L’AVS è in deficit? Versiamo meno aiuti all’estero!

Basta regalare miliardi a destra e a manca e poi far tirare la cinghia agli svizzerotti!

Per il secondo anno consecutivo, i conti dell’AVS sono in rosso. Il risultato negativo è di 579 milioni di franchetti, contro i 320 milioni dell’anno precedente, mentre nel 2013 c’era ancora un utile di 14 milioni di Fr.
Il motivo principale del deficit è l’invecchiamento della popolazione, che ovviamente era previsto e prevedibile. E, tra l’altro, che non ci si venga a raccontare la fetecchiata dell’ “immigrazione uguale ricchezza” perché gli stranieri contribuirebbero a pagare le prestazioni sociali agli svizzeri, visto che si tratta di balla manifesta. Sempre più immigrati arrivano per ricongiungimento familiare e non lavorano.

Calma e gesso
Visto che l’invecchiamento della popolazione non è quel che si dice una sorpresa, per garantire in futuro l’equilibrio finanziario dell’AVS il Consiglio federale ha licenziato il messaggio sulla riforma 2020. Esso prevede, per finanziare il primo pilastro, un aumento dell’IVA oltre che l’innalzamento dell’età di pensionamento delle donne da 64 a 65 anni.
Frena Ugo! Forse è il caso, prima di mettere le mani nelle tasche della gente o di pretendere che le donne lavorino un anno in più, di guardarsi un po’ in giro. Anche perché è facile raccontare la storiella – ed infatti la sentiamo da parecchi anni ormai… – che la gente vive sempre più a lungo quindi  è logico che lavori anche qualche anno in più e blablabla. Se la speranza di vita è aumentata, quella lavorativa certamente no. Grazie alla devastante libera circolazione (altro che “immigrazione uguale ricchezza”) i ticinesi vengono lasciati a casa e sostituiti da frontalieri. Chi perde un impiego a 55 anni ha ben poche speranze di trovarne un altro. Anzi: l’età in cui non è più possibile rientrare nel mondo del lavoro si abbassa sempre di più, ragion per cui aumentare l’età della pensione non pare poi una scelta così “ineluttabile”. Anche perché quando i bernesi tentano di spacciare qualcosa come “ineluttabile” è buona norma non bersela. La storiella dell’ “ineluttabilità” ce l’hanno propinata anche con lo smantellamento del segreto bancario.

Per tutti tranne che per noi?
Si pone inoltre anche una questione di priorità. E allora non sta né in cielo né in terra che agli svizzerotti si vada a dire che non ci sono soldi per la loro AVS – la “madre” di tutte le assicurazioni sociali! – e quindi devono pagare più IVA e andare in pensione dopo, quando si continuano a sperperare i miliardi all’estero.

Pensiamo in prima linea agli aiuti allo sviluppo, che divorano ben più di 3 miliardi all’anno. Cifra che, oltretutto, è in continua e vertiginosa crescita. Nel 2008 erano 2.2 miliardi, il piano finanziario del 2018 ne prevede quasi 3.6! Ma naturalmente nessuno fa un cip: non è politikamente korretto! Senza contare che l’efficacia di questi aiuti è più che dubbia. Se servissero, infatti, l’Europa non sarebbe invasa da migranti economici. E gli svizzerotti, non contenti di pagare  più di 3 miliardi per gli aiuti allo sviluppo, rischiano di pagarne altrettanti per i finti rifugiati. Nel 2016 la Confederazione ha messo a preventivo 1.5 miliardi di Fr per l’asilo, calcolando però un arrivo di 24mila richiedenti. Visto che ne potrebbero arrivare il doppio, perché guai a chiudere le frontiere come fa la maggioranza dei paesi UE (“è roba da razzisti e fascisti”) anche i costi a carico del contribuente lievitano in proporzione. Però per i finti rifugiati i soldi ci sono. Per gli svizzeri che hanno lavorato tutta la vita, invece, no.

Contributi di coesione
E non è finita, perché sul piatto della bilancia, ossia nel calderone dei nostri soldi sperperati all’estero, bisogna aggiungere i contributi di coesione all’UE, i costi per la partecipazione ad inutili istituzioni sovrannazionali, quelli generati da fallimentari accordi internazionali (vedi i 100 milioni all’anno per Schengen che non aumenta di certo la nostra sicurezza ma proprio il contrario), eccetera eccetera.

Visto che a questo giochetto non ci stiamo, è evidente che la Lega presenterà un atto parlamentare a Berna con la richiesta di tagliare gli aiuti all’estero e “girare” nelle casse dell’AVS i risparmi così conseguiti. Poi vedremo o chi uscirà a strillare che “sa po’ mia” perché gli accordi con l’estero vanno rispettati, mentre quei minchioni dei nostri concittadini si possono invece prendere impunemente a calci.
Lorenzo Quadri

Lo squallido accattonaggio della kompagna Simonetta

La consigliera federale invia una lettera di questua  pro P$, sbagliando pure gli indirizzi

La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga questa volta è andata lunga. Ma, per lo meno, è uscita allo scoperto. Si è mostrata apertamente per quello che è. Con tanto di firma. Ossia, non una consigliera federale, bensì una galoppina della $inistruccia becero-internazionalista, multikulti e spalancatrice e di frontiere. Quella che, invece di arginare l’invasione dei finti rifugiati, vuole farne entrare in Svizzera sempre di più.
Tant’è che nei giorni scorsi degli ignari cittadini, anche ticinesi, hanno ricevuto in bucalettere una letterina su carta intestata del P$$. Su di essa figura però la firma, ed addirittura il faccione, della Simonetta. Allegate, due cedole di versamento: una con un importo prestampato di 35 Fr, l’altra in bianco. Quindi la consigliera federale fa la questua per il partito!

Congratulazioni… a chi?
Nello scritto d’accattonaggio, intitolato “la società civile deve impegnarsi”, Sommaruga sbrodola sulla votazione del 28 febbraio. Segnatamente sul rifiuto dell’iniziativa d’attuazione. La ministra di giustizia (?) si congratula per la decisione di tenere in Svizzera i criminali stranieri. Non solo. Si mette pure a slinguazzare il presunto impegno della “società civile”. Contrapposta, implicitamente, agli “incivili”; ai “disumani”. Quelli a cui non sta bene che gli stranieri che delinquono una volta scontata la pena (e nümm a pagum) rimangano ancora in Svizzera (spesso e volentieri mantenuti da noi, perché questa gente mica lavora) continuando a costituire un pericolo.

Solo che quella che la Simonetta tenta di spacciare per “società civile” è ben distante dai comuni cittadini. Si tratta infatti delle solite élite politikamente korrette, fiancheggiate e pompate dagli strasussidiati intellettualini e dalla stampa di regime.

Qui i conti proprio non tornano. Se la questua con letterina di propaganda di partito l’avesse mandata il presidente del P$, sarebbe un conto. Che si metta a farla una consigliera federale, ci va assai meno bene. Quanto scommettiamo che se fosse stato Maurer a prodursi in qualcosa di analogo i kompagni si sarebbero immediatamente messi a strillare allo scandalo?

E le esplusioni?
Ricordiamo però che in campagna di votazione il Consiglio federale aveva promesso che la volontà dei cittadini svizzeri, espressa già nel lontano 2010, di espellere gli stranieri che delinquono sarebbe stata attuata. E che il numero annuo delle espulsioni sarebbe passato dalle 500 attuali a 3800. Di fatto, quindi, 8 volte di più.  Con la sua lettera, la galoppina P$ Sommaruga dimostra di non essere affatto intenzionata ad applicare la volontà popolare sgradita ai kompagni. Come da copione: i camerieri dell’UE di stanza a Berna stanno utilizzando il No all’iniziativa d’attuazione per affossare anche l’iniziativa per l’espulsione dei delinquenti stranieri,  già votata dal popolo oltre 5 anni fa. Ancora una volta, dunque, la presa per i fondelli è dietro l’angolo.

Perché adesso?
Ma, a parte il fatto che vogliono fare cassetta: perché i kompagni se ne escono adesso, dopo oltre un mese, a sbrodolare sul 28 febbraio? Il mistero è presto risolto. Scrive infatti la loro galoppina Simonetta: “ci aspettano altre importanti votazioni, come ad esempio a giugno sulla legge per le procedure di asilo velocizzate”. Ecco quindi dove si vuole andare a parare. Difesa della nuova fallimentare riforma dell’asilo su cui voteremo il 5 giugno. Quella che vuole regalare l’avvocato gratis ai finti rifugiati e garantire a Sommaruga e soci le espropriazioni facili per creare centri d’accoglienza per migranti economici (tutti giovani uomini soli che non scappano da nessuna guerra) senza che la popolazione residente possa fare un cip. A proposito, galoppina Simonetta, dove sono andate a finire le promesse di espellere i finti ailanti che “non rispettano le donne”? Già in dimenticatoio?

La legge va respinta
Ecco dunque, servita su un piatto d’argento, la dimostrazione irrefutabile che la nuova legge sull’asilo va respinta. Non è affatto vero che introduce più severità. E’ vero proprio il contrario: vuole aumentare ancora di più l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Ed infatti a difenderla a spada tratta, e con vari mesi d’anticipo, sono gli spalancatori di frontiere.
E una consigliera federale, che dovrebbe pur essere tenuta ad un minimo di oggettività, mette la sua firma ed il suo faccione su una lettera di accattonaggio con cui si pretende che i cittadini finanzino la propaganda dei kompagni a sostegno dell’accoglienza senza limiti ai finti rifugiati?
Lorenzo Quadri

E’ necessaria una migliore tutela legale di chi, aggredito in casa propria, si difende. Rafforzare la legittima difesa

La conferenza stampa di lancio si terrà domani mattina – ma il formulario è già disponibile sul sito www.ilguastafeste.ch – l’iniziativa popolare cantonale sulla legittima difesa, promossa dal Movimento il Guastafeste accompagnato da un nutrito gruppo interpartitico.

Il tema della legittima difesa di chi viene aggredito in casa è all’ordine del giorno della politica in vari stati europei. Questo perché la criminalità, spesso in arrivo dai paesi dell’Est, si fa sempre più aggressiva. Non si “accontenta” più di svaligiare le case quando gli abitanti sono assenti; agisce proprio in presenza di questi ultimi, per costringerli con la violenza a farsi consegnare soldi ed oggetti di valore.

Grazie, libera circolazione!
In Svizzera in generale ed in Ticino in particolare questi episodi sono, per fortuna, ancora rari. Il Nord Italia è già messo peggio. Per quanto tempo quindi la situazione nel nostro sempre meno ridente Cantone rimarrà ancora relativamente tranquilla? Ragioni di ottimismo non ce ne sono molte. Tanto più che la kompagna Sommaruga ed accoliti si ostinano a lasciare le frontiere spalancate, perché la becera ideologia internazionalista conta di più della sicurezza della popolazione. Senza andare tanto lontano: stiamo ancora aspettando la chiusura notturna dei valichi secondari decisa dal parlamento federale su mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani.
C’è anche un altro elemento. La popolazione invecchia. Ci sono sempre più anziani e/o donne che vivono soli e che costituiscono quindi in un bersaglio facile di delinquenti senza scrupoli, che colpiscono di proposito i più deboli.

Adattare la legge
Nemmeno oggi, peraltro, la Svizzera è un’ “isola felice”. Qualche settimana fa una famiglia ginevrina è stata aggredita in casa propria da dei rapinatori armati di coltelli. Il padre è riuscito ad impossessarsi di una pistola, a sua volta regalatagli da suo padre, ed ha sparato, colpendo uno degli aggressori (che si sono comunque dileguati). Adesso , per aver difeso i suoi congiunti, l’uomo rischia di passare dei guai giudiziari mica da ridere.

