I ticinesi stanno per finire nella “riserva indiana”

Già dall’anno scorso nel nostro Cantone i lavoratori stranieri sono in maggioranza

 

E’ un po’ che lo diciamo e adesso arriva la conferma ufficiale dell’Ufficio di statistica. Nell’anno di disgrazia 2017 in Ticino c’erano più lavoratori stranieri che svizzeri. Gli svizzeri erano infatti solo il 49.8% del totale.

Il 50.2% di stranieri risultava così suddiviso: il 30% circa sono frontalieri, mentre il restante 20% è composto da domiciliati e dimoranti, in parti quasi uguali.

Ricordiamo che, se nelle provincie italiche a noi confinanti un terzo dei lavoratori fosse composto da frontalieri ticinesi, il Belpaese avrebbe già blindato le frontiere con la Svizzera.

Ovviamente, e come sempre in queste statistiche, non si sa quante delle persone indicate come “svizzere” siano effettivamente tali, e quanti sono invece i naturalizzati di fresco. Non osiamo immaginare a che tassi scenderebbe la percentuale di lavoratori elvetici in Ticino se si considerasse anche quest’ultimo fattore.

Inoltre, i dati sono del 2017. Poiché col passare del tempo la situazione di certo non migliora ma semmai peggiora, allo stato attuale (metà ottobre 2018) la percentuale di lavoratori stranieri in Ticino sarà di sicuro aumentata ancora.

“Uguale ricchezza”

E poi la partitocrazia PLR-PPD-P$, la casta spalancatrice di frontiere, i burocrati della SECO, i camerieri dell’UE in Consiglio federale e compagnia cantante hanno ancora il coraggio di venirci a raccontare che non è vero che siamo invasi, che non c’è alcuna sostituzione di ticinesi con frontalieri, che “sono solo percezioni”, che “immigrazione uguale ricchezza”?

Peccato che immigrazione sia “uguale a ricchezza” solo per chi immigra, e per  quegli esponenti dell’economia liblab che si fanno gli attributi di platino assumendo stranieri pagati meno e lasciando a casa gli svizzeri. Per il cittadino medio invece le cose vanno ben diversamente. La “ricchezza” che ha portato al Ticino la politica delle frontiere spalancate è lì da vedere: record di povertà, record di casi d’assistenza, dumping salariale, esplosione della spesa sociale, eccetera.

Il manifesto

Una decina di anni fa la Lega dei Ticinesi pubblicò un manifesto elettorale che in seguito  venne ripreso anche dall’allora Lega Nord. Raffigurava un Pellerossa (oddìo, si potrà scrivere Pellerossa o è razzismo? Interverrà la famigerata commissione federale farlocca presieduta dell’ex parlamentare radikalchic?) con la dicitura: “gli indiani non sono riusciti a fermare l’immigrazione: adesso vivono nelle riserve”.

Il manifesto fu decisamente lungimirante. Il destino che attende i ticinesi è infatti proprio quello indicato. Il fatto che in questo sfigatissimo Cantone i lavoratori svizzeri siano ormai una minoranza è un segnale chiarissimo. Per questa situazione possiamo ringraziare il triciclo PLR-PPD-P$ e partitini di contorno. Costoro hanno spalancato le frontiere all’invasione e non si sognano di rimediare al disastro fatto. Anzi: bramano di aggravarlo ancora di più.

L’unica soluzione

Per evitare lo sfacelo c’è un solo sistema: ad ogni votazione e ad ogni elezione, la casta spalancatrice di frontiere va asfaltata.Questo vuol dire che bisogna:

  • Votare sì all’iniziativa per l’autodeterminazione (25 novembre);
  • Rottamare (nella malaugurata ipotesi in cui venisse sottoscritto) lo sconcio accordo quadro istituzionale;
  • Votare Sì all’iniziativa per la disdetta della libera circolazione.

La volontà della maggioranza dei cittadini svizzeri e della stragrande maggioranza dei cittadini ticinesi, che hanno deciso che l’immigrazione deve essere limitata, va attuata. E, se qualche accordo internazionale del piffero vi si oppone, va disdetto.

O così, o nel giro di qualche annetto, a furia di aperture scriteriate, i ticinesi finiranno davvero nelle riserve! Il fatto che la maggioranza dei lavoratori presenti in Ticino sia straniera dimostra che si è rotto l’argine. Non si può più far finta di niente. Non si può più negare l’evidenza blaterando di “percezioni”. Non ci si può trincerare all’infinto dietro il mantra del “sa po’ fa nagott”!

Lorenzo Quadri