I disastri delle frontiere spalancate e del multikulti

Terrorismo islamico: l’ultimo attentato a Parigi e le prospettive per la Svizzera

 

Si  moltiplicano gli attentati messi a segno in Europa da terroristi islamici. L’ultimo nei giorni scorsi, in una Parigi blindatissima per le elezioni. Evidentemente non c’è misura di sicurezza che tenga, in un Paese dove ci sono 15mila jihadisti conosciuti alle autorità (più quelli sconosciuti). Che naturalmente non è possibile controllare 24 ore al giorno: servirebbero 60mila agenti. Questa è materia su cui dobbiamo riflettere anche in Svizzera. “Grazie” alle sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale, infatti, gli svizzerotti si tengono in casa i simpatizzanti dell’Isis. Perché, dissero i legulei di Losanna, “non si può” (sa po’ mia!) espellere un terrorista islamico se costui sarebbe in pericolo nel suo paese. L’immane boiata è stata confermata dal Consiglio federale in risposta ad atti parlamentari.

Sapremo chi ringraziare

Abbiamo dunque un governo che non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai sedicenti centri culturali islamici. Che non vuole proibire le associazioni musulmane pericolose. Che non ci sta ad espellere i miliziani dell’Isis. Tutto messo lì nero su bianco. Un governo che non ha – e non vuole avere – alcun controllo sull’islam politico infiltrato anche in Svizzera; però vorrebbe inventarsi pure l’Imam nell’esercito. Un governo che aumenta la capacità d’accoglienza per i finti rifugiati con lo smartphone, che non saranno mai integrati e saranno facili da radicalizzare. Sempre che non siano già radicalizzati quando arrivano da noi. Perché evidentemente nessuno ha l’etichetta di jihadista stampata in fronte.

Quando i terroristi islamici colpiranno anche in Svizzera, sapremo perfettamente chi ringraziare.

Il disastro multikulti

L’ultimo attentato di Parigi è l’ennesimo fallimento del multikulti. Quel multikulti che partitocrazia, élite spalancatrice di frontiere, stampa di regime ed intellettualini da tre e una cicca insistono nel propinarci con la denigrazione ed il ricatto morale: o siete per il multikulti, o siete razzisti ed “estremisti di destra”.

E’ a causa del multikulti se – come occidentali – abbiamo rinunciato a pretendere che gli immigrati si assimilassero alle nostre regole e ai nostri principi. In nome del multikulti si è permesso che i migranti continuassero a vivere come se fossero a casa loro, disprezzando il paese che li ospita. Perché guai ad imporre qualcosa agli ultimi arrivati: è becero populismo e razzismo.

La deleteria politica delle frontiere spalancate, che è poi semplicemente il naturale complemento del multikulti, ha portato a flussi migratori del tutto insostenibili. Visto che non c’è lavoro per i residenti, figuriamoci per gli immigrati; specie se non integrati e non integrabili.  Il multikulti e l’immigrazione scriteriata hanno così creato ampie fasce di marginalizzati: l’humus ideale per il terrorismo islamico.

L’integrazione al contrario

Se si è giunti a questo punto ci sono dei responsabili ben chiari ed è inutile arrampicarsi sui vetri raccontando imbecillità sul “passato  coloniale”. La Svezia, di recente colpita, ha un passato coloniale degno di nota? Sì, forse ai tempi dei vichinghi…  e poi 13 anni di costa d’oro svedese in Africa a metà del Seicento. La Svezia è in prima linea in operazioni belliche in paesi islamici?

Altra fregnaccia $inistrorsa: la colpa degli attentati terroristici sarebbe dell’Occidente reo di “non aver integrato”. Ah ecco: non sono i terroristi islamici ad essere dei macellai, sono le loro vittime occidentali ad essere razziste. Kompagnuzzi, ma vi siete bevuti il cervello? L’Occidente ha certamente delle colpe, ma di genere ben diverso. Le colpe europee sono quelle indicate sopra. Ossia, fare entrare tutti. Permettere ai migranti di non integrarsi. Arrivare al paradosso di pretendere che siano i cittadini residenti ad integrarsi agli immigrati e non il contrario. Addirittura aver fatto della non integrazione un sistema e  un valore morale: il fallimentare multikulti, appunto.

Fare tabula rasa

Sono state compiute delle scelte politiche completamente sbagliate. Del multikulti e delle frontiere spalancate occorre adesso fare tabula rasa. Primi passi: stop all’immigrazione di massa, frontiere blindate, controlli su moschee e centri culturali islamici, espulsione certa e sistematica dei simpatizzanti dell’Isis. Altro che “devono entrare tutti”: qui c’è un sacco di gente che deve uscire. Verstanden, kompagna Sommaruga?

Lorenzo Quadri