Ed ecco dunque il problema: il codice penale svizzero (CPS), come tutti, prevede la legittima difesa (ci mancherebbe altro). Ma il CPS è calibrato sulla situazione anteriore alla libera circolazione delle persone e alla conseguente apertura delle frontiere alla criminalità dell’Europa dell’Est; il concetto di legittima difesa in esso contenuto non fa eccezione. E allora deve cambiare. Deve diventare meno buonista e garantista. Deve effettivamente permettere a chi è aggredito al proprio domicilio di difendersi senza rischiare lui la galera. Chi si trova un malvivente in casa non può sapere quali siano le sue intenzioni. Nemmeno è in grado di valutarne la pericolosità. Ed esitare può costare la vita.

Visto il “salto di qualità” compiuto dalla criminalità, non si può continuare pretendere che chi viene aggredito n casa propria si metta in pericolo perdendosi in elucubrazioni sulla presunta pericolosità dell’aggressore (che comunque il normale cittadino non è in grado di fare: un coltello è più letale di una pistola), e questo per evitare di eccedere nella legittima difesa e dunque di finire sul banco degli imputati ed affrontare un processo.

Alcune opzioni
Per raggiungere questo obiettivo ci sono varie possibilità. La prima e più decisa è quella di depenalizzare tout-court la legittima difesa per chi viene aggredito nella propria abitazione. In quelle circostanze, dunque, difendersi sarebbe sempre legittimo.

Una versione più soft potrebbe consistere nell’inversione dell’onere della prova. In sostanza, si parte dal presupposto che la difesa sia sempre legittima; non sta a chi si è difeso produrre delle scusanti, ma al magistrato portare eventuali elementi per dimostrare che c’è invece stato un eccesso difensivo.

Queste modifiche vanno però apportate a livello di leggi federali (il codice penale è federale).
Volendo agire a livello cantonale, cosa si può fare? Poco, ma quel poco è giusto farlo. Ed è ciò che si propone l’iniziativa popolare che partirà domani. La quale intende modificare il codice di procedura penale di modo che chi è stato accusato di legittima difesa e poi assolto, venga risarcito integralmente delle spese legali.

E’ vero che esiste l’avvocato d’ufficio, i cui costi, in caso di assoluzione, sono assunti dallo Stato. Ma ciò non vale per l’avvocato di fiducia. E ben si può comprendere che chi è stato aggredito in casa e si è difeso, e per questo si trova in stato d’accusa, voglia scegliersi un avvocato di cui si fida. In quel caso però, se verrà assolto, il risarcimento che otterrà non basterà a coprire la parcella.

Un passo da compiere
Da cui la richiesta che chi, in caso di aggressione in casa, viene accusato di eccesso di legittima difesa e poi assolto, non debba pagare nulla; anche se ha scelto l’avvocato di fiducia e non quello d’ufficio.

Si dirà che è un piccolo passo. Ma è un passo nella direzione giusta. La vittima di aggressioni in casa propria si trova in una situazione particolare. E’ quindi corretto che benefici di regole “ad hoc”. Perché la sua unica colpa è stata quella di venire presa di mira da uno (o più) criminali, proprio nel posto dove aveva tutti i diritti di sentirsi sicura: a casa sua.
Alla nuova e sempre più feroce criminalità d’importazione, deve giungere un messaggio chiaro: le nostre case sono sacre. Chi ci entra per delinquere, lo fa interamente a proprio rischio.
Lorenzo Quadri

Bilaterali: le cifre distruggono la propaganda di regime

Lo studio smonta gli accordi con l’UE: tanti problemi e vantaggi irrisori

Ma guarda un po’, adesso anche l’istituzionalissimo Corriere del Ticino comincia ad interrogarsi sul reale valore dei bilaterali, ed in particolare della devastante libera circolazione delle persone. Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?

In effetti, da anni – almeno da quando l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è entrata di prepotenza nel dibattito politico – l’ammucchiata partitocratica, i cosiddetti “poteri forti”, la stampa di regime e le élite spalancatrici di frontiere ripetono come un disco rotto il mantra dei “Bilaterali indispensabili per la Svizzera”. Ciò con il manifesto obiettivo di fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti (chiusi e razzisti).

Loro “valgono”?
Il problemino, come da tempo evidenziano anche professori di economia (niente a che vedere con gli intellettualini di partito da tre e una cicca, voluttuosamente interpellati ogni tre per due dalla televisione di servizio a pontificare a sostegno delle frontiere spalancate) risiede nel fatto che nessuno ha mai saputo dire se i Bilaterali valgono effettivamente qualcosa per gli Svizzeri. E, se sì, quanto.

Incidenza sopravvalutata
Che l’incidenza reale di questi accordi fosse sopravvalutata “alla grande” lo si sospettava da tempo. Adesso arriva a confermarlo uno studio dell’economista Florian Schwab, richiesto da Tito Tettamanti. In base a questa indagine, il valore medio di Bilaterali potrebbe esse di 500 Fr all’anno per abitante. E da questa misera cifra si devono però ancora detrarre diversi svantaggi.

Da accordi che da anni vengono venduti come “indispensabili per la Svizzera” ci si attenderebbe ben altri numeri.

Alcune osservazioni
Un paio di cose è interessante notarle.
La prima è che i calcoli fatti non contemplano i costi infrastrutturali generati dalla devastante libera circolazione delle persone.
Il saldo migratorio promesso del Consiglio federale in regine di bilaterali avrebbe dovuto essere di 12’500 persone all’anno. Invece è di 80mila. Ci è dunque stata raccontata una balla clamorosa, l’ennesima. Già solo per questo motivo, non si vede perché bisognerebbe far fede alla fetecchiata dei “bilaterali indispensabili”. 80mila stranieri all’anno in più consumano le infrastrutture svizzere; l’aumento della popolazione ne rende necessarie di nuove. Non solo. Nel nostro sempre meno ridente Cantone, 62’500 frontalieri e di decine di migliaia di padroncini e distaccati entrano ogni giorno in Ticino uno per macchina, intasando la rete viaria. Le colonne permanenti, generate dalle targhe azzurre, hanno dei costi per l’economia, eccome che ce li hanno; però stranamente a questo proposito si tace. Ed è evidente che le nostre infrastrutture risultano usurate da questo utilizzo extra, e nümm a pagum. Aggiungiamo anche i rifiuti prodotti dall’assalto quotidiano da sud, raccolti e smaltiti a spese dei ticinesotti. Tirando le somme, quindi, altro che “vantaggi dei Bilaterali”!

La seconda cosetta è che – citiamo sempre dal Corriere – perfino gli studi taroccati pro-saccoccia-governo, quelli della SECO e di Economiesuisse, sono costretti ad ammettere che “non è possibile dimostrare un rapporto di causalità tra l’aumento del PIL ed i Bilaterali”. Anni di frottole pro-frontiere spalancate polverizzati in una sola frase. Economiesuisse licenzierà il correttore di bozze che non ha cancellato dal testo definitivo dello studio l’imbarazzante constatazione?

La crosta
La conclusione è dunque una sola. I Bilaterali non sono indispensabili all’economia. Sono semmai indispensabili alla politica del servilismo nei confronti dell’UE. Quella politica fallimentare che Berna ci propina da anni. E che farebbe un ulteriore “salto di qualità” con il demenziale progetto di “ripresa dinamica” (ossia automatica) del diritto UE in Svizzera. Un progetto perseguito dal ministro degli esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr.
Nel suo servizio dedicato ai Bilaterali, il Corriere, rielaborando un paragone fatto dalla direttrice di Economiesuisse (sabotatrice del 9 febbraio) Monika Rühl, titola: “una Monna Lisa non così preziosa”. Dovere istituzionale. Altro che Monna Lisa “poco preziosa”: siamo davanti ad una crosta. Per anni, però, ce l’hanno spacciata per capolavoro. E continuano a farlo.
Lorenzo Quadri

Ma il Consiglio federale pensa che siamo caduti dal seggiolone?

Le frontiere rimangono spalancate ed in più dovremmo pure rinunciare al casellario giudiziale?
Bene ha fatto, evidentemente, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a scrivere a più riprese a Berna segnalando il rischio che il Ticino venga preso d’assalto dai finti rifugiati. In effetti, se la via balcanica si chiude, perché giustamente i paesi dell’Europa dell’Est costruiscono barriere alle frontiere – a tutela non solo di loro medesimi, ma anche dello spazio Schengen – la logica conseguenza è che i flussi prendono altre strade. In particolare, quella mediterranea.

E’ quindi evidente che, in queste condizioni, mantenere i confini svizzeri aperti “come se niente fudesse”, come se non fosse in atto alcuna emergenza, è alquanto pericoloso. Farlo, come è il caso, per motivi ideologici – le frontiere “devono” restare spalancate – è atteggiamento di rara idiozia.
E’ ovvio che il pericolo non lo corre la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. Lei se ne sta a Berna tranquilla come un tre lire. Lo corre invece il Ticino, che confina col Belpaese. Bello fare la figura dei buonisti internazionalisti ed “aperti” (in contrapposizione con i razzisti fascisti e “chiusi”), bello ricevere le slinguazzate dell’élite politikamente korretta, quando il prezzo delle scelte fatte lo pagano altri; nevvero Sommaruga e accoliti?

Scarica-barile?
Come prevedibile, il Consiglio federale ha risposto al Ticino che Schengen non si sospende, ma quando mai. I controlli sistematici alle frontiere non verranno reintrodotti. A metter fuori la faccia per sostenere la “lungimirante” posizione dell’esecutivo è stato mandato l’Udc Ueli Mauer, in qualità di neo ministro delle finanze (da cui dipendono le guardie di confine). Malgrado di certo essa non rispecchi la sua opinione personale. Ohibò, la “Simo” ha scaricato il barile?

Colmo della goffaggine…
Colmo della goffaggine, la decisione del Consiglio federale è arrivata il giorno successivo il sanguinoso attentato di Bruxelles ad opera degli estremisti islamici. Un atto di guerra all’Occidente. Una catastrofe annunciata che contiene un monito chiarissimo: l’era dei confini a colabrodo e della multikulturalità (completamente fallita) deve finire.
I controlli alle frontiere sono indispensabili per motivi di sicurezza, oltre che per frenare i flussi dei migranti economici. Tra i quali, lo dicono gli esperti d’intelligence, si nascondono i miliziani dell’Isis. Ma evidentemente a Berna si finge di non capire, adducendo argomenti che lasciano il tempo che trovano. Ad esempio che i controlli sistematici sui confini non sarebbero possibili, perché troppa gente entra quotidianamente in Svizzera (Maurer ha parlato di 750mila veicoli). Ohibò. Questa non è di certo un’attenuante, ma semmai un’aggravante. A furia di aperture imposte a suon di squallidi ricatti morali, e che non rispondono a nessuna esigenza dell’economia (semmai solo alla brama di guadagni di chi vuole sostituire i lavoratori residenti con frontalieri a basso costo), si è creato un flusso incontrollabile attraverso i nostri confini: e questo è grave. E, tanto per peggiorare ulteriormente la situazione, adesso si utilizza questa invasione, creata di proposito, come scusa per rifiutare il ripristino di un minimo di sicurezza. Ma stiamo scherzando?

