Giù le braghe un’altra volta!

Piazza finanziaria: il Consiglio nazionale capitola ancora davanti ai balivi dell’OSCE

 

In questi giorni  in Consiglio nazionale si è assistito all’ennesima desolante calata di braghe ai danni della piazza finanziaria svizzera. E soprattutto, si è avuta la conferma che le cosiddette “soft law” (vedi ad esempio il famigerato Patto ONU sulla migrazione, quello che vorrebbe legalizzare l’immigrazione clandestina ed introdurre la libera circolazione delle persone a livello mondiale) non sono per nulla soft. Non in Svizzera. Perché i politicanti della Confederella corrono ad adeguarsi, con i calzoni abbassati fin sotto le caviglie.

Questa volta, il tema era il messaggio del Consiglio federale dal titolo “attuazione delle raccomandazioni del Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali”. Raccomandazioni. Quindi nemmeno soft law. Però ecco che gli svizzerotti si affrettano ad ottemperare. Perché, come la partitocrazia calabraghista continua a ripetere a mo’ di disco rotto, si tratta di standard internazionali, perdiana! Sicché chi non li applica finisce sulla lista nera.

La stessa indecente trafila la vedremo con patto ONU sulla migrazione. Prima raccomandazione, poi standard internazionale, poi liste nere per chi non si adegua, poi calata di braghe elvetica: integrale, su tutta la linea, e senza condizioni.

Altro che “clima positivo”!

Il citato Forum globale sulla trasparenza è un organo dell’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Ovvero, l’ennesimo organo internazionale che non ha uno straccio di legittimazione democratica, eppure pretende di schiacciare gli ordini agli Stati sovrani. Si sostituisce ai parlamenti ed addirittura al popolo. Il bello è che l’OCSE era stata originariamente creata per promuovere un buon clima economico nel vecchio continente. Ma ormai è ridotta ad un’arrogante lobby di paesi con fiscalità elevata, che cercano di massimizzare le proprie entrate fiscali a spese di Stati più “virtuosi”: come appunto la Svizzera. La quale, sistematicamente, capitola.

Nel caso concreto, il tema sono le azioni al portatore, finite nel mirino dell’OCSE. Al proposito, già tre anni fa, sempre mettendosi a 90 gradi davanti alla pressione internazionale, il legislatore elvetico aveva apportato delle modifiche al diritto nazionale. Le aziende rossocrociate si erano dovute adeguare, assumendosene i costi. E le più colpite sono state, ma guarda un po’, le piccole e medie imprese.

Sono trascorsi un paio d’anni, e siamo daccapo. E tra 2-3 anni? Occorrerà di nuovo cambiare?

 L’unica certezza

Come da consolidato copione, la partitocrazia cameriera dell’UE si fa dettare la legge da organismi internazionali antidemocratici. Però poi questa stessa partitocrazia ha il coraggio di autoerotizzarsi cerebralmente (ovvero: di farsi le pippe mentali) con la “certezza del diritto” (uella!), pensando così di impressionare il popolazzo.

Qui di certezza ce n’è una sola:quella del continuo rimescolamento delle carte in tavola ad opera di istanze internazionali. E naturalmente gli svizzerotti subito si chinano a 90 gradi per fare i primi della classe! E questo mentre gli altri Paesi non si sognano di rispettare gli impegni presi con la Svizzera.

Se poi, come bramano PLR e P$$,lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE dovesse entrare in vigore, a telecomandare la Confederella ci penseranno direttamente i balivi di Bruxelles. Grazie partitocrazia!

Lorenzo Quadri