Si annunciano nuove crociate contro gli odiati automobilisti

La Simonetta ai trasporti? Ennesima catastrofe per chi deve spostarsi in macchina

In quel di Lugano, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, un gruppo di kompagnuzzi ro$$overdi ha presentato l’ennesima – verbosa e scandalizzata – interrogazione al Municipio, “reo” di aver introdotto i buoni parcheggio che i commercianti hanno distribuito ai loro clienti. Si è trattato di una misura voluta per incentivare lo shopping natalizio in centro città, assieme ai mezzi pubblici gratuiti. Non è nemmeno il primo anno che viene applicata.

Ma naturalmente i $inistrati neppure per Natale possono rinunciare alla loro isterica crociata contro gli automobilisti. Buttare fuori le macchine dal centro città, così come vuole fare il politikamente korrettissimo PVP, si è dimostrata una scelta fallimentare. Qualcuno non riesce proprio a ficcarsi in testa che, se la gente non può arrivare in centro a fare compere in auto, semplicemente va altrove (magari oltreramina?),  sicché  il centro si desertifica. Ma forse, quando in centro Lugano non ci sarà più né un’auto né un negozio, i ro$$overdi esulteranno. Quindi: non solo bisogna continuare con la distribuzione dei buoni parcheggio, ma occorre anche abbassare le tariffe degli autosili, indecorosamente gonfiate come rane un po’ per fare cassetta, un po’ per scoraggiare/vessare gli automobilisti.

Il tripudio degli ecobalzelli

Perché raccontare questo aneddoto pre-natalizio sull’ultima prodezza degli eco$inistrati luganesi? Perché, ahinoi, da un paio di settimane a  Berna una dei “loro” si trova ufficialmente a capo del Dipartimento “ex Doris”, ossia il Dipartimento federale dei trasporti (e dell’ambiente, e delle telecomunicazioni, e dell’energia). Trattasi dell’ex ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che alla Giustizia ha combinato un disastro dietro l’altro. Ultimo in ordine di tempo: l’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per i finti rifugiati: come c’era da aspettarsi, il conto dell’operazione è assai più alto di quanto era stato annunciato, e nümm a pagum. Adesso la Simonetta si prepara a fare danni anche nel nuovo ruolo. L’interrogazione luganese ben ci dà la misura di cosa succederà a Berna. Con Sommaruga, gli automobilisti verranno tassati, criminalizzati e vessati ad oltranza. Sarà il tripudio degli ecobalzelli, mentre il prezzo della benzina schizzerà alle stelle: i $inistrati, come noto, sognano una tassa sul CO2 di addirittura 20 centesimi per litro di benzina! E ad andarci di mezzo, ma guarda un po’, saranno i meno abbienti. Già, perché i milionari potranno tranquillamente impiparsene del rincaro del carburante. Gli altri invece, specie chi vive nelle regioni discoste, non potendo fare a meno dell’auto, non avranno altra scelta che pagare di più. Svuotare il borsello per riempire il serbatoio. Quanto accaduto in Francia con i gilet gialli non ha proprio insegnato nulla?

“Boiate pricing”

Intanto il P$$, nelle sue continue campagne d’odio contro chi la pensa diversamente, ha ancora il coraggio di spacciarsi per il partito che starebbe dalla parte dei più deboli. Ma va là! I kompagni ormai si preoccupano  solo degli stranieri e dei finti rifugiati con lo smartphone.

Quale degno (?) accompagnamento al festival degli ecobalzelli, la Simonetta introdurrà inoltre i vari road pricing, mobility pricing, e tutte le boiate pricing che provocano la massima goduria ai ro$$overdi, il cui motto da decenni è: “per ogni nuovo problema inventiamo una nuova tassa”.

Investimenti?

Inutile dire che, sotto il regime Simonetta, di investimenti nella rete stradale non se ne vedranno più. Fortuna che siamo almeno riusciti a portare a casa il secondo traforo del Gottardo prima dello sfacelo, altrimenti per il Ticino sarebbero stati (ulteriori) guai seri.

Solo un paio di cifre: in Svizzera i costi delle colonne sulle strade a fine 2015 erano stimati in quasi due miliardi di Fr. Nel 2017, le ore trascorse in coda ogni anno sono state circa 26mila. Questi numeri impressionanti sono la semplice conseguenza dei mancati investimenti nelle infrastrutture stradali. Il “traffico individuale motorizzato” non è politikamente korretto quindi va sabotato. Ecco i risultati.

Frontiere spalancate

Peccato che, se il numero di auto sulle nostre strade cresce, la colpa sia in buona parte delle frontiere spalancate. Dal 2007 ad oggi sono immigrate in Svizzera circa 800mila persone. Questa gente si sposta ed usa la rete viaria. A ciò vanno aggiunti i 65mila frontalieri che entrano tutti  i giorni in Ticino uno per macchina, e le svariate migliaia di padroncini: le conseguenze della devastante libera circolazione delle persone sulla viabilità di questo sfigatissimo Cantone sono ormai drammaticamente  note. I ro$$overdi vogliono far entrare sempre più gente in Svizzera; tutta questa gente deve avere un tetto sulla testa e necessita di spostarsi; poi però sbraitano contro cementificazione e traffico? Coerenza kompagni, coerenza!

 Tempi grami

E’ evidente che la nuova (si fa per dire) ministra dei trasporti non farà nulla per risolvere i problemi dell’infrastruttura viaria nazionale, ma si limiterà a vessare ed a criminalizzare gli automobilisti, che verranno gravati da una pletora di nuovi balzelli.

Ci attendono tempi grami, con un’unica consolazione: la successora di Sommaruga alla giustizia, la liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS) non potrà fare peggio di lei. Anche perché sarebbe impresa oltremodo ardua.

Lorenzo Quadri

 

Agenzia ONU glorifica il terrorismo con i nostri soldi

La Svizzera tra i principali finanziatori delle scuole dell’UNWRA:  27 milioni nel 2018

 

Intanto il centro Wiesenthal ha inserito l’UNWRA tra i 10 peggiori antisemiti dello scorso anno. E chi sostiene l’UNWRA alle nostre latitudini? Naturalmente i soliti $inistrati del P$$ e dintorni! Quelli che poi pretendono di fare la morale agli altri!

L’UNRWA, ovvero l’agenzia dell’ONU (BidONU) per i rifugiati palestinesi, ne ha combinata un’altra.  Di recente si  è infatti scoperto (?) che nelle sue scuole viene utilizzato materiale che glorifica il terrorismo contro Israele. Lo ha scritto la scorsa domenica  la SonntagsZeitung.

Non è certo la prima volta che l’UNRWA è al centro di accuse di antisemitismo, sdoganamento del terrorismo, eccetera. Infatti, continua a ricascarci. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, tra i principali finanziatori delle scuole dell’UNRWA ci sono proprio  gli svizzerotti. La Confederella lo scorso anno ha versato qualcosa come 27 milioni di franchetti!Sì, avete capito bene: 27 milioni di Fr nostri sono stati sperperati dai burocrati bernesi per finanziare scuole ONU che fomentano l’ antisemitismo e glorificano il terrorismo!

Qui qualcuno è fuori come un balcone. E’ evidente che non solo occorre azzerare immediatamente i finanziamenti all’UNRWA – atto parlamentare a Berna in arrivo – ma la Svizzera deve uscire dall’ONU!

Con 27 milioni…

Quanti disoccupati svizzeri sarebbe stato possibile ricollocare con i 27 milioni di franchetti regalati l’anno scorso all’UNRWA?

E’ evidente che occorre ridurre con urgenza gli aiuti all’estero, che ammontano in totale ad oltre 5 miliardi di Fr all’anno, per cominciare a pensare un po’ di più  agli svizzeri. Perché qui, grazie al solito triciclo spalancatore di frontiere, invece di applicare il “Prima i nostri” votato dal popolo, si va avanti con il solito “prima gli altri”!

I finti buonisti

E chi, dalle nostre parti, regge la coda a queste agenzie ONU come l’UNRWA che sostengono l’antisemitismo, glorificano il terrorismo, eccetera? Ma naturalmente i sinistrati del P$$ e partitini di contorno!

I finti buonisti diffondono odio (oltre che contro chi osa non pensarla come loro) contro lo Stato di Israele e fomentano l’antisemitismo ed il razzismo in casa nostra. Infatti  pretendono di “ far entrare tutti”  i migranti economici islamici, troppi dei quali sono razzisti, antisemiti, sessisti, “non rispettano le donne”, eccetera.

Agenzia antisemita

Non è tutto. Di recente si è appreso che  il Centro Simon Wiesenthal– non il Gigi di Viganello, e nemmeno il Mattino populista e razzista – ha inserito l’UNRWA,che i burocrati federali finanziano con i nostri soldi, nella “top ten”(“top” si fa per dire) dei dieci peggiori antisemiti del 2018. Niente da dire al proposito, cari sinistrati? E cosa ne pensano i solitamente logorroici moralisti a senso unico? Hanno improvvisamente perso la favella?

E poi il kompagno Bertoli, per fare propaganda pro-frontiere spalancate e per farsi campagna elettorale, va a scusarsi in nome della Svizzera (?) con la senatrice italiana Segre sopravvissuta all’Olocausto e non accolta dal nostro paese?  Ohibò, ma le leggi razziali le ha varate  la Svizzera o l’Italia?
Si scusino piuttosto, i $ignori della gauche-caviar, per come il loro P$ (Partito degli Stranieri) sta fomentando l’antisemitismo adesso! Non ottant’anni fa!

E si scusino anche, i $inistrati, per come stanno strumentalizzando e banalizzandol’Olocausto paragonando, in mondo oltraggioso, gli ebrei che venivano deportati dai loro governi ai giovanotti africani con lo smartphone, che non scappano da nessuna guerra, e che arrivano clandestinamente in Svizzera per farsi mantenere!

Lorenzo Quadri

Altro che balle populiste! E’ ora di chiudere le frontiere

Terrorismo islamico, l’allarme dall’Italia: “rischiate un esercito di kamikaze”

 

Ma come: non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista?

Ed invece la scorsa settimana, sul sito online del quotidiano italiano Repubblica (con posizioni di $inistra e non certo vicine alla Lega) faceva bella mostra di sé un articolo sui soldati della Jihad che immigrano clandestinamente nel Belpaese, sotto le mentite spoglie di migranti economici.

Il titolo è assai eloquente: “Terrorismo, pentito della Jihad fa scattare il blitz: 8 fermi. “Rischiate un esercito di kamikaze in Italia”.

Il testo ben evidenzia il nesso tra scafisti e terroristi. E rinfresca la memoria pure su un’altra questioncella: la Tunisia (e non solo) ha svuotato le carceri invitando i delinquenti ivi detenuti a smammare. Magari verso l’Europa. Naturalmente anch’essi si mischiano ai migranti economici. Gli ex galeotti, per farsi trasportare in Europa, pagavano agli scafisti tariffa doppia: circa 3000 euro, invece dei 1500 che vengono chiesti ai “normali” clandestini.

Apperò. E dove li trovano tutti questi soldoni i finti rifugiati con lo smartphone?

