Chiasso: il ritorno di Peppone e don Camillo

 

Intanto la politichetta e la stampa di regime si arrampicano sui vetri per imbastire polemiche su un caso che nemmeno esiste

Il PPD chiassese, in manco di ruolo e di visibilità, ha voluto montare un caso sull’articolo pubblicato la scorsa domenica sul Mattino dalla vicesindaco di Chiasso e consigliera nazionale leghista Roberta Pantani. Uno scritto critico nei confronti dell’arciprete di Chiasso, Don Feliciani: un religioso che abusa del pulpito per fare politica pro frontiere spalancate  e contro la Lega. E che  – ben lungi dall’amare tutti, come lui dichiara – ha espulso dalla sua (?) Chiesa fedeli rei di avere con sé l’odiato Mattino, oltre a manifestare pubblicamente il proprio disprezzo per leghisti e lettori dell’odiato domenicale.

Ora, se Don Feliciani vuole effettuare delle “purghe” tra i fedeli e svuotare la sua (?) Chiesa riducendo la comunità religiosa della cittadina di confine al suo “cerchio magico”, il problema è suo e semmai dei suoi superiori. Ma non si vede perché la libertà d’opinione di cui gode l’arciprete chiassese non dovrebbe valere anche per la vicesindaco (che, evidentemente, non ha alcun bisogno di avvocati d’ufficio).

La vicesindaco, nel suo tanto criticato articoletto, si è limitata semplicemente a rilevare che dei chierichetti di Don Feliciani provengono da “altre culture”, senza fornire elementi identificativi né giudizi di valore. Anzi, aggiungendo addirittura che “i bambini sono uguali in tutto il mondo”.

Apriti cielo! La semplice constatazione ha dato la stura ad un’ondata di grottesca ipocrisia politicamente corretta. Eh già, perché adesso dire che un immigrato è un immigrato sarebbe un’azione vergognosa. O la Peppa! Ohibò, spalancatori di frontiere multikulti, guardate che “immigrato” non è mica un insulto! Che il PPD chiassese, per ricordare alla comunità locale di esistere ancora, abbia voluto montare una polemica sul nulla, non sorprende; si potrebbe dire che fa parte delle “regole del gioco” (almeno, di quello di certuni). A lasciare basiti è invece come certi media, con chiaro intento politico-partitico, abbiano tentato di saltare sul carro, bramosi di creare un “caso” dove non ce n’è l’ombra, pur di attaccare l’odiato “nemico” nell’avvicinarsi delle elezioni. Compresa la TV di Stato.

Emblematico l’articolo, dai toni esagitati ma privo di contenuti, che il direttore de La Regione ha pensato bene di pubblicare in prima pagina sull’edizione di mercoledì. Seguito il giorno dopo, ma guarda un po’, da un servizio (?) nella cronaca chiassese realizzato interpellando tutti i partiti. Accipicchia!

Di “inaudito e gravissimo” – per parafrasare il titolo dell’invettiva del direttore de La Regione – c’è solo che la stampa radikalchic, appena asfaltata dalla votazione di domenica sulla scuola che (non) verrà, sia ormai ridotta a raccogliere le più inconsistenti cicche per imbastire campagne denigratorie contro i detestati avversari. E poi questi stessi personaggi con la morale a due velocità hanno ancora il coraggio di montare in cattedra a sproloquiare sulla qualità e sulla pluralità dell’informazione.

Lorenzo Quadri