I kompagni insistono con la presa in giro: “manifestate contro l’Unione europea”. Ma negli obiettivi del P$ c’è l’adesione all’UE

In piazza per la Grecia; e per i ticinesi?

Ohibò: il Dr Franco Cavalli, già capogruppo socialista alle Camere federali e già aspirante consigliere agli Stati, invita – virtualmente, tramite comunicato stampa – la $inistra svizzera ed europea a scendere in piazza contro l’UE (sic). Spunto per il pugnace appello, lo si sarà immaginato, è la crisi greca e le condizioni che gli eurobalivi hanno imposto ad Atene. Il comunicato è sottoscritto non solo dal dr. Cavalli, ma anche dall’insultatore di morti Adriano Venuti e da Enrico Borrelli. Ah beh, questi ci mancavano. Non potevamo certo rimanere senza dei pareri così autorevoli: c’era da perderci il sonno la notte.

Sta di fatto che in questi giorni la $inistra ticinese in campagna elettorale ha moltiplicato gli appelli contro l’Unione europea. Quello di Cavalli&Co è solo il più recente ed il più colorito. E’ infatti guarnito da perle del calibro di questa: “il capitalismo ha generato il nazismo”. Ah beh, e Pol Pot invece, tanto per fare un esempio, chi l’ha generato?

In piazza per la Grecia

E’ strano però: sui disoccupati ticinesi che non hanno un lavoro in quanto soppiantanti dai frontalieri e dai padroncini, i kompagni non hanno niente da dire. Anzi, prendono le difese dei frontalieri. Invece per la Grecia ecco che si stracciano le vesti. Ma si sa che i problemi dei ticinesi – chiusi e xenofobi – non sono abbastanza chic ed “internazionali” per diventare oggetto di manifestazioni. Anche perché una fetta non indifferente dei problemi dei ticinesi è provocata proprio dalla devastante libera circolazione delle persone senza limiti. Che i kompagni hanno sempre sostenuto ad oltranza.

Qualche amnesia?

Dunque  per la $inistra nostrana – quella che si vanta di avere una linea coerente, indipendente dal tornaconto elettorale, mentre gli altri sono tutti “populisti” – l’Unione europea sarebbe di colpo diventata un vaso di turpitudini antidemocratiche ed antisociali. Strano. Qualcuno deve essersi dimenticato che nel programma del P$ figura l’adesione della Svizzera all’UE. Non certo perché qualcuno ha inserito il punto nel programma e poi se ne è dimenticato. I kompagni si sono peraltro sempre opposti al ritiro della domanda d’adesione all’UE da parte della Svizzera. Domanda che sarà anche congelata. Ma intanto c’è, e la sua sola presenza nuoce alla posizione negoziale della Svizzera nei confronti dei funzionarietti di Bruxelles e quindi alla popolazione svizzera. Grazie, partiti $torici e $inistra!

Trasformare in realtà

Da notare che per la $inistra, quella che adesso si finge antieuropeista, l’adesione all’UE non è una semplice “utopia”. I kompagni continuano a brigare per trasformarla in orrenda realtà. Visto che ciò non è possibile in un colpo solo, applicano la tattica del salame (una fetta alla volta). Questo in  concreto significa: sì all’applicazione “dinamica”, cioè automatica, del diritto UE (quindi le leggi ce le impongono i balivi di Bruxelles); omologazione all’UE ovunque; e soprattutto – e prioritario – sabotaggio del “maledetto voto” del 9 febbraio, che “va rifatto”.

E vogliamo fare finta di niente su tutte le accuse di “populismo e razzismo” vomitate dai kompagni su chi da sempre combatte l’asservimento della Svizzera all’Unione europea?

La marsina è sempre la stessa

La $inistra ticinese non è stata folgorata sulla via di Damasco. Non ha cambiato idea sull’UE o sulla libera circolazione delle persone. Non ha neppure voltato marsina. La marsina è sempre la stessa: europeista, internazionalista e spalancatrice di frontiere fino all’ultima fibra. I pittoreschi appelli a manifestazioni di piazza contro l’UE – che mai si faranno – sono solo fumogeni a buon mercato. Appena il fumo si dirada, si vede benissimo che la marcia verso l’UE del $ocialismo nostrano procede esattamente come prima e come sempre.

