Servi dell’UE: è ammucchiata

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$ sostiene all’unanimità lo sconcio accordo quadro

 

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, sostiene al gran completolo sconcio accordo quadro istituzionale che ci trasformerà a tutti gli effetti in un baliaggio dell’UE. Alla faccia della nostra sovranità, della nostra autonomia e dei diritti popolari. La partitocrazia dunque, pur di chinarsi a 90 gradi davanti a Bruxelles, è disposta a rottamare tutti i valori svizzeri.

Voto praticamente unanime

La Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, riunitasi lunedì e martedì, ha infatti detto sì all’osceno trattato coloniale. La calata di braghe integrale è stata decisa per 16 voti a 9. Questo significa che il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato a favore praticamente all’unanimità.

Dopo il PLR ed il P$$, anche gli uregiatti sono dunque usciti allo scoperto: pure il PPD vuole trasformare la Svizzera in una colonia di Bruxelles.

Il partito dei manager stranieri

Il PLR già il mese scorso si era affrettato a calare le braghe sullo sconcio accordo quadro. E dire che la base del partito si era espressa contro la ripresa automatica del diritto UE e contro l’applicazione della direttiva comunitaria sulla cittadinanza. Tale direttiva, lo ricordiamo, ci obbligherebbe a mantenere tutti i migranti economici UE e ci impedirebbe di espellere i criminali stranieri, se questi sono cittadini di un qualsiasi Stato membro. In tal modo, oltre al “maledetto voto” del 9 febbraio, verrebbe gettata nel water anche la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma evidentemente gli alti papaveri dell’ex partitone se ne impipano di quel che vuole la base. Il PLR ormai si fa schiacciare gli ordini dai soldatini di Economiesuisse. I quali non difendono certo gli interessi dei cittadini svizzeri. Nemmeno quelli delle piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell’economia elvetica. Difendono gli interessi delle multinazionali e dei loro manager STRANIERI. Ai quali, evidentemente, della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno.

Quindi: PLR = partito dei manager stranieri.                 

Protezione dei salari?

E che dire dei kompagnuzzi? Per anni si sono sciacquati la bocca con le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Hanno pure tentato di farci bere la fregnaccia secondo cui le misure accompagnatorie sarebbero la “conditio sine qua non” per l’accettazione della libera circolazione delle persone da parte dei $inistrati. Come no. Ed infatti il P$ (Partito degli Stranieri), che nel suo programma ha l’adesione all’UE, corre ad accodarsi giulivo ai rottamatori delle misure accompagnatorie. Altro che blaterare di protezione dei salari dei lavoratori svizzeri!

Il PPD, come di consueto, tra uno slalom e l’altro, alla fine si è unito beato agli amichetti dell’establishment.

Intanto l’europarlamento…

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello. Ex partitone, kompagni ed uregiatti non sono tre partiti: costituiscono il partito unico della calata di braghe davanti all’UE.

Il triciclo aveva posto quale condizione imprescindibile per l’accettazione dell’accordo quadro il rispetto delle cosiddette linee rosse. Nel giro di pochi mesi, le linee rosse sono finite nello sciacquone. Solo nei giorni scorsi, l’europarlamento ha asfaltato le misure accompagnatorie, pretendendone la cancellazione. E cosa fa il triciclo PLR-PPD-P$$? Si schiera a favore dell’accodo quadro! Più chiaro di così…

Lorenzo Quadri

 

Altro che “svolta climatica”!

L’accordo quadro istituzionale manderà in palta anche i nostri trasporti pubblici

 

Come abbiamo visto nei giorni scorsi, il triciclo PLR-PPD-P$$ è al gran completo – qualcuno aveva forse dei dubbi? – nell’appoggiare lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE.

La calata di braghe della partitocrazia, per l’ennesima volta, è collettiva ed incondizionata. Perché non esiste il “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Il “ma” conta meno di zero. Ed il triciclo ha detto Sì.

Solo due partiti

E’ evidente che ormai nel nostro Paese ci sono solo due partiti:quello di chi vuole trasformare la Svizzera in un baliaggio dell’Unione europea, naturalmente in nome dei “bilaterali da salvare”, e quello di chi non ci sta.

Il primo è composto dal triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno. Il secondo da Lega ed Udc.

Svendute anche le ferrovie

Adesso la partitocrazia tenta maldestramente di cavalcare, a scopi elettorali, la protesta sul clima (protesta pilotata da chi se ne serve per farsi gli attributi di platino). Perfino l’ex partitone finge improbabili “svolte verdi”, con grottesche arrampicate sugli specchi. Sia a livello federale che in Ticino. Oltregottardo un quotidiano, con un riuscito gioco di parole, ha titolato: “Freisinn macht Unsinn”, traducibile in: “i liberali fanno sciocchezze”. Questa partitocrazia, che brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro, che – letteralmente terrorizzata dal populismo climatico – si sciacqua la bocca con la “svolta verde”, è la stessa che criminalizza e tartassa gli automobilisti per promuovere il trasporto pubblico; che demonizza la strada e santifica la ferrovia. Ebbene: il triciclo tace omertoso il fatto che, con lo sconcio accordo quadro da esso desiderato, sulle nostre strade prima o poi, più prima che poi, arriveranno i bisonti UE da 60 tonnellate in transito parassitario. Non solo.  Arriverà pure la liberalizzazione delle ferrovie. Questo vuol dire che sui binari costruiti e finanziati dagli svizzerotti potranno imperversare compagnie ferroviarie straniere; senza più essere obbligate, diversamente da ora, a cooperare con vettori svizzeri.

Le compagnie straniere potranno pure praticare il cabotaggio. Potranno, in altre parole,  occuparsi non solo del trasporto internazionale di passeggeri, ma anche coprire tratte interne. Conseguenza: salterà l’attuale sincronizzazione delle coincidenze, salterà il sistema tariffale, e andranno in palta pure i diritti sindacali dei lavoratori del settore.

I balivi ridono

Ma naturalmente per il triciclo va tutto bene. In nome delle “aperture”, la partitocrazia è pronta a mandare a ramengo perfino l’idolatrato trasporto pubblico su rotaia.

Non c’è sacrifico che non possa essere imposto agli svizzerotti per salvare (?) i cosiddetti accordi bilaterali, ormai ridotti ad unilaterali. I funzionarietti di Bruxelles lo sanno benissimo, e continuano a rilanciare. E, va da sé, se la ridono a bocca larga.

Lorenzo Quadri

Automobilisti ancora fregati

Sì del Nazionale alla vignetta elettronica: è il primo passo verso il road pricing

 

Quello che potrebbe sembrare un passo avanti è, in realtà, un regalo avvelenato

Come da copione: quel che era uscito dalla porta, in quanto stoppato dalla maggioranza politica, adesso viene fatto rientrare dalla finestra, con la consueta tattica del salame (una fetta alla volta).

Mercoledì il Consiglio nazionale, con maggioranza risicata (96 favorevoli, 91 contrari e 6 astenuti), ha approvato una mozione di un deputato uregiatto grigionese, Martin Candinas. La richiesta: gli utenti delle autostrade devono poter scegliere liberamente tra la “vignetta” tradizionale e quella elettronica. Per citare l’area politica del mozionante: “a pensar male si commette peccato, ma ci si azzecca quasi sempre” (frase attribuita a Giulio Andreotti). E’ infatti assai probabile che la mozione sia stata a suo tempo presentata per compiacere l’ex ministra dei trasporti Leuthard. La Doris non è ormai più in carica, ma poco male: la sua successora, ovvero la kompagna Simonetta “devono entrare tutti” Sommaruga, è altrettanto contenta della mozione. Anzi, con tutta probabilità lo è anche di più.

Le ciofeche-pricing

Questo perché? Perché la vignetta elettronica è il primo passo, il presupposto essenziale, per l’introduzione di ciofechecome il road-princing, il mobility-pricing, ed altre boiate-pricing che hanno tutte lo stesso obiettivo: vessare ulteriormente gli automobilisti. 

Con il road-pricing gli automobilisti dovrebbero pagare per accedere ad alcune aree ed in particolare ai centri urbani. L’ennesima misura ideologica contro gli “automobilisti cattivi”. Costituirebbe una discriminazione, una vistosa limitazione della libertà di movimento e contribuirebbe pesantemente alla desertificazione dei centri cittadini.

Il mobility pricing è una trovata anche più balorda, dal momento che colpisce anche gli utenti del trasporto pubblico. Chi si sposta nelle ore di punta dovrebbe pagare biglietti più cari (come se il comune mortale potesse scegliere liberamente l’orario in cui recarsi al lavoro). Questo per cercare di porre rimedio a treni e bus strapieni in determinati orari. Chiaro che, se si spalancano le porte all’immigrazione incontrollata, il risultato è quel che vediamo: siamo qui in troppi. Ma ovviamente la partitocrazia spalancatrice di frontiere non si sogna, ma neppure lontanamente, di limitare l’immigrazione. Sennò poi i suoi padroni dell’UE si inalberano. Quindi fa entrare tutti. Poi, dopo aver fatto il danno, vaneggia di correre ai ripari limitando la libertà di movimento di tutti e sanzionando chi deve andare a lavorare. Emblematica al proposito la sortita della kompagna Sommaruga che, quando imperversava il caos asilo, ebbe a dichiarare: “gli svizzerotti si stringeranno per fare spazio ai nuovi arrivati”. Certo, come no!

Tattica del salame

Perché la facoltà di introdurre la vignetta elettronica, che a prima vista sembrerebbe innocua se non addirittura positiva, va invece considerata pericolosa?

Perché essa rientra nella tristemente nota tattica del salame. Prima si dà la possibilità di scegliere la vignetta elettronica. E questa opzione la si rende anche appetibile: ad inizio anno non si deve più staccare il vecchio contrassegno adesivo dal parabrezza (lavoro odioso); la vignetta elettronica si apporrebbe sulla targa risolvendo così l’annosa questione delle targhe trasferibili; e poi, mica vorremmo opporci alla magnificata e politikamente korrettissima “digitalizzazione”?

