I partiti $torici si slinguazzano a vicenda e senza più alcun freno inibitore. Il festival degli inciuci per salvare le cadreghe

Sicché pure dal buon Gigio Pedrazzini, già Consigliere di Stato uregiatto e attuale presidente della CORSI distintosi per la celebre frase “l’uscita della Lega dalla CORSI non è poi così importante”, è arrivato l’endorsement (uella) ai due senatori uscenti, Abate e Lombardi. Visto che la RSI di endorsement agli uscenti non ne faceva già abbastanza…

Cadreghe über Alles
Ha scritto il Gigio sulle colonne del giornale di servizio LaRegione: “A parer mio la loro (di Lombardi ed Abate) rielezione non è soltanto un riconoscimento dovuto al loro impegno, è soprattutto un investimento politico per fare in modo che il Ticino ottenga a Berna il miglior ascolto possibile”.
Negli ultimi tempi le invereconde slinguazzate incrociate tra PPDog e Liblab si sono moltiplicate all’inverosimile. Ma tra i due partiti $torici nemici del 9 febbraio non è certo improvvisamente scoppiato il folle amore. E nemmeno esiste un progetto politico comune. Molto più prosaicamente, ex partitone e PPD si mobilitano per difendere – con le unghie e con i denti – i valori comuni: ossia i cadreghini (nel caso concreto: cadregoni) dei rispettivi esponenti. E si sa che, quando si tratta di salvare la cadrega, non si retrocede davanti a nulla!

Non rappresentati
In tutto questo andare a manina manca però un elemento fondamentale: che è la volontà dei ticinesi. Il Consiglio degli Stati è infatti la Camera dei Cantoni. Ma oggi, nella Camera dei Cantoni, non c’è nessuno che porti a Berna la voce del 70% dei ticinesi che ha plebiscitato il 9 febbraio. L’ha plebiscitato non per sport, e nemmeno “tanto per vedere l’effetto che fa”. L’ha plebiscitato perché, in questo sempre meno ridente Cantone, il mercato del lavoro è andato a ramengo per colpa della devastante libera circolazione delle persone, che l’ha spalancato (“bisogna aprirsi”) allo sterminato bacino di manodopera lombarda a basso costo e con tassi di disoccupazione da brivido.
Non solo il 70% di ticinesi non è rappresentato alla Camera dei Cantoni, ma la nostra (?) rappresentanza si compone di due esponenti di partiti nemici del 9 febbraio.

Le posizioni del PLR
Degne di nota – e rivelatrici – a questo proposito sono le esternazioni reiterate dall’ex partitone. Il quale si è schierato in massa, e con zelo assai sospetto, dietro lo studio farlocco dell’IRE. Quell’indagine, realizzata da due ricercatori di cui uno è frontaliere, che pretende di venirci a raccontare che non c’è alcuna sostituzione di ticinesi con frontalieri: sono tutte “storielle”, come ha dichiarato boriosamente il direttore dell’IRE Rico Maggi. L’indagine è taroccata: lo ha implicitamente ammesso perfino il presidente dell’USI: Martinoli ha infatti parlato di “scuole di pensiero” che possono portare a risultati contrapposti. La scuola di pensiero che sta dietro allo studio IRE è palese: quella della libera circolazione delle persone senza limiti; quella dell’immigrazione uguale ricchezza; quella delle frontiere spalancate.

Dalla parte dell’IRE
Ebbene il PLR, con la sua difesa ad oltranza dello studio IRE, urla ai quattro venti la propria convinzione che la sostituzione non esiste, che 62’555 frontalieri e decine di migliaia di padroncini e distaccati sono “una ricchezza” e che quindi – logica conseguenza – le decine di migliaia di ticinesi che non hanno un lavoro sono tutti lazzaroni e/o incapaci. Questo pensiero è messo nero su bianco dall’intervento pubblicato la scorsa settimana sul bollettino Opinione liberale dall’imprenditrice PLR Beatrice Fasana. La signora, oltre ai consueti, farneticanti accostamenti a regimi totalitari che sembrano essere ormai diventati la cifra della comunicazione liblab (e questo sarebbe un atteggiamento “liberale”?) dichiara orgogliosa che nell’azienda da lei diretta il 90% dei dipendenti sono frontalieri.

Votiamo Ghiggia
Tra una settimana saremo chiamati a votare per il ballottaggio per il Consiglio degli Stati. E allora, vogliamo proprio mandare a Berna in rappresentanza del Ticino alla Camera dei Cantoni degli esponenti di partiti secondo cui la sostituzione di ticinesi con frontalieri è una “storiella”, gli studi farlocchi dell’IRE sono oro colato, avere il 90% di frontalieri è cosa di cui vantarsi e i ticinesi che non hanno lavoro sono lazzaroni? E’ questo il messaggio che vogliamo portare nella capitale federale a nome del Ticino e dei ticinesi? Se così non è, votiamo Battista Ghiggia per il Consiglio degli Stati!
Lorenzo Quadri

Contro il 9 febbraio non solo l’iniziativa del vicolo cieco. Le proposte della vergogna

Sicché quelli che il rispetto della volontà popolare non sanno nemmeno dove sta di casa hanno recentemente consegnato 110mila firme contro il “maledetto voto” del 9 febbraio. Un voto che loro vorrebbero cancellare dalla faccia della Terra perché non in linea con l’ideologia delle frontiere spalancate. Chi vuole annullare il 9 febbraio, ormai l’hanno capito anche i paracarri, vuole annullare la Svizzera.

“Apartitici” una fava!
Interessante notare come i promotori dell’iniziativa “del vicolo cieco” (finanziata dal miliardario residente negli USA: dove paga le tasse costui, ammesso che le paghi?) si dichiarino “non legati ad alcun partito”. Si tratta, è evidente, di una misura di protezione del partito. Il quale, però, c’è eccome. Del resto, basta guardare chi sono i supporter presunti illustri (tra cui lo strasussidiato pagliaccio Dimitri e la Pipilotti Rist, che in occasione dell’allora expo.01, voleva addobbare Yverdon con genitali maschili): fanno tutti parte della schiera degli intellettualini rossi. Quelli che, invitati e slinguazzati con somma libidine dalla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico finanziata (non “foraggiata” perché sennò il kompagno direttore si offende) col canone più caro d’Europa, abusano dei titoli accademici per contrabbandare come posizioni “scientifiche” quelle che in realtà sono, semplicemente, fregnacce ideologiche.

Paese diviso?
Il comitato promotore dell’iniziativa del vicolo cieco, dunque, non è in alcun modo apartitico e soprattutto non è rappresentativo dei cittadini: è un comitato di partito che rappresenta unicamente una piccola minoranza.
La finalità dell’iniziativa è chiara. Non tanto la votazione popolare: il ri-voto, peraltro posizionato temporalmente in un futuro indeterminato, non farebbe che confermare il 9 febbraio. L’obiettivo è invece il sabotaggio, ovvero l’indebolimento, della posizione della Svizzera nei confronti degli eurofalliti in tempo di trattative: si vuole dare l’impressione di un paese diviso, impaurito dalla propria stessa audacia. Un paese che potrebbe rimangiarsi il “maledetto voto”. Così non è, e questo deve essere chiarissimo. A fare stato è l’esistente. E ad esistere è la volontà popolare espressa il 9 febbraio. Solo questa conta.

Scassinatori della Costituzione
Ma i promotori – nient’affatto trasversali o apartitici, ma tutti gravitanti attorno al P$ – dell’iniziativa del vicolo cieco non sono di certo gli unici aspiranti rottamatori della volontà popolare. Si è parlato poco, ad esempio, del tentativo degli uregiatti e del PBD (il partito della quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf) di far inserire nella Costituzione federale la collaborazione con l’UE. Tentativo bocciato nei giorni scorsi dalla Commissione della politica estera del Consiglio nazionale.
Apperò. Ecco come i partiti sedicenti “di centro” rispettano la volontà popolare. E questi sono, oltretutto, gli stessi che, ogni volta che un’iniziativa popolare a loro non gradita viene approvata, starnazzano contro l’inserimento nella Costituzione di norme “di rango non costituzionale”. Il nuovo articolo 121 a votato il 9 febbraio 2014 stabilisce che l’immigrazione in Svizzera la controlliamo noi. Questa norma merita di essere inserita nella Costituzione: un paese che non decide in modo autonomo chi accogliere è un paese finito. Inserire nella Costituzione la collaborazione con gli eurofalliti è, invece, una scempiaggine che grida vendetta. Esiste in qualche altra parte del mondo una Costituzione, fosse anche di una repubblica delle banane, che contiene disposizioni del genere? Disposizioni che tra l’altro c’entrano con il rango costituzionale come il burro con la ferrovia (ma evidentemente qui va tutto bene, perché “bisogna aprirsi all’UE”)?
E soprattutto: adesso che si dovrebbe andare a litigare con l’UE per portare a casa il 9 febbraio, vogliamo scassinare la Carta fondamentale della Svizzera inserendoci un obbligo di “volemose bene”?
Questa proposta è altrettanto vergognosa dell’iniziativa del vicolo cieco. I suoi autori, PPDog e PBD, non devono dunque rimanere senza la loro meritata parte di ludibrio.
Lorenzo Quadri

Legittima difesa alla ribalta anche da noi

Rapine in casa: dopo quanto accaduto a uno anziano del Milanese…

Chi è aggredito nella propria abitazione deve potersi difendere, senza se né ma

Di recente a Vaprio d’Adda, nel Milanese, un pensionato ha sparato ad uno scassinatore albanese che era entrato di notte in casa sua, assieme a dei complici. L’arma utilizzata era legalmente detenuta: il padrone di casa se l’era procurata dopo che la sua abitazione era stata presa di mira più volte dai ladri, ciò che i vicini hanno confermato. L’anziano ha poi allertato i soccorsi, ma l’albanese è deceduto sul posto. Il pensionato andrà incontro ad un processo, teso ad accertare se si sia reso colpevole di eccesso di legittima difesa. Se la legittima difesa non è infatti punibile, l’eccesso lo è.

Politica italiana
Particolarmente interessante la reazione degli ambienti politici lombardi al fatto di cronaca nera. Il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha detto che l’anziano ha fatto bene a sparare. Il governatore della Lombardia Maroni ha annunciato che lo Stato si assumerà i costi della difesa dell’uomo. La base legale che permette di farlo è estremamente recente: trattasi infatti dell’art. 21 comma 2 della Legge del 24 giugno 2015 intitolata “Interventi regionali per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione della cultura della legalità”.
A quanto si può leggere nei vari blog e commenti, la reazione del pensionato derubato in casa è condivisa praticamente all’unanimità.

Anche da noi?
Visto che i criminali stranieri che razziano le province lombarde a pochi km da noi potrebbero tranquillamente sconfinare in Ticino “grazie” alla sciagurata politica delle frontiere spalancate – a proposito, ministra (speriamo quasi ex ministra) del 5%, ormai ridotta al 4%, Widmer Schlumpf: a che punto è la chiusura notturna dei valichi secondari? – il tema della legittima difesa delle vittime di aggressioni in casa è d’attualità anche alle nostre latitudini. Da un giorno all’altro la vicenda del pensionato milanese si potrebbe riprodurre in Ticino, pari pari. Con quali conseguenze? Da noi la legge lombarda invocata da Maroni per coprire le spese legali dell’accusato di eccesso di legittima difesa non esiste. Chi viene aggredito in casa non ha diritto all’avvocato gratis. Questo è infatti un privilegio che la maggioranza politica (con l’unica eccezione di Udc e Lega, che infatti hanno lanciato il referendum) vuole riservare ai finti rifugiati la cui domanda è stata respinta.