Però, alla faccia della coerenza: i kompagni vogliono far entrare la Svizzera nell’Unione europea di cui loro stessi dicono peste e corna. Poche idee ma ben confuse. Chi si crede di menare per il lato B? Non certo i cittadini ticinesi che, ne siamo certi, ai prossimi appuntamenti elettorali sapranno come premiare questo genere di “prestazioni”.

Lorenzo Quadri

La RSI perde malgrado abbia tutto l’establishment dalla sua. La pillola non va giù

Inutile che la direzione dell’azienda cerchi di delegittimare le critiche: lorsignori hanno preteso di farsi finanziare da un’imposta ma pensano di poter ridurre al silenzio chi è costretto a pagare?

In casa RSI cominciano a suonare i campanelli d’allarme. La scorsa settimane Mediapulse ha fornito i dati dell’audience dei primi sei mesi del 2015. Si scopre che le reti RSI perdono complessivamente 5.7 punti percentuali, passando da 35.5% a 29.8%. Anche SRF e RTS sono scese, ma di tre punti percentuali circa. Il calo della RSI è stato dunque del doppio rispetto a quello delle “consorelle”.

Un mese fa, per contro, la RSI è stata sonoramente bocciata dai cittadini ticinesi, che hanno detto njet al canone obbligatorio per tutti – che è poi altro non è se non una nuova imposta.

Inceppamento?

Dunque sembra proprio che l’ingranaggio si stia inceppando. La pretesa della SSR di farsi finanziare tramite un’imposta ha certamente esasperato gli animi. Pretendendo di far pagare il canone (più caro d’Europa) anche a chi non vuole o non può disporre di apparecchi di ricezione si è andati troppo in là. Oltretutto sarebbe opportuno rendersi conto che non si può prima vendere il principio di causalità come se fosse il dogma universale e poi quando fa comodo fare retromarcia per far pagare tutti “senza giusta causa”.

Giusto per non farsi mancare niente, il nuovo sistema lo si è pure voluto imporre a suon di ricatti: in caso di No ci sarebbe andato di mezzo il Ticino, la coesione nazionale, l’italianità, e chi più ne ha più ne metta. Perché, per meglio spaventare i cittadini, prima della chiamata alle urne la votazione è stata caricata di ogni sorta di significati extra. Una decisione su un modello (sbagliato) di riscossione del canone è diventata una decisione sui massimi sistemi. Ma i ticinesi non ci sono cascati.

Si relativizza

Fa quindi uno strano effetto vedere che dalle pagine del Corrierone del Ticino di mercoledì il presidente della CORSI Gigio Pedrazzini fa inversione di marcia, dichiarando che si è votato su un nuovo sistema di percezione del canone. Interessante notare come anche la caduta degli ascolti venga relativizzata. In fondo sono solo “uno tra tanti” elementi di giudizio. Ohibò. Se gli ascolti invece di scendere fossero saliti, scommettiamo che si sarebbe venduto il risultato come un grande trionfo, altro che relativizzare…?

Establishment schierato

Ma a fare ancora più specie è la lamentela da parte del presidente della CORSI che nessuno difenderebbe la RSI dagli attacchi (?). A noi risulta invece che tutti i partiti, tranne Lega ed Udc, si siano schierati, anche il 14 giugno, pro-RSI. Idem la totalità della stampa, tranne il Mattino. Perfino il Procuratore generale John Noseda, prima della votazione sul canone obbligatorio, si è prodotto in un’invasione di campo (alla faccia della separazione dei poteri) naturalmente a sostegno della causa radiotelevisiva.

Il problema è che la RSI è stata mazzuolata dai cittadini non perché abbandonata dall’apparato, ma malgrado la difesa ad oltranza da parte dell’apparato. E il problema è che dopo la batosta del 14 giugno a Comano e a Besso non è cambiato nulla. Perché l’azienda è impermeabile ad ogni critica sul servizio offerto. Il Consiglio del pubblico e l’ombudsman sono delle semplici foglie di fico. L’obiettivo è far credere che lo spettatore abbia voce in capitolo. La vera funzione è, invece, dare ragione all’emittente sempre e comunque, in una continua orgia di autocertificazione. Del resto il Consiglio del pubblico fallisce già nella sua composizione.   Dovrebbe per definizione rappresentare “il pubblico”. Quindi  le varie sensibilità politiche e sociali dal paese. Invece rappresenta solo quelle dell’azienda, dato il plateale sbilanciamento verso sinistra, mentre la Lega viene di proposito tagliata fuori.

