Contro l’autodeterminazione sempre le solite fregnacce

E’ ormai oltre un quarto di secolo che la casta va avanti a catastrofismo e fake news

 

L’establishment, o casta che dir si voglia, combatte l’iniziativa “per l’autodeterminazione” con terrorismo economico e ricatti morali. Ovvero, con il suo modus operandi consueto, applicato ormai da oltre un quarto di secolo: vedi la votazione sull’adesione allo SEE del dicembre 1992.

Nell’ambito del terrorismo di regime rientra la fandonia delle centinaia di accordi internazionali che sarebbero in pericolo (?) in caso di approvazione dell’iniziativa. Come ha chiarito uno dei padri dell’ultima revisione della Costituzione, l’ex consigliere agli Stati PPD (!) Hansheiri Inderkum, si tratta di “affermazioni populiste che appartengono al regno della fantasia”. In altre parole: balle solenni.E lo stesso vale per la presunta inaffidabilità della Svizzera in caso di accettazione dell’iniziativa. A seguito della quale, secondo la casta, nessun paese vorrebbe più concludere trattati con Berna.

Punto primo: se la smettiamo di sottoscrivere accordi-capestro con l’UE abbiamo soltanto da guadagnarci. Questi accordi hanno un solo obiettivo: portarci nell’Unione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta).

Punto secondo: la priorità della Costituzione (e quindi della volontà popolare) sul diritto internazionale era la regola fino al 2012. Prima che il Tribunale federale – con giudici eletti dalla partitocrazia per prendere decisioni politiche – cambiasse le carte in tavola. In questo modo il TF ha messo a segno un vero e proprio golpe contro i diritti popolari, e dunque contro il popolo. Per la massima goduria della casta che da anni attenta ai diritti popolari. Ma forse che prima del 2012 nessuno voleva concludere trattati internazionali con l’inaffidabile Svizzera? Suvvia, siamo seri! La Corte costituzionale tedesca ha deciso nei mesi scorsi che la Costituzione nazionale ha la precedenza sui trattati internazionali. Non risulta ci sia stato un fuggi-fuggi di partner dall’ “inaffidabile” Germania. La realtà è che non esiste al mondo paese che metta sistematicamente gli accordi internazionali davanti alla propria Costituzione, come invece vorrebbe fare il triciclo PLR-PPD-PS.

Punto terzo:qualcuno si dimentica che la stabilità politica e giuridica di cui la piazza economica svizzera ha sempre beneficiato è stata costruita con la democrazia diretta e con in vigore la precedenza del diritto costituzionale sugli accordi internazionali. Questo è il modello che ha determinato il “successo” del paese. Ed è proprio questo  modello che l’establishment vuole rottamare.

Punto quarto:“La salvaguardia della reversibilità di principio delle decisioni dello Stato è una virtù democratica essenziale alla politica ed alla legislazione”.Parole e musica dell’illustre giurista tedesco Michael Klöpfer, già professore di diritto all’università di Berlino. Che di diritto evidentemente ne capisce “un po’ di più” dei politicanti della partitocrazia. Gli accordi internazionali non valgono in eterno. Se il popolo tramite decisione democratica decide che bisogna cambiare rotta, questo deve accadere. La volontà popolare va rispettata: solo così si crea stabilità.

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’UE. Si sciolgono anche i matrimoni. E non è perché esiste il divorzio che non vengono più celebrate nozze. Invece adesso i partiti cosiddetti storici pretendono di farci credere che i trattati internazionali capestro devono durare in eterno?

Raffica di iniziative?

Inoltre, siamo seri: raccogliere le firme necessarie ad un’iniziativa popolare (100 mila) non è certo cosa di tutti giorni. Prima di arrivare ad una votazione popolare, poi, passano anni. Ed ovviamente le iniziative possono anche essere bocciate (in effetti accade nella maggioranza dei casi). Immaginare un domani l’approvazione di una raffica di iniziative popolari che invaliderebbero centinaia (!) di accordi internazionali, come sostiene l’establishment promotore dell’asservimento della Svizzera all’UE, è una presa in giro. E’ evidente che l’accordo internazionale che ciurla nel manico è uno solo. Quello sulla devastante libera circolazione delle persone. Ed è proprio questo accordo che la casta sta, ancora una volta, puntellando con i soliti mezzucci: terrorismo di regime, tentativi di lavaggio del cervello, fake news, statistiche farlocche,…

Il ricatto sui diritti umani

Quanto alla storiella dei diritti umani in pericolo. Che la Svizzera verrebbe espulsa dalla Convenzione dei diritti dell’Uomo in caso di Sì all’autodeterminazione, lo dicono i contrari a detta iniziativa. Sempre il solito squallido ricatto morale. Sempre il solito tentativo di delegittimare e denigrare quelli che non intendono inchinarsi a 90 gradi davanti al pensiero unico pro-UE e pro-frontiere spalancate. Dire “nemici dei diritti umani” è infatti analogo a dire “fascisti e razzisti”. Sempre la stessa solfa!

Ed in ogni caso, le prestazioni a tutela dei diritti umani della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) le abbiamo viste con la recente sentenza di condanna di una donna austriaca rea di aver detto, durante un seminario sull’islam, che il matrimonio tra l’ultracinquantenne Maometto ed una bambina di sei anni “si può definire un caso di pedofilia”. La CEDU ha dunque mostrato chiaramente il proprio volto.  Inginocchiata agli islamisti, si è inventata il reato di blasfemia. Ma solo per l’Islam. Dopo aver deciso, in recenti sentenze, che il sentimento religioso cristiano può essere offeso eccome, ha stabilito che quello dei musulmani, invece, va assolutamente rispettato “in nome della pace religiosa”. Eh già: i musulmani mettono bombe, i cristiani no. Sicché, giù le braghe!

Due pesi e due misure, a vantaggio della religione dei migranti economici e contro i nostri diritti fondamentali tra cui conta, a non averne dubbio, la libertà d’espressione. Ecco come i giudici stranieri della CEDU difendono i diritti umani. Di simili  giudici e di simili sentenze non abbiamo proprio bisogno. Ed in Svizzera i diritti umani sono già tutti presenti nella nostra Costituzione. Del resto, nemmeno l’UE in quanto tale riconosce la giurisdizione della CEDU. Dovremmo continuare a farlo noi?

Lorenzo Quadri