Fuga dal Consiglio federale: nuove sfighe all’orizzonte?

Gli annunciati rimescolamento potrebbero mettere il Ticino ancora più nella palta

 

Sicché nel giro di un paio di giorni due consiglieri federali, nell’ordine il liblab “Leider” Ammann e la Doris uregiatta, hanno deciso di lasciare il governo bernese per fine anno.

Le due partenze non sono certo dei fulmini a ciel sereno. Soprattutto quella della Doris, già annunciata con insistenza nell’ultima sessione parlamentare (circolava perfino una data per l’annuncio delle dimissioni, ma poi il termine è trascorso e nulla è successo). Certamente il Senatore Pippo Lombardi si morde le dita: se la Doris avesse mollato un anno fa, per lui oggi le porte del Consiglio federale sarebbero spalancate. Invece adesso sono ermeticamente chiuse.

Pole position

Se sulla successione uregiatta sono aperti tutti gli interrogativi, su quella liblab sembrano esserci pochi dubbi. Saldamente in pole position troviamo l’arcigna Karin Keller Sutter di San Gallo, hardliner della destra economica: ovvero quell’area politica che spalanca le frontiere per ingrassarsi le saccocce.

Una simile figura non può che essere perniciosa per il Ticino. Non ci vuole il mago Otelma per prevedere che la sua linea, qualunque Dipartimento le verrà assegnato, sarà improntata al turboeuropeismo e al sabotaggio dei diritti popolari. I soldatini delle sua area politica, come i tamberla del sedicente Think tank (serbatoio di pensiero) Avenir Suisse, da tempo preparano il terreno.

Diretta conseguenza

Il probabile arrivo in Consiglio federale della Rottermeier sangallese è peraltro diretta conseguenza dell’elezione di KrankenCassis al posto di Burkhaltèèèr: visto che l’anno scorso è stato scelto  un uomo “latino” (italiano), adesso è il turno della donna svizzerotedesca. Questo nel caso qualcuno ancora si illudesse che l’elezione del consigliere federale binazionale fosse un vantaggio per il Ticino. L’unico ad immaginare  di trarne beneficio è l’ex partitone per le elezioni di aprile. Ed infatti il suo ministro, invece di occuparsi di politica estera, preferisce la partecipazione prezzemolesca ad eventi mondani in questo sfigatissimo Cantone, che nulla hanno che vedere con il mandato governativo.

Tre considerazioni…

…Sui futuri cambiamenti in Consiglio federale:

  • A “Leider” Ammann erano state affidate le redini delle trattative sullo sconcio accordo quadro istituzionale. Adesso è partente. Inoltre, con due settimi del Consiglio federale in scadenza ed altri due (Maurer e Parmelin) presumibilmente contrari – per estrazione politica – al citato accordo-capestro, è evidente che le trattative sul tema devono essere interrotte subito, alla faccia dei ricatti dei funzionarietti di Bruxelles. Chi ha già le valigie in mano non può definire il futuro del paese.
  • E’ verosimile che, con l’arrivo di due nuovi consiglieri federali, ci sarà una rotazione dei dipartimenti. Alcuni uccellini bernesi cinguettano che il kompagno Berset sarebbe interessato agli Esteri. Il percorso è di per sé illogico: equivale a passare da un dipartimento Mammut ad una Peppa Tencia. Quindi una retrocessione. Tuttavia ci sono dei precedenti: vedi Burkhaltèèèr. Il dipartimento degli interni, che tra i dossier ha anche quello dell’assicurazione malattia, potrebbe andare al cassamalataro Cassis? Il solo pensiero mette i brividi.
  • E ne sarà del dipartimento Doris, ossia quello dell’ambiente, dei trasporti e delle telecomunicazioni, che è poi il secondo dipartimento Mammut e quindi molto ambito? Potrebbe finire tra le grinfie della ministra del devono entrare tutti, kompagna Simonetta Sommaruga. Certo: schiodare Sommaruga dalla Giustizia, e quindi dal businness dell’asilo, è un bene. Ma piazzarla al Dipartimento Doris sarebbe un male. Le conseguenze sono facili di immaginare: ambientalismo talebano, criminalizzazione e mungitura ad oltranza degli automobilisti, traffico privato messo al bando, investimenti nelle strade falcidiati e fondi trasferiti per intero alla ferrovia, pretese di rivestire tutta la Svizzera di pannelli solari, eccetera.

Insomma: ricordiamoci che, anche quando si pensa di aver toccato il fondo, stare peggio è sempre possibile.

Lorenzo Quadri