Un paio di domande

A questo punto alcune domandine facili-facili ci nascono spontanee. Ad esempio: quanti soldati della jihad sono già arrivati in Svizzera travestiti da finti rifugiati?  E quanti di loro si trovano ancora sul nostro territorio grazie (elenco non esaustivo)

  • Ai buonisti-coglionisti;
  • All’avvocato gratis, ovvero pagato dal solito sfigato contribuente, per gli asilanti;
  • All’assistenza “facile” ai migranti economici;
  • Al rifiuto di prendere misure efficaci contro la radicalizzazione perché non si può (“sa po’ mia!”) discriminare;
  • Ai legulei che sentenziano – con i politicanti della gauche-caviar a dare man forte – che non si può (di nuovo: “sa po’ mia!”) espellere i terroristi islamici se questi si troverebbero in pericolo di vita nel paese d’origine?

Ma si può essere più masochisti di così?

La spesa esplode

A proposito del punto 2: giova ricordare che – ma tu guarda i casi della vita – i costi dell’avvocato “gratuito” per i finti rifugiati sono già schizzati verso l’alto. Questo perché le tariffe forfettarie degli avvocati d’ufficio, invece di ammontare in media a 1360 Fr per caso come era stato annunciato, si aggirano attorno ai 2000 franchetti! Il che si traduce in una spesa annua di 12 milioni di Fr in piùalla voce “finti rifugiati” (poi però i politicanti vanno in giro a starnazzare che non ci sono i soldi per l’AVS).

Ciò significa che per l’ennesima volta la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (adesso sciaguratamente insediata al Dipartimento dei Trasporti dove lancerà la guerra santa contro gli automobilisti, in nome dell’ideologia ro$$overde) ha raccontato fregnacce alla popolazione!

Paese del Bengodi

Per quanto attiene invece al punto 3, l’allarme (da parte di esperti di terrorismo islamico, non di beceri leghisti) è stato lanciato già da anni. In Svizzera i migranti ottengono troppo facilmente prestazioni assistenziali. Questo attira jihadisti a frotte, che arrivano qui per attaccarsi alla mammella elvetica e, nel mentre che si fanno mantenere (e non lavorano) trascorrono il loro tempo radicalizzando. Il che, sommato all’assenza di misure efficaci di lotta al terrorismo, assenza dettata dal buonismo-coglionismo e dal terrore delle accuse di “discriminare”, costituisce un cocktail esplosivo. Morale: quando anche in casa nostra cominceranno ad esplodere le bombe, sapremo chi ringraziare. Vero kompagna Simonetta? Vero burocrati ro$$i ed islamofili del Dipartimento federale di giustizia? Vero triciclo PLR-PPD-P$$?

Il punto

Essendo ormai certificato anche dalla stampa (italica) della gauche-caviar che assieme ai migranti economici arrivano anche i jihadisti, ed essendo accertato che costoro trovano in Svizzera il paese del Bengodi, il punto è: cosa aspettiamo a chiudere le frontiere?

Lorenzo Quadri

 

Espulsioni di stranieri: nuova gaffe dei $inistrati

Tentano di denigrare l’odiato “ministro” leghista e rimediano ancora una figura marrone

Ma guarda un po’: i $inistrati, ed anche alcuni radikali, di recente hanno pensato bene di interrogare il governicchio sui ritiri e mancati rinnovi di permessi di dimora agli stranieri. Il messaggio politico che vuole far passare la gauche-caviar con tale ozioso atto parlamentare è chiaro: nel Ticino “populista e razzista” le revoche – e quindi le espulsioni – sarebbero troppe (?) ed immotivate (?). Certo, come no!

Ai $inistrati del “devono entrare tutti”, “devono restare tutti” e “gli svizzerotti fessi devono mantenere tutti” non sta bene che vengano espulsi gli stranieri che delinquono o che sono a carico dello Stato sociale. Perché questi sono i motivi per cui un immigrato viene allontanato dal nostro Paese. Non altri. Anche se ovviamente ci piacerebbe assai che un domani ai frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri venisse ritirato il permesso G.

Quindi i kompagnuzzi del P$, con alcuni radikalchic al seguito, non si limitano a fare il partito degli stranieri, ma il partito degli stranieri delinquenti e/o mantenuti con i soldi di chi lavora e paga le tasse (svizzero o immigrato che sia). Cosa non si inventano questi $inistrati  pur di non difendere i lavoratori ticinesi!

Quanti ritiri? Troppo pochi!

Alla domanda su quanti permessi vengono ritirati in Ticino, la risposta può essere una sola: sempre troppo pochi. E per questo possiamo ringraziare buonismo-coglionismo, garantismo, e tutti gli altri “ismi” a causa dei quali sul nostro territorio rimangono persone che proprio non ci dovrebbero essere.

Ad esempio, ricordiamo che i giudici STRANIERI della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che tanto piacciano a $inistrati e spalancatori di frontiere assortiti (basti pensare a come strillavano isterici prima della votazione popolare sull’iniziativa “contro i giudici stranieri”), hanno annullato l’espulsione dalla Svizzera di sei terroristi islamici iracheni. Questo perché tali delinquenti sarebbero in pericolo nel paese d’origine. Sicché, ci teniamo in casa dei terroristi islamici, che potrebbero passare all’atto da un momento all’altro. Però il P$ ha ancora il coraggio di protestare contro le troppe espulsioni. Ovviamente nel (vano) tentativo di denigrare e demonizzare l’operato del direttore del Dipartimento delle Istituzioni, ovvero l’odiato leghista Norman Gobbi.

A Bellinzona…

In più, ciliegina sulla torta, proprio lunedì in quel di Bellinzona la polizia cantonale ha dovuto effettuare un delicato intervento: due finti rifugiatialgerini, già noti alla polizia e colpiti da decreto di espulsione, a seguito di un controllo si sono barricati in un appartamento con altri 4 familiari minacciando di buttarsi di sotto, ciò che ha reso necessaria la mediazione del gruppo negoziati della PolCant. Anche questi sarebbero, secondo i compagni, dei ritiri di permesso ingiustificati? E quanto è costato l’intervento? Così, tanto per curiosità…

Le promesse

E’ poi il caso di ricordare che, prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, il Consiglio federale e la partitocrazia avevano promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. La cifra reale però è poco più di un decimo.

Il Ticino è tra i Cantoni “virtuosi” nell’espulsione dei delinquenti stranieri – grazie al leghista Gobbi – e questo provoca al club del “devono entrare e devono restare tutti” insopportabili travasi di bile.

Revoche fondate

Tramite la loro interrogazione, i politicanti $ocialisti e radikalchic, oltre a mirare al sabotaggio delle espulsioni, vogliono anche sapere quante revoche di permesso sono state impugnate ed annullate dalle istanze giudiziarie. Pensiero sottointeso: il Dipartimento leghista e razzista espelle senza motivo e poi arrivano, provvidenziali, i giudici incadregati dal triciclo PLR-PPD-P$$ a rimettere la chiesa al centro del villaggio e ad annullare le revoche di permesso prese arbitrariamente.

Ebbene, anche questa volta ai $inistrati è andata buca. Il governicchio non ha ancora risposto all’interrogazione dei kompagni, però il portale Ticinonews ha svolto un paio di accertamenti presso i tribunali, dai quali è emerso che i ricorsi accolti contro revoche o mancati rinnovi di permesso naviga attorno al 10%-20% di quelli presentati. In altre parole: la stragrande maggioranza delle decisioni di revoca è perfettamente fondata. Prendere su e portare a casa!

Le domande mancanti

Sarebbe bello a questo punto sapere quanto costano tali ricorsi, che non di rado arrivano fino al Tribunale federale, e chi li paga: forse – spesso e volentieri – il solito sfigato contribuente (svizzero o straniero che sia) con i soldi delle sue imposte? E a quanto ammontano i costi di tali ricorsi?

Chissà come mai i kompagnuzzi queste domandine non le hanno poste? E sì che sono facili-facili…

Lorenzo Quadri

Ristorni: il teatrino dei Pupi di KrankenCassis e Moavero

L’incontro di lunedì tra i due ministri italiani è l’ennesima presa per i fondelli 

Questa non è più nemmeno politichetta: questa è solo scenografia. Alla fregnaccia della decisione entro la primavera non ci crede nemmeno il Gigi di Viganello. Se dopo questa ennesima pagliacciata non si trova, nel governicchio cantonale, una maggioranza per decidere il blocco dei ristorni, vuol dire che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ è proprio alla frutta!

Avanti, la commedia dei Pupi prosegue! Lunedì a Lugano, ennesimo incontro tra i ministri degli esteri di Svizzera ed Italia, al secolo Cassis e Moavero;  o, per essere più precisi, tra due ministri italiani, dato che entrambi i convenuti possiedono (o possedevano fino al recente passato) la cittadinanza “tricolore”. Tema: il nuovo (?) accordo fiscale sui frontalieri.

Ora, se l’italosvizzero KrankenCassis e l’italiano Moavero vogliono organizzare un pranzo luculliano tra connazionali nella sfarzosa cornice della Villa Principe Leopoldo, naturalmente a spese del solito sfigato contribuente, nella perfetta consapevolezza che non porterà assolutamente a nulla, abbiano almeno la decenza di non spacciarlo per “lavoro”. Franco Battiato, cantautore certamente non di destra, cantava: “E perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rinc_glioniti”. Appunto.

Posizione nota da anni

La posizione del Belpaese sul nuovo accordo fiscale dei frontalieri è nota da anni: di ratificarlo non se ne parla proprio. Questa era già la posizione dei governi precedenti; figuriamoci di quello attuale. Inoltre, se non ci siamo persi qualche puntata, la palla è – da tempo – nel campo del Parlamento italiano. E una decina di giorni fa, non nell’antichità classica, due deputati 5 stelle in fregola di visibilità mediatica, Nicolò Invidia e Giovanni Currò (“Cip e Ciop”), si sono bullati a mezzo stampa di aver ottenuto il rinvio “sine die” del dibattito sul tema alla Camera dei deputati.  E di certo il ministro Moavero, se la separazione dei poteri a sud della ramina non è un’opinione, non può imporre al Parlamento di approvare il nuovo accordo. Per cui, di cosa hanno discusso i due italici Moavero e Cassis alla Villa Principe Leopoldo? Del tempo? Di quanto è buono l’abbacchio alla romana?

Teatrino

E’ evidente che abbiamo assistito all’ennesimo teatrino inutile, con cui la controparte d’oltreramina – alla quale la parlantina non fa mai difetto – da anni “rabbonisce”, ovvero prende per il lato B, gli svizzerotti. E’ davvero inaudito che qualcuno possa ancora bersi simili storielle. Ed è impossibile che KrankenCassis presti sul serio fede alle dichiarazioni dei suoi connazionali.

Solo scena

Questa non è nemmeno politica. Questa è solo scenografia. L’operazione “abbuffata alla Villa Principe Leopoldo” – oltre che a magnare e a bere, sicuramente bene, a spese del contribuente – ha un’unica chiave di lettura (uella). Anzi, due strettamente connesse:

  • Uno stracco tentativo, da parte del liblab KrankenCassis, di puntellare la posizione, del tutto insostenibile, degli esponenti del triciclo nel governicchio cantonale. Quelli che, malgrado la permanente e plateale inadempienza italica, rifiutano di bloccare i ristorni, nel frattempo lievitati a quasi 84 milioni di franchetti all’anno. L’incontro di lunedì è quindi l’equivalente dei richiami di pagamento che vengono trasmessi ai debitori insolventi per non lasciar cadere il credito in prescrizione, ben sapendo che non si otterrà un centesimo. Serve a giustificare il prolungamento dell’attesa;
  • Puntellare la posizione del triciclo calatore di braghe davanti al Belpaese, ma anche pararsi il fondoschiena. Ovvero per giustificare la fatwa federale contro la maggioranza del governicchio nel caso in cui il blocco dovesse venire approvato. Per la serie: “ma come, i nostri partner ci hanno appena promesso che… è colpa vostra se adesso salta tutto!”. Si tratta dello stesso trucchetto utilizzato quasi quattro anni fa dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e dal suo tirapiedi De Watteville per infinocchiare la deputazionicchia ticinese a Berna. Se già ai tempi la manovra non era particolarmente credibile, figuriamoci adesso…

“La Svizzera è pronta”?

