Frontalieri e ristorni: la chiesa al centro del villaggio

Interrogazione al Consiglio federale

Il Municipio di Lugano ha commissionato al prof Marco Bernasconi ed alla docente SUPSI Donatella Ferrari uno studi, consegnato anche al CF, sullo scambio di informazioni fiscali nel contesto delle convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni e sulla misura del ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri.

 

Dallo studio emerge tra l’altro in modo chiaro che:

 

          I ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri sono stabiliti per i frontalieri che rientrano quotidianamente al proprio domicilio ciò che,  a seguito dell’entrata in vigore dell’ALC, riguarda solo una parte, ancora da definire, dei frontalieri attivi su territorio ticinese;

          L’entrata in vigore dell’ALC avrebbe pertanto imposto una rinegoziazione dell’accordo sui ristorni;

          L’alto tasso di ristorno è stato stabilito quale contropartita all’Italia in cambio del riconoscimento, da parte di quest’ultima, del segreto bancario elvetico: questo riconoscimento non è manifestamente più dato;

          Oggi l’Italia dalla Svizzera sembra pretendere addirittura lo scambio automatico di informazioni sui conti bancari dei propri concittadini, non accontentandosi più dello scambio su richiesta in base agli standard OCSE; ciò in contraddizione con le più recenti convenzioni siglate dall’Italia medesima con Singapore, Panama, Malta e Cipro, in cui si esclude lo scambio automatico;

          Poiché la stragrande maggioranza dei frontalieri italiani lavora in Ticino, ne discende che il prezzo della tutela della piazza finanziaria nazionale è stato scaricato in massima parte su questo Cantone, e ciò da quasi 4 decenni;

 

 

Si chiede pertanto al lod. CF:

 

          Il CF è consapevole dello stretto nesso esistente tra lo scambio di informazioni fiscali con l’Italia e il tasso di ristorno dei frontalieri?

          Il CF intende usare l’alto tasso dei ristorni dei frontalieri nelle trattative con l’Italia sulla doppia imposizione quale contropartita per spingere l’Italia ad accondiscendere allo scambio di informazioni su richiesta?

          Nel caso il mantenimento, oggettivamente ingiustificato in regime di libera circolazione delle persone, del tasso di ristorno del 38.8% ( o comunque di un tasso eccessivo), permettesse di concludere con l’Italia un accordo sulla doppia imposizione che escluda lo scambio automatico di informazioni e che tuteli gli interessi della Svizzera,  il CF è consapevole – contrariamente al Consiglio degli Stati, che ha dimostrato il contrario nei giorni scorsi, riscuotendo, ciononostante, l’incomprensibile “soddisfazione” di alcuni commentatori e parlamentari ticinesi – della necessità di indennizzare il Ticino, proponendo la necessaria base legale?

 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

 

 

 

 

 

 

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