Consiglio federale: sì all’elezione popolare

L’iniziativa lanciata dall’Udc nazionale per l’elezione popolare del Consiglio federale è riuscita. I cittadini svizzeri saranno dunque chiamati a votare. L’opportunità di un governo federale eletto del popolo si fa sempre più palese. A seguito dell’attuale sistema di elezione parlamentare, i membri del Consiglio federale diventano di fatto dei funzionari, che non devono rendere conto a nessuno del proprio operato. Capita inoltre che vengano nominate persone la cui visione politica è in antitesi con il risultato delle urne. Il caso Blocher del 2007 è plateale. Malgrado la linea impressa da Blocher avesse portato l’Udc ad una vittoria elettorale, rendendo così l’allora “ministro della Giustizia” il Consigliere federale con il miglior diritto a rimanere in carica, un vergognoso golpe parlamentare ordito da PPD e Sinistra portò alla sua estromissione dal governo. Al suo posto siede oggi Eveline Widmer Schlumpf, il cui partito non ha però neppure lontanamente i numeri per giustificare la presenza di un proprio Consigliere federale. Poi dicono che il popolo è sovrano…

La questione europea è altrettanto emblematica. E’ evidente che il Consiglio federale è filoeuropeista in misura incompatibile con i risultati delle urne. Risultati che peraltro il governo non perde occasione per tentare di aggirare. L’esempio più recente è quello dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri delinquenti.

Gli oppositori dell’elezione popolare dell’Esecutivo federale sostengono che il popolo bestia non sarebbe in grado di scegliere con oculatezza i propri governanti, in quanto si farebbe incantare da venditori di padelle. A parte il fatto che questa tesi, tipica di chi deve digerire una batosta elettorale, è ancora tutta da dimostrare, lo stesso identico discorso vale per il parlamento. Per cui, tra venditori di padelle, meglio averne uno che almeno può vantare la legittimità di un’elezione democratica.

Inoltre, se davvero la persona democraticamente eletta non dovesse rispondere alle aspettative, potrà sempre venire mandata a casa quattro anni dopo. Invece, il sistema di elezione parlamentare garantisce al Ministro una cadrega potenzialmente a vita. Il ritiro avviene dopo molti anni, a discrezione del titolare, quando quest’ultimo ritiene di avere “dato” (o preso, fate voi) a sufficienza; in genere, questo accade nel bel mezzo della legislatura, in base a dettami di sordida convenienza partitica, che nulla hanno a che vedere con gli interessi del paese.

Quanto all’argomento della “stabilità”: puzza di storiella inventata da chi si aggrappa ad uno scranno come una cozza allo scoglio. Se un governo vuole durare nel tempo, deve anche dimostrare di disporre del consenso popolare necessario.

Del resto, al giudizio del cittadino devono sottoporsi i consiglieri comunali, i municipali, i deputati in Gran Consiglio, i consiglieri di Stato ed i parlamentari federali. Non si vede perché i Consiglieri federali dovrebbero continuare a costituire l’unica, privilegiata eccezione.

 

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