Imposta sulle successioni: il 14 giugno votiamo NO. L’ennesimo autogoal della $inistra

Il 14 giugno i cittadini svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sulla nuova imposta di successione a livello federale proposta dagli Evangelici. Naturalmente sul carro sono immediatamente saltati i kompagni della $inistra. A costoro non è parso vero di trovarsi la “pappa fatta” per poter introdurre una nuova tassa, l’ennesima, a carico di ha qualcosa e per di più – massima libidine! – con tassi confiscatori e addirittura retroattivi. Triplete!

La retroattività è peraltro illegale. Ma si sa che questo concetto, in zona P$$ e dintorni, è interpretabile a piacimento.

Evidentemente i kompagni, gratta gratta, sono ancora fedeli al buon vecchio principio bolscevico che la proprietà è un furto.

E la famiglia?

Recita il vecchio detto: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi; e vale anche se si è evangelici. La nuova tassa, nella “cossa” di mettere le mani in tasca alla gente, non distingue nemmeno tra discendenti diretti (che magari hanno pure avuto un ruolo nella formazione dell’eredità) e quelli lontani, senza alcun rapporto con il defunto, cui cade addosso la “manna dal cielo”. Ohibò, gli Evangelici che se ne impipano della famiglia?

Far scappare i ricchi

La tassa sulle successioni avrà inoltre l’effetto collaterale di far scappare i ricchi contribuenti, quelli che pagano molte tasse. La $inistra ci aveva già provato con l’abolizione dei forfait fiscali per gli stranieri ricchi: è stata mazzuolata dalle urne. Ma, poiché da quelle parti ai voti popolari “sgraditi” non ci si rassegna mai, ecco che si torna alla carica con le tasse confiscatorie e retroattive sulle successioni. L’effetto sarebbe lo stesso: mettere in fuga quei pochi che pagano molte tasse. Soprattutto nel nostro Cantone. Già, perché in Ticino dal 5% dei contribuenti – trattasi di persone alquanto abbienti – dipende il 30% delle imposte.

Questi redditi alti sono in genere molto mobili. Spesso dispongono di più di una residenza. Non ci mettono molto, dunque, a partire facendo cippelimerli al fisco, qualora questo tirasse troppo la corda. Non potrebbe scappare, invece, chi gravita nel ceto medio: i due milioni di valore soglia per il salasso sull’eredità sarebbero calcolati sul valore di mercato; sicché basta avere una casetta e il rustico del nonno e ci si è già dentro in pieno. Non potrebbero scappare neppure le piccole e medie imprese. Che rischierebbero di dover chiudere i battenti per mancanza della liquidità necessaria a far fronte alla nuova tassa.

Ticino particolarmente colpito

E’ anche opportuno ricordare, come sottolineava il prof Marco Bernasconi sul Corrierone di qualche settimana fa, che il Ticino per le presone abbienti è, fiscalmente parlando, assai poco attrattivo. Nulla è stato fatto nel corso degli anni per migliorare la competitività fiscale del nostro Cantone la quale, diffatti, è andata a ramengo. Se a questa premessa sfavorevole aggiungiamo anche un’imposta confiscatoria e retroattiva sulle successioni, il fuggi-fuggi è annunciato. Con conseguente perdita fiscale per il nostro erario.

Federalismo

Oltretutto, l’iniziativa incide pesantemente sul federalismo. Decidere se e come tassare le successioni è una delle poche facoltà rimaste ai Cantoni. Molti di essi hanno deciso di abolire le imposte di successione, per lo meno tra genitori e figli. Tra questi il Ticino, che ha intrapreso questo passo grazie alla Lega. Con tanto di votazione popolare. E adesso la $inistra vorrebbe di fatto annullare quella votazione tramite l’imposta giacobina reintrodotta a livello federale. Il modo di procedere è sempre lo stesso: come il “maledetto voto” del 9 febbraio, anche la “maledetta defiscalizzazione” degli eredi diretti deve venire cancellata.

Il pretesto populista

Va da sé che la destinazione di parte del ricavato dell’imposta di successione all’AVS è uno specchietto per le allodole. Un pretesto populista per spingere la gente al tanto denigrato “voto di pancia”. Perfino la ministra del 5% Widmer Schlumpf ha sottolineato che non è accanendosi sulle eredità che si risana il primo pilastro.

Del resto, se la $inistra avesse a cuore le sorti del primo pilastro, dovrebbe anche sostenere le proposte di tagli ai contributi all’estero in funzione dell’AVS. Invece, quando si tocca questo tasto, strilla allo scandalo. Ohibò, e come mai? Anche l’importanza del primo pilastro – come la morale, la legalità, la libertà d’espressione – è a senso unico?

Lorenzo Quadri

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