E la sicurezza?
Appare sempre più chiaro che il Consiglio federale della sicurezza del Ticino se ne impipa. Infatti il reiterato njet al necessario ripristino dei controlli in dogana giunge quasi in contemporanea con il deplorevole ricattino sul casellario giudiziale.

Il ricattino suona così: se voi ticinesotti smettete di chiedere il casellario agli stranieri che vogliono trasferirsi nel vostro Cantone, quindi se calate le braghe con l’Italia, in cambio vi facciamo pervenire 20 milioni di Fr all’anno. Non certo a titolo di omaggio, ma come compensazione – molto, ma molto parziale – di quel che il Ticino ci smena a causa degli accordi sulla fiscalità dei frontalieri sottoscritti tra Confederazione e Belpaese.
Ma guarda un po’. Sicché, dopo aver negato ad oltranza, adesso improvvisamente a Berna si ammette che il Ticino viene fregato da oltre 40 anni. E che continuerà ad esserlo anche in futuro. Ma come: i nuovi accordi mica dovevano essere “vantaggiosi”?

Siamo così “Tafazzi”?
Si dà però il caso che il casellario giudiziale sia una misura di polizia a tutela della nostra sicurezza, onde evitare di metterci in casa frotte di pregiudicati stranieri, magari pericolosi, che poi non si riesce ad espellere (arriva sempre il tribunale di turno ad impedire l’espulsione). Vedi il caso dei fiancheggiatori iracheni dell’ISIS recentemente processati a Bellinzona. Il Ministero pubblico della Confederazione ha già detto che non verranno rispediti in Iraq perché sarebbero in pericolo. E a noi ce ne dovrebbe fregare qualcosa se dei sostenitori del terrorismo islamico si trovano in pericolo a casa loro?

Da un lato quindi ci si rifiuta pervicacemente, per i soliti motivi ideologici, di chiudere le frontiere, esponendo concretamente questo sempre meno ridente cantone al rischio di caos migranti oltre che all’arrivo di terroristi islamici “travestiti”. Dall’altro si pretende che il Ticino rinunci a difendere la propria sicurezza col casellario giudizial; e questo per far contento il Belpaese. Ma i “sette scienziati” pensano davvero che siamo così autolesionisti da farci andar bene una politica del genere?
Lorenzo Quadri

Il collocamento dei senza lavoro è una priorità politica

Disoccupazione: non ci possiamo permettere un “esercito” di persone in assistenza

In Ticino si è purtroppo raggiunto un nuovo record di casi d’assistenza. Quasi 9000 persone si trovano infatti in questa condizione. Un terzo di esse ha meno di 26 anni. Certamente, come in tutte le assicurazioni sociali, c’è chi fa il furbo. Al proposito è interessante notare come proprio la RSI ha di recente realizzato una puntata di Falò a proposito dei finti invalidi. Il servizio contiene l’intervista ad un investigatore privato incaricato di indagare su casi sospetti. Il  professionista rilascia dichiarazioni degne di nota. Ad esempio, che l’80% dei truffatori non sono svizzeri. Ma guarda un po’! Ma come, gli stranieri che abusano dell’AI non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?
A questo punto è anche lecito immaginare che, per un ovvio parallelismo, la maggioranza di chi percepisce l’assistenza ma nel frattempo lavora in nero (o beneficia di altre entrate “nascoste”) non abbia il passaporto rosso.

Cosa conta di più?
Facendo astrazione dai truffatori, è però innegabile che, per chi si trova in assistenza contro la sua volontà, perché non ha altra alternativa, la situazione sia deprimente ed umiliante. Ma uscire dall’assistenza diventa sempre più difficile, perché il mercato del lavoro ticinese è saturato da frontalieri e padroncini. La colpa, ormai l’hanno capito anche i paracarri, è della libera circolazione delle persone senza limiti. E soprattutto della colpevole e scandalosa rinuncia dei partiti storici a difendere il mercato del lavoro di questo Cantone. Come se lo sciagurato mantra del “dobbiamo aprirci” contasse più della dignità e della sussistenza dei ticinesi.

Non adagiarsi
Naturalmente la situazione difficile non giustifica che l’ente pubblico si adagi su un’inerzia di comodo, all’insegna del “sa po’ fa nagott”. Ancora peggio sarebbe virare su soluzioni squinternate come il reddito di cittadinanza (iniziativa in votazione il prossimo giugno), che invece di sostenere chi vuole uscire dall’assistenza, regolarizza la situazione di quelli che  scelgono scientemente di trascorrere la vita in panciolle: tanto qualcuno (chi?) provvederà a mantenerli. Un po’ come dire che, dal momento che molti rubano, allora bisogna depenalizzare il furto.

Programmi di lavoro
L’ente pubblico è dunque chiamato a dotarsi di strumenti per far uscire il maggior numero possibile di persone dall’assistenza.  Si tratta dunque di far sì che i datori di lavoro assumano disoccupati ticinesi invece di frontalieri. Per raggiungere lo scopo, occorre potenziare gli aiuti al collocamento. La città di Lugano, grazie soprattutto al Nano, negli scorsi anni ha potuto disporre di un numero importante di programmi di lavoro. Essi da un lato occupavano temporaneamente dei disoccupati (con priorità ai giovani) nei servizi della città, e permettevano così a questi ultimi di  accumulare esperienze professionali. Dall’altro comprendevano la creazione di una fitta rete di contatti con le aziende, così da poter fornire a queste ultime, pescando tra i cercatori d’impiego seguiti, dei profili idonei.
Fondamentale è creare quel rapporto di fiducia che fa sì che l’impresa in cerca di dipendenti vada a chiederli prima all’ente pubblico di riferimento. Oggi a Lugano le assunzioni temporanee non ci sono più (il credito che le finanziava è esaurito) mentre è rimasta la rete di sostegno. Quest’ultima, alla luce della continua ed inquietante crescita delle cifre dell’assistenza, andrebbe però potenziata.

Le risorse ci sono
Certamente il sostegno attivo e capillare al collocamento dei disoccupati necessita di energie e di risorse adeguate. Ma l’investimento è  pagante, anche in termini economici. Per ogni persona che esce dall’assistenza e trova un lavoro, l’ente pubblico risparmia, e parecchio. Sia in franchi del contribuente che in problemi sociali, i quali comportano a loro volta dei costi.
Dove trovare le risorse necessarie? A Lugano, ad esempio, si potrebbe – senza andare a cercare molto lontano – spendere un po’ meno nella cultura “esclusiva” e più nel collocamento dei senza lavoro. Perché non è mica tanto normale che per la cultura ci siano milioni a vagonate e per l’inserimento professionale a malapena le briciole. Becero populismo? Forse meno di quello che vorrebbe far credere certa élite politikamente korretta con i piedi al caldo.
Lorenzo Quadri

Svizzera, paese della cuccagna 2.0

E’ partita la campagna per l’iniziativa popolare che chiede l’introduzione di un “reddito di cittadinanza”
Svizzera, paese della cuccagna 2.0

Il Medioevo è ricco di miti misteriosi. Uno è quello del paese della cuccagna: un luogo ideale dove regna l’abbondanza. Il cibo si cuoce da solo ai bordi delle strade, tutti hanno vestiti in abbondanza e casa. Non servono i soldi, perché ogni desiderio viene esaudito automaticamente. E men che meno serve lavorare. Da dove derivi lo strano nome, “cuccagna”, che si ritrova più o meno uguale svariate lingue, nessuno è in grado di spiegarlo in modo convincente: così sostiene Jacques Le Goff, uno dei più illustri medievalisti, recentemente scomparso.
A svariati secoli di distanza, ecco che arrivano i kompagnuzzi di turno, e più precisamente la sinistra della sinistra, a farci credere che il paese della cuccagna si possa realizzare in Svizzera. E’ infatti partita nei giorni scorsi la campagna a sostegno dell’iniziativa “per un reddito di base incondizionato”, sui cui voteremo il 5 giugno prossimo. L’iniziativa prevede che tutti possano beneficiare di un’entrata di 2500 Fr a testa, più 620 Fr per ogni figlio a carico. E questo senza bisogno di lavorare.

Distribuzione di banconote
La mossa di marketing del comitato iniziativista è stata la distribuzione gratuita di mille banconote da 10 Fr alla stazione di Zurigo, avvenuta la scorsa settimana. Il significato del gesto è chiaro: il denaro non ha valore. Visto che però dietro al denaro c’è il lavoro, il messaggio accessorio trasmesso è che neppure il lavoro ha valore. Del resto, perché impegnarsi, fissare degli obiettivi, se c’è il reddito di cittadinanza garantito? Perché i giovani dovrebbero formarsi e faticare se tanto il reddito è assicurato senza fare nulla? Megasciallo zio, smettiamo direttamente di andare a scuola e passiamo tutto il giorno alla playstation!

Chi paga il conto?
C’è però un problemino. Che è poi quello che sempre si pone davanti alle iniziative dei kompagnuzzi: chi paga il conto? Il mito medievale del Paese della cuccagna non spiega da dove vengono le leccornie che si arrostiscono da sole ai lati delle strade. Non lo fa nemmeno la sua variante “2.0”, ovvero il reddito di cittadinanza. Ma in questo caso la risposta è evidente: paga il contribuente. Quello che lavora e guadagna abbastanza per pagare le tasse. Già, ma perché quest’ultimo dovrebbe lavorare per pagare le tasse e finanziare chi, di proposito, sceglie di trascorrere l’esistenza in panciolle, sbragato sull’amaca? Chi glielo fa fare?

Immaginiamoci poi cosa succederebbe, in ambito migratorio, nella denegata ipotesi in cui l’iniziativa per il reddito di cittadinanza dovesse diventare realtà. Parlare di assalto alla diligenza sarebbe ancora un eufemismo. Forza, andiamo tutti a farci mantenere dagli svizzerotti fessi: non dobbiamo nemmeno fare finta di cercare un lavoro!

I due Rossi
Interessante notare che tra i sostenitori di una simile iniziativa c’è Sergio Rossi, professore all’Università di Friburgo oltre che opinionista “di punta” della RSI – quella che farebbe “informazione al di sopra delle parti” – dove viene invitato ogni tre per due. Ed è ospite fisso, il buon Rossi, perché lui sì che ha le posizioni “giuste”. Quelle che meritano di venire divulgate ed inculcate ai ticinesotti con i soldi del canone più caro d’Europa. Questo nel caso non fosse ancora chiaro che aria politica tira nelle redazioni di Comano e Besso. Ma c’è anche un altro Rossi tra i sostenitori “di peso” dell’iniziativa “Svizzera paese delle cuccagna 2.0”: trattasi di Martino, capogruppo del partito $ocialista in Consiglio comunale di Lugano, ma soprattutto già capo della Divisione dell’azione sociale del DSS. Se il Dipartimento aveva (ha tuttora?) questa filosofia, poi non stupiamoci se in questo sempre meno ridente Cantone l’assistenzialismo dilaga. E nümm a pagum.
Lorenzo Quadri

L’ha detto anche l’ex capo del Mossad che bisogna chiudere le frontiere. Pensare finalmente alla nostra sicurezza!

Lo ha detto anche l’ex capo del Mossad, ossia i servizi segreti israeliani, Danny Yatom in un’intervista al quotidiano italiano Repubblica: per combattere il terrorismo, bisogna chiudere i confini tra i paesi UE. Ci vogliono barriere e punti di controllo. Ed evidentemente tra i finti rifugiati si nascondono gli affiliati all’Isis. Niente di nuovo sotto il sole, dunque. Ma un conto è se queste cose, che sono ovvie, le dicono i soliti populisti e razzisti. Altra storia se a dirle è l’ex capo del Mossad, un’organizzazione che da più di 20 anni è confrontata con il terrorismo palestinese.