Scaricati dal cittadino

L’unica “facoltà” rimasta allo spettatore è quella di non accendere il televisore o di cambiare canale, pagando comunque il canone più alto d’Europa. E da un mese continua a pagarlo anche se butta via la TV. Al contrari di quel che sembra credere il presidente della CORSI Gigio Pedrazzini, non è certo il mondo “politico, economico e culturale” ad aver scaricato la RSI. E’ il comune cittadino. Magari perché è stufo di sorbirsi propaganda europeista spacciata per servizio pubblico? Ma a Comano e a Besso nemmeno ci si chiede cosa stia succedendo. Figuriamoci, il problema non esiste. Il consiglio del pubblico certifica che “l’è tüt a posct”. L’audience? E’ un elemento irrilevante. E comunque è tutta colpa dei populisti e razzisti della Lega e del Mattino.

Lorenzo Quadri

La SECO insiste: anche in Ticino “tout va bien, Madame la Marquise”. Basta con i tentativi di lavaggio del cervello!

Perché il presunto calo della disoccupazione (calcolato in base ad indicatori taroccati) non viene messo in relazione con l’esplosione dei casi d’assistenza?

 

E ti pareva se i produttori seriali di statistiche taroccate della SECO non se ne uscivano a dire che anche in Ticino la disoccupazione è in calo, che il tasso di senza lavoro in giungo è sceso di 0,2 punti percentuali dal 3.5% al 3.3%, e via snocciolando numeri e tabelle. L’obiettivo di questo esercizio è fin troppo manifesto: tentare di far credere che sul fronte del lavoro “tout va bien, madame la Marquise”, che non c’è alcuna emergenza, e che quindi la devastante libera circolazione delle persone senza limiti è una figata pazzesca: sicché sabotare il “maledetto voto” del 9 febbraio è cosa buona e giusta.

 

Problemi? Ma quando mai!

Naturalmente le statistiche della SECO sull’occupazione fanno il paio con le sue recenti esternazioni, che datano solo di un paio di settimane fa, in base alle quali il dumping salariale in Ticino “non è un grosso problema”. E comunque, secondo la direttrice Marie Gabrielle Ineichen Fleisch Serbelloni Mazzanti Viendalmare, la colpa per la situazione occupazionale nel nostro Cantone è del Ticino stesso che “non prende in mano la situazione”.

Eh certo: ci sono segretarie frontaliere pagate 9 Fr lordi all’ora –  ultima scoperta del sindacato OCST – però il dumping salariale “non è un problema”. Quanto al non prendere in mano la situazione: è evidente che negli ultimi 8 anni, il DFE targato PLR non ha fatto un tubo a tutela del mercato del lavoro ticinese. Tuttavia a congelare il potenziamento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone non è stato certo il Ticino. E’ stato il consiglio federale. E più precisamente il ministro dell’Economia, ancora PLR, Johann Schneider Ammann. Che è poi il capo di Madame Marie Gabrielle.

 

Njet al potenziamento

Ed è stato sempre il Consiglio federale a dire njet a proposte incisive a tutela del mercato del lavoro ticinese: ad esempio lo “scambio automatico d’informazioni” sulle notifiche dei padroncini. Questo scambio di informazioni permetterebbe al fisco italiano di identificare evasori a migliaia, dal momento che i padroncini lavorano tutti in nero. Però secondo la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga,  trasmettere al fisco italiano l’elenco delle notifiche “sa po’ mia”. Ohibò, ma la Svizzera – ed in prima linea i kompagni – non montavano la panna sulla necessità di combattere l’evasione fiscale e con questa storiella hanno sfasciato la piazza finanziaria? Però l’evasione fiscale dei padroncini non è un problema? Anche l’evasione fiscale è a due velocità? C’è quella buona e quella cattiva?