Poi, una volta introdotta la vignetta elettronica facoltativa, si dirà – magari col supporto di qualche studio farlocco – che, visti i buoni risultati (?) ottenuti, si abolirà il “vetusto e scomodo” autocollante.  Sicché, in capo a breve tempo, esisterà solo la vignetta elettronica.

Il trappolone

Ora, come si introduce nella pratica il road pricing? Certamente non recintando le aree interessate, bensì creando un “grande fratello” che permetta di controllare dove si trovano gli automobilisti. Così chi entra nelle “zone rosse” potrà venire individuato e chiamato alla cassa. E come si costruisce questo sistema di controllo? Ovviamente, con la vignetta elettronica. Grazie ad essa, lo Stato avido e guardone potrà sapere in ogni momento chi si trova dove. Un geolocalizzatore che non sarà possibile spegnere.

Sicché, una volta che gli automobilisti saranno stati costretti a dotarsi di vignetta elettronica… zac! Scatterà il trappolone! Ed il road pricing diventerà realtà. Ciò a maggior ragione con la kompagna Sommaruga a capo del Dipartimento dei trasporti. Da dove, è chiaro, condurrà la propria crociata ro$$overde contro gli automobilisti.

Lorenzo Quadri

 

Ringraziare il triciclo che ha affossato la Tredicesima AVS

Il Ticino “scopre improvvisamente” che tanti dei nostri anziani tirano la cinghia

 

Ohibò, di recente abbiamo appreso che la Svizzera, proprio la ricca Svizzera, è tra i paesi con più anziani poveri. Il che, a voler ben guardare, non sorprende nemmeno troppo: la Confederella ha miliardi da regalare all’estero e ha miliardi per mantenere migranti economici di ogni ordine e grado (non solo finti rifugiati con lo smartphone, ma anche stranieri in assistenza). Però i suoi cittadini sono l’ultima ruota del carro.

Questo meccanismo del “prima gli altri” è particolarmente insensato se applicato agli anziani, ovvero a quanti hanno costruito il benessere del nostro paese. Quel benessere che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ rottama ogni giorno, a suon di aperture scellerate.

Nel nostro Cantone

Dal quadro nazionale si arriva a quello cantonale. Di recente il Corriere del Ticino ha pubblicato due pagine tematiche dal titolo “anziani sul lastrico”. Vi si riferiva sulle situazioni di ristrettezza che portano un numero crescente di pensionati a cadere in una spirale di indebitamento.

A questo punto ci nasce spontanea una domandina facile-facile: chi ha affossato la tredicesima AVS ai nostri anziani, prima a Lugano e poi a livello cantonale? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$, e questo naturalmente per un solo obiettivo, ossia non darla vinta all’odiata Lega, che per la Tredicesima AVS si è battuta per due decenni?

Eccole qua, le priorità della partitocrazia spalancatrice di frontiere. Altro che i “noss vecc” che tirano la cinghia: di quelli, non gliene può fregare di meno. La priorità è mettere i bastoni tra le ruote alla Lega, non sia mai che quest’ultima rischi di guadagnare consensi!

Superfluo dire che a guidare negli anni scorsi la battaglia contro la Tredicesima AVS furono i $ocialisti. In particolare allora dirigenti del DSS, superiori dell’innominabile ex funzionario-abusatore targato P$.

A Lugano

E’ utile ricordare che a Lugano il Municipio approvò l’introduzione della Tredicesima AVS all’unanimità. Poi però la partitocrazia in Consiglio comunale la bocciò, per principio ed in base a tristi ragionamenti di bottega partitica: quelli indicati sopra. Era il febbraio 2009. Gli anziani di Lugano che tirano la cinghia sappiano dunque chi ringraziare.

A livello cantonale, invece, la Lega raccolse le firme per introdurre la Tredicesima AVS. E naturalmente, quando si trattò di andare in votazione popolare, la partitocrazia si schierò compatta contro. Sempre per motivi partitici, ma non solo: non sia mai che, versando il modesto aiuto promosso dal Movimento, poi non ci sarebbero stati più abbastanza soldi per mantenere finti rifugiati e migranti economici, per pagare gli avvocati d’ufficio ai delinquenti stranieri, eccetera eccetera.

Tolla “no limits”

Visto che alla faccia di tolla di certi personaggi non c’è davvero limite, adesso i $inistrati pretendono però di farsi campagna elettorale promuovendo – udite udite – il versamento della Tredicesima AVS a livello federale. Con una differenza sostanziale: la proposta leghista era mirata agli anziani di condizione economica modesta. Della Tredicesima AVS dei kompagni beneficerebbe invece anche Blocher, tanto per fare un esempio a caso, in quanto verrebbe versata a tutti. Insomma: proprio uno di quegli aiuti ad innaffiatoio contro cui i $inistrati si sono sempre scagliati… tranne che quando sono loro a proporli.

Prima i noss vecc!

Bisognerebbe anche capire dove pensano i kompagni di andare a prendere i soldi per finanziare la loro Tredicesima AVS anche ai miliardari, essendo i $ocialisti i primi a svuotare le casse pubbliche tramite regali all’estero (compresa la marchetta di 1.3 miliardi alla fallita UE), immigrazione incontrollata, e via elencando.

Detto questo, la povertà tra gli anziani in Svizzera è un fenomeno preoccupante, sia economicamente che socialmente che moralmente. Questo significa che è ora che il nostro Paese la pianti di regalare soldi ai quattro angoli del globo ed ai migranti economici.  Prima i noss vecc! Non ci pare un concetto così difficile da capire!

Lorenzo Quadri

 

Non volete l’accordo quadro? Non votate per l’ex partitone!

Il PLR, a manina con il P$$, vuole svendere la Svizzera per un piatto di lenticchie

Allora, chiariamo una cosa. Lo sconcio accordo istituzionale è un attentato alla sovranità della Svizzera, alla sua indipendenza ed ai diritti popolari.

In regime di sconcio accordo quadro, in ambiti fondamentali ci faremmo dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles. Ci trasformeremmo in un baliaggio!

Vantaggi solo per gli amici

L’accordo quadro prevede la svendita della Svizzera all’UE in cambio di presunti vantaggi economici. Di questi vantaggi economici beneficerebbero solo i soliti noti: ovvero, gli amichetti della grande economia targata PLR. Ed infatti costoro da tempo, con l’aiuto della stampa di regime, stanno facendo il lavaggio del cervello al popolazzo. Gli uccellini bernesi cinguettano che, attualmente, i soldatini di Economiesuisse starebbero studiando con i loro esperti di comunicazione quali fregnacce raccontare per infinocchiare la gente e cosa invece va taciuto ad ogni costo.

 Peccato che:

1) I citati vantaggi economici per pochi, un giorno ci sarebbero e quello successivo si sarebbero già volatilizzati: perché la fallita UE è abituata a cambiare le carte in tavola. Altrimenti detto, ci prende per il lato B. Mentre la sovranità nazionale, una volta che è stata svenduta, non torna indietro. Non si può accettare di mettere in discussione i valori fondanti della Svizzera. Il PLR, a manina con il P$$, quasi valori non li mette solo in discussione; li svende per un piatto di lenticchie.

2) A dimostrazione della malafade degli eurofalliti: costoro sono riusciti a mantenere la Svizzera iscritta nella lista grigia dei paradisi fiscali. Cosa, cosa? E noi dovremmo sottoscrivere accordi di sudditanza (perché di questo si tratta) con chi non perde occasione per discriminarci? A questa foffa europea dovremmo permettere di comandare in casa nostra? A questa gente dovremmo regalare 1.3 miliardi di Fr “per oliare”?

3) I camerieri bernesi dell’UE ormai non possono più tenerlo nascosto. Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe la direttiva europea sulla cittadinanza.Conseguenza: i cittadini UE potrebbero arrivare tranquillamente in Svizzera e dopo un anno mettersi a carico dell’assistenza, attingendo quindi a piene mani dalle casse dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti. Un vero Bengodi! Naturalmente, ma guarda un po’, nessun ufficio federale del piffero, e certamente non i soldatini della SECO, ha quantificato i costi enormiche una tale scelleratezza comporterebbe per il solito sfigato contribuente. Però i politicanti spalancatori di frontiere hanno il coraggio di venirci a dire che non ci sono i soldi per l’AVS!

4) Come è finalmente emerso in modo esplicito in queste settimane in Consiglio nazionale, e come la ministra di giustizia PLR Karin Keller Sutter ha confermato, se la direttiva UE sulla cittadinanza venisse applicata, non sarebbe più possibile espellere nessun delinquente straniero, se questo ha il passaporto di un paese UE. Tranne forse – forse! – i terroristi.

In altre parole: con la direttiva UE sulla cittadinanza in vigore, ci terremo in casa tutti i criminali d’importazione. Intanto, già oggi le “patrie galere” scoppiano, con un tasso di ospiti stranieri che raggiunge anche l’80%.

Due votazioni gettate nel WC

Dopo aver rottamato la preferenza indigena, perché i padroni del vapore targati PLR vogliono lavoratori stranieri a basso costo con cui sostituire gli svizzeri, adesso l’ex partitone vuole gettare nel water anche l’espulsione dei delinquenti stranieri, votata dal popolo. Ecco come il PLR rispetta i cittadini elvetici. Sempre meno diritti popolari, sempre più casta!

Tirando le somme

Comunque, la situazione è chiara: chi vuole che la Svizzera venga svenduta all’UE per un piatto di lenticchie, vota PLR. Chi non ci sta, vota lista Lega-Udc.

Opporsi nelle votazioni popolari alla svendita della Svizzera ma poi alle elezioni continuare a sostenere la partitocrazia eurolecchina è schizofrenia politica.

Lorenzo Quadri

 

 

Ci fregano un’altra volta!

