I salari si difendono solo stando alla larga dall’UE

Se il voto di protesta per le disparità sociali premia gli spalancatori di frontiere…

Come detto in più occasioni, la battaglia determinante per il futuro della Svizzera è quella sui rapporti con la fallita UE. I funzionarietti di Bruxelles, come ben sappiamo, vogliono comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello sostenuto dalla partitocrazia, dalla stampa di regime e da Economiesuisse. Questi ultimi sono poi i soldatini dei manager STRANIERI delle multinazionali. I quali manager vogliono il mercato aperto per ingrassarsi le saccocce; e se ne impipano della Svizzera e degli svizzeri.

Si cederà su tutto

La partitocrazia PLR-PPD-P$$, sullo sconcio accordo quadro, ha calato le braghe ad altezza caviglia. Perché non esiste alcun “Sì, ma”. Se si dirà Sì, poi sarà piegamento a 90 gradi. Su tutto e senza condizioni. Altro che venire a raccontare, pensando di fare fesso il popolazzo, storielle del tipo: “Sì all’accordo quadro, ma le espulsioni degli stranieri che delinquono non sono in discussione”; oppure: “sì all’accordo quadro, ma non vogliamo mantenere tutti i migranti economici con passaporto UE”; o ancora: “sì all’accordo quadro, ma le misure accompagnatorie non si toccano”. Queste sono solo emerite FREGNACCE: una volta sottoscritto il trattato coloniale, il triciclo PLR-PPD-P$$ in men che non si dica capitolerà sulla protezione dei salari, sull’espulsione dei criminali stranieri, sul transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate, e su tutto il resto. Ai cittadini verrà propinata la solita fanfaluca che “bisogna salvare i rapporti con l’UE”. Il tutto condito con gli ormai abituali sondaggi farlocchi. Come quello recente, che va ben oltre il limite della barzelletta,  secondo cui il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole all’ accordo quadro. Certo, come no!

Basta con il mantra

E’ ora di piantarla di utilizzare il mantra dei “rapporti con l’UE da salvare” per contrabbandare qualsiasi oscenità. E bisogna essere consapevoli che non si sta cedendo su questioni di dettaglio, o di “nicchia”. Quella in atto è nientemeno che  la svendita della Svizzera. A parole il triciclo nega scandalizzato di volere l’adesione del nostro paese all’UE. Nei fatti, invece, ci sta portando nella fallita Disunione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta). E lo sconcio accordo quadro costituisce una bella fettona.

Solo poche settimane fa il triciclo PLR-PPD-P$$ ha deciso di versare la marchetta da 1.3 miliardi di Fr all’UE. Quella che, secondo l’eurosenatore Pippone Lombardi ed il presidente liblab Bixio Caprara, sarebbe servita “per oliare”. Ed infatti, è servita così tanto che, a distanza di pochi giorni, Bruxelles ha sparato zero sulle misure accompagnatorie, pretendendone l’eliminazione.

Protezione dei salari?

Al proposito è stata plateale la giravolta dei $inistrati. Altro che “protezione dei salari”. La “linea rossa” è stata spazzata via, eppure loro ancora vogliono l’accordo quadro. Perché, a $inistra, la smania di Europa la fa da padrona. Altro che difendere i lavoratori! I lavoratori ed in salari, mettiamocelo bene in zucca, si difendono solo combattendo la sudditanza della Svizzera all’UE!

Ed in questo senso, specie in Ticino, è preoccupante che – a quanto pare: perché poi la verità rivelata non l’ha in tasca nessuno… – il 7 aprile una parte del voto di protesta sia andato a partitini a $inistra della $inistra; ma comunque sempre spalancatori di frontiere.

Il colmo

Non serve essere dei politologi per capire che il voto di protesta è legato alle crescenti disparità sociali: si sta “lasciando indietro” troppa gente. La principale causa è lo sfascio del mercato del lavoro generato dall’invasione da sud. Le cifre – non stiamo qui a ripeterle per l’ennesima volta – non permettono dubbi. Le cifre vere, ovviamente; non i dati taroccati della SECO.

Che il voto di protesta per le disparità sociali vada a chi ne ha sempre sostenuto ad oltranza, e con isteriche accuse di razzismo agli oppositori, la prima causa, ovvero la libera circolazione, è davvero il colmo. Gli akkulturati parlerebbero di sindrome di Stoccolma. Un tema su cui riflettere.

Lorenzo Quadri