 

Indicatori farlocchi

Tornando all’ultima statistica  farlocca della SECO sulla disoccupazione, ovviamente allestita a scopo propagandistico pro devastante libera circolazione delle persone: si sa benissimo che queste statistiche si basano su indicatori che non sono rappresentativi della realtà. Se infatti, come è il caso, una persona che lavora un’ora alla settimana risulta occupata, è chiaro che poi i conti non tornano. Inoltre nelle statistiche della disoccupazione non figurano i senza lavoro che sono stati rifilati all’assistenza o all’AI, quelli che seguono programmi d’inserimento professionale, i giovani parcheggiati in una qualche scuola, chi semplicemente ha rinunciato a lavorare (ad esempio perché in famiglia c’è  già un reddito, del marito o della moglie, e ci si arrangia con quello) e così via.

 

E l’assistenza?

Si va a strombazzare che il tasso di disoccupazione diminuisce, però lo si fa in perfetta malafede, per ingannare i cittadini. Infatti non si dice che il numero delle persone in assistenza è letteralmente esploso e continua a crescere. Le persone in assistenza in questo ridente e solatìo Cantone sono quasi 8500: 1000 in più rispetto al luglio del 2013. In cinque anni la crescita è stata del 40% e la tendenza è sempre al rialzo. E ricordiamoci che, grazie alle deleterie politiche della ministra del 5% Widmer Schlumpf, ci deve ancora arrivare addosso la scoppola dello smantellamento della piazza finanziaria, con conseguente massiccia perdita di posti di lavoro.

Ed è anche perfettamente inutile venirci a raccontare storielle rassicuranti sull’aumento dei posti di lavoro in Ticino. Può anche darsi che aumentino, il problema è che i frontalieri aumentano a ritmo ben più rapido. Ciò vuol dire che nuovi posti di lavoro creati in Ticino non vanno a vantaggio dei residenti: essi, al contrario, si trovano sempre più tagliati fuori. Vanno a vantaggio dei frontalieri.

 

Rapporti-alibi

Cominciamo ad averne “piene le scuffie” che i signori della SECO, naturalmente tutti scienziati, tentino maldestramente di dipingere scenari rosei, su mandato dei padroni del Consiglio federale, pensando, in questo modo, di prendere in giro i ticinesi. E non solo. E’ ovvio che questi rapporti taroccati servono al Consiglio federale (capo della SECO) come alibi per continuare a fregarsene del mercato del lavoro ticinese devastato: “ma le statistiche dicono che… per cui non servono misure particolari”: è il bieco ritornello che a Berna si sente ormai da anni.

E, tanto per una volta, ci troviamo d’accordo con l’ex presidente P$ Saverio Lurati, che nelle scorse settimane ha scritto: “sarebbe il caso di delocalizzare questi inetti della SECO per un mese in Ticino” affinché si rendano conto della reale situazione del nostro Cantone.

Altro che starsene barricati in un comodo ufficio bernese sotto il condizionatore che soffia e il bicchierone di the freddo sulla scrivania, con lauto stipendio e posto di lavoro garantito fino alla pensione, a giochicchiare con le statistiche e ad autoerotizzarsi cerebralmente con i grafici pensando di prendere per il lato B chi il lavoro non ce l’ha perché il Ticino, per colpa della libera circolazione delle persone, è diventato – Corriere di Como dixit – la “valvola di sfogo della crisi occupazionale lombarda”.

Lorenzo Quadri

Arrivano in massa i presunti “minorenni”

Clandestini: alla frontiera italo-francese di Mentone-Ventimiglia

E stranamente il Belpaese si rifiuta di riammetterli

Sulla frontiera di Mentone – Ventimiglia succede di tutto e di più. Il tema, lo si sarà capito, sono i clandestini. Tra Italia e Francia la situazione è incandescente da tempo. Ed infatti la Francia ha, di fatto, eretto un muro sul confine. Un muro fatto non di mattoni, ma di poliziotti. Perché l’Italia non registra i clandestini. E quindi i paesi limitrofi si proteggono. L’ultimo allarme lanciato dal dipartimento francese delle Alpes-Maritimes, riferisce “le Figaro” nei giorni scorsi, riguarda i minorenni, o presunti tali, che arrivano non accompagnati in particolare dall’Eritrea, dall’Angola e dal Congo.