Davanti all’evidenza…
Eh già, perché per l’élite politikamente korretta – quella che da anni fa il lavaggio del cervello agli svizzerotti – la sola parola muro o barriera è l’equivalente di una bestemmia. Per cui, anche davanti all’evidenza, pretende di imbambolare gli svizzerotti con arrampicate sugli specchi sempre meno credibili nel vano tentativo di giustificare le frontiere aperte.

La via balcanica
Il presidente del governo ticinese Norman Gobbi ha scritto a più riprese a Berna sollecitando il ripristino dei controlli sistematici al confine; questo per evitare un più che prevedibile “caos asilanti”. Ma la risposta è sempre stata picche. L’ultimo njet è arrivato lo scorso mercoledì. Le frontiere della Svizzera rimangono dunque spalancate. Malgrado la chiusura della via balcanica; che, evidentemente, porterà un trasferimento di masse di migranti su altre vie, a cominciare da quella che passa per il nostro paese. Ma visto che, ancora una volta, a trovarsi allo sbaraglio – in quanto confinante con l’Italia – è il Ticino, chissenefrega… Oltrettutto, come noto, l’Italia non applica gli accordi di Dublino. Ma forse che gli svizzerotti fessi fanno un cip? Macché: al contrario, permettono all’Italia di ricattarli sulla richiesta del casellario giudiziale e sull’albo artigiani.

Politica fallimentare
E’ evidente che la politica (se tale si più chiamare) dell’asilo svizzera, condotta dalla kompagna Sommaruga, è un fallimento. Riempiendosi la bocca con l’argomento buonista della “tradizione umanitaria svizzera” si fa proprio il contrario. Invece di difendere la tradizione umanitaria – che comporta l’aiuto ai veri perseguitati – se ne istituzionalizza l’abuso da parte di migranti economici. In questo modo non si preserva la nostra tradizione umanitaria. La si distrugge.

La politica di Sommaruga & Co ha in effetti un solo obiettivo. Garantire, per becerume ideologico, il mantenimento ad oltranza delle frontiere spalancate quando tutti gli altri le chiudono. Quindi, invece di impedire l’arrivo di fiumane di finti rifugiati, tra cui si nascondono anche i terroristi islamici dell’Isis, si fa di tutto per aumentare la capacità d’accoglienza in Svizzera: con gli avvocati gratis per i finti rifugiati, con le espropriazioni facili per creare nuovi centri asilanti. A scapito della qualità di vita dei residenti, delle finanze e della sicurezza pubblica. O vogliamo fare finta che i fatti di Colonia non siano mai esistiti?

Il tempo della retromarcia
Sarebbe quindi ora di ammettere che la politica del buonismo e delle frontiere spalancate ha fallito completamente. La libera circolazione delle persone è la tomba della sicurezza: i primi ad approfittarne, ancora prima della manodopera straniera a basso costo, sono i delinquenti. E allora bisogna avere il coraggio di fare retromarcia. Seguendo i consigli di chi, come l’ex capo del Mossad, di terrorismo se ne intende, invece di dar retta ai soliti intellettualini rossi da tre e una cicca che pontificano a vanvera, tronfi di spocchia ed imbevuti di ideologia.
Lorenzo Quadri

Chi spalanca le frontiere poi non si lamenti del precariato

Agenzie interinali: giusto protestare, ma non tutti sono legittimati a farlo

Le elezioni comunali sono vicine, a casa sono arrivate le schede per la votazione ed “improvvisamente” si scopre, ma tu guarda i casi della vita, che il mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone ha qualche problemino.
Settimana scorsa si è saputo che in Ticino le persone in assistenza sono quasi 9000. Certamente tra questi ci sono dei furbi, spesso e volentieri “non patrizi”, che trovano il modo di sfuggire alle maglie dei controlli. Del resto, se il 28 febbraio i partiti $torici non avessero affossato l’iniziativa d’attuazione – quella che chiedeva l’espulsione certa e sistematica degli stranieri che delinquono e/o che abusano dello Stato sociale – magari qualcuno si farebbe qualche scrupolo in più. Invece, grazie alla brillante mobilitazione dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere (altro che “società civile”) contro l’ “iniziativa disumana” (uella!) adesso si sa che gli svizzerotti fessi non solo non espellono gli stranieri che delinquono, ma neppure quelli che abusano dello Stato sociale.

Mercato saturo
Tra le quasi 9000 persone in assistenza in Ticino, dunque, ci sono i furbi. Non per questo la cifra, cresciuta del 44% in cinque anni, è meno preoccupante. Soprattutto se si considera che un terzo di questi 9000 sono giovani sotto i 26 anni: significa che nel mondo del lavoro non si riesce più ad entrare. Perché è saturo. Chi l’ha saturato? Ovviamente, personale in arrivo dal Belpaese grazie alla devastante libera circolazione delle persone.

Manifestazione contro Adecco
Ad inizio settimana, invece, a Bellinzona c’è stata una manifestazione contro Adecco, organizzata dalla “sinistra della sinistra”. Ma erano presenti anche vari esponenti P$, magari candidati alle elezioni comunali.
Giusto protestare contro il degrado e la precarizzazione del mercato del lavoro ticinese. Non lo si scopre oggi che le agenzie di lavoro temporaneo assumono frontalieri a go-go: del resto non di rado i dirigenti di queste agenzie arrivano dal Belpaese.

Questo personale temporaneo, assunto a condizioni che solo i frontalieri si possono permettere, viene poi utilizzato da talune aziende non già per sopperire a delle “punte” produttive, ma al posto delle assunzioni regolari. Inutile dire che anche i responsabili di queste “talune aziende” spesso e volentieri non sono “a chilometro zero”.
Ecco cosa succede ad “aprirsi” quando si sa che dall’altra parte dell’apertura c’è la vicina Penisola con i suoi ben noti metodi!

Una conquista?
E non ci si venga a ripetere il solito mantra della “flessibilità come conquista”: la flessibilità può essere una conquista nella misura in cui costituisce una libera scelta. Ad esempio di chi ha bisogno di qualche ora in più arrotondare. O per lo studente che, nel periodo estivo, vuole racimolare un po’ di soldi. Ma la maggioranza dei lavoratori interinali non ha certo questo profilo. E’ gente che, semplicemente, non ha altra scelta. E’ quindi logico che, come giustamente richiesto anche dai gran consiglieri Boris Bignasca e Giorgio Fonio, il Consiglio di Stato vigili su questa come su altre derive del mercato del lavoro. Derive che però, è bene ricordarlo, sono un regalo degli accordi bilaterali.
Ecco che sorgono allora un paio di questioncelle di coerenza, che hanno pure un valore.

Due questioncelle
La prima: gli URC stessi invitano gli iscritti a rivolgersi alle agenzie di lavoro temporaneo.
La seconda: a $inistra, alcune piccole formazioni sono contrarie alla libera circolazione delle persone. Ma questo non è il caso del P$. Non solo i $ocialisti hanno sempre voluto la libera circolazione, ma hanno fatto campagna dura contro il 9 febbraio. Sia prima della votazione, starnazzando accuse di razzismo e fascismo. Sia dopo la votazione: infatti da due anni tentano di farci il lavaggio del cervello con la fetecchiata del voto da rifare.
Che quelli che hanno voluto la libera circolazione delle persone, ad un paio di settimane dalle elezioni comunali tentino di rifarsi una verginità protestando contro il precariato, che della libera circolazione è la diretta e prevedibile conseguenza, è una presa per i fondelli. E questo è bene saperlo.
Lorenzo Quadri

Uno studio demolisce gli accordi con l’UE. I bilaterali valgono “una cialata”

Incredibile ma vero, adesso anche sull’istituzionalissimo Corriere del Ticino vengono avanzati dei dubbi sulla reale valenza dei bilaterali. Quegli accordi che da anni vengono spacciati come “indispensabili per la Svizzera”; e questo in un’operazione che non è nemmeno più semplice propaganda di regime: è un vero e proprio tentativo di lavaggio del cervello ad opera del Consiglio federale, della partitocrazia, dei “poteri forti”, della stampa di servizio, dell’élite politikamente korretta spalancatrice di frontiere.

E i costi?
Ma da uno studio che il finanziere Tito Tettamanti ha commissionato all’economista Florian Schwab, al quale il Corriere del Ticino nell’edizione di venerdì dedica generosi spazi, emerge qualcosa di ben diverso dal solito mantra con cui veniamo tempestati 24 ore al giorno. Emerge infatti che i bilaterali potrebbero valore 500 Fr all’anno per abitante della Svizzera: quindi una “cialata”. A questa somma vanno ancora dedotti i costi. In particolare quelli infrastrutturali generati dall’immigrazione scriteriata e dall’invasione di frontalieri e padroncini. Non ci vuole molta fantasia ad immaginare che per il nostro sempre meno ridente Cantone il bilancio sia addirittura negativo.

Saldo migratorio
Da notare che perfino in un’indagine commissionata da Economiesuisse (notoria sabotatrice del 9 febbraio) figura nero su bianco che non è possibile stabilire un legame diretto tra crescita del PIL svizzero e accordi bilaterali. Ma come: questo vuol dire che da anni ci raccontano balle grandi come case! Senza dimenticare, aspetto che non viene mai sottolineato abbastanza: quando si trattava di raccontare fregnacce per convincere gli svizzerotti ad “aprirsi all’UE” e a votare la devastante libera circolazione delle persone, si prometteva un saldo migratorio (ossia gente che si trasferisce in Svizzera, meno quella che parte) di 12’500 persone all’anno. Peccato che il saldo migratorio reale sia di 80mila: una circostanza che già da sola basterebbe ampiamente per far scattare clausole di salvaguardia unilaterali. Senza neppure bisogno del “maledetto voto” del 9 febbraio.

Salvare ad ogni costo?
Morale della favola: i Bilaterali sono ben lungi dall’essere indispensabili all’economia svizzera. Semmai, sono la base della politica delle braghe calate nei confronti dell’UE, che da anni viene falsamente spacciata (al pari dei bilaterali) come “ineluttabile” da chi dovrebbe difendere il nostro paese ed invece lo svende.
Per cui, non veniteci più a devastare i “gioielli di famiglia” con gli accorati appello ai “bilaterali da salvare ad ogni costo”, perché non attacca.
Lorenzo Quadri

Chiudere le frontiere e dare un taglio al multikulti

A Bruxelles i terroristi islamici commettono l’ennesima strage: non impariamo mai niente?

Si potrebbe dire che quella di Bruxelles è l’ennesima tragedia annunciata. Perché si sapeva che la città era a rischio; perché – dicono gli esperti – il Belgio non ha fatto i necessari progressi in campo di intelligence. Ma soprattutto perché non solo il Belgio, non solo l’Europa, ma l’Occidente ha rinunciato a difendere la propria identità.
La multikulturalità, intesa come convivenza tra realtà che non sono compatibili, è stata imposta come verità assoluta a suon di lavaggi del cervello, di ricatti morali e di denigrazioni sistematiche: se non ci stai, sei uno spregevole razzista e quindi la tua opinione vale meno di zero; tu vali meno di zero. Imporre le nostre regole ed i nostri valori agli immigrati, pretendere che vi si adattino o che partano, sono deliri fascisti. Così come pure ogni limitazione dell’immigrazione: beceri retrogradi che ancora pensate alla nazione, dovete aprirvi!
Il risultato di queste teorie lo si è visto in Belgio, dove si è creata una società parallela musulmana, con tanti giovani non integrati (perché non integrabili) e senza prospettive. Dunque facili da fanatizzare.

