro interessi.

E’ comunque evidente che, se lo sconcio accordo quadro dovesse venire sottoscritto ed approvato dal triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, sarà referendum. Sicché, il trattato coloniale tanto “vicino” non può essere!

Lorenzo Quadri

 

 

I giudici stranieri della CEDU dalla parte degli islamisti

E secondo la partitocrazia, questi legulei sarebbero indispensabili alla Svizzera?

 

Vergognoso: gli azzeccagarbugli di Strasburgo rottamano la libertà d’espressione e si inventano il reato di blasfemia, ma solo per l’islam. Il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa contro i giudici stranieri!

Eccoli qui, gli illuminati giudici stranieridella CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo)! Quelli di cui –  stando alla partitocrazia PLR-PPD-P$$, alla stampa di regime, agli intellettualini da tre e una cicca e compagnia cantante – noi beceri svizzerotti non potremmo fare a meno! In caso contrario, blatera la casta, i diritti umani in Svizzera sarebbero in pericolo! Perché si sa che il popolazzo elvetico è composto tendenzialmente da nazifascisti! Se non arriva l’establishment internazionalista a metterli sotto tutela, chissà cosa combinano!

I giudici stranieri della CEDU nei giorni scorsi ci hanno fatto vedere di che pasta sono fatti.

In una sentenza – chiamiamola piuttosto: una fatwa – sono infatti riusciti a riconoscere il reato di blasfemia, ma naturalmente solo nei confronti dell’islam.

Il caso austriaco

Nel 2009 una donna austriaca, Elisabeth Sabaditsch-Wolff , in un seminario sui “Rudimenti dell’islam” ha osato affrontare lo spinoso tema del matrimonio di Maometto con Aisha, una bambina di 6 anni, unione consumata quando la baby sposa di anni ne aveva 9. Al proposito la Sabaditsch-Wolff ha pronunciato la seguente, scandalosa (?) frase: “Come lo chiameremmo, se non un caso di pedofilia?”.

La semplice constatazione ha provocato l’ira funesta degli spalancatori di frontiere multikulti e degli islamisti. La donna è stata condannata nel 2011 dalla giustizia austriaca ad una multa di 480 euro più spese legali. Appellandosi alla libertà d’espressione, la Sabaditsch-Wolff si è rivolta alla CEDU. Nei giorni scorsi tale Corte ha emesso la sua sentenza: la condanna è confermata. La giustificazione? Semplicemente vergognosa. Roba da far rizzare i capelli in testa. Secondo i giudici stranieridella CEDU, nel suo giudizio il tribunale austriaco avrebbe sapientemente equilibrato (?) “il diritto alla libertà d’espressione con il diritto degli altri a veder tutelato il proprio sentimento religioso ed ha servito il legittimo scopo di preservare la pace religiosa in Austria”.

Ecco qua le improponibili pippe mentali con cui i legulei della CEDU si schierano dalla parte degli islamisti. La libertà d’espressione in Occidente va rottamata. Certe verità non possono essere dette. Bisogna censurare per non offendereil sentimento religioso di migranti– spesso e volentieri migranti economici: ovvero, li dobbiamo pure mantenere – in arrivo da “altre culture”. Migranti che non sono né integrati, né integrabili.

Sentenza vergognosa

Da notare che, secondo i giudici stranieridella CEDU, solo gli islamisti hanno il diritto alla protezione del loro sentimento religioso. La stessa Corte ha infatti sentenziato nei mesi scorsi che usare le immagini di Gesù e Maria, anche in pose irriverenti, negli spot pubblicitari è perfettamente legittimo. Hai capito? Sfottere il nostro Dio si può. Dire verità scomode su Maometto no. E’ reato penale. Ma siamo a Strasburgo o siamo in Pakistan?

Questa sentenza dei giudici stranieridella CEDU è talmente vergognosa che già da sola basterebbe per far disdire alla Svizzera la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che ci sottomette alla giurisdizione di simili legulei: atto parlamentare a Berna in arrivo.E questo indipendentemente dalla votazione del prossimo 25 novembre sull’iniziativa “per l’autodeterminazione” (tutti a votare Sì!).

