Divieto di Burqa: il Consiglio federale se ne impipa!

Quadri: “il governo non fa nulla e si nasconde dietro pretesti di basso cabotaggio”
L’algerino arriva in Ticino ed incita a violare le nostre regole, ma per i sette scienziati “l’è tüt a posct”

Il divieto di burqa votato dal popolo ticinese ha molti sabotatori. Tra questi si segnala tale Rachid Nekkaz. Chi è costui? Trattasi di un imprenditore franco-algerino (anzi, in effetti è solo algerino, avendo rinunciato al passaporto francese) che, nei mesi scorsi, è arrivato tranquillamente in Ticino, per la precisione a Locarno, a manifestare contro il divieto di dissimulazione del viso.
Nekkaz ha organizzato un evento di piazza, naturalmente senza chiedere alcuna autorizzazione, per far sapere urbis et orbis che pagherà lui le multe alle donne che gireranno in Ticino col velo integrale, malgrado la proibizione. Si tratta quindi di un esplicito invito a violare una norma costituzionale e legale ticinese.

Un “intellettuale”?
Da notare che, a proposito dell’iniziativa di Nekkaz, il municipale PLR di Locarno Niccolò Salvioni ha commentato che “è un intellettuale e merita di essere ascoltato”. Apperò. Se l’algerino invece di invitare a violare la norma antiburqa avesse invitato ad infrangere, ad esempio, quella contro il razzismo, anche in questo caso si sarebbe trovato un municipale radikale che prende posizione in suo favore?

Foglia di fico
L’exploit ticinese dell’imprenditore algerino non ha lasciato indifferenti i promotori del divieto di burqa. Il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale, chiedendo se fosse sua intenzione dichiarare Rachid Nekaz persona non grata in Svizzera: si tratta infatti di un cittadino straniero, non residente da noi, che arriva nel nostro paese a predicare (su suolo pubblico!) di violarne le regole. A supporto della richiesta c’è anche stata una raccolta di sottoscrizioni. Ma il Consiglio federale nei giorni ha risposto picche, rimandando semmai alle autorità cantonali eventuali provvedimenti contro Nekkaz, nel caso in cui costui dovesse prendere nuove iniziative quando la legge d’applicazione antiburqa sarà in vigore. Una risposta che non può soddisfare il deputato leghista.

“Certamente no – commenta Quadri – il Consiglio federale si nasconde dietro i consueti formalismi che costituiscono però una semplice foglia di fico. E’ chiaro che il governo non ha alcuna intenzione di difendere la norma sulla dissimulazione del viso votata dal popolo ticinese. Del resto, è noto che il Consiglio federale ha preavvisato favorevolmente la concessione della garanzia federale alla modifica costituzionale ticinese “antiburqa” solo perché costretto dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo, la quale ha sancito la legittimità del divieto francese, che è analogo a quello ticinese”.

Se non ci fosse stata questa sentenza?
Senza questa sentenza, il preavviso sarebbe stato negativo. Infatti pur preavvisando favorevolmente, ma solo perché non aveva altra scelta, la modifica costituzionale, il CF non ha perso occasione per formulare giudizi negativi, del tutto fuori posto e fuori tema, oltre che irrispettosi (ma questa ormai è un’abitudine) della volontà popolare. Al Consiglio federale il divieto di burqa non piace, perché non è in linea con la politica delle frontiere spalancate. Da qui non si scappa. Del resto, da una ministra di giustizia che, come ha fatto la kompagna Sommaruga, dichiara che l’immigrato “deve sentirsi a casa sua in Svizzera” non ci si può aspettare che sia disposta ad imporre le regole del nostro paese. Ma si dà il caso che il migrante che arriva in Svizzera non sia a casa sua, bensì a casa nostra.

In conclusione?
Il rifiuto del Consiglio federale di attivarsi a tutela della norma costituzionale ticinese sgradita in quanto non “politicamente corretta”, nascondendosi dietro a pretesti formali di basso cabotaggio, è la conferma di come la Berna federale non riesca a staccarsi dalla solita fallimentare impostazione “multikulti”. Ma soprattutto, è la conferma di come vengono trattate le decisioni popolari non in linea con il Diktat delle frontiere spalancate a tutti: vengono ostacolate in ogni modo. E’ inaccettabile. Ed è un motivo in più per sostenere l’iniziativa popolare per l’introduzione del divieto di burqa a livello federale: la raccolta di firme partirà nei prossimi mesi.
MDD