Disoccupazione dei frontalieri: arriva un nuovo Diktat UE, dovrà pagarla la Svizzera

Come c’era da aspettarsi, le istituzioni della fallita Unione europea avrebbero trovato un compromesso (?) sull’annosa questione delle indennità di disoccupazione dei frontalieri.

Il compromesso, ma tu guarda i casi della vita, comporta che gli svizzerotti verranno infinocchiati per l’ennesima volta.Infatti, esso prevede che a pagare la disoccupazione dei frontalieri non sarà più il paese di domicilio, come ora, bensì quello dove il frontaliere lavora(va). L’accordo raggiunto viene giudicato “fragile” dagli esperti; il Parlamento europeo e gli Stati membri lo devono ancora approvare; ma, per non saper né leggere né scrivere, noi crediamo che diventerà realtà.

Conseguenze pesanti

Per la Svizzera, le conseguenze di una simile regolamentazione sarebbero deleterie. Si stimano costi di svariate decine di milioni di franchetti annui a carico della Confederella: e scusate se sono pochi. Ma anche i Cantoni con molti – leggi: troppi – frontalieri pagherebbero un pesante scotto; a partire ovviamente dal nostro (sfigatissimo). Infatti:

  • I costi per il potenziamento degli Uffici regionali di collocamento (URC), necessario a far fronte all’iscrizione in massa di frontalieri, sarebbero a carico dei Cantoni. Attualmente solo pochi frontalieri si iscrivono agli URC. Con il nuovo regime, si iscriveranno tutti.
  • La partitocrazia cameriera dell’UE nel dicembre 2016 rottamò la preferenza indigena votata dal popolo (9 febbraio 2014) trasformandola in quella ciofeca denominata “preferenza indigena light”. Essa prevede di “avvantaggiare” (?), tramite obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti, i disoccupati di alcuni rami professionali: quelli dove il tasso di disoccupazione a livello nazionale (!) – calcolato secondo i criteri farlocchi della SECO! – supera l’8%. Ma se tutti i frontalieri saranno iscritti agli URC, esattamente come gli svizzeri, spieghino i camerieri bernesi di Bruxelles in che modo i cittadini elvetici sarebbero avvantaggiati dall’obbligo di annuncio! Al proposito, chi scrive ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale. Vedremo in quale nuova arrampicata sui vetri si produrrà detto gremio per raccontare che “l’è tüt a posct”.
  • Come potrebbero gli svizzerotti impedire abusi oltreconfine? Ad esempio: frontalieri ufficialmente disoccupati che percipiscono la rendita elvetica ma lavorano in nero in patria?

Verso la calata di braghe

Ora, la Svizzera non sarebbe di per sé obbligata ad adeguarsi al nuovo Diktat UE sulla disoccupazione dei frontalieri (ammesso che venga confermato). Ma è chiaro che i balivi di Bruxelles pretenderanno che lo faccia. Ovviamente accompagnando la pretesa con i consueti ricatti e le solite minacce: uhhh, che pagüüüraaa!

E poco ma sicuro che i burocrati bernesi prima, e la partitocrazia poi, caleranno le braghe. Del resto, la casta spalancatrice di frontiere – in primis PLR e P$$ – brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE a tutti gli effetti. Per cui, figuriamoci se si sognerebbe di opporsi ad una qualsiasi richiesta dei suoi padroni di Bruxelles! Ma nemmeno in mille anni!

Ecco il risultato

Solo lunedì, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato giulivo il regalo dal 1.3 miliardi all’UE. Una marchetta che, come noto, viene versata senza alcun obbligo né contropartita, ma solo  “per oliare”. Ebbene: ecco i primi risultati concreti di cotanta “lubrificazione”: i soliti calci nelle gengive! Complimenti alla partitocrazia che ci SVENDE! E, alle elezioni, ricordiamoci di tanta benemerenza…

 

Lorenzo Quadri

Legulei al servizio dell’UE

Nuova sconcezza del Tribunale federale: gli svizzerotti non possono espellere il pufatt

 

I giudici di Losanna, incadregati dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere, trasformano la Confederella nel paese del Bengodi per tutti i furbetti della disUnione europea 

Ormai siamo allo sbando totale. I legulei lottizzati del Tribunale federale, piazzati lì dalla partitocrazia cameriera dell’UE, hanno emesso l’ennesima sentenza che grida vendetta.

Un cittadino francese, arrivato in Vallese nel 2004, dopo aver lavorato un’impresa locale, è diventato amministratore unico di una società di investimenti. In questa veste, ha accumulato precetti esecutivi per un totale di 1,2 milioni di franchi ed attestati di carenza di beni per quasi mezzo milione.

Sulla scorta di simili monumentali puff, nella consapevolezza che non verranno mai ripagati, l’autorità cantonale vallesana già  nel 2015 aveva deciso di revocare il permesso di dimora al francese. Ma il Tribunale federale ha scandalosamente ribaltato la decisione. Non si sa se il pufatt gallico sia anche a beneficio di aiuti sociali, ma con tutta probabilità sì (anche nella denegata ipotesi in cui avesse un’attività professionale, gli verrebbe lasciato solo il minimo vitale, visto che il resto verrebbe pignorato per ridurre i debiti).

I pufatt esultano

Al di là di questo, la sentenza dei legulei del Tribunale federale è gravissima. Infatti costoro vi stabiliscono che, a seguito della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, i cittadini UE possono essere espulsi solo se costituiscono una minaccia per l’ordine pubblico o per la salute pubblica e che – come se non bastasse – questi concetti vanno interpretati in modo restrittivo. Quindi il pufatt francese ha tutto il diritto di restare, alla faccia degli svizzerotti! Lui e, ovviamente, tanti altri come lui…

Il Diktat

La “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che i cittadini UE possono venire espulsi solo se rappresentano un pericolo per l’ordine pubblico eccetera ci suona familiare. Infatti è assai vicina all’ignominiosa direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Ovvero a quel Diktat degli eurofalliti che, se recepito, impedirebbeagli svizzerotti di espellere qualsiasi cittadino comunitario. Tranne, forse, se si tratta di un terrorista. E che le cose stiano proprio così, lo ha ammesso anche la Consigliera federale liblab Karin Keller Sutter (KKS) davanti al parlamento.

Disposizioni violate

Lo sconcio accordo quadro ci imporrebbe di recepire la direttiva europea sulla cittadinanza.  E la partitocrazia PLR-PPD-P$$, sguattera dell’UE, da consuetudine consolidata accetterebbe anche questo. Paventando, ovviamente, chissà quali misure di ritorsione nel caso in cui gli svizzerotti osassero rifiutare un Diktat che viola non una, ma addirittura due disposizioni della Costituzione federale. Disposizioni che nella Costituzione vi sono entrate a seguito di altrettante votazioni popolari: quella contro l’immigrazione di massa (“maledetto voto” del 9 febbraio 2014) e quella per l’espulsione dei delinquenti stranieri.

Si portano avanti

Il Tribunale federale, ancora una volta, con la sua sentenza sul caso del pufatt francese si mette a fare politica spalancatrice di frontiere. Regge la coda alla casta: comincia a “portarsi avanti” restringendo sempre più la possibilità per gli svizzerotti di rimandare al natìo paesello cittadini comunitari che ne combinano peggio di Bertoldo. L’obiettivo è chiaro: preparare il terreno all’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. L’italosvizzero KrankenCassis e compagnia cantante avranno buon gioco nel raccontare che detta direttiva è in gran parte già realtà (?), e quindi “si tratta solo di fare un passo in più (?) in cambio della certezza del diritto a vantaggio dell’economia”ed avanti con le svergognate balle di fra’ Luca!Certezza del diritto? Farsi dettare legge da Bruxelles in ambiti fondamentali, secondo questi politicanti del PLR sarebbe “certezza del diritto”? Quanto ai presunti vantaggi economici dello sconcio accordo quadro: Nicholas Hayek, patron di Swatch, sulla stampa d’Oltralpe le ha cantate chiare ai soldatini dichiarando che: 1) non dobbiamo farci ricattare e 2) al di fuori della fallita UE c’è un mondo intero e soprattutto c’è un mercato che è molto più grande di quello europeo! E se a dirlo è uno dei maggiori industriali svizzeri e non un becero leghista, populista e razzista…

Certo che è davvero desolante: grazie alla nullità del triciclo PLR-PPD-P$$ ormai siamo costretti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm, e povera Svizzera!

Fare repulisti

Tornando al Tribunale federale che con le sue sentenze del piffero trasforma la Svizzera nel paese del Bengodi per furbetti ed approfittatori di tutta Europa. E’ evidente che all’interno di questa Corte che emette sentenze contrarie alle votazioni popolari e che abusa del proprio ruolo per fare politica spalancatrice di frontiere, bisogna fare repulisti. Avanti con le pulizie di primavera, che è ora!  E ABOLIRE la libera circolazione!

Lorenzo Quadri

 

Giovani farmacisti: è allarme

La “nuova” legge federale li penalizza pesantemente. E anche le assistenti di farmacia…

 

Tra i giovani farmacisti il malcontento è decisamente palpabile. La causa? La modifica della legge federale sulle professioni sanitarie. Decisa nel 2015, è entrata in vigore ad inizio 2018. E per chi ha ottenuto il libero esercizio dopo tale data, si è ben presto trasformata in un incubo.

I farmacisti “freschi di laurea” vengono infatti suddivisi in due categorie: quelli che stanno seguendo una formazione post-grade e quelli che invece non la stanno seguendo.

La formazione post-grade ha un costo assai elevato: per la sola iscrizione occorrono 25mila Fr. Durante la formazione, il giovane farmacista può svolgere un’attività lavorativa per non più del 50-70% e può supplire il responsabile sanitario di una farmacia al massimo per due mezze giornate alla settimana. Queste limitazioni riducono notevolmente le opportunità d’impiego dei farmacisti in formazione, rendendoli “poco attrattivi” per i titolari di una farmacia.

