I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

 Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri