Civica nelle scuole: un sì per il futuro del paese!

Chissà come mai, gli oppositori sono tutti esponenti della gauche-caviar antisvizzera

 

Il 24 settembre i cittadini ticinesi saranno chiamati ad esprimersi anche a proposito dell’insegnamento della civica nelle scuole medie e medie superiori  in qualità di materia a sé stante con una sua propria valutazione, così come chiedono l’iniziativa “Educhiamo i giovani alla cittadinanza” ed il relativo controprogetto.

Questa iniziativa, come noto lanciata dall’imprenditore Alberto Siccardi e sostenuta da un comitato interpartitico di cui fanno parte anche esponenti leghisti, ha raccolto ben 10mila firme nell’arco di pochi giorni. Il rapporto elaborato da Michele Guerra ha ottenuto in Gran Consiglio una solida maggioranza. Segno evidente, dunque, che la proposta piace. Comprensibilmente: perché, al momento, le lacune sono enormi. Oggi, in barba a quanto figura sulla carta, la civica i giovani non la imparano proprio. Si trovano così a fronteggiare l’impegno di cittadini-elettori senza aver ricevuto la necessaria preparazione.

Si trattasse di insegnare il multikulti…

Che la scuola ticinese insegni anche i fondamenti della nostra democrazia diretta (o semidiretta) con le sue preziose peculiarità,  i diritti e doveri che comporta, pare la cosa più naturale del mondo. Eppure a $inistra  non ne vogliono sapere e vanno a caccia di pretesti per opporsi. Proprio quella parte politica che non esita ad infarcire le griglie orarie degli allievi con le più inverosimili ciofeche – ultima trovata in ordine di tempo: l’educazione sessuale all’asilo – quando si tratta della civica alza un muro di njet (ma non erano proprio loro ad essere contrari ai muri?). Si trattasse di insegnare multikulturalismo, europeismo e spalancamento di frontiere, poco ma sicuro che le ore-lezione necessarie si troverebbero in un battito di ciglia.

La situazione attuale

Chi combatte l’iniziativa in votazione lo fa per un solo motivo: perché non vuole che la civica venga appresa. Quello che vuole è lo statu quo: ovvero, uno pseudo-insegnamento che esiste solo sulla carta ma non nella realtà. Ovvio: per certe cerchie ideologiche, è meglio mantenere i giovani nell’ignoranza delle peculiarità del sistema elvetico. Ciò non sorprende affatto da parte di chi questo sistema lo vuole rottamare in nome del solito trito mantra delle “aperture” e dell’”eurocompatibilità”.  E’ più facile svendere il “modello svizzero” se nemmeno si sa cos’è! L’ignoranza, dunque, è pagante… per chi vuole approfittarsene.  E che diamine: ci mancherebbe solo che fosse la scuola ticinese, gestita dal DECS con capodipartimento P$ che ha piazzato nei posti chiave tutti i “suoi”, ad alimentare criminali sentimenti di identità nazionale!

Come dice l’Addolorata Marra di Botrugno, ben riassumendo il pensiero del partito che ha in mano la scuola pubblica del nostro Cantone: “la Svizzera non esiste”. Ecco cosa deve insegnare la scuola nell’era bertoliana. Non certo il contrario!

Non a caso il direttore del DECS si è arrampicato sui vetri nel tentativo, miseramente fallito, di far dichiarare irricevibile l’iniziativa “Educhiamo i giovani alla cittadinanza”, onde impedire che i cittadini fossero chiamati alle urne. Questo tanto per ribadire la considerazione in cui certe cerchie tengono i diritti popolari (ed infatti all’indomani del 9 febbraio 2014 pretendevano di rifare la “maledetta votazione”): niente di strano che si oppongano al loro insegnamento.

La scuola non è un feudo della $inistra

Poiché di motivi oggettivi per opporsi alla civica non ce ne sono, l’iniziativa a suo sostegno ha fatto uscire allo scoperto le incattivite obiezioni ideologiche di chi crede che la scuola ticinese sia il proprio orticello. E guai a coloro che osano metterci il becco. Se poi si tratta, come nel caso concreto, di un comitato iniziativista non di $inistra, apriti cielo!

Il fatto che tra gli oppositori della civica non ce ne sia uno che non sia spalancatore di frontiere e multikulti, rende evidente che storielle quali la griglia oraria sovraccarica – naturalmente sovraccarica solo quando fa comodo a certuni – sono dei semplici pretesti. I veri motivi del Njet sono altri.

Il voto a favore della civica a scuola serve quindi non solo ad assicurare ai futuri cittadini le conoscenze necessarie per decidere, quando verrà il momento, il futuro del paese. Serve anche a chiarire alla gauche-caviar antisvizzera che la scuola pubblica ticinese è, come dice il nome, di tutti: non è loro proprietà esclusiva.

Lorenzo Quadri