Tentano di rigirare la torta
Adesso l’inganno del multikulti è crollato nel peggiore dei modi, lasciando dietro di sé le macerie. Eppure i politikamente korretti spalancatori di frontiere ancora rifiutano di ammettere lo sfacelo. Addirittura tentano di rigirare la torta e di colpevolizzare le vittime, pronunciando la parolina magica: integrazione. I media di regime – radioTV di presunto servizio pubblico compresa – sono i primi a lanciarsi a pesce nella triste operazione ideologica. Il tema diventa dunque “l’integrazione”. Ah, ecco. La colpa delle stragi, quindi, non è dei terroristi islamici. Ma quando mai. La colpa è degli occidentali “chiusi e xenofobi” che non li hanno integrati come avrebbero dovuto (?). E avanti con la foffa politikamente korretta ed autofustigatoria. Si tenta quindi di negare l’evidenza. Malgrado essa sia molto semplice: ci sono frotte di immigrati che non sarà mai possibile integrare. Perché non vogliono integrarsi e perché sono troppi.

Ci prendono per fessi?
E non è finita. Davanti ai disastri provocati
– dall’immigrazione scriteriata;
– dalla mancata espulsione di delinquenti stranieri pericolosi (vedi il recente caso dei fiancheggiatori iracheni dell’Isis processati a Bellinzona che però non verrano rimandati al loro paese);
– dall’arrivo incontrollato di terroristi travestiti da asilanti (e questo lo ha detto anche Peter Regli, già capo dei servizi d’informazione svizzeri; non se l’è inventato il Mattino “razzista e fascista”);
– dall’autorizzazione a rientrare in Occidente a persone che hanno combattuto nella Jihad;
gli internazionalisti hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non bisogna chiudere le frontiere. Che non dobbiamo espellere gli stranieri che delinquono. Anzi, bisogna continuare ad “aprirsi” sempre di più! E perché questo? Ma perché – e qui arriva l’ultima invenzione balorda – chiudere (verbo che viene pronunciato come se fosse una bestemmia) significherebbe “fare il gioco” dei terroristi islamici! Ma questi $ignori pensano che la gente sia del tutto scema?

$inistra contro l’intellingence
Ma andiamo avanti. Tutti dichiarano che per combattere il terrorismo l’intelligence è un elemento indispensabile. Eppure la $inistra – quella che vuole le frontiere spalancate e rifiuta l’espulsione dei delinquenti stranieri – ha lanciato il referendum contro la nuova legge sui sistemi informativi: cioè quella legge che mira a dare alla tanto magnificata “intelligence” gli strumenti necessari per funzionare con efficacia. E come viene motivato il referendum? Dicendo che “bisogna tutelare la privacy”. Apperò. Dopo aver distrutto la sfera privata dei risparmiatori (oltre alla nostra piazza finanziaria) picconando il segreto bancario, i kompagni si ergono adesso a paladini della privacy: quella dei terroristi islamici! Applausi a scena aperta!

Non siamo immuni
La Svizzera è immune agli attacchi terroristici? Difficile immaginarlo. E allora, se non vogliamo andare allo sbaraglio, occorre limitare drasticamente l’immigrazione, imporre le nostre regole a chi arriva da “altre culture” incompatibili con una realtà occidentale, ed espellere sistematicamente (e senza la pagliacciata delle “clausole di rigore”) immigrati delinquenti e pericolosi. Ed è evidente che chi è partito per combattere la Jihad non deve più tornare. Anche se ha ottenuto il passaporto rosso.

Nei giorni scorsi lo abbiamo sentito in mille salse: gli attentati di Bruxelles sono un nuovo (l’ennesimo) atto di guerra nei confronti dell’Occidente. Si pensa magari di respingere un’aggressione bellica armati delle consuete dosi industriali di buonismo-coglionismo-politikamente korretto? Beh, se è così, si salvi chi può.
Lorenzo Quadri

Non svendiamo la nostra sicurezza per una mazzetta

Da Berna pensano di far ritirare il casellario giudiziale offrendo una “compensazione”
L’indennizzo ci spetta comunque e senza ricatti, perché sono quattro decenni che il Ticino paga per tutti il costo degli accordi con l’Italia. E continuerà a farlo anche nella denegata ipotesi in cui i nuovi trattati col Belpaese dovessero venire “finalizzati”

Ah, ecco. A quanto pare, che il Ticino si difenda dall’invasione da sud, suscita parecchi mal di pancia. Sia oltreramina che a Berna. E a livello federale, pur di togliersi il fastidio, sono disposti ad allargare i cordoni della borsa. Cosa mai vista prima.

Indennizzo parziale
In effetti il Consiglio federale sarebbe pronto a concedere un indennizzo (parziale, beninteso) al Ticino in materia di fiscalità dei frontalieri. Nel concreto: rivediamo la perequazione finanziaria in modo da farvi avere 20 milioni all’anno in più ma voi la smettete di infastidire gli italiani con la richiesta del casellario giudiziale (e, verosimilmente, anche con l’albo artigiani).

Davanti ad una simile “proposta” – uno se la immaginerebbe formulata da un signore con la coppola – la domanda è una sola: si tratta di un ricatto o di una mazzetta? In ogni caso, sia l’uno che l’altra vanno respinti al mittente. Quindi, il casellario e l’albo artigiani devono rimanere al proprio posto.
Ammissione di colpa

Che Berna parli di risarcimenti è però indicativo. Si tratta infatti di un’ammissione di colpevolezza da parte della Confederazione. Addirittura di doppia colpevolezza. Equivale infatti a riconoscere che:
1) Il Ticino da oltre 4 decenni è penalizzato dalla Convenzione sulla fiscalità dei frontalieri del 1974;
2) Anche con i “nuovi” accordi, continuerà ad essere sacrificato!
Ma come: negli anni scorsi è stato chiesto più volte alla Confederazione, con atti parlamentari della Lega, di risarcire il Ticino che da oltre quarant’anni paga per tutti il costo degli accordi fiscali con l’Italia. La risposta è sempre stata un njet categorico.

Ma come: da mesi il tirapiedi De Watteville e soci tentano di venderci la fregnaccia che i nuovi accordi con il Belpaese sarebbero “vantaggiosi per il Ticino”. Però adesso mettono sul tavolo una compensazione. Ma allora non è vero che i nuovi accordi sono vantaggiosi per noi. E’ vero, invece, il contrario. Come è vero che la Lega ed il Mattino, quando parlavano di “accordi ciofeca”, avevano (ancora una volta) ragione.

Dovere istituazionale
Sicché, la Confederazione ora ammette di aver penalizzato il Ticino da quattro decenni e che – oltretutto – intende continuare a farlo con i nuovi accordi con il Belpaese. Di conseguenza, un indennizzo per il nostro Cantone, che peraltro ci ha smenato assai più di 20 milioni all’anno, è un dovere istituzionale. Ma adesso si cerca, in modo assai poco decoroso, di camuffarlo da mazzetta: vi diamo (una parte di) quello che vi spetta, ma a condizione che voi smettiate di infastidire gli italiani con il casellario giudiziale e l’albo artigiani.
Qualcuno è forse caduto dal seggiolone da piccolo?

Due cosette
Punto primo. Il casellario è una misura di polizia, che serve a tutelare questo sempre meno ridente Cantone dall’arrivo in massa di pregiudicati dalla Penisola. Un problema che in Svizzera abbiamo solo noi. L’albo artigiani è un provvedimento a tutela del mercato del lavoro ticinese, devastato dalla concorrenza sleale dei padroncini italiani. Anche questa è una realtà che solo il nostro Cantone subisce. Entrambe le iniziative esulano dall’oggetto delle trattative con l’Italia. Esse vertono infatti sulla fiscalità dei frontalieri. Un tema diverso, dunque. Ergo: cosa venite a disintegrare i “gioielli di famiglia” mischiando il burro con la ferrovia?

Punto secondo. Il fatto che il casellario, e pure l’albo artigiani, suscitino reazioni (anche spropositate) al di là del confine è la dimostrazione che sono efficaci. Quindi vanno mantenuti ad oltranza. Eh già: i vicini sud sono abituati a considerare il Ticino “terra di conquista”. Non gli va giù che quest’ultimo – contraddicendo la consuetudine bernese della braga abbassata ad altezza caviglie – osi invece difendersi.

Non si cede al ricatto
Con la goffa offerta (mazzetta?), la Confederazione ha messo sul piatto un’ammissione di colpevolezza nei confronti di questo sempre meno ridente Cantone. Questo significa che l’indennizzo ci spetta. Senza condizioni. I ricattini e le mazzette non onorano chi li propone. La nostra sicurezza (e il nostro mercato del lavoro) non si svendono per una piatto di lenticchie, seppur milionario. Il casellario e l’albo artigiani devono rimanere al proprio posto. Non solo: altre misure a tutela del Ticino devono seguire. La Confederazione prima ci ha imposto la libera circolazione delle persone, poi ci ha lasciato in balia della devastante invasione da sud senza muovere un dito. E adesso pensa che siamo disposti a rinunciare a difenderci in cambio di un’elemosina?
Lorenzo Quadri

Invece di schierarsi dalla parte del nostro Cantone, reggono la coda all’Italia. Burocrati bernesi contro il Ticino

Nei rapporti con la vicina ed ex amica Penisola, gli svizzerotti continuano a farsi prendere per i fondelli. Eppure non se accorgono.
Come noto, il Consiglio nazionale due settimane fa ha approvato a larghissima maggioranza l’osceno regalo fiscale ai frontalieri. Anche loro potranno farsi tassare in via ordinaria, beneficiando delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Con però varie differenze non proprio trascurabili. Ad esempio il fatto che i frontalieri non pagano la cassa malati in Ticino. Ed inoltre, le deduzioni fiscali sono calcolate sul costo della vita nel nostro Cantone, non su quello Oltreconfine, che è ben diverso. Quindi, qui si stanno privilegiando i frontalieri.

Incontri bilaterali
Sempre due settimane fa ci sono stati, sul tema “relazioni con l’Italia”, due incontri bilaterali con la partecipazione del nuovo ministro delle finanze Ueli Maurer e del quasi pensionato Segretario di Stato De Watteville: uno ad Agno con il Consiglio di Stato, l’altro a Berna con la Deputazione ticinese alle Camere. All’ordine del giorno, ancora i famigerati accordi fiscali con il Belpaese. Quelli che, secondo l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, avrebbero dovuto essere ad un passo dalla conclusione nell’estate del 2014, ed invece non sono ancora firmati adesso. Questo perché l’Italia non vuole e quindi, pur di non venirne ad una, si attacca senza pudore ad ogni pretesto. E gli svizzerotti ci cascano ogni volta!

