In Ticino nuova impennata dei casi d’assistenza

Ma come, la sostituzione di ticinesi con frontalieri non era una balla populista?

E il bello è che ancora pochi giorni fa la SECO ci propinava l’ennesima statistica farlocca per farci credere che “l’è tüt a posct”

Quando si dice una tempistica fenomenale! La scorsa settimana, i soldatini della SECO sono venuti a raccontarci, sventolando l’ennesima statistica farlocca, che in Ticino il tasso di disoccupazione sarebbe di uno striminzito (?) 4%, quindi appena lo 0.3% sopra la media nazionale. Sicché il  messaggio sottointeso dei balivi SECO è: “ma cosa avete voi cinkali da continuare a disintegrarci i santissimi, visto che l’è tüt a posct?”.

Qualche giorno fa sono invece pervenuti i dati dell’assistenza in Ticino pubblicati dal Beltradipartimento DSS. E cosa apprendiamo? Che il numero delle persone in assistenza residenti in Ticino è schizzato ad 8000 (stato novembre 2016) quindi quasi mille in più rispetto al novembre 2015. Avanti con aumenti annuali di mille casi per volta, entro il 2018 “festeggiamo” i 10mila “assistiti”.

Non era “tüt a posct”?

Ma come: prima i soldatini della SECO ci dicono che “tout va bien, Madame la Marquise” e qualche giorno dopo si scopre che il numero delle persone in assistenza in Ticino è aumentato del 13% nell’arco di un solo anno? La spiegazione è una sola. Sempre la stessa. Ossia che la SECO è ormai diventata un centro di propaganda pro-libera circolazione delle persone, che però costa al contribuente rossocrociato 100 milioni di franchetti ogni anno.

E adesso vogliamo vedere con quale coraggio la SECO di “Leider” Ammann (il ministro liblab che il giorno stesso dell’infame voto parlamentare sul 9 febbraio correva scondinzolante ad informare l’avvinazzato presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker della rottamazione della volontà popolare, per cui “missione compiuta) ed i compagni di merende dell’IRE (quella che utilizza ricercatori frontalieri per realizzare studi da cui emerge che per il Ticino il frontalierato non è un problema) verranno a dirci che la devastante libera circolazione senza limiti non provoca né sostituzione né dumping salariale!  Che sono tutte balle della Lega populista e razzista!

I numeri

Intanto le cifre, non quelle farlocche della SECO, parlano chiaro. La scorsa settimana su queste colonne le abbiamo pubblicate per esteso, questa volta ne citiamo solo un paio:

  • il tasso di disoccupazione ILO in Ticino attualmente è del 6.9% (quindi altro che 4%), che è addirittura superiore a quello della Lombardia (6.7%). Mentre la disoccupazione ILO in Svizzera è del 4.8%. Quindi la differenza tra la cifra ticinese e quella nazionale è di oltre il 2%, altro che lo 0.3% che vorrebbe sbolognarci la SECO.
  • Nel 2000 i frontalieri nel settore terziario, ossia dove soppiantano i ticinesi, erano 10mila, mentre oggi sono 40mila. E nel terziario il numero degli impiegati residenti oltreconfine è sempre aumentato, anche quando la cifre complessiva dei frontalieri scendeva di qualche unità (da notare che ogni infinitesimale flessione viene sparata in prima pagina con titoloni a caratteri cubitali dalla stampa di regime; gli aumenti invece…).

“Tornate ad emigrare!”

E, ma tu guarda i casi della vita, sono proprio le cifre sopra che trovano conferma nell’andamento dell’assistenza. La quale infatti continua a schizzare verso l’alto meglio dello shuttle. Non certo le statistiche taroccate della SECO.

Però davanti ad 8000 persone in assistenza, con un aumento di 1000 nel giro di un solo anno, la partitocrazia continua ad insistere che bisogna mantenere le frontiere spalancate e non porre alcun argine a frontalieri e padroncini!

E mentre noi ci “apriamo” – ossia ci facciamo invadere – solerti funzionari dirigenti del DFE targato PLR, dall’alto del lauto stipendio pubblico garantito fino all’età della pensione, ci vengono a dire che dobbiamo emigrare! E anche il Beltrasereno direttore del DSS nei mesi scorsi aveva espresso un pensiero simile.

 Eccola qua, la visione del triciclo PLR-P$-PPD per il futuro nostro e dei nostri giovani. Facciamo entrare tutti e costringiamo i ticinesi ad andarsene per sopravvivere!

Quanti stranieri?

C’è però anche un’altra informazione che ci piacerebbe avere sugli 8000 casi di assistenza. Sappiamo che almeno il 40% di questi sono stranieri. Quindi ci interessa conoscere l’evoluzione degli stranieri in assistenza in Ticino, ed in particolare di quelli col permesso B.  Esempio di domandine facili-facili: quanti dei 1000 nuovi casi d’assistenza censiti nel 2016 sono svizzeri? Quanti stranieri? Quanti dimoranti? E, se vogliamo andare sull’un po’ meno facile, si potrebbe anche chiedere – in sintonia con un paio di recenti sentenze del Tribunale federale – quanti degli stranieri in assistenza hanno precedenti penali.

Risparmiare

Dove vogliamo andare a parare, lo si sarà capito: visto che la spesa per l’assistenza continua ad esplodere, da qualche parte bisogna tagliare. E dove stia questa “qualche parte”, per noi è chiarissimo: bisogna tagliare sugli stranieri a carico del nostro stato sociale. E piantiamola di tirare in ballo le solite fregnaccie del “sa po’ mia perché la libera circolazione” e blablabla. La libera circolazione, lo hanno detto  anche a Bruxelles, non serve all’immigrato per fare il turista dello Stato soaciale, andando a scegliersi quello da cui è più conveniente farsi mantenere.

E la stessa Germania – Stato membro UE – ha deciso che gli immigrati per i primi 5 anni non hanno diritto all’assistenza.

Lorenzo Quadri