Altro che Corte europea dei diritti dell’Uomo. La CEDU i diritti dell’Uomo – tra cui si iscrive a pieno titolo la libertà d’espressione – li calpesta senza vergogna per fare spazio al multikulti, calando pavidamente le braghe davanti agli islamisti.

L’ennesima capitolazione

La sentenza sul caso austriaco manda un chiaro messaggio di capitolazione agli invasori musulmani: l’Occidente, ormai imbesuito senza rimedio dal multikulti e dal politikamente korretto, è disposto ad applicare a geometria variabile non solo le leggi, ma addirittura i diritti fondamentali. L’importante è non offendere migranti in arrivo da altre culture. Solo questo conta. Invece di stabilire che, se un cittadino musulmano si sente offeso dalla libertà d’espressione caratteristica delle democrazie occidentali vuol dire che in Europa non è al suo posto e quindi deve tornare a casa sua (“camel e barcheta”, come diceva quel tale), i legulei della CEDU si inventano il reato di blasfemia. Ma solo contro l’Islam. Corte “europea”? Europea dove??

Come ha commentato il giornalista e saggista italiano Stefano Magni su La nuova bussola quotidiana, la sentenza della CEDU si può riassumere così: “L’unica cosa che conta è preservare la pace religiosa. Se si insultano i cristiani pazienza, non metteranno bombe. Gli islamici sì. Quindi meglio adottare, solo nei loro confronti, un codice apposito in cui offendere  Maometto è reato”.

Sì il 25 novembre

Ecco, questi signori della CEDU sono i giudici stranieri  di cui, stando al triciclo PLR-PPD-P$$, la Svizzera non potrebbe fare a meno; in caso contrario, ci trasformeremmo in una dittatura nazifascista. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Un motivo in più per votare un Sì convintissimo, il prossimo 25 novembre, all’iniziativa per l’autodeterminazione.

Altro che diritti dell’Uomo. I giudici stranieri difendono gli islamisti CONTRO i nostri diritti fondamentali. Il prossimo passo della CEDU quale sarà, l’introduzione della Sharia?

La stampa di regime tace

E chissà come mai, dalle nostre parti, la stampa di regime (quella autocertificata “indipendente”) non ha fatto un cip a proposito dell’ultima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dei giudici stranieridi Strasburgo? Elementare, Watson: il 25 novembre si avvicina. Le schede di votazione sono già giunte nelle case. Mica vorremmo fornire elementi a sostegno dell’aborrita iniziativa per l’autodeterminazione (contro i giudici stranieri), vero? Sicché, citus mutus!

Lorenzo Quadri

 

Rapine in casa: e intanto la partitocrazia…

 

Nei giorni scorsi sono stati arrestati due delinquenti stranieri – un 22 enne algerino ed un 25enne marocchino – con l’accusa di aver messo a segno una serie di furti con scasso in abitazioni ed automobili, in Ticino e nei Grigioni. Durante una razzia in una casa, le due “risorse da integrare” hanno picchiato l’inquilino.

Ma come: “immigrazione non era uguale a ricchezza”?

La settimana precedente si è invece celebrato il processo, tra l’altro con una richiesta di pena ridicola (tre anni) al criminale rumeno che a Minusio 11 anni fa fece irruzione in un’abitazione assalendo a coltellate, oltre trenta, gli anziani occupanti. E tutto per un bottino di poche centinaia di Fr.

Grazie alla politica delle frontiere spalancate, voluta dal solito triciclo PLR-PPD-P$, le rapine in casa, in presenza degli abitanti, diventeranno sempre più una realtà anche da noi. Nel Belpaese, purtroppo, lo sono già.

Ma almeno lì, grazie al nuovo governo gialloverde, è stato potenziato il diritto alla legittima difesadi chi viene aggredito in casa propria, ma anche sul posto di lavoro. Nelle scorse settimane la modifica di legge che tutela le vittime è stata approvata a larga maggioranza dal Senato.

Non così in Svizzera. A Berna la partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto, rifiuta schifata ogni proposta di potenziamento della legittima difesa, strillando istericamente al Far West.