Nel dipartimento appena citato, nel mese di giugno sono stati accolti 170 di questi minori. Praticamente la stessa quantità di tutto l’anno 2014.  I minorenni hanno uno statuto di protezione speciale. In Francia gli scriteriati spalancatori di frontiere (ci sono anche lì) hanno già lasciato ad intendere che faranno di tutto per poter sfruttare le facilitazioni di cui dispongono i minorenni per allargare il diritto d’asilo a tutti. Le conseguenze di un simile “disegno” sarebbero fin troppo evidenti: aumento esponenziale dell’attrattività per i migranti.

Situazione sempre più pesante

Particolarmente interessante, in quest’ambito, la posizione di Eric Ciotti, presidente del Consiglio dipartimentale delle Alpes-Maritimes: “l’Italia rifiuta di riammettere i minori perché questo tipo di riammissione non è previsto negli accordi di Schengen/Dublino”. C’era forse qualche dubbio? Intanto la situazione, nel dipartimento di confine francese, si sta facendo sempre più pesante: il 60% dei minorenni alloggiati in internato sono migranti. L’autorità francese si sta dando da fare per stabilire la vera età di tanti clandestini che potrebbero in realtà essere benissimo maggiorenni anche se dichiarano il contrario.

E da noi?

Aspettiamo di conoscere come l’esplosione di migranti presunti minorenni non accompagnati, che si sta verificando a Ventimiglia-Mentone, si manifesterà anche da noi. Sappiamo già,  l’esperienza francese docet, che l’Italia rifiuterà di riammettere i minori. Del resto, il Belpaese, proprio per non doverli riammettere, registra tre clandestini su dieci. Questo comportamento costituisce una flagrante violazione degli accordi di Dublino. Lo ha scritto il consiglio di Stato al Consiglio federale. Sulla lettera trasmessa a Berna, tutti i membri dell’esecutivo cantonale – quindi anche Bertoli – concordavano. La storia che l’Italia registra tre migranti su dieci, dunque, non se l’è inventata il Mattino populista, razzista e “gretto”, per usare la brillante definizione del presidente ad interim del P$  Carlo Lepori. Ricordiamo che, secondo i kompagni, la Svizzera dovrebbe farsi carico del 10% dei migranti del Mediterraneo (naturalmente pagano loro).

Il punto di rottura

Mentre che l’Italia viola allegramente gli accordi di Dublino, non ha però remore a denunciare la Svizzera ai funzionarietti di Bruxelles per presunta violazione degli Accordi bilaterali, a causa del moltiplicatore dei frontalieri e della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale prima del rilascio di permessi B e G.

A questi giochetti non ci stiamo. Non basta che il Belpaese nei nostri confronti sia inadempiente su tutto, senza naturalmente che ciò porti ad uno straccio di reazione elvetica (“tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”). Oramai la sfrontatezza ha raggiunto lo stadio successivo: invece di fare i compiti, la vicina Penisola si premette anche di denunciarci (che pagüüüüraaaa!). Si tratta, è evidente, di un pretesto per non concludere accordi con la Svizzera. Ma si tratta anche di una dimostrazione di malafede. Non possiamo continuare a far finta di nulla. Il punto di rottura è stato ampiamente superato. Questi sono i risultati che si ottengono con la via delle trattative diplomatiche e rispettose delle regole. E’ chiaro che occorre cambiare registro. Anche quest’anno, la decisione di versare comunque i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, malgrado i motivi per non farlo ci fossero tutti – il CdS li elenca nel suo ennesimo scritto a Berna, che i destinatari nemmeno leggeranno – è stato un errore capitale.

Lorenzo Quadri

Asfaltiamo gli euro-turbo!

La Svizzera deve combattere la sua grande battaglia di libertà

Le ormai prossime elezioni federali costituiscono un’opportunità da non lasciarsi scappare per appioppare ai turboeuropeisti una batosta di quelle che non si scordano per un bel pezzo.

L’UE si sta mostrando per quello che è: un’entità antidemocratica gestita da funzionarietti che credono di poter comandare senza uno straccio di legittimazione popolare. Che fanno disastri nella più totale impunità. La catastrofe  greca è un monumento di ipocrisia ed incapacità che ormai tutti denunciano a gran voce. La Grecia è stata accolta nell’UE e poi nella moneta unica nella piena consapevolezza che la sua situazione era catastrofica (c’è una storia lunga decenni a testimoniarlo), che i conti pubblici erano truccati. Davvero si credeva di ottenere qualcosa con l’austerity? O piuttosto si pensava forse di andare avanti all’infinito a foraggiare con soldi altrui?