Oltretutto, a dimostrazione delle poche idee ma ben confuse del ministro degli esteri binazionale, quest’ultimo – forse risentendo del pranzo eccessivamente abbondante – ha dichiarato che “la Svizzera è pronta a firmare l’accordo”. A dire il vero, la Svizzera è pronta dal 2015. E’ il Belpaese che invece ci prende per il lato B ad oltranza (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”).

Precisiamo poi una cosa: nemmeno noi siamo dei fan sfegatati del nuovo accordo fiscale. E’ un passetto avanti, ma non è vantaggioso come potrebbe e dovrebbe. La vicina Repubblica ci guadagna molto più di noi. E’ lei stessa a non volerlo? E allora cosa continuiamo ad impuntarci? Blocchiamo (ed incameriamo) i ristorni dei frontalieri – il che è molto più interessante per noi del nuovo accordo. E Berna disdica finalmente l’obsoleta Convenzione del 1974. Questi dunque sono i due passi da compiere.

E sarebbe davvero incredibile se, dopo l’ennesima pagliacciata di lunedì, in Consiglio di Stato non si trovasse la maggioranza per bloccare i ristorni!

Tre domandine

Infine, ricordiamo per la cronaca che a Berna è pendente da fine novembre un’interpellanza di chi scrive, che pone ai camerieri dell’UE in Consiglio federale le seguenti tre domandine (facili-facili):

  1. Il Consiglio federale, vista la fase di stallo permanente (sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri, ndr), è disposto a finalmente denunciare la Convenzione del 1974 sui ristorni delle imposte dalla fonte dei frontalieri, così come annunciato dall’ex consigliera federale Widmer Schlumpf nel 2014?
  2. Nel caso in cui la maggioranza del governo ticinese decidesse di bloccare il versamento dei ristorni, il Consiglio federale sarebbe pronto ad appoggiare tale scelta, o per lo meno a non esercitare pressioni per imporre il versamento?
  3. Poiché il prezzo dell’accordo del 1974 è stato scaricato interamente sul Ticino: il Consiglio federale è finalmente disposto a distanziarsi dalla linea fin qui tenuta ed a riconoscere un risarcimento al Ticino?

Attendiamo le risposte (e nell’attesa ridiamo per non piangere).

 

Lorenzo Quadri

Porre fine alla complicità con il terrorista rosso!

Caso Baragiola: Brasile e Bolivia consegnano il terrorista Battisti, la Svizzera invece…

 

Cassis e Keller Sutter (PLR) si attivino! E le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta si possono anche cambiare quando ci sono di mezzo terroristi assassini (mica ladri di ciliegie!): mozione in arrivo!

Il Brasile e la Bolivia hanno consegnato all’Italia, dopo quarant’anni di latitanza, il terrorista rosso Cesare Battisti che trascorrerà (secondo le dichiarazioni del ministro dell’interno Salvini) il resto dei suoi giorni in prigione.

Altri brigatisti rossi si trovano però a tutt’oggi liberi, latitanti all’estero, invece di stare in galera a scontare la loro pena.

Uno dei casi più scandalosi, citato in abbondanza anche negli scorsi giorni in relazione alla consegna di Battisti al Belpaese, è quello di Alvaro Lojacono Baragiola. Costui, come brigatista,  si è macchiato di una lunga serie di crimini, tra cui la partecipazione nel 1978 alla strage di via Fani, ovvero l’uccisione della scorta del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro ed il rapimento di quest’ultimo.

Latitante

Lojacono Baragiola per la giustizia italiana è “latitante” in Svizzera.

Nel nostro Paese costui ha trascorso 11 anni in carcere per l’assassinio di un magistrato, essendogli tale condanna stata inflitta dalla giustizia elvetica. Ma questa è solo una piccola parte delle pene che il terrorista deve espiare. In Italia Baragiola è stato condannato in contumacia all’ergastolo per la strage di via Fani nel processo Moro quater (sentenza confermata nel 1997)  e a 16 anni di carcere per l’omicidio di uno studente. E a queste condanne il terrorista si sottrae “grazie” al doppio passaporto. Baragiola ha infatti ottenuto la cittadinanza elvetica tramite naturalizzazione facile in quanto figlio di madre ticinese (di cui ha assunto il cognome: Baragiola appunto). Non a caso su Wikipedia il “nostro” è indicato come: “Alvaro Lojacono, brigatista italiano con cittadinanza svizzera”.

Non è l’unico

La complicità della Svizzera con terroristi rossi italiani è una vergogna per il Paese. Oltretutto il caso Baragiola è senz’altro il più eclatante, ma non è l’unico. Anche altri poco raccomandabili figuri (certamente, e per fortuna, non a questo livello) vicini alle brigate rosse se la spassano allegramente dalle nostre parti.

Vergogna doppia

La vergogna elvetica nel caso Baragiola è doppia se si pensa che costui non solo si trova a piede libero, ma beneficia addirittura del pubblico impiego.Prima ha lavorato per la Pravda di Comano che, con i soldi del canone più caro d’Europa, stipendia brigatisti assassini. Adesso invece risulta dipendente dell’Università di Friburgo, come ha scritto il portale Tio.ch nei giorni scorsi.

Non ci sono davvero parole per un simile sconcio: mentre tante persone oneste sono in disoccupazione o in assistenza, lo Stato, con i soldi dei contribuenti, fa lavorare un terrorista rosso assassino. Naturalmente ciò può avvenire solo grazie alla connivenza di $inistrati ai vertici di “datori di lavoro esemplari” come l’emittente di regime e l’università di Friburgo.

E la famosa “reputazione internazionale”?

Il caso Baragiola è uno scandalo. E’ tempo di mettervi fine. Svizzera peggio del Brasile e della Bolivia, che Battisti l’hanno consegnato? Cosa hanno da dire al proposito quelli – gauche-caviar in prima linea! –  che si sciacquano la bocca con la “reputazione internazionale” del nostro paese? Forse che proteggere e stipendiare assassini latitanti condannati all’ergastolo non nuoce alla “reputazione internazionale” della Confederella?

Stop alla complicità con dei terroristi!

La Lega pretende che i due Consiglieri federali di riferimento, guarda caso entrambi PLR, ossia il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis e la ministra di giustizia Keller Sutter, si attivino sul caso Lojacono Baragiola affinché questo criminale venga consegnato all’Italia. Altro che pubblico impiego presso l’Università di Friburgo!

Dovremmo pure lodarlo?

I legulei  naturalmente ci vengono a raccontare che estradare Baragiola “sa po’ mia” a causa del doppio passaporto: la legge svizzera non prevede l’estradizione di suoi concittadini (?). Sicché, non solo dovremmo continuare a proteggerel’assassino e terrorista, ma dovremmo pure tollerare che occupi un posto di lavoro statale alla faccia dei tanti cittadini onesti disoccupati? E magari dovremmo pure lodarlo perché si sarebbe “ravveduto”, e quindi “lo scopo rieducativo della pena sarebbe stato raggiunto”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Fosse stato un nazifascista…

Se invece di un brigatista rosso, Baragiola fosse stato un criminale nazifascista, vogliamo proprio vedere se non sarebbe stato consegnato, in un modo o nell’altro, alle autorità del paese dove ha commesso le sue efferatezze e dove è stato condannato. O vuoi vedere che le famiglie delle vittime di assassini di sinistra possono anche rinunciare ad avere giustizia, mentre quelle di assassini di destra…?

Le leggi si possono cambiare

La legge che non prevede l’estradizione di cittadini svizzeri si può anche modificare. Ad esempio, si può creare un’eccezione per i crimini di terrorismo.Una proposta in tal senso verrà presentata a Berna.
E non sarebbe certo una “lex Baragiola”.Il tema diventa infatti di scottante attualità con il dilagare del terrorismo islamico. 
Non sarebbe nemmeno una “cessione di sovranità”. I terroristi “svizzeri” sono svizzeri solo sulla carta. Si tratta di beneficiari di naturalizzazioni facili, o di persone che scandalosamente approfittano del doppio passaporto per disonorare il nostro Paese. Per cui, che vadano pure a scontare ergastoli all’estero (così oltretutto ci risparmiamo di mantenerli nelle nostre carceri Deluxe, dove ci costerebbero 400 Fr al giorno).

Lorenzo Quadri

 

“Consultazione interattiva”: l’ennesima boiata di Cassis

Prosegue il lavaggio del cervello a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale

Il parere della Lega sul trattato-capestro con l’UE? Un bel VAFFA!

 

Prosegue il lavaggio del cervello della casta nel vano tentativo di far digerire – a suon di fake news, minacce e ricatti – lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che  ci imporrebbe:

  • la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE;
  • la norma europea sulla cittadinanza: il che comporterebbe l’immigrazione di massa di cittadini UE nel nostro stato sociale e l’impossibilità per noi di espellere delinquenti stranieri se questi sono cittadini di Paesi comunitari;
  • i giudici stranieri: la corte arbitrale (uella) con cui l’ (ex) doppiopassaporto KrankenCassis (PLR) da mesi tenta di prenderci per il lato B, è una fanfaluca. L’UE, per l’applicazione del proprio diritto, non riconosce altro giudice della Corte europea di giustizia. Il tribunale arbitrale del Cassis conterebbe meno del due di picche. Del resto, proprio per non dover sottostare a “giudici stranieri”, l’UE non aderisce nemmeno alla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, sulla cui applicazione decide l’omonima Corte.
  • Eccetera eccetera.

Consultazione interattiva

Ultima trovata del liblab KrankenCassis per sdoganare l’accordo quadro: la consultazione “interattiva”. Traduzione: aggiungere alla consultazione “classica” degli incontri con le “cerchie interessate”. Incontri in cui, ça va sans dire, il ministro degli esteri italo-svizzero e la sua corte dei miracoli tenteranno di manipolare gli interlocutori per ottenere il responso che vogliono loro. Cioè favorevole allo sconcio accordo quadro che ci svende a Bruxelles e che sancirebbe la fine della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari.

I privilegiati

Particolarmente interessante (si fa per dire) la lettura dell’elenco dei privilegiati (?) che avranno l’onore (?) di venire convocati da KrankenCassis& Co. Si tratta delle commissioni parlamentari della politica estera e dell’economia e dei tributi, della Conferenza dei governi cantonali, dei partiti politici con un gruppo parlamentare a Berna, dei sindacati, delle organizzazioni dei datori di lavoro, dei rappresentanti dell’economia e della comunità accademica. Perdindirindina, la CASTA europeista al gran completo che si parla addosso, se le canta e se le suona! Tutto in famiglia!

La Lega, non avendo un gruppo parlamentare a Berna (dove è “ospite” dell’Udc), non fa parte della “crème” invitata alla consultazione interattiva del Cassis. Ma la sua posizione sullo sconcio accordo quadro l’ha già resa nota: un bel VAFFA!

