I concubini di KrankenCassis e la sindrome di Stoccolma

“Siamo italiani ed abbiamo l’Europa nel cuore”: il CF “ticinese” delira a Milano

 

Speriamo almeno che il ministro PLR non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano, dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Ah beh, certo che questa ci mancava, soprattutto con l’avvicinarsi del Primo d’agosto!

Il ministro degli esteri binazionale Ignazio KrankenCassis era ospite venerdì al centro svizzero di Milano. Praticamente una rimpatriata. E, come c’era da temere, non è riuscito a trattenersi dal raccontare clamorose fregnacce.

Come questa: “La Svizzera è nel cuore dell’Europa e l’Europa nel cuore della Svizzera (…). Il nostro è un concubinato (?) che cerca degli standard comuni per favorire i nostri interessi”. 

Evviva, sarebbero questi gli effetti del tasto “reset”?  Se è con simili servili sviolinate che pensiamo di gestire i rapporti con l’UE, siamo a posto.

Non esiste l’amicizia tra Stati. Men che meno esiste un’amicizia tra Svizzera ed UE. Il presidente “diversamente sobrio” della commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker, ha avuto la faccia di palta di definire “accordo d’amicizia” lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui Bruxelles tenta di imporci le sue leggi ed i suoi giudici. Ecco cosa intendono i balivi UE per “amicizia”. Però il  buon KrankenCassis viene a blaterare non solo di amicizia, ma addirittura di concubinato e di “Europa nel cuore”. In concubinato con i funzionarietti di Bruxelles e con “Grappino” Juncker ci vivrà forse il “parzialmente svizzero” Cassis. Noi no di certo!

Sindrome di Stoccolma?

Quando ci decideremo a piantarla con questi penosi atti di sottomissione alla fallita UE? Sveglia, il tempo delle smancerie è finito da un pezzo! E’ arrivato, invece, il tempo di farci valere, e a muso duro. E soprattutto di cominciare a dire di no. No a nuovi accordi con l’UE: se vogliamo salvarci dobbiamo, al contrario, cominciare a cancellare qualcuno di quelli in essere. E No, evidentemente, al regalo di 1,3 miliardi di Fr a Bruxelles sottoforma di “contributo di coesione”.

Invece il ministro degli esteri PLR cosa fa? Alla faccia del tasto “reset”, si produce in ridicole profferte di amore eterno (che poi equivalgono a promesse di chinarsi a 90 gradi). Siamo davanti ad un preoccupante caso di “sindrome di Stoccolma” applicata alla politica? (Con l’espressione sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria (…)”,da Wikipedia).

“Siamo italiani”

Simili profferte non sono solo patetiche. Sono umilianti per lo Stato che Cassis dovrebbe (condizionale) rappresentare. L’UE ci ricatta; ci impone i suoi Diktat – che naturalmente gli sguatteri di Bruxelles in Consiglio federale accettano senza fiatare – e noi dovremmo “averla nel cuore”? Ma anche no!
Particolarmente interessante, nel discorso milanese del buon Cassis, il seguente passaggio: “Quello con l’Italia è un rapporto che va diritto al cuore (e ridàgli) ed è un rapporto molto intimo (?). Noi ticinesi siamo Italiani, siamo Svizzeri, siamo svizzero-italiani e italiano-svizzeri”. Sul fatto che Cassis sia italiano non ci sono dubbi. Ma che parli per lui.Il ministro PLR (ex) doppio passaporto conferma quindi di non essere in chiaro sulla propria appartenenza nazionale (un po’ come certi calciatori, tanto per riagganciarci alla cronaca recente). Ed intanto i vicini a sud continuano a fregarci in tutte le maniere. Però ogni anno incassano, grazie al triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, i loro bravi 80 milioni ed oltre di ristorni.
Grazie PLR per regalarci questi grandi statisti “alla Cassis” che difendono a muso duro gli interessi della nazione!

Speriamo almeno che il buon Cassis non intenda propinare boiate come quelle dette a Milano nell’allocuzione del Primo agosto a Lugano dove sarà oratore ufficiale. Altrimenti prepararsi a prender su e andare.

Lorenzo Quadri