L’esempio greco

Quel che accade con la Grecia è solo il più plateale di un lungo elenco di flop. L’Unione europea pretende di imporre ai suoi Stati membri, e a quelli che si fanno colonizzare come è il caso della Svizzera, le frontiere spalancate e la libera circolazione delle persone. Che però si è immediatamente trasformata nella libera circolazione dei disperati. Ha portato povertà e delinquenza. L’UE ha voluto privare i popoli della facoltà, ottenuta a caro prezzo, di decidere del proprio destino e di difendere i propri confini. E sì che lo diceva già il re di Prussia Federico il Grande, che certo non era un campione di democrazia: “una nazione libera non si fa portar via facilmente la sua libertà”. Qualcuno dunque s’illudeva che bastassero gli squallidi lavaggi del cervello a colpi di politikamente korretto e di accuse di populismo e razzismo per annichilire ogni desiderio di autodeterminazione?

Il giocattolo è rotto

Il giocattolo si è rotto. In sempre più Stati membri UE vincono quelle forze politiche che chiedono la restituzione della sovranità scippata; e scippata per farne un uso pessimo.

In Austria si voterà contro l’UE. La Gran Bretagna ha promesso il referendum entro il 2017. In Francia il Front National cresce in modo inarrestabile. L’Ungheria prende a pesci in faccia lo sciagurato principio del “dobbiamo aprirci” e costruisce barriere per difendere i propri confini. Ma anche la Francia ammassa la polizia alla frontiera per arginare i clandestini. La Germania si fa finanziare le autostrade facendo pagare pedaggi solo agli stranieri. E noi dovremmo rimanere gli unici asserviti?

Da non dimenticare

In questo marasma ricordiamoci di due cose. Punto primo. L’Unione europea è debole. Perde pezzi per strada. Si fa forte solo nei confronti di chi cala le braghe. La Svizzera l’ha fatto per troppo tempo. E’ ora di uscire dal letargo. Se non sappiamo farci valere ora, tanto vale che chiudiamo baracca e burattini. Perdere questa opportunità per farci valere sarebbe un errore capitale.

Punto secondo: chi vuole sabotare il “maledetto voto” del 9 febbraio ci vuole portare nell’UE. Una riconferma dei bilaterali senza limiti spianerebbe la via all’adesione. Cancellerebbe qualsiasi velleità di mantenimento della nostra sovranità. Equivarrebbe a dire a Bruxelles: abbiamo scherzato, in casa nostra comandate voi.

Battaglia decisiva

Chi vuole rivotare vuole portarci nell’UE. Quell’UE – anche perché non ce n’è un’altra – che gli stessi kompagni hanno definito antidemocratica ed antisociale. Però loro vogliono l’adesione. Perché, Pietro Martinelli dixit, è l’”ultima utopia”. Noi di simili utopie ne facciamo volentieri a meno.

Perdere adesso la battaglia decisiva sulla limitazione dell’immigrazione significa, per noi, perdere tutto. E allora mandiamo a Berna chi questa grande battaglia di libertà la vuole combattere. E puniamo chi, invece,  vuole renderci definitivamente i servi di un’UE a cui nessuno crede più!

Lorenzo Quadri

Ben venga ogni “legnata” all’UE!

Visto che gli eurobalivi attentano costantemente alla nostra sovranità e democrazia

La crisi greca sta mettendo in ginocchio UE. L’Unione europea, in preda alle solite manie di grandezza, ha voluto prima annettere la Grecia, poi farla entrare nell’euro, ben sapendo che Atene non rispettava, ma nemmeno per sbaglio, neanche mezzo parametro. E che truccava i conti pubblici. Ma naturalmente nessuno dei grandi statisti UE si è mai accorto di alcunché: “tüt a posct”! Ed intanto miliardi pubblici partivano a getto continuo in direzione della “culla della democrazia”. Del resto i funzionarietti di Bruxelles, quelli che vorrebbero comandare (?) senza uno straccio di legittimazione democratica,  altro non sono che trombati o scartine dei governi nazionali, scaricati nei gremi comunitari per limitare i danni in patria. Non ci si poteva dunque attendere chissà quali prestazioni. Ma magari per qualche capo di Stato membro, l’asticella avrebbe potuto legittimamente essere posta più in alto.