Confronti a senso unico

Del resto, la commediola dei Pupi siciliani a sostegno dell’accordo-capestro con Bruxelles procede anche a livello parlamentare. All’inizio della scorsa settimana la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (un gremio che produce solo blabla…) sotto la guida della sua presidenta uregiatta Elisabeth Schneider-Schneiter (sic!) ha convocato sei esperti per discutere sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Peccato che, ma tu guarda i casi della vita, la grande maggioranza dei sedicenti esperti fosse composta da soldatini della casta che reggevano la coda all’accordo in questione. Le voci critiche erano infatti solo due sue sei!Ecco cosa intende la partitocrazia per “confronto alla pari” e “dibattito equilibrato”!

Uhhh, che pagüüüraaa!

Intanto i funzionarietti dell’UE con già  le valigie in mano – perché dopo le elezioni  europee di maggio non uno di questi strapagati burocrati avrà ancora la cadrega sotto il tafanario – tentano per l’ennesima volta di ricattarci, naturalmente amplificati a dovere dalla stampa di regime: “O svizzerotti, se non calate le braghe e firmate l’accordo quadro, gli accordi bilaterali non verranno più aggiornati e saranno cavoli amari”.

Uhhh, che pagüüüraaa!

Poiché  ne abbiamo piene le scuffie dell’arroganza di chi, malgrado sia alla canna del gas (o forse proprio per quello), pretende di comandare in casa nostra, simili sbroccate degli eurobalivi sono un motivo in più per non firmare proprio nessun accordo con l’UE ed anzi per cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Swissexit al posto della sudditanza voluta dalla partitocrazia!

Lorenzo Quadri

 

Medico del traffico: uno sfacelo

 Come promesso la Lega si attiverà a Berna per abolire questa figura e rimediare così all’ennesima cappellata della partitocrazia PLR-PPD-P$$!

L’aberrante figura del medico del traffico continua, giustamente, a tenere banco. Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto in redazione varie segnalazioni di automobilisti costretti dalle autorità a rivolgersi alla dottoressa milanese (ennesima “non patrizia di Corticiasca” che ha trovato alle nostre latitudini “ul signur indurmentàa”).

Addirittura c’è chi ci ha mandato in copia una fattura di oltre 5000 Fr! Già, perché il forfait di 1150 Fr è, appunto, un forfait. Ma la pillola può evidentemente gonfiarsi a seconda di quanto viene “prescritto” allo sfigato di turno! Ed il bello, o piuttosto il brutto, è che a pagare queste fatture mediche stratosferiche, e senza giustificativi, sono dei “pazienti” che non sono affatto dei malati.

La figura del “medico del traffico” è l’ennesimo abominio messo in piedi con il bidone “Via Sicura”. Questa ciofeca legislativa è un esempio concreto di cosa succede quando si legifera calando le braghe davanti al populismo della $inistra ro$$overde nemica degli automobilisti. Ed infatti, e fin dall’inizio, era chiaro che “Via Sicura” non mirava a sanzionare i pirati della strada, bensì a rendere la vita impossibile ai conducenti. Ci sono persone che, senza aver provocato alcun incidente né aver messo concretamente in pericolo nessuno, sono state rovinate, ridotte sul lastrico da “Via Sicura” e dai suoi balordi ammennicoli tra i quali l’italica dottoressa del traffico! E questo mentre i criminali vengono condannati a pene sospese condizionalmente e quindi se la ridono a bocca larga?

Ringraziamo il triciclo

“Via Sicura”, è bene ricordarlo, è stata approvata dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$. Solo Lega ed UDC a Berna hanno votato contro. Ed è un tale bidone che i correttivi hanno dovuto cominciare praticamente subito. Con i ro$$overdi che si opponevano isterici dicendo che era troppo presto, che prima di pensare a modificare occorreva un bilancio su un termine più lungo, e blablabla.

Chiaro: i nemici giurati degli automobilisti non erano certo contenti di vedere depotenziata la loro macchina infernale, dopo che erano riusciti ad infinocchiare il sedicente “Centro”, ovvero il tandem PPD-P(L)R!

Il lavoro continua

L’opera di “smontaggio” di Via Sicura deve continuare. E deve continuare a Berna. Prossimo passo: l’abolizione del medico del traffico! Gli interventi del Cantone, ed in particolare del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi, per mitigare le fatture della dottoressa milanese sono certamente apprezzabili. Ma la realtà è che il Cantone può fare poco. Le norme da cambiare sono federali. La Lega, come promesso, si attiverà a Berna per abolire il medico del traffico!

Lorenzo Quadri

 

Il Consiglio d’Europa tenta di sdoganare la sharia!

L’inutile gremio si arrampicherà sui vetri per spianare la strada all’avanzata islamista

 

Il Consiglio d’Europa, organismo quanto mai inutile di cui fa parte anche la Svizzera e questo dal lontano 1963, sta per scodellarci un’altra “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi). Trattasi dell’ennesima genuflessione del Vecchio Continente alla sharia, e quindi agli islamisti.

La sessione invernale del Consiglio d’Europa inizierà domani e all’ordine del giorno dei cadregari che lo compongono ci sarà anche il tema della – udite udite –  “compatibilità della sharia con la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo”. Il che è più o meno come disquisire sulla compatibilità del diavolo con l’acqua santa!

Una boiata

Se l’establishment xenofilo ed islamofilo avesse un minimo di decenza (ma non ce l’ha), si rifiuterebbe di inserire nell’agenda politica una boiata del genere. Semplicemente perché non c’è nulla da discutere. Nel 2003, la Corte europea dei diritti dell’uomo (non il Mattino populista e razzista!) in una “storica” sentenza stabilì che la sharia è incompatibile con i diritti umani. Punto. Il che non è una teoria, bensì un dato di fatto evidente.

Ma adesso, per sdoganare l’invasione islamista, la casta spalancatrice di frontiere si agita  come sui carboni ardenti non già per trovare, essendo questa un’impresa impossibile, delle compatibilità tra sharia e CEDU, ma per inventarsele di sana pianta. E contemporaneamente per cercare di giustificare davanti al popolazzo una simile demenziale operazione, che però non ha uno straccio di giustificazione.

Altro che “diritti umani”!

Il trend è chiaro. Non a caso la fallita UE ha sperperato 10 milioni dei cittadini (vedi il Mattinodella scorsa settimana) per commissionare uno studio farlocco volto a trovare (?) le radici islamiche dell’Europa.

La stessa Corte europea dei diritti dell’Uomo di recente ha fatto una pavida retromarcia a proposito dell’inconciliabilità della sharia con i diritti umani, arrivando al punto di creare i presupposti per un nuovo diritto umano: quello dei musulmani che vivono in Europa ad essere giudicati in base alla sharia e non alle leggi degli Stati in cui risiedono.

Tutte queste squallide manovre dimostrano che proprio quella casta che si riempie ipocritamente la bocca con i “diritti umani” – per contrapporli, va da sé, ai “beceri populismi” – è poi la prima che i diritti umani li vuole rottamare per spianare la strada all’invasione islamica e all’islamizzazione dell’Europa.

Ecco le vere priorità dell’establishment politikamente korretto: altro che la difesa dei diritti umani, la quale è ormai ridotta ad un mero specchietto per le allodole per far fessi i boccaloni.

E i rappresentanti svizzeri?

Il Mago Otelma prevede dunque che, alla fine di una sterminata sequela di oziosi blabla, il Consiglio d’Europa se ne uscirà, tranquillo come un tre lire, a raccontarci la bufala che mettere d’accordo sharia e Convenzione europea dei diritti dell’Uomo è possibile. Come? Ovviamente rinunciando ai diritti dell’Uomo! A cominciare, è chiaro, dai diritti della donna.

Siamo curiosi di vedere come si comporteranno i rappresentanti svizzeri al Consiglio d’Europa. Ma non ci vuole molta fantasia per immaginarlo. Allineati con i soldatini dell’islamizzazione! Tutti assieme appassionatamente!

Lorenzo Quadri

Criminali stranieri: come ti smonto le espulsioni!

Non contenta dello scempio attuale, la partitocrazia vuole fare ancora peggio

 

Con la nuova legge sugli stranieri, la partitocrazia ha azzoppato la votazione del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri. Infatti il solito triciclo PLR-PPD-P$$ ha inserito nella nuova legge la scappatoia dei presunti “casi di rigore”, che possono permettere ai legulei dei tribunali di non espellere chi dovrebbe invece essere rimandato a casa propria.

Inutile dire che di tale scappatoia viene fatto non ampio, ma amplissimo uso. Ricordiamo infatti – perché queste cose occorre tenerle a mente – che prima dell’ultima votazione popolare sul tema, meno di tre anni fa, la partitocrazia (per contrastare la temuta “iniziativa d’attuazione” dell’espulsione dei criminali stranieri) promise che grazie alle nuove norme federali sarebbero stati espulsi dalla Svizzera 4000 delinquenti stranieri ogni anno. La cifra reale è di almeno otto volte inferiore. Perché? Ovviamente, perché qualcuno ha fatto, e continua a fare, il furbetto!

Caso ticinese

Di recente, un caso di cronaca ticinese ha bene evidenziato l’andazzo.

Due finti rifugiati iracheni, oggi di 42 rispettivamente 35 anni, sono arrivati illegalmente in Ticino agli inizi degli anni duemila. Eppure, non è chiaro come, sono riusciti ad ottenere il ricongiungimento familiare. Poco ma sicuro che le

famigliole erano a carico del solito sfigato contribuente, costretto dai politicanti del triciclo a mantenere tutta la foffa importata.

Nel frattempo i due (ex) finti rifugiati si sono dati da fare per dimostrare la propria “integrazione”: infatti si sono trasformati in passatori. Tra il 28 gennaio ed il 6 marzo del 2017 hanno trasportato 14 loro connazionali dall’Italia attraverso la Svizzera fino alla Germania, facendo pagare 500 euro a persona.

Accusate dal Ministero pubblico di usura aggravata per mestiere e di infrazione aggravata alla Legge federale sugli stranieri, incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale, le due “risorse da integrare” sono state processate di recente. Con il seguente esito. Il 42enne è stato condannato a 14 mesi di detenzione sospesi per un periodo di prova di due anni. Per il 35enne la pena è invece di 13 mesi sospesi per due anni.

Questo vuol dire che i due ex clandestini, adesso passatori, non faranno un giorno di prigione. Ma il “bello” deve ancora arrivare. In effetti, i reati di cui due galantuomini sono stati riconosciuti colpevoli dovrebbero portare alla loro espulsione. Invece, ciccia! E questo proprio a causa delle “possibili ripercussioni sulle famiglie”!

Adesso è chiaro

La criminalità d’importazione ringrazia. Adesso è chiaro cosa bisogna fare per non venire mandati via dagli svizzerotti. Basta portare nella Confederella anche il parentado, oppure (ancora meglio) metter su famiglia direttamente in Svizzera (facendola in genere mantenere dal solito sfigato contribuente), per essere sicuri che non si verrà mai espulsi!

Ricongiungersi all’estero

Chiaro: non siamo certo così disumani, come pretendono invece i $inistrati con la  morale a senso unico, da voler separare delle famiglie solo perché il padre, o la madre, è un/a delinquente. Ma certo che no! La soluzione è semplicissima: il criminale straniero viene rimandato al suo paese ed i familiari, se vogliono, lo seguono! Più semplice di così!

Invece, grazie ai legulei buonisti-coglionisti, le espulsioni non vengono pronunciate ed i delinquenti stranieri restano tutti, o quasi tutti, in Svizzera. In genere a carico del nostro Stato sociale! A proposito: quanti milioni ci costano ogni anno le difese d’ufficio di delinquenti stranieri?

Peggiorare ancora?