Assistenti di farmacia “a vita”

Particolarmente critica la situazione dei giovani farmacisti che nonseguono la formazione post-grade (ad esempio perché non possono permettersi di far fronte ai costi che essa comporta). Questi farmacisti, come precisa anche la circolare del 22 dicembre 2017 dell’Ufficio del farmacista cantonale ticinese, possono esercitare “unicamente come collaboratori, sotto la diretta sorveglianza del responsabile sanitario, senza possibilità di assumere supplenze”.Sono quindi destinati a rimanere, di fatto, degli assistenti di farmacia a vita.

Anche a livello di salario, la differenza tra quello di un farmacista laureato ma senza formazione post-grade e quello di un’assistente di farmacia (che non dispone di una laurea, avendo svolto un apprendistato) è minima. Per entrambi, la remunerazione naviga attorno ai 4500 Fr al mese. Una simile paga non può essere considerata soddisfacente per un accademico ticinese. Per i farmacisti frontalieri, invece, è alquanto allettante. Non serve il Mago Otelma per prevedere l’ennesimo assalto alla diligenza.

E le assistenti attuali?

Nel discorso si inseriscono anche le odierne assistenti di farmacia. Infatti, se in futuro il loro ruolo verrà di fatto svolto da dei laureati, le assistenti di farmacia si troveranno giocoforza confinate a compiti che non comportano la manipolazione di farmaci (quindi mansioni legate ad esempio al banco di profumeria, o alle ordinazioni). Risulteranno quindi fortemente limitate rispetto a quella che è la pratica attuale. Quale futuro può avere questo ramo professionale in Ticino? Si ricorda che le assistenti di farmacia sono attualmente circa 800, quindi non stiamo parlando di quattro gatti.

Chi scrive ha dunque presentato, nella sessione parlamentare appena conclusa, un’interpellanza sul tema al Consiglio federale, chiedendo che vengano apportati dei correttivi: e questo a tutela sia dei giovani farmacisti che delle assistenti di farmacia.

I primi infatti hanno investito tempo, sforzi e denaro – anche denaro pubblico: allo Stato la formazione costa – per  conseguire la loro formazione. Col rischio di trovarsi nella condizione di non poterla mettere debitamente a frutto.

Le seconde rischiano di sparire come figura professionale in caso di applicazione rigorosa delle nuove norme.

Lorenzo Quadri

 

La calata di braghe

Marchetta da 1.3 miliardi all’UE: solo Lega ed Udc hanno votato

Per la partitocrazia eurolecchina i soldi da regalare ai balivi di Bruxelles ci sono, quelli per l’AVS no. Prendere nota! E neanche un voto a chi SVENDE la Svizzera!

Nessuna sorpresa. Calata di braghe integrale era prevista, e calata di braghe integrale è stata. Dopo ore di sconclusionati ed inascoltabili blabla, anche la partitocrazia PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale, ad “immagine e somiglianza” di quanto fatto agli Stati, ha deciso che il contributo di coesione, ovvero la marchetta da 1.3 miliardi all’UE, va versata.

L’ignominiosa decisione è stata presa a larga maggioranza: 125 favorevoli, 65 contrari, nessun astenuto.  Ed è stata presa, come ormai sanno anche i paracarri, senza che ci fosse alcun obbligo in tal senso. E senza uno straccio di contropartita. Ma semplicemente perché, per i camerieri dell’UE sotto le cupole federali, ogni desiderio della fallita Unione europea è un ordine.

Il partner

E dire che solo la scorsa settimana la DisUnione europea ha deciso di mantenere la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali con pretesti del piffero. E da mesi ci ricatta per farci sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad un baliaggio di Bruxelles; eppure PLR e P$$ applaudono giulivi al nuovo trattato-capestro.

Questo per dire a che razza di “partner” la partitocrazia regala i miliardi dei cittadini elvetici: soldi che poi, è evidente, mancano in patria.

In più, il ministro degli esteri KrankenCassis ha detto in aula che il contributo svizzero è di fatto una briciola. E allora, cosa lo versiamo a fare? Per dimostrare che siamo i più fessi del reame?

Soldi buttati nel water

Gli 1.3 miliardi vengono regalati nella perfetta consapevolezza che non serviranno assolutamente ad un tubo.L’obiettivo ufficiale di questi pizzi dovrebbe infatti essere quello di limitare l’immigrazione di massa dai “nuovi” stati membri UE verso quelli dell’Europa occidentale, Svizzera compresa. Il precedente contributo, sempre da 1.3 miliardi, non ha portato alcun risultato. Lo stesso accadrà con questo.

Ma il contributo è inutile anche come marchetta. Abbiamo ben visto cosa porta “oliare” l’UE, per usare la calzante definizione dell’eurosenatore Pippo Lombardi: porta zero. I funzionarietti di Bruxelles, malgrado abbiano già le valigie in mano, continuano a trattarci a pesci in faccia. Adesso saranno ancora più incoraggiati a continuare su questa strada. Gli svizzerotti fessi non solo non reagiscono, ma continuano a pagare. Di un simile inaudito servilismo ci si può solo vergognare.

Per l’AVS…

Come se non bastasse, la partitocrazia ha pensato bene di tagliare fuori il popolo. Il regalo da 1.3 miliardi infatti non è nemmeno referendabile. Il bello è che lo stesso triciclo che regala miliardi all’UE – la quale per tutto ringraziamento ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra – poi ha il coraggio di starnazzare alle casse vuote dell’AVS.

Eh già: per i regali all’UE, il triciclo PLR-PPD-P$$ i soldi li trova. Per gli anziani svizzeri no.I nostri antenati si rivoltano nella tomba.

La fregnaccia delle “condizioni”

Il fatto che al versamento agli eurobalivi siano state poste delle condizioni – l’UE non ci deve discriminare – è l’ennesima presa per il lato B. Non se la beve nessuno. La marchetta miliardaria è stata decisa proprio quando l’UE ci sta discriminando e ricattando. Allora, a chi si pensa di far credere che in caso di comportamento scorretto dei funzionarietti di Bruxelles non verrebbe versata? Già adesso l’UE si comporta in modo scorretto. Ma il regalo è stato stanziato lo stesso.

Quella decisa dalla partitocrazia è dunque una capitolazione a tutti gli effetti.Una resa senza condizioni. E non sarà nemmeno l’ultima. Ricordiamo che, se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire sottoscritto, i contributi di coesione diventerebbero un automatismo.

Il partito della capitolazione

Degno di nota che in Consiglio nazionale a difendere la marchetta da 1.3 miliardi davanti al Consiglio nazionale c’erano entrambi i Consiglieri federali del PLR,ovvero il doppiopassaporto KrankenCassis e Karin Keller Sutter (KKS). Ulteriore dimostrazione che il PLR è il partito della calata di braghe davanti a Bruxelles.

Del resto ricordiamo che, quando l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante, aveva fatto uscire un Sì alla maxi-marchetta dalla Commissione di politica estera degli Stati da lui presieduta, e per questo era stato giustamente criticato in Ticino, il presidente cantonale del PLR Bixio Caprara era subito corso in suo aiuto. E si era affrettato a dichiarare che gli svizzerotti non hanno altra scelta che inginocchiarsi sempre e comunquedavanti ai balivi di Bruxelles. Parola di liblab. E questo sarebbe il partito che sogna di raddoppiare le proprie cadreghe nel governicchio cantonale?

Voto ticinese

Come hanno votato i Consiglieri nazionali ticinesi sulla marchetta da 1.3 miliardi all’UE? Esattamente come previsto. Ovvero: solo gli esponenti di Lega ed Udc, quindi Roberta Pantani, Lorenzo Quadri e Marco Chiesa hanno votato contro. Tutti gli altri hanno votato a favore.Come a favore hanno votato a suo tempo i due Consiglieri agli Stati ticinesi.Dicano gli elettori se questo significa rappresentare il Ticino.

Ricordarsene il sette aprile, ma anche alle elezioni federali di ottobre: neanche un voto a chi svende la Svizzera!

Lorenzo Quadri

Multe: furbetti d’oltreramina

Altro che montare la panna sulle infrazioni commesse a Como da auto con TARGHE ticinesi!

 

Scusate ma qui ci scappa davvero da ridere! Nei mesi scorsi, ed in particolare sotto Natale, oltreramina i giornalai montavano la panna ad oltranza sulle multe prese a Como e dintorni da auto con TARGHE ticinesi.

Come è noto, avere l’auto targata TI è una cosa ben diversa dall’essere ticinesi, visto che in questo sfigatissimo Cantone oltre un terzo della popolazione è straniera. Ed in più ci sono anche frontalieri che, per un motivo o per l’altro, guidano auto targate Ticino.

Ma naturalmente al di là del confine hanno ritenuto intelligente avviare l’ennesima shitstorm (=tempesta di cacca) contro gli svizzerotti “rispettosi delle regole in casa propria ma delinquenti in casa d’altri”.Geniale!

Magari, prima di spalare palta sul Ticino e sulla sua gente pensando di aumentare i “click” o le vendite di giornali cartacei, oltreramina farebbero bene a ricordarsi che, senza il Ticino, centinaia di migliaia dei “loro” (65’500 frontalieri più i padroncini più le rispettive famiglie) non avrebbero la pagnotta sul tavolo!

Anche i politicanti…

Visto che il tema dei furbetti con TARGHE ticinesi mediaticamente tirava, i politicanti del Belpaese in costante fregola di visibilità hanno pensato bene di saltare sul carro. Addirittura presentando proposte di legge draconiane sul tema.

Si ricorda in particolare l’alzata d’ingegno di due esponenti di Fratelli d’Italia, che ancora una volta puntavano esplicitamente il dito contro i ticinesi. Hanno pure creato l’“hashtag” (uella) “adesstabalatancatì”, per fare il verso a balairatt.