Mollare su tutto
Gli svizzerotti, grazie all’ex ministra del 4%, hanno già mollato su tutto. La controparte non vuole mollare nulla. Addirittura, vorrebbe fare retromarcia su cose già decise. E sappiamo anche che l’aumento della pressione fiscale sui frontalieri in funzione antidumping non vedrà mai la luce, per manifesti interessi partitici: tutte le forze politiche del Belpaese stanno già facendo a gara per ergersi a paladine dei frontalieri. L’Italia, inoltre, non si sogna di concedere agli svizzerotti l’accesso ai mercati finanziari. E cosa si adduce, oltreconfine, a giustificazione della fase di stallo? Che la colpa è dei ticinesotti. Perché hanno introdotto il moltiplicatore comunale al 100% per i frontalieri. Per la questione del casellario giudiziale. Adesso, new entry, per l’albo degli artigiani. E cosa fanno i grandi negoziatori bernesi, ovvero De Watteville e scagnozzi? Invece di mettere la vicina Penisola di fronte alle sue responsabilità ed inadempienze – e magari ricordare alla controparte che il Ticino è il più grande datore di lavoro per cittadini lombardi – danno ragione agli italiani e si aspettano che sia il Ticino a calare le braghe, facendo retromarcia sulle misure prese per difendersi. Misure prese, lo ribadiamo, grazie a Consiglieri di Stato leghisti. Per raggiungere lo scopo, sono anche pronti – almeno così dicono – a versare una mazzetta perequativa di 20 milioni all’anno.

I boccaloni
Come si fa a non capire un giochetto così evidente, rimane un mistero. Nella denegata ipotesi in cui il Ticino facesse retromarcia sui punti sopra citati, forse che se ne arriverebbe ad una? No di certo! Gli amici a sud semplicemente inventerebbero nuove scuse per non concedere nulla. Ma i boccaloni bernesi pare non se ne rendano conto. E intanto questo Cantone continua a prendere legnate anche dai negoziatori svizzeri, ovvero da quelli che dovrebbero difenderlo. E dovrebbero difenderlo non per simpatia, ma perché profumatamente pagati per farlo.

Non si retrocede
Che a Berna ci siano dei burocrati che pretendono che il Ticino cali completamente le braghe e rinunci a difendersi solo perché lor$ignori non vogliono più avere fastidi con l’Italia, è uno scandalo. Comunque, costoro non si facciano illusioni. Lo ripetiamo: sull’albo per padroncini e sul casellario giudiziale non si retrocede di un millimetro. Questo se lo mettano bene in testa; sia a nord che a sud. Per cui, se il Belpaese continua ad impuntarsi, semplicemente si rinuncia ad un nuovo accordo con l’Italia ed il Ticino blocca in via definitiva i ristorni dei frontalieri.
Lorenzo Quadri

L’ispettore intervistato dalla RSI conferma: l’80% di chi abusa dell’AI non è svizzero. Finti invalidi stranieri: La Lega aveva ragione!

Ohibò, perfino l’ultima trasmissione del Falò della RSI (certamente, come ben sappiamo, non un covo di leghisti populisti e razzisti) ci dà ragione. Tema della puntata: i finti invalidi ed i finti malati. Quelli che sfoggiano fior di certificati medici di inabilità lavorativa, però poi lavorano eccome. In nero, naturalmente. Un caso non raro è quello dei cittadini stranieri che risultano invalidi al 100% in Ticino, magari per “mal di schiena”, ma poi al paese d’origine costruiscono muri e giardini nella propria villetta, acquistata con i soldi degli svizzerotti fessi. Ad esempio, sappiamo che già nel 2009 venivano esportate all’estero circa 3000 rendite di AI  assegnate in Ticino (di cui 1700 di frontalieri), su un totale di circa 14mila.

Investigatori privati
Le assicurazioni, per scoprire le truffe, ingaggiano a volte degli investigatori privati. E si ricorderà che, qualche anno fa, un’agenzia incaricata di svolgere delle verifiche in Kosovo su beneficiari di rendite AI elvetiche ha dovuto rinunciare al mandato a causa delle minacce ricevute. Uella, i presunti invalidi avevano forse qualcosa da nascondere?
Falò ha intervistato un investigatore che si occupa di indagare su casi di AI sospetti. E cosa ti va a dichiarare il professionista? Che in Svizzera l’80% dei finiti invalidi sono stranieri! In particolare, sono portoghesi, kosovari, albanesi, turchi. Ma guarda un po’: gli stranieri sono un quarto della popolazione (in Ticino quasi un terzo) però commetterebbero quasi l’80% delle truffe all’AI. Ma come: gli stranieri che abusano del sociale, come pure quelli che delinquono, non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? E invece…

Battaglia leghista
La Lega ha più volte portato all’indirizzo del Consiglio di Stato il problema dei finti invalidi, specie se stranieri, con numerosi atti parlamentari formulati nel corso degli anni. Ed è forse il caso di ricordare che, grazie ad una mozione leghista, è stata creata la figura dell’ “Ispettore sociale” (da solo certamente non basta a sventare gli abusi, però aiuta).
Non solo le risposte ufficiali alle domande poste erano ricche di “menavia”, ma la stampa di regime – ed in particolare il giornale di servizio del partito delle tasse – si produceva, con la massima libidine, in sfottò contro gli atti parlamentari in questione. I beceri razzisti che fanno perdere tempo al governo con falsi problemi (!) venivano additati al pubblico ludibrio. Adesso che perfino i sodali della RSI danno ragione alla Lega,  naturalmente, tutti zitti: citus mutus!

E non dimentichiamo che le cifre ufficiali sugli invalidi stranieri sono taroccate dal fatto che i naturalizzati figurano come svizzeri. E, chissà come mai, ci sono vari neo cittadini elvetici che si “scoprono” affetti da incapacità lavorativa solo dopo aver beneficiato di una naturalizzazione (facile?). Ma tu guarda i casi della vita!

Pendere la ramazza
Poiché le voci viaggiano rapidamente, è chiaro che qui occorre prendere la ramazza.  A meno che ci piaccia proprio il ruolo di paese del Bengodi per un numero crescente di furbastri d’importazione. Per la serie: quanto è facile e bello fare fessi gli svizzerotti che si spaccano la schiena e pagano le tasse per mantenerci a vita. La ramazza va presa con gli approfittatori e con i loro complici, ossia i medici compiacenti che si prestano a sottoscrivere certificati farlocchi agli aspiranti truffatori.

Chi ringraziare?
Naturalmente la strada è in salita. Anche per colpa dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere che, con ricatti e denigrazioni, ha affossato l’iniziativa d’attuazione (approvata però, e nonostante tutto, dalla maggioranza dei ticinesi). Questa iniziativa prevedeva l’espulsione sicura non solo per gli stranieri che delinquono, ma anche per quelli che abusano del nostro Stato sociale. La sua bocciatura, ovviamente, non farà che ringalluzzire i furbastri. E intanto il contribuente paga. Ancora una volta, sentiti ringraziamenti ai partiti $torici!
Lorenzo Quadri

Invece di chiudere le frontiere, si preparano ad aumentare la capacità d’accoglienza. Finti rifugiati: i partiti $torici vogliono altri regali!

Evidentemente la campagna per la votazione di giugno è già iniziata. In giugno infatti i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sul referendum contro l’ultima revisione del diritto l’asilo. Revisione contestata da Udc e Lega. Eh già: il Consiglio federale e la maggioranza politikamente korretta, per dare l’impressione di voler limitare gli abusi nell’asilo, s’inventano revisioni di legge a getto continuo. Vendute come restrittive, queste revisioni vanno in realtà proprio nella direzione opposta: porte sempre più spalancate ai migranti economici.

Non servono nuove leggi
Per risolvere il problema dei finti asilanti non bisogna inventarsi nuove leggi. Bisogna, invece, applicare il diritto d’asilo. Il cui scopo è proteggere le vittime di conflitti. Non permettere a migranti economici di installarsi in Svizzera, a carico del contribuente, violando le disposizioni che regolano l’immigrazione. Bisogna, dunque, applicare le leggi e soprattutto bisogna rendere effettive le espulsioni. Che adesso non funzionano. Ed è evidente che non serve ad un tubo accelerare le procedure se alla fine della trafila il finto asilante – accertato come tale – rimane in Svizzera perché i rinvii non ci sono. Solo nell’anno 2015 quasi 18mila migranti economici avrebbero dovuto essere rimandati nei Paesi Dublino. Invece, ci si è fermati a 2400.

La storiella dell’ “accelerazione”
La storiella delle “procedure accelerate”, con cui i sostenitori della fallimentare riforma si riempiono la bocca, è dunque non solo una finta ma addirittura un boomerang. Perché non farà che aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Teniamo ben presente che tutti i paesi attorno a noi stanno dando giri di vite alla politica d’asilo. E lo stanno facendo con interventi concerti: chiusura di frontiere, barriere ai confini.
Se vogliamo sventare l’assalto alla diligenza elvetica, dobbiamo intervenire all’inizio ed alla fine della trafila dell’asilo.
All’inizio: impendendo l’accesso al paese. Ossia reintroducendo i controlli sistematici al confine. E non bisogna aver paura a parlare di muri e barriere. Non ci facciamo certo intimidire dai ricatti morali degli spalancatori di frontiere politikamente korretti: lasciano, come sempre, il tempo che trovano.
Alla fine della trafila: facendo sì che i finti rifugiati lascino davvero la Svizzera. Invece la riforma sull’asilo interviene nel bel mezzo della procedura. E lo fa con il chiaro obiettivo di creare più capacità d’accoglienza (perché gli svizzerotti chiusi e razzisti devono “aprirsi”) per i finti rifugiati. Come detto, da un lato le procedure più rapide sono un bidone se alla fine del “cinema” non c’è l’espulsione. Ed infatti non c’è. Nella riforma si trovano, invece, delle autentiche aberrazioni. Vedi l’avvocato gratis per tutti i finti rifugiati. Un privilegio di cui non beneficiano nemmeno i cittadini svizzeri!

Svizzeri discriminati
L’assistenza giudiziaria gratuita esiste già ora, ma a determinate condizioni restrittive. Queste condizioni restrittive resterebbero in vigore per i cittadini elvetici. Ma salterebbero per i migranti economici. Quindi: svizzeri manifestamente discriminati in casa propria! E i partiti $torici hanno il coraggio di vendere questa oscenità come una misura “restrittiva” nel campo dell’asilo? Ma chi si crede di prendere per il lato B? A ciò si aggiungono le famigerate espropriazioni facili, che permetteranno alla Confederazione di creare nuovi centri asilanti, calpestando il diritto fondamentale alla proprietà e calpestando, allo stesso modo, i diritti dei vicini delle future strutture.

Non abbiamo imparato niente?
Sicché, mentre tutti i paesi attorno a noi chiudono i rubinetti, la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga ed i partiti $torici vogliono aumentare la capacità d’accoglienza della Svizzera. Ciò significa, è evidente, aumentare anche la nostra attrattività per i finti rifugiati. L’invasione è scontata. Se non si sventa la nuova riforma dell’asilo sostenendo il referendum, accadrà che un numero insostenibile di finti rifugiati rimarrà in Svizzera. Tutta queste gente sarà a carico del nostro Stato sociale. Non solo. Creerà gravi problemi d’integrazione e di ordine pubblico. I fatti di Colonia sono già in dimenticatoio? E come la mettiamo col fatto che un buon 90% dei migranti sono musulmani?