Il “bello” è che la partitocrazia PLR-PPD-P$$, non ancora soddisfatta di questo disastro, vuole peggiorare ulteriormente la situazione. Infatti sbava – ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis in primis – per sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Questo trattato-ciofeca, oltre alla ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE, ai giudici stranieri, alla fine delle misure accompagnatorie, eccetera, ci imporrà pure di recepire la direttiva sulla cittadinanza della fallita Unione europea. Risultato: nessuna espulsione di delinquenti stranieri se questi sono cittadini comunitari!

Ecco lo scempio che il triciclo fa della volontà popolare e della sicurezza del Paese! Ma continuate a votare per la partitocrazia, neh…

Lorenzo Quadri

I giudici STRANIERI chinati a 90° davanti agli islamisti

CEDU allo sbando: i migranti hanno il diritto di scegliere la sharia in casa nostra

 

Ormai è evidente: se la Svizzera vuole tutelare i diritti umani, deve disdire la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. E questo per non più sottostare ai legulei STRANIERI della CEDU. Costoro spianano la strada alla sharia. Che è contraria ai diritti umani! Mozione a Berna in arrivo!

Eccoli qua, i giudici STRANIERI della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU)! Quelli a cui la partitocrazia PLR-PPD-P$, la stampa di regime, gli intellettualini ro$$i da tre e una cicca, i politikamente korretti e compagnia cantante reggono la coda senza ritegno!

Prima della votazione sull’iniziativa “per l’autodeterminazione”,  detta anche “contro i giudici stranieri” (25 novembre 2018), la casta ha tirato a tutti la testa come una mongolfiera con la fregnaccia dei “diritti umani in pericolo” senza i giudici stranieri della CEDU. Il solito, squallido ricatto morale. Che adesso evapora come neve al sole. I giudici stranieri della CEDU hanno dimostrato di quale pasta sono fatti: quella degli islamizzatori dell’Europa. Prima c’è stata la sentenza “austriaca” secondo cui, in nome della pace religiosa, l’Islam non si può “offendere” (?), ma il cristianesimo sì. Quindi: censura per osa criticare l’Islam in Occidente, alla faccia della libertà d’espressione. La quale, ma guarda un po’, è proprio uno di quei diritti umani che la CEDU dovrebbe tutelare, ma invece…

L’ennesima boiata

Il 18 dicembre scorso, altra ed anche più clamorosa boiata dei legulei di Strasburgo. Costoro si sono inventati il diritto umano (?) dei musulmani residenti in Europa a farsi giudicare secondo la sharia. Va da sé che la stampa di regime, specie alle nostre latitudini, non ha fatto un cip. Silenzio omertoso. Chiaro: dopo aver difeso e slinguazzato ad oltranza i giudici stranieri quali baluardo contro il “becero populismo” (uhhh, che pagüüüraaa!), i giornalai di servizio mica potevano metterne in evidenza le deleterie cappellate. Informazione indipendente? Ma va là! Bollettini della casta spalancatrice di frontiere!

Il “diritto alla sharia”

Il caso della sentenza del 18 dicembre si svolge in Grecia. Il tema: l’applicazione o meno della sharia alle ultime volontà di un defunto di religione musulmana. La CEDU ha sentenziato che nel caso concreto non si può applicare la sharia; ma non perché questa sia contraria ai diritti dell’uomo – e lo è! -, bensì perché il defunto, per quanto islamico, non aveva scelto questa giurisdizione. Il fatto importante dunque non è la decisione in sé; sono le sue implicazioni. Ovvero: un musulmano, anche se vive in Europa, ha il diritto di scegliere la sharia (sul concetto di “libera scelta” si potrebbe poi disquisire a lungo, ma questo è un altro discorso).

Apperò! La sentenza è semplicemente scandalosa. E lo è proprio sotto il profilo dei diritti umani. Il dr. Grégor Puppinck, direttore del Centro europeo per il diritto e la giustizia, nonché membro del gruppo di esperti dell’OSCE per la libertà di coscienza e religione (quindi non un becero leghista populista e razzista) sul sito online del quotidiano francese  Le Figarol’ha analizzata approfonditamente.

Voltafaccia svergognato e vigliacco

Il primo fatto degno di nota è che nel 2003,quindi non nell’antichità classica, proprio la CEDU aveva stabilito che la sharia è incompatibile con i diritti dell’uomo.Punto. Adesso, arriva l’inverecondo “contrordine compagni”: la sharia può essere applicata in Europa ai cittadini islamici con il consenso dei diretti interessati; a meno che vi si oppongano “interessi pubblici importanti”. Quest’ultima definizione non vuole dire nulla: il concetto di interesse pubblico cambia nel corso degli anni. E gli stessi legulei stranieri della CEDU hanno dimostrato, con la sentenza sul caso austriaco citata prima, cosa considerano d’ interesse pubblico: la “pace religiosa”. Ovvero, la calata di braghe davanti agli islamisti; non sia mai che in caso contrario questi bei soggetti decidano di piazzare qualche bombetta.

Cosa è dunque successo nei 15 anni che separano la sentenza del 2003 da quelle dei mesi scorsi? E’ successo che la CEDU ha smesso di difendere i diritti umani per chinarsi a 90 gradi davanti agli islamisti. I giudici preposti alla tutela dei diritti umani hanno abdicato al proprio compito, per pura vigliaccheria.E questi sono i giudici stranieri che, secondo il triciclo PLR-PPD-P$$, sarebbero “indispensabili per la Svizzera”!

Integrazione annullata

La sentenza del 18 dicembre scorso è l’equivalente della Corazzata Potëmkin di fantozziana memoria: una cagata pazzesca.  Infatti, da essa discende che i migranti (economici e non) islamici potranno in futuro pretendere di farsi giudicare, in casa nostra, non secondo le nostre leggi, bensì secondo la sharia(che è contraria ai diritti dell’uomo, ma ciononostante viene benedetta dalla CEDU). Lo Stato che vorrà negare questo ennesimo nuovo diritto (?) dei migranti, inventato dai giudici stranieri di Strasburgo, dovrà addurre “interessi pubblici importanti”. E, visto l’andazzo, è destinato a perdere davanti alla CEDU.

Una vera vergogna. Chi vuole essere giudicato in base alla sharia, fa il piacere di starsene nei paesi dove essa vige. Chi immigra in Europa, deve sottostare alle leggi del paese di residenza, e senza tante storie. Se non gli sta bene, non ha che da tornare al natìo paesello. Un principio elementare, che però i giudici stranieri della CEDU hanno sconciamente rottamato. Oltretutto, non si vede perché l’immigrato dovrebbe avere il diritto a scegliersi le leggi che più gli aggradano mentre l’“indigeno” no.

E’ poi chiaro che, con una simile deleteria mentalità, il concetto di integrazione è morto e sepolto. Come si può pretendere dall’immigrato “in arrivo da altre culture” che si indentifichi con la sua nuova patria, se addirittura gli si riconosce il diritto di rifiutarne le leggi?

Via dalla CEDU!

A questo punto è evidente una cosa: se la Svizzera vuole tutelare i diritti umani in casa propria, deve  disdire la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo per non più sottostare ai legulei stranieri della CEDU. Questi tamberla, inginocchiati agli islamisti ed imbevuti di fallimentare politica multikulti ed immigrazionista, spianano la strada alla sharia. La quale – ripetiamo – è contrariaai diritti umani.

E chiaro che verrà depositata una mozione in questo senso al Consiglio federale!

Lorenzo Quadri

 

 

Ticino: il triciclo ha affossato anche lo shopping natalizio

Chissà come mai la gente non spende? Forse perché è sempre più povera e precaria?

 

A quanto pare, quello che ci siamo appena lasciati alle spalle non è stato un Natale particolarmente esaltante per i commerci ticinesi.

Se a livello nazionale il fatturato sarebbe cresciuto dell’1.2%, nel nostro Cantone gli operatori del ramo raccontano un’altra storia e dichiarano che, negli ultimi anni, “si è assistito ad un continuo regresso”.

Sempre meno soldi

Non ci voleva la sfera di cristallo per immaginare che le cose sarebbero andate così. Girano sempre meno soldi. La devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$ e dalla casta, ha impoverito e precarizzato la popolazione ticinese. E’ ovvio:  chi non ha un lavoro o teme di perderlo, non si sente stimolato a spendere. Nemmeno per Natale. E visto che il posto di lavoro sicuro è ormai solo un lontano ricordo, per non parlare della piena occupazione, e questo alla faccia delle statistiche farlocche dei galoppini della SECO, la tendenza è chiara.

Piazza finanziaria svenduta

A ciò si aggiunge la svendita della piazza finanziaria ticinese e del segreto bancario, senza alcuna contropartita. Per questa operazione deleteria possiamo ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e, ancora una volta, la partitocrazia che le ha retto la coda. Era evidente che lo sfascio di una delle principali fonti di ricchezza del Cantone – che garantiva impieghi ben remunerati a tante famiglie ticinesi – avrebbe danneggiato tutta l’economia. A Lugano e non solo.  La sparizione dei ricchi clienti italiani della piazza finanziaria ha tolto altri importanti acquirenti ai negozi del centro città.

I silenzi

Per le migliaia di posti di lavoro cancellate sulla piazza finanziaria (spesso e volentieri a poche unità per volta, per non fare clamore), non c’è stata mobilitazione. Né dei politicanti in fregola di visibilità, e ancora meno dei sindacati. Se pensiamo, tanto per fare un paragone, a tutto quello che si è invece mosso e che si muove attorno alle Officine FFS di Bellinzona, se ne deduce che, per politicanti e sindacalisti, ci sono impieghi di serie A ed altri di serie B.

Guerra agli automobilisti

Visto poi che non bastava fare un disastro per volta, a Lugano la partitocrazia ha pensato bene di inventarsi il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano)  concepito per buttare fuori le auto dal centro. In questo modo sono stati espulsi anche gli automobilisti, ovvero gli acquirenti dei negozi. L’opera è poi stata completata facendo schizzare alle stelle le tariffe degli autosili: un po’ per fare cassetta, un po’ per ulteriormente scoraggiare/castigare chi ancora fa compere in centro.

Se poi si pensa che i $inistrati luganesi a ridosso delle festività sono riusciti a presentare al Municipio un’interrogazione contro i buoni parcheggio consegnati ai commerciati (affinché li distribuissero ai clienti) per incoraggiare lo shopping natalizio, si ha la misura delle paturnie ideologiche di chi vuole a tutti i costi desertificare il centro.

Chi ringraziare?

Se il Natale dei commerci in Svizzera è andato bene ed in Ticino invece no, i commercianti si ricordino di ringraziare il triciclo. Tra aperture scriteriate, impoverimento e precarizzazione dei ticinesi, la partitocrazia ha mandato a ramengo il potere d’acquisto degli abitanti di questo sfigatissimo Cantone.

Al resto ha provveduto la jihad “politikamente korretta” contro gli automobilisti. (Ma solo quelli con targhe rossoblù: perché ogni giorno entrano in Ticino 65mila frontalieri uno per macchina, però  al proposito i kompagni ro$$overdi non hanno nulla da dire, sarebbe “becero razzismo”).