Il bubbone è scoppiato

Com’è come non è, il bubbone è scoppiato e l’UE traballa. Le colpe se le porta tutte a casa la Grecia. Non ne è esente. Ma chi ha chiuso gli occhi, versato e lucrato? Non dovrà mai render conto a nessuno?

Non crediamo poi che la questione non ci riguardi. Il conto lo pagheremo anche noi cittadini elvetici, entusiasti foraggiatori (addirittura in esubero: siamo svizzerotti, che diamine!) del FMI. Ed intanto la forza del franco sale…

Anche l’Ungheria

Ma i funzionarietti di Bruxelles non sono certamente in tilt solo per la Grecia. Anche l’Ungheria ha contribuito a dare un bello schiaffo all’Unione europea. La famosa barriera sul confine con la Serbia è un monumentale pesce in faccia agli eurobalivi. Quelli che, come l’alta (?) commissaria Federica Mogherini (velina di Renzi) se ne vanno in giro a dire che “nessun migrante verrà rimandato in patria contro la sua volontà”. L’Europa subisce un assalto senza precedenti, ma i funzionarietti UE non sono in grado di fornire alcuna risposta.

La vituperata Ungheria con il suo “muro” (più che altro un recinto) difende se stessa, ovviamente. Ma difende anche i confini dello spazio Schengen. Quei confini per cui i funzionarietti-scartina alla Mogherini non fanno assolutamente nulla. E che dire di un personaggio repellente come Jean Claude Juncker, ex premier lussemburghese riciclato (l’europarlamentare leghista Borghezio l’ha definito pubblicamente “faccia di M…”: non molto elegante, ma azzeccato) che nel segreto bancario del suo paese ci ha sguazzato alla grande e senza ritegno, e come presidente della Commissione UE pretende di calare lezioni alla Svizzera?

L’Ungheria andrebbe dunque ringraziata da tutta l’UE, altro che condannata. Ma questo, è chiaro, non accadrà. Allora la ringraziamo noi. Non solo per il “muro”, di cui comunque siamo anche noi beneficiari: dieci anni fa abbiamo infatti aderito, con il voto contrario dei ticinesi, a quel bidone dello spazio Schengen.  L’Ungheria la ringraziamo perché qualsiasi scossone dato alla sbrecciata, fallita, antidemocratica e – soprattutto – nemica UE è un regalo prezioso per noi. Che dalla (dis)unione veniamo continuamente attaccati nella nostra sovranità e democrazia.

Che differenza!

Tornando alla Grecia, la sua lezione è importante anche per un altro aspetto. Che tragica differenza tra i suoi leader che, pur essendo letteralmente in braghe di tela, hanno messo in ginocchio l’UE, ed i governanti svizzeri.  I nostri consiglieri federali, pur partendo da posizioni di forza, ci hanno svenduti. E poi: la Grecia ottiene dall’Europa miliardi a palate mentre a noi si tenta di far credere che limitare la devastante libera circolazione delle persone non si può (“sa po’ mia”)? Cerchiamo almeno non essere ridicoli. Portare a casa l’applicazione del 9 febbraio si può. E non solo si può. Si deve. E’ chiaro il messaggio?

Lorenzo Quadri

Il presidente nazionale uregiatto Darbellay fa outing: ticinesi, prendete nota! Il PPD: Widmer Schlumpf va riconfermata

E sul 9 febbraio: “E’ inaccettabile che un partito borghese sia contro i Bilaterali”

E’ un vero peccato che certe interviste non varchino il Gottardo. Quella rilasciata alla NZZ dal presidente nazionale del PPDog Christophe Darbellay – che otto anni fa squallidamente intrigò per cacciare Blocher che aveva vinto le elezioni e mettere in Consiglio federale al suo posto la ministra del 5% Widmer Schlumpf – è ricca di “perle”. Delle autentiche chicche che meritano di essere conosciute anche in Ticino.  Anche se per il PPD ticinese la non diffusione dell’intervista al presidente nazionale è, in effetti, una fortuna.

