Il Consiglio nazionale ha compiuto un passo importante. L’amnistia fiscale ticinese risorge?

 

Con la decisione di giovedì del Consiglio nazionale, che ha approvato una mozione della sua Commissione dell’economia e dei tributi, potrebbe rientrare dalla finestra l’amnistia fiscale cantonale. Quella decisa dal Gran Consiglio ticinese venne cassata dal Tribunale federale nel 2015, perché ai Cantoni mancava la base legale per varare questo tipo di provvedimenti.

La base legale verrebbe creata ora, sempre che la proposta del Nazionale passi lo scoglio degli Stati. Si parla, è bene precisarlo, non di scudi fiscali reiterati e compulsivi come quelli che il Belpaese applicava ad anni alterni nell’era Tremonti, ma di amnistie “uniche e limitate nel tempo”. Del resto in Svizzera l’ultima amnistia fiscale risale a quasi mezzo secolo fa, e meglio al 1969. Il contribuente di amnistia ne vedrebbe dunque una nella vita.

A favore delle casse pubbliche

La Lega sostenne l’amnistia fiscale ticinese quando venne votata in Gran Consiglio nell’aprile 2014. Quindi approva anche la creazione della base legale necessaria, a livello federale, affinché un’iniziativa di questo tipo possa vedere la luce senza venire cassata dal Tribunale federale.

Non si tratta di fare regali agli evasori, bensì di permettere a chi ha dei soldi non dichiarati di farli  prima emergere, anche  a beneficio delle casse pubbliche, pagando una “tassa d’amnistia” che sia sensata (altrimenti il “nero” rimane tale), e poi di immetterli nel circuito economico. Impedire la regolarizzazione del “sommerso” significa rinunciare ad interessanti entrate per l’erario cantonale. E questo mentre, per far quadrare i conti, si mettono le mani nelle tasche dei cittadini e si va a tagliare sugli aiuti ai bisognosi.

La morale a senso unico

E’ interessante notare che proprio la $inistra si oppone istericamente all’arrivo di importanti risorse nelle casse statali.

La morale a senso unico colpisce ancora: i finti rifugiati devono poter entrare in Svizzera e farsi mantenere; i delinquenti stranieri (compresi i fiancheggiatori dell’Isis) devono rimanere in Svizzera alla faccia della volontà popolare;  la deputata-passatrice è una “Madre Teresa”; però il cittadino svizzero che ha qualche soldo non dichiarato è uno schifoso evasore da criminalizzare ad oltranza. Anche a scapito dell’interesse pubblico.

In effetti, l’aspetto più grottesco del dibattito parlamentare sulla mozione  sulle amnistie fiscali è stato lo scomposto agitarsi della $inistra. Dopo la votazione a favore della proposta, una parlamentare P$$  ha cominciato ad aggirarsi  per i banchi strillando come una pescivendola (con tutto il rispetto per tale professione) alla “violazione della Costituzione” (?) (senza peraltro spiegare, ma era troppo pretendere, per quale motivo la decisione appena presa dalla maggioranza sarebbe “anticostituzionale”).

Peccato che solo la sera prima proprio la $inistra, assieme al PLR, al PPD ed ai partitini di contorno, abbia calpestato senza vergogna alcuna la Costituzione nel dibattito sul 9 febbraio. E’ proprio vero che al ridicolo non c’è limite.

Lorenzo Quadri