Festival dei diritti umani: le patetiche risposte del DECS

Tante panzane per giustificare il sostegno statale alla propaganda degli amichetti

 

Qui si raschia davvero il fondo del barile! Nei giorni scorsi il CdS – nel concreto: il DECS del kompagno Bertoli – ha risposto all’interrogazione del deputato leghista Massimiliano Robbiani sul sostegno cantonale al Festival dei diritti umani, manifestazione in cui si è fatta propaganda di votazione contro l’iniziativa “Per l’autodeterminazione” (c’è tempo fino a mezzogiorno per votare SI’!) e si sono pure raccolte firme per concedere la bandiera svizzera alla nave Aquarius (taxi per finti rifugiati con lo smartphone). Il sedicente Festival dei diritti umani, come noto, gode di sponsorizzazioni pubbliche: Confederella, Cantone, città di Lugano, che l’atto parlamentare di cui sopra metteva in discussione.

Tante fregnacce

La risposta del governicchio – cioè del DECS – è un concentrato di fregnacce politikamente korrette.

In sostanza, il CdS dice che il Festival dei diritti umani non è finanziato con “soldi pubblici” ma tramite  il Fondo Swisslos; che pensare di impedire (?) ai partecipanti di dire qualsiasi cosa gli passi per la testa sarebbe contrario alla libertà d’espressione e quindi anticostituzionale (accipicchia!); e comunque a decidere il sostegno è la Commissione consultiva del Consiglio di Stato in ambito kulturale (per la serie: io non c’ero e se c’ero dormivo).

Questa risposta governativa è semplicemente penosa.

Alcuni punti

1) Burocrati del DECS, chi ha mai detto che bisogna “impedire” lo svolgimento del Festival? Un conto è impedire, un conto è non sponsorizzare. Ma i galoppini del ro$$o Dipartimento lo sanno cos’è la libertà d’espressione? La libertà d’espressione è la facoltà di esprimere le proprie posizioni senza interferenze dello Stato. Quindi un obbligo di non-intervento dello Stato. Non il diritto di ottenere finanziamenti pubblici per i propri eventi! Il che sarebbe un obbligo di intervento dello Stato; ovvero proprio il contrario! Classico esempio della deleteria mentalità $inistrata che perverte le libertà costituzionali dei cittadini in presunti diritti di attaccarsi alla mammella pubblica.

2) Il Fondo Swisslos da cui si attinge per finanziare il Festival non è il pozzo di San Patrizio. Se si foraggia questa manifestazione di propaganda politica, poi i soldi mancano ad altri eventi, “magari” più meritevoli. E di questi ce ne sono a iosa.

2) I diritti umani sono senz’altro importanti. La loro strumentalizzazione per altri fini, invece, non è accettabile. L’immigrazione clandestina, sostenuta dal Festival, non è un diritto; men che meno è un diritto umano.

3) Il CdS – cioè il DECS del compagno Bertoli – non sembra nemmeno rendersi conto (forse è troppo abituato a fare propaganda di regime…) che c’è una bella differenza tra la libertà di espressione e la propaganda pre-votazione. Lo Stato dovrebbe promuovere la libertà d’espressione. Ma non lo fa. O meglio, lo fa a geometria variabile (sostiene solo la libertà di espressione degli amichetti della casta, vedi la Doris uregiatta che vorrebbe chiudere i giornali gratuiti perché le danno fastidio). La propaganda di votazione, invece, non può essere sostenuta dallo Stato. Eppure lo è. Naturalmente solo quando si tratta di puntellare le posizioni dell’establishment. Ad esempio l’opposizione all’iniziativa per l’autodeterminazione, come nel caso del Festival dei diritti umani.

4) Se fosse stato organizzato un evento dove si “dibatteva” (ovvero: ci si parlava addosso a senso unico) e si faceva propaganda di votazione a sostegno dell’autodeterminazione, di sicuro non sarebbero arrivati né contributi dal Fondo Swisslos, né loghi di Confederella, Cantone e città di Lugano.

5) Nella sua risposta, il CdS ha perfino la faccia di tolla di sciacquarsi la bocca con “l’anticostituzionalità”. Ma per cortesia. Anticostituzionale è non applicare la preferenza indigena malgrado sia stata votata dal popolo. Anticostituzionale è ignorare l’esito delle votazioni popolari (ad esempio tentando di far rientrare dalla finestra la scuola ro$$a, vero kompagno Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli?). Pretendere che lo Stato non appoggila propaganda di votazione sarebbe anticostituzionale? Qui qualcuno è fuori come un balcone.

6) Esilarante il riferimento (scarica-barile) alla Commissione consultiva del CdS in ambito kulturale. Per scoprire chi compone questa pomposa Commissione basta digitarne il nome in Google e si trova subito un simpatico documento in pdf. Il lettore ci scuserà se non lo ricopiamo; ma, tra Commissione e sottocommissioni, i membri sono la metà di mille. Con una caratteristica comune: A parte un paio di eccezioni, sono tutti esponenti della peggio gauche-caviar-radikal-chic. Con tanto di ex direttori di periodici P$-UNIA e residuati bellici dell’informazione ro$$a della Pravda di Comano. C’è perfino un inquisito. E poi ci si chiede come mai una commissione del genere preavvisa favorevolmente il sostegno ad un “Festival” pro immigrazione clandestina e contro l’autodeterminazione? Qui ormai siamo a livelli da barzelletta.

7) Governicchio e DECS bocciati. Rifare il compito!

 Lorenzo Quadri