Tema dell’intervista, che occupa quasi un’intera pagina della NZZ del 4/5 luglio scorso,  sono le ormai prossime elezioni federali.

Alcune chicche

Darballay apre il suo capolavoro comunicativo con un vero colpo da maestro: “Secondo le inchieste sono il presidente di partito più credibile”. Chi si loda, dice il vecchio detto, s’imbroda. Ed infatti arriva ben presto un piccolo campionario della credibilità di questo signore – tra l’altro solito a pubblicare sui “social” foto dei figli minorenni per farsi campagna politica.

Chicca numero uno. Dichiara il presidente nazionale PPD: “ci impegneremo maggiormente nei popolosi cantoni di Zurigo, Argovia, Berna e Vallese, dove, con 92 seggi, viene eletta quasi la metà del Consiglio nazionale”.  Traduzione: del Ticino, che di seggi al nazionale ne ha solo 8, non me ne frega un tubo.

Chicca numero due. “Abbiamo bisogno di più persone come il consigliere nazionale Guillaume Barazzone, che fa porta a porta nei quartieri ginevrini”. Traduzione: il PPD non è cambiato affatto; altro che abbandonare il bieco galoppinaggio degli scorsi decenni. Per noi il galoppinaggio è un fattore essenziale. Vogliamo più galoppini!

Chicca numero tre: “Il presidente del PLR, Philipp Müller, è più chiaro del suo predecessore”. Il predecessore in questione, Fulvio Pelli, ringrazia per l’apprezzamento. Da notare che l’ultima posizione “di peso” del Müller è stata: bisogna rivotare il 9 febbraio. Per la serie: chi s’assomiglia…

Chicca numero quattro: “Il PPD è un partito dei valori”. Ed infatti, in nome dei “valori”, nel Canton Berna candida al Nazionale un’ex miss Kosovo, naturalmente con doppio passaporto. La prorompente bellezza balcanica dichiara: “Il lavoro di modella e la politica non sono poi così differenti. Una modella, o una miss, riveste il ruolo di ambasciatore di un paese come farebbe un politico”. Ah beh, lei sì che ha capito tutto del lavoro politico! La ringraziamo per l’illuminante ed istruttiva spiegazione, che ci apre un nuovo mondo. La domanda nasce spontanea: ma i “valori” del PPD sono il doppio passaporto o sono la gn_cca?

 

Bisogna sostenere Widmer Puffo

Ma il piatto forte arriva quando l’intervistatore tocca il tema, scottante, della riconferma della ministra del 5% Widmer Schlumpf. Costei, come noto, è in carica grazie ai voti del PPD, oltre che a  quelli del P$. Gli uregiatti la sosterranno ancora? Risposta di Darbellay: “I Consiglieri federali in carica che fanno bene il loro lavoro devono venire rieletti”. E aggiunge: “Questa linea è diffusa anche nel gruppo PPD alle Camere federali”.

Dunque, la maggioranza del PPD sosterrà ancora la catastrofica ministra del 5%! Sicché, se qualche candidato ticinese in campagna per le elezioni federali penserà di fare il furbetto sostenendo il contrario, sbugiardatelo subito! Il presidente nazionale è stato inequivocabile!

Posizioni inaccettabili

 Da notare che per il signor Darbellay calare integralmente le braghe sul segreto bancario senza alcuna contropartita significa “lavorare bene”! Tentare di cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri (dopo aver affermato pubblicamente il contrario) significa “lavorare bene”! Svendere gli interessi del Ticino all’Italia significa “lavorare bene”! Dire che “bisogna rivotare sul 9 febbraio” significa lavorare bene!

E naturalmente anche su quest’ultimo punto Darbellay ci illumina sulla posizione del suo partito (ma allora dillo che vuoi che il PPD ticinese si estingua…): “le posizioni dell’Udc contro la via bilaterale sono inaccettabili per un partito borghese”.

Poiché le “posizioni” in questione sono l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” ne consegue che, per il presidente del PPD, il voto del 9 febbraio è “inaccettabile”.

Ringraziamo Christophe Darbellay per aver chiarito le idee agli elettori ticinesi che adesso sanno, per le elezioni di ottobre, chi non votare.

Lorenzo Quadri