Due atti
A proposito di legittima difesa, alle nostre latitudini sono pendenti due atti politici, che non sono in conflitto tra loro ma possono essere considerati come complementari. Il primo è la mozione Quadri al Consiglio federale, che chiede la depenalizzazione dell’eccesso di legittima difesa di chi è aggredito nella propria abitazione. Questo perché il normale cittadino non può sapere quanto sia pericoloso il delinquente che si è introdotto in casa sua – ma già la circostanza che l’abbia fatto in sua presenza fa nascere legittimi sospetti. E quindi, la vittima del reato non deve essere costretta da leggi buoniste, che andavano bene quando il massimo della delinquenza era il ladro di ciliegie, a mettere in pericolo la propria integrità fisica o la propria vita nel timore che la legge tuteli il delinquente e non lei (ohibò, e chissà come mai sussistono certi timori?).

La petizione
Il secondo atto politico è la petizione del Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, presentata nel marzo scorso e corredata da un migliaio di firme. Essa chiede che l’ente pubblico si faccia carico dei costi legali di chi è accusato di eccesso di legittima difesa per aver reagito ad un aggressione in casa propria (e solo in quel caso). In settembre il Gran Consiglio ha però deciso a larga maggioranza di archiviare la petizione. Lo ha fatto adducendo argomenti evanescenti. Ad esempio quello della disparità di trattamento con chi commette altri reati (come se l’unico caso cui la petizione si riferisce fosse paragonabile ad altri reati). Oppure quello dei paventati costi (ma si tratta di casi molto rari, almeno per ora). E’ il colmo: assistenza giudiziaria gratuita ai finti rifugiati respinti, ma non agli onesti cittadini aggrediti in casa da un delinquente, nella stragrande maggioranza dei casi straniero? (Ma come, gli stranieri che delinquono non erano un’invenzione della Lega populista e razzista?).

Adeguare le regole
La vicenda del pensionato milanese rilancia la questione della legittima difesa di chi è aggredito nella propria abitazione. La rilancia anche da noi, che distiamo pochi chilometri dal luogo del “misfatto”.
Pure in Svizzera occorre adeguare le norme legali ad uno scenario criminale che è profondamente mutato, e per questo mutamento ci sono dei precisi responsabili: i politikamente korretti spalancatori di frontiere, quelli che “Schengen è una conquista (?)”. L’adeguamento ha due obiettivi:
1) schierare la legge dalla parte della vittima dell’aggressione in casa propria, senza se né ma;
2) chiarire in modo inequivocabile che chi viola l’abitazione altrui, quindi quello spazio in cui più di ogni altro il cittadino ha il diritto di sentirsi al sicuro e protetto , lo fa interamente a proprio rischio. Se le cose dovessero mettersi male…
Lorenzo Quadri

Couchepin a gamba tesa sugli uregiatti: “esistono solo per le cadrege”. “Il PPD è l’Adecco della politica”

Come nella vicina Penisola: Doris Leuthard vuole piazzare il collega di partito di Urs Schwaller, senatore uscente e galoppino della ministra del 4%, alla presidenza della Posta. Remunerazione: 252mila Fr all’anno per un lavoro al 50%!

Ma guarda un po’, gli uregiatti si sono fatti di nuovo “catar via” come il partito delle cadreghe pubbliche attribuite agli amici e agli amici degli amici: anche nella Berna federale!
In questi giorni, infatti, sui quotidiani d’Oltralpe sta suscitando un polverone l’ultima bella pensata della Doris Leuthard (vabbé, almeno ci sostiene il traforo di risanamento del San Gottardo…). Gli è che la direttrice uregiatta del DATEC ha pensato bene di far passare in Consiglio federale la candidatura dell’ex Consigliere agli Stati PPDog Urs Schwaller – che non ha sollecitato un nuovo mandato – quale presidente della Posta.

Supporter di Widmer Schlumpf
Ohibò! Da notare che il buon Schwaller è uno dei reggicoda della quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf. Uno di quelli che, se la “donna del baratro” avesse sollecitato un nuovo mandato governativo, l’avrebbe ancora votata. Il che non parla certo a suo favore. E simili personaggi andrebbero anche ricompensati con la presidenza del Gigante giallo? Ma non se ne parla neanche!
Si dà infatti il caso che fare il presidente della Posta non sia proprio un lavoretto sottopagato: per un impegno al 50%, l’onorario annuale è di 252mila franchetti! Apperò! Ma questi uregiatti cadono sempre in piedi! Non mollano una cadrega pubblica se non ne hanno in vista un’altra, ancora più remunerativa!

I commenti si sprecano
Se però la buona Doris aveva calcolato che i media in esubero, tutti presi dalla notizia della partenza della ministra del 4%, non si sarebbero accordi del suo inciucio a favore dell’amico di partito da piazzare addirittura alla presidenza della Posta (mica di una bocciofila), le è andata buca. Infatti i giornali se ne sono accorti eccome (ogni tanto servono a qualcosa anche loro). E non hanno mancato di sottolineare che, a sostenere il PPDog Schwaller il quale, ancora prima di sollevare le natiche dal cadregone agli Stati si vede candidare a big boss “Gigante giallo” è stata proprio la sua collega di partito Leuthard.
I commenti al proposito, come si immaginerà, non si sono sprecati. La Consigliera nazionale UDC Natalie Rickli, ad esempio ha dichiarato: “salta all’occhio che gli esponenti del partito di Doris Leuthard ottengono sempre posti pubblici lucrativi”. Chissà come mai?

L’exploit di Couchepin
Degna di nota, inoltre, la presa di posizione dell’ex Consigliere federale Pascal Couchepin sul TagesAnzeiger. Oddìo, non che l’esponente liblab con manie napoleoniche sia quel che si dice uno stinco di santo, in particolare proprio per quel che riguarda il pistonamento degli amici e degli amici degli amici. Specie in ambito di casse malati.
Tuttavia la sua dichiarazione merita di venire riportata:
“Il PPD – ha detto Couchepin – ormai tenta solo di creare maggioranze, una volta a destra una volta a sinistra, per ottenere in cambio posti e cariche pubbliche. Così il PPD è diventato l’Adecco della politica: un partito che esiste solo per garantire ai suoi esponenti incarichi sempre migliori”. Che dire? Il Pascal comincia a starci simpatico…
Lorenzo Quadri

Il Didier bidonato se la prende col casellario

Rapporti italo-svizzeri: evidentemente è amore non corrisposto
Nei giorni scorsi a Milano, al Forum italo-svizzero, il ministro degli esteri elvetico Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr (PLR) non ha perso occasione per mettersi a sbrodolare sui rapporti con la vicina ed ex amica Penisola (vedi articolo a pag 14). “Bisogna aprirsi”, “bisogna lavorare insieme” ed avanti con la solita sequela di luoghi comuni, puntualmente smentita dai fatti e dal comportamento del partner italico. Il quale, nei nostri confronti, è inadempiente ovunque sia materialmente possibile esserlo. Ed infatti, ironia della sorte, l’oggetto delle quasi amorose profferte di Burkhaltèèèr, ossia il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni, era assente dal dibattito al quale avrebbe dovuto partecipare con il collega elvetico. Gli ha tirato il più classico dei bidoni. Ma evidentemente ciò non fa che attizzare lo svizzerotto ancora di più.

“Non ci sto!”
Inutile precisare che l’inno del Didier al “volemose bene” è stato ampiamente divulgato ed infiorito dal giornale di servizio LaRegione, con l’evidente scopo di mostrare quanto sono brutti e cattivi, populisti e razzisti, chiusi e gretti, quelli che invece vorrebbero una linea un po’ meno flaccida.
Naturalmente il ministro PLR non poteva esimersi dal dichiarare che a lui la richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio di un permesso B o G non sta bene. Prendere nota, visto che tra due settimane abbiamo ancora in ballo un’elezione importante: ai rappresentanti dell’ex partitone a Berna, esattamene come alla kompagna Simonetta Sommaruga, non sta bene che si chieda l’estratto del casellario giudiziale agli stranieri. Loro vogliono rilasciare permessi di dimora alla cieca, che poi non si riescono più a ritirare. Dopo chiediamoci come mai, e per “merito” di chi, ci troviamo “in casa” gradevoli personaggi come l’italo-brasiliano dell’omicidio di Chiasso ed i suoi complici stranieri pregiudicati (ma mai espulsi perché “sa po’ mia”).

Conoscenza dei dossier?
Però, certo che gli svizzerotti ci fanno proprio una bella figura: Burkhaltèèèèr a Milano viene bidonato dall’interlocutore ma, invece di prender su e andare, rimane e racconta scempiaggini adulatorie.
Allucinante in particolare la dichiarazione secondo cui “l’estratto del casellario non serve a combattere la criminalità, ma ci vogliono più controlli sulla fascia di confine”.

O Didier, ma ci sei o ci fai? Certo che ci vogliono più controlli, ma le due cose – controllo ed estratto del casellario – c’entrano come i cavoli a merenda. I controlli servono a fermare i frontalieri del crimine. Quelli che, grazie alle frontiere spalancate anche dal PLR di Burkhaltèèèèr, hanno trovato in questo sempre meno ridente Cantone una facile riserva di caccia; ma mica vivono in Ticino. La richiesta dell’estratto del casellario serve invece ad evitare che dei delinquenti stranieri – non solo italiani, ma di qualsiasi nazionalità – possano trasferirsi da noi. Sono due cose ben diverse.

E’ così difficile da capire? Serve un disegno? Non ci sembra. E’ inquietante, però, che proprio il ministro degli esteri non veda la differenza. Ma come, i rappresenti dell’ex partitone non erano tutti dei pozzi di scienza? E’ questa la famosa “conoscenza dei dossier”?
Lorenzo Quadri

Consiglio degli Stati: la partita è ancora tutta da giocare. La maggioranza dei ticinesi merita un rappresentante!

Il 18 ottobre la Lega, e anche l’Udc, hanno portato a casa un bellissimo risultato, in parte inaspettato. Lega ed Udc assieme totalizzano un terzo dei voti ticinesi. Ma le elezioni non sono certo finite. Manca ancora una tappa. Una tappa importante, però. Quindi, occorre fare ancora uno sforzo affinché quanti si sono mobilitati il 18 ottobre lo facciano anche il 15 novembre. Se le 36’500 schede di Lega/Udc si trasformassero in “crocette” per Ghiggia sarebbe ovviamente un primo passo. Ma non basta.

Spazzare via gli equivoci
Perché la tappa del 15 novembre è importante? Prima di tutto, perché il Consiglio degli Stati è il parlamento più importante della Svizzera. Non solo è importante, ma rappresenta i Cantoni. I suoi membri dovrebbero quindi, per definizione, portare a Berna la voce della maggioranza dei cittadini del Cantone di provenienza. Non quella dei rispettivi partiti, quando le due cose sono in contraddizione.

E’ un dato di fatto che oggi, su temi fondamentali, la maggioranza dei ticinesi non è rappresentata nella Camera alta. Ciò accade perché i partiti $torici sono sempre più lontani dalla gente. Tra questi temi fondamentali per il futuro del Cantone si annoverano certamente i rapporti con l’UE. A partire dalla concretizzazione del 9 febbraio e dal futuro della devastante libera circolazione delle persone senza limiti. Decisioni a questo proposito hanno conseguenze dirette sul mercato del lavoro. Quindi sull’occupazione dei Ticinesi. Che è, giustamente, in cima alla lista delle preoccupazioni, a causa della sciagurata invasione da sud che urge arginare. E questo malgrado lo studio dell’Ire, ideologicamente taroccato – per implicita ammissione dello stesso presidente dell’ USI Piero Martinoli che ha rimandato, in uno suo intervento sul Corrierino, alle diverse “scuole di pensiero” – tenti di far passare la tesi preconcetta che a sud delle Alpi “tout va bien, Madame la Marquise”. Anche a causa della presenza di simili derive è importante sgomberare il campo da equivoci. In tema di libera circolazione della persone, la voce del Ticino a Berna – e a maggior ragione nella Camera dei Cantoni – deve essere il più possibile univoca. I problemi occupazionali non sono “storielle”. E nemmeno sono il frutto di un’allucinazione collettiva. Lo sanno bene i troppi ticinesi che si trovano tagliati fuori da un mercato del lavoro saturato da frontalieri e padroncini. E al proposito non serve essere scienziati: basta guardare i dati dei nuovi impieghi creati e quelli dell’aumento dei frontalieri.

Rapporti istituzionali
Non meno importante è tuttavia la questione dei rapporti istituzionali con l’UE. In particolare quella della ripresa, dinamica o automatica che sia (se non è zuppa è pan bagnato) del diritto comunitario: essa costituirebbe de facto la fine della nostra sovranità. Il voto del 18 ottobre, che premia gli euroscettici (quelli veri, non i fotocopiatori di comodo) è anche una chiara bocciatura del servilismo nei confronti di Bruxelles in auge nelle alte sfere bernesi. In auge perché – a loro dire – bisogna essere “aperti ed eurocompatibili”. Per contro, difendere le prerogative elvetiche dalla rottamazione interessata che vorrebbero farne paesi stranieri ed organizzazioni sovranazionali con le rispettive quinte colonne elvetiche, è roba da “beceri populisti e razzisti”.

Attualità bruciante
E come la mettiamo poi con altre questioni di bruciante attualità, come l’espulsione certa e sistematica degli stranieri che delinquono o che abusano del nostro Stato sociale? Il popolo si è espresso già da molto tempo; ma la politica federale fa melina.
E sul futuro degli accordi di Schengen, voluti 10 anni fa da tutte le forze politiche tranne Udc e Lega, bocciati dal popolo ticinese ed ormai così indifendibili che perfino i loro supporter sono ridotti a ripetere l’invero misero mantra ideologico in base al quale tali accordi sarebbero “una conquista” (?) senza però saper dire cosa si sarebbe conquistato? Forse che la maggioranza di chi vive nel Cantone Porta Sud della Svizzera e geograficamente incuneato nel Belpaese, con tutto quel che ne consegue in campo di asilanti e di sicurezza (frontalierato del crimine), non ha il diritto di avere agli Stati dei rappresentati che portino a Berna la sua voce contraria allo spalancamento delle frontiere?

Cogliamo l’occasione!
Il 70% dei ticinesi, quelli che hanno plebiscitato il 9 febbraio, sono attualmente privi di una rappresentanza alla Camera dei Cantoni. L’eventuale perdurare di questa situazione non potrà che avere conseguenze negative sulla concretizzazione del voto popolare. Il 15 novembre sarà l’occasione per rimediare, sostenendo il candidato di Lega-Udc Battista Ghiggia. La partita è difficile, certo. Ma è ben lungi dall’essere persa in partenza. C’è l’occasione di giocarsela fino in fondo: cogliamola!
Lorenzo Quadri

Miglioramento delle relazioni con l’Italia a seguito della partecipazione ad Expo 2015? Burkhaltèèèèr (PLR) ha le allucinazioni?

Il ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèèr, quello del “dobbiamo aprirci all’UE”, non poteva esimersi (non poteva proprio?) dallo stilare il proprio bilancio positivo (?) della partecipazione della Svizzera all’expo 2015 gestita da inquisiti (come mai i soliti moralisti, in genere assai prolissi per non dire logorroici, a questo proposito osservano un silenzio sepolcrale?). Non ci si poteva di certo attendere una posizione diversa, visto che il Consiglio federale per questa partecipazione ha fatto spendere al contribuente 23 milioni di franchetti; poi però si va a tagliare sulle pensioni.

Due possibilità
Mai come in questa occasione, però, il buon Burkhaltèèèèr ha perso un’occasione d’oro per tacere. Infatti il direttore del DFAE ha pensato bene dichiarare che la partecipazione svizzera ad Expo ha “migliorato i rapporti con l’Italia”. Ohibò. Davanti ad un’asserzione del genere, del tutto incomprensibile nel contesto attuale, non si può che rimanere di sale – o magari d’altro. Visto che però è stata fatta, ci sono solo due possibilità.

1) Il Consigliere federale PLR racconta fregnacce a vanvera. Questa ipotesi è corroborata dall’ormai famosa allocuzione del Capodanno 2014, quella del “dobbiamo aprirci all’UE” (capita l’antifona liblab? Noi dobbiamo aprirci; gli eurofalliti, per contro, possono continuare a prenderci a cetacei in faccia). Poiché tuttavia non riteniamo che il ministro dell’ex partitone parli a vanvera – non sia mai, altrimenti poi sul bollettino Opinione liberale ci danno dei fascisti e nazisti: uhhh, che pagüüüüüraaaa!! – scartiamo questa opzione e passiamo alla possibilità 2).

2) Il Consigliere federale liblab pensa davvero quello che ha detto (ossignùr). E allora, di grazia, gli chiediamo qualche doveroso chiarimento. Perché noi, notoriamente “chiusi e gretti”, abbiamo dei problemi a capire in che modo la Svizzera si sarebbe avvicinata all’Italia. O per lo meno, a capire dove ci sarebbe stato un avvicinamento da intendersi in chiave positiva. Perché anche l’invasione quotidiana di frontalieri e di padroncini in nero è una forma di “avvicinamento”, però non c’entra con l’expo (c’entra con la libera circolazione senza limiti, sempre voluta da Burkhaltèèèèr e dal suo PLR, che in questi giorni in Ticino si sta stracciando le vesti per difendere lo studio farlocco dell’IRE).

Alcune domandine
Visto che, secondo il ministro degli esteri PLR, la partecipazione svizzera all’Expo avrebbe avvicinato la Confederazione al Belpaese, gli chiediamo:

– In che modo, grazie ad Expo, la vicina ed ex amica Penisola ha iniziato a rispettare gli impegni presi con la Svizzera?
– Forse che, grazie alla partecipazione della Svizzera ad Expo, l’Italia sta facendo il proprio dovere per quel che riguarda, tanto per fare un paio di esempi, a) la ferrovia Stabio-Arcisate? b) il proseguimento a sud di AlpTransit? c) Il contenimento del traffico di frontalieri? d) Le fogne italiche che scaricano cacca nel Ceresio?
– Forse che, grazie alla partecipazione della Svizzera ad Expo, l’Italia applica i trattati di Dublino? Forse che permette agli artigiani e alle ditte ticinesi di lavorare nel Belpaese? Forse che ha cancellato il nostro Paese dalle sue liste nere illegali?
– Forse che, grazie alla partecipazione della Svizzera ad Expo, è stato possibile concludere in modo soddisfacente le famigerate trattative con l’Italia?
– A proposito, Burkhaltèèèèr: come mai neanche una parola sul fatto che tutti i milioni pubblici spesi dalla Confederazione per la partecipazione ad Expo2015 non hanno portato in Ticino nemmeno un turista, ma hanno semmai ottenuto l’effetto esattamente contrario?

Conoscenza del dossier?
La risposta a tutte le domande di cui sopra è un chiaro NO. La partecipazione della Svizzera ad Expo non è, diffatti, servita ad un tubo. Non si vede ombra di miglioramento nelle relazioni con la Penisola. Semplicemente, gli svizzerotti si sono fatti infinocchiare ancora una volta.
Come fa allora il ministro PLR a dire che l’Expo ha portato ad un avvicinamento tra Svizzera ed Italia? Su che base, visto che non c’è proprio nulla? E’ questa la conoscenza della realtà delle relazioni italo-svizzere che può sfoggiare il buon Burkhaltèèèr, ministro degli Esteri? Non sapendo cosa inventarsi per trovare qualcosa di buono nell’operato della ministra del 4% Widmer Schlumpf, i suoi reggicoda si sono sciacquati la bocca con “la conoscenza dei dossier”. Ecco, qui pare non ci sia nemmeno quella…
Lorenzo Quadri

La ministra del 4% è rimasta incollata alla cadrega fino all’ultimo. Bye bye Widmer Schlumpf

Sicché la ministra del 5%, dal 18 ottobre ridotta al 4%, Widmer Schlumpf ha deciso di andarsene. Non si tratta di un’assunzione di responsabilità. Non si tratta nemmeno di un’uscita di scena elegante. Si tratta dell’unica opzione possibile poiché, in caso contrario, Widmer Schlumpf sarebbe stata lasciata a casa dall’Assemblea federale. Che la diretta interessata non pretenda di far bere la storiella del “lascio finché mi diverto”: se così fosse, il congedo sarebbe avvenuto in tempi assai meno sospetti. La ministra del 4% non parte affatto come le dive, per libera scelta all’apice della carriera: al contrario, è rimasta incollata alla cadrega fino all’ultimo secondo. Le sue dimissioni non hanno nulla di spontaneo.

Come l’entrata
L’uscita di scena dalla politica federale, dunque, non è migliore dell’entrata, avvenuta a seguito di uno squallido intrigo da retrobottega. L’obiettivo era uno solo: far fuori Blocher che aveva vinto le elezioni ed osava combattere il turboeuropeismo. A posteriori, dunque, non stupisce affatto che chi nel 2007 non accettava il risultato elettorale, 7 anni dopo non accetti nemmeno la votazione del 9 febbraio. Il rifiuto della volontà popolare, per questi golpisti da tre e una cicca, è una forma mentale.

Nessuno riscatto
Tra l’uscita e l’entrata in scena, non c’è stato alcun riscatto. Non c’è stato nulla, in altre parole, che potesse in qualche modo attenuare il marchio dell’usurpazione. La politica della ministra del 4% è stata improntata al cedimento su tutta la linea, senza ottenere nulla in cambio, goffamente spacciato per necessità. Ma necessità non era di certo: tant’è che, mentre la Svizzera capitolava senza condizioni sulla piazza finanziaria, e si auto fustigava pure (le braghe mica si calano solo a metà…) altri si tenevano ben strette le proprie prerogative – e se la ridevano a bocca larga degli svizzerotti.
L’inconcludente pantomima delle trattative con l’Italia non è certo più edificante. Ha solo messo in luce l’incapacità strategia di Widmer Schlumpf e la sua propensione alla bugia e alla malafede.

Regalo fiscale ai frontalieri
Ma c’è anche un altro elemento che merita di venire ricordato, ed è il demenziale progetto di concedere ai frontalieri le stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Un’ipotesi che comporterebbe, per il Ticino, un aumento dei costi amministrativi ed un calo del gettito d’imposta. Questo assurdo disegno, frutto di scelta politica, ben dimostra come la quasi ex ministra a parole dichiarasse la sua “attenzione nei confronti del Ticino”. Ma poi, alla prima occasione, le parole venivano sotterrate dai fatti.

