Da fissazione di pochi “razzisti” a problema di primo piano

L’inquietante parabola dell’islamizzazione dell’Europa. E il peggio deve ancora venire

 

Quanto ci vorrà perché in Svizzera nasca – ed entri nelle istituzioni – un partito del Corano?

In Italia è nato di recente il PAI, partito anti islamizzazione. Il primo punto del suo programma è: “contrastare ogni forma di radicalizzazione dell’Islam ed ogni tentativo di sottomettere la libertà sociale e culturale dell’occidente”. I fondatori precisano che “bisogna evitare che succeda come in Gran Bretagna, dove ci sono corti islamiche”.

E’ probabile che anche in altri paesi nasceranno iniziative del genere. Accompagnate dai  soliti strilli al razzismo e alla xenofobia.

In Svizzera ci sono già, per fortuna, delle forze politiche che combattono l’islamizzazione del paese: vedi Lega ed Udc.

In pochi anni

Fino a pochi anni fa, la lotta all’islamizzazione sarebbe stata considerata un tema futile. Una battaglia di retroguardia su un “non problema”. Ricordiamo bene le indegne fregnacce che i fini intellettuali (?) di casa nostra – naturalmente tutti dello stesso colore ed abituati a reggersi la coda a vicenda – raccontarono quando l’iniziativa antiburqa, lanciata dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, era in fase di raccolta firme. Stesso scenario ai tempi della votazione. L’appuntamento con le urne, come noto, si risolse in un trionfo dell’iniziativa. A quattro anni di distanza, gli spalancatori di frontiere multikulti ancora travasano bile.

L’islamizzazione, che  alle nostre latitudini fino ad un recente passato sarebbe stata considerata una fissazione di pochi beceri e squinternati xenofobi, in tempo record è diventata uno dei problemi numero uno dell’Occidente. Al punto che cominciano a nascere i partiti “a tema”. E nessuno ne ride.

Per molti anni l’Europa (Svizzera inclusa), rincoglionita dal politikamente korretto e sotto il costante ricatto morale dei multikulti spalancatori di frontiere, non si è accorta di cosa bolliva in pentola. Chi invece vedeva, è stato denigrato, delegittimato ed isolato come razzista e xenofobo. L’islam ne ha approfittato guadagnando posizioni. E adesso tocca correre ai ripari.

Il primo tentativo

Se nel Belpaese nasce il partito anti-islamizzazione, la preoccupazione è che in tempi nemmeno tanto lunghi alle nostre latitudini possa vedere la luce il suo contrario: ossia il partito islamico. Qualche avvisaglia c’è già stata. Nel Canton Vaud – dove, ma guarda un po’, nelle scorse settimane è stato effettuato uno spettacolare arresto di alcuni jihadisti: una coincidenza? –  nell’autunno 2016 le associazioni islamiche (accompagnate dai soliti ro$$i attori) hanno sostenuto pubblicamente il referendum contro la legge anti-accattonaggio votata dal Gran Consiglio. Il motivo?  La nuova legge sarebbe contraria ai principi del Corano. Capita l’antifona?

Si tratta della prima esplicita entrata a gamba tesa nel dibattito politico svizzero di ambienti musulmani che tentano di ribaltare una decisione democratica in quanto “contraria al Corano”. Questo “ballon d’essai” deve preoccupare. Anche se nel caso concreto è finito in nulla.  Esso è infatti la prova irrefutabile che anche da noi ci sono immigrati islamici, magari addirittura naturalizzati, che pretendono di modellare le leggi svizzere sul Corano: un testo che con il nostro Paese non c’entra un tubo. Né le associazioni musulmane di vario ordine e grado, comprese quelle ticinesi, fanno mistero di aspirare al riconoscimento dell’islam quale religione ufficiale in Svizzera. Il P$$, naturalmente, applaude entusiasta.

Sapremo affrontarlo?

Non ci vuole dunque molta fantasia per immaginare che in tempi non troppo lunghi assisteremo alla nascita di un partito ispirato all’Islam. Il quale naturalmente, per far fessi gli svizzerotti, dissimulerà le proprie intenzioni sotto un’apparenza moderata e rispettosa.

Visto che la cittadinanza elvetica viene regalata in modo sconsiderato anche a persone che non sono affatto integrate e gli esempi purtroppo si sprecano (tanto per dirne una: il padre musulmano  appena condannato nel Canton Basilea per aver costretto le due figlie a matrimoni forzati risiedeva in Svizzera da 30 anni ed aveva il passaporto rosso) un partito  islamista che dovesse nascere nel nostro Paese non farebbe particolare fatica né a trovare i candidati alle cariche politiche, né a trovare i votanti. Potrà inoltre contare sul sostegno dei buonisti-coglionisti e dei fascistelli del pensiero unico multikulti. E dunque riuscirà facilmente ad ottenere cariche istituzionali.

Saremo in grado di far fronte ad una simile eventualità? E soprattutto: saremo in grado di evitare il peggio?

Lorenzo Quadri