Lorenzo Quadri

Da sud è invasione, ma loro straparlano di “reciprocità”

Frontalieri, due deputati 5 stelle si vantano: “bloccata la ratifica del nuovo accordo”

Cosa deve ancora succedere perché in Consiglio di Stato si trovi finalmente un “ministro” disposto ad unirsi ai due leghisti, così da costituire una maggioranza per bloccare i ristorni? Beltrasereno e Vitta, se ci siete…

Anno nuovo, storie vecchie. Nei primi giorni del 2019 due deputati pentastellati lombardi, tali Niccolò Invidia e Giuseppe Currò (Cip e Ciop?), hanno pensato bene di ribadire ciò che era chiaro non da settimane o da mesi, bensì da anni: ossia che il Belpaese non si sogna di ratificare l’ accordo sulla fiscalità dei frontalieri del 2015, che Currò sulla Provincia di Sondrio ha definito “Accordo-salasso”.

I due “Cip e Ciop” si vantano di aver fatto in modo che la ratifica dell’accordo sia stata cancellata dal programma della Camera dei deputati del Belpaese. Di certo una fatica erculea, visto che da anni si sa che Oltreramina quell’accordo non lo vogliono proprio…

A questo punto la domanda è una sola: cosa aspetta ancora il Consiglio di Stato per decidere di bloccare i ristorni? (Il versamento deve avvenire entro fine giugno, ma la decisione di non effettuarlo può essere presa in qualsiasi momento). Poi vogliamo vedere con quale coraggio i camerieri bernesi dell’UE ci verrebbero a dire che “sa po’ mia”.

Salasso?

Sicché tassare i frontalieri come gli altri cittadini italiani che lavorano in Italia, secondo i due politicanti 5 stelle sarebbe “un salasso”. Ohibò. Come ripetuto più volte, è semmai l’attuale status fiscale dei frontalieri a costituire una situazione di privilegio ingiustificato. E fa specie che tutti gli elettori italici  non frontalieri – che dovrebbero pur essere la maggioranza – non abbiano nulla da dire. Nel Belpaese votano solo i frontalieri?

Nessuna sorpresa

Ovviamente, il “requiem” per l’accordo del 2015  non è una sorpresa per nessuno. Da manuale è tuttavia la presa di posizione al proposito dei due “Cip e Ciop” pentastellati. Costoro hanno voluto a tutti i costi declamare ai quattro venti di non aver capito un tubo della situazione creata in Ticino dalla devastante libera circolazione delle persone. I due parlamentari infatti straparlano di “vantaggi reciproci” per Svizzera ed Italia, nonché dell’esistenza di “un’unica comunità italo-svizzera”. S’immaginano inoltre di poter calare lezioni di rispetto degli accordi internazionali (sic!)  e – ciliegina, anzi ciliegiona sulla torta – pretendono che gli svizzerotti paghino la disoccupazione ai frontalieri come ai residenti.

Quest’ultimo tema, come sappiamo, è sul tavolo dei balivi di Bruxelles. Da dove prima o poi arriverà il consueto Diktat. Ed i camerieri dell’UE in Consiglio federale si affretteranno, more solito, a calare le braghe fin sotto alle caviglie. Le conseguenze sarebbero devastanti: costi per centinaia di milioni di franchi, oltre alla necessità di potenziare gli URC (il che andrebbe a carico dei Cantoni). E, naturalmente, abusi a tutto spiano (chi controlla che il frontaliere disoccupato non lavori in nero nel Belpaese?).

Perfino il Canton Argovia, dove i frontalieri sono solo 12 mila, ha inviato a Berna un’iniziativa cantonale per evitare che i disoccupati con permesso G percepiscano le stesse indennità dei residenti.

Vantaggi reciproci?

E’ evidente che questi politicanti pentastellati, che raccontano storielle su fantomatici vantaggi reciproci dell’invasione da sud e sulla comunità italo-svizzera, del Ticino non sanno una cippa. Anche se vivono a pochi chilometri dal confine.

Di vantaggi “reciproci” la libera circolazione non ne ha portati. Ha avvantaggiato solo una parte: quella italiana. Inoltre, se nelle provincie lombarde un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, vorremmo proprio vedere se i politici del Belpaese se ne starebbero zitti e buoni a guardare.

Alla faccia della “comunità”

Piaccia o non piaccia ai vicini a sud che credono di poterci infinocchiare all’infinito con  i salamelecchi, non esiste alcuna comunità italo-svizzera. Esiste una comunità svizzera ed esiste una comunità italiana, con una frontiera in mezzo che non è un’opinione (anche se al triciclo piacerebbe tanto che  lo fosse). Gli interessi sono lungi dall’essere sempre convergenti. Di sicuro non lo sono per quel che riguarda il frontalierato. Al proposito, interesse del Ticino è ricondurre il fenomeno entro limiti sostenibili. Del resto il popolo svizzero, come pure quello ticinese, ha votato contingenti e preferenza indigena; i ticinesi a due riprese. E i ticinesi hanno sempre votato contro gli accordi bilaterali. Grazie all’iniziativa contro la libera circolazione delle persone, avranno modo di farlo ancora. Si spera questa volta con esito decisivo.

Non prendiamo lezioni

La famosa Convenzione del 1974, nel contesto di oggi non sta più in piedi. Sicché, va disdetta. Se i vicini a sud pensano di congelare ogni nuovo accordo fiscale sui frontalieri nel mentre che gli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) continuano a pagare puntualmente i ristorni, ormai lievitati ad 84 milioni di franchetti all’anno, forse hanno fatto male i conti. E va poi da sé che, con tutto il rispetto parlando, non prendiamo lezioni di rispetto degli accordi internazionali dai vicini a sud.

 

Lorenzo Quadri

 

Le statistiche farlocche della SECO insultano l’intelligenza

“Disoccupazione ai minimi storici?” Ma finiamola con queste ridicole fregnacce!

 

Inbase al tasso ILO, la disoccupazione in Ticino è più elevata che in Lombardia! E mica di poco: in Ticino siamo al 7%, in Lombardia al 4.5%. Ebbene, burocrati della SECO e triciclo spalancatore di frontiere? Niente da dire al proposito?

I burocrati della SECO (Segreteria di Stato per l’Economia) non potevano (non potevano proprio?) iniziare l’anno senza rifilarci l’ennesima fregnaccia, o “Fake news” che dir si voglia, sulla disoccupazione.

Al volgo attonito viene dunque propinata la seguente “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi): “Squilli di trombe, rullo di tamburi, in Svizzera abbiamo raggiunto la disoccupazione più bassa degli ultimi 10 anni”. Sì certo, come no! E giù a snocciolare statistiche e cifre rigorosamente farlocche! Basti pensare che si parla di un tasso di disoccupazione del 2.6% a livello nazionale e del 3% in Ticino.  L’ennesima presa per il lato B ad opera di burocrati federali che – con la fattiva collaborazione della stampa di regime, la quale con la massima goduria si presta a fare da megafono – perseguono uno solo obiettivo, anzi due.

  • Fare il lavaggio del cervello al popolazzo per indurlo a credere che a) con la devastante libera circolazione delle persone va tutto a meraviglia, il mercato del lavoro ticinese va a gonfie vele, non c’è alcuna sostituzione, “immigrazione uguale ricchezza” e di conseguenza b) bisogna sviluppare i rapporti con la fallita UE e sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.
  • Far credere che il presunto – ma proprio solo presunto! – minimo storico della disoccupazione (ah ah ah) sia collegato a quell’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light”. Ovvero la legge anticostituzionale d’applicazione con cui il triciclo PLR-PPD-P$$ ha azzerato il 9 febbraio. Come dire che la preferenza indigena light serve davvero a limitare l’immigrazione, mentre in realtà è solo un patetico bluff.

Disoccupati non iscritti

I burocrati della SECO, profumatamente pagati con i nostri soldi – la SECO ci costa qualcosa come 100 milioni di franchetti all’anno! – vorrebbero sdoganare la tesi che persone “senza lavoro” ed “iscritti alla disoccupazione” sono la stessa cosa. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito che non è affatto così. Sempre più senza lavoro NON SONO iscritti alla disoccupazione, e quindi la SECO li fa sparire dalle statistiche. E poi ci vende la fregnaccia del “tasso di disoccupazione più basso degli ultimi 10 anni”.

Intanto l’assistenza…

Ciò che accade in questo sfigatissimo Cantone, dunque, è chiaro: sempre più disoccupati non sono annunciati all’URC poiché non hanno più diritto ad alcuna indennità. Ad esempio perché sono finiti in assistenza: ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, praticamente in contemporanea con la fake news della SECO sulla disoccupazione ai minimi storici è uscita la notizia (questa vera) dell’ennesima crescita dell’assistenza. Oppure non figurano più tra gli iscritti all’URC perché sono stati scaricati sull’AI. Oppure ancora perché lavorano a tempo parziale, ma non per scelta, bensì perché non hanno alternativa. O anche perché si sono dovuti rassegnare a fare la/il casalingo/a per forza, a carico del partner che guadagna abbastanza per mantenere la famiglia: e questi casi non figurano in nessuna statistica, nemmeno in quella dell’assistenza.

Secondo il tasso ILO…

Se per calcolare la disoccupazione usiamo il metodo di rilevamento ILO (sistema internazionale; non se l’è inventato la Lega populista e razzista) che considera le persone che effettivamente non hanno lavoro, ecco che il quadro si fa assai più cupo – e più aderente alla realtà.

Scopriamo infatti che, inbase al tasso ILO, la disoccupazione in Ticino è più elevata che in Lombardia! E mica di poco: in Ticino siamo al 7%, in Lombardia al 4.5%.Ebbene, burocrati della SECO e triciclo spalancatore di frontiere? Niente da dire al proposito?

Il bluff

Tentare poi di costruire, sulla balla della disoccupazione ai minimi storici, l’ulteriore bufala dell’efficacia della “preferenza indigena light” e del (parziale) obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti agli URC, non è più nemmeno una presa in giro: è un insulto all’intelligenza dei cittadini.

E tra l’altro ricordiamo ai burocrati della SECO che i balivi di Bruxelles potrebbero presto pretendere di imporci di versare la disoccupazione ai frontalieri come se fossero residenti.Ovviamente i camerieri bernesi dell’UE calerebbero le braghe in tempo reale, “wie immer und wie gewöhnlich”.

Conseguenza: tutti i frontalieri si iscriverebbero agli URC. Ci spieghino allora i premi Nobel della SECO e della partitocrazia quale vantaggio porterebbe al residente, rispetto al frontaliere, l’obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti.

Morale: chiudiamo la SECO che è ora! Così risparmiamo anche 100 milioni di franchetti ogni anno! E con 100 milioni all’anno un po’ di posti di lavoro si creano…

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Detesti la Svizzera? Te ne stai al di là della ramina

Frontalieri che odiano il nostro paese: superato ogni limite di tolleranza

 

«Svizzeri bastardi », « Svizzera di merda », « paese di merda », «svizzeri delinquenti » , « schifosi », « non vedo l’ora di andarmene »eccetera. Nei giorni scorsi è scoppiata l’ennesima “epidemia” di insulti  alla Svizzera ed agli svizzeri da parte di frontalieri che sbroccano sui social. Il guaio è che, con tutta probabilità, non si tratta né di un’epidemia né di un picco, bensì di una costante.

La realtà è che ci sono troppi frontalieri – impossibile dire quanti, ma di certo tanti – che, malgrado abbiano la pagnotta sul tavolo solo grazie alla Svizzera (ed agli svizzerotti fessi che spalancano le frontiere, alla faccia del “prima i nostri”) odiano noi ed il nostro paese. E sui social, dimostrando assai poca intelligenza, danno libero sfogo al proprio livore. Ebbene, a questa gente diciamo: föö di ball! Se il Ticino vi fa così schifo, statevene al di là della ramina!