I grandi statisti  di Fratelli d’Italia evidentemente non si sono resi conto che a ballare, ammesso che ballo ci sarà (la proposta è già dispersa nelle nebbie: ma l’importante era ottenere il quarto d’ora di visibilità, mica realizzare qualcosa di concreto)  sarebbero in massima parte proprio dei… “Fratelli d’Italia”.

Infatti si continua ad ignorare quanti degli automobilisti indisciplinati che, al volante di automobili targate Ticino, commettono infrazioni nel Belpaese, sono effettivamente ticinesi e quanti sono invece stranieri; ed in particolare, proprio cittadini italici.

La resa dei conti

Adesso arriva però la resa dei conti. L’altra faccia della medaglia. Il governicchio ticinese, rispondendo ad un’interpellanza del deputato leghista Daniele Casalini, ha infatti indicato che in Ticino, da novembre 2017 ad oggi, risultano scoperte 6653 contravvenzioni, per un ammontare complessivo di un milione e 21mila franchetti.

Di queste, oltre 5400 sono di automobilisti del Belpaese, per un totale di 800mila Fr. E ben difficilmente si può immaginare che si tratti di conducenti ticinesi residenti in Italia.

Allora, cari giornalai della fascia di confine del Belpaese, come la mettiamo? Chi sono quelli che fanno i furbetti in casa d’altri?

Lorenzo Quadri

Gli studi farlocchi pro-PLR

Crescita economica “impressionante”? Ma a chi si pretende di darla a bere?

 

Ohibò, proprio vero che in temp da guera, püsée ball che tera! In temp da guera e in tempo di elezioni. Ed infatti proprio negli scorsi giorni, a poco più di due settimane all’appuntamento con le urne, la Camera di commercio – rigorosamente targata PLR – se ne è uscita a presentare in pompa magna lo studio farlocco che lei medesima  ha commissionato al BAK di Basilea. Secondo tale studio, la crescita dell’economia ticinese sarebbe addirittura “impressionante”! Nientemeno! E anche le prospettive sarebbero favorevoli. Tout va très bien, Madame la Marquise! Sì certo! E gli asini volano!

Sarebbe bello capire a chi vorrebbero rifilare cotante fregnacce i signori PLR della Camera di commercio. Qui l’unica cosa che cresce in maniera “impressionante” è il naso di chi racconta simili storielle. Naturalmente ben amplificate dalla stampa di regime; ed in particolare da quella al servizio del PLR.

Ricordiamo alcune cosette a lorsignori:

–     In questo sfigatissimo Cantone, il tasso di disoccupazione ILO (non quello taroccato dai soldatini della SECO) è del 6,8%, mentre quello della Lombardia è del 5.4%. Quindi siamo messi peggio, e non di poco, della Lombardia. Lo scorso anno, sempre in Ticino, detto tasso è salito dell’1%. “Crescita economica impressionante”?

–     In Ticino un terzo della popolazione è a rischio di povertà, mentre a livello federale la percentuale è del 17%. Nel nostro Cantone oltre 8000 persone sono a carico dell’assistenza. E questo dato, come quello sulla disoccupazione, mostra solo una parte del problema: non tutti i poveri sono in assistenza o in disoccupazione! Ulteriore elemento: nel 2018 la spesa per il regolamento sociale comunale di Lugano è aumentata del 50%. “Crescita economica impressionante”?

–     Il Ticino, a livello nazionale, è capitale dei fallimenti per insolvibilità. Basti pensare che nel corso dell’anno 2017 il numero dei fallimenti in Svizzera era aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dalle nostre parti, per contro, l’aumento era del 12%. Il quadruplo. “Crescita economica impressionante”?

–     Eccetera eccetera!

–     A questo punto ci piacerebbe proprio sapere: “crescita economica impressionante”… a beneficio di chi?

“Non siamo mica scemi”

Anche il Gigi di Viganello ha capito che gli studi pilotati commissionati dalla Camera di commercio contigua al PLR – la vicepresidenta è pure candidata PLR al governicchio – servono solo a far credere che, in regime di devastante libera circolazione delle persone, sul mercato del lavoro ticinese vada tutto bene. Nessun problema: “sono solo percezioni” come amano ripetere il buon Rico Maggi ed accoliti (guarda caso, anche loro di area PLR). Forse perché l’ex partitone è un fan irriducibile dell’invasione da sud? Forse perché il PLR vorrebbe addirittura lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE? O forse perché il DFE è diretto dal Consigliere di Stato liblab?

Ma queste associazioni di supporto elettorale al PLR pensano veramente di poter uccellare i ticinesi a suon di studi pilotati? Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

Il Belpaese ci bagna il naso?

Revoca della cittadinanza ed espulsione dei terroristi islamici: il caso Moutaharrik

Il nome di Abderrhaim Moutaharrik alle nostre latitudini suonerà familiare. Non solo per l’avanzata islamista che ha portato alla diffusione di nomi analoghi anche dalle nostre parti. Ma perché costui è assurto agli onori della cronaca di questo sfigatissimo Cantone tre anni fa, come “il kickboxer dell’Isis” o anche come il “jihadista di Canobbio”.

Si allenava a Canobbio

Mouthaharrik, cittadino di origine marocchina, naturalizzato italiano e residente a Lecco,  si allenava infatti anche a Canobbio.

Processato nel Belpaese, il jihadista trentenne è stato condannato a sei anni di carcere. Lo scorso mese di febbraio, la Cassazione ha reso definitiva la condanna.

Ieri il Corriere della seraha dedicato al caso un interessante articolo. Interessante perché? Perché nell’ottobre dello scorso anno nel Belpaese è entrato in vigore il decreto di legge su sicurezza ed immigrazione. Il quale prevede, ma guarda un po’, la revoca della cittadinanza italiana e l’espulsione per i criminali che sono stati condannati in via definitiva per terrorismo.

Il kickboxer potrebbe dunque essere il primo caso – primo di una lunga serie, c’è da supporre – a cui si applica la nuova disposizione. “Potrebbe”, perché naturalmente l’avvocato difensore del jihadista tenta di cavillare, dicendo che il suo assistito ha commesso i reati per cui è stato condannato quando il decreto legge non era ancora in vigore, e la nuova norma non potrebbe (a mente del leguleio) avere effetto retroattivo.

Hai capito i vicini a sud?

Al di là di questo, c’è da restarci con il naso in mezzo alla faccia. Hai capito i vicini a sud? Ai terroristi islamici, anche se naturalizzati, la cittadinanza viene ritirata senza tante storie.

Dalle nostre parti invece, grazie alla partitocrazia multikulti, imperversano le pippe mentali buoniste-coglioniste. Con i $inistrati ed il governicchio federale che strillano che non si possono (“sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se a casa loro sarebbero in pericolo. E’ il colmo!

E dire che da noi la disposizione che dà la facoltà di ritirare il passaporto rosso ad un naturalizzato che mette gravemente in pericolo l’ordine pubblico esiste da decenni. Ma quante volte è stata applicata? O meglio: è mai stata applicata

Lettera morta grazie a PLR-P$$?

La scorsa settimana, in un raro sprazzo di lucidità, a stretta maggioranza il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione del parlamentare uregiatto Fabio Regazzi, già sposata dalla maggioranza del Consiglio nazionale, che chiede che i terroristi islamici condannati vengano espulsi in ogni caso; anche se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. E ci mancherebbe altro!

Però la casta politikamente korretta – a partire dalla ministra di giustizia PLRKarin Keller Sutter –  si è già messa a starnazzare all’inapplicabilità. Il Mago Otelma prevede che questa mozione farà la stessa fine di quella della leghista Roberta Pantani per la chiusura notturna dei valichi secondari. Il Parlamento approva, la burocrazia ro$$a bernese affossa.

Poi, quando ci saremo completamente trasformati nel Paese del Bengodi per terroristi islamici, sapremo chi ringraziare! Vero Consigliera federale PLRKeller Sutter?

Lorenzo Quadri

 

 

Via il Diktat disarmista dell’ UE: una battaglia da vincere!

Salviamo la nostra sovranità dal calabraghismo della partitocrazia eurolecchina!

 

In gioco non ci sono solo le armi dei cittadini svizzeri onesti, ma l’indipendenza del paese

125mila firme raccolte, quando per la sua riuscita ne sarebbero bastate 50mila. Il referendum – appoggiato anche dalla Lega e dal Mattino – contro il Diktat disarmista dell’UE ha ottenuto un risultato a dir poco trionfale.

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, servilmente seguiti dai soldatini della partitocrazia PLR-PPD-P$$ alle Camere, hanno calato le braghe ad altezza caviglia, accettando di sottomettere la Svizzera alla normativa con cui Bruxelles vuole ritirare le armi che onesti cittadini svizzeri legalmente detengono.

Doppia vergogna

La direttiva è contraria alle nostre leggi, alla nostra tradizione, alla volontà popolare espressa nel 2011. E ciononostante la partitocrazia si è chinata a 90 gradi davanti all’UE.

A maggior vergogna del triciclo e dei suoi politicanti, la calata di braghe è avvenuta, come direbbero nel Belpaese, “senza giusta causa”. Lo scopo dichiarato del Diktat disarmista sarebbe quello di contrastare il terrorismo islamico; naturalmente guardandosi bene dal pronunciare quell’aggettivo, “islamico”, perché non è politikamente korretto. Ma anche il Gigi di Viganello è perfettamente consapevole che si tratta di una fregnaccia. Nella lotta al terrorismo islamico, ritirare le armi ai cittadini onesti non porta assolutamente un piffero. Ben altre sono le misure da prendere, come abbiamo più volte scritto su queste colonne. A partire dal divieto dei finanziamenti esteri alle moschee ed ai luoghi di culto islamici. Ma queste misure non vengono prese. Perché? Perché sarebbero rivolte ai musulmani. A dei migranti in arrivo da altre culture. E, si sa, gli svizzerotti non possono (“sa po’ mia!”) discriminare. Invece, il diktat disarmista penalizza gli svizzeri. E martellarsi sugli attributi è sempre cosa buona e giusta e politikamente korretta!

