I migranti mandano all’estero anche gli aiuti sociali?

17 miliardi spediti annualmente nei paesi d’origine: sono tutti guadagni, oppure…?

 

“Immigrazione uguale ricchezza”, amano blaterare gli spalancatori di frontiere nonché fautori del catastrofico multikulti. Per chi immigra, forse. Non certo per chi deve far fronte al flusso migratorio. Ricordiamo infatti, tanto per gradire, che il saldo migratorio dalla sola UE è di 80mila persone all’anno. Quando, in occasione della votazione sui fallimentari accordi bilaterali, il Consiglio federale diceva che sarebbe stato di 10mila (!) persone all’anno. A ciò si aggiunge il caos asilo (nel 2016 sono arrivati in Svizzera 40mila finti rifugiati con lo smartphone).

Da dove saltano fuori?

Immigrazione uguale ricchezza, dunque, ma solo per chi arriva nella Svizzera paese del Bengodi per stranieri. Il Dipartimento degli Esteri ha infatti reso noto che annualmente i migranti trasferiscono nei paesi d’origine 17 miliardi di franchetti.  Ohibò. Come troppo spesso accade, però, manca l’informazione più interessante. E naturalmente il Dipartimento Burkhaltèèèr (PLR) non si sogna di rilevarla, chissà come mai?

L’informazione è quella a sapere da dove saltano fuori questi 17 miliarducci, che non sono proprio noccioline. E meglio: che parte di questa somma proviene da attività lavorative? E che parte, invece, proviene da aiuti sociali che vengono allegramente trasferiti?

Quanti provengono da aiuti sociali?

Evidentemente a noi (populisti e razzisti) interessa soprattutto questo secondo aspetto. Il punto è evidente: grazie ai generosi (con gli immigrati) aiuti sociali finanziati dal solito sfigato contribuente rossocrociato, i migranti mantengono familiari e congiunti al natio paesello. Però agli svizzerotti viene detto che bisogna tirare la cinghia per far quadrare i conti pubblici. Per qualche strano motivo però, quando si tratta di far entrare e di mantenere tutti, la partitocrazia il problema delle casse vuote mica se lo pone. E men che meno se lo pongono i kompagni, così pronti a strillare ai conti pubblici in rosso quando si tratta di lasciare qualche soldino in più nelle tasche dei cittadini.

E’ chiaro che alcune domandine “nascono spontanee”: Quanti migranti finanziati dallo stato sociale elvetico mandano soldi a casa? Per quale ammontare? Da quali paesi provengono i migranti in questione?

Margini di risparmio

E’ dunque pacifico che occorre chiarire quanti di questi 17 miliardi che gli immigrati inviano all’estero provengono da aiuti sociali. Perché, se le prestazioni sociali agli immigrati finanziate dal contribuente non solo bastano per la sussistenza, ma permettono al beneficiario anche di mantenere parenti ed amici al paesello, vuol dire che vanno tagliate. Qui ci sono delle importanti di possibilità di risparmio che vanno sfruttate fino in fondo.

Sarebbe poi il colmo se questi soldi spediti all’estero servissero addirittura per finanziare scafisti.

Sospetto concreto

E il sospetto che ci siano anche soldi dello stato sociale svizzero tra i 17 miliardi spediti annualmente all’estero è assai concreto. Come noto, infatti, nel giro di 8 anni, dal 2006 al 2014, il numero  di finti rifugiati eritrei in assistenza è aumentato del 2282%: e sarebbe interessante conoscere a quanto ammonta la spesa totale. Altrettanto noto è che un certo numero di costoro torna nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”. Naturalmente con i soldi del contribuente. Anche in questo caso, il numero reale dei finti rifugiati vacanzieri rimane sconosciuto. Infatti, per non farsi scoprire – e dunque per aggirare gli svizzerotti fessi – basta non prendere l’aereo a Zurigo ma andare in treno fino all’aeroporto estero più vicino. Non ci vuole dunque un’immaginazione particolarmente perversa per immaginare che, oltre ad andare in vacanza con i nostri soldi, i finti rifugiati spediscano anche finanziamenti nel paese d’origine.

I Cantoni battono cassa

Oltretutto – per la serie: dopo averne mangiate dieci fette, si accorsero che era polenta – proprio nei giorni scorsi i cantoni sono andati, a ragione, a protestare a Berna chiedendo un aumento dei contributi federali per i migranti: il caos asilo, provocato dalla politica federale d’accoglienza, comporta costi  sempre più insostenibili. E come noto la Confederella ne copre soltanto una parte. A maggior ragione è dunque urgente verificare se questi aiuti sociali, così pesanti da finanziare, pagati ai sedicenti rifugiati vengono poi dirottati nei paesi d’origine. E’ urgente verificare e, ovviamente, intervenire tramite adeguati tagli.  Perché qua c’è il concreto sospetto che ci siano tanti milioni di franchetti del contribuente a ciurlare nel manico. Senza contare che è prioritario ridurre l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Sia per questioni di finanze pubbliche, ma anche di sicurezza. Perché, è chiaro, non si sa quanti dei finti rifugiati che arrivano in Svizzera sono dei miliziani dell’Isis o sono predisposti a diventarlo. Perché, è bene ribadirlo una volta per tutte, questi giovanotti con lo smartphone non saranno mai integrati. E continuare a farne arrivare in Svizzera in quantitativi del tutto insostenibili significa creare, anche nel nostro paese, le banlieue parigine. Crearle di proposito. Un’operazione deleteria per la quale sappiamo perfettamente chi ringraziare. Vero élite spalancatrice di frontiere? Vero kompagna Simonetta Sommaruga?

Lorenzo Quadri