Dopo gli attentati ad opera dei terroristi islamici, il Belgio scende dal pero: e la Svizzera? Vogliamo anche noi il “contratto d’integrazione”!

Ci sono voluti gli attentati di Bruxelles. Ma almeno in Belgio qualcuno comincia a scendere dal pero. E si accorge che l’immigrazione scriteriata e senza regole è un catastrofico fallimento. Sicché ecco il governo vara il “contratto d’integrazione”. Chi decide di andare a vivere in Belgio da un Paese fuori dall’Unione europea dovrà firmare un contratto che lo impegna a integrarsi nella società, rispettare i suoi usi e costumi, imparare una delle lingue ufficiali dello Stato e denunciare ogni atto che possa essere legato al terrorismo. Il testo verrà consegnato a tutti coloro che decidono di rimanere in Belgio per più di 30 giorni. Qualsiasi violazione porterà all’espulsione dal paese.

Il sorpasso belga
E dire che da noi, prima della votazione sull’iniziativa d’attuazione, le élite politikamente korrette e spalancatrici di frontiere (che con la “società civile” non c’entrano un tubo), assieme alla partitocrazia, agli strasussidiati intellettualini rossi e alla stampa di regime, hanno calunniato ad oltranza, trattandoli da “disumani”, quelli che volevano espellere gli immigrati che delinquono o che abusano dello Stato sociale. Adesso arriva il sorpasso del Belgio. Dove ha sede, ma guarda un po’, la capitale dell’UE. E si abbia almeno la decenza di non mettersi a cavillare sul fatto che la legge belga si applica – per quanto tempo? – solo ai cittadini degli stati extra UE, contrariamente all’iniziativa d’attuazione. L’espulsione è sempre espulsione: quindi, secondo la cricca buonista, una cosa “disumana, gretta, razzista”. O vuoi vedere che i belgi possono e gli svizzerotti no?

Si scherza col fuoco
Certo è che si moltiplicano in maniera allarmante le dimostrazioni che gli unici a continuare a genuflettersi, complessati e tremebondi, davanti ad ogni accusa, per quanto pretestuosa, di razzismo, siamo noi. Proprio noi che abbiamo il tasso di stranieri più elevato d’Europa!

Attenzione: gli svizzerotti che, terrorizzati dalla prospettiva di venire tacciati di xenofobia, rinunciano sistematicamente a combattere l’immigrazione scriteriata e ad espellere gli stranieri che abusano dell’ospitalità ricevuta, scherzano col fuoco. Il cocciuto rifiuto di sospendere l’applicazione dei fallimentari accordi di Schengen potrebbe portarci in casa da un giorno all’altro il caos migranti. A maggior ragione se si considera che, invece di diminuire la nostra attrattività per i finti rifugiati, la stiamo aumentando (vedi l’avvocato gratis per gli asilanti). Il No all’iniziativa d’attuazione rafforza all’estero, segnatamente nei paesi di provenienza dei malintenzionati, la nomea della Svizzera paese del Bengodi per delinquenti stranieri: tanto non vengono espulsi.

Regali ai terroristi
In più, la solita $inistruccia si batte (?) per il diritto degli immigrati di impiparsene delle nostre regole e delle nostre usanze: tant’è che sdogana perfino il burqa. Infatti attacca istericamente ogni forma di divieto del velo integrale. Quindi, grazie ai kompagnuzzi, Svizzera paese del Bengodi anche per i musulmani che rifiutano l’integrazione. Tra questi ci sono, e arriviamo al punto saliente, anche i terroristi islamici. Ed infatti, mentre il mondo è ancora sotto shock per gli attentati di Bruxelles, i $inistrorsi rossocrociati (rossocrociati si fa per dire, visto che schifano i simboli nazionali e parecchi di loro hanno ancora l’inchiostro bagnato sul passaporto) sono riusciti a lanciare il referendum contro la nuova legge federale sui sistemi informativi. Quella legge necessaria per permettere all’intelligence svizzera di combattere le cellule del terrorismo islamico arrivate da noi grazie all’immigrazione senza limiti.

E perché la citata legge è da bocciare? Ma perché bisogna difendere la privacy! La privacy dei terroristi, che diamine!

E noi?
Misure come il contratto d’integrazione varato dal governo di Bruxelles possono tranquillamente essere adottate anche dalla Svizzera. Di sicuro l’UE non avrà nulla da dire: Bruxelles ne è addirittura la capitale. O vuoi vedere che lo spauracchio del biasimo comunitario e il bieco mantra dei “sa po’ mia” sono solo l’ennesima scusa?
La realtà non è che agli svizzerotti è impedito difendere i propri confini e lasciarsi alle spalle la “multikulturalità completamente fallita” (Merkel dixit). La realtà è che la maggioranza politica non vuole. Per loro le frontiere spalancate sono tutto; la sicurezza dei cittadini, la tutela del loro futuro professionale, invece, non sono niente!
Lorenzo Quadri