Il Belpaese lo ribadisce: Ticino mucca da mungere!

Intanto in questo ridente Cantone i lavoratori svizzeri sono sempre più in minoranza

 

Di recente è stato costituito l’Osservatorio permanente sul lavoro transfrontaliero. Trattandosi di osservatorio transfrontaliero, pare ovvio che i suoi fari siano puntati sull’esplosione del frontalierato. E su quello che potrebbe accadere nel caso in cui i ticinesi decidessero finalmente di reagire al disastro combinato dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere.

La stampa è esplicita

Di recente su “La Provincia” di Varese Giacomo Mazzarino,della locale Camera di Commercio, è stato esplicito: “In provincia di Varese ci sono attualmente circa 30mila disoccupati: se dovesse passare la politica del “prima i nostri” che alcuni si augurano in Canton Ticino, questo numero raddoppierebbe di colpo, con tutte le conseguenze che si possono immaginare”.

Il quotidiano Varesotto ha pure messo l’accento sull’importanza dei ristorni: “un tesoro che vale oltre 73 milioni di euro di entrate dirette per i comuni di frontiera, ma anche un ammortizzatore fondamentale per superare la crisi economica ed occupazionale che ha colpito duramente in questi anni il nostro Paese”.

Ammissione ufficiale

Ecco dunque l’ammissione ufficiale che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$ che ha pure azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio (e che adesso pretende di imporci lo sconcio accordo quadro istituzionale ed i giudici stranieri) il Ticino è diventato la mucca da mungeredelle province italiche limitrofe.

Infatti, come scritto la scorsa settimana su queste colonne, in Ticino i lavoratori stranieri sono ormai in maggioranza. Gli svizzeri sono solo il 49.8%. Naturalmente in questa percentuale non vengono considerati i naturalizzati di fresco. Se si tenesse conto anche di tale categoria, il tasso di svizzeri precipiterebbe ulteriormente verso il basso.

La maggioranza dei lavoratori attivi in Ticino sono dunque stranieri. La parte del leone la fanno i frontalieri. Questi ultimi sono ormai quasi un terzo dei lavoratori attivi nel nostro Cantone.  Ringraziamo la devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$.

A nostro danno

Il triciclo ha dunque trasformato il Ticino nella mucca da mungere per i vicini del Belpaese. Ciò è accaduto a tutto danno dei ticinesi. Risolviamo – o comunque mitighiamo – i problemi occupazionali del Varesotto del Comasco e lasciamo i nostri concittadini a casa in disoccupazione ed in assistenza. Ed infatti le cifre dell’assistenza continuano ad infrangere un record dopo l’altro. Idem dicasi per quelle della povertà. A tal proposito, la differenza tra la situazione nazionale e quella ticinese è clamorosa. In Svizzera le persone a rischio di povertà sono il 14.7%; in Ticino ben più del doppio, ovvero il 31.3%. E poi l’élite internazionalista multikulti ha ancora il coraggio di venirci a raccontare la fregnaccia che “immigrazione uguale ricchezza”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

E i ristorni?

A questo si aggiungono, come correttamente rilevato dal quotidiano varesino “La Provincia” (vedi sopra), i ristorni dei frontalieri. Ristorni che la partitocrazia in Consiglio di Stato si ostina a versare. La cifra cresce a dismisura: diretta conseguenza dell’esplosione del numero dei permessi G. Nel 2017 eravamo quasi ad 84milioni di franchetti. Un vero e proprio tesoro, che ha varcato la ramina senza colpo ferire. Il triciclo governativo (Vitta, Bertoli, Beltra) ha infatti respinto, come da svariati anni a questa parte, le proposte dei leghisti Zali e Gobbi di blocco totale o parziale. Su come vengono usati questi soldi, “La Provincia” è esplicita: essi sono “un ammortizzatore fondamentale per superare la crisi economica ed occupazionale che ha colpito duramente in questi anni l’Italia”.Altro che opere infrastrutturali di interesse italo-svizzero!

Regali a Campione

Come ciliegina sulla torta, “qualcuno” ha avuto la brillante idea di mettersi in testa di pagare le rendite di disoccupazione agli ex dipendenti del Casinò di Campione d’Italia, che mai hanno versato i contributi. In più continuiamo ad erogare “per solidarietà” i servizi alla disastrata enclave, nella perfetta consapevolezza che le relative fatture non verranno mai saldate. Sarebbe bello sapere a quanti cittadini ticinesi in difficoltà l’ente pubblico eroga elettricità ed acqua senza chiedere il pagamento della fattura, e tutto “per solidarietà”.

A mo’ di ringraziamento, da sud un giorno sì e l’altro pure ci arrivano accuse di “razzismo contro gli italiani”.

Certo che siamo proprio fessi! A parti invertite, il Belpaese avrebbe blindato le frontiere con la Svizzera da un pezzo. Ed azzerato i ristorni!

Lorenzo Quadri