L’81% dei cittadini vuole vietare le organizzazioni islamiste

Altro che balle populiste e razziste! Un sondaggio del SonntagsBlick conferma

 

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Ed invece da un sondaggio pubblicato domenica dal SonntagsBlick (di proprietà del gruppo Ringier, europeista e spalancatore di frontiere) emerge un risultato degno di nota: in Svizzera il 40% della popolazione si sente minacciata dall’Islam. Più precisamente: per il 40% dei 1003 partecipanti al sondaggio, la presenza in Svizzera di 400mila musulmani va considerata una minaccia. Nel 2004 era stata posta la stessa domanda, e la percentuale era del 16%. Nel frattempo, come tutti sappiamo, è cambiato il mondo ed i terroristi islamici insanguinano l’Europa con i loro attentati. Ma i politicanti buonisti-coglionisti, nei loro ipocriti tweet di condoglianze, parlano solo di “terrorismo”: senza nemmeno avere il coraggio di dire che si tratta di terrorismo islamico.

400mila persone sono più degli abitanti del Canton Ticino, quindi non sorprendiamoci se in un futuro nemmeno tanto lontano i musulmani pretenderanno di avere un Consigliere federale…

Altre cifre

L’esito del sondaggio del SonntagsBlick non è  una sorpresa: Ma vedere una cifra nero su bianco fa comunque un certo effetto. Altre cifre pubblicate sempre sullo stesso domenicale sono anche più interessanti. Ad esempio: l’81% degli intervistati ritiene che le autorità siano troppo “molli” – ovvero: che siano buoniste-coglioniste! – nei confronti degli imam che predicano l’odio contro l’occidente. La stessa percentuale vorrebbe proibire il salafismo (corrente radicale dell’Islam) in Svizzera. Al proposito si ricorderà che il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli lo scorso mese di marzo aveva lanciato una petizione per proibire in Svizzera i movimenti islamisti. La petizione può essere sottoscritta online al seguente indirizzo:

https://www.change.org/p/proibire-i-movimenti-islamisti-in-svizzera

Ebbene, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, la stampa di regime ha censurato la petizione: in Ticino il suo lancio è stato segnalato nel modo più stringato possibile. Nel resto della Svizzera ben 13 testate hanno addirittura rifiutato di pubblicare dei piccoli annunci a pagamento che invitavano a firmare la petizione. Non sia mai che si rischi di dare ragione ai beceri populisti, razzisti ed islamofobi!

Intanto il sondaggio pubblicato domenica dimostra, ancora una volta, che il pensiero unico della partitocrazia spalancatrice di frontiere, della stampa  di regime e degli intellettualini rossi da tre e una cicca, è del tutto scollato dal paese.

Consiglio federale agli antipodi

L’81% dei cittadini vuole vietare il salafismo mentre il Consiglio federale come al solito è agli antipodi della volontà popolare: di recente se ne è uscito a dire che nemmeno si può proibire a gruppi estremisti la distribuzione del Corano a scopo di radicalizzazione. E per carità di patria non ritorniamo sulle sentenze buoniste-coglioniste che ci obbligano a tenerci in casa i jhadisti e magari addirittura a mantenerli con i soldi del nostro Stato sociale. Vedi il famoso imam di Nidau che predicava l’odio contro i “nemici di Allah” sontuosamente mantenuto dalla pubblica assistenza alla quale, nel corso degli anni, ha stuccato qualcosa come 600mila franchetti. E poi vengono a dirci che non ci sono i soldi per i nostri anziani.

Proibire i finanziamenti

E non è finita, perché sempre dal sondaggio del SonntagsBlick emerge che il 60% degli svizzeri è contrario a riconoscere l’islam come religione ufficiale (ci mancherebbe altro!) ed il 61% è favorevole al divieto di finanziamenti esteri per le moschee ed i centri culturali islamici. Questo perché tali finanziamenti provengono da regimi islamici che vogliono diffondere il radicalismo in casa nostra tramite imam da loro stipendiati.

Ma guarda un po’! Si dà il caso che chi scrive nell’aprile dello scorso anno avesse presentato una mozione al Consiglio federale in cui si chiedeva per l’appunto di proibire i finanziamenti esteri alle moschee, di imporre la trasparenza sulla provenienza delle risorse finanziarie delle organizzazioni islamiche nonché l’uso della lingua locale nelle prediche. Regole che  già esistono in altri paesi. Naturalmente la risposta dei camerieri dell’UE  è stata il solito scandalizzato “sa po’ mia! Non c’è la base legale!”. Se non c’è la base legale, cari signori, la si crea, visto che siete lì per quello. Ma evidentemente la base legale mancante è un pretesto. E il consiglio nazionale, da parte sua, ha respinto la mozione con uno scarto di appena un paio di voti.

Tornare alla carica

E’ palese che occorre tornare alla carica. Sia con il divieto di finanziamenti esteri alle moschee, sia con l’obbligo di tenere le prediche nella lingua d’origine, sia con il divieto dei movimenti salafiti. Non passa settimana senza che si scopra che in una qualche moschea elvetica si radicalizza e si predica l’odio. E se pensiamo di combattere l’estremismo islamico con il buonismo-coglionismo, con i “sa po’ fa nagott” e blaterando di “basi legali mancanti”, poveri noi e povera Svizzera.