Ci fregano un’altra volta!

Dialogo economico italo-svizzero: per colpa dei burocrati bernesi, si terrà in inglese!

 

Nuova dimostrazione di come i burocrati bernesi si fanno fare fessi dai vicini del Belpaese. E poi ad andarci di mezzo è il Ticino.

Con il Belpaese le vertenze aperte sono parecchie. Non solo la notoria questione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, che si trascina ormai dal 2015 e che mai andrà in porto perché l’Italia non lo vuole. Nel limbo c’è anche l’accesso degli operatori finanziari ticinesi al mercato italiano. Non si tratta di una questione di lana caprina. In ballo ci sono tanti posti di lavoro che potrebbero venire spostati dal Ticino ad oltreramina.

Come se non bastasse, nelle scorse settimane l’Agenzia delle entrate italiana si è messa a stalkerare direttamente le banche ticinesi a proposito delle attività transfrontaliere, inviando formulari minacciosi oltre che fumosi direttamente agli istituti di credito. E naturalmente i “gendarmi” italici pretendono risposte in tempi brevi. Dai camerieri bernesi dell’UE, come di consueto, sul tema non è arrivato un cip. Fosse successo alle banche zurighesi…

In inglese

Si dà però il caso che il prossimo 21 marzo sia prevista l’edizione 2019 del dialogo economico tra Belpaese e Svizzera. Come intendono dialogare i burocrati bernesi con i vicini a sud? In inglese! E ciò malgrado negli anni scorsi si sia sempre usato l’italiano. E’ chiaro che andare in Italia a parlare in inglese è il modo migliore per farsi fare fessi ancora una volta. Evidentemente questo accade perché il burocrate di riferimento sotto le Cupole federali non sa l’italiano. E quindi il Ticino fa le spese dell’ignoranza linguistica degli strapagati funzionari della Confederella. Al proposito chi scrive ha depositato una domanda al Consiglio federale. La risposta dovrebbe arrivare lunedì.

Svegliarsi, mai?

E’ manifesto che, con una simile mentalità, mai gli svizzerotti potranno ottenere alcunché dall’Italia. Se ci affidiamo ai bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, stiamo freschi!

Sicché: cosa aspettiamo a procedere con il blocco dei ristorni? Adesso che l’ex partitone ha dichiarato, almeno in Ticino, di voler disdire la famigerata Convenzione del 1974 (mentre i deputati liblab ticinesi a Berna, per parare il lato B al ministro italosvizzero Ignazio KrankenCassis, si sono affrettati a dare l’altolà al loro stesso partito: per la serie, poche idee ma ben confuse) in governicchio dovrebbe esserci la maggioranza necessaria per compiere questo passo, nevvero?

O vuoi vedere che l’uscita dell’ex partitone sulla Convenzione del 1974 era una semplice boutade per fare fessi gli elettori in vista del 7 aprile?

Lorenzo Quadri