I danni restano
Widmer Schlumpf, dunque, se ne va. Ma i danni da lei fatti restano. Sono irreparabili. Le grottesche slinguazzate che le sono state tributate a mo’ di “coccodrillo politico” dai peggiori tra i kompagni rottamatori della Svizzera, dimostrano al di là di ogni dubbio quale fosse il campo della ministra della 4%.
Al posto di Widmer Schlumpf dovrà dunque arrivare un UDC: serve una persona che sia in grado di difendere la Svizzera dagli attacchi esterni; serve qualcuno che si opponga allo sciagurato processo di svendita delle prerogative del paese a Stati esteri ostili e ad organizzazioni sovranazionali prive di qualsiasi straccio di legittimità democratica.
E’ evidente che il secondo ministro UDC lo sceglierà l’UDCe non certo gli uregiatti, e men che meno la $inistra che già pretende di dettare condizioni. L’UDC ha vinto le elezioni. Con questo si è detto tutto. Come reagirebbero i kompagni se a destra si formasse una coalizione per mandare a casa Sommaruga? Si metterebbero a starnazzare come oche padovane, è ovvio. I moralisti a senso unico si sono auto-concessi la licenza di complotto, ma se gli altri dovessero fare la stessa cosa… due pesi e due misure, come sempre!
Lorenzo Quadri

E’ inquietante che si debbano inventare nuovi articoli di legge per una cosa che dovrebbe essere ovvia. I soldi dei ticinesi si spendono in Ticino!

Si torna giustamente a parlare di come e dove spendono i soldi pubblici enti ed associazioni che ricevono sostegni dallo Stato. La deputata leghista Amanda Rückert ed il capogruppo PPD in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò hanno di recente presentato un’iniziativa parlamentare in cui in sostanza chiedono di elaborare le necessarie disposizioni legali affinché chi riceve aiuti pubblici non vada poi a spenderli in Italia, andando così ad ingrassare l’economia del Belpaese con i soldi del contribuente.

Non sempre c’è consapevolezza
Già il fatto che sia necessaria un’iniziativa parlamentare – e quindi nuovi articoli di legge – per ottenere una cosa che dovrebbe essere scontata (i soldi pubblici ticinesi si spendono in Ticino) non è certo un bel segnale. Il proliferare di leggi segna la sconfitta del buonsenso. Il problema del frontalierato, dei padroncini, di tanti artigiani ed aziende locali in seria difficoltà a causa della concorrenza sleale d’oltreconfine, è sulla cresta dell’onda ormai da parecchio tempo. Il plebiscito del 9 febbraio dimostra che, al proposito, la consapevolezza c’è. Evidentemente però la consapevolezza non fa breccia ovunque. Spendere i sussidi all’estero è una misura di risparmio che permette di chiedere meno aiuti? E’ chiaro che non è così che può funzionare: l’operazione è insensata. Se per un’associazione o un evento il risparmio conseguito spendendo i contributi pubblici in Italia è l’unico sistema per continuare ad esistere, situazione peraltro difficile da immaginare, occorre forse che beneficiario ed erogatore di sussidi si mettano a tavolino per decidere il da farsi. Ma il colmo è che in certi casi la spesa in Italia non porta neppure un tornaconto apprezzabile.

Due pesi e due misure?
E’ evidente che l’utilizzo di soldi pubblici in patria, quindi a vantaggio dell’economia locale, deve funzionare a tutti livelli. L’ente statale è messo male nel pretendere da associazioni e privati di spendere i sussidi in Ticino se poi lui è il primo a chiamare ditte e fornitori esteri. Al proposito ci sono cantieri pubblici del costo di centinaia di milioni, vedi LAC, sulle cui ricadute per le aziende locali è meglio stendere un velo pietoso. In queste condizioni fare il “mazzo” alla pro-vattelapesca che ha speso (esempio inventato) 3000 Fr di contributi pubblici in magliette stampate oltreconfine ricorda molto da vicino la storiella della pagliuzza e della trave.
Ben vengano quindi le regole sui sussidi ad associazioni ed enti, ma non ci si dimentichi di appalti e lavori pubblici, che devono privilegiare le aziende locali, ossia quelle che fanno lavorare manodopera residente. Perché il giochetto della sede-bucalettere in Ticino creata appositamente per “portare a casa” un mandato è logoro; però viene riproposto di continuo. E c’è sempre chi ci casca.

La Lega si dà da fare
Sul fronte del “i soldi dei ticinesi si spendono in Ticino”, la Lega si è data da fare. E continuerà. Vedi le iniziative del Consigliere di Stato Zali per dare la priorità alle “nostre” ditte negli appalti pubblici. Anche l’albo anti-padroncini si inserisce in questo solco. Chi scrive ha chiesto tramite mozione a Berna che nell’assegnazione di appalti pubblici l’azienda che ha molti dipendenti frontalieri riceva dei punti malus in graduatoria; quella che ne ha pochi, invece, dei punti bonus. Ma naturalmente la risposta è stata “sa po’ mia” perché “non si può discriminare” (uella). Se la nostra priorità, invece di essere quella di coltivare il nostro orto (o innaffiare il nostro giardino, per citare lo spot creato dalle associazioni economiche ticinesi), consiste nel “non discriminare” operatori economici stranieri – ovviamente a danno di quelli locali – non c’è da stupirsi se andiamo male.
Lorenzo Quadri

Ricollocamenti di migranti economici. Ennesimo flop dell’UE!

Ecco come la fallimentare Unione europea affronta il caos migratorio. Il famoso sistema di ricollocamenti, quello che avrebbe dovuto portare i finti rifugiati dal Belpaese verso altri Stati membri UE, è già andato a ramengo.
Il programma dovrebbe servire a ricollocare 40mila migranti in due anni. Tuttavia in Italia, visto che i confini dello spazio Schengen sono un colabrodo, di sedicenti profughi solo nel 2014 ne sono arrivati 170mila.
Ma soprattutto è chiaro, e l’hanno ormai capito anche i paracarri, che l’obiettivo di 40mila non verrà mai raggiunto. Solo sei Stati – Austria, Germania, Grecia, Lussemburgo, Spagna e Svezia – hanno messo a disposizione un numero esiguo di posti, e questo numero è già esaurito. L’ultimo volo è partito nei giorni scorsi alla volta della Svezia, con a bordo un centinaio di persone. Quello stesso giorno in Italia si registravano 1200 sbarchi. Come svuotare il mare con un bicchiere. E adesso non c’è più nemmeno il bicchiere.
L’illusione del ricollocamento è durata, per così dire, lo spazio di un mattino.

Vogliono l’Europa
Oltretutto gli stessi migranti non vogliono salire sugli aerei perché temono di essere portati al di fuori dell’UE. Si potrebbe ancora puntualizzare: fuori dalla vecchia UE. E questo già la dice lunga. Ai sedicenti rifugiati non sta bene uno Stato sicuro qualunque: a dimostrazione che non si tratta di profughi. Loro vogliono proprio l’Europa occidentale. Ohibò, e perché mai? Forse perché vogliono immigrare nel nostro Stato sociale? Forse perché ci considerano terra di conquista?
Basta l’esempio di pochi che “ce l’hanno fatta” per aprire le cataratte di un’immigrazione di massa dalle conseguenze distruttive. Non solo per i paesi di destinazione; anche per quelli di provenienza che si spopolano: che futuro hanno?
Una calamità cui solo in pochi hanno il coraggio di opporsi, vedi l’Ungheria e le sue barriere.

Il ricatto morale
E l’Europa, ormai alla frutta, si piega come sempre al ricatto morale degli spalancatori di frontiere che non esitano a strumentalizzare le foto dei bambini morti. Obiettivo: ottenere accoglienza per tutti, anche per chi – ed è la stragrande maggioranza non ne ha affatto il diritto, in sfacciata violazione della legge. Quella legge che viene applicata con rigore solo agli automobilisti ed ai contribuenti. Ricordiamo che solo il 7.2% delle domande d’asilo arrivate quest’anno in Svizzera proviene da siriani, mentre quasi il 40% è di eritrei. Blocher ha sollevato un polverone dicendo che la foto del piccolo Aylan è una montatura ed i media ingenuotti ci sono cascati. Ma i media non sono ingenui: semplicemente, sono a maggioranza al servizio della $inistra ed hanno strumentalizzato di proposito i piccoli morti, con un cinismo indecente, nel tentativo di portare acqua elettorale agli spalancatori di frontiere di riferimento. E, ovviamente, di dipingere i contrari come degli orchi cattivi. Eccola qui l’etica dei moralisti a senso unico che si credono nella condizione di poter montare in cattedra.
L’esercizio, tuttavia, almeno dal punto di vista elettorale, è miseramente fallito. E dire che c’era chi ci contava. Ad esempio la copresidente dei Verdi Svizzeri, che si è stupita del fatto che l’onda emozionale delle foto del bambino siriano morto (implicito: che abbiamo cavalcato di proposito) non abbia portato alla $inistra i voti sperati. Un bel tacer…

Frontiere spalancate
Fatto sta che i ricollocamenti sono stati un flop pressoché immediato. Come le altre pseudo-misure prese dall’UE per contrastare (?) il caos migrati, del resto. Un senatore della Lega Nord li ha definiti: “una passerella per politici europei”.
Però la Svizzera continua a mantenere la propria posizione di apertura (“bisogna aprirsi!”). Con l’ultima revisione di legge si inventa pure l’avvocato gratis per i finti rifugiati, visto che non eravamo già sufficientemente attrattivi.
E accetta senza un cip di sentire dichiarare – dichiarazioni cui fanno seguito i fatti – che gli accordi di Dublino sono carta straccia, quindi vanno rottamati, ma quelli di Schengen (frontiere spalancate) sono invece “una conquista” (così vaneggiano gli intellettualini rossi) e dunque non si toccano. Ma stiamo dando i numeri? L’apertura delle frontiere presupponeva che i confini esterni di Schengen fossero a tenuta stagna. Poiché essi sono invece un colabrodo, è evidente che dobbiamo chiudere le frontiere.
Lorenzo Quadri

Frontalieri e lo studio IRE che nega l’evidenza. Ancora uno schiaffo al 70% dei ticinesi

Ma, soprattutto, un danno al Cantone

La scorsa settimana è diventato di pubblico dominio il famoso studio dell’IRE dal quale emergerebbe che in Ticino la sostituzione di residenti con frontalieri non esiste. Si tratterebbe di un’allucinazione collettiva. Di “storielle”, come ha dichiarato il direttore dell’IRE Rico Maggi. Al quale si suggerisce di andare a raccontare la sua brillante teoria ai molti ticinesi che non trovano un lavoro poiché il mercato è saturato dai frontalieri. Eh già: se i frontalieri sono passati dai 26mila nel 2000 ai 62’555 dell’ultimo rilevamento (e stiamo parlando delle cifre ufficiali e dichiarate: manca tutto il “nero” e mancano, oltretutto, i padroncini) è perché in Ticino non si trovano i “profili giusti”. E naturalmente in Ticino non si trovano nemmeno persone disposte a lavorare nel terziario, visto che il 60% dei frontalieri è ormai impiegato in questo settore.

