Gli insulti italici contro il Ticino non sono tollerabili

Prosegue l’ipocrita “shitstorm” antisvizzera da parte di chi ci deve la pagnotta

 

Nella scorsa settimana la Tv spazzatura italiana ha sguazzato alla grande nell’ormai famosa questione dei tre valichi secondari chiusi di notte. Ribadiamo che bisognerà chiudere anche tutti gli altri, così come deciso dal governo  e dalle camere federali.

Politicanti italici in fregola di visibilità mediatica – e sappiamo che oltreramina ce ne sono di quelli che venderebbero anche la nonna per una comparsata in video –  trasmissioni “trash”, ma anche taluni giornalai della carta stampata, si sono permessi di infamare senza ritegno la Svizzera, il Ticino ed i suoi abitanti.

Calare le braghe?

Da una pallina di neve si è voluto far nascere una valanga. L’intenzione, oltre che diffamatoria, è ricattatoria. Evidentemente, oltreconfine si punta su un fatto, ahinoi, notorio: gli svizzeri nei rapporti internazionali sono abituati a calare le braghe e a farsi mettere i piedi in testa da tutti perché “bisogna” (?) andare d’accordo. Ma se nel Belpaese qualcuno pensa che starnazzando si otterrà la rinuncia della Svizzera a far valere i propri diritti nei rapporti con l’Italia, o la rinuncia a misure che rientrano pienamente nella nostra sovranità nazionale (vedi chiusura valichi secondari), ha fatto male i conti.

E a questi signori d’oltreramina ricordiamo che fino a qualche anno fa, ossia prima dell’entrata in vigore dei fallimentari accordi di Schengen, i valichi di notte venivano chiusi eccome. Nessuno ha mai avuto da ridire.

I temi

Reciprocità nella libera circolazione; fiscalità dei frontalieri e questione ristorni (e loro utilizzo non conforme); accesso ai mercati finanziari italiani da parte degli operatori svizzeri; ferrovia Stabio-Arcisate in alto mare nella tratta italiana;  cacca scaricata direttamente nel Ceresio; svizzeri costretti a finanziare investimenti in Italia altrimenti le opere di interesse comune non vengono fatte  (vedi il “corridoio di 4 metri” per Alptransit); gestione lacunosa (eufemismo) del caos asilo; eccetera eccetera. Questi ed altri sono i temi transfrontalieri che vedono l’Italia inadempiente nei nostri confronti. In taluni casi in modo sfacciato. Ed è inaudito che i politicanti italici che oggi starnazzano per mettersi in mostra li ignorino – o fingano di ignorarli.

Per non parlare della vera e propria guerra economica che negli anni scorsi il Belpaese ha messo in atto contro la Svizzera a causa del segreto bancario, con tanto di sconfinamenti territoriali della Guardia di finanza, danneggiando pesantemente la piazza finanziaria ticinese. I vicini a sud se ne sono già dimenticati? Amnesie selettive?.

Disoccupazione italiana

E soprattutto: l’Italia non è in grado di creare lavoro per i propri concittadini col risultato che il Ticino si trova con 65mila frontalieri, di cui 40mila nel settore terziario, che generano dumping salariale e soppiantamento, oltre che con svariate migliaia di padroncini. Queste persone ed i loro familiari hanno la pagnotta solo grazie al Ticino. Il Ticino è uno dei più importanti datori di lavoro di cittadini italiani. Il nostro Cantone toglie molte castagne dal fuoco alla vicina Lombardia. “Valvola di sfogo per la disoccupazione italiana”: così lo definì di recente un quotidiano comasco. Il prezzo è altissimo, e lo pagano i ticinesi. I politici italiani dovrebbero ringraziarci per esistere almeno tre volte a giorno, mattina, mezzogiorno e sera, prima e dopo i pasti. Quei pasti che, senza il Ticino, per tanti italiani non ci sarebbero. Invece si permettono di infamarci pensando così di nascondere i loro fallimenti. Primo fra tutti, l’incapacità di creare lavoro nel Belpaese per i cittadini italiani, che sono di conseguenza costretti a cercarlo all’estero. Se noi tolleriamo che chi ci deve riconoscenza ci ringrazi scatenando un’ipocrita “shitstorm” (= tempesta di cacca) contro di noi, vuol dire che siamo dei pirla. E che meritiamo di rimanere sempre fregati. Poiché a noi un simile ruolo non garba per nulla, non retrocediamo di un millimetro. Anzi.

Chi discrimina?

Se poi vogliamo parlare di chi discrimina gli italiani: si dà il caso che a farlo siano proprio i loro politici. I quali, per puro interesse elettorale, tollerano che i frontalieri siano fiscalmente privilegiati (pagano molte meno imposte) rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia. Dunque a discriminare gli italiani sono i loro stessi rappresentanti. Quelli che credono di guadagnare consensi facili strillando istericamente contro i ticinesi razzisti.

Di cosa indignarsi

Finché a raccontare idiozie antisvizzere è qualche parlamentare in manco di riflettori o qualche giornalaio che deve riempire pagine e palinsesti, è un conto. Ma che i primi a mettersi a strillare per i tre valichi siano stati i sindaci di comuni di confine, che campano grazie ai ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, è scandaloso. I signori sindaci farebbero bene a ricordare che la loro posizione è assai fragile. La convenzione che prevede il versamento dei ristorni si basa su presupposti che non sono più dati da parecchi anni: quindi è carta straccia. Pure scandalosa è la convocazione d’urgenza (uhhh, cha pagüüüraaaa!) dell’ambasciatore di Svizzera alla Farnesina a seguito della chiusura notturna – legittima ed annunciata – dei tre valichi secondari. Ecco di cosa bisogna indignarsi.

Prima misura

Poiché simili atteggiamenti da parte delle istituzioni italiane non sono tollerabili, è evidente che la prima cosa da fare è bloccare il versamento dei ristorni. Già anni fa la ministra del 5% Widmer Schlumpf promise la disdetta unilaterale della “famosa” convenzione del 1974 in caso di rifiuto della controparte di sottoscrivere nuovi accordi. Ma naturalmente non se ne fece nulla.

Il blocco dei ristorni è un primo provvedimento per cominciare a rimettere la chiesa al centro del villaggio. Altri dovranno seguire.

Lorenzo Quadri