Concessione SSR: proprio vero che, passata la festa…

Altro che ridimensionarsi! La Doris vuole gonfiare ancora di più la TV di Stato

Ma guarda un po’. A fine anno scadrà la concessione della SSR, sicché il Consiglio federale (e segnatamente il Dipartimento Leuthard) si prepara a rilasciare quella nuova, valida per il periodo 2019 – 2022.

Nel frattempo la SSR ha annunciato il proprio piano di risparmio. Il famoso “Piano R”, che evidentemente sta per “Piano Ridicolo”. Quella che con enfasi da tragedia greca viene presentata come una riforma “incisiva” per mantenere le promesse fatte prima della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag è infatti una barzelletta. Essa prevede 100 milioni di risparmi, a fronte di un canone da 1.3 miliardi di Fr all’anno, a cui vanno aggiunte ancora le entrate pubblicitarie. Altro che tagli. Queste sono le briciole!

E’ dunque confermato quanto più volte previsto su queste colonne: passata la festa, gabbato lo santo.All’emittente di regime, dopo il 4 marzo, tutto va avanti come prima. La “cacarella” provocata dal No Billag non ha portato alcun ravvedimento. Al contrario: la propaganda di regime spacciata per servizio pubblico continua ad oltranza. Come pure il lavaggio del cervello agli svizzerotti, chiusi e gretti, che vanno ammaestrati al “pensiero unico” multikulti, eurolecchino, xenofilo, islamofilo e spalancatore di frontiere.

Se si vuole che la SSR cambi, la via è una sola: l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr. Si spera dunque che verrà lanciata quanto prima.

La musica non cambia

Detto della dirigenza SSR. Forse che i sette scienziati bernesi, rispettivamente il Dipartimento Doris, intendono tenere conto, nella nuova concessione, di quanto emerso dal dibattito sul No Billag? Ed in particolare del famigerato “No critico” all’iniziativa?

Ricordiamo inoltre che già dalla  votazione del giugno del 2015 sul canone obbligatorio, passato letteralmente per il buco della serratura (ovvero per meno di 3000 schede), il Dipartimento Leuthard  non ha tratto alcuna conclusione. Nei suoi rapporti farlocchi sulla SSR ha continuato a suonare sempre lo stesso disco: “l’è tüt a posct!”.

Ebbene, e c’era da scommetterci, la musica non cambia nemmeno ora. Proprio come la SSR, anche la Doris ed i suoi reggicoda prendono la gente per i fondelli. Nella nuova concessione all’emittente di regime per il periodo 2019 – 2022, infatti, non figura proprio nulla delle promesse pre-votazione sul No Billag. Al contrario: si va avanti come prima; addirittura peggio di prima! E, alla faccia dei presunti risparmi, il governicchio federale continua a gonfiare l’emittente di regime come una rana.

La “piramide di Cheope”

Del resto, come abbiamo visto di recente, il kompagno Canetta , direttore della Pravda di Comano, ha annunciato che i lavori per il nuovo campus megalomane da 100 milioni continueranno come previsto. Hai capito? Questi strillano per i “tagli” ma poi non solo non cancellano nemmeno una trasmissione (e sì che al proposito avrebbero solo l’imbarazzo della scelta), ma costruiscono pure la piramide di Cheope in quel di Comano. Etutto per una radiotelevisione con un bacino d’utenza lillipuziano; inversamente proporzionale alle manie di grandezza dei suoi dirigenti.

Quarant’anni fa, quando nel Belpaese c’era praticamente solo la RAI, e l’allora RTSI si riceveva in gran parte dell’Italia, una politica televisiva “espansionistica” poteva avere un senso. Ma nel frattempo il mondo è cambiato. Il bacino italico è andato perso. Però alla Pravda di Comano ancora si crogiolano in un’anacronistica “grandeur”,  reggendosi la coda uno con l’altro. Un po’ come quei generali che, a guerra persa, muovono divisioni che non esistono più.

Gonfiare come una rana

Si diceva che il Dipartimento Leuthard prosegue nell’operazione: “gonfiamo la SSR come una rana”. Chiaro: si tratta del megafono della casta. Ed infatti la Doris vorrebbe permettere alla Tv di Stato di “svilupparsi”, quindi di dilagare, anche nel settore online. Con i soldi del canone più caro d’Europa. Il che costituirebbe un clamoroso esempio di concorrenza sleale, distorta con soldi pubblici, a quei portali che devono sopravvivere in internet senza i miliardi estorti al contribuente. Non è finita. Con incredibile faccia di tolla, nella nuova concessione si vorrebbe permettere alla TV di Stato di avanzare ogni quattro anni nuove pretese finanziarie (ovvero: chiedere più soldi!). Qui qualcuno (qualcuna) è caduto/a dal seggiolone da piccolo/a. Si blatera di “risparmi” e poi…? Ma non se ne parla nemmeno! Il canone “Billag” va dimezzato!

Il mandato

Naturalmente, anche per quel che riguarda il mandato all’emittente di regime, la nuova concessione lancia nel water tutte le promesse pre-votazione sul No Billag. Ad esempio: alla faccia del risparmio e del ridimensionamento, si continua a montare la panna sull’ “intrattenimento” radiotelevisivo: un settore che non rientra neppure più nel tanto decantato (ed abusato) concetto di servizio pubblico. Nell’anno di disgrazia 2018 la gente non ha certo bisogno della SSR per farsi intrattenere. Tanto più che quest’ultima – e gli esempi si sprecano – abusa perfino dell’intrattenimento (ma anche dello sport) per fare propaganda di regime pro “aperture”. Sicché, quello dell’intrattenimento è un settore da cui la SSR, RSI in primis, deve fare dei passi indietro. Ah già: ma ci sono i raccomandati della casta da piazzare… a partire dai registi fratelli dei direttori.

“Integrazione”?

Ultima boiata: nella nuova concessione è previsto addirittura un articolo apposta per i migranti, il 14. Come no: paghiamo il canone più caro d’Europa per fare una televisione per immigrati. Con una tolla degna di miglior causa, il Dipartimento Leuthard si riempie la bocca con la TV che “deve contribuire all’integrazione” (sempre per la serie: “devono entrare tutti e devono restare tutti”!).

Ma col piffero! Integrarsi è compito dello straniero che arriva in Svizzera. E di certo nonpaghiamo il canone più caro d’Europa perché venga utilizzato per l’ennesimo piano di (fallimentare) “promozione dell’integrazione”. A questa voce già si spendono vagonate di soldi pubblici; e qualcuno ci magna alla grande.

Lorenzo Quadri