La lezione non è servita

Nelle scorse settimane,  due frontalieri sono stati licenziati dai rispettivi datori di lavoro per insulti alla Svizzera ed agli svizzeri. Eppure, si vede che il precedente non è bastato. E se qualche spalancatore di frontiere del triciclo PLR-PPD-P$$ si immagina che siamo disposti a farci invadere e poi a farci  pure insultare, “forse” ha sbagliato i conti. Ma li ha sbagliati alla grande.

L’ideale ovviamente sarebbe far saltare il permesso G  (o B) a chi sputa nel piatto (elvetico) dove mangia. Giusto quindi che la politica si muova in tal senso, con richieste ed atti parlamentari. Tuttavia, non serve il mago Otelma per prevedere che alla fine non se ne farà nulla. I soliti legulei strilleranno che “sa po’ mia”, perché se anche le sbroccate dovessero sfociare in una condanna definitiva, non sarebbe comunque un motivo sufficiente per revocare il permesso (del resto già adesso $inistrati e radikalchic si agitano e presentano interrogazioni perché dal Ticino si espellerebbero troppi stranieri delinquenti e/o a carico dello Stato sociale); poi c’è la proporzionalità, la devastante libera circolazione delle persone, e blablabla…

Dovere civico

E allora diciamo che i datori di lavoro si devono assumere le proprie responsabilità. Deve essere un dovere civico dei datori di lavoro lasciare a casa gli insultatori della Svizzera. E poi fare il piacere di sostituirli con residenti.

E’ una questione elementare di rispetto del territorio su cui queste aziende operano e delle persone (svizzere) che ci vivono.
Come hanno detto quei datori di lavoro che già hanno provveduto in tal senso: i dipendenti immigrati odiatori della Svizzera causano un danno d’immagine a chi li impiega. Un danno non da poco.

Infatti, se il datore di lavoro non “congeda” un frontaliere che abitualmente sbrocca sui social con esternazioni quali “svizzeri di merda”, “svizzeri bastardi”, “svizzeri delinquenti”, “paese di merda” e via andando, se ne deduce che simili posizioni gli stanno bene. Voi comprereste qualcosa o affidereste un incarico a chi vi tratta da “bastardo” e da “svizzero di merda”? La devastante libera circolazione voluta dalla partitocrazia ci ha lasciati in braghe di tela, ma non ci ha ancora tolto la facoltà di boicottaggio.

Razzismo contro gli svizzeri

E a chi blatera di “provvedimenti eccessivi” e di “caccia alla streghe”, ricordiamo che tutti i giorni lavoratori ticinesi vengono lasciati a casa, magari sostituiti da frontalieri. Senza che abbiano alcuna colpa: né professionale né extraprofessionale.

Come già detto:  è giusto che chi odia la Svizzera se ne stia al di là della ramina.

A proposito: come mai i moralisti a senso unico e $inistrati assortiti, quelli sempre pronti a starnazzare al “razzismo” ad ogni piè sospinto, non hanno mai nulla da dire al proposito del razzismo contro gli svizzeri?

Lorenzo Quadri

 

 

Le Edelweiss dello scandalo

L’ “esecrabile” camicia contadina fa sbroccare docenti e dirigenti scolastici ro$$i

Troppi presunti educatori vogliono demonizzare e criminalizzare i nostri simboli identitari perché “bisogna aprirsi”: urge repulisti

E ti pareva! La camicia azzurrina con le Edelweiss ricamate, tipica dei contadini svizzeri, è di nuovo al centro di una polemica.

In quel di Erlach (BE), a cinque studenti di un istituto superiore rei di essersi presentati ad una festa scolastica indossando la camicia “contadina”, è stato chiesto di cambiarsi. La dirigenza scolastica si è poi arrampicata sui vetri tentando di spiegare che il problema non era la camicia in sé, bensì una questione cromatica legata al “dress code” (uella): era stato infatti stabilito che tutti avrebbero dovuto indossare dei capi scuri, ed anche ad un ragazzo che portava la maglietta di un club di hockey sarebbe stato chiesto di cambiarsi. Molto credibile, come no! Comunque, visto che della camicia con le stelle alpine esiste anche la versione scura (sfondo antracite) ci piacerebbe proprio sapere se sfoggiando quella i giovani sarebbero stati bene accolti dalla dirigenza scolastica, oppure…

Il precedente di Gossau

Ricordiamo che già nel 2015 in una scuola media di Gossau a 10 studenti che si erano presentati a lezione con la contestata camicia, spiegando di volersi mostrare “svizzeri fieri e patriottici”, un’insegnante aveva chiesto di cambiarsi. La farneticante iniziativa della maestrina ro$$a di turno era stata giustificata dalla direzione scolastica con la seguente fetecchiata: “uno studente che indossa la camicia contadina è normale, dieci lo fanno per lanciare un messaggio”. Ecco, appunto. Ai troppi docenti e dirigenti scolastici ro$$i  che vogliono indottrinare i giovani al fallimentare multikulti, alla demonizzazione ed alla criminalizzazione del patriottismo, alla negazione della propria identità e del concetto di nazione, al “devono entrare tutti” – un po’ come quegli insegnanti del Belapese che, a scopo propagandistico, assegnano temi dal titolo “siamo tutti stranieri” –  non sta bene che degli allievi, scandalosamente ribelli, mostrino con orgoglio la propria svizzeritudine. Guai! Ciò urterebbe la sensibilità (?) dei migranti! E si sa che tutto ruota attorno ai desideri, veri o presunti, dei migranti! Gli svizzerotti (chiusi e gretti) non devono avere altra ambizione che “aprirsi”, far sentire gli stranieri benvenuti, anzi indispensabili, anzi padroni in casa nostra! Questo occorre inculcare nelle giovani generazioni!

A parte il fatto che se uno straniero che vive in Svizzera si sente offeso dai nostri simboli identitari vuol dire che qui non è al suo posto e quindi fa il favore di raccogliere i suoi stracci e tornare al natìo paesello, per fortuna non tutti i giovani sono disposti a farsi fare il lavaggio del cervello dai troppi “educatori” che approfittano del proprio ruolo e della propria autorità per indottrinare politicamente al pensiero unico spalancatore di frontiere, lecchino della fallita UE, xenofilo ed islamofilo.

Queste resistenze studentesche di stampo patriottico evidentemente danno fastidio, eccome che danno fastidio!

E’ sempre più chiaro che in certe direzioni scolastiche politicizzate urge un repulisti.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Via il medico del traffico! Mozione a Berna in arrivo

Cancellare l’ennesima vessazione degli automobilisti voluta dalla partitocrazia

 

Negli scorsi giorni è salita alla ribalta (in negativo) l’assurda figura del “medico del traffico”. Nel caso concreto del Ticino, a rivestire il ruolo è una dottoressa. Peraltro nemmeno “patrizia di Corticiasca”, in quanto la signora De Cesare è milanese. Un’altra che, grazie alla dabbenaggine degli svizzerotti, ha trovato a casa nostra “ul signur indurmentàa” (l’espressione dovrebbe risultare comprensibile anche sotto la Madonnina).

L’ennesima boiata

Il medico del traffico è l’ennesima boiata inventata nell’ambito della ciofeca tristemente nota con l’ingannevole denominazione di “Via Sicura”: un conglomerato di norme – per lo più assurde, quasi sempre sproporzionate – fortissimamente volute dai ro$$overdi con l’obiettivo di criminalizzare, vessare e mungere gli automobilisti. (E se pensiamo che da inizio anno a capo del Dipartimento federale dei trasporti c’è la kompagna Simonetta Sommaruga, esponente dei ro$$overdi testé citati, ci vengono i brividi).

Via Sicura, è bene ricordarlo, ha visto la luce con la connivenza del tandem PLR-PPD. Perché a Berna solo leghisti ed Udc hanno votato contro questo bidone. Tutti gli altri invece l’hanno approvato. Ricordarsene alle prossime elezioni.

Business milionario

Il medico del traffico, dunque, è uno degli abomini generati da Via Sicura. Il suo scopo è quello di “verificare l’idoneità alla guida” degli automobilisti  e specialmente di quelli che, ahiloro, si sono messi al volante dopo aver bevuto un bicchiere di troppo e per questo motivo sono già stati pesantemente sanzionati.

Ovviamente quando si crea il medico del traffico si “creano” – o meglio: li creano le autorità – anche i pazienti del traffico. Che guardacaso hanno rapidamente raggiunto le svariate centinaia.

Nei giorni scorsi hanno tenuto banco le pretese finanziarie della dottoressa milanese De Cesare: 1300 Fr per una visita della durata di 20 minuti, da anticipare sull’unghia. Apperò! Oltretutto senza nessun giustificativo dettagliato che spieghi come si arriva a tale somma. Con simili cifre, si fa presto a fatturare i milioni. Ohibò: vuoi vedere che “qualcuno” ha trovato la gallina (elvetica) dalle uova d’oro, a spese degli sfigati automobilisti ticinesi e grazie alla partitocrazia PLR-PPD-P$$ fautrice di “Via Sicura”?

Gobbi “sul pezzo”

La giustificazione  addotta per la pillola da 1300 Fr è stata la seguente: la cifra è calcolata in base al tariffario LAMal. Peccato che il medico in questione non fatturi alle casse malati bensì direttamente al “paziente” (ammesso e non concesso che possa essere definita come “paziente” una persona che di per sé non ha alcun bisogno del medico: ci va solo perché è stata costretta a farlo).

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha subito dato la propria disponibilità ad intervenire sullo scottante tema, proponendo di “statalizzare” il medico del traffico onde evitare derive, abusi e tariffe dopate. Questo è quanto si può fare a livello cantonale.

Mozione a Berna in arrivo

Ma evidentemente per risolvere il problema alla radice occorre intervenire a livello federale. Come? Cancellando la figura del medico del traffico. Mozione leghista in arrivo!

Il Bidone “Via Sicura”, che invece di punire i pirati della strada criminalizza tutti gli automobilisti (del resto, questo era l’obiettivo dei promotori fin dall’inizio), va smontato pezzo per pezzo. Qualche passo avanti, anche importante, è già stato fatto. Adesso bisogna continuare.

Lorenzo Quadri

Lo studio farlocco per trovare le nostre radici musulmane

UE fuori di cranio: sperpera 10 milioni pur di negare l’identità dell’Occidente

La fallita Unione europea è ormai del tutto allo sbando. E nella Commissione UE i soliti noti internazionalisti e multikulti devono essere andati del tutto fuori di melone. Ohibò, questa è gente che condivide le posizioni di quell’ex deputato ecologista francese (vedi la “chicca” a pag 29) secondo cui gli europei dovrebbero smettere di fare figli per poter accogliere meglio (sic!) i clandestini africani.

Lo studio farlocco

Adesso i balivi di Bruxelles hanno pensato bene di sperperare 10 milioni di euro dei cittadini europei per finanziare – udite udite – uno studio multidisciplinare (accipicchia!) che parte dalla seguente ipotesi di lavoro: “il Corano ha svolto un ruolo importante nello sviluppo intellettuale e religioso europeo”. Davanti a questa ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) si può solo restare interdetti.

E’ evidente che si tratta dell’ennesimo studio farlocco,roba da far impallidire le statistiche della SECO su disoccupazione e frontalierato in Ticino, pagato a peso d’oro, con cui la casta spalancatrice di frontiere ed islamofila tenta di dimostrare che in realtà l’Europa sarebbe musulmana. Una svergognata iniziativa ideologica, pagata con i soldi dei cittadini, con cui i funzionarietti di Bruxelles, ormai alla canna del gas, tentano di contrastare gli odiati “sovranisti” e tutti coloro che osano richiamarsi alla nostra identità per frenare l’invasione islamista che tanto piace al pensiero unico, alla partitocrazia, alla stampa di regime, ed in generale ai cosiddetti “poteri forti”.

