Divieto di Burqa: i cinque anni di un voto apripista

Il 22 settembre 2013, il 65% dei ticinesi approvava l’iniziativa del Guastafeste

 

E proprio oggi, per una curiosa ma significativa coincidenza, si vota nel Canton San Gallo

Sono passati cinque anni giusti dalla votazione sul divieto di burqa. Era infatti il 22 settembre del 2013 quando il popolo ticinese approvò a larga maggioranza (circa il 65%) l’iniziativa lanciata dal Guastafeste, ed appoggiata da un comitato interpartitico dove la Lega era ben rappresentata, che chiedeva di vietare la dissimulazione del volto.

Prima del voto, la casta spalancatrice di frontiere e multikulti non risparmiò  ai promotori dell’iniziativa spocchia, denigrazione e dileggio. Si tratta di un “non problema”, blaterava la stampa di regime. Che poi, in modo del tutto schizofrenico, ne riempiva pagine e pagine. Ma come: se era un non problema…

Non solo uno straccio

Non sono mancate nemmeno le opposizioni pro-saccoccia di chi paventava crolli turistici, che poi non si sono verificati. Dimostrandosi così disposto a sacrificare i nostri valori, i nostri diritti, le nostre libertà per qualche franchetto. Perché, è evidente, burqa e niqab non sono solo degli stracci che coprono la faccia. Sono l’emblema dell’islamismo che pianifica l’invasione dell’Europa e l’assoggettamento alle sue regole, incompatibili con le nostre. Gli spalancatori di frontiere islamofili e pro-burqa vogliono gettare nel water, in nome di scellerate (ma politikamente korrettissime) “aperture”, secoli di battaglie per le nostre libertà.

Voto lungimirante

Quanto accaduto in Europa e nel mondo nei cinque anni trascorsi dalla storica votazione sulla dissimulazione del volto – quello ticinese è infatti il primo divieto di burqa introdotto per volontà popolare – hanno dimostrato quanto fosse giusta quella battaglia. Oggi le voci contro il burqa e contro l’avanzata islamista si sono moltiplicate. Voci  autorevoli. Voci anche di sinistra: si pensi ad esempio all’importante intellettuale tedesco Thilo Sarrazin che senza mezzi termini nel suo ultimo libro ha dichiarato che occorre fermare l’avanzata islamica in Occidente.  Invece la $inistruccia elvetica (elvetica per modo dire, visto l’altissima percentuale di neo-svizzeri) continua a difendere il burqa e gli islamisti, e smania per rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera. Senza pudore, i bolliti residui del femminismo ro$$o blaterano della “libertà” di costringere le donne a girare con una coperta in testa. A partire dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Queste signore non si rendono nemmeno conto che, se si va avanti così, quella che loro hanno la faccia tosta di definire “libertà” (?)  diventerà un obbligo per le donne occidentali. Anche in casa nostra. Sicché le loro figlie e nipoti sapranno chi ringraziare. Come l’isteria multikulti possa ottenebrare il buonsenso fino a questo punto, rimane un mistero.

Nel Canton San Gallo…

Il divieto di burqa ticinese è stato il primo tassello, non solo simbolico, della resistenza all’islamizzazione della Svizzera.  Una scelta lungimirante dei cittadini ticinesi che approvarono la nuova disposizione costituzionale  sfidando gli anatemi (uhhhh, che pagüüüraaaa!) della casta buonista-coglionista  e dei suoi intellettualini e scribacchini di regime. Una scelta che attirò sul Ticino i riflettori internazionali. La strada da percorrere è ancora tanta. Ma la consapevolezza che l’islam è nemico dell’Occidente e che non può essere integrato si sta facendo strada.

Proprio oggi nel Canton San Gallo il popolo sta votando sull’introduzione di un divieto di burqa analogo al nostro. Un Sì sarebbe un bel regalo di compleanno per l’iniziativa ticinese. Essendo poi riuscita anche l’iniziativa a livello federale, sul burqa si voterà in tutta la Svizzera. Onore al merito, dunque, a chi ha fatto da apripista.

Lorenzo Quadri