Futuro cupo

La totale inutilità della direttiva UE nella lotta al terrorismo islamico non è una scoperta di oggi. E’ conclamata da tempo. E’ stata riconosciuta esplicitamente anche durante il dibattito parlamentare sul suo recepimento in Svizzera. Eppure la partitocrazia l’ha approvata lo stesso.

Quindi, ricapitolando: il Diktat è inutile e non raggiunge nemmeno lontanamente lo scopo che, a parole, si prefigge. Il Diktat è contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alla nostra volontà popolare. Eppure la partitocrazia l’ha approvato lo stesso!

Il fatto è vergognoso, oltre che drammatico. Se già adesso si calano le braghe in queste condizioni, vuol dire che le si caleranno sempre. E immaginiamoci poi cosa accadrebbe nella denegata e deleteria ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dal liblab italo-svizzero KrankenCassis, venisse sottoscritto. A Berna, il triciclo PLR-PPD-P$$ approverebbe senza un cip qualsiasi ordine in arrivo dall’UE.

Le Fake news della casta

Come si è giustificato l’ingiustificabile recepimento della direttiva disarmista dell’UE? Con terrorismo e fake news, ormai gli unici argomenti rimasti alla partitocrazia. Evocando lo spettro della possibile esclusione della Svizzera dal FALLIMENTARE accordo di Schengen, di cui la direttiva disarmista costituisce uno “sviluppo” (quando si dice la tattica del salame…).

“Bisogna salvare Schengen”, strillavano e tuttora strillano i soldatini del triciclo, a cominciare dalla neo-ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS); “bisogna chinarsi a 90 gradi”!

Adesso quindi, per salvare l’accordo di Schengen – che non vale un tubo, che ci impedisce di difendere i nostri confini, ma che “in compenso” ci costa un occhio della testa (oltre 100 milioni all’anno, quando ne sarebbe dovuti costare 7) – dovremmo sacrificare le nostre tradizioni, le nostre leggi e buttare nel water la volontà popolare. Eccoli qua, i grandi statisti della partitocrazia. A ciò si aggiunge che nessuno si sognerebbe mai di espellere la Svizzera da Schengen. Perché i milioni degli svizzerotti fanno, come sempre, assai comodo.

Altro che Schengen…

Oltretutto, ai tempi della votazione popolare sull’adesione del nostro paese alla ciofeca-Schengen (la Lega era contraria) il governicchio federale esplicitamente promise che mai il diritto svizzero delle armi sarebbe stato messo in discussione a seguito di tale trattato. Abbiamo visto come è andata a finire. Si trattava dell’ennesima balla di fra’ Luca. Come una balla di fra’ Luca è la favoletta di “Schengen in pericolo” (anche se lo fosse davvero, poi, avremmo tantissimo da guadagnare ed assai poco da perdere).

Bisogna vincere!

La battaglia contro la direttiva UE non è solo una battaglia sulle armi dei cittadini onesti. E’ – anche e soprattutto – una battaglia per la nostra sovranità ed indipendenza. Per questo va vinta assolutamente.

La valanga di firme raccolte dal referendum è, senza dubbio, un segnale incoraggiante. Ma occorre vincere la votazione popolare (e prepariamoci, prima dell’appuntamento con le urne, all’ennesima martellante campagna di terrorismo e di lavaggio del cervello ad opera della casta e della stampa di regime; le prime avvisaglie ci sono già state).

Non sarà una passeggiata: grazie alle naturalizzazioni facili di persone non integrate, volute dalla partitocrazia, ci siamo riempiti di neo-svizzeri che del nostro Paese, della sua sovranità e della sua indipendenza, se ne impipano. E anche loro votano. Come pure i galoppini della partitocrazia calabraghista che ci svende all’UE.

Lorenzo Quadri

 

 

Le parole non dette

 

Di recente, durante l’assemblea generale del sindacato interprofessionale Syna a Domodossola, è emersa – ma guarda un po’ – l’importanza del frontalierato per l’economia locale.

In particolare a Domodossola ci sono circa 1’000 frontalieri, a fronte di 7’000 nuclei familiari, cui bisogna aggiungere tutti i pensionati che hanno lavorato in Svizzera. Ciò ha fatto dire agli astanti che “una famiglia su sette vive grazie ai frontalieri”. Nota bene: non “grazie al Ticino”; “grazie ai frontalieri”.

Classico esempio di mistificazione!

Ecco cosa avrebbero invece dovuto dire a Domodossola:

“Una nostra famiglia su sette (in realtà sono anche di più…) vive grazie al Ticino. Con la libera circolazione delle persone, i politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$ hanno sbattuto fuori dal mercato del lavoro ticinese migliaia di loro concittadini, per fare spazio ai frontalieri.  Ringraziamo gli svizzerotti ed i loro politicanti per tanta generosa abnegazione, che va al di là delle nostre più rosee aspettative. Mandare in malora i “loro” per fare spazio “ai nostri”: non succede da nessun’altra parte del mondo. A ruoli invertiti, noi italiani avremmo già sprangato le frontiere. Gli svizzerotti non solo non lo fanno, ma  addirittura ci versano ogni anno 84 milioni di Fr di ristorni, che possiamo utilizzare a nostro piacimento invece che per gli scopi a cui sono destinati: ci pare un sogno! Ringraziamo il Cielo per averci dato simili vicini. E se poi qualcuno al di là del confine dovesse alzare la cresta, ci basta strillare al razzismo ed il gioco è fatto. Nel ringraziare i ticinesi per tanta generosità, li invitiamo a continuare a votare il triciclo PLR-PPD-P$$: così la manna per le nostre regioni è assicurata. Certo, a spese dei ticinesi; ma questo non è mica un problema nostro. Se poi pensiamo che il triciclo PLR-PPD-P$, pur di garantire il benessere delle regioni italiane della fascia di confine, è riuscito a gettare nel water la preferenza indigena votata dai suoi stessi concittadini, proponiamo di erigere nella piazza principale un triciclo di marmo come tangibile segno della nostra eterna riconoscenza”.

Lorenzo Quadri

La persecuzione ha inizio

Come previsto, la kompagna Sommaruga ha iniziato a prendersela con gli automobilisti

Si comincia in sordina ma poi, con la tattica del salame (una fetta alla volta)…

Come da copione, il disastro ha inizio. Dal primo gennaio, dopo la partenza della Doris uregiatta dal governicchio federale, alla direzione del Dipartimento federale dei trasporti, dell’ambiente, dell’energia e delle telecomunicazioni (DATEC) è malauguratamente approdata la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Ed ecco che cominciano le iniziative improntate al talebanismo ambientalista.

Per ora, come antipasto, la kompagna ministra si è lanciata contro le automobili di grossa cilindrata (“In Svizzera ce ne sono troppe”). Si prende nota che ancora una volta nel mirino della criminalizzazione ci sono i soliti automobilisti: per i $inistrati ormai un’ossessione.  Dopodiché, Sommaruga ha aggiunto di voler “diminuire i valori delle emissioni in accordo con l’UE”.

Quindi il programma è chiaro: 1) persecuzione degli automobilisti svizzeri e 2) i funzionarietti di Bruxelles vengono addirittura invitati a comandare in casa nostra.

Si comincia con le grosse cilindrate

E’ evidente che la Simonetta procederà con la tattica del salame: prima si lancia la fatwa contro le auto di grossa cilindrata, poi sarà il turno di quelle di media cilindrata, poi si pretenderà di autorizzare solo veicoli elettrici, e avanti così. Altrettanto evidente è che, mentre la Svizzera seguirebbe in modo pedissequo, preciso e masochistico tutte le disposizioni di Bruxelles, gli altri paesi se ne farebbero un baffone.

Dopo gli automobilisti a finire sulla graticola saranno i riscaldamenti a nafta.

Con il politikamente korrettissimo pretesto della tutela dell’ambiente, si introdurranno tasse, balzelli e divieti vieppiù opprimenti. Perché tale è il consueto modo di procedere dei $inistrati. Naturalmente solo i residenti saranno bersagliati. Per un miglioramento ambientale pari a zero, visto che l’inquinamento è un problema globale.

E i TIR UE?

Alzare – a scopo dissuasivo –  la tassa sul traffico pesante a carico dei bisonti UE in transito parassitario attraverso la Svizzera? Neanche per sogno! E’ roba da beceri populisti e razzisti! Non si può (“sa po’ mia!”) discriminare!

Si ricorda che oggi i TIR europei utilizzano la Svizzera come corridoio a basso costo perché il kompagno Leuenberger calò a suo tempo le braghe davanti all’UE sull’ammontare della tassa sul traffico pesante a carico dei bisonti comunitari: infatti accettò tariffe stracciate.  Ma a questo proposito, naturalmente, i ro$$overdi non hanno nulla da dire. Imbarazz, tremend imbarazz! E poi c’è di mezzo l’UE: per cui, neanche a sognarsi di contrariarla. Giù, chinati a 90 gradi: è questo l’unico atteggiamento possibile!

Del resto il P$ della kompagna Sommaruga vuole l’adesione della Svizzera alla Disunione europea e sostiene lo sconcio accordo quadro istituzionale che ci trasformerà in una colonia di Bruxelles.

Invasione

E sull’invasione di frontalieri uno per macchina? E sulle conseguenze ambientali dell’immigrazione incontrollata? Anche qui, nemmeno un cip. Tanto più che proprio Sommaruga ebbe a dire, quando il caos asilo aveva raggiunto l’apice, che gli svizzerotti (chiusi e gretti) avrebbero dovuto stringersi per far posto ai finti rifugiati. Facciamo entrare tutti!  Con le conseguenze, anche ambientali, del caso. Poi, per ridurre le emissioni, ci martelliamo voluttuosamente sui gioielli di famiglia con mazzotti politikamente korretti. Avanti con le politiche ambientali ideologiche ed irrealistiche, il cui impatto globale è vicino allo zero!