Accettare sportivamente?
Siamo quindi alla presa in giro: e, poiché la devastazione del mercato del lavoro, provocata dalla libera circolazione delle persone senza limiti, ha gettato tante persone e famiglie ticinesi nella disperazione, niente di strano che non tutti se la siano sentita di accettare sportivamente le fetecchiate dello studio IRE; e ancora meno l’arroganza con cui il direttore dell’Istituto, pagato con soldi pubblici, pretendeva di aver ragione. Del resto a questo genere di studi si può far dire ciò che si vuole. L’obiettivo di Maggi era evidentemente quello di dimostrare (?) che, in regime di libera circolazione delle persone, “tout va bien, Madame la Marquise”. Niente di nuovo sotto il sole, per la verità. Nei secoli scorsi sono stati prodotti fior di studi scientifici per dimostrare che la terra è piatta.

Effetto boomerang
Peccato che l’indagine sui frontalieri abbia avuto uno spiacevole effetto boomerang: quello di riaccendere i riflettori sulla politica occupazionale di USI e SUPSI. Ed in particolare su quel che accade in questi istituti in materia di assunzione di frontalieri invece di residenti. Presunti luminari in arrivo da Oltreconfine si portano dietro l’harem dal Belpaese: assistenti, segretari, portaborse e chi più ne ha più ne metta. Tra questi, molti profili che in Ticino si trovano a bizzeffe. Il dibattito a questo proposito era un po’ scemato. Le acque si erano calmate. E forse qualcuno si è sentito un po’ troppo sicuro di sé. Lo studio IRE è la classica provocazione che tira troppo la corda.

Danno al Ticino
Purtroppo c’è da temere che le conseguenze dell’ indagine farlocca pagata con i nostri soldi non si esauriranno in qualche mal di pancia dei molti ticinesi che, a ragione, si sentono presi per i fondelli. In effetti, simili indagini sono un danno per tutto il Cantone. Esse costituiscono una vera e propria operazione di sabotaggio ai danni di chi a Berna tenta, con fatica, di far comprendere, a tutti i livelli possibili, le difficoltà con cui il Ticino si trova confrontato per colpa dell’invasione da sud, e la necessità di tutelare il mercato del lavoro ticinese applicando rigorosamente il contingentamento dei frontalieri e la preferenza indigena. Lo studio IRE è dunque uno schiaffo al 9 febbraio e al 70% dei ticinesi che l’hanno votato. E’ l’equivalente del “bisogna rifare la votazione” dei kompagni (e non solo dei kompagni); ed è altrettanto imbevuto di ideologia. Perché lo studio, lo ha ammesso tra le righe del suo intervento anche il presidente dell’USI Piero Martinoli, è pilotato. Cos’altro significa infatti la frase “discipline come l’economia non sono scienze esatte, ma possono ispirarsi a scuole di pensiero o a teorie molto diverse tra di loro e quindi le ricerche sono suscettibili di giungere a conclusioni addirittura contrapposte”, se non questo?

Fascisti?
Finché a negare l’evidenza della sostituzione di ticinesi con frontalieri è un qualche compitino della SECO, è un conto. Ma se a farlo è uno studio ticinese, il danno è infinitamente più grande. Berna ha gioco facile nel dire: “cosa cavolo ci venite a chiedere se sono i vostri stessi studi a dire che l’invasione di frontalieri non è un problema?”.
L’IRE, dunque, ha lavorato contro il Ticino per motivi ideologici (vedi le “scuole di pensiero” di cui sopra). Merita ancora di venire premiata con mandati finanziati dal contribuente? La domanda, per quanto provocatoria, è legittima. Altro che fascismo, come è subito corso a strillare qualcuno!
Lorenzo Quadri

Basta regali ai finti rifugiati!

Firmiamo tutti il referendum contro l’ennesima fallimentare riforma dell’asilo!

Cominciano a circolare anche in italiano i formulari per la raccolta firme contro l’ennesima riforma del diritto d’asilo. Il comitato referendario è formato da esponenti dell’Udc e della Lega dei Ticinesi. Il titolo del referendum, “contro gli avvocati gratis per tutti i richiedenti l’asilo”, ben esemplifica quale sia lo spirito dell’ultima revisione di legge, approvata dalle Camere federali lo scorso settembre. Ossia un incremento dei diritti dei migranti economici, naturalmente a spese del contribuente svizzerotto.
Tutti i presunti richiedenti l’asilo – e sappiamo che almeno tre quarti di questi ultimi non sono affatto perseguitati in patria, ma vengono in Svizzera solo alla ricerca di condizioni di vita migliori – riceverebbero infatti un avvocato gratis per potersi opporre al respingimento della loro domanda d’asilo. E nümm a pagum. In questo modo gli asilanti otterrebbero più diritti dei cittadini elvetici, i quali il gratuito patrocinio lo ottengono solo se adempiono ad una serie di requisiti, non solo di carattere finanziario.

Più soldi che ai “noss vecc”!
Già oggi gli asilanti ammessi ricevono dallo Stato più soldi dei pensionati svizzeri con l’AVS massima. Con la differenza che i nostri anziani hanno costruito il Paese ed il suo Stato sociale, mentre gli asilanti si limitano ad attingere a casse che altri sono chiamati a rifornire. Tanto più che oltre l’80% dei rifugiati che si sono installati in Svizzera e che potrebbero (e dovrebbero) lavorare, mica lo fanno: sono in assistenza. E non solo. Spesso e volentieri beneficiano pure di abbondanti misure di accompagnamento sociale che costano all’ente pubblico una barcata di soldi. Tipo: assistenti sociali che insegnano agli asilanti come fare la spesa (sic), ovviamente fatturando le ore al contribuente, spremuto come un limone per mantenere tutti.

Meno diritti ai cittadini
La nuova Legge sull’asilo dà ulteriori diritti ai migranti economici. Contemporaneamente, però, ne toglie ai cittadini elvetici. Per l’insediamento di nuovi centri asilanti la Confederazione potrà, infatti, espropriare terreni e immobili a Comuni e privati. In questo modo vengono calpestati i diritti dei cittadini, oltre che l’autonomia comunale e cantonale. Sì, perché a prendere le decisioni sull’insediamento di nuovi centri d’accoglienza, e poi a decidere sui reclami contro tali decisioni, sarà sempre la stessa autorità: il Dipartimento della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. “Questa non è la Svizzera – ha opportunamente dichiarato qualcuno in parlamento – questa è una dittatura”.

Sicché, in un contesto simile, i Comuni previdenti non potranno che seguire l’esempio del famoso Oberwil-Lieli: lì il Municipio ha pensato bene di acquisire due stabili a rischio di trasformazione in centri d’accoglienza, per poi raderli al suolo. C’è però un problema. Il borgo argoviese, dove le casse pubbliche sono colme ed abbondano i contribuenti milionari, ha i soldi per effettuare un’operazione del genere. Si può pure permettere di versare ammende di centinaia di migliaia di Fr per comprarsi l’esenzione dall’obbligo di alloggiare finti rifugiati. E chi non ha i mezzi per pagare?

Più migranti
Conseguenza della nuova legge sarà inoltre che più migranti economici potranno rimanere in Svizzera, anche se non sono affatto dei profughi: l’esecuzione del rimpatrio degli asilanti respinti infatti non sarà migliorata. In questo modo saliranno anche i costi. Evidentemente una spesa di quasi due miliardi all’anno per il settore dell’asilo ancora non bastava.

I portali denigratori
La nuova legge non diminuisce in nulla l’attrattività della Svizzera per i finti asilanti, ma ottiene proprio l’effetto contrario. In questo senso, ci fanno involontariamente un favore i pennivendoli moralisti a senso unico che, ad esempio in un reportage pubblicato nei giorni scorsi sul portale www.internazionale.it, descrivono il sistema d’asilo svizzero – e quindi la Svizzera – come “disumana”: uhhh, che pagüüüüraaaa! E disumana perché? Perché capita che i migranti economici vengano alloggiati in rifugi della protezione civile, che si trovano sotto terra.
Apperò. Per i militi elvetici queste strutture vanno benissimo, mentre per i finti asilanti ci vogliono gli alberghi di lusso, naturalmente con i menù specifici (i signori mica si adeguano alla realtà del paese da cui vorrebbero farsi mantenere). Che simili critiche al nostro Paese vengano da giornalai italiani, i quali potrebbero cominciare col guardare come vengono trattati i clandestini nel Belpaese, fa leggermente ridere i polli. Dice, nel reportage in questione, uno dei migranti economici magrebini – naturalmente si tratta di un giovane uomo solo, chissà come mai? – alloggiati in Ticino in un rifugio della PC: “non ho fatto tutta questa strada per vivere sotto terra”. Appunto: chi ti ha detto di venire qui? Dovevi restare a casa tua.
Comunque, care associazioni e portali che supportate l’immigrazione scriteriata e senza alcun limite, andate pure avanti così. Continuate a dire che il diritto d’asilo svizzero è disumano (sic!) e che gli svizzeri sono cattivi e razzisti. Sono tutte fregnacce calunniose, dal momento che il nostro è il paese che accoglie più asilanti. Però ci aiutano a renderci meno attrattivi. Ed in fondo abbiamo bisogno di questo.
Lorenzo Quadri

Aspiranti scassinatori entrano in Svizzera anche se beccati in dogana con i “ferri del mestiere”. L’ennesima vergogna di Schengen!

Ad ulteriore dimostrazione che gli Accordi di Schengen sono un bidone immondo (che oltretutto ci costa 14 volte di più di quanto annunciato prima della votazione nell’anno di disgrazia 2005): il Corriere del Ticino ha di recente attirato l’attenzione su un fatto notorio, le cui conseguenze sono però forse meno note a chi non è “al fronte”.
Il fatto notorio è che il codice penale svizzero non punisce le azioni preparatorie per un furto. Le conseguenze meno note riguardano quel che accade quando cittadini dello spazio Schengen vengono pizzicati ad una nostra dogana con nel baule utensili atti a perpetrare furti con scasso. Gli attrezzi vengono sì sequestrati in applicazione della legge sulle dogane. Ma i loro detentori devono (?) essere lasciati entrare in Svizzera, trattandosi appunto di cittadini appartenenti a Stati dell’area Schengen.

Azioni preparatorie
In effetti il diritto svizzero prevede la punibilità delle azioni preparatorie solo per una dozzina di reati, i più gravi: omicidio intenzionale, assassinio, lesioni gravi, mutilazioni di organi genitali femminili, rapina, sequestro di persona e rapimento, presa d’ostaggio, incendio intenzionale, genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La punibilità delle azioni preparatorie si trova anche nella messa in pericolo della vita altrui tramite sostanze radioattive.
Il furto non è considerato dal legislatore un reato abbastanza grave perché sia punibile l’azione preparatoria prima che essa sfoci nel tentativo; quindi prima del raggiungimento di un certo grado di concretizzazione.
Naturalmente a questo punto parte poi la diatriba in cui sguazzano tribunali, professori ed avvocati: definire dove inizia la punibilità di un’azione preparatoria.

Effetto cascata?
Si è quindi facili profeti nell’ immaginare che, se per impedire l’accesso alla Svizzera di delinquenti stranieri beccati in dogana con il piede di porco nel baule della macchina bisogna rendere sanzionabili le azioni preparatorie per il furto, ciò rischierebbe di implicare un’estensione a macchia d’olio della punibilità delle azioni preparatorie anche ad altri reati di analoga gravità del furto. Mentre l’intenzione del legislatore era quella di riservare detta punibilità ai crimini più pesanti.

