La casta inciuciata vuole demolire la scuola ticinese

Ormai solo i cittadini possono sventare la scuola ro$$a votando NO il 23 settembre

 

Manca ormai solo una settimana alla votazione sulla Scuola (rossa) che (speriamo non) verrà. La riforma avrà certo implicazioni pesanti sulla scuola ticinese. Ma ne avrà anche su tutta la società. Perché il tentativo di indottrinamento delle nuove generazioni nel segno dell’egualitarismo ro$$o è evidente.

 Ci vanno di mezzo tutti

Tutta la società sarà inoltre toccata, pesantemente, nel portafoglio. I costi della riforma – che qualcuno ha definito “un gigantesco piano occupazionale” – sono stratosferici. 7 milioni per la sperimentazione triennale e almeno 35 milioni all’announa volta che la riforma sarà a regime. Questi soldi li pagheranno tutti i contribuenti ticinesi. Ed è aberrante che il kompagno Bertoli tenti di far discendere la bontà della riforma dal fatto che costa una paccata di soldi. Come dire: basta che lo Stato spenda (“spendi e tassa”) a garantire che lo faccia bene! Col fischio: qui si brucerebbero milioni a vagonate per sfasciare la scuola ticinese. Per trasformarla da istituzione preposta alla trasmissione del sapere in servizio sociale. Come se gli allievi ticinesi fossero tutti dei casi sociali.

 La bufala della sperimentazione

E non facciamoci prendere per i fondelli dalla fanfaluca della “sperimentazione”: approvare la sperimentazione significa approvare la riforma. O qualcuno si immagina davvero che, dopo tre anni di test su cavie umane, i ro$$i capoccioni del DECS, a cominciare dal compagno Capodipartimento, presenteranno al popolazzo un rapporto in cui si riconosce che, ooops, la sperimentazione è stata un flop, che la riforma è una ciofeca, e che quindi “l’è tutto da rifare”? E agli allievi usati come cavie ed alle loro famiglie cosa si dirà? “E’ andata così, sa po’ fa nagott”? Ma quando mai! Anche il Gigi di Viganello ha capito, e fin dall’inizio, che la sperimentazione è farlocca.Del resto, nemmeno si sa quale sarà l’istituto esterno incaricato di svolgerla.

Una scuola non svizzera

La Scuola che verrà vuole sostituire, e questo figura nero su bianco, la parità di partenza, le pari opportunità di tutti gli allievi, con la parità di arrivo. Questo  significa, è chiaro, livellamento verso il basso. A farne le spese sarà la qualità della formazione dei giovani ticinesi. I quali usciranno dalla scuola d’obbligo impreparati; sia al mondo del lavoro che agli studi superiori. Studi superiori a cui tutti, anche i meno adatti, si sentiranno indirizzati (“spinta dirompente alla licealizzazione”).

Questo livellamento verso il basso, questa “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi) della “democrazia della riuscita” (da quando in qua Madre Natura distribuisce “democraticamente” le capacità intellettuali?)  non esiste da nessun’altra parte della Svizzera. La scuola che verrà è infatti una riforma non Svizzera.E’ stata scopiazzata (carta canta!) dal fallimentare modello della $inistra francese anni Ottanta, che in patria ha fatto solo disastri.

Scuola che verrà = più frontalieri

Non dimentichiamocene: “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, lo stesso che appoggia la Scuola che (non) verrà, sempre più giovani ticinesi dovranno emigrare in Svizzera interna per avere un futuro.  E si troveranno confrontati con coetanei che hanno avuto una formazione assai diversa. Perché nel sistema scolastico d’Oltregottardo, altro che “tutti uguali”, altro che “democrazia della riuscita”!

Non solo: guardate che al di là della ramina la formazione non è mica da terzo mondo. Vogliamo che i giovani ticinesi siano meno preparati di quelli che aspirano a fare i frontalieri? Così i datori di lavoro con pochi scrupoli avranno, e servita su un piatto d’argento (addirittura approvata dal popolo!),  la scusa bell’e pronta per assumere solo permessi G? E’ forse questa l’arrière-pensée nascosta dietro il silenzio assordante e compiacente di talune associazioni economiche? Da anni esse si lamentano che la formazione scolastica in questo sfigatissimo Cantone sarebbe insufficiente; adesso accettano una riforma che la farà precipitare: si converrà che l’atteggiamento è molto sospetto.

 Fermiamo gli inciuciati

Il sostegno di PLR e PPD alla scuola ro$$a, accordato malgrado inizialmente la posizione dei due partiti $torici fosse ben diversa – e non ci si venga a raccontare la storiella che nel frattempo il progetto sarebbe cambiato, perché i cambiamenti sono cosmetici e non certo sostanziali – è purtroppo l’ennesimo deleterio inciucio del triciclo PLR-PPD-P$$.  Un inciucio che va contro gli interessi dei Ticinesi. Contro il futuro dei nostri giovani. E contro le tasche dei contribuenti.

La casta inciuciata, lo abbiamo visto,  è mobilitata in stile “crociata contro il No Billag” a sostegno della scuola rossa. Le truppe cammellate imperversano. Da settimane infesciano le pagine di quotidiani e portali con opinioni “di servizio” (magari preconfezionate da qualche galoppino dipartimentale pagato con i soldi del contribuente). Solo i cittadini possono ora salvare la scuola pubblica ticinese votando un bel NO il prossimo 23 settembre!

Lorenzo Quadri