Modesto suggerimento

Se la kompagna Simonetta vuole cominciare ad affrontare i dossier del suo (troppo vasto) Dipartimento, inizi da due cosucce semplici:

  • Buttare all’aria il bidone via Sicura, per colpa del quale – tra le altre cose – i poliziotti non possono più inseguire i criminali, altrimenti finiscono in galera loro come “pirati della strada” (vedi il recente caso di Ginevra);
  • Ordinare la restituzione ai cittadini del tesoretto da 600 milioni indebitamente prelevato dalla Serafe per farlo confluire nelle tasche della SSR.

Lorenzo Quadri

 

PLR e P$ contro il salmo svizzero

Non solo accordo quadro: i due partiti a manina anche per rottamare l’inno nazionale

Le cappellate del tandem PLR-P$ sembrano non finire mai! Non contento di pianificare la rottamazione della Svizzera tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso l’allegro duetto vorrebbe gettare nel water anche l’inno nazionale. Ovviamente per sostituirlo con l’ennesima ciofeca multikulti inneggiante alle frontiere spalancate.

Sono anni che la sedicente “Società svizzera di pubblica (in)utilità” tenta di sbolognarci il suo nuovo inno farlocco. Per il momento non ci è ancora riuscita. Ma prima o poi…

Del resto, “grazie” alle naturalizzazioni facili volute dal triciclo PLR-PPD-P$$, il passaporto rosso viene regalato a stranieri non integrati che non hanno alcun legame con il nostro paese. Per cui, figuriamoci cosa gliene può importare a costoro del salmo svizzero (e di tutto il resto).

Iniziativa respinta

Fatto sta che il Consiglio nazionale nei giorni scorsi ha respinto per 97 voti contro 85 e 3 astenuti un’iniziativa parlamentare che chiedeva di ancorare il salmo svizzero in una legge. Non si tratta di una richiesta fuori di cranio: in vari Paesi è infatti così. In alcuni, addirittura, l’inno nazionale è iscritto nella Costituzione.

Qual era dunque l’obiettivo dell’iniziativa? Far sì che i camerieri dell’UE in Consiglio federale non potessero rottamare il salmo svizzero di propria iniziativa, senza rendere conto ai cittadini. Oggi teoricamente potrebbero: del resto è proprio quanto successo con il vecchio inno, lo spettacolare “Ci chiami o patria”, che purtroppo presentava un problemino di “analogia eccessiva” con l’inglese God save the Queen.

Cosa cambierebbe?

Se il salmo svizzero dovesse venire inserito nella legge, la conseguenza sarebbe che un suo abbandono dovrebbe passare giocoforza dal parlamento prima e – in caso di referendum – dal popolo poi. E non ci si venga a raccontare la storiella che ciò equivarrebbe ad un aumento della burocrazia: si sta parlando di un decreto di poche righe. Mentre il triciclo, non contento di infesciarci di leggi inutili – che servono solo a generare costi, a gonfiare la pubblica amministrazione come una rana ed a disintegrare i santissimi ai cittadini – vuole pure recepire automaticamente i Diktat della fallita UE (accordo quadro istituzionale). Poi però pensa di prendere la gente per scema dichiarando di non volere l’inno nella legge in nome della semplificazione legislativa? Ma vaffa!

Ancora una volta…

Morale della favola: la maggioranza del Consiglio nazionale non ne vuole sapere di mettere al sicuro il salmo svizzero. E quindi spiana la strada alla sua rottamazione.

Chi ha preso questa bella decisione? Il PLR ed i $inistrati! Anche questa volta, ex partitone e gauche-caviar a manina per svendere la Svizzera, la sua indipendenza e le sue tradizioni.Ricordarsene il 7 aprile!

Lorenzo Quadri

 

Via il medico del traffico!

La mozione promessa è stata presentata a Berna. Aspettiamo al varco PLR e PPDog

Come promesso, la mozione per l’abolizione del medico del traffico è stata depositata a Berna nei giorni scorsi da chi scrive.

La figura del medico del traffico di livello 4, affiliato alla società svizzera di medicina legale (SSML) è l’ennesimo parto – o piuttosto: l’ennesimo aborto – di Via Sicura.

Al medico del traffico SSML sono obbligati a rivolgersi, per riavere la patente, quei conducenti che hanno commesso infrazioni reputate gravi secondo i parametri di Via Sicura, come pure i casi complessi (?) di sospetta inidoneità alla guida per motivi di salute.

Va detto che in genere le infrazioni definite come “gravi” non hanno avuto alcuna conseguenza pratica. In altre parole: nella grande maggioranza dei casi, lo sfigato automobilista che finisce tra le grinfie del medico del traffico non ha provocato alcun incidente.

Solo Lega ed Udc…

Il bidone Via Sicura è un esempio “da manuale” di legislazione fatta sotto la pressione del ricatto morale ed incentrata sulla criminalizzazione e sulla vessazione dell’automobilista in base ai dettami ideologici della gauche-caviar ro$$overde. Però il sedicente “centro”, ovvero il tandem PLR e PPD, lo ha votato giulivo. Gli unici ad opporsi sono stati i deputati di Lega ed Udc.

Entrata in vigore, Via Sicura si è ben presto dimostrata per quello che è: un vaso di Pandora. Con fatica, e contro la volontà dei $inistrati che strillavano isterici, sotto le cupole federali si sono trovate delle maggioranze per piazzare qualche piccolo correttivo qua e là. Ma non basta. Il lavoro da fare è ancora molto. O meglio: potrebbe essere anche poco, se la partitocrazia avesse l’onestà di ammettere di aver fatto una clamorosa cappellata, di scusarsi con gli automobilisti e di fare tabula rasa di Via Sicura. Ma naturalmente questo non accadrà. Per cui bisogna intervenire un po’ alla volta. E una delle aberrazioni cui è urgente mettere mano è proprio l’abominevole figura del medico del traffico.

Potere arbitrario

Questa figura va semplicemente cancellata. L’esperienza fatta è stata catastrofica. Non solo parcelle esorbitanti e da pagare in anticipo in cambio di prestazioni discutibili: e c’è gente che è stata costretta, di visita in visita, a sborsare somme vicine ai 10mila Fr. Il medico del traffico dispone, anche e soprattutto, di potere eccessivo ed arbitrario nei confronti dei “pazienti”. Alcuni di loro hanno vissuto e stanno vivendo delle autentiche odissee. Persone che hanno necessità della licenza di condurre per motivi professionali e che non hanno provocato alcun incidente, hanno perso il lavoro ed hanno avuto l’esistenza rovinata dal medico del traffico. In redazione sono fioccate le segnalazioni al proposito.

In Ticino c’è poi il problema supplementare legato al fatto che di medico del traffico di livello 4 ce n’è solo uno, ovvero la notoria dottoressa italiana (un’altra cittadina del Belpaese che ha trovato al di qua della ramina “ul signur indurmentàa”). La quale opera in regime di monopolio, con tutte le derive che ciò comporta, ed a cui il dipartimento di Norman Gobbi sta cercando di porre rimedio.

Aspettiamo al varco

Va da sé che, sulla mozione per l’abolizione del medico del traffico, attendiamo al varco il tandem “centrista” ex partitone – uregiatti(per i $inistrati la persecuzione degli automobilisti è un dogma).

Finché il medico del traffico esisteva solo sulla carta, si poteva anche fare i finti tonti e negarne la perniciosità. Adesso che il disastro è conclamato, non si può più nascondere la testa sotto la sabbia! Chi lo fa, dovrà assumersene le responsabilità. E, ovviamente, renderne conto ai suoi elettori (quanti sono automobilisti?).

Lorenzo Quadri

Flop PVP: nuova conferma che la Lega aveva ragione

Ma attenzione, il fallimentare piano viario deve cambiare sul serio e non per finta!

Dopo anni, nel municipio di Lugano si è finalmente trovata una maggioranza per sperimentare alcune modifiche al fallimentare piano viario PVP. Qualcuno non ha perso l’occasione per appuntarsi pubblicamente medaglie al merito, sulla cui giustificazione si potrebbe anche disquisire.

Quando era solo sulla carta…

Al proposito è utile ricordare che l’opposizione al PVP non data certo di questa legislatura. A contrastarlo per primi furono i municipali leghisti di Lugano che sedevano nell’Esecutivo quando il PVP era ancora solo sulla carta (bei tempi). Tanto per non fare nomi, si trattava del compianto Nano Bignasca e di chi scrive. Ma anche l’allora sindaco, “Re Giorgio”, non mancò di manifestare in più occasioni le proprie perplessità, a volte con toni anche molto accesi. La Lega in Consiglio comunale votò contro i crediti per il PVP:  perché lo stravolgimento della viabilità di Lugano è costato parecchi milioni. Inoltre ha comportato l’abbattimento di decine di alberi sanissimi lungo via Ciani (ma nessun ecologista fece un cip) e la soppressione a go-go di corsie dei bus (ma anche in questo caso, nessun talebano del trasporto pubblico ebbe da obiettare).

Per buttare all’aria la viabilità cittadina nel senso dell’ideologia anti-automobilisti sopra citata, venne presa a pretesto l’apertura della galleria Vedeggio-Cassarate. Col consueto frullino del catastrofismo, si montarono ettolitri di panna sulle ripercussioni che la nuova opera avrebbe avuto sulla viabilità cittadina. Vennero così sdoganati stravolgimenti viari che nulla avevano a che vedere con la nuova galleria e con il reale cambiamento dei flussi veicolari che avrebbe indotto. La pratica non ci ha messo molto a dimostrarlo.

Non ci voleva la sfera di cristallo per capire che un piano viario concepito in base all’ideologia rossoverde avversa alle automobili ed agli automobilisti avrebbe fatto i danni ormai noti alla raggiungibilità, e quindi all’economia, del centro città.

