La Germania insiste: “avete le frontiere a colabrodo”

Berlino vuole potenziare ulteriormente i controlli sul confine sulla Svizzera

Ma guarda un po’! La kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, assieme agli spalancatori di frontiere, vorrebbe farci credere che non c’è più un’emergenza asilo. L’è tüt a posct! Non solo: la kompagna Simonetta è corsa a Roma ad offrire – naturalmente di propria iniziativa – l’aiuto della Svizzera alla vicina Penisola. Grazie alla ministra d’(in)giustizia, dunque, gli svizzerotti dovranno prendersi ancora più finti rifugiati nell’ambito dei programmi di ricollocamento dell’UE. Quei programmi ai quali non saremmo neppure tenuti ad aderire. Però vi aderiamo lo stesso. Volontariamente. Per “dare l’esempio”. Quando si è tamburi… Intanto i vicini a sud se la ridono a bocca larga.

Cosa succede, invece, a nord? Succede che la Germania vuole ancora più controlli al confine con la Svizzera. Perché gli svizzerotti fanno passare troppi finti rifugiati. Al proposito il TagesAnzeiger (che di certo non è un giornale di destra) ha pubblicato un interessante articolo nei giorni scorsi.

Cosa avremmo dovuto fare?

Già  nel corso dell’estate gli amici tedeschi avevano rinfacciato al nostro paese di avere le frontiere a colabrodo. Di conseguenza, avevano potenziato massicciamente la sorveglianza sui nostri confini. Ma qual era il problema? La Germania ha dichiarato che nei mesi estivi le entrate clandestine dalla Svizzera sono state 1000 al mese. Qui ci scappa leggermente da ridere, perché solo nelle prime due settimane di agosto in Ticino sono entrati illegalmente dal Belpaese oltre 3000 finti rifugiati. Se in Germania, confrontati con un flusso sei volte inferiore, si potenziano massicciamente i controlli sul confine elvetico, cosa avrebbe dovuto fare la Svizzera alla frontiera con l’Italia? La risposta è facile: costruire un MURO.

Le pretese

Ma guarda che strane coincidenze: a noi vengono a dire che non c’è alcun caos asilo, che sono tutte balle populiste e razziste. In Germania invece, malgrado le misure già prese in estate, vogliono potenziare ancora di più i controlli sui nostri confini, perché passerebbero troppi clandestini. Nei confronti di Berna i tedeschi avanzano pure delle pretese concrete.

Prima pretesa: come noto, la metà dei migranti economici con lo smartphone che raggiunge la Svizzera, poi sparisce nel nulla. A dimostrazione che si tratta di finti rifugiati. Dei veri perseguitati che arrivano nel nostro paese non avrebbero alcun motivo per darsi alla macchia. Cosa facciano questi asilanti che scompaiono è, per ovvi motivi, un mistero. Parecchi di loro si dirigono a nord. E allora, ecco che arriva il diktat teutonico agli svizzeri: mettere i migranti economici in centri d’accoglienza “meno vicini” al confine tedesco, di modo che non possano varcarlo così facilmente. Il che magari significa tenerli in Ticino, tanto per essere sicuri? Così il (quasi) 50% dei finti rifugiati che spariscono rimarranno in questo sempre meno ridente Cantoni, magari dedicandosi alla micro o macro criminalità?

Seconda pretesa: la Svizzera si impegni di più sul confine nord (per impedire ai finti rifugiati di passare in Germania). Poiché la coperta è corta, concentrarsi sulle frontiere settentrionali vuol dire spostarvi delle risorse a scapito delle frontiere a sud. Traduzione: per fare contenti i tedeschi bisognerebbe dunque lasciare sguarnita la porta meridionale facendo entrare sempre più clandestini, che in prima linea sarà proprio il Ticino a smazzarsi.

Pronta ad accettare?

Visto che la kompagna Sommaruga è subito corsa a promettere all’Italia l’aiuto della Svizzera (chi l’ha autorizzata a compiere questo passo? I cittadini no di certo), non è fantascientifico immaginare che sia più che pronta ad aderire anche alle richieste della Germania potenziando i controlli in uscita da Nord a scapito di quelli in entrata da Sud. E chi saranno i primi ad andarci di mezzo? Forse i soliti ticinesi? Ma tanto, si sarà detta la Simonetta, sono dei beceri razzisti che votano il 9 febbraio e prima i nostri, quindi chissenefrega…

Lorenzo Quadri