Consiglio federale e frontalierato: cerotti sulla gamba di legno

La risposta del Consiglio federale all’interpellanza del sottoscritto sui gravi problemi in cui il Ticino si dibatte a seguito della libera circolazione delle persone (dumping salariale, lavoratori residenti sostituiti da frontalieri, concorrenza sleale dei padroncini italiani a danno degli artigiani ticinesi,…) e le proposte in esso contenute,  hanno tutta l’aria del classico cerotto sulla gamba di legno.

In effetti, l’intero documento è molto più “menavia” rispetto a come viene presentato dai riassunti apparsi nei media. A credito dell’esecutivo federale va detto che, nella sua risposta, si intravvede quanto meno un  vago cambiamento d’impostazione. Finora, secondo il Consiglio federale, in Ticino con i Bilaterali andava tutto a meraviglia. Frontalieri che lavorano al posto dei residenti? Ma quando mai! Adesso la versione è leggermente diversa, in compenso più contorta. Infatti il Consiglio federale scrive di «non aver trovato alcun elemento di prova di un soppiantamento dei lavoratori residenti da parte dei frontalieri. Tuttavia i dati non consentono neppure di escludere un fenomeno di questo tipo». Poi, però, si torna a negare clamorosamente l’evidenza: «Dall’analisi dei dati suddetti non è emersa l’esistenza di una particolare pressione salariale nei Cantoni di confine». Forse che le segretarie a 1000 euro al mese non sono forse una pressione sui salari?

Quella che mediaticamente è stata presentata, in modo piuttosto azzardato, come una grande rivelazione è però l’informazione seguente: «Nel 2012 il Consiglio federale presterà particolare attenzione all’andamento dei salari d’ingresso nelle regioni di confine. A tale scopo sono previste verifiche dei salari versati ai frontalieri occupati nei settori più vulnerabili di alcuni Cantoni di confine, come il Cantone Ticino». Meglio di niente, si dirà. Bella scoperta. Ma quali sono, secondo il Consiglio federale, i “settori più vulnerabili”? Non viene detto da nessuna parte. E poi: cosa si intende per “verifiche”? Verifiche a tappeto? Verifiche a campione di un permesso su 10mila? Verifiche una volta e poi chi si è visto si è visto?

Come si vede, si rimane parecchio sul vago.

Piaccia o non piaccia, dalla situazione attuale non si esce se non tornando a ridare la priorità ai lavoratori indigeni. Ovvero: si rilascia il permesso per l’assunzione di un frontaliere solo se è dimostrato che non si è trovato un residente. Ma di questo il Consiglio federale non vuole proprio sentir parlare: perché, sottolinea, l’accordo sulla libera circolazione non lo permette. Grazie tante: lo sapevamo da un pezzo. Ed è per questo che l’accordo in questione va rivisto o fatto saltare.

Concludere poi con l’affermazione «Il Consiglio federale ritiene che l’attuale sistema offra ai Cantoni sufficienti strumenti per impedire ricadute negative della libera circolazione delle persone sui salari» denota scarsa della situazione ticinese. D’altra parte, è interessante notare che non vengono citate le ricadute negative sull’occupazione.

E’ ancora una volta evidente che a Berna i problemi del Ticino  vengono considerati – a voler essere generosi – con una buona dose di superficialità.

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

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