Grazie al Consiglio federale ci teniamo il terrorista rosso

 

Il CF sulla mozione del leghista Lorenzo Quadri: “estradare Baragiola? Sa po’ mia!”

 

Il Consiglio federale non ne vuole sapere di consegnare all’Italia il terrorista Alvaro Lojacono (Baragiola): lo ha scritto nella sua presa di posizione sulla mozione del consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri. La mozione chiedeva una modifica della legge federale sull’assistenza internazionale che rendesse possibile, nel caso di crimini di terrorismo, l’estradizione anche di cittadini svizzeri (del resto, si tratta in genere di svizzeri di carta).

Cosa ne pensa Quadri della presa di posizione governativa?

Era ampiamente prevedibile. Il governo si dilunga nello spiegare perché “l’è tüt a posct” e perché in futuro altri casi Lojacono non si potranno verificare. A parte che simili asserzioni sono tutte da dimostrare. Resta il fatto che il terrorista ed assassino Lojacono, che in Italia ha varie condanne da scontare, tra cui un ergastolo, si trova in Svizzera a piede libero. Non solo, ma beneficia pure del pubblico impiego presso l’Università di Friburgo (alla faccia dei tanti svizzeri onesti che sono disoccupati): sarebbe interessante sapere quali connivenze stanno dietro ad una simile assunzione. E Lojacono rilascia pure interviste a go-go, neanche fosse un “maître à penser”. Tutto questo mentre, per la giustizia del Belpaese, risulta latitante da 40 anni.

Una situazione inaccettabile…

Certamente. Una situazione che contraddice ogni comune sentimento di giustizia. Tanto più se si pensa che la naturalizzazione di Lojacono, con tanto di assunzione del cognome Baragiola, ovvero quello della madre cittadina elvetica, è avvenuta in modo oscuro. Il sospetto di complicità politiche è fondato. E c’è anche un altro aspetto da considerare.

Quale?

Il Consiglio federale non perde occasione per appellarsi, spesso e volentieri a sproposito, alla “reputazione internazionale della Svizzera”. Con la sua presa di posizione sulla mia mozione, il CF dimostra che la “reputazione internazionale della Svizzera” viene evocata solo a scopo strumentale, quando si tratta di calare le braghe davanti ad un qualche Diktat o standard internazionale; ovvero, quando si tratta di cedere sovranità ed indipendenza. Ma forse che difendere – e far lavorare per l’ente pubblico! – assassini e terroristi rossi, permettendo a simili criminali di sfuggire alla giustizia di un paese a noi confinante, non comporta un grave danno alla reputazione della Svizzera?

Ma ha senso modificare la legge per un singolo caso, per quanto grave?

Prima osservazione: il caso in questione, singolo o no, va risolto, ed invece si continua a giocare a nascondino.

Seconda osservazione: non serve la sfera di cristallo per prevedere che il tema dei terroristi con passaporto rosso diventerà d’attualità nel prossimo futuro. Penso in particolare a terroristi islamici diventati cittadini svizzeri grazie alle naturalizzazioni facili volute dalla partitocrazia PLR-PPD-PSS. Il Consiglio federale, nella sua presa di posizione, assicura che queste persone, con le basi legali attualmente a disposizione, potranno in ogni caso venire tradotte in giudizio in Svizzera. A parte che l’affermazione è tutta da dimostrare. In teoria nemmeno Lojacono/Baragiola avrebbe potuto diventare svizzero e taroccarsi il cognome. Ma il punto è: perché mai questa foffa, composta da svizzeri di carta che hanno abusato del nostro paese per ottenerne il passaporto, dovremmo processarla – ammesso che ciò sia possibile – e poi mantenerla in carcere a nostre spese (800 Fr al giorno, stando alle dichiarazioni di un magistrato), invece di estradarla? In conclusione, spero che la maggioranza del Consiglio nazionale, quando voterà sulla mia mozione, vorrà tener conto di tutti questi aspetti, purtroppo trascurati dall’esecutivo.

MDD