Perché dagli svizzerotti?
Chi scappa da un paese in guerra e cerca protezione, non ha bisogno di venire in Svizzera. Per un motivo molto semplice. Prima di arrivare da noi attraversa innumerevoli paesi sicuri. Perché dunque i migranti economici vengono proprio dagli svizzerotti? Il motivo può essere uno solo: perché sanno che qui ottengono le prestazioni sociali più generose d’Europa. E nümm a pagum.
Difendiamo la tradizione d’accoglienza umanitaria svizzera, impedendo che venga scardinata da fiumane di migranti economici che con i veri perseguitati non hanno nulla da spartire.
Lorenzo Quadri

L’ex mister Prezzi: “gli asilanti ? Una bomba ad orologeria”

Il kompagno Rudolf Strahm, ex deputato P$, denuncia il totale fallimento dell’integrazione
L’ex mister Prezzi: “gli asilanti ? Una bomba ad orologeria”

Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste? Nelle scorse settimane è invece accaduta una cosa inaudita: Rudolf Strahm, già consigliere nazionale P$ e già Mister Prezzi, in un’intervista pubblicata sul Blick ha sbroccato contro gli asilanti in assistenza. Da notare che il Blick non è la Weltwoche. Il Blick regge la coda agli spalancatori di frontiere. Infatti l’editore Michael Ringier ebbe a dichiarare: “nessun giornalista contrario all’adesione della Svizzera all’UE lavorerà mai in una mia testata”. Apperò!

“Oggi restano tutti”
Ma cosa ha detto il buon Strahm? Ha lanciato un messaggio che farà inorridire i suoi kompagni di partito. Dopo aver constatato che l’86% dei rifugiati è a carico del contribuente – e, aggiungiamo noi, riceve più di un anziano svizzero in AVS – ha dichiarato che una simile immigrazione nello Stato sociale svizzero è una “bomba ad orologeria”. E in relazione all’attuale caos migratorio, Strahm ha dichiarato: “all’inizio degli anni Novanta, la Svizzera ha dovuto (?) accogliere in poco tempo grandi quantitativi di asilanti kosovari. Ma il 90% di loro, l’anno dopo era già rientrato in Kosovo”. E adesso arriva il bello, poiché il Rudolf dichiara: “oggi invece i migranti che arrivano, rimangono”. Non solo rimangono, ma vanno (quasi) tutti in assistenza. Non è finita. Tanti di questi presunti rifugiati non si “limitano” a percepire le semplici prestazioni assistenziali, ma generano allo stato sociale finanziato dagli svizzerotti (quelli populisti e razzisti, chiusi e gretti) costi stellari. Perché beneficiano di prestazioni assortite.

Tra i tanti casi aberranti, si ricorderà quello della famiglia monoparentale residente in un piccolo comune del Canton Zugo, con le assistenti sociali che insegnavano (?) alla madre a fare la spesa. Fattura a carico del contribuente: 60mila franchetti al mese. Per alcuni paesini d’Oltralpe (che sono tenuti a farsi carico dell’intera spesa sociale) bastano un paio di nuclei familiari di questo tipo a generare un aumento di moltiplicatore.

Integrazione fallita
Ohibò. Quindi c’è anche un kompagno che dichiara che l’integrazione degli asilanti è completamente fallita.
Dopo le giuste premesse iniziali, purtroppo, il buon Strahm va sulle frasche (d’altronde non si poteva pretendere troppo): infatti sostiene, come già ha fatto di recente la Sommaruga, che lo Stato deve impegnarsi per far lavorare gli asilanti accettati. Forse lo Stato dovrebbe prima impegnarsi affinché gli svizzeri possano lavorare, invece di spalancare le frontiere all’invasione dell’estero. L’86% di rifugiati che non lavora non deve venire impiegato a spese dello Stato, magari a scapito degli svizzeri. Molto più semplicemente, va rinviato al paese d’origine. Perché il diritto d’asilo serve a proteggere le vittime di conflitti e non come scorciatoia per cortocircuitare le leggi sull’immigrazione tramite ricatto morale. Poi vediamo che i poveri perseguitati (?) eritrei tornano in vacanza (naturalmente con i soldi del contribuente svizzerotto) nel paese da cui sarebbero fuggiti perché in pericolo di vita. Raccontano serafici che lì è più bello che in Svizzera. E i loro connazionali immigrati illegalmente in Ticino organizzano spedizioni di protesta a Bellinzona perché la sistemazione, non in bunker, in Lavizzara non è abbastanza lussuosa, e la zona è troppo discosta.

Recinzioni sui confini
Molti paesi UE hanno introdotto restrizioni sempre maggiori all’arrivo di asilanti. Ultima in ordine di tempo l’Austria che – pur essendo Stato membro UE – dopo aver fissato un contingente massimo di 37mila asilanti per il 2016 non esclude, ma guarda un po’, di alzare recinzioni sul confine con l’Italia.

Chi invece non ha fatto assolutamente un tubo, perché “bisogna aprirsi” e perché i muri sul confine sono un delirio razzista, è la Svizzera. Col risultato che tutti i migranti economici che non riusciranno più a raggiungere i paesi a noi vicini (perché hanno chiuso le frontiere) ce li smazzeremo noi. Il problema non è solo che la capacità d’accoglienza della Svizzera a proposito di richiedenti l’asilo è giunta al limite, come ha dichiarato alla stampa il presidente della Confederazione Johann “Leider” Ammann (soprannome preso in prestito dal Blick): magari, se oltre che con i giornalisti, il buon “Giuànn” parlava anche alla sua collega Simonetta Sommaruga, sarebbe stato meglio.
Il problema è, come ha affermato il kompagno Strahm – quindi non un becero leghista populista e razzista – che anche gli asilanti accolti, finendo pressoché tutti durevolmente in assistenza, costituiscono una bomba ad orologeria.

La Peppa Tencia
Quindi se non vogliamo rimanere con la Peppa Tencia in mano, non solo dobbiamo chiudere i confini ma dobbiamo anche par sì che l’ammissione provvisoria di presunti profughi torni ad essere quello che dice il suo nome: provvisoria, appunto. Non definitiva. Le risorse dello stato sociale non sono infinite. Tanto più che gli spalancatori di frontiere si preoccupano unicamente di gonfiare a dismisura l’ente pubblico (riserva di posti di lavoro per “i loro”) senza poi porsi il problema di chi dovrebbe alimentare la macchina sempre più spropositata e vorace.
Lorenzo Quadri

Invece di fermare l’invasione, Berna vuole fare sempre più spazio ai finti rifugiati. Giù le mani dagli alloggi della protezione civile!.

Per far fronte al caos nell’asilo, il Consiglio federale vorrebbe requisire gli alloggi della protezione civile. Ancora una volta, dunque, invece di combattere l’assalto alla diligenza svizzera ad opera di migranti economici, cosa si fa? Si aumentano le capacità di accoglienza per i finti rifugiati.
Questa è sempre stata la linea della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. Quella che si rifiuta categoricamente di reintrodurre i controlli sistematici ai confini, come stanno facendo sempre più paesi UE. Ma non sia mai: piuttosto che ammettere che i “populisti e razzisti” hanno ragione, ci si taglia le mani!

Il pretesto farlocco
L’ennesima riforma sull’asilo, per fortuna sottoposta a referendum, con il pretesto farlocco dell’accelerazione delle procedure, vuole rendere la Svizzera sempre più attrattiva per i finti rifugiati. Vedi l’avvocato pagato dal contribuente, vedi le espropriazioni facili per costruire nuovi centri d’accoglienza. Tutte novità che faranno arrivare da noi ancora più migranti economici.
Diventare più attrattivi per i finti rifugiati mentre gli altri paesi chiudono le frontiere, è un atteggiamento tafazziano. Ma è proprio quello che la Svizzera sta facendo. Non a caso. L’industria dell’asilo, che foraggia tanti kompagni sodali di Sommaruga, deve pur venire alimentata!

“Nuova” puntata
Adesso arriva la “nuova” puntata, ispirata sempre alla stessa linea-guida: invece di fermare l’immigrazione illegale, che nulla ha a che vedere con la tradizione d’accoglienza svizzera, si crea più spazio per i finti rifugiati. E quindi il Consiglio federale prepara la requisizione dei bunker della protezione civile e la loro trasformazione in centri asilanti.
Si dà però il caso che i bunker della PC in genere non si trovino in luoghi isolati in cima alle montagne, bensì nel bel mezzo dei centri abitati. Hanno, dunque, dei vicini. A questi vicini si vorrebbe imporre la presenza dei migranti economici, che nell’80% dei casi sono giovani uomini soli (altro che la storiella delle “famiglie”, voluttuosamente propinata dalla radioTV di presunto servizio pubblico). Questi giovanotti, tutti muniti di telefonini e vestiti alla moda, non scappano da nessuna guerra e creano problemi di ordine pubblico. Anche molto gravi, vedi i fatti di Colonia.

Il disegno è chiaro
Il disegno bernese è chiaro: si tengono le frontiere spalancate per obbedire ai funzionarietti di Bruxelles, e si pretende che la popolazione svizzera paghi il conto e si esponga ai disagi e ai pericoli generati dai migranti economici. Questo perché? Ma perché bisogna essere aperti e multikulti! Ma, soprattutto, bisogna genuflettersi ai Diktat UE!
Ebbene, non è così che funziona. Altro che requisire i rifugi della protezione civile. Altro che piazzare migranti economici nel bel mezzo dei centri abitati. Ai finti rifugiati bisogna impedire di accedere alla Svizzera: non è per loro che è stato creato il diritto d’asilo. E agli ospiti dei centri di registrazione bisogna limitare le libere uscite del fine settimana, così come da mozione presentata nei giorni scorsi al Consiglio federale. Per evitare altri “fatti di Colonia”, certo. Ma anche per diminuire la nostra attrattività. Altrimenti sarà assalto alla diligenza.
Lorenzo Quadri

Test farlocchi per far credere che l’avvocato gratis per i finti rifugiati sia una figata. Dai bilaterali all’asilo, dilaga la propaganda di regime

La propaganda di regime si estende a macchia d’olio. Il trucchetto è sempre lo stesso: si tratta di eseguire direttamente, o di far eseguire a terzi “compiacenti”, le consuete indagini taroccate. Obiettivo: sentirsi dire quello che si vuole sentire. Esempio lampante sono gli studi della SECO sui Bilaterali “indispensabili per la Svizzera” e avanti con il festival dei blablabla. Oppure le statistiche, sempre della SECO, sulla disoccupazione, dalle quali emergerebbe che con la libera circolazione delle persone senza limiti “l’è tüt a posct”, che non c’è soppiantamento dei residenti ad opera dei frontalieri. Ma quando mai: sono tutte balle populiste e razziste!

Obiettivo chiaro
E’ evidente che queste indagini hanno una sola finalità. Quella di confermare la propaganda del Consiglio federale. Mica si commissiona una perizia ad un ufficio alle proprie dipendenze per farsi sconfessare! Idem dicasi per l’istituto “amico”. Anche perché quest’ultimo sa benissimo che, se il risultato dell’indagine non è quello desiderato dal committente, poi di mandati non ne arrivano più. Insomma: ne va di mezzo la pagnotta!
Gli studi per sentirsi dire che “tout va bien, madame la marquise” vedono la luce negli ambiti più disparati. Il tema “bilaterali” è molto in voga, specie dopo il “maledetto voto” del 9 febbraio: ovviamente, si tratta di impressionare il popolino spacciando per pareri indipendenti e “scientifici” – di gente che “l’ha stüdiàa”! – quelle che sono, semplicemente, delle prese di posizione politiche. Con una “missione” (come dicono gli ambienti trendy) chiara: fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti in vista di un’eventuale nuova votazione sui bilaterali.

