Divieto di burqa: i lacchè di Bruxelles dicono Njet!

Figuriamoci se i “sette” si sognano di opporsi all’islamizzazione della Svizzera

 

Come da copione, il Consiglio federale dice “Njet” all’introduzione del divieto di burqa su scala nazionale. Tale è infatti la presa di posizione sull’iniziativa popolare che chiede di estendere il divieto plebiscitato dal popolo ticinese a tutta la Svizzera. Sul tema dovranno ancora esprimersi le Camere federali. Comunque e soprattutto, visto che stiamo parlando di un’iniziativa popolare, l’ultima parola l’avranno i votanti. In sostanza, dunque, si sta disquisendo solo sull’indicazione di voto che verrà pubblicata sul “libretto” ufficiale. Un’indicazione che conta sempre meno.

Constatazioni desolanti

E’ desolante constatare che, mentre vari governi e parlamenti europei introducono spontaneamente il divieto di velo integrale, in Svizzera la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti tenta ancora di fare muro davanti alle iniziative popolari in tal senso. Non solo niente divieto di burqa, ma anche niente divieto di finanziamenti esteri alle moschee, niente messa fuori legge di gruppi islamisti, niente condanne penali ai medesimi (il Ministero pubblico della Confederazione “canna” gli atti d’accusa), niente divieti di distribuzione del Corano a scopo di radicalizzazione… insomma, niente di niente. Nemmeno l’espulsione dalla Svizzera dei terroristi islamici è certa. Infatti si trova sempre il giudice di turno disposto a sostenere che questa foffa non può essere espulsa (“sa po’ mia!”) in quanto nel paese d’origine rischierebbe di trovarsi “in pericolo”. Sicché rimane qui a mettere in pericolo tutti quelli che vivono in Svizzera; e questo indipendentemente da nazionalità e religione. E dire che nella Costituzione federale è contemplata l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma naturalmente la partitocrazia è riuscita a sabotare la volontà popolare anche a questo proposito, varando l’ennesima legge-ciofeca. Ed infatti, Consiglio federale e “triciclo” hanno preso per i fondelli i cittadini raccontando che, grazie alle nuove norme “restrittive” (come no!) sarebbero stati espulsi in media dal paese 4000 delinquenti stranieri all’anno. Invece le espulsioni annuali sono 400: ovvero un decimo!

Totale inattività

La decisione del Consiglio federale contraria al divieto di burqa su scala nazionale – presa di posizione che, per fortuna, all’atto pratico conta come il due di briscola – non costituisce un “caso isolato”. Si iscrive, al contrario, nella linea di totale inattività nella lotta agli islamisti. Ai quali in Svizzera “deve” essere concesso di farsi allegramente i propri comodi.

Il divieto di burqa serve ad affermare i valori occidentali e cristiani a fronte di quelli dell’islam politico, che sono incompatibili con i nostri. Evidentemente il Consiglio federale non ne vuole sapere. Del resto, la ministra del “devono entrare tutti” Sommaruga, titolare del dossier, non solo è esponente di un partito, il P$$, che vorrebbe rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera, ma si inventa i piani per tenere in Svizzera il maggior numero possibile di finti rifugiati (la stragrande maggioranza dei quali musulmani). Piani che prevedono di spendere oltre 130 milioni all’anno nel tentativo – destinato al fallimento – di integrare i migranti economici nel tessuto lavorativo svizzero. Evidentemente a scapito dei senza lavoro elvetici, per i quali Sommaruga e colleghi non muovono paglia: sarebbe “discriminatorio” nei confronti degli stranieri!

Comunque, non ci vogliono doti di veggente per prevedere che, sul divieto nazionale di burqa, il Consiglio federale verrà asfaltatoin votazione popolare.

Lorenzo Quadri