Complimenti signori del triciclo, avanti così. Invece di rendere la vita più facile a chi viene aggredito in casa propria e si difende, continuate a spingere i cittadini a non difendersi dai delinquenti, e quindi a mettersi in pericolo per paura di finire sul banco degli imputanti. Solo nei confronti degli automobilisti la partitocrazia vara leggi draconiane:  vedi la ciofeca “Via Sicura”. Quando si tratta di delinquenti, invece, il buonismo-coglionismo la fa da padrone. I signori della partitocrazia pensano di vivere ancora ai tempi in cui, alle nostre latitudini, il massimo della delinquenza era il ladro di polli. Invece proprio loro hanno spalancato le frontiere alla criminalità straniera più feroce. E non vogliono nemmeno che i cittadini si difendano.

Lorenzo Quadri

Frontalieri in diminuzione?

“Casualmente” la statistica esce in vista della votazione sull’autodeterminazione

Quando si dice: “i casi della vita”! Non facciamoci prendere per il lato B!

Quando si dice la propaganda di regime! Secondo l’Ufficio federale di statistica (cifre taroccate come la SECO?) il numero dei frontalieri in Ticino sarebbe leggermente diminuito. E subito la stampa di regime, fautrice della devastante libera circolazione delle persone, corre a dedicare al presunto “sgub” (scoop) – sempre che non si tratti dell’ennesima fake news – titoloni ed approfondimenti. La finalità è evidente ed è sempre la solita. Fare il lavaggio del cervello a sostegno degli accordi con l’UE. Per la serie: vedete che non sono poi così nefasti come i beceri populisti e razzisti vogliono farvi credere? “Sono solo percezioni”! Tout va bien, Madame la Marquise!

Quadruplicati pochi anni

In effetti, viene proprio da ridere. Si monta la panna, fino a farla diventare burro Floralp, su nemmeno 2000 frontalieri in meno nel settore terziario. Naturalmente (ah, i vuoti di memoria!) ci si dimentica di dire che, grazie alle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia PLR-PPD-PS, il numero di frontalieri nel terziario è quadruplicato nel giro di pochi anni: da 10 mila a 40mila.E per 2000 in meno – che con tutta probabilità verranno presto recuperati – su 40mila, si viene a cianciare di svolte epocali? Ma va là!

Intanto, diminuzione o no dei frontalieri, le cifre dell’assistenza restano da record, e la spesa generata diventa sempre più insostenibile. Evidentemente la soluzione non può essere quella di spalmare diversamente la fattura tra i Comuni. Occorre invece che la spesa si riduca. E per ottenere questo risultato ci sono due cose da fare: 1) applicare la preferenza indigena votata dal popolo 2) togliere i sussidi ai permessi B.

Naturalmente la stampa di regime si guarda bene dal dire che se i frontalieri sono un attimino diminuiti non è perché al loro posto lavorano ticinesi, ma che dietro ci potrebbero essere ben altri motivi: ad esempio la saturazione del mercato del lavoro, la diminuzione degli impieghi, o la trasformazione dei permessi G in permessi B, magari farlocchi (residenza fittizia in Ticino).

Le strane coincidenze

E naturalmente è una pura coincidenza, nevvero, che queste statistiche (taroccate?) vengano divulgate proprio in contemporanea con l’arrivo a domicilio delle schede di votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”,vero? Quando si dice i casi della vita!

Da settimane ormai la casta ed i suoi soldatini in politica vaneggiano di “centinaia di accordi internazionali in pericolo” nel caso in cui gli svizzerotti approvassero l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. Di queste “centinaia di accordi” non sono però in grado di citarne nemmeno uno. Bene: uno, che è anche il solo, lo diciamo noi. La libera circolazione, che fa a pugni con la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione votati dal popolo. Ecco quindi che, con perfetto tempismo, l’Ufficio federale di statistica se ne esce con la storiella (vera o fake news?) della diminuzione – peraltro irrilevante! – del numero dei frontalieri. Come dire che la libera circolazione non genera alcuna invasione, ma quando mai! Sono tutte balle populiste!

E la stampa di regime, altrettanto puntuale, corre a fare da megafono. Avanti con il lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Non si firma né adesso né mai!

Trattato ONU sulla migrazione: che nessuno tenti di fare il furbetto! Vero Cassis?

 

Ma allora è vero che il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) ed i suoi colleghi non ne azzeccano una neanche per sbaglio!

Lor$ignori spalancatori di frontiere del governicchio federale stavano già correndo, con i pantaloni abbassati fino alle caviglie (attenzione che si rischia di inciampare: ed infatti…) a sottoscrivere una nuova “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): il trattato ONU sulla migrazione.