Effetti cumulativi

Per colmo di sfortuna, gli effetti negativi del PVP sono andati a sommarsi alla recessione della piazza finanziaria, frutto di scellerati cedimenti politici a livello federale da parte del triciclo PLR-PPD-PSS, e con il generale fenomeno di impoverimento e precarizzazione della popolazione ticinese, provocato dalla libera circolazione delle persone voluta sempre dalle stesse forze politiche. Tutto questo, come è ovvio, ha avuto conseguenze sulla propensione a spendere dei cittadini. E quindi sui commerci del centro. Tanto per mettere la ciliegina sulla torta, le tariffe degli autosili sono state fatte schizzare verso l’alto, con la scusa, invero magra, di “favorire la rotazione”, e basandosi su paragoni fantasiosi con altre realtà urbane svizzere, che però non sono per nulla assimilabili a quella di Lugano. La crescita del commercio online ha fatto il resto.

Il risultato è stato quello di allontanare sempre più dal centro gli acquirenti dei negozi ed i clienti degli esercizi pubblici.

In più il PVP ha aumentato i chilometri di percorrenza per chi vuole raggiungere il centro in auto, facendo così crescere l’inquinamento.

Immobilismo insostenibile

E’ evidente che, davanti ad una situazione che definire “insoddisfacente” è un eufemismo, non era possibile continuare con l’attendismo ad oltranza, magari confidando nel fatto che prima o poi i cittadini si sarebbero abituati e avrebbero smesso di protestare.

E’ ora di rendersi conto che il trasporto pubblico va promosso creando delle alternative valide al mezzo privato. Negli ultimi anni si è invece preteso di costringere gli automobilisti a rinunciare all’auto con misure vessatorie ingiustificabili. E si è pure allegramente soprasseduto sul problema delle “targhe azzurre”, ovvero dei veicoli di frontalieri (tutti con a bordo una sola persona) che contribuiscono non poco all’intasamento della rete stradale luganese.

Il voto del Consiglio comunale contro la decimazione dei parcheggi in stazione è finalmente un segnale chiaro contro quella politica di criminalizzazione dell’automobilista che va per la maggiore a vari livelli istituzionali. La stessa che a Berna ha portato alla creazione dell’aberrante programma Via Sicura, con tutti i suoi annessi e connessi (a partire dal famigerato medico del traffico).

E’ chiaro che il PVP deve cambiare, ma deve cambiare sul serio. La speranza è quindi che la sperimentazione decisa dalla maggioranza del municipio porti a dei risultati concreti, e che l’operazione non si traduca nel gattopardesco “cambiare affinché nulla cambi”.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Fisco: ceto medio dimenticato

Sgravi fiscali, il silenzio assordante di ex partitone e PPDog. Ed anche sui single…

 

In tempi decisamente sospetti (un mese dalle elezioni…) ecco che l’AITI (Associazione industrie ticinesi) tematizza la questione della fiscalità, in vista della votazione del 19 maggio sulla riforma fiscale federale ed il finanziamento dell’AVS (altro circo mediatico-politico in arrivo; al proposito ci piacerebbe invece sapere quando si voterà sui tagli agli aiuti all’estero ed alla spesa per i finti rifugiati per assicurare il finanziamento dell’AVS).

Non è un tema

Si sarà notata una cosa: per la partitocrazia, in queste elezioni cantonali il fisco non è un tema. Se i $inistrati si dimenticano del fisco tanto meglio, visto che se parlano di imposte è solo per alzarle. Ma ex partitone e PPDog?

Priorità

Gli sgravi fiscali per quel che resta del ceto medio (in particolare i tartassatissimi proprietari di una casetta) e per le persone singole sono e rimangono una priorità. Anche se purtroppo si tratta di una priorità sempre meno detta. E’ scandaloso che la politica di questo sfigatissimo Cantone passi ore, giorni e settimane a blaterare sui rimborsi telefonici dei membri del governicchio (con la stampa di regime che dà ampio spazio…) ed ignori invece un tema centrale quale la fiscalità dei cittadini. Tanto più che le finanze cantonali stanno meglio: quindi i soldi per gli sgravi ci sono.

Le ipotesi

Quali i motivi di questi silenzi? Possibili ipotesi:

  • PLR e PPDog hanno vergogna a citare il ceto medio, perché questo è stato messo in ginocchio dalla devastante libera circolazione, con conseguente invasione da sud, voluta dalla partitocrazia. La quale partitocrazia, non ancora contenta, in preda all’ennesimo raptus calabraghista ha pure sfasciato la piazza finanziaria ticinese distruggendo migliaia di posti di lavoro che andavano a beneficio proprio del ceto medio.
  • PLR e PPDog hanno una fifa blu del partito delle tasse. Il P$, partito spalancatore di frontiere, filo-UE, pro-stranieri ed anti-svizzeri, è chiaramente indebolito dalla lunga serie di cappellate internazionaliste. Eppure il “centro” politico è terrorizzato del njet ro$$o ad ogni e qualsiasi sgravio fiscale. Quando si dice i cuor di leone…
  • PLR e PPDog se ne fregano del ceto medio e delle persone singole. Del resto, l’esito della votazione in Gran Consiglio nel giugno 2018 sull’iniziativa parlamentare Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per i single parla chiaro. L’iniziativa è stata votata solo da Lega ed Udc. Nel PLR appena un paio di deputati l’ha sostenuta, e nessun uregiatto.
  • Alla partitocrazia va bene che il ceto medio e le persone singole continuino a venire munte. Così la politica del tassa e spendi può proseguire ad oltranza.
  • Solo Lega ed Udc sostengono gli sgravi per il ceto medio e le persone singole. PLR e PPDog li affossano. Di queste cose sarà bene ricordarsene il sette aprile. Chi vuole una fiscalità più leggera non vota il triciclo. Che al massimo si inventa sgravi per le imprese o per i super-ricchi; ma per i comuni mortali… una cippa!

Lorenzo Quadri

 

Silenzio assordante del DECS

40 docenti liceali fanno politica a scuola all’insegna dell’estremismo ambientalista

 

Venerdì si è tenuto lo sciopero studentesco mondiale sul clima.  E in quest’ambito si è assistito all’ennesimo esempio di scuola ro$$a. O piuttosto, di scuola verde-anguria (verde fuori, ma ro$$a, ro$$i$$ima dentro).

Alla faccia del “non si fa politica a scuola”, 40 insegnanti di licei ticinesi hanno pensato bene di appoggiare lo sciopero studentesco sottoscrivendo un appello talebano che lascia basiti.

“Gli studenti– scrivono i professori – scenderanno in piazza per denunciare sia l’inattività dei governi del mondo di fronte alla catastrofe imminente(sic!), sia la miopia di un sistema economico incapace di farsi carico di finalità diverse da quelle del profitto privato a breve termine”. Ossignùr!

Gli insegnanti invitano inoltre i colleghi a partecipare allo sciopero e “ad evitare, nella giornata del 15 marzo, di proseguire secondo i programmi canonici, ma piuttosto a dedicare, nelle forme ritenute più consone, le proprie lezioni a temi legati alla questione ambientale”.

I conti non tornano

Punto primo:come tutti gli argomenti, anche quello ambientale va affrontato con realismo. No al negazionismo, ma no anche all’estremismo esagitato (“catastrofe imminente”) che caratterizza il populismo ro$$overde, di cui fanno sfoggio i firmatari dell’appello, e che fa nascere solo cappellate. Giusto che si parli di ambiente a scuola. Ma in modo oggettivo. Invece l’invito “a dedicare le proprie lezioni a temi legati alla questione ambientale”è chiaramente, visto il tono del manifesto, un invito a fare terrorismo ambientalista in aula. A proposito: ma i docenti firmatari vanno tutti a lezione a piedi? Oppure sono i primi ad andare al lavoro in SUV?

Punto secondo: la storiella del “profitto a breve termine” fa ridere. Ma davvero degli insegnanti liceali credono che dietro alle iniziative di lavaggio del cervello dirette in particolare ai più giovani all’insegna dell’estremismo ecologista non ci siano enormi interessi politico-economici, ovvero tanti signori e signore che si fanno gli zebedej di platino?Se è così, questi docenti di scuola superiore forse non sono al loro posto.

Punto terzo: questi insegnanti così preoccupati per l’ambiente, a suo tempo hanno votato e fatto votare l’iniziativa Ecopop? Oppure prima – molto prima! – della tutela dell’ambiente vengono le frontiere spalancate?

Punto quarto.Il diritto a manifestare non può essere sostenuto a geometria variabile, solo sui temi che “piacciono”. Si fosse trattato di una manifestazione studentesca contro i giudici stranieri, tanto per fare un esempio, c’è come il vago sospetto che di appelli del corpo insegnante non se sarebbero visti. Ma nemmeno l’ombra!

Punto quinto.Davanti ad un esempio plateale di politica partigiana a scuola, il DECS del kompagno Bertoli, ma guarda un po’, non ha nulla da dire. E sì che almeno richiamare i firmatari dell’esagitato manifesto ad un minimo di oggettività, dato anche il loro ruolo, sarebbe stato il “minimo sindacale”. Ma è chiaro. Altro che “fuori la politica dalle aule”. La politica ro$$overde, nelle aule ci entra eccome. Per cui, l’è tüt a posct. Basti pensare che il docente di scuola media che paragonava il voto popolare sulla civica al nazismo e che in seguito ha continuato sbroccare su facebook nascosto sotto un profilo farlocco, è ancora tranquillamente al proprio posto. Se qualche insegnante si fosse invece sognato di abusare del proprio ruolo per fare politica “di destra”, poco ma sicuro che le sanzioni sarebbero scattate immediatamente.

Punto sesto:per ridurre in modo  sensibile le emissioni di CO2, basta abbassare di un grado le temperature nelle aule scolastiche e negli edifici pubblici.

Altro che criminalizzare gli automobilisti (naturalmente solo quelli svizzeri, perché guai a fare un cip sui 65mila frontalieri che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, entrano ogni giorno uno per macchina)! Altro che tartassare i proprietari di una casetta con il riscaldamento a nafta!

Lorenzo Quadri