Già in campagna?
Adesso, per le indagini taroccate in funzione di propaganda pro Consiglio federale, si apre una nuova “prateria”. Quella dell’asilo. A giugno infatti i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sulla nuova revisione-ciofeca: quella che vuole introdurre l’avvocato gratis per i finti rifugiati e le espropriazioni facili a beneficio della Confederazione per creare nuovi centri asilanti. In questo modo, pur di fare spazio per un numero sempre maggiore di finti rifugiati (così la nostra attrattività per i migranti economici cresce) si calpesta il diritto fondamentale alla proprietà; per non parlare dei diritti di chi potrebbe trovarsi un simile centro come “vicino di casa”.
La riforma è approvata, naturalmente, dai partiti $torici. Sicché, tanto per non sbagliare, la propaganda di Stato è già partita. Settimana scorsa la RSI – quella che, secondo il direttore kompagno militante, farebbe “informazione al di sopra delle parti” – è già riuscita a trasformare un servizio sulle elezioni regionali in Germania (dove la politica migratoria era, evidentemente, un tema di primo piano) in uno spot celebrativo della riforma sull’asilo proposta dalla ministra di riferimento dell’emittente di Comano e Besso: la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, ovviamente.

La panzana
Ed è solo l’inizio. Nei giorni scorsi sono infatti spuntati i “test”, naturalmente taroccati ad arte, della nuova procedura, quella sottoposta a referendum, che è stata sperimentata al centro asilanti di Zurigo. E cosa dicono i test? Ma che va tutto bene, che la revisione proposta (che però non sfocia in espulsioni, visto che queste, che sono poi l’unica cosa importante, non si fanno) funziona a meraviglia. Malgrado quello che vanno in giro a raccontare i populisti e razzisti. Si tenta addirittura di vendere la panzana che la procedura accelerata farebbe aumentare i rientri volontari in patria dei migranti economici. Sì, come no. E gli svizzerotti dovrebbero anche bersela? E quindi, approvare l’avvocato gratis per i finti rifugiati e le espropriazioni facili per costruire nuovi centri di registrazione? Ma chi si pensa di prendere per il naso?
Lorenzo Quadri

Quasi 9000 persone in assistenza: è emergenza lavoro!

Eccola qui la “ricchezza” che i bilaterali hanno portato a questo sempre meno ridente Cantone
Quasi 9000 persone in assistenza: è emergenza lavoro!

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece, ecco che si scopre, vedi quanto pubblicato mercoledì sul GdP, che il numero delle persone in assistenza in questo sempre meno ridente Cantone ha infranto l’ennesimo triste record: siamo infatti a quota 8720. Quindi, quasi 9000 persone sono in assistenza. Nel 2010 erano 6000. In cinque anni, l’aumento è stato del 44%.
Se queste non sono cifre da emergenza – per non parlare dei costi, per Cantone e comuni, che comporta l’esplosione dei casi d’assistenza – allora si dica cosa deve ancora succedere perché il problema venga finalmente preso sul serio e non messo via con il solito “sa po’ fa nagott”.

Esplode il frontalierato
E soprattutto, davanti a questa vera e propria emergenza lavoro, che si abbia almeno la decenza di non venirci a dire che la devastante libera circolazione delle persone non c’entra. Se sempre più persone sono escluse dal mercato del lavoro ticinese è perché quest’ultimo è invaso da frontalieri e da padroncini, che soppiantano i residenti. L’esplosione dell’assistenza va di pari passo con quella del frontalierato, specie nel terziario.

Si ricorderà che, sempre nell’ottica del lavaggio del cervello pro-bilaterali ai ticinesotti, nelle scorse settimane la stampa di regime se ne è uscita con la fregnaccia dei “frontalieri in calo” nell’ultimo trimestre.
A parte che si tratta di un calo di poche unità su un totale di quasi 63mila, i frontalieri sono calati nell’edilizia, ossia dove ci sono sempre stati perché effettivamente non c’era manodopera locale sufficiente. Sono calati perché al loro posto lavorano i residenti? No di certo. Sono calati perché l’edilizia rallenta.

Per contro, prosegue l’esplosione dei frontalieri nel terziario: sono quadruplicati (sic!) nel giro di pochi anni. Erano infatti 10’327 nel quarto semestre del 1999; adesso sono 38mila. E continuano a crescere. Questo malgrado anche il settore terziario rallenti, mica solo l’edilizia. Specie per quel che riguarda la piazza finanziaria, svenduta senza ritegno dall’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf.

Poiché l’esplosione dei casi d’assistenza va di pari passo con quella del frontalierato, è evidente l’urgenza di intervenire a questo proposito, con contingenti e preferenza indigena.

Chi entra e chi resta
Il numero delle persone in assistenza aumenta per due motivi: perché sempre più persone entrano in assistenza, ma anche perché sempre meno ne escono. Se le uscite dall’assistenza diventano sempre più difficili, è perché il mercato del lavoro è saturato da frontalieri. “Grazie” alle frontiere spalancate, sempre più ticinesi sono costretti o a stare in assistenza, senza prospettive concrete di poterne uscire in tempi dignitosi; oppure ad emigrare. Quindi non ci si venga a raccontare storielle sulla “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone senza limiti, voluta e tutt’ora sostenuta dai partiti $torici.

Giovani sovrarappresentati
Particolarmente preoccupante è la sovrarappresentazione dei giovani: un terzo dei ticinesi in assistenza ha, infatti, meno di 26 anni. Se tra questi ci sarà anche qualcuno che fa il furbo, il significato complessivo del dato è che i giovani non riescono nemmeno ad entrare nel mondo del lavoro. Col rischio di trasformarsi in casi sociali “a vita”. Con tutte le conseguenze del caso.

Questo significa due cose.
Primo: che sul mercato del lavoro ticinese i residenti devono avere la priorità.
Secondo: che l’occupazione dei ticinesi, ed in particolare dei giovani, deve essere promossa con interventi mirati.
La città di Lugano, grazie al Nano, per vari anni ha potuto disporre di un credito quadro anticrisi, che proponeva sia delle assunzioni (programmi di lavoro) a tempo determinato presso alcuni servizi della città che una rete di sostegno per l’inserimento nell’economia privata. Per motivi di risparmio il credito per le assunzioni non è stato rinnovato, sono rimasti invece (sotto il nome di “Lugano Network”) gli strumenti d’inserimento. Queste misure andranno potenziate ed affinate. C’è però da chiedersi se, alla luce del continuo degrado delle cifre dell’assistenza, non sia il caso di tornare ad avere comunque anche una quota di assunzioni temporanee, chiaramente definite e finalizzate.

Entrambi i fronti
Il fatto di avere quasi 9000 persone in assistenza in Ticino non solo ci dice, ma ci urla che l’inserimento professionale dei residenti è in cima alla lista delle priorità politiche. Questo vale per tutti gli enti pubblici ticinesi. Non solo per il Cantone ma anche per i Comuni. E l’esercizio deve passare sia dalle misure attive che dalla limitazione della devastante libera circolazione delle persone. Su una cosa bisogna essere in chiaro: senza l’applicazione sera del 9 febbraio, le cifre dell’assistenza continueranno ad esplodere. O vogliamo stare a guardare quando si “festeggerà” il decimillesimo caso?
Lorenzo Quadri

Terremo in Svizzera anche i sostenitori dell’Isis!

Grazie all’élite politikamente korretta che ha affossato l’iniziativa d’attuazione
Terremo in Svizzera anche i sostenitori dell’Isis!

Nei giorni scorsi presso il Tribunale penale federale di Bellinzona è stato celebrato il processo a quattro iracheni, residenti in Svizzera, accusati di essere dei sostenitori dell’Isis. Tre di loro sono stati condannati a pene detentive di vari anni. Per i giudici è dimostrato che il trio ha “cercato di introdurre in Svizzera informazioni, materiale e persone in vista della realizzazione di un attentato”. Nientemeno!

Pene pecuniarie?
Interessante notare la linea di difesa adottata dai tre spalleggiatori dell’Isis. Si reputavano colpevoli solo di incitazione all’entrata illegale, quindi di attendevano delle pene pecuniarie sospese, e perfino risarcimenti per i giorni trascorsi in carcere. Apperò. Hai capito questi delinquenti stranieri? Vengono da noi a sostenere il terrorismo islamico, tanto gli svizzerotti sono fessi e al massimo emettono pene pecuniarie con la condizionale, ciò che equivale al NULLA!
Chi dobbiamo ringraziare se ci siamo creati la reputazione internazionale di paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse i politikamente korretti spalancatori di frontiere?
Altro particolare degno di nota: il processo ai tre complici del terrorismo islamico è già costato al contribuente almeno mezzo milione di franchetti in avvocati d’ufficio. Inutile dire che anche le spese detentive (400 Fr al giorno a testa) saranno a carico nostro.

Il dopo
Emessa la sentenza di condanna, si pensa già, giustamente, al dopo. Cosa succederà a questi supporter iracheni del terrorismo islamico una volta scontata la loro pena nelle confortevoli carceri svizzere (nulla a che vedere con le prigioni del natio Iraq)? Forse che verranno espulsi dal paese, visto che rappresentano manifestamente un pericolo pubblico? Sono stati infatti incarcerati per aver pianificato attentati, non per aver rubato le ciliegie al mercato ortofrutticolo!
Ebbene, il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber ha già chiarito che i tre iracheni non verranno rimandati a casa loro: “Il loro rinvio nei paesi d’origine è escluso a causa dei rischi ritenuti troppo alti”.

Sicurezza in pericolo
Qui qualcuno ha perso la trebisonda. E noi svizzerotti fessi dovremmo tenere sul nostro territorio – e magari pure foraggiarli con i soldi dell’assistenza? – dei supporters iracheni del terrorismo islamico perché per loro sarebbe troppo pericoloso tornare in Iraq? E quindi mettiamo in pericolo la nostra sicurezza per tutelare quella di delinquenti stranieri? Per la giustizia buonista-coglionista, gli onesti cittadini svizzeri valgono meno dei fiancheggiatori dell’Isis! Se questa non è una vergogna!

Le verginelle
Non ci sono dubbi che saranno in molti a scandalizzarsi per questa situazione. Anche tra i politicanti dei partiti $torici. Gli stessi, ma guarda un po’, che nelle scorse settimane urlavano come ossessi contro l’iniziativa d’attuazione: ossia quell’iniziativa che chiedeva l’espulsione certa e sistematica dei criminali stranieri. “Iniziativa disumana”, strillava l’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere.
Se l’iniziativa “disumana” fosse stata approvata, per i delinquenti iracheni condannati a Bellinzona l’espulsione sarebbe stata ordinaria amministrazione. Le cose, però, sono andate diversamente. Quindi ci terremo in casa i sostenitori dell’Isis. Il che, oltretutto, costituisce una vera incitazione ai terroristi islamici a venire qui, da quei minchioni degli svizzerotti. Minchioni al punto da mettere in pericolo la loro sicurezza interna piuttosto che espellere gli organizzatori di attentati.

Chi ringraziamo?
Teniamo ben presente una cosa: l’ammucchiata partitocratica che ha condotto la campagna denigratoria contro l’iniziativa d’attuazione ha fatto una promessa precisa. Ha assicurato che, grazie alle nuove modifiche di legge votate dal parlamento federale, il numero delle espulsioni di delinquenti stranieri sarebbe pressoché decuplicato, passando dalle attuali 500 all’anno a 4000. La volontà dei cittadini svizzeri, che nel 2010 hanno approvato l’iniziativa popolare per l’espulsione dei delinquenti stranieri, sarebbe dunque stata “rispettata in modo rigoroso”.
Come no. Così rigoroso che adesso scopriamo che non faremo sloggiare nemmeno i sostenitori del terrorismo islamico.
Per questo brillante risultato possiamo ringraziare i partiti $torici. Ricordiamocene ai prossimi appuntamenti elettorali.
Lorenzo Quadri