Di “Islamexit” bisogna poter parlare. Senza censure

Dopo la strage di Manchester, qualcuno sta aprendo gli occhi. Ed anche in Ticino…

Alcuni sassi sono stati lanciati nello stagno. Dopo l’attentato di Manchester, ad opera di terroristi islamici che hanno colpito di proposito un concerto frequentato da ragazzini, cominciano a moltiplicarsi le proposte di vietare l’Islam. Almeno nel Belpaese, dove a fare da apripista è stato il giornalista e scrittore ex musulmano Magdi Allam. Ha seguito, per citare un altro esempio, il giornalista Alessandro Sallusti su il Giornale.

Ma soprattutto, non bisogna dimenticare che ad inizio anno il professor Giovanni Sartori, ovvero uno dei massimi esperti di scienze politiche a livello internazionale, scomparso di recente, ha rilasciato sempre al Giornale un’intervista importante, in cui lo studioso afferma senza mezzi termini che l’Islam non è integrabile. Non lo è perché si basa sulla sovranità di Allah, contraddicendo quindi le Costituzioni occidentali costruite attorno alla sovranità popolare. E non lo è in quanto “dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita”.

Se l’Islam non è integrabile in Occidente, vuol dire che è fonte di conflitti e di conseguenza un problema per la sicurezza.

Ritornelli ritriti

Sull’esistenza e consistenza dell’Islam moderato c’è ragione di dubitare, dal momento che esso sembra sempre più un’invenzione dell’Occidente nel disperato tentativo di salvare i rottami del fallimentare multikulti. L’arrampicato ritornello è più o meno il seguente: i terroristi islamici non sono nemmeno islamici, l’Islam è un’altra cosa, i jihadisti sono solo delle frange deviate che non c’entrano, e blablabla. Insomma, gli assassini dell’Isis (ed organizzazioni analoghe) macellano in nome di Allah, però si pretende di farci credere che non abbiano nulla da spartire con l’Islam. Ma chi si crede di prendere per i fondelli?

Questi esercizi di contorsionismo sono facili da spiegare. Gli spalancatori di frontiere multikulti seguono tre “comandamenti”:

1) devono entrare tutti;

2) i migranti hanno l’inviolabile diritto di vivere in casa nostra esattamente come vivevano al loro paese;

3) pretendere che gli immigrati si adeguino ai nostri valori è becero razzismo nonché fascismo.

Applicando questi tre principi cardine del multikulti si è provocato il disastro. I colpevoli cercano disperatamente di nasconderlo per negare le proprie responsabilità. Che sono, invece, pesantissime.

Il citato Sallusti ha scritto dopo la strage di Manchester: se i cosiddetti musulmani moderati non elimineranno i terroristi, bisognerà decretare un Islamexit dall’Europa.

La domanda rimane: l’Islam moderato esiste? Oppure semplicemente esistono – come per tutte le religioni – dei musulmani non praticanti, che si integrano perché non seguono i precetti del Corano? La differenza è sostanziale.

La direzione opposta

Di un divieto di Islam come proposto da Magdi Allam si deve poter parlare liberamente. Senza venire criminalizzati. Anche perché in Svizzera la maggioranza politikamente korretta e buonista-coglionista sta trascinando il paese nella direzione esattamente opposta: quella dell’istituzionalizzazione dell’Islam. Vedi le assurde proposte di rendere l’Islam religione ufficiale, malgrado con il nostro paese non c’entri un tubo. Per non parlare della demenziale ipotesi di creare l’imam militare.

La petizione

Il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli ha lanciato a fine marzo una petizione online per vietare i movimenti islamisti in Svizzera, mentre nel settembre scorso ha pubblicato sul suo sito un articolo in cui sostiene la necessità di sradicare l’Islam dall’Europa “almeno fino a quando questa religione non sarà profondamente riformata”. La petizione si può sottoscrivere (solo online) all’indirizzo https://www.change.org/p/proibire-i-movimenti-islamisti-in-svizzera.

Un aspetto deve far riflettere: come racconta Ghiringhelli, parecchi giornali d’Oltregottardo tra cui il Blick, la NZZ, la Luzerner Zeitung, il St. Galler Tagblatt, la Südostschweiz ed altri, si sono rifiutati di pubblicare un piccolo annuncio pubblicitario (a pagamento) per invitare a firmare la petizione.

Per spiegare questo “gran rifiuto” ci sono solo tre opzioni.

  • I giornali in questione sono soldatini del multikulti e delle frontiere spalancate
  • I giornali in questione hanno paura degli islamisti
  • I giornali in questione sono terrorizzati dall’idea di venire etichettati come islamofobi e razzisti, e magari pure inquisiti in base all’articolo 261 bis.

Il pensiero unico

Con metodi fascisti, i talebani del “devono entrare tutti” presentano infatti denunce a vanvera per criminalizzare le opinioni a loro sgradite. Perché certe posizioni contrarie al pensiero unico non si possono formulare. Anzi, non si possono nemmeno pensare. Dal momento che a nessun giornale piace ricevere denunce, anche se poi vanno a finire in niente, per evitare fastidi molti scelgono la via dell’autocensura. L’articolo penale contro la discriminazione razziale (261 bis) viene dunque pervertito in strumento coercitivo – l’equivalente del manganello del Ventennio – per imporre sotto minaccia il pensiero unico. Attenzione, perché ci sono già dei giudici che, seguendo l’onda, stanno permettendo alla norma testè citata di dilagare al di fuori dei suoi argini.

Razzismo importato

Va da sé che sul razzismo d’importazione conseguenza del “devono entrare tutti”, la $inistruccia non ha nulla da dire. Tra i migranti che arrivano in Svizzera – sia a seguito del caos asilo che della devastante libera circolazione delle persone – ci  sono anche razzisti, antisemiti, misogini, omofobi. Sono questi immigrati che rischiano di creare un serio problema di razzismo nel nostro paese. Non certo gli “spregevoli nazionalisti”.  Ma su questo capitolo, naturalmente, i solitamente logorroici moralisti a senso unico sono più muti di tombe. Quando si dice la coda di paglia…

Lorenzo Quadri