Imam nell’esercito: il Consiglio federale lo brama!

Non contenti di svendere la Svizzera, i camerieri dell’UE la vogliono pure islamizzare

 

Di recente il Consiglio federale ha svuotato un po’ di cassetti ed ha risposto ad alcuni atti parlamentari. Tra questi atti parlamentari figurano anche due interpellanze – una di chi scrive e l’altra del consigliere nazionale Udc Beat Arnold – sull’imam nell’esercito. La delirante ipotesi, si ricorderà, era stata ventilata addirittura dal capo delle forze armate. Con i tempi che corrono, sarebbe decisamente auspicabile (eufemismo) che i vertici dell’esercito rossocrociato si occupassero di questioni di altro tipo: ad esempio l’impiego dei militari sui confini per fermare l’invasione dei finti rifugiati con lo smartphone; vedi quanto fatto dai nostri vicini austriaci al Brennero (e loro, contrariamente a noi, sono pure membri UE).

Lealtà inequivocabile?

Agli atti parlamentari sugli imam nell’esercito, il Consiglio federale risponde che “oggi mancano le condizioni per integrare religiosi musulmani nell’esercito. Sono necessari: una formazione teologica riconosciuta in Svizzera o negli Stati limitrofi, una lealtà inequivocabile nei confronti del nostro Paese e delle sue istituzioni, la disponibilità a sottostare alle strutture dell’esercito e ad assistere spiritualmente tutti i militari, indipendentemente dalla loro confessione”.

Ohibò, c’è un problemino: le condizioni citate non solo non ci sono oggi, ma non ci saranno mai. A partire dalla “lealtà inequivocabile” al Paese ed alle istituzioni. Peraltro sarebbe interessante capire come si intenderebbe verificarla, questa lealtà a tutta prova. Magari tramite qualche autocertificazione farlocca? Oppure chiedendo al Comune di domicilio? Forse è il caso di ricordare che a proposito del tristemente famoso imam di Nidau, un ex finto rifugiato che predicava l’odio malgrado fosse mantenuto dal nostro stato sociale al quale ha stuccato nel corso degli anni la bellezza di 600mila Fr (però poi i soldi per i nostri anziani non ci sono), nessuno sapeva nulla fino a quando il caso è scoppiato per indiscrezioni giornalistiche. Le autorità locali sono venute giù dal pero. Prima, per loro era “tüt a posct”. Tant’è che il signore in questione ha pure staccato il permesso C, malgrado non lavorasse. Vuoi vedere che un simile soggetto avrebbe ottenuto il certificato di “lealtà alle istituzioni”? E  per predicatori vicini ad organizzazioni quali la Lega dei Musulmani in Ticino, che pubblica su faccialibro (facebook) un video in cui si annuncia l’arrivo del califfato e a proposito dell’estremista islamico ex candidato PPD al Consiglio comunale di Lugano dichiara che è un bravo ragazzo? Lealtà garantita anche in questi casi?

Si sperava in ben altro…

Quello che ci si attendeva dal Consiglio federale a proposito di imam militare, non erano certo pippe mentali su “condizioni che attualmente non sono date”. Ci si attendeva, invece, che il governo dicesse forte e chiaro che non c’è alcuna intenzione di procedere all’ennesima boiata multikulti; e per di più all’interno dell’esercito. Perché l’islam, come ha detto il prof. Giovanni Sartori recentemente scomparso (quindi non un becero leghista populista e razzista, bensì uno dei massimi sociologi a livello internazionale) non è integrabile. Di conseguenza, la balorda ipotesi dell’imam militare va rottamata sul nascere.

L’amara conclusione

L’amara conclusione è la seguente. Abbiamo un Consiglio federale che non vuole vietare i finanziamenti esteri (da paesi estremisti) alle moschee, che non vuole imporre l’obbligo agli imam di predicare nella lingua locale, che viene a raccontare che proibire la distribuzione per strada del Corano a fini di proselitismo islamista “sa po’ mia”, che addirittura dichiara pubblicamente ed ufficialmente che non si possono (di nuovo: “sa po’ mia”) espellere dalla Svizzera i jihadisti se questi si troverebbero in pericolo nel loro paese d’origine, e l’elenco delle fetecchiate potrebbe continuare, che adesso mette la ciliegina sulla torta venendo a dirci di voler inserire gli imam nell’esercito. Perché questo è ovviamente il senso della risposta agli atti parlamentari sul tema. Il CF non crea l’imam militare perché “non ci sono le condizioni”; mica perché ritiene  che inventarsi una figura del genere sarebbe l’ennesima clamorosa cappellata. Oltre che un ulteriore passo sulla strada, già ben battuta dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere, dell’islamizzazione della Svizzera.

Previsione facile

Oltretutto non ci vuole il mago Otelma per prevedere come andrà a finire. Gli scienziati bernesi in nome del multikulti – o con l’imam militare, o con altri mezzi – faranno dilagare il radicalismo islamico anche nell’esercito. Poi verranno dire che, causa il rischio terrorismo, “bisogna” ritirare l’arma d’ordinanza ai militi (ovviamente a tutti, mica solo a quelli musulmani: sarebbe spregevole razzismo!) oltre che tutte le altre armi detenute legalmente dai cittadini onesti. Così, al posto di rottamare, come sarebbe doveroso, la politica dell’immigrazione scriteriata, si criminalizzano e si rottamano le tradizioni elvetiche. Vergogna!

Lorenzo Quadri