Un castello di carte
E’ evidente che non sta né in cielo né in terra che delinquenti stranieri che si presentano alle dogane della “Svizzera paese del Bengodi” con attrezzi per furto debbano essere lasciati passare, anche se gli arnesi vengono confiscati dalla Guardia di finanza. Bisogna quindi intervenire, e presto. Rendere punibile gli atti preparatori anche per il furto parrebbe in effetti la risposta operativa più immediata. Ma attenzione alle reazioni a catena. Mettersi a “tofignare” il nostro diritto interno è poi la soluzione migliore? Il rischio è che a beneficiare – sottoforma di lavoro in più – di eventuali modifiche legislative potrebbe essere principalmente la casta dei legulei azzeccagarbugli in sovrannumero. A maggior ragione se si pensa che il codice penale è come un castello di carte: ne tocchi una e poi non sai mai come va a finire. Esempio lampante è il demenziale programma Via Sicura. Si sono inventati reati “ad hoc” per i pirati della strada e il risultato è che un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza, viene sanzionato più duramente di una rapina.

Chi ha voluto Schengen?
Il fatto che ci si ritrovi a disquisire sulla punibilità degli atti preparatori per furto è l’ennesima dimostrazione che gli accordi di Schengen sono un fallimento.
E, a questo proposito, è opportuno avere bene in chiaro le responsabilità. Il flop-Schengen è stato voluto da tutti i partiti $torici. Solo la Lega e l’Udc si sono opposte allo scriteriato spalancamento di frontiere. E dicevano, i fautori degli squinternati trattati, che essi avrebbero portato “evidenti vantaggi per la sicurezza” (messo nero su bianco!). Ma non solo: grazie a Schengen – così sproloquiava nel 2005 l’allora ministro degli esteri Joseph Deiss, PPD (qualcuno se lo ricorda ancora?) – il segreto bancario sarebbe stato ancorato nel diritto internazionale. Appunto: abbiamo visto come è andata a finire. Sia col segreto bancario che con la sicurezza.

Trattati indifendibili
Che gli accordi di Schengen siano completamente indifendibili lo conferma il fatto che gli spalancatori di frontiere per eccellenza, ossia gli intellettualini rossi da tre una cicca (quelli che abusano delle loro credenziali accademiche per spacciare per verità “scientifiche” le peggio fregnacce ideologiche targate P$) non sanno portare uno straccio di argomento concreto a loro sostegno. A parte, ovviamente, la fetecchiata che tali accordi sarebbero “una conquista”. Sì, certo: una conquista per i delinquenti stranieri…

Fare piazza pulita!
Per rimediare ai danni di questi trattati del piffero, dobbiamo metterci noi a pasticciare il nostro diritto interno? O piuttosto quanto accade con gli aspiranti scassinatori fermati in dogana è un’ulteriore dimostrazione che bisogna fare piazza pulita degli accordi di Schengen?
Del resto, perfino l’ “Anghela” Merkel ha detto che i trattati di Dublino sono ormai superati. E’ quindi evidente che, se Dublino è carta straccia, lo stesso vale per i trattati “fratelli”.
Morale: spazzare via Schengen e chiudere le frontiere!
Lorenzo Quadri

Al pregiudicato italiano Michele Varano ritirato definitivamente il permesso C. Delinquenti stranieri: avanti con la ramazza!

Finalmente una notizia positiva almeno per quel che riguarda l’espulsione degli stranieri che delinquono. La questione, lo abbiamo visto nella cronaca recente, è prioritaria. Altro che “balle della Lega populista e razzista”, come voleva far credere qualcuno. Altro che casi isolati. Per restare alla cronaca recente: come abbiamo visto, i colpevoli dell’omicidio in via Odescalchi sono pregiudicati stranieri. “Bella gente” perfettamente integrata che, oltretutto, vive in Ticino con mentalità da Bronx (i regolamenti di conti tra bande sono una cosa di ordinaria amministrazione). Questi signori sono finora rimasti in Svizzera grazie alla solita giurisprudenza garantista. E’ infatti perché la ridicola condanna a 6 mesi sospesi con la condizionale per aver investito di proposito un poliziotto a Paradiso non è, appunto per giurisprudenza, sufficiente a sostanziare un’espulsione, che l’italo brasiliano del delitto di Chiasso si trovava ancora in Ticino: abbiamo visto con quale risultato. Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

Notizia positiva

La notizia positiva sul fronte dell’espulsione dei delinquenti stranieri è degli scorsi giorni: trattasi del ritiro, dopo lunga epopea giudiziaria, del permesso C al pregiudicato italiano Michele Antonio Varano. Costui si era beccato, tra l’altro, una condanna a 17 mesi sospesi condizionalmente per infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. In seguito era pure stato condannato per lesioni semplici. Il Tribunale federale (alleluia!) ha riconosciuto che l’azione delittuosa di Varano è “ricorrente e non circoscrivibile ad un evento singolo”. Sicché ha disposto il ritiro del permesso di domicilio.

I soldi per i ricorsi?

Da notare che la decisione della sezione della popolazione (quindi del DI) di ritirare il permesso C a Varano data del gennaio 2013. Quindi ci sono voluti quasi tre anni per arrivare ad una sentenza definitiva. Da notare pure che il signore in questione era anche a beneficio dell’assistenza dal 2010, ed ha anche in ballo procedure esecutive per 3.7 milioni di Fr, e attestati di carenza beni per 1.8 milioni. Ma tu guarda che bella gente che ci ritroviamo in Ticino! Però i franchetti per i ricorsi fino al Tribunale federale contro la revoca del permesso C il Varano li ha trovati…

E nümm a pagum

Adesso ovviamente vogliamo sapere quanti soldi pubblici ha ottenuto di assistenza il pregiudicato straniero Michele Varano, che con tutta probabilità aveva altre fonti di entrate non dichiarate.

Non sta né in cielo né in terra che ai nostri anziani con la sola AVS, che hanno costruito questo paese, venga negato un modesto aiuto perché sono proprietari di una casetta o di un terreno invendibile. Però i soldi per mantenere la foffa d’importazione che ha trovato in Svizzera “ul signur indurmentàa”, quelli ci sono sempre. E guai a chi fa un cip! Populismo e razzismo! Oltretutto, visto che Varano lascia dietro di sé 5.5 milioni di “puff”, è palese che i soldi che gli sono stati versati in prestazioni sociali, l’ente pubblico non li vedrà mai più. Dobbiamo quindi accontentarci della revoca del permesso C. Che è senz’altro una notizia positiva. Un po’ di foffa in meno in questo paese. Ma naturalmente è solo un piccolo passo avanti. Servono pulizie di ben altra portata! E qual è l’ostacolo? Facile: malgrado l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano dello Stato sociale sia stata approvata dal popolo ormai da 5 anni, non è ancora stata attuata perché Berna fa melina sulla volontà popolare sgradita (perché non allineata con il dogma delle frontiere spalancate e del manteniamo tutti con i soldi del contribuente). Visto che il 15 novembre ci saranno le elezioni del ballottaggio per il Consiglio degli Stati, non votiamo gli esponenti di quei partiti che si sono sempre opposti all’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri. Qui bisogna prendere la ramazza!

Lorenzo Quadri

Elezioni federali, un grande risultato che ci onora e che rafforza il 9 febbraio. Adesso il lavoro può continuare

E bisogna “portare a casa”!

Non può essere che di grande soddisfazione il bilancio del weekend elettorale appena trascorso. Il primo pensiero è di gratitudine: gratitudine nei confronti degli elettori che hanno permesso alla Lega di infrangere il muro psicologico (ma nemmeno poi tanto psicologico) del 20% in un’elezione federale, e gratitudine nei confronti di tutti i candidati della lista 5 che si sono messi in gioco e hanno “tirato il carro” senza riserve, ognuno secondo le proprie possibilità.

La conferma del 9 febbraio
Il 18 ottobre il Ticino ha riconfermato il 9 febbraio. Si potrebbe dire: “che scoperta”. Eppure, almeno secondo alcuni sondaggi, solitamente attendibili, non era scontato che sarebbe andata così. E non per “demerito” dell’area Lega-Udc, ma a seguito di operazioni di ingegneria elettorale che, in caso di travaso di voti dai verdi ai rossi, avrebbero potuto premiare il P$ nell’alchimia della divisione dei resti. Un raddoppio $ocialista al Nazionale sarebbe stato incomprensibile nella situazione politica attuale, ma soprattutto deleterio per il Cantone – e non solo. Avrebbe significato rimangiarsi la votazione del 9 febbraio. Era pensabile l’uscita di uno scenario del genere dalle urne ticinesi? A bocce ferme e a mente fredda si può rispondere di no: i problemi, soprattutto occupazionali, di questo Cantone in emergenza lavoro – alla faccia di chi si ostina a ripetere, come un disco rotto ed appoggiandosi a statistiche farlocche, che “tout va bien, Madame la Marquise” – sono sotto gli occhi di tutti. Ma a parlare col senno di poi son buoni tutti.

Premiata la coerenza
Il voto ha premiato – con una crescita importante, al di là delle nostre più rosee aspettative – chi si è sempre battuto contro l’immigrazione scriteriata, contro l’esplosione incontrollata di frontalieri e padroncini, e contro il servilismo nei confronti dell’UE. Gli euroscettici di comodo, quelli che, dopo aver passato anni a denigrare le posizioni “populiste e razziste” della Lega, hanno poi maldestramente tentato di fotocopiarle a “cinque minuti” dalle elezioni, non hanno fatto breccia. La politica – Xerox non paga!

Spalancatori bacchettati
Ed è anche giusto e logico che i ticinesi abbiano bacchettato la $inistra che vuole l’adesione all’UE, che pretende frontiere spalancate (al punto da mettersi a starnazzare addirittura contro la richiesta del casellario giudiziale) e che non retrocede nemmeno davanti alla strumentalizzazione più squallida (foto di bambini morti) nel tentativo di imporci di accogliere non già i veri perseguitati, nei cui confronti la Svizzera ha sempre dimostrato la massima generosità, ma centinaia di migliaia di finti rifugiati, ovvero di migranti economici. Una $inistra che, facendo leva sul ricatto morale del razzismo e della xenofobia, vorrebbe costringere il paese a continuare una politica di deleterie “aperture”. Quelle “aperture” che ci hanno portato solo disoccupazione, dumping salariale, delinquenza e traffico. Le statistiche sui ticinesi in assistenza e quelle sui delinquenti stranieri parlano chiaro. Altrettanto chiaro parlano allucinanti fatti di cronaca come l’omicidio di Chiasso ad opera di pregiudicati stranieri che però continuavano allegramente a vivere in Ticino; e questo perché a Berna si fa ancora melina sull’espulsione dei criminali stranieri votata dal popolo ben 5 anni fa.

