I sindacati italiani invitano ad emigrare

La pubblicazione degli annunci di lavoro in Ticino sui giornali italiani (a volte solo sui giornali italiani e non su quelli ticinesi) non bastava. Gli inviti verbali, da parte dei collocatori italiani, ai loro utenti che non hanno un impiego, ad andare a cercarlo in Ticino, non bastavano. La messe di articoli sui principali organi d’informazione della Vicina Penisola che esortano i lettori peninsulari a candidarsi per posti di lavoro nel nostro Cantone, non bastava. Ad aggiungersi a queste ed altre iniziative analoghe arriva ora la nuova pensata della triade $indakale Cigl-Cisl-Uil la quale, assieme alla Camera di commergio di  ha pensato bene, per il godimento dei suoi iscritti, di pubblicare un vademecum in cui si spiega per filo e per segno cosa bisogna fare per diventare frontaliere.

A giudicare dalla continua ed allarmante esplosione del numero dei frontalieri in Ticino, una simile guida non pareva strettamente indispensabile: su come si fa a diventare frontalieri,  i nostri vicini a Sud sembrano già ampiamente informati. Tra parentesi, l’esplosione del numero dei frontalieri attivi in Ticino pare cominciare a suscitare una qualche preoccupazione anche a livello di Consiglio federale: forse qualcuno inizia a rendersi conto che la pace sociale nel nostro Cantone è minacciata, che il giorno dell’esplosione dell’ira popolare, avanti di questo passo, non è lontano e che allora non ce ne sarà più per nessuno.

A parte il fatto che gli italiani, come detto, non sembrano certo soffrire di un deficit informativo sulle brillanti opportunità che il frontalierato offre loro – opportunità il cui prezzo è pagato dal lavoratore residente in Ticino, dal momento che gli impieghi non aumentano neppure lontanamente di pari passo con il numero dei frontalieri e dei padroncini – le “sponsorizzazioni” più o meno ufficiali del lavoro frontaliero, che si moltiplicano in Italia, costituiscono un chiaro fallimento. Fallimento dell’Italia che ammette di non essere in grado di creare posti di lavoro per i suoi concittadini, al punto da spingerli alla migrazione; e, adesso, fallimento dei $indakati.

Compito dei $indakati italiani dovrebbe infatti essere quello di aiutare i propri concittadini a trovare un’occupazione. Nel loro paese, non in casa d’altri. Ecco invece che ora li invitano all’assalto del mercato del lavoro di un altro Stato, il nostro appunto, che (per fortuna) non è neppure  un membro della disastrosa e disastrata UE.

I $indakati italici ammettono (seppur in modo implicito) di aver clamorosamente fallito nel proprio compito: invece di risolvere il problema occupazionale in Italia, si adoperano per scaricarlo sul Ticino. Poi saranno “cavoli” dei Ticinesi.

Davanti a questa ennesima offensiva da sud, da parte nostra deve arrivare una forte risposta protezionistica a tutela dei posti di lavoro nel nostro Cantone,  i quali devono essere destinati ai ticinesi e  non ai frontalieri. E visto che la libera circolazione delle persone teoricamente non permette questo tipo di favoritismo, vuol dire che la libera circolazione delle persone deve venire aggirata o violata – come del resto sanno benissimo fare, quando ciò torna loro comodo, Oltreconfine: prendiamo esempio. A’ la guerre comme à la guerre.

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