I soldi in più vanno ridati ai cittadini

 

Anche nel 2017 la Confederazione ha chiuso i conti con un surplus clamoroso: 2.8 miliardi di utili invece di 250 milioni di deficit. A parte qualche rara eccezione, sono anni che nei forzieri bernesi si scoprono sistematicamente dei tesoretti. Nel 2000, addirittura, invece del preventivato buco di 1.8 miliardi, ci si ritrovò con un utile di 4 miliardi.

Di questa situazione beneficiano anche i Cantoni. Ed infatti il Ticino nel 2017 riceverà da Berna  ben 20 milioni di franchetti in più quale quota parte dell’imposta preventiva. Grazie a questa e ad altre entrate, il consuntivo 2017 del Cantone chiuderà, a quanto pare, con 60 milioni di utili. E scusate se sono pochi!

Le notizie sui surplus nelle casse pubbliche vengono abitualmente passate all’acqua bassa. Il partito trasversale delle tasse ha infatti tutto l’interesse a continuare a strillare alle casse vuote. Mentre delle entrate extra (sia cantonali che federali) si perdono le tracce. Finiscono nel calderone.

A parte il vistoso problema di credibilità di chi allestisce i preventivi: questi tesoretti dimostrano che i contribuenti hanno pagato troppo, e di conseguenza i soldi “in esubero” vanno restituiti a loro! Altro che farli sparire nei meandri dei conti pubblici per poi magari usarli per mantenere finti rifugiati o immigrati nello Stato sociale. Questo vale per Berna, ma anche per Bellinzona. Il ministro delle finanze Vitta ha già dichiarato che di voler far sparire gli utili straordinari del 2017 nell’ “abbattimento del capitale proprio negativo”. E i contribuenti? Con un palmo di naso!

E intanto che si compiono operazioni cosmetiche ai conti statali, i proprietari di una casetta o appartamento (tanto per fare un esempio) vengono ulteriormente spremuti con le stime immobiliari pompate per fare cassetta. Non ci siamo!

Casse pubbliche piene  e contribuenti che tirano la cinghia, è un binomio che non ci è mai piaciuto. Le entrate extra vanno ridistribuite ai cittadini. Non imboscate alla chetichella “come se niente fudesse”.

Lorenzo Quadri