Widmer Schlumpf A CASA!
Premiando a livello nazionale l’Udc, il popolo svizzero ha anche detto chiaramente che è stufo dei reiterati tentativi di sabotaggio del 9 febbraio. Nessuno può permettersi di trattare la volontà popolare come lo stanno facendo il Consiglio federale e la triade PLR – PPD – P$. Da un anno e otto mesi si sta spacciando come irrealizzabile un voto solo perché esso costituisce una sgradita sconfessione della linea del servilismo patologico finora adottata nei confronti dell’UE. Questa attitudine da lacchè – che è anche una questione di persone, quindi di Consiglieri federali e di diplomatici euroturbo – deve cambiare. Come deve cambiare, visto che si parla di persone, la ministra del 5%, ormai ridotta al 4%, Widmer Schlumpf, la quale va mandata a casa. Se la signora avesse un minimo di decenza avrebbe rassegnato le dimissioni prima delle elezioni. Ma evidentemente ci troviamo davanti ad un personaggio che, oltre ad aver fatto un disastro politico, è bugiardo ed inchiavardato alla cadrega illecitamente ottenuta con un viscido tradimento della democrazia.
Nota personale
Per finire una nota personale. Il fatto di essere stato, come già quattro anni fa, il Consigliere nazionale più votato del Cantone mi onora moltissimo: grazie mille! Questo risultato dimostra 1) che i leghisti non sono poi quelle “capre” che la stampa di regime ed i partiti $torici vorrebbero far credere e 2) che le campagne denigratorie montate nei miei confronti da alcuni media, che fino all’ultimo mi hanno spalato addosso tutta la palta possibile (e che, evidentemente, continueranno a farlo anche in futuro) non hanno portato lontano. L’impegno per il Ticino e per il programma leghista paga. Adesso il lavoro può continuare: e bisogna “portare a casa”!
Lorenzo Quadri

In fumo la credibilità dell’IRE

Lo studio taroccato dice che la sostituzione dei residenti con frontalieri è un’allucinazione collettiva
Speriamo che il Cantone, che ha finanziato l’ennesima indagine farlocca, avrà almeno il buonsenso di farsi restituire i soldi

Agli studi taroccati sul frontalierato siamo stati ampiamente abituati dalla SECO, che ne è una vera fucina. Chiaro: si tratta di studi fatti per piacere al committente, ossia al Consiglio federale. Quindi, al committente mica si può andare a dire che la libera circolazione delle persone, da lui voluta, è un disastro.

Adesso però arriva anche l’IRE a propinare la sua inchiesta farlocca. Dalla quale emergerebbe che non c’è una sostituzione di ticinesi con frontalieri sul mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone. Ohibò. E come fa l’IRE a dirlo? Elementare Watson: chiede alle aziende che assumono frontalieri! Le quali naturalmente rispondono che loro non assumono frontalieri per risparmiare sui salari, ma quando mai! Il pensiero neanche le sfiora! E i frontalieri non vengono certamente assunti neppure perché i responsabili delle risorse umane sono loro stessi frontalieri e quindi si portano dietro amici e parenti dalla terra natìa, “tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”! Figuriamoci! Chi è il populista e razzista che potrebbe pensare una cosa simile? Il motivo dell’assunzione compulsiva di frontalieri è che non si trovano in Ticino i “profili” necessari all’economia! Ah beh, se lo dice l’IRE ci crediamo ad occhi chiusi!

Si cercano frontalieri
Peccato che poi ci si accorge – ma evidentemente non se ne accorgono gli scienziati dell’IRE – che il profilo voluto è, spesso e volentieri, proprio quello del frontaliere. La richiesta non è più solo implicita. Ormai, come vediamo in un numero crescente di occasioni, non ci sono remore nel pubblicare annunci di ricerca di personale in cui si dice apertamente che vengono presi in considerazione solo candidati frontalieri. Ma ve da sé che i politikamente korretti spalancatori di frontiere non hanno nulla da dire su questa scandalosa discriminazione dei residenti. Per carità, l’alto senso morale di queste persone con i piedi bene al caldo si attiva solo per i finti rifugiati…mica per i ticinesotti “chiusi e gretti” che poi ti vanno a votare il 9 febbraio…
Il “profilo”
Visto però che i frontalieri sono passati da 26mila nel 2000 (quindi non nel Pleistocene) ai 62’555 dell’ultimo rilevamento, e che il 70% dei nuovi frontalieri è attivo nel terziario, dove di certo non c’è carenza di “profili” ticinesi, è evidente che la sostituzione c’è eccome. O forse gli scienziati dell’IRE vorrebbero venirci a raccontare che non si trovano ticinesi con il “profilo” adatto per lavorare in ufficio e quindi bisogna rivolgersi oltreconfine? Certo, se il “profilo” richiesto implica la disponibilità ad accettare una paga di 1800 Fr al mese per un lavoro a tempo pieno (vedi sotto), non dubitiamo che tra chi vive in Ticino si faccia fatica a trovarne…

Lo studio dell’Ustat
La teoria della formazione che mancherebbe ai ticinesi (?) viene poi smentita da un altro documento realizzato dal Cantone nel 2013, segnatamente dall’Ustat, ed intitolato “La vigorosa progressione dei nuovi frontalieri in Ticino: chi sono e dove trovano impiego”?, disponibile online. Tale analisi dice che il profilo dei frontalieri è sempre più simile a quello dei residenti. E’ quindi ovvio che essi – a parte i noti settori vedi edilizia – non colmano affatto delle lacune nell’offerta di manodopera locale; semplicemente si sovrappongono. Però possono permettersi di accettare salari inferiori.

E si abbia almeno il pudore di non venirci a raccontare la fregnaccia della formazione migliore, perché il livello delle università italiane con le lauree comprate non è un mistero per nessuno.
E come la mettiamo, scienziati dell’IRE, con il fatto che da anni ormai il numero dei nuovi frontalieri è uguale, se non addirittura superiore, a quello dei posti di lavoro creati in Ticino nell’anno di riferimento? E’ evidente che questo può voler dire solo una cosa: che tutti i nuovi posti di lavoro creati vanno a beneficio dei frontalieri e non dei ticinesi. Ohibò: crescita economica a favore del Belpaese!

Colmo di sfiga…
E come spiegano, oltretutto, gli scienziati dell’IRE il fatto che ci sono 8500 ticinesi in assistenza se non con la saturazione del nostro mercato del lavoro con frontalieri? Colmo di “sfiga” per gli aspiranti premi Nobel per l’economia: il giorno dopo che l’esistenza del mirabolante studio farlocco è diventata di pubblico dominio, il gruppo Ticino&Lavoro ha fatto l’ennesima bella scoperta: un grande magazzino di Ascona assume diplomati a 1800 Fr al mese. Ah ecco, forse sono questi i “profili” che non si trovano in Ticino. Visto che ancora non bastava, anche l’ “Anghela” Merkel ha dichiarato, papale papale, che più immigrazione uguale più disoccupazione. Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?

La beffa
Gli ambienti universitari ticinesi, essendo anch’essi colonizzati da professori frontalieri che si portano da casa assistenti frontalieri, segretarie frontaliere, portaborse frontalieri, e via elencando, farebbero meglio a muoversi con maggior cautela prima di preparare, a tavolino e sigillati nel lussuoso ufficio, studi carta straccia che non rispecchiano affatto la realtà del territorio. Studi che – oltre al danno, la beffa – vengono pagati con soldi pubblici. La SECO, galoppina del Consiglio federale, ha almeno l’attenuante di stare a Berna, lontana dalla quotidianità del nostro Cantone devastato dall’invasione da sud. L’IRE no. Sicché con questa indagine farlocca l’illustre Istituto si è interamente bruciato la credibilità. Dopo una simile performance, chi potrà ancora prendere per buoni i risultati di uno studio dell’IRE?

Si spera almeno che il Gran Consiglio, che ha commissionato lo studio, abbia la decenza di farsi restituire i soldi. Che sono poi soldi dei contribuenti ticinesi – compresi quelli che sono in disoccupazione perché lasciati a casa e sostituiti da frontalieri – presi per il “lato b” da simili perle di scientificità.
Lorenzo Quadri

E poi noi svizzerotti saremmo “chiusi e gretti”? Asilanti: la discriminazione al contrario!

Sul quotidiano italiano “il Giornale” di venerdì, faceva bella mostra di sé in prima pagina il seguente titolone: “La velina del governo – Raccomandazione alle Questure: nascondete i crimini dei profughi” – Necessario “tutelare” i richiedenti l’asilo, anche se delinquono. E’ discriminazione al contrario”.
Nascondere i reati commessi dai sedicenti asilanti non è una priorità solo per il governo italiano del premier non eletto Matteo Renzi (quello che si fa i selfie). Lo è anche per i nostrani spalancatori di frontiere. Dato statistico è infatti che gli asilanti commettono in proporzione molti più reati rispetto alla popolazione residente. Ma come, non arrivava solo brava gente? Tuttavia le statistiche degli asilanti che delinquono provocano travasi di bile tra coloro i quali – kompagni in primis – pretendono che gli svizzerotti accolgano tutti i migranti economici. E, per ottenere frontiere sempre più spalancate, costoro non si vergognano nemmeno di strumentalizzare le foto dei bambini morti.

Escamotage
Ma per tutelare i sedicenti rifugiati si inventano anche ben altri escamotage. Non solo d’immagine e di censura, come quello denunciato dal “Giornale” e che piacerebbe tanto alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. Anche molto pratici e concreti. E, naturalmente, costosi. Chi paga il conto? Ovviamente il contribuente svizzerotto, “chiuso e gretto”, che deve colpevolizzarsi ed auto fustigarsi!

Con l’ultima revisione del settore dell’asilo, infatti, è stato introdotto un nuovo diritto solo per gli asilanti: l’avvocato gratis per tutti! I cittadini svizzeri, per ottenere il gratuito patrocinio non solo devono dimostrare di non potersi pagare il legale, ma deve anche esserci un’altra serie di requisiti. Questo non vale per i migranti economici la cui domanda è stata respinta e che si trovano, dunque, ad avere più diritti dei cittadini elvetici. E’ chiaro: il fatto che gli asilanti ricevano rendite statali più elevate di quelle dei nostri anziani in AVS ancora non era sufficiente! Avanti con la discriminazione al contrario!

Referendum
L’ultima revisione dell’asilo aumenta i diritti dei migranti economici, e di conseguenza la nostra attrattività per i finti rifugiati. Aumenta pure come pure il conto, già stratosferico – due miliardi all’anno! – a carico del contribuente. In compenso, però, decurta quelli dei residenti, le cui possibilità di ricorrere contro l’improvviso insediamento di un centro d’accoglienza di fianco a casa loro, con tutto quel che segue, vengono smantellate alla grande. Del resto, se l’ultima revisione di legge è stata benedetta dai kompagni, un qualche motivo dovrà pur esserci! E’ evidente che essa non comporta alcuna restrizione per i migranti economici, altrimenti la $inistra avrebbe lanciato il referendum, come accaduto in occasione della precedente riforma (i kompagni sono poi stati asfaltati dalle urne).

Adesso invece il referendum l’hanno lanciato Udc e Lega. Il senatore liblab Fabio Abate – tanto per chiarire da che parte pende – in una sua pubblicità lo ha già bollato come irresponsabile. Irresponsabile è semmai l’ostinazione ad aumentare l’attrattività della Svizzera per i sedicenti asilanti, invece di chiudere le frontiere!
I formulari del referendum sono adesso in circolazione anche in italiano: tutti a firmare!
Lorenzo Quadri

Il Consiglio degli Stati è la Camera dei Cantoni. Zero rappresentanti: va bene così?