Trattasi dell’ennesimo accordo internazionale del flauto traverso con cui la casta svende la nostra sovranità. Ed in questo caso, ma guarda un po’, in un ambito della massima importanza come quello dell’immigrazione. Perché, come diceva saggiamente qualcuno, un paese che non controlla le proprie frontiere è un paese MORTO.

Firma in dicembre?

Il trattato ONU in questione dovrebbe venire firmato in dicembre alla Conferenza di Marrakech. I camerieri dell’UE in Consiglio federale sono già corsi ad annunciare ai quattro venti che la Svizzera l’avrebbe sottoscritto (e ti pareva!), raccontando – in patria – la solita fanfaluca del “trattato non vincolante” e blablabla. Certo, come no! E noi dovremmo crederci? Se il trattato non è vincolante, non porta a nessuna conseguenza, è solo un pezzo di carta, eccetera, perché KrankenCassis e compagnia cantante hanno così fretta di correre a sottoscriverlo? Tanto più che vari paesi a noi vicini hanno annunciato che faranno tutt’altro?

Ad esempio, l’Austria ha comunicato che, a tutela della propria sovranità, non firmerà proprio nulla! Idem con patate la Croazia, l’Ungheria e gli USA. Ma come, ministro degli esteri PLR con due passaporti: il trattato non doveva essere “non vincolante”? Poiché non siamo venuti giù con l’ultima piena, sappiamo benissimo che, dopo la firma, gli accordi “non vincolanti” improvvisamente lo diventano e che, ma tu guarda i casi della vita, gli unici ad attenersi pedissequamente agli impegni presi sono gli svizzerotti; mentre tutti gli altri Stati fanno i propri interessi e se ne impipano!

Interviene la Commissione

Lo slancio calabraghista del Consiglio federale è però stato bruscamente interrotto dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, dove tra l’altro siede la leghista Roberta Pantani che si è data da fare su questo tema!

La Commissione, a larga maggioranza (15 a 9) ha infatti intimato l’altolà, stabilendo che l’accordo non va firmato. Imbarazz tremend imbarazz del buon Cassis che, bocciato ancora una volta, ha improvvisato un maldestro retrofront dichiarando: “Ehmm… beh, non  è una catastrofe se non si firma subito”.

Ohibò, qualcuno sta forse facendo il furbetto? Caro Ignazio, il trattato in questione non si firma né tra un mese né tra un anno né MAI! E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno? Basta con questi accordi internazionali del cavolo!

Lorenzo Quadri

 

SSR/RSI: Il piano R, ovvero i cittadini presi per il lato B

Sarebbe questa ciofeca il “cambiamento” con cui la casta si è riempita la bocca per mesi?

 

La presa per il lato B prosegue! Il 5 marzo scorso i votanti respinsero la “criminale” iniziativa No Billag. In Ticino i Sì all’iniziativa furono tuttavia il 35% (ben al di sopra della media nazionale), ovvero 50mila persone.

Non sono quantificabili, per contro, i famosi “No critici”. Ovvero coloro che hanno respinto l’iniziativa per “permettere alla RSI di continuare ad esistere (?) e di cambiare” (questo il mantra che si è sentito per mesi).

Quotidiani, portali e compagnia cantante erano infesciati di opinioni a sostegno del “No critico”. Opinioni scritte per lo più da politicanti che si sono sempre lamentati della faziosità e dello sbilanciamento a sinistra dell’emittente di regime. Ma che poi, quando si è trattato di venire al dunque e di appoggiare l’iniziativa, hanno calato le braghe, terrorizzati dall’idea che la TV di Stato si sarebbe vendicata boicottandoli. Ovvero non invitandoli più ad oziosi dibattiti con più partecipanti che spettatori: roba da perderci il sonno di notte! E si sa che, quando c’è di mezzo l’ego…

Invece di mantenere le promesse…

Ci sono tutti i motivi per ritenere che i No critici  fossero più del 15%; parecchi di più. Che, sommati al 35% di Sì all’iniziativa, fanno una robusta (anche se non quantificabile esattamente) maggioranza di ticinesi. Questi ticinesi si aspettano cambiamenti tangibiliin casa RSI. Del resto, nel 2015 la maggioranza dei votanti di questo sfigatissimo Cantone respinse la nuova Legge sulla radiotelevisione (quella che prevede il canone obbligatorio).

