Domeniche senz’auto? Col piffero che le riesumiamo!

I residui bellici degli anni Settanta restino negli anni Settanta. Il mondo è cambiato!

 

Arieccoli! I Verdi ticinesi  (più coordinatori che elettori) per ridare fiato all’ostracismo contro gli automobilisti residenti – e solo contro quelli, perché sulle decine di migliaia di targhe azzurre che infesciano la nostra rete viaria ed impestano la nostra aria, citus mutus – si approfittano anche di un evento di successo sulla politikamente korrettissima mobilità lenta. Si tratta dello Slow up, che si è tenuto qualche settimana fa tra Locarno e Bellinzona.

La manifestazione diventa dunque il pretesto per tirare fuori dalla tomba le domeniche senz’auto, ovvero un residuato bellico degli anni Settanta.  Ciò che avrebbe dovuto rimanere nel campo delle boutade (la politica vive anche di questo, e nessuno se ne scandalizza) è però stato formalizzato in atto parlamentare al CdS. E il bello è che poi l’establishment ci viene a raccontare la storiella che i populisti sarebbero di “destra”.

Tattica del salame

Naturalmente c’è una bella differenza tra organizzare uno Slow up all’anno in una regione ben determinata (a proposito: i partecipanti come hanno raggiunto il luogo dell’evento? A piedi, in bicicletta elettrica, in deltaplano o… in auto?) ed inventarsi una domenica senz’auto al mese  che, per addolcire la pillola, viene ipotizzata a rotazione regionale. Inventarsi o meglio riciclare (siamo ecologisti, che diamine)! Ovviamente poi si pretenderà di estendere l’ “appuntamento obbligato” a tutto il Cantone e di portare la cadenza della domenica senz’auto da mensile a settimanale. Trattasi di tattica del salame (non vegano),  ben nota dalle parti della sinistra rosso-verde.

Non ci vuole una “mente particolarmente perversa” per accorgersi che le domeniche senz’auto fanno parte di un disegno più ampio di criminalizzazione degli automobilisti. Un disegno che passa da altre boiate quali il road pricing, il mobility pricing (quest’ultimo, con un’ulteriore impennata di genialità, colpirebbe anche il trasporto pubblico) i vari PVP contro le automobili, eccetera.

Lotta all’inquinamento?

Peccato che, per tornare alle domeniche senz’auto, c’è chi ha bisogno della macchina per lavorare. Anche di domenica. Le categorie professionali interessate sono numerose, ed in aumento. Si dà inoltre il caso che il nostro sia, o dovrebbe essere, un Cantone a vocazione turistica; e non si può certo pensare che tutti i turisti arrivino e si spostino solo con i mezzi pubblici. Inoltre: il turismo nel nostro Cantone è fatto anche  di regioni discoste, che i ticinesi frequentano per la gita del sabato o della domenica. Regioni raggiungibili in tempi sensati  solo in automobile. A maggior ragione nel fine settimana, quando la frequenza di vari mezzi pubblici è ridotta.

I sostenitori delle domeniche senz’auto andranno a spiegare a quanti necessitano della mobilità privata, anche di domenica, che li sabotano per ragioni ideologiche  vetuste (dàgli all’odiato automobilista). E tutto questo per ottenere benefici ambientali irrisori. Perché, cari amici Verdi-anguria, la fregnaccia che la lotta all’inquinamento in Ticino la si fa a colpi di domeniche senz’auto, la andate a raccontare a qualcun altro.

Il pensiero unico

Forse i kompagni Verdi non se ne sono accorti, ma in Ticino entrano quotidianamente 65’500 frontalieri uno per macchina. Più svariate migliaia di padroncini. Più i TIR UE in transito parassitario. Ecco quali sono i problemi viari ed ambientali del Cantone. Il provvedimento più urgente a tutela dell’ambiente ticinese è dunque la drastica riduzione del numero dei frontalieri: ce ne sono almeno 30mila in esubero. Chi vuole tutelare l’aria del nostro Cantone, ed in particolare quella del Mendrisiotto e del Luganese, dovrebbe essere in prima fila nel combattere la devastante libera circolazione delle persone. Non è però questo il caso dei verdi ticinesi: costoro infatti predicano le frontiere spalancate e l’invasione da sud. L’iniziativa Ecopop, respinta con infamia malgrado fosse sostenuta anche da professori universitari, ha indicato quale via si dovrebbe percorrere se si volesse davvero tutelare l’ambiente in Svizzera. Ma – è chiaro – intervenire su frontalierato ed immigrazione non è politikamente korretto. Così i sedicenti ecologisti nostrani, verdi fuori ma ro$$i  dentro  (da qui il paragone con le angurie) si adagiano sul pensiero unico spalancatore di frontiere. Un pensiero che tutto è tranne che ecologista. Poi, per depurarsi la coscienza, infieriscono sugli automobilisti svizzeri – solo su quelli: altrimenti è razzismo e discriminazione –, e lo fanno con misure del piffero che criminalizzano chi usa l’automobile non per capriccio, ma per necessità.  Che è poi il caso della maggioranza degli svizzeri. Chiaro: c’è anche chi guida bolidi per il puro gusto esibizionista di sfrecciare rombando per le strade. Spesso e volentieri si tratta, ma guarda un po’, di giovani stranieri. Ah già, ma questo non si può dire: è razzismo!

Di conseguenza, è evidente che non accetteremo nessuna ulteriore misura punitiva a danno degli automobilisti ticinesi e della loro libertà di movimento fintantoché non si sarà risolto il problema dell’invasione delle targhe azzurre.

A proposito, compagni Rosso-verdi o Verdi-rossi: chi era già quel Consigliere federale che nell’ambito delle trattative sull’accordo bilaterale sul traffico terrestre ha calato le braghe davanti ai balivi di Bruxelles trasformando così la Svizzera in un corridoio di transito a basso costo per TIR dell’UE? Si trattava forse del kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger, P$$?

Lorenzo Quadri