Non abbiamo nessun motivo per fare concessioni alla vicina Penisola che non ha affatto migliorato il suo atteggiamento nei nostri confronti

Come Sommaruga ha annunciato e disdetto la visita in Ticino, allo stesso modo il premier italiano in scadenza Enrico Letta prima ha raccontato ai quattro venti che sarebbe venuto in Svizzera per l’annosa questione dello scambio di informazioni bancarie poi ha rinunciato mandando il suo tirapiedi (altrettanto “a termine” di lui, ovviamente) Saccomanni. Ovviamente non piangiamo per nessuno dei due bidoni testé citati.

La kompagna Sommaruga, esponente del P$$ che oltre a volere le frontiere spalancate vuole pure l’adesione all’UE, può tranquillamente starsene sull’Altopiano a raccontare le sue fregnacce su come è bella la circolazione e come è interessante poter assumere frontalieri a basso costo lasciando a casa i ticinesi e che per la splendida opportunità di rimanere a casa in disoccupazione ed in assistenza i ticinesi, se non fossero i caproni che sono, dovrebbero non solo sostenere la libera circolazione delle persone, ma anche ringraziare il lodevole Consiglio federale. Allo stesso modo, Enrico “sedia a dondolo” Letta può benissimo starsene a Roma a farneticare sui tesori degli italiani da rimpatriare.

Niente regali
Non c’è nessun motivo di fare concessioni all’Italia ed al governo italiano che, vedendosi vicino al capolinea, a scopo elettorale vorrebbe far vedere urbis et orbis  di aver mazzuolato gli svizzerotti. Evidentemente Letta ha calcolato che, poiché la Svizzera, grazie ad un Consiglio federale di cui ci si può solo vergognare, cala le braghe anche davanti a stati falliti, la missione è di quelle facili-facili.

Intanto si scopre dal vertice di Davos che l’Italia  non ha alcun interesse nel sistema Rubik con una trattenuta alla fonte e il mantenimento dell’anonimato per il cliente. Evidentemente, avendo visto che, grazie alla ministra del 5% – eletta dai $ocialisti ed ostaggio dei medesimi,  e rappresentante di un partito il cui presidente di lavoro fa il lobbysta dell’UBS – la Svizzera cala le braghe, Letta gioca al rialzo.

Un paio di banalità
Al tirapiedi di Letta, ossia il quasi ex ministro Saccomanni, è bene ricordare un paio di banalità che sicuramente Eveline “Sì badrone” Widmer Schlumpf si è ben guardata dal fargli notare.

Ad esempio che negli scorsi mesi il governo della vicina ed ex amica Penisola si è impegnato nel diffondere il panico tra i cittadini italiani con relazioni bancarie in Svizzera orchestrando tramite la stampa a lui vicina campagne propagandistiche annuncianti la fine del segreto bancario elvetico.

Obiettivo palese: spaventare i clienti italiani delle banche elvetiche per “convincerli” a rimpatriare capitali in fretta e furia. Naturalmente a danno della piazza finanziaria ticinese e dei suoi posti di lavoro.

Il tirapiedi Saccomanni, prima di mettere il naso in Svizzera, dovrebbe anche ricordarsi che il nostro paese ancora figura sulle black list italiane illegali. Quindi o comincia a toglierlo, oppure che se ne stia a casa sua sull’esempio della Simonetta, perché non c’è proprio niente da trattare.

Invasione incoraggiata
C’è poi ovviamente  tutto il capitolo dell’invasione di frontalieri e padroncini a seguito della devastante libera circolazione, invasione fomentata proprio dall’Italia poiché il Ticino è valvola di sfogo della crisi nera e senza via d’uscita in cui si dibatte la vicina Penisola (in Lombardia i poveri sono triplicati in pochi anni, mentre il tasso di disoccupazione è a livelli spagnoli). Ma naturalmente noi non solo continuiamo a versare i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri ma dobbiamo pure sentire l’acuta europarlamentare Comi, eletta per meriti misteriosi, andare a lamentarsi che le aziende svizzere licenzierebbero prima i frontalieri (magari fosse vero!) e che li insulterebbero anche (?).

E dobbiamo ancora ricordare per l’ennesima volta la débâcle del trenino dei puffi Stabio-Arcisate,  che costerà al contribuente svizzerotto 200 milioni di Fr per far arrivare i frontalieri in treno (sic! Invece di lasciarne a casa la metà…) Intanto l’Italia sulla tratta di propria competenza non solo non fa i compiti, ma ci voleva pure rifilare la terra contaminata dall’arsenico! E come la mettiamo con i continui dispetti doganali da parte della Guardia di finanza?
Non c’è quindi l’ombra di un motivo per cui dovremmo fare concessioni all’Italia.

La ministra del 5% pensi bene a quello che fa, perché i 7 scienziati del Consiglio federale di disastri in Ticino ne hanno già fatti a iosa.

Anzi, come regalo di benvenuto al quasi ex ministro Saccommanni introduciamo dei bei blocchi quotidiani al confine anti-padroncini. Tanto si autofinanziano ampiamente con le contravvenzioni.
Lorenzo Quadri