Ma al posto di mantenere le promesse, ecco che la SSR se ne esce con la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) del cosiddetto “Piano R” (uella), dove R può stare solo per “Ridicolo”. Esso prevede, per la RSI,  la soppressione di 43 posti di lavoro nei prossimi anni. Evidentemente tramite le normali fluttuazioni (pensionamenti e partenze). Visto che i posti di lavoro tra Comano e Besso sono 1200, è chiaro che quello che viene venduto come “un taglio” non è affatto tale. E chissà se il Piano R(idicolo) avrà almeno delle ripercussioni sui pensionati d’oro della RSI che continuano imperterriti a lavorare per la TV di Stato, e non certo a titolo grazioso?

Zero

A parte questa misuricchia di risparmio, del famoso cambiamento strombazzato prima del 5 marzo non si vede assolutamente nulla. Zero. Al contrario: la propaganda di regime pro-pensiero unico (sì all’UE, frontiere spalancate, multikulti, sostegno ai finti rifugiati con lo smartphone che “devono entrare tutti”, eccetera) e sempre contro gli odiati populisti, imperversa alla grande.

Chiaro: quando l’86% dei giornalisti è di centro-sinistra, non ci si può attendere altro. Addirittura, la nuova concessione alla SSR (grazie Doris!)  prevede “più attenzione ai cittadini con un passato migratorio”; come se non ne ricevessero già abbastanza!

Evviva! Siamo costretti a pagare il canone più caro d’Europa per fare una radioTV per stranieri. Ancora una volta, grazie alla casta spalancatrice di frontiere, sono gli svizzeri a doversi adattare ai migranti invece del contrario. Ma questa è la logica della partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto e dallo stolto mantra del “dobbiamo aprirci”.

Manovra diversiva

L’enfasi messa sui 43 posti cancellati è, evidentemente, uno specchietto per le allodole. Alla Pravda di Comano non ci sarà un solo licenziamento. Nemmeno tra le folte schiere di pennivendoli residuati dell’ormai asfaltata $inistra italica, che hanno trovato nelle sovradimensionate redazioni della RSI “ul signur indurmentàa”; sicché ci tettano dentro con collaborazioni di vario ordine e grado, ma tutte profumatamente remunerate con i nostri soldi.

In altre realtà si licenzia alla grande senza che nessuno – in particolare i politicanti – faccia un cip. E men che meno lo fa la RSI.

Unica possibilità

Tutto come previsto, dunque. Coloro che hanno votato “No critico” all’iniziativa No Billag sono stati sontuosamente presi per i fondelli: ecco cosa succede a fidarsi delle promesse dell’emittente di regime.

Per cambiare sul serio c’è una sola possibilità: l’iniziativa popolare per portare il canone a 200 Fr. Si spera che l’iniziativa venga lanciata presto, perché ce n’è oltremodo bisogno. Intanto un abbonamento a Netflix costa meno di 12 franchi al mese (meno di 144 Fr all’anno), ed offre una scelta praticamente sterminata di film, serie TV, documentari di alto livello, ed altro ancora. Senza i telegiornali, certo. Ma per informarsi, al giorno d’oggi, non c’è di sicuro bisogno della SSR, della sua faziosità e dei suoi lavaggi del cervello.

Lorenzo Quadri

 

 

Triciclo: sette anni di letargo prima di accorgersi che…

Calcolo degli alimenti: al Ticino non si possono applicare i parametri di Zurigo

 

Correva l’anno di grazia 2011, quindi sono passati sette anni, quando chi scrive, in qualità di deputato in Gran Consiglio, inoltrava una mozione che chiedeva di rivedere il sistema di calcolo dei contributi che i genitori non affidatari sono tenuti a versare all’ex coniuge per il mantenimento dei figli. La mozione è stata ripresa e portata avanti dal deputato leghista Michele Guerra dopo la mia uscita dal parlamento cantonale (grazie!).

Il problema è che in Ticino i contributi alimentari vengono calcolati sulla base delle tabelle di Zurigo; questo a seguito di una vetusta decisione della Prima Camera civile del Tribunale d’appello.