Il passo successivo

Gli spalancatori di frontiere multikulti, non contenti di cancellare le nostre radici giudaico-cristiane – perché “bisogna aprirsi”, perché i finti rifugiati con lo smartphone di religione islamica (quanti i seguaci dell’Isis?) non devono venire offesi dalle nostre croci e dalle nostre chiese – adesso compiono il passo successivo. Ovvero, tentano di taroccarle: ma quali radici giudaico-cristiane, in realtà le nostre sono musulmane!

E quindi – questo lo scopo politico dello studio farlocco – avanti con l’invasione, avanti col multikulti, facciamo entrare tutti, introduciamo la sharia!

Alla larga

Che l’UE sperperi i soldi dei contribuenti non per risolvere i gravi problemi da cui è afflitta l’Europa (dis)unita ma per commissionare simili studi pilotati finalizzati a giustificare l’invasione, è l’ennesimo scandalo che dimostra che da simile euro-foffa dobbiamo stare più alla larga possibile.Altro che permettere ai funzionarietti di Bruxelles di comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale che tanto piace alla partitocrazia ed al ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis (PLR)!

Non solo l’accordo quadro non va firmato, ma vanno disdetti i trattati-capestro oggi in vigore. A partire dalla devastante libera circolazione delle persone. A maggior ragione adesso che è chiara l’intenzione dell’UE: accogliere tutti i migranti economici islamici, dato che avremmo le stesse radici! $ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli?

Regali miliardari?

Il bello è che, secondo il triciclo PLR-PPD-P$$, noi svizzerotti dovremmo addirittura regalare a Bruxelles 1.3 miliardi di franchi, “ovviamente” senza uno straccio di contropartita, ma solo per “oliare”, ovvero per “rabbonire” i padroni europei. Così magari i nostri soldi potranno venire dilapidati per finanziare altri studi taroccati volti a giustificare “storicamente e scientificamente” (?) l’invasione? Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello!

Lorenzo Quadri

Scuola ro$$a: il governicchio metta il DECS sotto tutela

Visto che il kompagno Bertoli dichiara che intende aggirare la volontà popolare…

 

Il direttore del DECS kompagno Manuele “La scuola che NON verrà Bertoli” lo ha detto o lasciato intendere, in modo più o meno esplicito, in varie occasioni. La prima volta nel pomeriggio di quella stessa domenica 23 settembre in cui il popolo ticinese ha saggiamente asfaltato la scuola ro$$a.

Cosa ha detto il kompagno direttore del DECS? Che lui della volontà popolare se impipa.

Il popolazzo becero (quello “che vota sbagliato”) ha detto no alla scuola che verrà? Lui intende introdurla lo stesso con la tattica del salame (una fetta alla volta). Questo è il rispetto della $inistra per i diritti popolari. Tale atteggiamento è peraltro apparso in tutta evidenza nell’isterica “shitstorm” (=tempesta di cacca) scatenata dalla gauche-caviar contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, essenziale per  preservare i diritti popolari. Ma su questo abbiamo già avuto più volte modo di scrivere.

Intenzioni sempre più esplicite

Sulla scuola che NON verrà, la volontà di aggirare il voto popolare sgradito si è fatta vieppiù esplicita.  Un paio di settimane fa si è raggiunto il clou. Prima nella commissione scolastica del Gran Consiglio, poi in un’intervista al portale Ticinonews, il direttore del DECS ha dichiarato in sostanza che “la scuola che verrà, verrà comunque”.

E dopo simili exploit, e per giunta recidive (ricordiamo la “famosa” dichiarazione, sempre di Bertoli, secondo la quale si sarebbe dovuto “rifare il voto del 9 febbraio”) i kompagni del PS hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per chiedere i voti per le elezioni cantonali? I diritti popolari vanno bene solo quando si tratta di ottenere cadreghe, dopodiché “passata la festa, gabbato lo santo”?

Anche senza i crediti…

Chiaramente, dopo l’asfaltatura popolare della scuola ro$$a, il DECS non ha a disposizione i crediti necessari per la sperimentazione. Tuttavia ciò non impedisce al capodipartimento ed ai suoi burocrati (tutti targati P$) di far rientrare comunque, come detto con la tattica del salame (una fetta alla volta) le modifiche respinte in votazione popolare. Basta che non chieda crediti supplementari o che compensi i maggiori costi all’interno del budget del Dipartimento. E corre voce – specialmente negli ambienti scolastici – che proprio questo stia accadendo. I primi campanelli d’allarme li abbiamo suonati qualche tempo fa da queste colonne segnalando l’assunzione, in una scuola, di misteriose figure previste dalla riforma rossa.

Risulta inoltre che gruppi di lavoro e di progetto azionati per la Scuola che verrà siano ancora operativi malgrado il  njet popolare.

L’atto parlamentare

Sul tema è stata di recente presentata un’ interrogazione al CdS da parte di Sergio Morisoli (che è stato in prima linea nella campagna contro la Scuola che verrà attirandosi gli insulti e di  travasi di bile dei soldatini del P$) e cofirmatari.

Nell’atto parlamentare si evidenziano aspetti inquietanti. A partire dal fatto che il direttore del DECS si è rifiutato ad inizio ottobre di ricevere una piccola delegazione del comitato referendario contro la scuola rossa sostenendo che “siccome il comitato è stato costituito esclusivamente in funzione della votazione, non è più possibile considerarlo come interlocutore”.Apperò. Il comitato referendario non è più un interlocutore dopo la votazione, ma invece chi lavorava sulla scuola ro$$a può continuare a farlo malgrado l’esito della votazione popolare? Quando si dice: “due pesi e due misure”…

Il nocciolo

Pure allarmante la seguente domanda contenuta nell’interrogazione citata. E si tratta di domanda retorica. Gli interroganti sanno già la risposta. Che, nel concreto, è Sì. “Corrisponde al vero che docenti, assistenti ed altre persone continuano ad essere pagati e/o sgravati dal monte ore per continuare a lavorare sulla Scuola che verrà respinta dal popolo? Corrisponde al vero che le varie strutture di progetto, di ricerca, eccetera sono tuttora attive e continuano secondo i piani che precedevano la bocciatura della SCV”?

Il nocciolo della questione è racchiuso qui.

CdS sveglia!

E’ chiara una cosa. La volontà popolare deve essere rispettata. Il governicchio deve vigilare affinché il DECS non attui comunque i propri  piani tramite sotterfugi ed in spregio di quanto deciso dalle urne.

Detto in altre parole: il kompagno Bertoli ha esplicitato che non intende rispettare l’esito della votazione sulla scuola rossa. Di conseguenza, i colleghi di esecutivo lo devono mettere sotto tutela (politica).

Lorenzo Quadri

Razzismo: una commissione che è diventata una farsa

Dopo la modifica dell’articolo 261 bis del CPS, un motivo in più per fare piazza pulita

Le Camere federali hanno di recente deciso di estendere l’articolo 261 bis del codice penale, ovvero la famigerata norma contro il razzismo, alla discriminazione in base all’orientamento sessuale.

L’articolo 261 bis ha scopi puramente politici. Primo passo: si infila nel codice penale – a suon di ricatti morali – il reato di discriminazione razziale. Passo successivo: lo si estende a macchia d’olio per criminalizzare posizioni politiche che con la discriminazione razziale non hanno nulla a che vedere. Ovvero le posizioni contrarie alle frontiere spalancate ed al “devono entrare tutti”. In questo modo si induce alla censura, e, soprattutto, all’autocensura.  Il disegno è chiaro: lavaggio del cervello pro frontiere spalancate e pro-multikulti.

Gli obiettivi

Anche l’osceno Patto ONU sulla migrazione, che sempre più paesi giustamenterifiutano di sottoscrivere, va nella stessa direzione. I suoi obiettivi sono: introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale, trasformare l’immigrazione illegale non solo in un diritto, ma addirittura in un diritto umano, e criminalizzare l’opposizione politica alle frontiere spalancate facendola rientrare nella categoria degli “hate speech” ovvero i discorsi di incitazione all’odio (uhhh, che pagüüüraaa!). E naturalmente il ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis, PLR, voleva recarsi in pompa magna a Marrakech, accompagnato dal circo equestre dei suoi tirapiedi dipartimentali, a firmare l’ennesima ciofeca. Ma bene!

Silenzio sull’islamizzazione

E’ quindi evidente che l’obiettivo dell’articolo 261 bis non è quello dichiarato di impedire la discriminazione razziale. Il vero scopo è imporre le frontiere spalancate, il “devono entrare tutti” ed il multikulti.

Va poi ricordato che l’articolo in questione mette l’accento sull’antisemitismo. Era la metà degli anni 90 e gli animi si scaldavano per la famosa vicenda dell’oro ebraico. Peccato che nel frattempo le cose siano radicalmente cambiate. Qual è oggi il pericolo per gli ebrei in Svizzera? Non certo qualche ex nazista ormai centenario. E nemmeno tre imbecilli con svastica tatuata e capelli a spazzola. Il pericolo è l’islamizzazione,provocata dagli spalancatori di frontiere, in prima linea dalla $inistra. La quale, oltretutto, fomenta l’antisemitismo diffondendo odio contro Israele.

I $inistrati multikulti fanno entrare in Svizzera migranti economici islamisti che sono antisemiti, razzisti, sessisti, eccetera. Gli ebrei da anni sono in fuga dalla Francia: l’arrivo in massa di finti rifugiati africani ha reso il paese invivibile per loro.

Razzismo d’importazione

Nel nostro paese l’antisemitismo non viene certo dall’interno. E’ d’importazione. Viene dall’immigrazione scriteriata di persone in arrivo da “altre (in)culture”. Quell’immigrazione propagandata proprio dall’articolo 261 bis. Sicché questa norma non impedisce l’antisemitismo, ma lo diffonde.

A ciò si aggiunge l’ipocrisia dell’inutile e patetica Commissione federale contro il razzismo, che mai ha fatto un cip sul razzismo degli immigrati. Silenzio tombale. Si limita a montare la panna, strumentalmente, contro gli odiati “sovranisti e populisti” e a fare sfoggio di stucchevole morale a senso unico. Come l’articolo 261 bis, è uno strumento politico dell’establishment internazionalista pro-saccoccia. Nient’altro. Ed infatti è gestita da politicanti spalancatori di frontiere. La realtà è che il razzismo degli svizzeri non è un problema. Il razzismo degli immigrati sì. Una Commissione antirazzismo che non riconosce questo stato di cose è una farsa, ed è pure nociva. Quindi va abolita quando prima.

L’evoluzione

L’ultima evoluzione legislativa è quella citata all’inizio: in futuro l’articolo 261bis dovrà sanzionare anche la discriminazione in base all’orientamento sessuale. A maggior ragione, dunque, non sta in piedi che esista una Commissione federale contro il razzismo, visto che la norma non è più contro il razzismo, bensì contro la discriminazione. A rigor di logica, dunque, la Commissione andrebbe chiusa già per questo motivo. Ma visto che la Commissione risponde ad una sola esigenza, ossia dare l’impressione che esista un problema di razzismo tra gli svizzeri, per spingerli a far entrare tutti a suon di ricatti morali, è evidente che la casta spalancatrice di frontiere, che l’ha voluta, non sarà mai d’accordo di abolirla.

Lorenzo Quadri