I “Sì” e i “No critici” sono certamente la maggioranza

No Billag bocciata, ma alla Pravda di Comano non hanno motivo di saltare di gioia

 

Grazie ai 50mila ticinesi che hanno sostenuto l’iniziativa contro il canone obbligatorio, sfidando le ire e gli anatemi della casta: non era facile

Che l’iniziativa No Billag sia stata bocciata non è certo una sorpresa, data la clamorosa sproporzione di forze tra gli schieramenti in campo. Da un lato un comitato di quattro gatti; dall’altro il resto del mondo: l’establishment al gran completo con tutti i soldatini, portaborse e reggicoda al seguito. Tra i media, solo il Mattino ed il Paese hanno sostenuto l’iniziativa. Tutti gli altri organi di stampa, sia cartacei che elettronici che online, erano impegnati al massimo delle proprie capacità nella propaganda contro. La cittadinanza ha potuto toccare con mano la differenza che intercorre tra la situazione dichiarata (stampa “cane da guardia del potere”) e quella di fatto (stampa cane da riporto del potere).

Tra le forze politiche, solo la Lega ha indicato di votare sì.

Lavaggi del cervello

Come emerso con chiarezza prima della votazione, il canone è una gigantesca mangiatoia, che il cittadino è costretto a riempiere, a cui si servono le più disparate categorie (che nulla hanno a che vedere con il servizio pubblico nell’informazione). Quindi: molte persone sarebbero state toccate direttamente nella saccoccia dall’iniziativa No Billag. E quando è in ballo l’interesse personale…

A ciò si aggiunge l’inaudito terrorismo di regime fatto dalla casta per sostenere la propria televisione di supporto (l’establishment se ne serve per manipolare l’opinione pubblica, conservare il potere e spartirsi le cadreghe). La stessa emittente di Stato si è prodotta in una scandalosa operazione di lavaggio del cervello. Questa operazione già da sola dimostra che la RSI non fa informazione di servizio pubblico bensì propaganda di regime. Di conseguenza non merita finanziamenti pubblici.  Sicuramente, a seguito delle balle (“fake news”) diffuse dall’establishment, tanti ticinesi avranno creduto che, se fosse passato il Sì, non avrebbero più potuto guardare la televisione… Il che è semplicemente ridicolo.

A Comano meglio “stare schisci”

Chiaro: qualche punto percentuale  in più a favore del No Billag in Ticino avrebbe fatto piacere. D’altra parte, se il risultato avesse rispecchiato le forze in campo, l’iniziativa avrebbe dovuto essere asfaltata per 90 a 10 o anche peggio. Il 35% dei ticinesi, quindi più di un terzo dei votanti, ovvero 50mila persone, l’ha invece sostenuta. Alla Pravda di Comano non hanno dunque particolari motivi per darsi alla pazza gioia in quanto:

  • Se, come l’establishment ha ripetuto fino alla nausea, il sì equivaleva alla chiusura della RSI, vuol dire che il 35% dei ticinesi vuole la chiusura della RSI.
  • L’ipocrisia della casta è ben nota. Ma non si può, come è stato fatto, invitare a votare No critico affinché la SSR e la RSI continuino ad esistere – e quindi possano cambiare – e poi far finta che il No critico non esista; che sia un Sì acritico all’andazzo attuale. I No critici non si possono contare. Ma sono sicuramente numerosi. Basta pensare alla pletora di interventi in tal senso che hanno infesciato le rubriche di opinioni dei quotidiani nelle scorse settimane e mesi. Ignorare il No critico – e quindi rimangiarsi le promesse fatte – significherebbe prendere a pesci in faccia la maggioranza della popolazione. Sì, la maggioranza. Perché i Sì a No Billag ed i No critici, sommati, fanno certamente la maggioranza. Quindi, il “bagno di umiltà dovrà esserci, e certamente non nello champagne, al contrario di quanto ha pensato bene di scrivere il direttore del Corriere (testata prodigatasi nel galoppinaggio contro il No Billag).

Il tempo non si ferma

Soprattutto, e questo lo abbiamo ripetuto più volte, bocciare No Billag non ferma il tempo. Il problema di fondo, sollevato dall’iniziativa, rimane sul tavolo. Ovvero: nell’era della digitalizzazione, del “chi consuma paga”, non si può pretendere di far pagare il canone più caro d’Europa anche a chi non usufruisce dei prodotti della SSR. Col risultato che poi non ha magari più i soldi per acquistare i prodotti mediatici (non necessariamente televisivi) a cui invece sarebbe interessato. L’informazione faziosa della RSI non è affatto un bene indispensabile (per non parlare poi dell’intrattenimento). Negli ultimi anni il numero di fonti di informazione è letteralmente esploso. Perfino il direttore generale della SSR Gilles Marchand ha dichiarato che “un canone obbligatorio diventa sempre più difficile da giustificare”. La rivoluzione digitale è una realtà con cui la SSR dovrà fare i conti. Il No a No Billag permette di tirare a campare ancora per qualche anno con il sistema attuale. E poi?

La battaglia continua

Per questi motivi, la giusta battaglia per ridurre il canone deve continuare. C’è da sperare dunque che l’iniziativa per portare il balzello pro-SSR ad al massimo 200 Fr all’anno venga lanciata quanto prima. Senza “pause di riflessione” che delizierebbero l’establishment: in ogni caso passerebbero anni prima dell’eventuale votazione popolare. Occorre battere il ferro finché è caldo. La casta, evidentemente, mira a farlo raffreddare per i propri interessi. Del resto, un sondaggio dei giorni scorsi (per quel che conta) indica che il 62% dei cittadini voterebbe l’abbassamento del canone a 200 Fr.

Intanto, grazie all’iniziativa No Billag:

  • Il canone radioTV è stato abbassato a partire dal 2019 a 365 Fr all’anno. Senza la pressione della votazione popolare, col fischio che la Doris uregiatta avrebbe preso questa decisione, annunciata (ma guarda un po’) in piena campagna di votazione.
  • Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato alcun dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, sulla sua estensione e sui suoi costi: sia la partitocrazia che l’emittente hanno sempre rifiutato qualsiasi entrata in materia. Se ci saranno miglioramenti e riforme, sarà dunque solo merito del No Billag.

L’iniziativa No Billag non deve rimanere un episodio isolato ma costituire un primo passo. Se si conteggiano anche i “No critici”, chi è che esce perdente dalle urne?

Per concludere: grazie ai 50mila ticinesi che hanno sostenuto l’iniziativa contro il canone sfidando gli anatemi e le ire della casta. Non era certo facile.

Lorenzo Quadri