Le tabelle di Zurigo, come dice il nome, sono commisurate alla situazione – e agli stipendi – di Zurigo. Ma la realtà ticinese è “un po’” diversa. E lo diventa sempre di più. Grazie alla libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, il divario tra le paghe ticinesi e quelle d’Oltregottardo cresce inesorabilmente. Si chiama pressione al ribasso sui salari. E non è una “percezione”, checché ne dicano i burocrati della SECO (quelli specializzati in statistiche farlocche) ed i ricercatori frontalieri dell’IRE.

Per non parlare delle persone a rischio di povertà. Che in Ticino sono quasi un terzo (!) della popolazione; nel resto della Svizzera meno del 15%. Ci siamo “aperti”, come blatera l’establishment un giorno sì e l’altro pure. Ed ecco i risultati. Altro che “ricchezza”!

Sotto la soglia

I contributi alimentari calcolati sulla base delle tabelle di Zurigo fanno sì che parecchi genitori non affidatari finiscano non solo sotto la soglia della povertà, ma addirittura sotto quella del minimo vitale, pur lavorando. “Il genitore non affidatario, a seguito della non deducibilità degli alimenti non beneficerà né di sussidi né di aiuti statali col risultato di trovarsi con un reddito disponibile residuale di gran lunga inferiore al minimo vitale stabilito nella LAS e nella LEF”, recita la mozione.

Senza contare che, se vuole esercitare il suo diritto di tenere con sé i figli nel fine settimana, il genitore non affidatario deve disporre di un appartamento di dimensioni adeguate ad ospitarli. E quindi pagare il relativo affitto (elevato). Altrimenti, nisba!

Non son uno standard

Altro elemento importante: le tabelle di Zurigo non sono affatto uno “standard nazionale”. Altri Cantoni fanno calcoli ben diversi. I contributi alimentari previsti nel Canton Argovia, ed esempio, sono chiaramente inferiori. In alcuni Cantoni romandi gli alimenti sono una percentuale del reddito. Questo significa che il Ticino ha tutto il margine di manovra (“sa pò!”) per trovare una soluzione adeguata alla sua realtà. Tanto più che, con la metà dei matrimoni che finiscono in divorzi, il problema degli alimenti non è certo una questione “di nicchia”.

Blaterano di povertà e poi…

E’ inaudito che in un Cantone in cui tutte le aree politiche si sciacquano la bocca con la “povertà” ci siano voluti sette anni (!) – dal 2011 ad oggi – affinché il Gran Consiglio cominciasse a chinarsi su una distorsione evidente. Che può senz’altro essere (ed in vari casi è) fonte di povertà. E sì che non serve essere dei premi Nobel per l’economia per rendersi conto che i calcoli economici fatti sulla realtà zurighese non possono essere applicati pari-pari (copia-incolla) a quella ticinese. Non sarà che, in tempo di isteria  “me too”, non è politikamente korretto sollevare un problema che tocca principalmente uomini (visto che nella stragrande maggioranza dei casi il genitore non affidatario è il padre)?

Ancora sette anni?

Solo nei giorni scorsi a grande maggioranza il Gran Consiglio ha deciso di dare seguito alla mozione proponendo – alla buon’ora! – di dare il via libera all’abbandono delle tabelle di Zurigo per passare ad un sistema di calcolo che sia aderente alla nostra realtà. Adesso si tratta di individuare i nuovi parametri. Si parla anche di un apposito programma informatico. Speriamo solo che non ci vogliano altri sette anni per avere la nuova base di calcolo. Perché sarebbe l’ennesima presa per i fondelli!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Oltreramina paventano il risveglio degli svizzerotti

Libera circolazione: sarebbe bello se questi timori italiani fossero fondati, ma…

Ma guarda un po’: anche al di là della ramina si sono accorti che in Ticino la maggioranza dei lavoratori non è svizzera. I cittadini elvetici sono infatti solo il 49.8% del totale.

