Economia ticinese in crescita… ma per chi?

Proseguono le indagini farlocche per puntellare la devastante  libera circolazione

Proprio vero che l’establishment spalancatore di frontiere non sa più che fetecchiate inventarsi per fare il lavaggio del cervello al popolazzo e convincerlo che la devastante libera circolazione delle persone è una figata pazzesca, e quindi va mantenuta a tutti i costi!

Ultima tra le varie ricerche e studi farlocchi realizzati per far credere che “tout va bien, Madame la Marquise” (vedi le prodezze di SECO, IRE e compagnia cantante): l’indagine dell’Ustat (Ufficio cantonale di statistica) secondo cui l’economia ticinese sarebbe la più dinamica della Svizzera.Nientepopodimeno! E a cosa sarebbe dovuto cotanto favoloso dinamismo? Evidentemente – questo è il messaggio, nemmeno troppo subliminale, che si vuole trasmettere –  è dovuto ai “favolosi” accordi bilaterali, alla “sacra ed intoccabile” libera circolazione, all’ “immigrazione che porta ricchezza”! Certo, come no!

Chi ci guadagna?

Peccato che questi tentativi propagandistici travestiti da studi scientifici non se li beva più nemmeno il Gigi di Viganello.

In base a quali cifre si racconta che il Ticino  godrebbe di una spettacolare crescita economica – e quindi chi sostiene che invece dalle nostre parti esista un grave problema occupazionale causato in primis dall’invasione da sud è un becero populista e razzista?

Sostanzialmente in base a due dati: il numero di nuove aziende presenti sul territorio è aumentato del 17.1% tra il 2011 ed il 2015, mentre i nuovi posti di lavoro creati sono cresciuti del 7.1%.

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che queste percentuali non dicano tutto. Alcune domandine nascono infatti spontanee: ma queste nuove aziende create, a chi fanno capo? Si tratta di società ticinesi o di ditte-foffa importate da Oltreramina che assumono solo frontalieri, e poi magari dopo breve tempo chiudono i battenti, lasciando indietro stipendi non pagati e una scia di “puff” con fornitori ed enti pubblici?

E poi: quante di queste nuove aziende sono ancora operative? E quante fanno capo sempre agli stessi furbetti dell’italico quartierino che aprono e chiudono società a tempo di record perché hanno trovato in questo sfigatissimo Cantone “ul signur indurmentàa”?

Quanto ai posti di lavoro. Si dà il caso che da anni ormai in Ticino il numero di nuovi impieghi creati sia uguale a quello dei nuovi permessi G.Questo vuol dire che ad approfittare della presunta “crescita” non sono i ticinesi, bensì i frontalieri! Sono loro che vengono assunti (magari da aziende gestite da connazionali): ed infatti, ma guarda un po’, le cifre ticinesi su assistenza e precariato polverizzano un record dopo l’altro.Sarebbe questa la spettacolare “crescita” dell’economia ticinese? Crescita per chi? Pori nümm!

Lorenzo Quadri