La Lega dei Ticinesi la scorsa domenica ha potuto “portare a casa” una grande vittoria. Tuttavia, non c’è tempo per dormire sugli allori. Le elezioni non sono affatto finite. Il 15 novembre si giocherà infatti una battaglia importante. Quella del ballottaggio per il Consiglio degli Stati. Lega ed Udc schierano una new entry della politica: Battista Ghiggia. Che però, in pochi mesi, ha saputo farsi apprezzare, arrivando – il 18 ottobre – terzo, dopo i due uscenti, a circa 4000 voti di distanza da Fabio Abate. Un risultato di tutto di rispetto, se si pensa che il nostro candidato ha “messo fuori la faccia” in politica federale solo lo scorso agosto. I due uscenti, invece, siedono entrambi a Berna da 15, rispettivamente 16 anni. La distanza, dunque, non è incolmabile. La partita è ancora da giocare: e va giocata fino in fondo. Perché è una partita importante.

Scelte decisive
Il Consiglio degli Stati è la Camera dei Cantoni. Chi vi viene eletto ci va, dunque, a rappresentare il proprio Cantone di provenienza. A perorare le posizioni e le aspirazioni della maggioranza dei votanti di quel Cantone. Come abbiamo avuto più volte modo di ribadire in queste settimane (repetita juvant) nei prossimi anni a Berna si giocheranno i destini dei nostri rapporti con la fallimentare Unione europea. Si compiranno, dunque, scelte decisive: per il nostro mercato del lavoro, per la nostra sicurezza, per la nostra indipendenza, per la nostra sovranità. Il Ticino, per semplici ragioni geografiche – è incuneato nell’Italia – risente più di tutti delle conseguenze delle decisioni prese sull’UE.

Chiediamo troppo?
I due senatori uscenti, Filippo Lombardi (PPD) e Fabio Abate (PLR) rappresentano forse la maggioranza dei Ticinesi su temi fondamentali come il 9 febbraio, la devastante libera circolazione delle persone, i fallimentari accordi di Schengen, l’espulsione degli stranieri che delinquono? La risposta è chiara: no. In tutti questi temi di capitale importanza, la posizione degli uscenti è contraria a quella della maggioranza dei ticinesi. Ciò vuol dire che oggi la maggioranza dei ticinesi ha zero rappresentati al Consiglio degli Stati.
Chiedere che almeno un senatore su due sia effettivamente rappresentativo della maggioranza dei ticinesi è chiedere troppo? Certamente no! E’ un sogno irrealizzabile? Nemmeno. Potrebbe diventare realtà. Ma dobbiamo volerlo. Non abbassiamo la guardia: il 15 novembre andiamo tutti a votare Ghiggia!
Lorenzo Quadri

Il P$: i ticinesotti devono accogliere e mantenere tutti!

Sospensione di Schengen: la $inistra, chiusa ed intollerante, non accetta la posizione governativa

Ma guarda un po’: secondo il Consiglio di Stato, chiudere le frontiere per evitare un afflusso incontrollato di finti rifugiati “sa pò”. Lo ha detto il governo rispondendo ad un’interpellanza $ocialista. In giugno il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi in un’intervista alla NZZ, aveva infatti avanzato questa ipotesi. Naturalmente i kompagni spalancatori di frontiere si sono immediatamente messi a strillare. Adesso per loro arriva la scoppola: Gobbi era legittimato a prendere quella posizione. Infatti, scrive il CdS, “l ’importante afflusso di richiedenti l’asilo provenienti dall’Italia nel giugno scorso avrebbe potuto comportare problemi di non facile soluzione dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico”.

Reazioni scomposte
Naturalmente la risposta governativa ha portato a nuove scomposte reazioni dalla $inistra, che addirittura si straparla di “clima di terrore”. Come sempre: chiusura ed intolleranza totale nei confronti delle posizioni diverse. E poi, avanti con l’apologia dei migranti economici, tutta brava gente (vedi lo stupratore di Losone, tanto per fare un esempio attuale). E soprattutto, il comunicato del P$ chiarisce ulteriormente la posizione del partito in materia di finti rifugiati: noi svitterotti – “chiusi e gretti”, per usare la brillante definizione del coordinatore Carlo Lepori – dobbiamo colpevolizzarci (perché poi? Mistero) spalancare le frontiere e mantenere chiunque arrivi! Avanti con l’invasione!
Che pena, kompagni, e che tolla! E il fatto che la $inistra abbia approvato l’ultima riforma della legge sull’asilo – quella che vuole offrire, con i nostri soldi, l’avvocato gratis ai migranti economici – ben dimostra la necessità del referendum. Noi, comunque, non ci lamentiamo di certo. Con avversari del genere, per la Lega il futuro è roseo.

Ma Bertoli “può”
Forse è il caso di ricordare ai pesi massimi della nostrana “gauche caviar” che il loro Consigliere di Stato Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli il primo agosto del 2014, in un’allocuzione ufficiale come presidente dell’esecutivo, ha detto che – appunto – sul 9 febbraio bisogna rivotare. Forse che in quell’occasione la $inistra è insorta? Ma quando mai: ha invocato la libertà di espressione. Adesso abbiamo un’ulteriore conferma che in casa $ocialista la “libertà d’espressione” esiste solo a senso unico. Solo per i “loro”. Solo quando fa comodo. Esattamente come la morale e come la legalità. Per i pareri sgraditi, e non allineati, vige la più bieca censura. Quando infatti lo scorso anno il Corriere del Ticino pubblicò i dati sulla criminalità straniera in Ticino, contenuti in una risposta governativa ad un’interrogazione del deputato leghista Massimiliano Robbiani, fioccarono le lettere indignate della $inistra, scandalizzata perché erano state pubblicate cifre – non opinioni o studi; cifre – non in linea con il dogma politikamente korretto. Pretendere di censurare la realtà quando dà ragione agli odiati leghisti (populisti e razzisti) è tipico dei kompagnuzzi nostrani, e dei loro media di regime. Poi si chiedono come mai per le assemblee plenarie del partito basta una cabina telefonica…

Intanto la Simonetta…
Comunque, il Consiglio di Stato ticinese – dove i leghisti sono due su cinque – ha dichiarato che le preoccupazioni di Gobbi sono “legittime”. Una bella scoppola non solo per i kompagni – che, invece di tacere, si sono messi subito a strillare – ma anche per la loro Consigliera federale Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga che, rispondendo ad una domanda di chi scrive, aveva detto che di chiudere le frontiere non se ne parla neanche. E già: il Ticino può anche venire invaso dai finti rifugiati in arrivo dal Belpaese che non applica gli accordi di Dublino. L’importante è “aprirsi”!
Lorenzo Quadri

Chi non ha fatto i compiti? Forse il PLR?

Finalmente, grazie a Zali, arriva l’albo anti-padroncini… ma con anni di ritardo
Dopo anni di attesa, l’albo anti-padroncini prende corpo. L’albo, su cui chi vorrà lavorare in Ticino in determinati settori sarà obbligato ad iscriversi, arriva grazie al ministro leghista Claudio Zali.
L’invasione di padroncini, dovuta alla libera circolazione delle persone senza limiti, è senz’altro uno dei “veri problemi” del Ticino, per usare i termini del PLR. L’ex partitone infatti la scorsa settimana ha avuto la brillante idea di sfottere il direttore del Dipartimento del territorio – odiato leghista – per la proposta del patentino per i fungiatt frontalieri. Peccato che, con questo patentino, Zali abbia dato una risposta concreta ai tanti ticinesi – compresi sicuramente parecchi elettori del PLR – cui non va giù (e a ragione) che nei nostri boschi facciano man bassa di funghi (per poi rivenderli?) razziatori in arrivo da oltreconfine. Un problema “minore”? Forse. Gli è che i liblab non risolvono né i problemi minori di questo sempre meno ridente Cantone, e nemmeno quelli maggiori.
Anzi, semmai li causano.

Alcuni esempi
Ad esempio: chi ha voluto e tuttora vuole la libera circolazione delle persone senza limiti? Il PLR. Chi si è espresso all’unanimità contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venendo asfaltato dalle urne? Il PLR. Di che partito è il Consigliere federale Schneider Ammann che ha affossato il pacchetto di potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone? Del PLR. Ed il ministro degli Esteri Didier Burkhaltèèèèr, quello che vuole la ripresa dinamica, vale a dire automatica, del diritto UE in Svizzera – e quindi addio sovranità nazionale – invece, di che partito è? Del PLR. E quale partito, assieme al P$$, ha un presidente che vuole rifare il “maledetto voto” del 9 febbraio? Il PLR. Quale partito detiene in Ticino dalla notte dei tempi la direzione del DFE e quindi avrebbe dovuto essere in prima linea nel tutelare il mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud, compresa evidentemente quella dei padroncini, ma non l’ha fatto perché la sua ex Consigliera di Stato per otto anni si è nascosta dietro la foglia di fico del “margine di manovra nullo”? Il PLR. E – la chiudiamo qui per carità di patria, ma si potrebbe andare avanti “ad libitum” – quale partito monopolizza le associazioni padronali che dovrebbero tutelare le piccole e medie imprese e gli artigiani ticinesi, ma finora sono state alla finestra? Ancora il PLR!

Quanti hanno chiuso bottega?
Ben si vede, quindi, che l’ex partitone non è minimamente nella condizione di fare il “di più” con chicchessia. Tanto più che, come scritto dal Mattino la scorsa settimana, a causa dell’inattività dei suoi esponenti governativi e padronali – alla fine ci ha dovuto mettere una pezza Zali che, come direttore del Dipartimento del Territorio, dovrebbe occuparsi di altre questioni – l’albo anti-padroncini ha cumulato almeno 5 anni di ritardo. Nel frattempo il numero di questi ultimi è triplicato, a tutto danno degli operatori economici ticinesi. Quanti artigiani e piccole imprese hanno dovuto chiudere bottega perché portati al fallimento dalla concorrenza sleale in arrivo da Oltreconfine? Quanti disoccupati ticinesi hanno generato queste chiusure? E quali costi sociali?
Bisogna continuare
L’albo anti-padroncini è di certo una buona iniziativa. Ma altre devono seguire. Bisogna continuare il lavoro. Ad esempio pretendendo che anche la Confederazione elimini la possibilità delle notifiche online per i prestatori d’opera. E, soprattutto, trasmettendo dette notifiche direttamente All’agenzia delle entrate italiana, di modo che quest’ultima possa andare a battere cassa: ciò costituirebbe un potente deterrente contro il lavoro nero.
Anche i controlli anti-padroncini al confine, che evidenziano ogni volta tassi di irregolarità stratosferica, andrebbero intensificati. Ma si potrebbe anche pensare di rendere obbligatorio il pagamento delle fatture con bonifico bancario sul conto italiano dell’artigiano o ditta.
E perché non pubblicare online – per la serie: quando ci vuole, ci vuole – l’elenco di chi si rivolge a prestatori d’opera d’oltreconfine? La lista, peraltro, esiste. Un paio d’anni fa chi scrive ha avuto l’opportunità di gettarvi un occhio. Tra gli assuntori di padroncini per lavori in casa figuravano politici di primo piano che di certo non avevano bisogno di risparmiare sulla manodopera…

Il margine di manovra
Come si vede, dunque, il margine di manovra per combattere l’invasione da sud non è affatto nullo, come amava ripetere a mo’ di mantra l’ex Consigliera di Stato PLR. Il margine di manovra c’è eccome; altro che “sa po’ fa nagott”! Però bisogna volerlo cercare. Un po’ come i funghi, tanto per restare in tema. Lo si deve voler cercare – ed usare. I ministri leghisti “lo vogliono”. Avanti!
Lorenzo Quadri