Quasi un terzo dei lavoratori attivi in questo sfigatissimo Cantone sono frontalieri. Una cifra che non esiste da nessun’altra parte. Il 10% circa sono dimoranti, ed altrettanti sono domiciliati. A ciò si aggiunge che le statistiche dei lavoratori stranieri – come ovviamente tutte le statistiche che riguardano gli stranieri, ad esempio quelle sulla delinquenza – non considerano i naturalizzati di fresco. E’ chiaro che, come già scritto la scorsa settimana, se si tenesse conto anche di questo dato, la percentuale di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La profezia contenuta nel manifestato elettorale della Lega di una decina di anni fa, quello con il Pellerossa (“gli indiani non sono riusciti a fermare l’immigrazione – adesso vivono nelle riserve”) si sta realizzando. Se i lavoratori elvetici in Ticino sono ormai diventati una minoranza, vuol dire che (per usare un fraseggio che oggi va di moda tra i politicanti) si è “superata una linea rossa”. E chi ringraziamo per questa situazione? Ringraziamo in coro a cappella la partitocrazia PLR-PPD-P$$. Le cui promesse di non superare le linee rosse non valgono una cicca.

Il sorpasso

Da notare che il sorpasso tra lavoratori stranieri e svizzeri in questo sfigatissimo Cantone è avvenuto già lo scorso anno. Figura infatti nei dati pubblicati dall’Ufficio di statistica per il 2017. Da allora evidentemente la situazione non è certo migliorata, ma bensì peggiorata.

La notizia del sorpasso ha varcato il confine. E’ rimbalzata su TGcom e poi anche sulla Stampa di Torino. Dove è stata accolta con sorpresa: si è parlato esplicitamente di invasione. Hai capito? Sui media italiani parlano di invasione. Ma come: non erano tutte balle della Lega populista e razzista?

E’ facile immaginare che nel Belpaese – dove l’economia è giustamente protezionista  – mai avrebbero permesso che si giungesse ad una situazione del genere. Avrebbero chiuso le frontiere prima, sbattendosene della libera circolazione.

La scorsa settimana su LaPrealpina il rappresentante della Camera di Commercio di Varese aveva de facto ammesso che il Ticino, grazie alle frontiere spalancate, è diventato la mucca da mungere delle provincie italiane limitrofe.Del resto, un paese così fesso da dar da mangiare agli stranieri mentre affama i “suoi”, non merita altro. Adesso però Oltreconfine serpeggia la preoccupazione. Si teme infatti che gli svizzerotti si sveglino. In particolare, nello Stivale si paventa che, se il 25 novembre passasse l’iniziativa per l’autodeterminazione, la preferenza indigena decisa dal popolo verrebbe applicata. Ed allora al di là della ramina sarebbero cavoli non dolcificati.

“Attaccheranno”?

Un rappresentante dei frontalieri ha addirittura dichiarato alla stampa tricolore che i ticinesi “attaccheranno” i frontalieri (uella) aggiungendo la consueta fregnaccia autoassolutoria: “senza stranieri in Ticino si ferma tutto”. Per la serie: siamo indispensabili, continuiamo a raccontarcelo tra noi!

Qui è il caso di rimettere la chiesa al centro del villaggio.

  1. Non siamo nel Far West. I Ticinesi non “attaccheranno” nessuno, ma semmai cominceranno finalmente a difendersi dall’invasione voluta dal triciclo PLR-PPD-P$;
  2. prima della libera circolazione delle persone il Ticino non era il deserto del Gobi. Al contrario, andava molto meglio di adesso. Quindi la storiella della libera circolazione irrinunciabile la andate a raccontare a qualcun altro.

3. Nessuno ha mai detto che in Ticino ci vogliono zero frontalieri. Ci vuole il numero di frontalieri che effettivamente è necessario per colmare eventuali lacune di manodopera residente. Il che significa circa la metà dei frontalieri attuali.

4. il numero di frontalieri attivi nel terziario, dove non c’è alcuna carenza di manodopera ticinese, è quadruplicato a seguito della libera circolazione delle persone (da 10mila a 40 mila). E’ evidente che questa situazione – generata sempre dal triciclo PLR-PPD-P$ – è inaccettabile e va corretta.
5. Se nelle province italiane limitrofe un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, e se in queste stesse province la maggioranza dei lavoratori fosse straniera, il Belpaese avrebbe già blindato le frontiere con la Svizzera. Quindi che i vicini a sud abbiano almeno il buon senso di non venire a fare i piangina.

E il 25 novembre, tutti a votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”)!

Lorenzo Quadri