I frutti del multikulti e del “devono entrare tutti”

Il terrore raggiunge Stoccolma: un altro attentato insanguina l’Europa

 

Un nuovo attentato insanguina l’Europa. Questa volta è toccato a Stoccolma. Un camion lanciato venerdì sulla folla in zona pedonale ha provocato quattro morti e 15 feriti. Si tratta, a quanto se ne sa al momento, di terrorismo islamico.

Non ci vogliono grandi analisi socio-economico-kulturali per rendersi conto che la Svezia, presa ad esempio dalle varie $inistrucce europee per le largheggianti politiche migratorie, adesso paga il prezzo del multikulti e del “devono entrare tutti”. Un prezzo che si paga anche in sangue. Tanto.

Non siamo al riparo

L’accaduto, è evidente, deve fare riflettere anche in Svizzera. Perché non possiamo illuderci di essere al riparo a tempo indeterminato dalla follia del terrorismo islamico. E la prima cosa da fare è attivarsi per sradicare le cellule già presenti sul territorio ed evitare che ne arrivino di nuove. Ma su questo fronte abbiamo poco da stare allegri. Perché il buonismo-coglionismo imperversa, ed i miliziani dell’Isis ci sguazzano. Le demenziali dichiarazioni istituzionali, con tanto di sentenze del Tribunale federale, secondo cui la Svizzera non può (sa po’ mia!) espellere un terrorista  islamico se quest’ultimo si troverebbe in pericolo nel paese d’origine, fanno letteralmente accapponare la pelle. Per non dire delle pene da barzelletta che vengono comminate ai seguaci della Jihad dai nostri tribunali.

Vogliamo proprio vedere in quali altri paesi – tutti firmatari degli ameni trattati internazionali su cui i legulei buonisti di Losanna basano le proprie sentenze – si prenderebbero decisioni di un simile tenore! Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che in questo modo si trasforma la Svizzera in un paese del Bengodi per miliziani del sedicente Stato islamico. Ed infatti nei giorni scorsi è arrivata la ciliegina sulla torta. Il “famoso” jihadista iracheno disabile, arrivato nel nostro paese come finto rifugiato, non solo rimarrà in Svizzera, ma ci rimarrà a spese del solito sfigato contribuente. Capito, popolino chiuso e becero? Non solo ti tieni in casa dei terroristi islamici che da un giorno all’altro potrebbero mettere a segno un attentato provocando decine di morti, perché sbattere fuori questa feccia “sa po’ mia”, ma li foraggi pure con i soldi del tuo Stato sociale!

Musica per integralisti

Nelle scorse settimane, inoltre, il Consiglio nazionale è riuscito a respingere una mozione che chiedeva di vietare in Svizzera l’associazione salafita “La vera religione”. La Germania, dove il gruppo in questione ha reclutato 140 jihadisti, l’ha fatto. In Svizzera invece si blatera di “basi legali mancanti”; e naturalmente non si vuole crearne di adeguate.

E che dire poi del rifiuto da parte dei camerieri dell’UE insediati a Berna di vietare il burqa a livello nazionale, o di proposte del piffero come quelle del presidente del P$$ kompagno Levrat che smania per rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera? Tutta musica per gli integralisti musulmani. I quali evidentemente inseriranno la Confederella tra i paesi con una classe politica ed una giustizia particolarmente “accoglienti” nei loro confronti. L’ideale per installarvi delle basi, dunque.

Migranti

Basi da “alimentare” tramite migranti. Non solo tra i finti rifugiati con lo smartphone –  e in Svizzera grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga ne arrivano ormai 40mila all’anno –  si nascondono i miliziani dello Stato islamico (vedi il caso del jihadista disabile ex finto rifugiato), dal momento che l’Isis controlla i barconi. Ma anche tra i giovanotti musulmani non integrabili che entrano in Svizzera come migranti economici non manca il terreno fertile per radicalizzare pure chi, al momento dell’arrivo, ancora non lo è.

Se i vituperatissimi Stati del blocco Visegrad (membri dell’Unione europea!) rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione UE dei migranti economici anche per il rischio terrorismo, qualche motivo ci sarà. Troppo facile continuare a ripetere la trita manfrina del razzismo e della xenofobia! Invece la Svizzera, come noto, ai programmi di ridistribuzione dell’UE aderisce spontaneamente, senza avere alcun obbligo, e la kompagna Simonetta aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri per asilanti.

Se cambiamento non ci sarà…

E’ evidente dunque che in Svizzera, se si vuole tutelare la popolazione residente dai terroristi islamici, dovranno cambiare varie cose. Dalla politica migratoria alle sentenze dei tribunali, dalle leggi al fallimentare multikulti. Se cambiamento non ci sarà, prepariamoci al peggio. In quel caso, sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri